Ma davvero ancora non avete firmato per i referendum Radicali sul trasporto pubblico e su Atac? Innanzitutto dovete ricordarvi che se questo paese è un pelo più civile di quel che sarebbe potuto essere, lo dovete in gran parte al lavoro dei Radicali negli ultimi quarantacinque anni di storia repubblicana. Per cui massima considerazione e riconoscenza.
In questo caso i Radicali di Roma e nazionali hanno centrato uno dei problemi principali della città. Che risponde al nome di Atac. Inutile nascondercelo: Atac non è riformabile. Le sue condizioni non sono recuperabili sia per l'impostazione di governance sia per la qualità imbarazzante delle risorse umane che sono state inserite negli anni al suo interno.
Le varie amministrazioni che si sono susseguite infatti (con la sola eccezione dei due anni di Marino) hanno utilizzato l'azienda sia come pozzo senza fondo per finanziarsi illegalmente, sia come sfogatoio per piazzare clientes e lacché riempiendola di individui inquietanti invece che di professionisti. Ovviamente Atac è anche piena di persone per bene e capaci, ma queste purtroppo non sono la maggioranza come accade in tutte le altre aziende di trasporti del mondo. Tutto ciò ha conseguenze atroci sul servizio erogato ai cittadini come possiamo vedere ogni giorno. A causa di un sindacato mediocre (gli stessi capi dei sindacati sono entrati in azienda con i metodi clientelari di cui sopra, dunque sono i primi a battersi per ostacolare qualsiasi riforma meritocratica) è stato impossibile per chiunque migliorare l'azienda in maniera graduale e con spirito riformista.
L'attuale amministrazione è riuscita nell'intento di fare peggio di tutte perché ha preso l'azienda in un momento particolare, durante il quale i manager-con-le-palle scelti durante l'amministrazione di Ignazio Marino stavano finalmente mettendo le manine nella poltiglia. Invece di incoraggiare questa pulizia che stava germinando, il Movimento 5 Stelle ha fatto di tutto per ostacolarla e per restaurare il potere criminale dei sindacati e dei peggiori dipendenti e dirigenti su Atac. L'Atac ha così inanellato il suo peggior anno in assoluto, con le risorse umane che, in più, si sentono tutelate e coperte dal potere politico nella loro nullafacenza, nella loro incapacità, nella loro impreparazione. Il tutto, come si faceva un tempo, in cambio di alcune decine di migliaia di voti.
Una strada per superare questo stato di cose è stata impostata dai Radicali coi referendum di cui troverete maggiori informazioni qui. Si tratta solo di buon senso visto che l'unica strada, per il trasporto pubblico locale a Roma, è aprire tramite regolare bando di gara il trasporto della città (che è una risorsa economica enorme, se ben sfruttata) alla partecipazione di grandi ditte - sperabilmente internazionali - che vengano qui a gestire finalmente in maniera seria il comparto. Un vantaggio enorme per milioni di utenti e di turisti, uno svantaggio forse solo per poche migliaia di parassiti e per il sistema che attorno al parassitismo romano campa e bivacca.
Da qui derivano le reazioni che negli ultimi giorni i Radicali stanno subendo. Durante lo sciopero di venerdì alcuni facinorosi sono andati sotto la sede del partito ad insultare e a minacciare il segretario Riccardo Magi con il solito fare romano del "aho viè gggiù". Dopodiché uno dei banchetti regolarmente autorizzati per la raccolta di firme è stato smantellato all'Università La Sapienza come potete vedere in questo video.
Ecco perché ora, più che mai, è il momento di firmare. Non si tratta in tutta evidenza solo di una battaglia per un trasporto pubblico civile, che con Atac non si potrà mai avere, ma si tratta di un battaglia culturale molto più ampia. E i referendum sono appoggiati, oltre che da tanti professionisti in tutta Italia, anche da quella piccola parte di Roma civile a cui sempre ci riferiamo: Umberto Croppi, Walter Tocci e altri nomi che potrete trovare facilmente sul sito.












































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