Rudolph Giuliani ha salvato New York. Michael Bloomberg l'ha trasformata in un posto bellissimo. Un video da vedere

5 ottobre 2015

In questi anni non abbiamo fatto altro che parlare di Rudy Giuliani sperando che qualcuno, in Italia e in particolare a Roma, capisse l'insegnamento di quel sindaco che, mettendo in pratica la Teoria delle Finestre Rotte, riuscì o per lo meno contribuì fortemente a risistemare una città cento volte più difficile di Roma come New York.



E parlando tanto di Giuliani ci siamo dimenticati troppe volte di parlare di Michael Bloomberg. Se Giuliani, infatti, tolse da New York lo schifo (ed è quello che occorrerebbe in questo preciso momento a Roma), Bloomberg regalò a New York quello che New York non aveva mai avuto: la bellezza, la morbidezza, il gusto della passeggiata, il mood flaneur. Roba che la Grande Mela non aveva neppure lontanamente immaginato da città dura e spietata come è sempre stata e si è sempre raccontata.



Bloomberg l'ha trasfigurata. Ne ha fatto una città per certi versi europea. Un luogo dove non ha solo senso correre forsennatamente, ma anche ogni tanto fermarsi godendosi gli spazi urbani. Tutto questo a New York era completamente inedito Ha fatto impennare la qualità della vita (e anche, ovviamente, i prezzi) di chi ci abita. Come lo ha fatto? Il filmato che riassume i grandi cambiamenti del suo governo (ben 12 anni, dal 2002 al 2013 ché tanto ci vuole per imprimere cambiamenti di questa natura) lo spiegano chiaramente: lo ha fatto puntando sul verde, sulla pedonalità, ma ancor più sulla bicicletta. Forte di un postulato che ancora trova incomprensibili resistenze da noi: disegna una strada che sia fit per le bici, per i pedoni e per i disabili e hai realizzato una bella strada. Non ci vuole molto, basta riformattare le priorità. Anche New York era in assoluto la città delle macchine, delle avenue infinite e trafficatissime, pochissimo importa la presenza o l'assenza di tante metropolitane, è paradossalmente marginale: New York era ricoperta di auto anche avendo molte centinaia di km di metro ed è restata ricoperta di auto finché non si sono disegnate strade che restituissero spazi pubblici ad altri utenti che non fossero le automobili. 



Anche a New York chi utilizzava la bici era considerato un pazzo, ora è considerato un pazzo chi potendo muoversi in bici opta per l'auto. Anche a New York i mezzi pubblici erano pericolosi e roba da sfigati ma durante il mandato di Bloomberg il sindaco, tra gli uomini più ricchi del mondo con un patrimonio personale superiore ai 20 miliardi di dollari, ha preso ad andare in ufficio esclusivamente in metro. Nessuno ha osato dire "non possiamo fare le ciclabili perché poi i ciclisti si fanno male", anzi si è deciso di correre i rischi che si debbono correre quando bisogna innescare il cambiamento, cittadini e amministrazione assieme. Nessuno ha osato dire "gli spazi per le bici non ci sono perché le strade sono delle macchine", perché semplicemente sarebbe stato scambiato per un pazzo.
Insomma perfino la megalopoli per eccellenza può diventare il posto più accogliente del mondo per la mobilità dolce, basta volerlo. L'esperienza di Michael Bloomberg a New York dovrebbe togliere tutti i pretesti ai nostri amministratori, dovrebbe impedire loro di avere qualsiasi scusa. Si può fare questo in una metropoli da 10 milioni di abitanti e "nun ze poffà" a Roma, paesone che non arriva a 4 milioni? Non credibile, piano piano stiamo aiutando tante persone a rendersene conto.

Milioni di euro di soldi europei gettati al vento. Nuovo videoreportage sui lavori a Porta Portese. E poi dicono che mancano i soldi







Il riassunto delle puntate precedenti ce lo potete avere andandovi a leggere i precedenti articoli che abbiamo dedicato a questa incredibile storia. Ad esempio qui e ancora qui.
Stiamo parlando di tantissimi milioni di fondi europei, l'unico cantiere di riqualificazione urbana che, a Roma, una città non in grado di fare progettualità per carenza umana negli uffici (incapacità e inedia di funzionari e dirigenti), si sta svolgendo in questi mesi. In questo caso i soldi europei sono arrivati - probabilmente grazie all'impegno della Regione, non certo del Comune che, ribadiamolo, non è in grado di fare progetti - ma si stanno buttando nel gabinetto dal primo all'ultimo.

Il grande progetto prevedeva una profonda riqualificazione urbana dell'area estesa di Porta Portese. Dalla porta omonima fino praticamente alla Stazione Trastevere; da Piazza Ippolito Nievo a Lungotevere degli Artigiani.


Cosa stanno facendo? Con l'eccezione di una bella ciclabile lungo la Portuense e di una Piazza Bernardino da Feltre riqualificata in maniera quasi-decente, il resto è un disastro. Il progetto - se così vogliamo chiamarlo - prevede il rifacimento dei marciapiedi esattamente com'erano prima, con le stesse dimensioni, con le stesse sagome. Non c'è nessuna attenzione al fatto che siano cambiate le norme, le leggi, gli stili di vita. Non ci sono allargamenti in prossimità degli angoli, non ci sono protezioni degli attraversamenti pedonali, non ci sono allargamenti dei percorsi pedonali per evitare la sosta selvaggia (le strade hanno solitamente la sosta solo da una parte ma sono larghe a sufficienza per ospitare sosta abusiva sulla parte opposta), non c'è nessuna miglioria progettuale.
Qualche personaggio a livello politico o a livello tecnico dentro Risorse per Roma (la società che ha firmato il progetto) ha deciso di spendere tutti questi soldi senza risolvere i problemi. Replicando il progetto di layout stradale di trenta, quaranta o cinquanta anni fa. Costringendo i cittadini a vivere in contesti urbani e spazi pubblici che andavano bene mezzo secolo fa. Si poteva riqualificare spendendo la stessa cifra, si è deciso di non farlo.

Se ci fosse a Roma un Ordine degli Architetti con gli attributi dovrebbe decisamente alzare la voce: cosa abbiamo a fare urban planner, progettisti e architetti se poi non vengono usati? Se poi si disegnano marciapiedi replicando sagome vecchie di decenni? E tutte le altre città che rivoluzionano e modificano gli spazi urbani sono sceme? Far vivere i cittadini in spazi angusti e mal progettati ha delle conseguenze gravissime: far crescere le persone in spazi brutti genera delle persone brutte con tutte le centomila conseguenze del caso. Ma tanto, a Roma, i problemi so artri. No?

A Roma il verde fa così schifo che i senzatetto si sono messi a pulire i giardinetti. Una storia incredibile da Colli Albani

4 ottobre 2015





Eva e Gonzales sono due senzatetto che vivono in un'auto ormai inutilizzabile nel parcheggio: hanno deciso, vedendo il degrado che li circondava, di prendere in mano gli attrezzi e nel giro di poco tempo hanno trasformato una vasta area degradata, in un posto pulito e ordinato. Era un parcheggio sporco e circondato da un giardino che ormai era diventata una jungla con alberi che, poverini, avevano i rami che arrivavano a terra e l'erba che era diventata sterpaglia.  La notte gli ubriaconi lasciavano bottiglie e pattume sparso dappertutto. Il giorno i cani scorrazzavano liberi di sporcare senza che i padroni si sentissero in dovere di pulire. Insomma, era un posto dal quale stare alla larga. 

Ora, questi due incredibili personaggi hanno fatto in modo che il posto possa essere di nuovo tranquillamente frequentato e, devo dire che ho notato una notevole diminuzione delle deiezioni canine. Pulire sul pulito è decisamente meglio che pulire sullo sporco. Mi sono fermato a parlare con loro e ho toccato con mano una umanità e dignità che oramai fa notizia nella nostra amata e odiata città. Ho chiesto loro di cosa avessero bisogno e candidamente mi hanno chiesto di procurare se possibile qualche bustone per l'immondizia e, se volevo, qualche spicciolo per sopravvivere.
Che dire? Guardate la foto...
Albino

Caso Piazza Navona: da annullare il bando-truffa della Befana! Si svegliano Confcommercio, Fipe, cittadini. E l'assessore Leonori



E scoppia finalmente sui giornali cittadini, con tutto il clamore che merita, il caso assurdo di Piazza Navona e della Festa della Befana. Fino a 20 minuti fa ci sentivamo un po' dei pazzi: possibile che solo noi, ci dicevamo, ci siamo accorti e stiamo insistendo da giorni sullo schifo che fa il bando che per 10 anni assegnerà le bancarelle a Piazza Navona? Possibile, ci ripetevamo, che dopo Mafia Capitale ancora a Roma si facciano i bandi come ai vecchi tempi, scritti per favorire chi già si sa, confezionati per marginalizzare la qualità, l'eccellenza, l'imprenditoria vera?

Dopo il nostro articolo sono state troppo poche le reazioni e ci stavamo molto preoccupando. Abbiamo sollecitato le associazioni e c'è stato il silenzio, abbiamo sollecitato l'assessore alle attività produttive e c'è stato il silenzio. Le uniche repliche erano venute dal Primo Municipio: una piuttosto stizzita ma composta del presidente Sabrina Alfonsi, che per risponderci si era fatta impapocchiare un documento da quegli stessi uffici che avevano confezionato il bando-truffa (trovate tutto nel link qui sopra); e una molto meno composta da parte dell'assessore al commercio del Primo Municipio Jacopo Pescetelli il quale - potete trovare tutto sul suo profilo Facebook ammesso e non concesso che dopo stamattina non abbia per dignità cancellato - ci ha preso per un paio di giorni di fila a male parole e a insulti pur di difendere l'indifendibile di un bando che oggi è finalmente all'attenzione della città.





Oggi la svolta. Il Messaggero è uscito con un'inchiesta vera, un lavoro coi fiocchi di Camilla Mozzetti rispetto alla quale ci togliamo il cappello: quando abbiamo fatto notare la pochezza degli articoli precedenti usciti sulla stampa, alcuni colleghi della Mozzetti ci hanno schernito segnalandoci che non potevamo dare lezioni di giornalismo, oggi Mozzetti ha dato lezioni di giornalismo a mezza città. Che speriamo impari, ché in una città con una stampa attenta certe sozzerie non accadono così spudoratamente e facilmente. 

La Mozzetti è andata a bussare a diverse porte. La Confcommercio, la Federazione Italia Pubblici Esercizi, gli assessorati al commercio di Comune e Municipio, le associazioni di cittadini. A parte le dichiarazioni sgangherate di Pescetelli il quale interpreta il suo ruolo come "abbiamo fatto del nostro meglio" (e evitiamo di commentare per carità di patria), il resto dei virgolettati e dei titoli che un giornale di peso come Il Messaggero ha voluto porre, prima pagina inclusa, è di gran peso. La Mozzetti ha fatto parlare tutti. Fabio Spada della Fipe spiega come tecnicamente il Primo Municipio abbia utilizzato lo strattagemma della "fiera" per escludere tutti coloro che non fossero già presenti in questa piazza, un trucchetto vergognoso che non farà altro che riconsegnare Piazza Navona agli stessi operatori che l'avevano squalificata, che l'avevano umiliata, che l'avevano sfregiata l'anno scorso e che avevano dunque generato il problema che ha portato alla necessità di un bando. Un vero paradosso: fai un bando per liberarti di gente scadente e lo scrivi in modo che solo la gente scadente possa parteciparvi e vincere. Cosa c'è di più ridicolo e indifendibile? E illustra, sempre Spada, in maniera tecnica, come sarà facilissimo, grazie a questo bando, per i vincitori, somministrare agli avventori e ai frequentatori della Festa del cibo banale e mediocre. Non ci dimentichiamo, infatti, che il bando è scritto in maniera tale da rendere totalmente inutili i requisiti di qualità: tutti li possono raggiungere senza alcuna difficoltà autocertificando ciò che il bando chiede. E così se l'asticella della qualità si abbassa fino a livello del terreno, quello che assume peso decisivo è solo l'anzianità: un giochetto niente male. Tuttavia finalmente smascherato.

Notevoli le dichiarazioni di Rosario Cerra, bravo presidente di Confcommercio. Lui spiega come questo bando tenga alla larga la qualità e come mortifichi le tante eccellenze che durante questi 7 lunghissimi anni di crisi hanno resistito in città oppure sono nate ex novo rischiando e stringendo i denti. Una cosa imperdonabile da parte del Primo Municipio che tante di queste realtà ospita entro i propri confini; un insulto all'economia del territorio; un pregiudizio per chi può avere voglia di investire: leggendo queste vicende la voglia, semplicemente, passa. Le dichiarazioni di Cerra valgono il doppio di tutte le altre perché Cerra è a capo di una associazione di categoria che comprende anche gli ambulanti. Questo significa che - come abbiamo sottolineato non appena è stato pubblicato (anzi sono pubblicati solo gli allegati, il bando non è mai andato online e cliccando sulla Determina Dirigenziale dà errore) - l'avviso pubblico è scritto coi piedi. Ma come, proprio ora che le associazioni, dopo anni di sciatteria, guardano alla qualità come chiave di lettura per dare un ruolo alla città e uscire dalla crisi, il Comune volta la testa dall'altra parte e dà priorità a anzianità, diritti acquisiti e lobby? E' imperdonabile.

Ma non è finita qui. Ci sono anche i cittadini. E c'è Viviana Di Capua, capa dei residenti del centro storico da decenni, la quale - esattamente come Marta Leonori - è stata raggirata durante la conferenza stampa di presentazione. Cosa è successo? Ve lo abbiamo già raccontato nel nostro primo articolo: la conferenza si è svolta al mattino, la pubblicazione del bando-truffa è avvenuta però la sera. Le persone presenti alla conferenza stampa non sapevano delle polpettine avvelenate inserite nel bando e così hanno presenziato, si sono fatte fotografare, hanno rilasciato - sulla fiducia - dichiarazioni entusiastiche sulla "svolta" e sulla "festa finalmente dedicata ai bambini": una trappola! Viviana Di Capua è stata addirittura citata, tipo: "grazie anche a lei siamo potuti andare avanti in questa battaglia di decoro e qualità". Si, come no... E ora la Di Capua si toglie qualche sassolino, anzi qualche sercio: secondo l'articolo del Messaggero ma anche secondo un lancio dell'Agenzia Dire - e speriamo che questo corrisponda al vero - la Di Capua avrebbe interessato Alfonso Sabella, l'assessore alla legalità, per un controllo sul bando-truffa visto che in tutta evidenza l'avviso pubblico esclude de facto qualsiasi possibilità di concorrenza e merito. E speriamo che Sabella dica la sua quanto prima.

D'altro canto la città ha annullato in autotutela alcune dozzine di bandi in questi ultimi mesi, non si capisce quale sia il problema ad annullare pure questo. Occorre muoversi nel più breve tempo possibile però.

Insomma Fabio Spada, Rosario Cerra, Viviana di Capua. Chissà se tutte queste persone, che dicono - anche con più forza - grosso modo quello che dicevamo noi, si piglieranno gli insulti e i goffi improperi che l'assessore al commercio del Primo Municipio Emiliano Pescetelli ci ha riservato nelle ultime 48 ore... E chissà se gli stessi insulti se li meriterà anche Marta Leonori, che chiude l'inchiesta de Il Messaggero bollando - eufemisticamente - come "poco coraggioso" il lavoro del Primo Municipio.

In realtà Marta Leonori dovrebbe essere ben più incaxxata. Operando a favore delle lobby, operando con la paura di pestare i piedi a potentati consolidati in città, il Primo Muncipio impedisce all'assessore (e al sindaco Marino, che forse dovrebbe ora esprimersi con chiarezza a riguardo) di imprimere svolta e cambiamento su questo importante ambito. La Festa della Befana di Piazza Navona è una vetrina nota internazionalmente e cambierà registro, forse, nel 2025, quando sicuramente ne Marino ne Leonori ci saranno più. Un'occasione persa inenarrabile per questa consiliatura e per questa generazione politica, in una città che nonostante tutto continua dunque a muoversi alla stessa maniera in cui si muoveva nell'era pre-Mondo di Mezzo. Davvero Marta Leonori può limitarsi a qualche dichiarazione infastidita sui giornali? Davvero può permettersi di non interessare il Sindaco e, a sua volta come stanno facendo financo i residenti, l'assessore alla legalità? Davvero può consentire a personaggi che avrebbero la struttura e le spalle al massimo per amministrare un condominio di raggirarla impedendole di emergere per quello che si merita di essere ovvero l'assessore alle attività produttive che sta per prima affrontando le annose questioni degli ambulanti, dei cartelloni, dei mercatini, delle bancarelle e altre metastasi di una città praticamente uccisa dalle lobbies? Sul serio Marta Leonori si fa stoppare così? Sarebbe grave e sarebbe complice con chi ha deciso di chinare il capo di fronte a squallide pressioni.

Cosa bisogna fare? In primis ritirare il bando e riscriverlo. Subito e rapidamente, anche se seguendo il ragionamento dei bravi amici di Diario Romano ci si potrebbe prendere anche un po' di tempo visto che su Piazza Navona il bando dello scorso anno (quello rispetto al quale i bravi commercianti che ora il Primo Municipio vuole premiare non ritirarono neppure le autorizzazioni) vige ancora quest'anno e anche il prossimo! 
In secundis, e qui l'appello è a Matteo Orfini, rivedere il personale politico che è stato messo a sovraintendere partite cruciali nei municipi. Se un qualsiasi assessore non è all'altezza di resistere alle lobbies, se ancora nel 2015 gli uffici municipali scrivono evidenze pubbliche su misura per le vecchie mafiette  infischiandosene degli input politici che vanno nella direzione esattamente opposta e se, infine, invece di ostacolare questo andazzo lo si difende a spada tratta, forse è il caso - come il Commissario del Pd ha sottolineato nei giorni scorsi - di ruotare alcuni ruoli e di mettere negli assessorati chiave dei Municipi persone strutturate, lucide, dotate di una visione di città e capaci di sorreggere il peso del cambiamento. Vale ovviamente per tutti i Municipi e per tutti gli assessorati: questo caso è solo un esempio, uno dei tanti (lo diciamo a beneficio di Jacopo Pescetelli che non ha mancato di minacciarci di querela).

E' sempre una questione di soldi. Follow the money. Quanto vale la Befana di Piazza Navona? Davvero pensiamo che un banco incassi meno di 2, 3 o 4mila euro al giorno? Teniamoci bassi: 2mila euro al giorno. Moltiplicate per 60 banchi e fanno 120mila euro al giorno (diamine, stiamo terribilmente bassi, ma procediamo). 120mila euro moltiplichiamoli per i 30 giorni di durata della festa e siamo a 3 milioni e 600mila euro. Il tutto va moltiplicato per 10 anni perché questa è la durata della concessione: siamo insomma parlando di un affare da almeno 36 milioni di euro. Tutti nelle mani di una o poche famiglie come la Mozzetti de Il Messaggero spiega alla perfezione: secondo voi una famiglia o un clan fa o non fa pressioni indebite quando ci sono di mezzo una quarantina di milioni di euro? Certo che le fa, ed è anche fisiologico. Ecco perché dall'altra parte ci deve essere chi non si caga addosso quando le lobbies bussano alla porta. Chiaro, no?

Ora avete capito perché si parla, sulle cronache nazionali e locali, di una cena del sindaco da 200 euro, di uno scontrino non correttamente riscontrato o della risposta del Papa ad un cronista che ha posto una domanda scorretta? Per togliere spazio e coprire scandali da decine di milioni di euro come questo. Scandali che si continuano a perpetrare esattamente come se nulla fosse accaduto a Piazzale Clodio a partire da dicembre 2014. Ecco il gioco della macchina del fango contro il sindaco: serve a coprire le magagne, quelle vere, quelle che ipotecano la città per anni e anni. Magagne peraltro attribuibili, attenzione, al sindaco stesso, che non riesce a far rigare dritti collaboratori e personaggi della sua stessa maggioranza nei Municipi e negli uffici.

Ci aspettiamo grandi svolte su questa partita che, finalmente, dopo l'inchiesta del Messaggero non può essere più ignorata. Se però Marta Leonori si dimostrerà incapace di risolvere questo bubbone, il giudizio sulla sua capacità di determinare svolte e cambiamenti nella direzione della qualità e della reale concorrenza in chiave europea non potrà che cambiare radicalmente.
Nel frattempo, dopo l'approdo sui giornali, la faccenda domani arriverà nelle aule: è pronta ad essere depositata, secondo quanto Roma fa Schifo è in grado di anticipare, una dura interrogazione sulla faccenda a firma del Movimento 5 Stelle. Interrogazione sia in Assemblea Capitolina sia nel consiglio del Primo Municipio. 

Ecco perché a Roma i cittadini non devono partecipare alle scelte disviluppo urbanistico. Il caso della ex Zecca di Piazza Verdi

3 ottobre 2015

Ogni santa volta che abbiamo avuto a che fare con processi di "partecipazione" dei cittadini allo sviluppo della città ci siamo resi conto che per questi processi Roma non è assolutamente pronta e ogni tentativo di questo tipo rischia di essere cavallo di Troia per realizzazioni errate, dannose, inaccettabili, lontanissime da ogni standard internazionale.

A Roma se gli amministratori non arrivano all'altezza di gestire l'ultimo dei condomini di Settecamini, i cittadini sono se possibile forse ancora ad un livello più basso: il tentativo, in ogni processo di partecipazione, è costantemente quello di abbassare l'asticella della qualità. Quello che si chiede è, nell'ordine: posti maghina all'aperto e gratuiti a occupare il suolo pubblico (che dunque non può avere preferenziali, ciclabili, verde, pedonalità perché tutto lo spazio deve essere tassativamente destinato alle autovetture posteggiate) e al massimo aree cani. Questo è il massimo di qualità urbana richiesta da chi vive a Roma. Tutto il resto è bollato come "inutile" o, a seconda, "faraonico". Ciò che è normalità in tutto il mondo, diventa anomalia, eccesso.


Ecco perché in questa città bisogna accuratamente evitare di far partecipare comitati e cittadini alle scelte e alle decisioni: salvo eccezioni (difficili da individuare) contribuiranno a peggiorare il progetto e a realizzare pessimi risultati. 

Nuovo indizio di questo postulato nella stupenda e abbandonata Piazza Verdi. Un volgare parking a cielo aperto in una zona di extra lusso con case che costano miliardi e con abitanti che evidentemente hanno tutta la voglia di spendere 100mila euro per l'auto, ma non qualche centinaia di euro al mese per il relativo box. E così tutto deve restare com'è: una sorta di sfasciacarrozze abusivo sotto al cielo.


"Purtroppo" per gli abitanti, che protestano veementemente, a Piazza Verdi c'è un edificio tra i più straordinari della città. Fu la Zecca e poi la sede dell'Istituto Poligrafico. Ora una immobiliare facente capo alla Cassa Depositi e Prestiti (manco uno speculatore privato, peraltro), sta sviluppando, trasformando, lavorando affinché in questo enorme palazzo trovi sede un hotel di lusso, alcuni appartamenti, negozi e servizi. La piazza verrà riqualificata (speriamo anche con un parking interrato) e liberata dalle auto e l'atterraggio qui di una mega catena alberghiera (si parla della "suite più bella d'Europa") che potrebbe essere il Four Season colmando una enorme lacuna su Roma farebbe schizzare in alto il prezzo delle abitazioni valorizzando enormemente l'investimento fatto da chi abita qui.
Questo dovrebbe bastare per i residenti per baciare la terra dove gli investitori e gli immobiliaristi che stanno sviluppando qui passa. E invece no. E invece si protesta anche qui. I residenti si lamentano perché si stanno facendo cose "per i ricchi", come se loro, abitando nella zona più esclusiva dei Parioli, non siano ricchi sfondati. Ma le lamentele sotto sotto vanno solo in una direzione: si vuole pedonalizzare Piazza Verdi. Si vuole togliere l'orrendo parcheggio che rende la piazza un folkloristico residuato degli anni Settanta e questo i residenti non lo possono accettare.


Si riqualifica tutta l'area, si fa salire il prezzo delle loro abitazioni, si innalza la qualità della vita, si creano centinaia di posti di lavoro, magari proprio quelli dei loro figli, si aumenta sicuramente la sicurezza, l'illuminazione, l'arredo urbano, si aumentano i servizi perché qui ci saranno taxi, trasporti, nuovi negozi. Ma tutto questo non basta, perché tolgono i postimaghina. E si lamentano perché il Municipio II (facendo per una volta una cosa giusta, ed è raro) non li ha fatti partecipare raccontandogli del progetto a cose fatte. E menomale!

Quando decideremo di vietare il telefonino a bordo agli autisti Atac sarà comunque troppo tardi. Ennesimo video


Cheppoi sono pure imbecilli forte. Cioè sai benissimo che il 100% dei tuoi passeggeri è ormai dotato, giocoforza, di una telecamera perché ogni telefonino ne ha una. Sai perfettamente che tutti sono in grado ormai di fare un filmato ad alta definizione in cui si vede quello che stai facendo e la tua faccia da scemo. E ciononostante tu che fai? Continui a chattare, continui a giocare, continui a mettere a rischio la vita dei tuoi passeggeri e degli altri utenti della strada.

 

Ovviamente non vale solo per gli autisti dell'Atac ma anche per quelli del Cotral e per i millemila bus turistici. Ovviamente la cosa attiene all'atteggiamento che a Roma si ha verso il lavoro: chi si comporta con attenzione, abnegazione e rispetto è uno sfigato, un perdente. Chi viola sistematicamente le regole, fa come diavolo gli pare e dimostra pressappochismo, sciatteria e prepotenza non solo è un grande, ma nunjedevirompeicojonisennòtemena.


Un problema da affrontare che è emerso con forza durante la scorsa puntata di Piazzapulita quando il report del programma di Corrado Formigli ha ripreso un autista che stava al telefonino e quello, per tutta risposta, ha risposto come si risponde a Roma: fattelicaxxituaiprobbblemisoartri. Qui, per chi se l'è perso, sul nostro Facebook.

Raccontare la fermata Annibaliano della Metro B1 come un fallimento di chi amministra il II Municipio? Cosa facile, purtroppo

2 ottobre 2015








Il vero fallimento della metro B1 non sono solo le frequenze inferiori al regionalino per Sulmona, no. Il fallimento sta anche nelle infrastrutture. Prendete Annibaliano. Una stazione 'architettonica' e 'urbanistica' a tal punto da aver modificato la faccia di un pezzo di città.
Lo stato di manutenzione è pessimo. Le aree verdi sono abbandonate. Una infrastruttura inaugurata a metà del 2012 sembra vecchia di decenni, squallida, cadente. 

C'è un enorme parcheggio pubblico nel cuore della stazione: 400 posti auto che, in una città dove la sosta selvaggia in strada è libera, nessuno vuole andare a gestire con costi che sono certi e con introiti che nessuno ti garantisce, perché la gente si parcheggia sulla corsia preferenziale di Viale Libia e di Via Eritrea senza alcuna conseguenza. Ecco, dunque, cosa è una città: un organismo in cui cose apparentemente lontane sono in realtà legatissime in un rapporto rizomatico di causa effetto che deve essere sempre percepibile da chi amministra. Cosa ci può entrare rimuovere i cordoli dalla preferenziale di Viale Libia con la gestione di un parcheggio sotto una metropolitana: in realtà c'entra moltissimo. 

Le istituzioni locali, il Municipio, vorrebbero che un centinaio di posti del parcheggio vengano garantiti gratuitamente ai residenti. Una follia sesquipedale. Non solo a livello trasportistico (non si deve generare aspettativa di sosta gratuita, specie in una zona servita da una stazione della metropolitana), ma anche a livello imprenditoriale: infatti nessuno viene a gestire il parcheggio. 

Il presidente Gerace (nato nel 1976, ma con una mentalità degli anni Settanta, forse il minisindaco più maghinaro di Roma, colui che evidentemente aspetta il morto per sistemare la situazione incresciosa di Via dello Scalo San Lorenzo) ha protestato molto perché il parcheggio-interrato-gratuito venisse aperto. Ha mai protestato per riavere i cordoli che potrebbero rendere più rapidi e sicuri i passaggi dei bus e stroncherebbero la sosta selvaggia? Ha lottato contro le auto in divieto che ancora in questo momento mentre voi leggete sostano laddove uccisero un ragazzo a Piazza Istria? Chi viene, presidente Gerace, a gestire un parcheggio regolare in mezzo ad un oceano di posti auto gratuiti e abusivi a disposizione di chiunque voglia sostare un attimino? 

Video. Ecco come si sono organizzate le "aiutanti" a Termini. Il comitato d'accoglienza per il Giubileo sono loro


Sono posizionate in maniera militare a tutti gli accessi della stazione. Il cordino con scritto "italia" al collo ed un aspetto tutto sommato curato le rende rassicuranti. In realtà sono personaggi che non si fanno molti scrupoli di strumentalizzare e raggirare i turisti e provengono, a quanto pare, tutte dal campo nomadi di Aprilia. 
Stanno all'ingresso. La prima cosa che vedono turisti e pellegrini sono loro. Non compiono chissà quale reato - almeno per i nostri codici, sempre pronti a tutelare i farabutti e a vessare gli onesti -  stando lì e offrendo una mano. Però poi ti assillano per avere una mancia, ti restituiscono i biglietti che hai dato loro per "controllare" solo dietro pagamento e tanti altri piccoli racket e estorsioncine. La stazione è di loro proprietà.

Puntano le prede più ingenue e le accompagnano dall'entrata al binario indicando loro da dove parte il loro treno. Certo aiuta il fatto che a Roma, a quanto pare, abbiamo i turisti più fresconi del mondo. Guardate la faccia che fanno i due americani dopo che la loro "aiutante" viene allontanata dalle forze dell'ordine (basta dire loro "vattene" per allontanarle, pensate quanto ci vorrebbe poco a pulire la stazione e a consigliare a questa gente di trovarsi un lavoro serio: sarebbe sufficiente un controllo serio e capillare): subito dopo gli abbiamo detto "ragazzi, fate le cosine da soli, infondo dovete solo prendere un treno, non date retta a nessuno, quella era una ladra". E loro in lacrime a ringraziare. Sveglia pure voi!


 

Detto ciò, dal video è facile osservare balistica, dinamiche e strategie di queste signore. Appostamento fuori, accompagnamento del turista all'orario dei treni, check del binario, accompagnamento al binario. E la cosa non è scemata anche dopo l'arrivo delle barriere prima dei binari.

La cosa più inquietante di tutto questo è la consapevolezza dell'impunità grazie alle nostre norme. La polizia al massimo può fare come le mosche sul miele: una cosa umiliante per le forze dell'ordine in primis. Iene o Striscia La Notizia dovrebbero fare una cosa: organizzare un servizio simile di tourist coincierge rom alla Liverpool Station di Londra o alla Grand Central di New York City. E poi vedere cosa succede... Da lì si capirebbe perché ci sono dei paesi che continuano ad esercitare una leadership sul pianeta e altri che sono in fase di imbarazzante declino.

Video. La grande sicurezza della Stazione Termini dopo l'arrivo dei varchi: basta passare dal supermercato e si entra liberamente

1 ottobre 2015

Fatta la legge trovato l'imbroglio. Come al solito. E così è stato piuttosto facile dimostrare, lo abbiamo fatto con una semplice passeggiata, che i varchi a termini sono poco più che una formalità: è sufficiente entrare lateralmente, dal supermercatino Coop, e si esce in tutta tranquillità sui binari. L'Isis e i terroristi sono davvero terrorizzati dai nostri sistemi di sicurezza. Non sanno come fare per penetrare nella trama che protegge le nostre vite. Siamo al sicuro!

Il bando-truffa per la Befana a Piazza Navona. Avviso pubblico scritto su misura per i bancarellari esclude gli operatori di qualità


Parlare di montagna che partorisce topolino rischia di essere un eufemismo. E però la metafora regge. Due anni di caos. Un anno, lo scorso, con la festa addirittura saltata e l'amministrazione presa per il bavero da quattro cafoni. Tar, controtar e avvocature schierate. Polemiche politiche a non finire e il tutto per ottenere cosa? Che la Befana di Piazza Navona sarà riconsegnata nelle mani dei soliti, dei pessimi 'commercianti' che l'avevano ridotta una bidonville, degli squallidi operatori che lo scorso anno inscenarono un funerale in una delle piazze più belle del mondo per mettere in cattiva luce l'amministrazione comunale.

Invece di essere esclusi automaticamente dalla manifestazione, i ciarlatani che lo scorso anno per dare una prova di forza contro il Comune fecero saltare la festa, sono stati ampiamente premiati. Il bando pubblicato quest'anno è cucito accuratamente e sartorialmente attorno alle loro esigenze e confezionato appositamente per tenere alla larga dalla piazza operatori diversi da loro. 



Oggi sulla stampa leggerete di regole&decoro, ma si tratta di articoli scritti al buio, come d'abitudine per le cronache romane dei quotidiani: il Corriere ha scritto prima di aver letto il bando (pubblicato ieri all'ora di cena, con strategico gap dalla conferenza stampa delle 11 in Primo Municipio), La Repubblica ha scritto entusiasta addirittura ieri: sulla fiducia, un giorno e mezzo prima. Il Messaggero, come molti, l'ha buttata sulla retorica pelosa dei bambini... La realtà come dimostreremo facilmente è esattamente all'inverso: il bando è una truffa in piena regola, una evidenza pubblica fake e priva di qualsiasi senso e logica specialmente per quanto riguarda le postazioni relative al food (dolciumi), ma anche per tutto il resto. Voi, ingenuamente, pensavate che finalmente a Piazza Navona grazie ai nuovi bandi e alla "qualità" e alla "concorrenza" tanto sbandierata dall'amministrazione sarebbero arrivati operatori di qualità? Immaginavate di incontrare fornai e pasticcerie di prim'ordine? Bompiani, De Bellis, Pane&Tempesta, Romeo, Bonci, Bocca di Dama,  Le Levain, Prelibato, la nuova pasticceria che aprirà Roscioli, La Portineria o Cristalli di Zucchero ma anche Andreotti, Castroni, Linari?  Eravate certi che l'amministrazione avrebbe premiato le realtà che sono nate negli ultimi anni e dunque dovrebbero essere un motivo di vanto e orgoglio per il nostro Assessorato alle Attività Produttive? Vi sbagliavate. Tutte queste eccellenze resteranno tagliate fuori. Un autogol agghiacciante che ti puoi aspettare da certi personaggi che pascolano nel Primo Municipio, ma non certo da Marta Leonori. E invece...








Basta leggere le prime righe dell'allegato 1 del bando per scoprire il perché: sono ammessi - questi i requisiti - esclusivamente i titolari di autorizzazione di commercio su aree pubbliche alla data di pubblicazione dell'avviso. Ovvero possono partecipare soltanto coloro che al 30 settembre, cioè ieri, avevano una licenza da bancarellaro. Indovinate un po' chi sono costoro? Ehggià: potranno vendere dolciumi, torte, mele stregate, lecca lecca e caramelle soltanto, di fatto, i titolari di camion bar. Ma guarda un po'... Una roba che, a nostro modestissimo parere, rende il bando anche ampiamente impugnabile perché limita la concorrenza: per quale motivo una grande pasticceria romana o un fornaio d'eccellenza non ha titolo di vincere un banco a Piazza Navona e un bancarellaro che vende mutande o acqua minerale sì? E soprattutto perché questo vale per le postazioni commerciali, ma non per le postazioni artigianali? Forse perché i presepiari, ovviamente, non hanno alcuna licenza itinerante essendo dei semplici artigiani mentre gli altri ce l'hanno da sempre? Insomma, un bando costruito su misura per chi c'era già. Per non fare entrare nessuno di nuovo. Per non cambiare nulla e per precludere la piazza ad un'offerta commerciale che sarebbe degna di lei. 

Ricordiamoci che qui si assegnano i banchi della Festa della Befana per 10 anni. E dunque un flop oggi significa una festa brutta e sciatta non solo per il 2015, ma fino al 2025. Mezza generazione. E non sono stati capaci neppure di escludere i gentiluomini che lo scorso anno parteciparono al bando, lo vinsero e poi non aprirono i banchi tenendo in ostaggio l'amministrazione. Quindi questi personaggi, che hanno sabotato l'amministrazione, saranno i benvenuti per i prossimi 10 anni: potranno tranquillamente vincere, escludere gli altri più meritevoli di loro, e poi non aprire mai. Nessuna precauzione contro chi ha umiliato la città non più di un anno fa. Eppure il Codice dei Contratti qualcosa in merito lo direbbe...



Quanto all'anzianità è vero che è stata un po' depotenziata (solo il 20% di vantaggio per chi già c'era, mentre il restante 20, per arrivare al 40 che la legge assurdamente obbliga, è stato dato all'anzianità di licenza in generale, a prescindere da Piazza Navona), ma poi si è fatto in modo, furbescamente e goffamente, di rendere questo vantaggio non raggiungibile da nessuno.
Ammettiamo, infatti, che non ci sia il filtro iniziale che prevede la partecipazione dei soli ambulanti. Facciamo finta che quello sia stato un atroce errore di battitura. E ipotiziamo, dunque, che realtà di acclarata qualità partecipino al bando: quale strana hanno per sopravanzare gli operatori anziani? Solo una: puntare sulla qualità e far valere la loro eccellenza. Certo, peccato che il bando non glielo permetta. I punteggi della qualità, che valgono il 50% contro il 40% dell'anzianità (il restante 10% lo ottieni se il titolare - o il prestanome - della richiesta è invalido, altra assurdità che grida vendetta e che non ha riscontri in nessun'altra fiera simile al mondo) sono stati resi inutili, raggiungibili da chiunque, disinnescati. Ottieni il massimo dei voti se: porti un po' di cibo bio (devi dichiararne almeno il 50%, una percentuale folle e irreale che spinge solo gli operatori a dire bugie), porti roba per celiaci (bel rischio che si assume il Comune su una materia così delicata e col rischio di contaminazioni) e se porti prodotti locali o regionali. È evidente che tutti possono dichiarare di avere questi requisiti: non importa la tua storia, la tua rassegna stampa, i punteggi che hai nelle guide gastronomiche, la qualità oggettiva delle tue materie prime e dei tuoi fornitori, il fatto che sei invitato in manifestazioni di livello. Niente di tutto questo ha valore per chi ha scritto il bando. Addirittura non c'è nessuna penalità per chi porta prodotti industriali e nessun vantaggio per chi propone cibo artigianale: se porti roba bio e "locale" sei al massimo del punteggio, anche se si tratta di banali prodotti industriali. Se arriva Alain Ducasse con la sua pasticceria, se arriva Fouchon o arriva Pierre Hermé (il bando è aperto a tutta Europa) non viene valutata la loro storia di brand di assoluta qualità planetaria, ma solo se portano roba bio, roba per celiaci e roba "regionale". Cose che tutti sono i grado di fare.

Ed ecco servito il trucchetto: ti do un vantaggio sull'anzianità e poi faccio in modo che nessuno possa raggiungerti sulla parte della qualità scambiando per "qualità" una serie di banalissimi requisiti che tutti, perfino l'ultimo gestore di camion bar, sono in grado di raggiungere. 

Una fregatura decennale in piena regola che andrebbe ritirata subito e riscritta in maniera civile e dignitosa. Possibilmente punendo severamente e definitivamente la manina che ha esposto il Municipio e il Comune a questo clamoroso flop. In caso contrario ci auguriamo che le associazioni di commercianti e esercenti, se ce ne sono ancora di serie e sveglie in città, traggano le conclusioni e impugnino questa zozzeria.

Chiudiamo con una domanda semplice, semplice: ma se in città si fanno esattamente le stesse porcherie che si facevano quando spadroneggiava Mafia Capitale, ma allora Sabella e Gabrielli cosa ci stanno a fare? Scena?


UPDATE DELLE 19.00

Presa evidentemente di soppiatto dal nostro articolo (ma non si ricordano quando lo scorso anno gli bloccammo anche in quel caso la zozzata all'ultimo secondo? Dovrebbero averci fatto l'abitudine!) la presidente del Primo Municipio Sabrina Alfonsi ha risposto con un comunicato stampa e con una nota che si è fatta produrre dagli uffici per giustificare la buona fattura del bando in questione. Vediamo un po'. 


Con riferimento all’articolo apparso oggi sul blog “Roma fa schifo”, ribadisco che la volontà politica del Municipio è stata quella di garantire con il nuovo Bando la massima possibilità di partecipazione alla Festa della Befana, come si evince dalla deliberazione n. 69 adottata dalla Giunta del Municipio Roma I Centro nella seduta del 25 settembre 2015, con la quale abbiamo dettato agli uffici municipali le linee di indirizzo in base alle quali gli stessi uffici hanno predisposto il nuovo Bando per la Festa della Befana. Sulla base di quanto esposto nell’articolo del blog citato, e dopo aver proceduto ad una ulteriore verifica dei contenuti del Bando con l’Avvocatura Comunale con gli Uffici del Municipio, confermo che le prescrizioni relative ai requisiti previsti per la partecipazione al bando e i criteri per l’assegnazione dei punteggi sono perfettamente in linea con quanto previsto dalle norme vigenti, sia nazionali che regionali, per le fiere su area pubblica, e che il sistema dell’assegnazione dei punteggi è stato definito con l’obiettivo di garantire la più ampia partecipazione al bando, nei limiti di quanto consentito dalle sopra richiamate normative.A conferma di quanto sopra, si allega la nota predisposta dagli Uffici del Municipio.A conferma di quanto sopra, si allega la nota predisposta dagli Uffici del Municipio.A conferma di quanto sopra, si allega la nota predisposta dagli Uffici del Municipio.


Insomma è un po' come dire: noi agli "uffici" abbiamo dato indicazioni di fare una cosa più pulita possibile, poi se non è andata proprio così è colpa loro. E comunque, anche se hanno fatto come gli pareva, stiamo comunque dentro la norma. Una bella difesa, non c'è che dire. Ma il bello viene quando vai ad analizzare la "nota predisposta" dagli Uffici del Municipio, che nella migliore tradizione della casa ne hanno fatta un'altra delle loro. Vediamo.

Gli uffici dicono sostanzialmente che l'obbligo di coinvolgere solo ambulanti deriva dal fatto che la manifestazione è una "fiera" e le fiere sono normate da una serie di leggi (vecchie come il cucco: dopo è successo tutto e il contrario di tutto) che obbligano in questo senso. E questo era facilmente aggirabile se davvero, come sostiene la Alfonsi, la volontà politica era di aprire la Festa della Befana e di cambiarla per davvero bastava, banalmente, non chiamarla "fiera". Bastava chiamarla "manifestazione", "festa" o "pincopallino". Le scusanti per cambiare 'categoria' alla kermesse c'erano tutte visto che da quest'anno è qualcosa di completamente diverso rispetto al passato. Esattamente come la Alfonsi fa per le mille "fiere" di cui consente l'organizzazione nel suo territorio (Piazza Risorgimento, Chiesa Nuova, Piazza dell'Esquilino, Piazza di Porta San Giovanni in Laterano, Piazza Esedra e via di mercatino in mercatino) e che di certo non obbligano i partecipanti ad avere una licenza da ambulanti. Ma poi è quello che si è fatto a Piazza Navona lo scorso anno: gli ambulanti hanno fatto saltare la "fiera" e si è fatta una "manifestazione". Guardate ad esempio la "manifestazione natalizia" di Piazza Mazzini. Ha più banchi di Piazza Navona eppure per parteciparvi non occorre essere ambulanti. Ecco il bando. 

Ma andiamo avanti perché non finisce qui e il bello deve arrivare. Secondo gli uffici, a quanto si legge nella "nota", sia per i posteggi commerciali, sia per le attività artigianali che per gli spettacoli dal vivo è necessaria, in base alle norme citate, una autorizzazione di commercio su area pubblica. Fantastico. Ma poi se vai a vedere il bando pubblicato dal Primo Municipio questo requisito è chiesto solo per i posteggi commerciali e non per le attività artigianali. La nota in questione, dunque, prodotta dagli uffici per difendersi da questo articolo, sconfessa e annulla il bando: sostiene che nella parte relativa all'artigianato il bando è scritto male. E il tutto vidimato, timbrato e protocollato. Incredibile ma vero. 

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