Rispunta il nome di Tomaso Montanari per la cultura. Errare è umano, ma perseverare...

28 giugno 2016

A Milano la Giunta è stata in blocco presentata domenica e si riunirà la prima volta dopodomani per i primi provvedimenti; Beppe Sala e Roberto Maroni, intanto, stanno lavorando fianco a fianco per proporre all'Unione Europea di portare in città alcune sedi delle agenzie europee che giocoforza dovranno lasciare Londra. Si tratta di rendere ancora più internazionale Milano, di dare ancora più chance ai giovani milanesi e ancora meno motivi per emigrare fuggendo all'estero.
A Roma, benché le emergenze siano cento volte più impellenti, il Consiglio si riunirà solo il giorno 7 luglio e quel giorno sarà la volta di sapere i nomi della Giunta. Ma forse, stando ai giornali di oggi, si potrebbe addirittura slittare al 13 luglio assommando mancate promesse a mancate promesse. Inutile sottolineare come ogni giorno di ritardo sia un danno incalcolabile per la città e per i cittadini. Nel frattempo il sindaco organizza incontri istituzionali, ieri quello con il presidente di Ama, ma lo fa non al Campidoglio bensì nel suo comitato elettorale a Viale Marconi. Comportandosi esattamente - lo spiega stamane Ernesto Menicucci sul Corriere, ma avevamo fatto notare la cosa già ieri su Twitter discutendone col cronista di Repubblica Mauro Favale - come Silvio Berlusconi quando utilizzava il suo appartamento a Palazzo Grazioli come succursale prediletta di Palazzo Chigi, umiliando così istituzioni, palazzi, prassi civili e cittadini.

E' sorprendente dunque come in tutto questo bailamme il sindaco trovi il tempo per telefonare a destra e a manca. E soprattutto a manca. Rispunta, infatti, il nome dell'estremista Tomaso Montanari, un eccellente studioso di storia dell'arte che però è tra quella tipologia persone che vanno tenute accuratamente alla larga dalla cosa pubblica perché, fin dai principi, dichiarano e minacciano di gestirla con le armi pericolose e atroci dell'ideologia e non con quelle del merito, delle buone pratiche internazionali e della qualità.


Montanari, improvvidamente (consiglio di Berdini? A quanto pare potrebbe essere), venne indicato come papabile per il ruolo di assessore alla cultura. Ci fu più di qualche protesta in città (non ultimi noialtri) e egli rifiutò dicendo di non conoscere Roma abbastanza per fare l'assessore. Oggi rispunta come membro del "board cultura", il tavolo che dovrebbe fare da tutor - sebbene egli non ne abbia alcun bisogno - all'assessore poi individuato nella figura di Luca Bergamo. Ancora non si sa nulla di questo board, di quali saranno i suoi compiti, di chi ne nominerà i membri, di quanti saranno, di quale sarà il rapporto tra board e assessore. L'unica cosa che si sa è che Montanari - uomo che con forza era  sostenuto da Massimo D'Alema (!!!) alla carica di assessore della Giunta Raggi - ne farà parte. Lo si sa perché egli lo anticipa in questa intervista a Carlo Alberto Bucci oggi su Repubblica.

Una nuova nomina divisiva, inopportuna, che spacca in due la città e mette in difficoltà buona parte del milieu culturale capitolino (si pensi ad un grande personaggio come il Soprintendente Francesco Prosperetti doversi confrontare con Montanari!) lontanissima dai principi del Cinque Stelle, distante dal concetto di merito (Montanari stesso ha dichiarato di non essere competente per mettere le mani nella cultura a Roma e il sindaco che fa, lo richiama!). Ancora persone incarognite, animate da spirito di rivalsa e di vendetta, poco interessate al reale rilancio della città ma molto interessate ad affermare se stesse e le proprie pazzoidi ideologie dopo anni di meritatissima marginalità. E vedrete che se i chiari di luna son questi spunterà fuori anche Christian Raimo, quello che scrisse che il problema culturale di Roma era che in città c'era un eccesso di legalità...

Tra l'altro con un assessore in gamba come Luca Bergamo non si capisce il motivo di mettere ulteriori galli nel pollaio a far cagnara. E non si comprende, di nuovo, come dopo aver promesso per un trimestre di realizzare la Giunta in tempi civili e prestabiliti, Raggi trovi coi ritardi che ha accumulato e che tutti noi paghiamo sulla nostra pelle anche solo 10 secondi per interloquire con Montanari preoccupandosi dell'ultimo dei problemi com'è la composizione del "board cultura". Evidentemente senza stare alla cornetta con vecchi arnesi del PCI, con residuati bellici di Rifondazione, con relitti arruzzoniti di SEL o dei violenti movimenti antagonisti il sindaco proprio non può stare. Non potrebbe invece applicarsi a individuare una nuova classe dirigente, lontana dai fallimenti dei peggiori partiti, di stampo europeo, basandosi sul merito, facendo tornare in Italia le dozzine di storici dell'arte o manager culturali che sono dovuti scappare perché qui ci si rivolge sempre ai soliti raccomandati dalla peggior feccia della politica? 
Raggi ha bisogno di qualche numero di telefono di uomo di cultura semplicemente in gamba e privo di qualsivoglia raccomandazione? Possiamo provvedere noialtri. Se poi preferisce servirsi da Massimo D'Alema prosegua pure con questa china. Una china che pagherà carissima, questo è del tutto evidente. Sia a livello locale, sia a livello nazionale. Questo appiattimento su fallimentari esperienze riciclate dalla sinistra estrema farà perdere più di qualche voto al Movimento. E allora addio Referendum e addio Di Maio primo ministro. Ma soprattutto, ed è un peccato, questo significherà il rafforzamento decisivo dei partiti lepenisti italiani di Meloni e Salvini che recupereranno centinaia di migliaia di loro voti. Perché gli elettori di orientamento destro che avevano testato il Cinque Stelle si stanno rendendo conto che il loro suffragio viene strumentalizzato per squallide operazioni zapatiste dal cortissimo respiro e dal fallimento assicurato. 

Insomma una strategia semplicemente suicida. Ma nel suicidio di una linea politica e di scelte scellerate sta in mezzo il danno che si fa ad un territorio e ad una comunità già allo stremo. Una bella responsabilità francamente incomprensibile.

Ma andiamo ad analizzare - perché le parole sono importanti - l'intervista di Montanari a Repubblica. Breve ma densa di scempiaggini.


"Pronto a dare una mano senza essere retribuito"
Prima sciocchezza. E' anche a causa di retribuzioni inesistenti o troppo contenute che il Movimento 5 Stelle non sta riuscendo a fare la Giunta. Nessuno viene a rovinarsi la vita per 3mila euro al mese, in buona sostanza. Con questi stipendi raccatti molto più facilmente disoccupati e falliti. Il concetto, sdoganato definitivamente dal Governo Monti, che chi si occupa di cultura deve farlo senza essere pagato sta facendo dei danni inenarrabili su tutti i livelli. Sta facendo passare il concetto che vincono solo i figli di papà e i ricchi di famiglia. Una bella strategia elitaria da parte di chi fa il comunista sempre col deretano degli altri...

"Luca Bergamo conosce bene Roma e poi è di sinistra"
Ditemi voi cosa c'entra questa lettura di una personalità politico-amministrativa con il Movimento 5 Stelle. 67 romani su 100 hanno mandato al potere una forza nuova e inedita proprio per evitare di doversi ritrovare nella dinamica ottocentesca di destra-sinistra, proprio per parlare solo di merito, di onestà, di qualità. E invece ci risiamo, rewind di 30 anni: non conta se Luca Bergamo è bravo, competente, aggiornato, preparato. No. Conta che sia di sinistra. Conta che sia portato dalla cricca fallimentare che ha scarnificato il paese per decenni. Ma che caxxo vuol dire? Cosa significa bollare un professionista che si appresta ad un compito così complicato come "di sinistra"? Peraltro, se questo fosse il motivo della sua scelta, sarebbe un'autentica frode elettorale (come abbiamo ripetutamente spiegato): se le persone volevano assessori "di sinistra" votavano Fassina - il quale invece ha totalizzato un risultato più che mediocre -, se invece si è votato M5S significa che questa logica non interessa più nessuno.

"Zetema, con i vertici condivisi con Civita, ha messo in atto una politica di commercializzazione e di mercificazione della cultura"
Allora, chi non conosce Montanari deve sapere che "mercificazione della cultura" è un po' il suo marchio di fabbrica. La somma puttanata secondo cui se apri un ristorante in un museo (come accade in tutti i musei del pianeta) stai svendendoti al dio denaro. Scrive questo concetto ossessivamente, tanto nessuno replica e non c'è all'orizzonte alcuno che sia lucido per fargli notare i danni che farebbe questa politica se davvero applicata. Il problema di Zetema (e, intendiamoci, un problema c'è ed è enorme) non è quello di aver "mercificato", semmai il problema è l'esatto inverso: Zetema ha instaurato un monopolio che ha per certi versi espulso il mercato, quello sano, quello sfidante, quello competitivo, dai servizi per la cultura. Ed è lì che bisogna agire (considerando che Zetema ha oltre 1000 dipendenti, e auguri a chi, come Raggi, sembra stare fin troppo attenta  non voler scontentare nessuno, specie prima del 2 ottobre...). Inoltre il problema è il modello, non certo banalmente la figura di Albino Ruberti (ovvero il "vertice condiviso" tra Civita e Zetema) che Montanari cita senza avere il coraggio di citare. Il problema è cambiare schema, a valle poi saltano ovviamente i dirigenti, gli amministratori, i direttori generali. Non il contrario. Sennò è ideologia.

"Su Via Appia non può decidere solo lo Stato e il potere decisionale deve essere ridato al Comune"
Ma per fortuna che c'è lo Stato! Percorso da clientele e incapacità, il Comune non è mai stato in grado di fare nulla di decisivo negli ultimi decenni. Mai avremmo liberato il Colosseo dal suq degli ambulanti, ad esempio, se non ci fosse messo di mezzo lo Stato. Montanari quando viene incaricato dallo Stato e dal Ministero del Collegio Romano dice che il Ministero deve essere forte; quando invece viene incaricato dal Comune sostiene che il Comune deve riappropriarsi del potere. Un simpaticone che transita dall'essere statalista o anti-statalista a seconda delle convenienze del momento. 


Ci rendiamo conto della pesantezza di queste disamine e di queste analisi. Molti nostri lettori non sono abituati a questa densità e alcuni ci stanno abbandonando sui social: un rischi che corriamo volentieri perché non siam qui ad accumulare follower o like e a differenza di chi amministra corriamo volentierissimo il rischio di essere impopolari. In questa fase non ce la sentiamo di far finta di niente. Sarebbe più facile criticare e additare domani, ma preferiamo al contrario mettere in guardia oggi, quando c'è ancora il tempo per il ripensamento, illudendoci che qualcuno all'interno del Movimento apra gli occhi e ci stia a sentire. L'obbiettivo non è, come è evidente, mettere in difficoltà il sindaco, bensì aiutarlo a non sbagliare o a sbagliare il meno possibile. Ecco il motivo dei tanti post che stiamo dedicando alla composizione della squadra di governo della città, un passaggio che prendiamo molto sul serio: ne va della nostra vita nei prossimi anni e sinceramente non abbiamo voglia di essere quelli che aspettano il cadavere lungo il fiume, preferiamo muoverci d'anticipo per indicare dove si sta sbagliando sperando di essere ascoltati. 
Non c'è cosa, a nostro avviso, più intellettualmente onesta di questa. E il prossimo post, ve lo annunciamo così se non vi piace questa attività potete decidere autonomamente di evitare di seguirci, sarà l'ennesimo post per sottolineare al sindaco i danni che farà insistere sulla scelta di Paolo Berdini all'urbanistica...

Bolkestein. Ma il Movimento 5 Stelle a Roma cosa vuol fare con le bancarelle?

27 giugno 2016

Ci sarebbe piaciuto conoscere il nome dell'assessore al Commercio prima del primo turno elettorale, eventualmente anche prima del ballottaggio. Tuttavia per adesso niente. Ci sarebbe piaciuto perché l'assessore al Commercio, come abbiamo ripetuto fino alla noia, è assieme all'assessore ai Trasporti colui che ha in capo le vere possibilità della città di cambiare volto nei prossimi 5 anni. 

 Ma d'altronde, post Brexit, a Milano Beppe Sala e Roberto Maroni stanno già proponendo all'Unione Europea di localizzare a Milano le agenzie europee che hanno sede a Londra, mentre noi a Roma ancora dobbiamo immaginare la Giunta sebbene chi ha vinto sapeva perfettamente di vincere da mesi e mesi. 

 Ma torniamo al commercio. E in particolare parliamo di ambulantato, perché si tratta un cancro che, con alcune migliaia di metastasi sparse in tutto il corpaccione della città, sta uccidendo Roma. La sta uccidendo sotto mille punti di vista. Non solo sotto il punto di vista commerciale, non solo sotto il punto di vista del decoro, della dignità urbana, dell'organizzazione stradale. Ma anche sotto al punto di vista della corruzione (l'ultimo vigile arrestato che si faceva corrompere dai bancarellari è notizia di oggi), della sicurezza stradale, del turismo, dalla possibilità di attirare capitali stranieri. Un cancro che con la Direttiva Bokestein può essere affrontato.


In realtà la Direttiva Bolkestein non può essere lo spauracchio per lasciare tutto com'è come il volantino qui sopra vuole propporre, ma deve essere la scusa e il trampolino per cambiare tutto, per togliere le bancarelle dalle strade (e ricollocarle nei mercati), per riformare i posteggi facendo in modo che non esistano più piazzole per bancarelle sulle strade consolari, sulle strade del centro, sulle vie commerciali del cuore della città come Via Cola di Rienzo, Viale Giulio Cesare o Viale Trastevere, per togliere le licenze dalle grinfie delle famigghie e assegnarle previo regolare gara pubblica a giovani imprenditori, a commercianti di qualità e, perché no, a qualche società internazionale nella stessa maniera in cui molte società italiane gestiscono spazi di commercio su area pubblica a Londra ad esempio.


La Bolkestein deve essere utilizzata, senza agitare lo spauracchio ridicolo delle "multinazionali" (e comunque qualsiasi feroce multinazionale sarebbe meglio della situazione attuale, garantirebbe più legalità del bubbone di corruzione ed evasione della situazione attuale, offrirebbe più posti di lavoro del grumo di lavoro nero attuale), per migliorare l'offerta commerciale, ricollocarla dove opportuno e sensato, sovvertire completamente l'estetica dell'offerta, fare in modo che l'amministrazione comunale incassi molto di più dalle concessioni oggi praticamente regalate.


L'oscenità delle migliaia e migliaia di bancarelle di mutande, panciere e pigiami che sfigurano la città rendendola un posto sgradevole e violento, con i loro furgoni sgangherati a far da magazzino e spogliatoio perfino di fronte a palazzi storici e chiese; lo scempio dei caldarrostari; la vergogna solo romana di camion bar e urtisti, il fallimento dei mercati rionali (perché se puoi stare sul marciapiede, perché stare all'interno), la difficoltà enorme del commercio tradizionale che muore a causa delle bancarelle che ne oscurano la visibilità e ne intralciano gli affari con una concorrenza assai sleale, l'enorme illegalità, evasione e lavoro nero che tutto questo si porta dietro non può essere qualcosa da difendere. Come non può essere preso a soggetto il fatto che i conduttori sarebbero "italiani" e verrebbero sostituiti da stranieri. Ma di quali italiani stiamo parlando? Trovateci qualche italiano dietro alle bancarelle se ne siete capaci: si tratta di poveri schiavi indiani o bengalesi, un mercato nero del lavoro che fa paura e che esiste solo a Roma drogando i flussi migratori della città. O sono schiavi o sono affittuari sottobanco delle licenze. Gli italiani? Sono i lestofanti che sovraintendono, da casa, a tutto questo. Sono le poche famigghie che detengono le tante licenze: le multinazionali ce le abbiamo già dunque, sono le multinazionali del degrado e dell'illegalità. E 67 romani su 100 quando hanno chiesto cambiamento profondo lo hanno chiesto anche e soprattutto su queste partite non più tollerabili.


Invece di ascoltare solo sindacati di settore e vetero corporazioni, i "portavoce" a Cinque Stelle ascoltino anche i loro elettori e se ne accorgeranno da soli. Quali sono i progetti su questo? Quali le visioni? Come verrà sfruttato il cruciale e decisivo anno 2017 che, grazie all'entrata in vigore della Bolkestein, dà l'opportunità di prendere in mano la materia subordinando le nuove assegnazioni di licenze ad un riordino radicale e complessivo della questione? Come sarà questa città nel 2018? Salviamo gli ambulanti o ci occupiamo di salvare Roma? Con questi numeri in Consiglio Comunale non ci sono scuse eh...

90 minuti di bugie sullo stadio. Appello a Virginia: Berdini è una cattiveria contro la città


Dice "hanno travisato le mie parole". E lo dice per cercare di stemperare il fiume di polemiche che, il giorno dopo la registrazione della puntata, si è riversato in tutti i giornali. Oggi finalmente la controprova disponibile a tutti con la registrazione disponibile e facilmente ascoltabile.

Non sarà facile per molti ascoltarsi l'ora e mezzo di trasmissione che la sempre lodevole Radio Radicale ha dedicato al progetto del nuovo Stadio della Roma, ma se avete a cuore questa città dovete farlo: fino all'ultimo minuto. Dovete sentirvi questi 90 minuti di menzogne, di ignoranza, di spocchia, di terrorismo, di bieca ideologia. E per contro dovete valutare il difficile ruolo di chi ha cercato di dire la verità tra mille bugie. E poi dovete chiedervi come mai un gruppo di ragazzi che rompendo tutti gli schemi hanno vinto le elezioni nella città più importante del paese, invece di procedere in maniera rivoluzionaria e innovativa, affidano il futuro dello sviluppo della città ad un vecchio e rancoroso professore universitario perfettamente a suo agio nelle piccole e polverose sezioni del PCI degli anni Settanta. Una contraddizione che, ove non sanata, creerà danni, polemiche continue, stress, divisioni, nevrosi.


Proprio adesso che l'onestà ha trionfato, proprio adesso che la città poteva diventare un luogo appetibile per l'imprenditoria di qualità, proprio adesso che (basti vedere la cosa di richieste di interviste al sindaco da tutto il mondo, una occasione più unica che rara di marketing territoriale per dire: "venite ad investire qui") i capitali globali - anche a causa della perdita di appeal di Londra - potevano venire a sbloccare al nostra economia. Un'occasione persa che grida vendetta e condanna alla povertà, al disagio, alla sciatteria, alla marginalità e all'emigrazione la parte migliore della città. Il tutto sull'altare di ideologia, idiozia, risentimento. 


La puntata di "Fatto in Italia", programma concepito da un lucido Nicolas Ballario e da un non lucido Oliviero Toscani, va su un argomento che aveva già affrontato: il nuovo Stadio della Roma e lo sviluppo immobiliare che lo circonderà. La puntata precedente l'avevamo, con durezza, commentata qui anche perché già gaffes e sciocchezze non erano mancate. Con la puntata andata in onda ieri tuttavia il nostro Paolo Berdini, individuo che Virginia Raggi - evidentemente intenzionata a far del male a questa città - ha designato in spregio al buon senso come assessore all'urbanistica della città, si è superato sotto ogni punto di vista.

La puntata della trasmissione di Radio Radicale rappresenta assieme il punto più alto e il punto più basso del dibattito sullo stadio e sullo sfidante sviluppo urbanistico che lo circonda. Un gruppo di persone preparatissime, puntuali, precise, che hanno prodotto chiavi di lettura sobrie e numeri a sostegno. E un gruppo di persone che nulla sapevano del progetto, che hanno cercato solo di buttarla in caciara ripetendo inesattezze e facendo terrorismo d'accatto basandosi solo sull'ignoranza di chi ascolta.
E' davvero umiliante, per un cittadino che dovrà essere governato da questo signore, accorgersi come Paolo Berdini si permetta di presentarsi, per la seconda volta, ad un pubblico dibattito su un progetto che egli sta cercando inopinatamente di affossare, senza sapere nulla del progetto, menzionando numeri a casaccio, producendo una dietro l'altra menzogne e invenzioni che venivano via via smentite e che tuttavia continuavano a far parte del dibattito. L'ascolto della puntata sarà per molti surreale, per altri, i più appassionati, motivo di arrabbiatura notevole. 


In sintesi siamo, come abbiamo più volte spiegato, davanti ad un progetto di trasformazione urbana eccellente: in linea con le migliori esperienze europee. Come a Roma non se ne sono mai fatti (ed è proprio qui il problema!). Una grande operazione che, come tale, ha ovviamente tantissimi rischi da presidiare ma che può produrre tantissime opportunità. Fare a Roma un'operazione del genere significa far saltare il banco; significa che poi nulla dopo sarà come prima; significa che non si può tornare indietro a fare la città come la si faceva prima. Cambia il paradigma. Significa affermare il concetto che è il Comune a decidere, che è il Comune la parte forte, che è il Comune a bacchettare (e speriamo anche a controllare con attenzione durante la realizzazione come abbiamo detto qui); che per fare sviluppi immobiliari bisogna - prima! - dare tanti tanti servizi pubblici; che non esiste trasformazione urbana senza qualità architettonica, senza trasporto pubblico, senza verde; che la città diventa land of opportunity e inizia ad attirare capitali dal mondo e a generare posti di lavoro di qualità trasformando i suoi problemi in chance. E' la strada che ha portato le grandi città occidentali a diventare luoghi piacevoli e avvincenti dove stare mentre Roma restava un luogo dove rodersi il fegato.

Se si afferma questo, tutto il sistema esistito fino ad oggi, tutto il ridicolo gioco delle parti tra finti urbanisti integerrimi e palazzinari cattivi viene meno in uno schiocco di dita. Ecco perché certi personaggi vogliono far saltare tutto senza manco leggersi i progetti. Solitamente gli atroci progetti di edilizia a Roma restituiscono (in ritardo) in media il 9% di oneri alla città, per quanto riguarda questo progetto, architettonicamente di alta qualità, la somma è al 30%. E la chiamano speculazione edilizia, lo fanno perché sanno che se passa questa modalità di fare la città poi non si torna più indietro.

Nella trasmissione, che dovete ascoltare con la massima attenzione ve lo chiediamo un'altra volta con forza, è stato detto di tutto. Secondo Berdini lo stadio aumenterebbe il debito della città (falso: contribuisce a ridurlo perché ci sono centinaia di milioni di euro di investimento privato che realizzeranno opere che prima o poi il Comune avrebbe dovuto realizzare coi soldi di tutti; il punto più ridicolo è quando afferma che l'opera farà fallire la città e i cittadini - testuale! - perché bisogna poi manutenere la ciclabile che i privati realizzando. Giusto per rendersi conto la cattiva fede del soggetto); secondo Berdini lo stadio si troverebbe in un deserto urbano dove è difficile portare infrastrutture (falso: lo Stadio si trova in un'area entro il Raccordo, nel cuore della città, lambita da una parte dalla Ferrovia Roma-Fiumicino e dall'altra dalla Roma-Lido tant'è che per servire l'area non servirà costruire un solo nuova centimetro di ferro, ma solo connettere l'esistente); secondo Berdini si va a consumare suolo (falsissimo: l'area - oggi abbandonata, pericolosa, un vero problema per la città, piena di discariche, sversamenti di amianto e prostituzione - è già oggi edificabile secondo il Piano Regolatore; dunque se salta questo progetto i proprietari possono edificare per cavoli loro, senza dover dare nulla in cambio); secondo Berdini l'area è esondabile (falso: non solo l'area non è esondabile, ma solo grazie ai soldi che porteranno gli imprenditori sarà possibile mettere in sicurezza il micidiale fosso di Vallerano che tiene a rischio della vita tutte le popolazioni che abitano a Decima. Che ci abitano già oggi! E gli oltre 15 milioni necessari alla messa in sicurezza, senza questo progetto, non si troveranno mai e poi mai; lo dimostra il fatto che sono 30 anni che si aspetta invano questo intervento); secondo Berdini gli oneri che il progetto produce a vantaggio del Comune sono bassi (falso: sono più alti che mai, progetti ben più grandi come Porta di Roma o Ponte di Nona, con centinaia di milioni di metri cubi in più, hanno prodotto oneri enormemente più bassi. Dunque qui si sta costruendo meno e si sta chiedendo molto di più ai costruttori); Berdini dice che si è lasciato ai privati il compito di pianificare e ci si è piegati ai loro voleri (falso: lo Stadio si inserisce in un progetto ed in una visione di città che stava, fin dal 2013, nei programmi della amministrazione Marino e che vedeva lo sviluppo sull'asse verso Fiumicino). E ci fermiamo alle obiezioni apparentemente serie, perché poi ci sono quelle folkloristiche di chi o non conosce il progetto o ne ha apprezzato i pregi e per affossarlo non può far altro che fare ammuina sparando una sequela imbarazzante (imbrazzante soprattutto per chi ha nominato il personaggio per fare l'assessore) di mancate verità.


Il filotto di bugie è stato anche controdedotto con un bellissimo post su Facebook da Giovanni Caudo, ex assessore all'urbanistica (il migliore assessore all'urbanistica che la città abbia mai avuto, sfidiamo chiunque a fare altri nomi) e padre di questo progetto. Non contento di aver umiliato Berdini in trasmissione, ha voluto far partecipe della cosa anche i suoi follower: da leggere con massima attenzione anche per riflettere su chi davvero è contro ai poteri forti e di quel che resta dei palazzinari romani e su chi invece sta facendo perfino i loro interessi spostando ad esempio il progetto stadio a Tor Vergata. E se fate caso alla registrazione la cosa è stata clamorosamente dichiarata in trasmissione dall'esponente di Italia Nostra: lo dice chiaramente, Tor Vergata! E poi lo ripete: "periferia Est!". E stamani in edicola Il Messaggero esulta citando proprio Italia Nostra... Egli ad un certo punto ha anche fatto capire che il problema è che gli imprenditori poi guadagnano (il presentatore è costretto a rispondergli: "ma che male c'è???"); e poi ha sostenuto pure che ogni variante al Piano Regolatore è una sconfitta, "perché il piano regolatore è solo del 2008 e che già lo devi cambiare?". Come se la città fosse immutabile, come se non fosse cambiato il mondo dal 2008 a oggi, come se non fosse vero che l'approvazione del PRG del 2008 proveniva da 15 anni di dibattiti... Notate con attenzione, nell'intervento di Italia Nostra, per capire il livello di questi individui, che prima sostiene che bisogna costruire uno stadio dove già ci siano infrastrutture pronte, dopo 3 minuti invece afferma che lo stadio va portato laddove le infrastrutture mancano in modo da servirsi della scusa dello stadio per poterle realizzare. Un concetto e il suo esatto contrario a distanza di pochissimi minuti. E poi alla fine la ciliegina: "oh ma se c'è una legge mica le devi applicà pefforza eh!". Spa-ven-to-so.

Berdini, l'uomo a detta di Virginia Raggi perfetto per disegnare il futuro della nostra città, si è presentato senza sapere nulla del progetto ma ha affermato di voler far ogni cosa possibile per fermarlo (salvo poi tornare sui suoi passi, ma la registrazione parla chiarissimo). A lui non interessa capire le caratteristiche di un development immobiliare e di rigenerazione urbana, a lui interessa esclusivamente bloccarlo. In quest'ottica non è importante conoscere le caratteristiche del progetto: tanto va tutto distrutto. Va distrutto quello che è male e quello che è bene. Tutto è dannoso nell'ottica di chi mette sullo stesso piano progetti seri e schifezze con enorme soddisfazione di chi fa le schifezze. Ogni volta che Berdini apre bocca palazzinari e poteri forti stappano lo spumante quello buono, perché si rendono conto che la loro azione a danno della città è considerata allo stesso modo di progetti seri e di qualità: la loro vittoria più grande dopo anni di ghetto. Oggi grazie ai Cinque Stelle chi fa speculazione e chi fa sviluppo immobiliare di qualità e rigenerazione urbana è considerato dall'amministrazione alla stessa stregua. Daniel Libeskind, che firma le torri che si andranno a realizzare a Tor di Valle, è considerato uguale uguale al micidiale geometra che ha immaginato il balcone fasciante delle palazzine di Caltagirone o il terrazzo a X delle palazzine di Bonifaci. Tutto nello stesso calderone. Tutto "scempio", tutto "colata di cemento". Perché, come dice giustamente Giovanni Caudo, dello stadio ce ne cale il giusto, la sfida è che qui si fa un nuovo quartiere direzionale, si infrastruttura un'area e la si strappa al degrado più pericoloso e infame, si realizza un parco grande come villa Borghese solo però tutta videosorvegliata, per dire. Il cuore della questione è che, stadio o non stadio, si fa rigenerazione urbana con soldi privati e vantaggi pubblici, l'esatto contrario di quanto si è fatto fino ad oggi.

Durante tutta la trasmissione, se ci fate caso, Berdini non parla mai o quasi mai di Stadio (salvo che per dire bugie, inesattezze o numeri a casaccio), ma divaga sul debito della città, su Alemanno, su Veltroni, sul Piano Regolatore, su una città fallita, sulla metro che non passa, propone addirittura un referendum (!!!) e lo fa, incurante dell'ennesima gaffe, nello stesso giorno dei risultati sul Brexit (la puntata è stata registrata venerdì pomeriggio). Concetto che va ripetendo da giorni, questo della "città fallita". Nuovo leit motiv per deprimere ancor di più una cittadinanza allo stremo. "Ahoo, ma che dovemo da parlà dooo ssadio quando qui manco passeno e metro???", questo il tono del "professore": neppure l'ultimo militante dell'ultima sezione di Rifondazione Comunista a lui cara ormai ragiona con questo approccio da barbiere! La ricetta per salvare una "città fallita", comunque, sarebbe non quella finalmente di attrarre capitali, talenti, sfide e risollevarne le sorti uscendo dal declino, bensì quella di chiuderla, abbandonarla, andare via e lasciarla diroccata: blocchiamo tutto perché la città è fallita. Rimandiamo indietro miliardi e miliardi di euro di investimenti privati perché la città è fallita. Ideologia folle, pericolosa, inquietante: a spese di tutti noi, di tutti voi e soprattutto dei vostri figli. La presenza di figure come Berdini sono la certificazione che i vostri figli dovranno scappare a cercarsi le loro opportunità all'estero. E' accettabile?

E non ha senso dire "aspettate che diventi assessore per davvero e vediamo" (perché tra l'altro contravvenendo a qualsiasi eleganza istituzionale quando mancano giorni e giorni alla formazione della Giunta e quando ci sono fior di persone impegnate a far cambiare idea a Virginia Raggi, il nostro parla già da assessore ed è l'unico a fare questo tra quelli designati), non ha senso perché i danni sono già stati fatti. Già sono quantificabili e monetizzabili indipendentemente da quali saranno le decisioni finali. In un momento di grande trasformazione per la città, infatti, tutti i grandi fondi, i grandi investitori, i grandi capitali che giustappunto potrebbero salvare la città dal fallimento annunciato stanno a guardare come si mettono le cose. Devono decidere se Roma è un luogo dove venire finalmente a scommettere - anche grazie ad una nuova giovane classe dirigente - oppure no. Devo decidere se Roma, e l'Italia, sono luoghi affidabili o luoghi dove i tuoi soldi, i tuoi progetti e soprattutto il tuo tempo investito sono a rischio se cambia il colore amministrazione (ridiscutere la delibera che ha già dato, mesi fa, la patente di "interesse pubblico" al progetto di Tor di Valle sarebbe la cosa più da vecchia politica che potrebbe fare il M5S). Secondo voi cosa decidono leggendo quel che quotidianamente dice il nostro urbanista? Quanti danni economici ha già fatto questo modo di sparare sciocchezze ogni giorno? Quanti miliardi ci siamo giocati da parte di società che si rendono conto che a Roma nulla è cambiato e che anzi le cose vanno rapidamente peggiorando con progetti ove società private hanno già investito decine di milioni che rischiano di saltare in aria solo per stupide ideologie? Quanti verranno ad investire con convinzione e passione? Quanti pianificheranno un serio futuro imprenditoriale qui? Quanti sceglieranno Roma piuttosto che Milano dove l'interlocutore all'urbanistica non è un anziano signore incarognito col mondo che ha definito scempio lo sviluppo milanese di Garibaldi e Porta Nuova ma un ragazzo di 35 anni smart, veloce, intelligente, competente, aggiornato? Quanti sono invogliati a farlo dopo aver sentito quale è l'atteggiamento del nuovo assessore all'urbanistica della attesissima giunta a Cinque Stelle? Quante opportunità perderemo ancora? 

Tutti sanno, in primis gli investitori, che Berdini farà così per ogni progetto. Farà così per gli ex Mercati Generali, per la ex Fiera di Roma, per le Caserme di Via Guido Reni, per le ex Caserme di Prati, per le autorimesse Atac, per le Torri dell'Eur. E se questo progetto alla fine si salverà sarà solo perché sposta tantissimo consenso essendoci di mezzo una grossa tifoseria (ecco perché Di Maio, che vuole fare il primo ministro, ha subito smentito Berdini). Ma per tutte le restanti trasformazioni e rigenerazioni urbane?

Si tratta di una figura non attrezzata a fare, ma molto ben attrezzata a demolire il lavoro (poco importa se di qualità o no, basta demolire) fatto da altri condendo la demolizione di bugie suggestive perfette per terrorizzare e ammaliare il popolino bue. Farà enormi danni alla città, ma altrettanti ne farà al Movimento e per fortuna all'interno del firmamento pentastellato qualcuno lo sta capendo.


Nel seguito della puntata la discussione ha preso una strada ancora diversa quando nell'intervento di Massimiliano Tonelli, uno dei fondatori del nostro blog, è emerso il tema dell'ideologia. Sentitisi punti nel vivo, i professionisti dell'ideologia hanno reagito come sanno. Chi a dare del fascista (in Italia quando non sai rispondere a qualcuno accusalo di essere un fascista e hai risolto), chi a dare dell'ubriaco. Ma poi i nervi sono rimasti tesi e quando Ferdinando Magliaro (ospite in trasmissione e giornalista del Tempo reo soltanto di aver studiato con scrupolo il progetto negli ultimi mesi) ha affondato un po' di più il piede sull'acceleratore ecco che Berdini ha perso la calma arrivando perfino velatamente ad insinuare che Magliaro parlasse non per convinzione personale ma perché foraggiato dai costruttori. "Io non querelo per principio" ha comunque chiosato Magliaro su Twitter.

Ecco perché non possiamo che indirizzare a Virginia Raggi un nostro nuovo appello: Virginia scegliti un assessore normale, guarda cosa succede a Milano, una città che cerca di stare aggrappata all'Europa e dove Beppe Sala ha nominato all'urbanistica un ragazzo di 35 anni che nei 5 anni precedenti con Pisapia si è distinto come assessore ai trasporti facendo di Milano la capitale del bike-sharing, del car-sharing, delle nuove metro, evita di nominare persone che spaccano in due la città e che all'apparenza contro i poteri forti in realtà fanno indirettamente con la loro mentalità e la loro cultura gli interessi dei peggiori. Approfitta della necessità, dopo le mille gaffes, di dover sostituire Lo Cicero per mettere in discussione anche gli altri nomi che hai già annunciato rimpastando la giunta ancor prima di nominarla. Tra l'altro la Giunta piano piano si sta componendo in maniera più che civile con nomi più che buoni (Francesca Danese, Daniela Morgante, Flavia Marzano) e allora perché sciupare tutto? Non puoi far finta di non vedere in prospettiva i danni e le ferite che questa scelta farà a Roma e alle sue fragilissime possibilità di rimettersi in piedi e di cogliere le opportunità.
Allo stesso tempo invitiamo Berdini a rendersi conto della sua totale inadeguatezza e gli chiediamo di accorgersi di quanto sia divisiva la sua figura e quale inutile stress potrà portare alla città finendo per avvantaggiare gli squali di sempre che in atmosfere stressanti e ostili sanno perfettamente nuotare e finendo per allontanare gli imprenditori seri che non accettano un contesto simile: rinunci all'incarico prima di fare ulteriori danni oltre a quelli già fatti in questi giorni, prima di alimentare ulteriori polemiche, prima di dire altre bugie che non solo devastano la sua immagine, ma distruggono nel mondo la credibilità residua della nostra città.

Cosa farà il M5S? Difficile da prevedere perché la situazione mette davvero alle strette. Da una parte c'è la voglia di dimostrarsi forti contro i palazzinari e bloccare tutto (peccato che i palazzinari siano tutti dalla parte di Berdini, tutti contrari a questo progetto: ovvio, se passa il concetto che i progetti si fanno così i palazzinari romani o cambiano lavoro o cambiano atteggiamento), dall'altra c'è la necessità difficilmente smentibile di tenere alto il consenso almeno fino al Referendum di ottobre: e qui, oltre alle tante persone che stanno capendo l'importanza di questo progetto, ballano centinaia di migliaia di voti di appassionati tifosi romanisti visto che il nuovo stadio potrebbe consentire alla A. S. Roma di fare un vero salto di qualità anche a livello internazionale. Un nodo politico da far gestire a persone serie, non a figure folkloristiche.

Il Piano Regolatore della città va attuato, non riscritto. Nuove critiche alle idiozie di Berdini

26 giugno 2016

Le idiozie di Berdini potrà diventare una nuova rubrica di questo blog (anzi, ci siamo dimenticati di commentare la geniale proposta: "devierò la Metro C dopo San Giovanni", peccato che già stanno costruendosi le stazioni a Porta Metronia e ai Fori...). Nella attesa che l'assessore in pectore smetta di spararle grosse (ma aspettatevi domattina una disamina sulla ormai celebre trasmissione di Radio Radicale dove Berdini si è davvero superato sullo Stadio della Roma), continuiamo a controdedurre alle sue enormità considerandole un grave pregiudizio alla crescita ed al riscatto della città. 
E sempre di più - siete tutti invitati - ci facciamo piattaforma per dibattere dei temi appassionanti dell'urbanistica e della trasformazione della città. Ospitiamo così con grande piacere il secondo intervento di Raffaele Giannitelli.

***

Tendenzialmente sono un ottimista e mi sono anche rammaricato di aver espresso un giudizio negativo su Paolo Berdini, ma su “la Repubblica” di qualche giorno fa leggo che l’assessore in pectore intende rimettere mano al Piano Regolatore vigente a Roma. La cosa mi preoccupa assai poiché ritengo, come anche voi di RFS, che la nuova Amministrazione dovrebbe dare subito forti segnali di attività in nome di una significativa cesura nei confronti degli errori perpetrati dalle precedenti amministrazioni.

Vengo al dunque: il PRG vigente è venuto fuori, che ci piaccia o no, da un confronto e da una dialettica che ha impegnato la città per almeno un decennio, definendo alcune linee programmatiche ed un quadro complessivo sicuramente più realista rispetto al velleitario PRG precedente, inoltre il Piano negli anni successivi si è confrontato anche con le norme di tutela Regionali cercando un’integrazione (non ancora finalizzata) con il PTPR in fase di approvazione da parte del Consiglio Regionale. Tutto questo per dire che lo strumento vigente ha una sua esistenza che esula dalle competenze di una singola Giunta, ma che investe il governo del territorio in senso esteso, si forma e deve trovare le sue conseguenze in un arco temporale ben più ampio di un quinquennio. 
Per semplificare, il PRG è la foto di Roma nel momento in cui lo stesso PRG diventa inutile in quanto completamente attuato (situazione impossibile da verificarsi poiché il PRG esprime potenzialità che non possono essere tutte insieme concretizzate), quindi piuttosto che concentrarsi nel modificare una foto di un utopico ed irraggiungibile futuro, è opportuno misurarsi su cosa succede nel frattempo.

Purtroppo dal 2008 (anno di approvazione del vigente PRG) in poi le Giunte che hanno governato Roma si sono opposte a tale documento, con scopi e motivazioni diverse. Alemanno voleva introdurre nuove zone di riserva su Agro Romano in spregio proprio a quel processo che aveva individuato nell’agro un irrinunciabile valore ambientale tutelandolo, mentre Caudo, con Marino, riteneva il Piano non aggiornato rispetto ad una prospettiva di sviluppo della città più economicamente sostenibile, ritenendo di non dover impegnare con nuove edificazioni aree non ancora urbanizzate, concentrandosi sulle criticità della città consolidata.
Due punti di vista diversi: solo il secondo condivisibile (e peraltro Giovanni Caudo dopo il suo primo anno di attività e di lodevole ascolto dei cittadini, mi sembra che abbia messo da parte o perlomeno rimandato le critiche al piano iniziando a fare proprio quello che auspico di seguito). Ma che hanno reso il PRG uno strumento quasi inservibile senza quelle disposizioni attuative, Determine, Circolari, Delibere di Giunta e Consiglio che avrebbero potuto chiarire e precisare meglio come adempiere alle disposizioni contenute nel Piano stesso, ma in esso espresse in maniera troppo criptica e ahimé… interpretabile.

Per questo ritengo che lo sforzo della nuova Amministrazione non debba essere finalizzato a stravolgere l’attuale strumento urbanistico, ma a semplificarne l’attuazione, chiarendo i punti grigi e rafforzando gli elementi progressivi in esso presenti, che a mio avviso ci sono e sono molti, in grado anche di finalizzare gli investimenti dei soggetti privati al miglioramento delle condizioni di vita dei Romani.
In questo senso il lavoro da fare è immane, ma utilissimo ed in grado di generare effetti quasi immediati (modificare un PRG può invece richiedere anni… più di cinque):

1.    Chiarire con Delibere attuative e circolari tutti i contenuti delle norme, soprattutto in città storica dove esistono numerose contraddizioni ed incongruenze (anche con la partecipazione delle Soprintendenze);

2.    Rafforzare il concetto di interesse pubblico negli interventi di ristrutturazione urbanistica previsti nei PRINT;

3.    Verificare lo stato delle Centralità e avviare una stagione di concorsi di architettura per verificare su scala globale la reale concretezza e valore economico di tali poli strategici, avviando lo sviluppo di quelle che reggono tale confronto;

4.   Istituire finalmente un ufficio di scopo per la Rigenerazione Urbana che perimetri ambiti vasti di intervento, dove definire nel dettaglio, ad una scala adeguata al valore della nostra città, le priorità e gli obbiettivi di un processo di rigenerazione partecipata. Garantendo tempi certi per quegli imprenditori che vogliono investire nel rinnovamento urbano, attenendosi alle indicazioni formalizzate dall’ufficio, in merito a qualità dell’intervento (anche mediante la realizzazione di progetti di arte pubblica che stimolino il senso di identità e la curiosità dei romani), servizi ai cittadini e trasparenza del procedimento;

Volendo è possibile continuare ed allungare l’elenco, ma lo spirito dello stesso credo sia già chiaro così.

Per concludere inviterei quindi la nuova Amministrazione - una volta individuato cosa non deve essere più fatto - a definire meglio come fare, con regole chiare precise e non soggette ad interpretazione, garantendo tempi certi a chi rispetta regole ed obbiettivi dell’Amministrazione stessa, solo così potrà essere innescata una seria azione di cambiamento. L’unico modo per disinnescare i cattivi progetti è quello di attivarne di buoni, parafrasando la legge di Gresham: “la moneta buona scaccia la moneta cattiva”…
L’avevo detto che sono ottimista.

Raffaele Giannitelli


*Caro Raffaele, 
Berdini vive in un mondo tutto suo. A causa di questo - e non a causa, come dice la leggenda, del suo essere "contro i palazzinari" -  è stato sempre escluso dalle decisioni, anche quando venne realizzato il Piano Regolatore. Oggi è spinto, oltre che da una ideologia superata e oltre che da un approccio alla materia a nostro modo di vedere vecchissimo e non aggiornato, verosimilmente da un grande spirito di rivalsa e di vendetta contro chi lo ha tenuto ai margini. Da questo tratto psichiatrico di facile lettura tutto deriva (e la posizione ridicola sul PRG è solo strategia dilatoria)... Non è un problema di Berdini (tante sono le persone nelle sue condizioni e col suo approccio: ottimi professori e teorici che non dovrebbero avere a che fare mai con questoni pratico-amministrative), è un problema di chi lo ha considerato adatto a interpretare la voglia di cambiare e di ripartire di questa città mentre è del tutto evidente che egli costituisca un pregiudizio per l'arrivo di "moneta buona", facendo - indirettamente e involontariamente, beninteso - felicissima la "moneta cattiva"...
-RFS

Raffaele Clemente prima vittima della restaurazione. 5 motivi per cui è folle averlo cacciato

25 giugno 2016

Qui di seguito la lettera con cui Raffaele Clemente rassegna le sue dimissioni, non respinte dal sindaco Raggi che anzi ha nominato ad interim il vicecomandante, dal Corpo della Polizia Locale di Roma. Dopo le sue parole le nostre riflessioni sintetizzate in 5 punti. 5 punti che vogliono riflettere sul perché questa sia una scelta sbagliata da parte dell'amministrazione. 

Con la proclamazione del Sindaco eletto termina il mio incarico di Comandante Generale della Polizia Locale di Roma Capitale.È stato un ciclo professionale impegnativo ed affascinante che ha coinciso con un profondo cambiamento nella vita civile ed istituzionale di Roma.L'emergere di un esteso sistema corruttivo ha costretto tutti, istituzioni, forze politiche e semplici cittadini, a fare uno sforzo importante, a reagire.Se quindi la questione morale si apriva, si imponeva alle istituzioni, a tutte, e quindi anche alla Polizia Locale, di "fare qualcosa"; come diceva Giovanni Falcone.Per questo motivo l'amministrazione ha scelto di dotarsi di un piano anticorruzione che prevedesse un piano di rotazione territoriale.Queste misure sono state fortemente dibattute, contestate, discusse in giudizio davanti all'Autorità Nazionale Anticorruzione ed in sede di confronto sindacale, ma oggi sono parte integrante delle opzioni che Roma Capitale o altre amministrazioni, volendo,  potranno praticare in maniera più o meno decisa.Durante questo periodo ho imparato a conoscere l'impegno, la preparazione e l'entusiasmo di tantissimi vigili, poliziotti locali, formidabilmente preparati e la rassegnazione, la passività o peggio di pochi altri.Ho apprezzato la costanza, spesso lo spirito di sacrificio ed a volte il fisico coraggio di tantissimi vigili ed ho passato con loro per strada ore che non dimenticherò mai.Per questo li abbraccio tutti.Ho avviato un dialogo anche diretto con la cittadinanza cercando di riavviare un rapporto che a volte sembra bloccato ed a tratti pregiudizialmente ostile.Per questo motivo la Polizia Locale ha cercato ostinatamente il dialogo con la cittadinanza, scegliendo di aprirsi ai Social Media ed avviando un nuovo sistema di segnalazione digitale che puntasse al massimo grado di trasparenza ed efficacia. Nella stessa direzione va la scelta  di innovare tecnologicamente l'operatività della Polizia Locale.Se oggi ogni vigile su strada può utilizzare un palmare o una telecamera digitale e non un novecentesco blocchetto cartaceo è perché il team informatico e logistico ha reso concreta questa mia indicazione .  È ovvio che molte sono le difficoltà che incontra e che incontrerà questo Corpo di polizia ma proprio per questo da poliziotto mi sento di ricordare ancora le parole di Giovanni Falcone:" Possiamo sempre fare qualcosa: massima che andrebbe scolpita sullo scranno di ogni magistrato e di ogni poliziotto".
Raffaele Clemente
1. TEMPISTICHE
E' semplicemente folle aprire un fronte come questo nel momento in cui il sindaco e il suo staff hanno dimostrato, in mesi e mesi, di non riuscire a mettere neppure insieme i nomi della Giunta che rischia di essere una accozzaglia di personaggi altamente dannosi per la città. Forse, pur volendo sostituire Clemente, lo si poteva prorogare per sei mesi o per un anno e poi, superati gli scogli più complicati attualmente all'orizzonta, procedere ad una scelta oculata. E invece la si butta in caciara a quattro giorni dal voto. 

2. CLIENTELE
La nomina interna è un errore. Un errore verso il quale si sta tendendo. Un errore che è frutto di imbarazzanti accordi pre-elettorali con la parte più squallida del corpo che ora passano all'incasso. Le mani di chi vuole che tutto torni come prima e che l'esperienza per certi versi 'marziana' di Clemente. Il corpo dei Vigili Urbani di Roma è una istituzione molto particolare che, in questa fase, richiede una guida esterna alle dinamiche del corpo stesso, una persona che viva alcune assurdità come assurdità e non come normalità. Una persona che punti pian piano a modificare, non a giustificare, il corpo di polizia urbana più inefficace e corrotto d'Europa. Una persona che non debba favori a nessuno, che non sia ricattabile da nessuno. Ecco perché nel 2013 facemmo tanti articoli e tanta attività sui social per chiedere che il comandante fosse assolutamente esterno al corpo. Alla fine Marino si convinse e operò in quel modo. Un modo innovativo e in netta discontinuità col passato: ora la restaurazione.

3. CONTRADDIZIONI
Le azioni che hanno caratterizzato la gestione di Raffaele Clemente sono le stesse azioni che, nel loro programma, i Cinque Stelle dichiarano di voler perseguire e rinforzare. In particolare IoSegnalo e Street Control, ma ancora prima, nel dicembre del 2013, con la mitica apertura del profilo Twitter che cambiò completamente le carte in tavola. Speriamo che lo facciano davvero, ma cacciare in maniera brutale l'inventore di queste autentiche rivoluzioni che dopo decenni di umiliazione ci hanno messo al passo con le altre grandi città occidentali è una contraddizione in termini. Raffaele Clemente ha perseguito onestà, lotta alla corruzione e soprattutto trasparenza. Sono i temi del movimento grillino. E infatti è stato fatto fuori. Lui per primo. In piena contraddizione. Vediamo se il prossimo comandante sarà più "grillino" di quanto non lo sia stato Clemente, ma abbiamo i nostri dubbi. La contraddizione tuttavia resta enorme: cosa ti aspetteresti da un governo grillino? Innovazione, cambio di passo, prassi totalmente diverse dal solito. Per scegliere un capo dei vigili ti aspetteresti una grande call, magari internazionale, per individuare delle figure davvero nuove, dirompenti, spiazzanti. E invece no, invece in questo Movimento 5 Stelle alla romana si rimesta nel torbido, si contentano i sindacati, si fanno bracci di ferro tra le correnti, ci si muove come in una giunta Carraro qualsiasi spernacchiando gli elettori che hanno chiesto di fare la rivoluzione. Tutti si possono sostituire intendiamoci, persino Clemente, ma devi fare molto meglio di chi c'era prima, non fare peggio e tornare indietro. E contano moltissimo le modalità con cui lo fai. Perché questa storia fa da precedente a tutte le prossime nomine. 

4. RESTAURAZIONE
Ora le grinfie della parte peggiore del corpo, specie quella parte afferente ai sindacati maggiori, saranno particolarmente affilate. Sperando di sbagliare affermiamo che ci si prospetta una lunga restaurazione di stampo alemanniano: volemose bene, potere totale ai peggio sindacati non importa se di destra, di centro o di sinistra purché non si indispettiscano i cittadini (molto infastiditi dai nuovi strumenti tecnologici). E guai a fare le rotazioni così come chieste da Raffaele Cantone mica da Roma fa Schifo, sia mai che si combatta per una volta davvero la corruzione. Poi rischi di perdere voti...

5. POPULISMO
Non è ovviamente una mossa in favore della città. E' una mossa per mantenere il consenso e per accrescerlo innestandosi in tutti i gangli di potere della città in modo tale da assicurare, a ottobre, che centinaia di migliaia di cittadini romani siano tranquillizzati e contenti e votino compatti NO al referendum sulle riforme. Non si fanno scelte per il bene della città e per salvarla dal baratro, si fanno scelte per spianare il più possibile la strada alla premiership di Luigi Di Maio. Questo sarà il leit motiv e - se non si interromperà - lo smaschereremo giorno dopo giorno e ne sottolineeremo con scrupolo i danni che comporterà alla vita di tutti noi. 

Raffaele Clemente non è più comandante della Polizia Locale. Urge intervento

24 giugno 2016

Per segnalare questa importante scadenza istituzionale abbiamo deciso di riportare subito qui sotto un comunicato stampa arrivato giusto oggi alla nostra email. Si tratta di un episodio interessante per delineare l'elemento di dirompente innovazione che Raffaele Clemente ha portato dentro il Corpo della Polizia Municipale. 

Trullo: con una pinza tenta di strappare lo Street Control dal tetto della Pattuglia, denunciato dai Vigili.
I fatti risalgono alla settimana scorsa, mentre gli agenti del gruppo Marconi erano impegnati in via del Trullo nell'attività di sanzionamento delle auto parcheggiate in doppia fila.
Mentre i due agenti erano intenti a manovrare lo strumento, era accaduto che un uomo, S.G. romano di 62 anni, pensando di passarla liscia, aveva tentato da dietro con una pinza di strappare la telecamera dal tetto dell'auto non riuscendoci, dandosi poi alla fuga tra i veicoli parcheggiati e facendo perdere le proprie tracce. L'agente alla guida del veicolo, sentendo i rumori, era però riuscito dallo specchietto a vedere in viso l'uomo.
E' bastato qualche giorno di indagini e, controllando le foto delle patenti dei conducenti multati la stessa mattina a via del Trullo, l'agente alla guida ha riconosciuto il colpevole che è stato rintracciato al lavoro, proprio in un negozio di via del Trullo.
Prelevato e condotto presso gli uffici, l'uomo ha inizialmente negato, ma poi ha ammesso le sue responsabilità dichiarando che si era avvicinato per chiedere informazioni.
E' stato alla fine denunciato all'Autorità Giudiziaria per Interruzione di Pubblico Servizio, Resistenza alle FF.OO. e danneggiamenti, visto che il cavo della telecamera è stato parzialmente tagliato e la telecamera necessiterà di costose riparazioni.
Roma, 24 giugno 2016

Con Street Control, con la rotazione dei vigili, con IoSegnalo in due anni e mezzo Raffaele Clemente ha cambiato il volto alla Polizia Locale. Ha fatto saltare il chiccherone a tanti privilegi, tante illegalità e tante cattive abitudini. Sia dentro che fuori al corpo. Sia nei suoi stessi colleghi che nei cittadini. Più grillino lui di qualsiasi militante del Movimento 5 Stelle! Oggi il suo mandato è a quanto pare concluso (alcune letture però lo vedono attivo fino al 10 ottobre, ma c'è gran confusione) perché combaciava con quello di Tronca ed era già stato prorogato, per fortuna, quando Marino si era dimesso.
Che intenzioni ha la nuova amministrazione? Le opzioni sono tre.

1. Confermare Clemente visto il buon lavoro che ha fatto. E magari rinforzarlo, d'altro canto il rafforzamento di IoSegnalo e di Street Control fa parte del programma di Raggi.

2. Sostituirlo con un altro comandante esterno al corpo visti anche gli enormi vantaggi (fu una nostra grande battaglia) che ha avuto avere un comandante esterno al corpo.

3. Sostituirlo con un comandante interno al corpo. E sarebbe la soluzione più conservatrice. Magari frutto di inconfessabili accordi pre-elettorali (trasparenza!?) con la parte più retriva del corpo.

Su quali delle tre strade andranno i nuovi amministratori a Cinque Stelle? La scelta è importantissima e urgentissima al tempo stesso. 

Giunta: 4 mesi di bugie. Chi sta obbligando il sindaco a prendersi gioco della città?


1 marzo 2016: Chi vota me vota Virginia Raggi e la sua squadra, non Roberto Casaleggio. Tra l’altro ci piacerebbe presentare la giunta prima delle elezioni, in modo che i cittadini possano scegliere in modo consapevole. Non ci piace votare a scatola chiusa. (Virginia Raggi)

24 maggio 2016: La comunicherò a breve. Prima del 5 giugno comunicheremo la parte che siamo riusciti... (Virginia Raggi)

26 maggio 2016: Alcuni nomi della Giunta sì, saranno annunciati prima del voto. (Virginia Raggi)

29 maggio 2016: Il sindaco sta componendo la squadra in queste ore. C'è da fare un team che è anche un dream team. (Luigi di Maio)

13 giugno 2016: La annunceremo prima del ballottaggio, quindi a giorni ormai. Di fatto alcuni professionisti hanno chiesto di mantenere un po’ di riservatezza finché la squadra non fosse stata al completo. Hanno visto il trattamento che mi è stato riservato con questi attacchi personali e vorrebbero evitare questo accanimento nei loro confronti. (Virginia Raggi)

17 giugno 2016: Stasera annuncerò una parte della squadra come vi avevo promesso. Non la annuncio tutta perché alcuni professionisti mi hanno chiesto riservatezza sino a dopo le elezioni e io, come capitano della futura squadra, mi sento di accogliere la loro richiesta. E quindi oggi annuncerò quattro nomi, che sono quattro persone che hanno accettato di palesarsi prima del risultato. (Virginia Raggi)

20 giugno 2016: Sarà presentata nei prossimi giorni. Stiamo completando gli ultimi ritocchi e daremo i nomi anche delle persone che avevamo contattato ma avevano chiesto riservatezza. (Roberta Lombardi)

23 giugno 2016: Presenterò la squadra il 7 luglio durante la prima seduta del Consiglio Comunale. (Virginia Raggi)

In sintesi la storia è questa:
  • Promette di annunciare la giunta prima del voto (primo turno).
  • Promette di annunciare la parte che è riuscita a comporre prima del voto (primo turno).
  • Promette di annunciare la giunta prima del ballottaggio.
  • Annuncia una parte (4 nomi) prima del ballottaggio (a pochissime ore dal silenzio elettorale, in modo da rendere impossibile qualsiasi commento). Alcuni "professionisti" chiedono riservatezza sino a dopo le elezioni. Promette quindi di dare i restanti nomi a elezioni concluse.
  • Si svolgono le elezioni e gli altri nomi li darà il 7 luglio (a questo punto speriamo). Quasi 20 giorni dopo la fine delle votazioni.
Ovviamente nessuno di noi nega che per fare un lavoro fatto bene ci voglia tempo, nessuno nega che l'inesperienza giochi a sfavore, nessuno nega le difficoltà di questo compito e il fatto che richieda qualche settimana in più. Ma nessuno deve negare però la verità fattuale che emerge da questa analisi: Virginia Raggi ha vinto le Comunarie del Movimento 5 Stelle in Febbraio, lo scorso inverno. Sono passati precisi precisi 4 mesi. In 4 mesi ha dimostrato di non avere una sua idea di classe dirigente con cui accompagnarsi per gestire la città, eppure si viene da tre anni di esperienza in Consiglio; dove sono le persone che hanno affiancato Virginia e gli altri tre consiglieri in tutto questo tempo? Dei 4 assessori già scelti due sono personaggi inquietanti, uno - pur in gamba - le è stato segnalato da figuri come Tomaso Montanari e Christian Raimo - e solo l'assessora all'ambiente appare una scelta credibile. Sui nomi che circolano per gli assessorati mancanti c'è spesso da mettersi le mani nei capelli, specie per ruoli cruciali e decisivi per la vita di ciascuno di noi come l'assessorato al commercio. Pare che dopo il nostro articolo la Parissi sia sfumata, ma pare che i nuovi papabili siano pure peggio. 
In tutto ciò sono inaccettabili le bugie sui tempi, la menzogna nell'affermare di avere una squadra pronta quando non era vero nulla, la totale mancanza di trasparenza (ma non era la trasparenza una delle tre richieste pressanti che i cittadini avevano fatto al Movimento?) sulle modalità, i processi, le filiere. Gli assessori vengono selezionati con colloqui rapidi, gli viene dato qualche istante per decidere, poi vengono esaminati anche da una pletora di personaggi non eletti, gente a cui i romani non hanno dato mai fiducia e che invece si immischiano: ogni riferimento a Luigi Di Maio è puramente casuale. 

Il confronto con Torino è umiliante. Lì Chiara Appendino ha pubblicato delle call online in cui chiedeva curriculum e adesioni per i papabili assessori, le candidature sono state selezionate, analizzate e gli assessori prescelti nella totale trasparenza. Tra l'altro nessuno - non gli assessori, ma neppure i consiglieri - devono firmare ignobili dimissioni in bianco e operare non secondo coscienza ma sotto la minaccia di ritorsioni economiche. Perché in Piemonte il Movimento si comporta in maniera civile e a Roma in maniera... romana? La Giunta di Torino è oggi di fatto a lavoro, quella di Roma forse a Luglio tra caos e mille promesse mai mantenute.

Virginia Raggi è donna precisa, scrupolosa, preparata, attenta e secchiona. E' l'ultima persona al mondo che ha voglia di fare figuracce, di dire le cose e poi non farle, di farsi abbracciare da queste dinamiche che sono solo vecchia politica. E' lapalissiano che qualcuno la stia portando a questo. Dunque immaginiamoci quante pressioni, quanti interessi, quante attività di lobbing ci debbano essere dietro a queste difficoltà per costringerla in tale condizione imbarazzante. Condizione che sta facendo rumoreggiare, nei forum, nei blog e nei gruppi segreti, più di qualche militante ormai.

Noi, che abbiamo da subito dato indicazioni di voto per Virginia Raggi nella speranza di ritrovarci al cospetto di prassi radicalmente nuove e innovative, non ci tiriamo indietro nell'affermare che se prometti la rivoluzione e poi ti comporti esattamente come chi ti ha preceduto nei decenni precedenti stai truffando il tuo elettorato ("per evitare una rivoluzione vera, in Italia se ne sono inventata una farlocca" pensano sempre più persone). Se scegli la squadra di governo della città non in base alle competenze e al merito, ma in base agli amici degli amici e agli appetiti delle correnti del tuo partito stai raggirando chi ha creduto in te in quanto novità e stai mettendo una ipoteca serissima sulla reale efficacia dell'azione di governo. Se consideri "trasparenza" un video puerile dalle segrete stanze del Campidoglio, ma poi spegni lo smartphone proprio quando si discute realmente sulle sorti della città, allora hai una bassa considerazione del tuo elettorato e dei tuoi concittadini e stai tradendo in toto il loro mandato.

Speriamo che si cambi registro al più presto perché altrimenti a piangere saranno i cittadini di Roma. E non per l'emozione del panorama. 

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