A Milano la Giunta è stata in blocco presentata domenica e si riunirà la prima volta dopodomani per i primi provvedimenti; Beppe Sala e Roberto Maroni, intanto, stanno lavorando fianco a fianco per proporre all'Unione Europea di portare in città alcune sedi delle agenzie europee che giocoforza dovranno lasciare Londra. Si tratta di rendere ancora più internazionale Milano, di dare ancora più chance ai giovani milanesi e ancora meno motivi per emigrare fuggendo all'estero.
A Roma, benché le emergenze siano cento volte più impellenti, il Consiglio si riunirà solo il giorno 7 luglio e quel giorno sarà la volta di sapere i nomi della Giunta. Ma forse, stando ai giornali di oggi, si potrebbe addirittura slittare al 13 luglio assommando mancate promesse a mancate promesse. Inutile sottolineare come ogni giorno di ritardo sia un danno incalcolabile per la città e per i cittadini. Nel frattempo il sindaco organizza incontri istituzionali, ieri quello con il presidente di Ama, ma lo fa non al Campidoglio bensì nel suo comitato elettorale a Viale Marconi. Comportandosi esattamente - lo spiega stamane Ernesto Menicucci sul Corriere, ma avevamo fatto notare la cosa già ieri su Twitter discutendone col cronista di Repubblica Mauro Favale - come Silvio Berlusconi quando utilizzava il suo appartamento a Palazzo Grazioli come succursale prediletta di Palazzo Chigi, umiliando così istituzioni, palazzi, prassi civili e cittadini.
E' sorprendente dunque come in tutto questo bailamme il sindaco trovi il tempo per telefonare a destra e a manca. E soprattutto a manca. Rispunta, infatti, il nome dell'estremista Tomaso Montanari, un eccellente studioso di storia dell'arte che però è tra quella tipologia persone che vanno tenute accuratamente alla larga dalla cosa pubblica perché, fin dai principi, dichiarano e minacciano di gestirla con le armi pericolose e atroci dell'ideologia e non con quelle del merito, delle buone pratiche internazionali e della qualità.
Montanari, improvvidamente (consiglio di Berdini? A quanto pare potrebbe essere), venne indicato come papabile per il ruolo di assessore alla cultura. Ci fu più di qualche protesta in città (non ultimi noialtri) e egli rifiutò dicendo di non conoscere Roma abbastanza per fare l'assessore. Oggi rispunta come membro del "board cultura", il tavolo che dovrebbe fare da tutor - sebbene egli non ne abbia alcun bisogno - all'assessore poi individuato nella figura di Luca Bergamo. Ancora non si sa nulla di questo board, di quali saranno i suoi compiti, di chi ne nominerà i membri, di quanti saranno, di quale sarà il rapporto tra board e assessore. L'unica cosa che si sa è che Montanari - uomo che con forza era sostenuto da Massimo D'Alema (!!!) alla carica di assessore della Giunta Raggi - ne farà parte. Lo si sa perché egli lo anticipa in questa intervista a Carlo Alberto Bucci oggi su Repubblica.
Una nuova nomina divisiva, inopportuna, che spacca in due la città e mette in difficoltà buona parte del milieu culturale capitolino (si pensi ad un grande personaggio come il Soprintendente Francesco Prosperetti doversi confrontare con Montanari!) lontanissima dai principi del Cinque Stelle, distante dal concetto di merito (Montanari stesso ha dichiarato di non essere competente per mettere le mani nella cultura a Roma e il sindaco che fa, lo richiama!). Ancora persone incarognite, animate da spirito di rivalsa e di vendetta, poco interessate al reale rilancio della città ma molto interessate ad affermare se stesse e le proprie pazzoidi ideologie dopo anni di meritatissima marginalità. E vedrete che se i chiari di luna son questi spunterà fuori anche Christian Raimo, quello che scrisse che il problema culturale di Roma era che in città c'era un eccesso di legalità...
Tra l'altro con un assessore in gamba come Luca Bergamo non si capisce il motivo di mettere ulteriori galli nel pollaio a far cagnara. E non si comprende, di nuovo, come dopo aver promesso per un trimestre di realizzare la Giunta in tempi civili e prestabiliti, Raggi trovi coi ritardi che ha accumulato e che tutti noi paghiamo sulla nostra pelle anche solo 10 secondi per interloquire con Montanari preoccupandosi dell'ultimo dei problemi com'è la composizione del "board cultura". Evidentemente senza stare alla cornetta con vecchi arnesi del PCI, con residuati bellici di Rifondazione, con relitti arruzzoniti di SEL o dei violenti movimenti antagonisti il sindaco proprio non può stare. Non potrebbe invece applicarsi a individuare una nuova classe dirigente, lontana dai fallimenti dei peggiori partiti, di stampo europeo, basandosi sul merito, facendo tornare in Italia le dozzine di storici dell'arte o manager culturali che sono dovuti scappare perché qui ci si rivolge sempre ai soliti raccomandati dalla peggior feccia della politica?
Raggi ha bisogno di qualche numero di telefono di uomo di cultura semplicemente in gamba e privo di qualsivoglia raccomandazione? Possiamo provvedere noialtri. Se poi preferisce servirsi da Massimo D'Alema prosegua pure con questa china. Una china che pagherà carissima, questo è del tutto evidente. Sia a livello locale, sia a livello nazionale. Questo appiattimento su fallimentari esperienze riciclate dalla sinistra estrema farà perdere più di qualche voto al Movimento. E allora addio Referendum e addio Di Maio primo ministro. Ma soprattutto, ed è un peccato, questo significherà il rafforzamento decisivo dei partiti lepenisti italiani di Meloni e Salvini che recupereranno centinaia di migliaia di loro voti. Perché gli elettori di orientamento destro che avevano testato il Cinque Stelle si stanno rendendo conto che il loro suffragio viene strumentalizzato per squallide operazioni zapatiste dal cortissimo respiro e dal fallimento assicurato.
Insomma una strategia semplicemente suicida. Ma nel suicidio di una linea politica e di scelte scellerate sta in mezzo il danno che si fa ad un territorio e ad una comunità già allo stremo. Una bella responsabilità francamente incomprensibile.
Ma andiamo ad analizzare - perché le parole sono importanti - l'intervista di Montanari a Repubblica. Breve ma densa di scempiaggini.
"Pronto a dare una mano senza essere retribuito"
Prima sciocchezza. E' anche a causa di retribuzioni inesistenti o troppo contenute che il Movimento 5 Stelle non sta riuscendo a fare la Giunta. Nessuno viene a rovinarsi la vita per 3mila euro al mese, in buona sostanza. Con questi stipendi raccatti molto più facilmente disoccupati e falliti. Il concetto, sdoganato definitivamente dal Governo Monti, che chi si occupa di cultura deve farlo senza essere pagato sta facendo dei danni inenarrabili su tutti i livelli. Sta facendo passare il concetto che vincono solo i figli di papà e i ricchi di famiglia. Una bella strategia elitaria da parte di chi fa il comunista sempre col deretano degli altri...
"Luca Bergamo conosce bene Roma e poi è di sinistra"
Ditemi voi cosa c'entra questa lettura di una personalità politico-amministrativa con il Movimento 5 Stelle. 67 romani su 100 hanno mandato al potere una forza nuova e inedita proprio per evitare di doversi ritrovare nella dinamica ottocentesca di destra-sinistra, proprio per parlare solo di merito, di onestà, di qualità. E invece ci risiamo, rewind di 30 anni: non conta se Luca Bergamo è bravo, competente, aggiornato, preparato. No. Conta che sia di sinistra. Conta che sia portato dalla cricca fallimentare che ha scarnificato il paese per decenni. Ma che caxxo vuol dire? Cosa significa bollare un professionista che si appresta ad un compito così complicato come "di sinistra"? Peraltro, se questo fosse il motivo della sua scelta, sarebbe un'autentica frode elettorale (come abbiamo ripetutamente spiegato): se le persone volevano assessori "di sinistra" votavano Fassina - il quale invece ha totalizzato un risultato più che mediocre -, se invece si è votato M5S significa che questa logica non interessa più nessuno.
"Zetema, con i vertici condivisi con Civita, ha messo in atto una politica di commercializzazione e di mercificazione della cultura"
Allora, chi non conosce Montanari deve sapere che "mercificazione della cultura" è un po' il suo marchio di fabbrica. La somma puttanata secondo cui se apri un ristorante in un museo (come accade in tutti i musei del pianeta) stai svendendoti al dio denaro. Scrive questo concetto ossessivamente, tanto nessuno replica e non c'è all'orizzonte alcuno che sia lucido per fargli notare i danni che farebbe questa politica se davvero applicata. Il problema di Zetema (e, intendiamoci, un problema c'è ed è enorme) non è quello di aver "mercificato", semmai il problema è l'esatto inverso: Zetema ha instaurato un monopolio che ha per certi versi espulso il mercato, quello sano, quello sfidante, quello competitivo, dai servizi per la cultura. Ed è lì che bisogna agire (considerando che Zetema ha oltre 1000 dipendenti, e auguri a chi, come Raggi, sembra stare fin troppo attenta non voler scontentare nessuno, specie prima del 2 ottobre...). Inoltre il problema è il modello, non certo banalmente la figura di Albino Ruberti (ovvero il "vertice condiviso" tra Civita e Zetema) che Montanari cita senza avere il coraggio di citare. Il problema è cambiare schema, a valle poi saltano ovviamente i dirigenti, gli amministratori, i direttori generali. Non il contrario. Sennò è ideologia.
"Su Via Appia non può decidere solo lo Stato e il potere decisionale deve essere ridato al Comune"
Ma per fortuna che c'è lo Stato! Percorso da clientele e incapacità, il Comune non è mai stato in grado di fare nulla di decisivo negli ultimi decenni. Mai avremmo liberato il Colosseo dal suq degli ambulanti, ad esempio, se non ci fosse messo di mezzo lo Stato. Montanari quando viene incaricato dallo Stato e dal Ministero del Collegio Romano dice che il Ministero deve essere forte; quando invece viene incaricato dal Comune sostiene che il Comune deve riappropriarsi del potere. Un simpaticone che transita dall'essere statalista o anti-statalista a seconda delle convenienze del momento.
Ci rendiamo conto della pesantezza di queste disamine e di queste analisi. Molti nostri lettori non sono abituati a questa densità e alcuni ci stanno abbandonando sui social: un rischi che corriamo volentieri perché non siam qui ad accumulare follower o like e a differenza di chi amministra corriamo volentierissimo il rischio di essere impopolari. In questa fase non ce la sentiamo di far finta di niente. Sarebbe più facile criticare e additare domani, ma preferiamo al contrario mettere in guardia oggi, quando c'è ancora il tempo per il ripensamento, illudendoci che qualcuno all'interno del Movimento apra gli occhi e ci stia a sentire. L'obbiettivo non è, come è evidente, mettere in difficoltà il sindaco, bensì aiutarlo a non sbagliare o a sbagliare il meno possibile. Ecco il motivo dei tanti post che stiamo dedicando alla composizione della squadra di governo della città, un passaggio che prendiamo molto sul serio: ne va della nostra vita nei prossimi anni e sinceramente non abbiamo voglia di essere quelli che aspettano il cadavere lungo il fiume, preferiamo muoverci d'anticipo per indicare dove si sta sbagliando sperando di essere ascoltati.
Non c'è cosa, a nostro avviso, più intellettualmente onesta di questa. E il prossimo post, ve lo annunciamo così se non vi piace questa attività potete decidere autonomamente di evitare di seguirci, sarà l'ennesimo post per sottolineare al sindaco i danni che farà insistere sulla scelta di Paolo Berdini all'urbanistica...















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