Enorme scandalo a Piazza Navona. Regalata ai soliti noti per i prossimi 9 anni

9 settembre 2017
L'incredibile amministrazione a 5 Stelle si supera ogni giorno. Ogni giorno pensi che si sia toccato il fondo del mal governo, delle collusioni, della tutela delle mafie e delle lobbies, della partigianeria pedissequa verso ogni forma di malaffare e invece ogni giorno scopri che il fondo non è arrivato e che c'è ancora enorme spazio per scavare nel fango, nella melma e soprattutto nello sterco.

Su Piazza Navona i grillini si sono superati. La Fiera della Befana, diventata un suq immondo, era stata dopo anni di degrado e lassismo interrotta da Ignazio Marino. Una delle mille riforme fatte o per lo meno tentate da una amministrazione con tutti i suoi difetti ma coraggiosa, sfrontata e tutt'altro che intenzionata a farsi scrivere la linea da quelle stesse camorre che hanno portato la città al punto in cui è.

Una volta arrivati al potere, i pentastellati hanno fatto tutto e il contrario di tutto pur di far ripartire la festa e farla ripartire con le stesse avvilenti modalità con cui si svolgeva in passato. Un impegno quotidiano che in particolare il consigliere Andrea Coia si è preso personalmente. Stiamo parlando dello stesso consigliere che ha portato a casa il raccapricciante Regolamento sugli ambulanti, lo stesso consigliere che sta cercando di chiudere agli esterni i bar dei musei e dei teatri, lo stesso consigliere che sta affossando la riforma dei cartelloni pubblicitari. Un personaggio semplicemente allucinante che solo in un contesto di altissima faccia tosta, spudoratezza e sfacciataggine potrebbe sopravvivere politicamente e che infatti a Roma fa il bello e il cattivo tempo configurandosi come una sorta di anti-sindaco che da mesi fa approvare e promuove iniziative che a parole (e solo a parole) tutti gli altri grillini aborrono. D'altro canto in Italia siamo sempre in campagna elettorale e i voti in massa dei bancarellari, dei cartellonari, degli ambulanti così come dei dipendenti comunali, dei tassinari e via declinando servono sempre. Come stiamo imparando a capire e come decine di migliaia di persone a Roma hanno perfettamente intuito, la vecchia politica era pessima, mentre la nuova politica fascio-grillina è perfino un po' peggiore della vecchia. Questo episodio ne è una clamorosa conferma.

Per sistemare in maniera autenticamente innovativa Piazza Navona i grillini avevano mille alternative possibili. Potevano togliere la denominazione di "fiera" alla manifestazione, così avrebbero potuto parteciparvi tutti i soggetti, non solo gli ambulanti. Non lo hanno voluto fare. Potevano azzerare il livello di anzianità premiante aprendo alla concorrenza, non lo hanno fatto. Potevano strutturare un disciplinare serio di qualità per far entrare solo operatori di eccellenza (dimostrare storia aziendale, storico dei fornitori, rassegna stampa, punteggi nelle guide. Esattamente come avevamo indicato qui), hanno deciso anche qui di non farlo umiliando chi a Roma produce ogni giorno alimenti di alto livello. Potevano mettere "all'asta" i posteggi della piazza massimizzando gli introiti e trasformando la manifestazione in un'occasione di incasso significativo per una amministrazione sempre alla ricerca di denaro, ma molto meglio aumentare le tasse al popolo che far pagare gli ambulanti.

Il bando, tra l'altro uscito in grave ritardo e presentato e pubblicato ieri con enormi dubbi di legittimità, è davvero scandaloso. Qui trovate tutto quanto e potete farvi un'idea da soli. La cosa ancora più scandalosa è il tentativo peloso e meschino da parte dell'amministrazione (è quello che vi racconteranno) di imbastire demagogia simulando un cambio di direzione che non avrà alcun impatto e che tra un mese - vedrete! - provocherà una assegnazione dei banchi ai soliti noti, anche perché nessun operatore serio sarà incentivato a partecipare. Con questo bando l'amministrazione di Virginia Raggi si prende la responsabilità di regalare (a livello economico si tratta proprio di un regalo) Piazza Navona per 9 anni esattamente ai soliti soggetti che l'hanno trasformata in un posto sgradevole infangando l'immagine della città. Neppure nei tempi peggiori di Alemanno si sarebbe potuti arrivare ad un esito simile.

Il bando assegna solo 20 punti su 100 al concetto di anzianità. Ad un'analisi superficiale sembra una buona notizia, trasparente e meritocratica. Quindi, vi diranno col solito tono da cinegiornale, abbiamo aumentato la concorrenza per una festa più plurale e aperta. Neanche per sogno. In realtà l'anzianità la puoi far valere anche solo 1, ma se il restante 99 è facilmente raggiungibile da tutti sarà quell'1 ad essere decisivo e a determinare la graduatoria finale. Vale per questo come per ogni concorso.

E così è stato: per la qualità si assegnano 60 punti (immagine sopra), ma tutti possono auto dichiarare di averli raggiunti nella richiesta. Per ottenere 25 punti, ad esempio, basta dire di avere molti "prodotti tipici natalizi", una dicitura che non vuol dire niente, che non certifica qualità, così generica  che tutti possono tranquillamente autocertificare di avere l'81% di "prodotti natalizi" e addio filtro sulla qualità. Ma poi prodotti tipici natalizi di dove? Italiani? Laziali? Del Guatemala? Della Tunisia? E chi controlla? In base a quale criterio? E come si fa a smentire chi ti dice che la "porchetta" è un prodotto tipico natalizio di vattelappesca dove?
Ma la cosa atroce è che questo punteggio raddoppia se si dimostra (anche qui non si sa chi controlla, non si sa dimostra come visto che non si richiedono fatture o nomi di fornitori) di avere sul banco prodotti certificati con marchio CE. Ora qualsiasi persona al mondo che non faccia di nome Andrea e di cognome Coia sa perfettamente che non esiste prodotto artigianale di qualità che abbia questo marchio: i produttori di eccellenza, mettiamo, di panettoni a tutto pensano fuorché a prendere una certificazione non obbligatoria, che richiede scartoffie assurde e che serve a certificare burocraticamente una qualità che invece è riconosciuta sul campo. Insomma il panettone di Bonci non ha alcuna certificazione CE Dop, Doc o Igp, mentre il panettone Bauli o Motta sì, così come tutti i prodotti confezionati industriali che già oggi si vendono sulle bancarelle alimentari monopolizzate dalle stesse famiglie che si riprenderanno Piazza Navona. Tra l'altro il regolamento menzionato si occupa anche delle denominazione di origine, ma le denominazioni come tali non certificano la qualità (infatti molti produttori di eccellenza, per scelta, ne stanno fuori). Ad esempio, restando ai dolciumi natalizi, il Panforte di Siena è una IGP, ma all'interno della IGP del Panforte senese ci sono aziende che fanno un ottimo panforte, aziende che fanno un medio panforte e aziende che fanno uno scadente panforte. Dopodiché ci sono i grandi artigiani che fanno un eccellente panforte artigianale, magari a produzione limitata. E queste aziende neppure pensano lontanamente a certificare IGP la loro produzione.

Da questo esempio si comprende perfettamente come la pretesa di discriminare la qualità utilizzando il Regolamento CE 509 e 510 sia totalmente fuorviante e in marchiana mala fede: rifornirsi di prodotti certificati CE come Dop, Doc, Docg o Ipg è una sciocchezza che tutti possono fare, compresi perfino i pessimi commercianti romani, pescando comunque tra aziende mediocri e tra prodotti a bassissimo costo da rivendere a prezzo iper maggiorato con sommo scuorno dei consumatori e dei turisti. 

Questa norma praticamente obbliga gli operatori a portare sul loro banco prodotti industriali, probabilmente mediocri. Penalizzando chi volesse proporre dolci natalizi, biscotti e pasticceria secca prodotta artigianalmente, magari dal grande circuito dei forni e dei pasticceri della città che un figuro come Andrea Coia e un assessore come Adriano Meloni sarebbero pagati per tutelare e non per umiliare in questo modo in cambio di una manciata di voti garantiti alle prossime elezioni di Novembre a Ostia.

Un bando che più aumenta la qualità della proposta gastronomica più diminuisce il punteggio assegnato potrebbe essere già sufficiente a descrivere il livello inquietante di questa amministrazione, ma c'è anche dell'altro in questo bando folle che speriamo possa essere seriamente impugnato e annullato anche quest'anno come negli anni passati. Insomma purtroppo le assurdità non finiscono qui.

Oltre alla pochezza dei punteggi assegnati, anche qui in maniera sciatta, senza controlli, senza specificazione alcuna per i prodotti per celiaci (qui pericolosamente esposti in mezzo agli altri quando sarebbe opportuni fare dei banchi ad hoc) e per i prodotti bio, c'è la faccenda delle "zone colpite dai recenti eventi sismici". Queste zone non sono di certo note per la produzione di "prodotti tipici natalizi", tuttavia la forzatura del bando esiste lo stesso. A cosa serve? Alla demagogia squallida dei tanti Coia di questa amministrazione che così hanno un argomento utile per colpire le folle adoranti: "abbiamo anche messo punteggio per chi porta prodotti dalle zone terremotate". Peccato che il bando, anche qui impugnabile mille volte, non specifichi affatto di quale terremoto si parli. Terremoto recente in Italia è quello di Amatrice, ma anche quello ancor più recente di Ischia (e allora giù dolciumi campani senza che nessuno possa obiettare nulla) così come quello de L'Aquila e quello dell'Emilia. Non si specifica nulla, tanto non serve, tanto chi vince si sa già e costruire un bando dettagliato non ha alcun senso.

Fin qui abbiamo parlato del settore alimentare, ma gli altri banchi commerciali non sono da meno. Guardate qua sopra quali sono i requisiti per prendere punteggio riguardante gli addobbi natalizi: bisogna essere bravi artigiani, noti, conosciuti, riconosciuti, invitati ad altre rassegne e mostre di eccellenza? No! Basta che i prodotti siano realizzati con materiali naturali e via. 
E per la parte editoriale? Hai il massimo dei punti se stampi su "carta ecologica". Specifiche creative, artistiche innovative e altro? Zero! E fanculo alle tante nuove case editrici romane (alcune proprio focalizzate sui bambini) nate negli ultimi anni e che avrebbero potuto partecipare e competere se solo ci fossero stati dei requisiti, facilissimi da scrivere, atti a valorizzare una cosa che loro hanno e gli altri no: la qualità! Una cosa che però mette paura all'amministrazione, perché se si punta sulla qualità vincono i migliori che come tali non necessariamente ti sono fedeli a livello di consenso e di clientela politica. 

Ma vogliamo poi parlare dell'illuminazione? Invece di imporre un'illuminazione artistica consona alla Piazza, disegnata magari da un grande architetto e concordata con la soprintendenza, l'amministrazione considera l'illuminazione come elemento di valutazione del bando. Così ogni stand avrà le sue luci, con la propria temperatura, il proprio colore, la propria intensità. Una diversa dall'altra. La sciatteria più totale, la distanza più siderale da ogni mercatino di Natale presente in altre capitali europee. E a fronte di questo diffuso scempio la narrazione che i cittadini possono trovare sul sito del Comune è come al solito fuorviante e menzognera.

Naturalmente, chicca finale, in caso di parità (molto probabile visto che il bando pone una asticella rasoterra che tutti possono valicare), a vincere sarà l'anzianità. La stessa anzianità che vi racconteranno per giorni di aver attenuato. Ecco qua sopra la postilla. 

C'era una occasione enorme e irripetibile per allineare Roma al resto d'Italia e al resto d'Europa per quanto riguarda le feste natalizie, la qualità dell'accoglienza, il rilancio del vero artigianato e della produzione gastronomica di eccellenza. Si è deciso ancora una volta di tutelare le clientele, i peggiori portatori di voti, i peggiori operatori economici responsabili dello scempio e del declino economico e di immagine che Roma ha subito e sta subendo da decenni. Come la vecchia politica, peggio della vecchia politica: in un anno si stanno accumulando più danni alla città che in 30 anni di pessima gestione di destra e sinistra... 
Vale sempre la frase lapidaria che tuittò il giornalista de L'Espresso Lirio Abbate il giorno in cui Marino, l'unico ad opporsi alla diarrea amministrativa che vi abbiamo raccontato in questo articolo e che vi raccontiamo da anni, venne fatto dimettere: "mafia ride". E la mafia economica, criminale, palazzinara, cialtrona che si è mangiata Roma ride e gode ad ogni provvedimento firmato e approvato dal Movimento 5 Stelle da 14 mesi a questa parte. Ovviamente nel sostanziale silenzio della stampa e dell'opposizione. 

Ancora per i prossimi nove anni i romani per bene andranno a godersi qualità e eccellenza altrove: Torino, Bolzano, Milano, Innsbruck. Ma basta anche il mercatino di Natale di Frascati...


Ma quale allerta terrorismo!? A Ciampino zero controlli sul rispetto delle regole

8 settembre 2017
Il ragionamento dovrebbe valere sempre, ma tanto più in un periodo di profonde tensioni terroristiche e dunque di massima allerta sulla sicurezza. Inutile dire che disordine, illegalità, cialtronismo e sciatteria mal si conciliano con una attenzione sulla sicurezza urbana e allora non si capisce come sia possibile che nei luoghi da questo punto più delicati come le stazioni (lo abbiamo visto in questa settimana) e in particolare gli aeroporti ci sia la situazione che c'è.


Da quando giustamente Aeroporti di Roma (ADR) ha deciso di stringere contro i "cittadini" che scambiano le nostre aerostazioni per Via di Boccea lasciandoci dentro la maghina in tripla fila aspettando pora zia che torna dalle ferie in Sardegna implementando dei sistemi per contrastare la sosta selvaggia (arredo urbano e telecamere, come si dovrebbe fare dovunque), molti geni della lampada hanno trovato la soluzione: aspettano fuori, in mezzo alla strada. Per Fiumicino si tratta - se si è in anticipo sull'arrivo del volo e non si vuole sforare il quarto d'ora di accesso dopo il quale giustamente si paga - di fermarsi lungo l'autostrada (lungo l'autostrada!!!), magari sulla corsia d'emergenza. Andate a Fiumicino in macchina e godetevi lo spettacolo delle autentiche bestie che attendono lì. Impunite. Basterebbe ritirare qualche patente per stroncare il malcostume, ma non lo si fa.


A Ciampino la situazione è se possibile più assurda ancora. Le persone, in gran quantità (ma sempre pochissime rispetto alla massa, a riprova che la maggioranza le regole le rispetta ed è solo una minoranza che ci costringere a vivere in un'atmosfera di squallore e illegalità), aspettano che arrivi il volo dal quale devono prelevare parenti, amici o fidanzati nella rotonda (nella rotonda!) fuori dall'aeroporto. In piena zona rimozione e divieto di sosta e fermata. Spesso la rotonda si trasforma in un grande parking circolare con quattro, cinque, sei autovetture. La cosa più incredibile è che l'aeroporto di Ciampino è utilizzato per i voli di stato e dunque tutti gli ospiti di maggior delicatezza e dunque tutti i potenziali target sensibili sbarcano qui, escono dall'aeroporto e utilizzano proprio quella rotonda per immettersi sull'Appia e poi andare in centro città. Transitando a fianco a quelle auto in divieto. A 40 centimetri di distanza. 

Sei un terrorista semplice? Piazza una autobomba lì fingendo di essere solo un semplice squallido scroccone romano che non vuole spendere zerocinquanta o un euro di parking e potrai fare il tuo sporco lavoro indisturbato. Le vetture della Polizia Locale passano in continuazione, quella che si vede nel filmato l'abbiamo poi raggiunta per chiederegli "chi se ne deve occupare? Non è grave che ci siano auto lì? Cinque minuti fa è giusto passato un corteo di auto di un capo di stato ospite in Italia". "Noi però siamo comandati ad un altro servizio...". Amen.

Sempre più scandalosa la sosta selvaggia alla Stazione. Ma qualcosa cambia?

7 settembre 2017
Certo siamo insistenti, particolarmente e orgogliosamente antipatici, facili all'irascibilità e sovente noiosi. Anche perché abbiamo dei chiodi fissi che portiamo avanti ormai da 10 anni e la coerenza (sebbene qui non la si consideri un moloch) non è divertente. 
Con coerenza, abbiamo ad esempio insistito tantissimo sul sottopasso dello Scalo San Lorenzo. E dopo qualche anno di insistenza, avendo trovato gli interlocutori giusti e avendone solleticato la sensibilità, i risultati sono arrivati giusto in questi giorni.

Allo stesso modo, come i nostri lettori più attenti sanno, stiamo facendo sulla zona circostante alla Stazione Termini. Prima abbiamo insistito sulla necessità di un arredo urbano che fisicamente impedisse la sosta delle auto che portavano e prendevano le persone dalla stazione, poi abbiamo spiegato che sopra la stazione si stava per ultimare un enorme parcheggio e dunque era necessario valorizzare tutto il resto, poi abbiamo fatto presente che una stazione non poteva presentarsi in condizioni di sottosviluppo per il Giubileo, infine abbiamo sottolineato i rischi terroristici.

Ebbene un paio d'anni fa la Giunta Marino, agli ultimi mesi della sua vita, ci ha in qualche maniera dato retta realizzando la prima strada canalizzata a Roma (in realtà un esperimento - sempre dopo nostri mille noiosi solleciti - era stato già fatto a Via Albalonga come ricorderete) e salvando in parte la stazione dalla situazione di degrado in cui era precipitata. 

Da quel momento invece di adagiarci sugli allori e complimentarci con noi stessi per il risultato raggiungo abbiamo continuano a rompere gli zebedei per migliorare ulteriormente le cose, specie quando, in fretta e furia, sono stati eseguiti i lavori in Via Marsala, ancora più dozzinalmente di quelli in Via Giolitti. Abbiamo messo in fila le cose da fare per rendere davvero funzionante il progetto e abbiamo insistito, ogni tanto, con i nostri video.


L'ultimo video, quello che vedete qui, è di domenica scorsa ma qualcosa già in questa settimana è successa come potete leggere qui. Morale della favola: insistere è noioso ma se lo si fa a ragione veduta, in buona fede, con l'obbiettivo del bene comune e con la grande visibilità che ha Roma fa Schifo, forse porta qualche piccolo risultato. Dunque supportateci e portate soprattutto pazienza. 

Esci la sera a fare una passeggiata e ti occupano casa. Videotestimonianza incredibile

5 settembre 2017
Per ora succede ai margini della città (qui siamo a Via Sante Vandi, in un complesso residenziale), ma questi sono i tipici fenomeni che se non affrontati si allargano, chissà quanto. Mi serve una casa? Posso fare due cose: o cercare un lavoro, sacrificarmi, andare a vivere fuori Roma spostandomi poi col treno, accendere un mutuo, svegliarmi alle 6 al mattino per potermelo pagare; oppure posso prendermene una. Spaccare la porta, entrare, mettere una nuova serratura e blindare tutto. Lo fanno con le case popolari, passando avanti a chi è in lista d'attesa, lo fanno con le case private vuote, ora lo fanno anche con le case private piene. 


Questa signora ha documentato tutto in un filmato. Si vede l'occupatore che dice "devo occupà perché la mia ragazza è incinta" (perché questa gente si riproduce, facendoci tifare per una immediata sterilizzazione dei criminali), si vedono i legittimi proprietari che tornano, che riescono a spingere fuori gli occupatori che poi se ne vanno via. E poi la signora che racconta la sua storia, raggelante. Da brividi. Qualche altro spunto su questo contesto allucinante dove lo stato di diritto non esiste e dove la rassegnazione ha preso il posto della rabbia lo trovate in questo blog e lo immaginate da questo episodio recente

Buone notizie. Finalmente addio alla sosta selvaggia sotto lo Scalo San Lorenzo

4 settembre 2017
Per capire l'importanza che ha per noi questa cosa basta vedere quante volte ne abbiamo parlato in passato. Questo, questo, questo e ancora questo contenuto sono soltanto degli esempi. 

Da qualche anno, infatti, in ossequio alla crescente inciviltà che si sta divorando la capitale, il marciapiede pedonale del sottopassaggio dello Scalo San Lorenzo era preso di mira da decine di cafoni che con le loro auto in sosta vietata rendevano non più percorribile il passaggio pedonale. Gente a piedi, mamme con passeggino, disabili, anziani: tutti costretti a passare in mezzo alla strada. Non c'è scappato il morto solo perché a Roma chi guida mette in conto le assurdità che altrove non esistono.

Fin dall'inizio le nostre segnalazioni, la prima sarà di quattro o cinque anni fa, sono state prese sul serio da Enrico Stefàno che nel frattempo è diventato capo della Commissione Trasporti della città e che ci promise di occuparsene. Questo è un argomento più che altro attinente alla Commissione Lavori Pubblici, ma Stefàno ci ha lavorato lo stesso e oggi porta a casina il risultato. Promessa mantenuta. 

Certo che è una cosa piccola, ma è una cosa molto significativa che va nella direzione corretta della stroncatura (non tramite inutili multe, ma tramite impedimenti fisici) di chi si comporta male e nella tutela dell'utenza debole. Tanto più che negli ultimissimi tempi l'area si era ulteriormente trasformata vista la presenza di un grande lotto immobiliare che, invece di essere sviluppato come accadrebbe in tutto il mondo, è stato tramutato in poco opportuna location per eventi serali che hanno aggravato la presenza di cittadini poco civili specie la sera. 


Da oggi parcheggiare come criminali fregandosene di tutto e di tutti non sarà qui più possibile; da oggi anche chi decide la sera di spostarsi a piedi, in bici, in taxi e di non prendere aaaamaghina che poi bisogna trovà erbbuco ndomettela avrà maggiore rispetto. Non possiamo esimerci, però, per chiudere dal fare un accenno al design di questi oggetti. Siamo in una zona storica, centrale, venti metri più in là c'è Porta Maggiore, uno dei reperti più significativi di tutta la romanità, e ci permettiamo di utilizzare questi materiali, questi colori, questa qualità di progetto che non sarebbe plausibile neppure nell'ultimo e più insignificante paesino abusivo d'Italia. Perché? Come mai siamo l'unica città che si permette di auto rovinarsi, di auto infangarsi, di auto squalificarsi, di auto imbruttirsi senza neppure rendersene un po' conto?

30 foto raccontano come stanno uccidendo il capolavoro del Palazzetto dello Sport

3 settembre 2017

Pensato da Annibale Vitellozzi e soprattutto da Pier Luigi Nervi, il Palazzetto dello Sport venne realizzato in poco più di un anno in vista delle Olimpiadi del 1960. Forse per dimostrare la teoria assurda per la quale i grandi eventi olimpici lasciano solo carcasse e disastri, negli ultimi mesi si è accelerato il processo di putrefazione e decomposizione di questo che è un assoluto capolavoro dell'architettura del Dopoguerra, protagonista perfino - non troppo tempo fa - di una mostra al Maxxi.

Siamo in una zona cruciale: tra Maxxi, Parioli, Auditorium, Villaggio Olimpico. Come è spiegato in questo articolo la zona potrebbe molto migliorare e avere le risorse necessarie se si facesse partire lo sviluppo immobiliare delle Caserme di Via Guido Reni, ma il Comune gioca a tenere tutto bloccato.

In tutte le città occidentali le grandi architetture moderne sono sfondo per costruire l'identità condivisa, sono motivo di ricchezza, posti di lavoro, qualità urbana, orgoglio. Solo a Roma sono dei problemi da gestire e non delle risorse da sfruttare. Tutto ciò che a Roma provoca degrado, schifo, sciatteria, sporcizia, altrove produce soldi, opportunità e ricchezza. La differenza sta nella capacità, nella visione, nella lucidità, nella presenza di normative adeguate e nella scarsa disposizione in altri luoghi di lasciare tutto - come è qui ora da noi - nelle mani di criminali, prepotenti e mafiosi. Che in contesti come questo sono nel loro paradiso terrestre.
































Atac fallisce anche a causa del vandalismo. Ma una mostra al Macro lo celebra

2 settembre 2017



Quanto costa a questa città il vandalismo d'accatto (nulla a che spartire con la street art nordamericana che infatti queste cose le faceva trenta o quaranta anni fa) che si manifesta ogni giorno sotto la metro. Quanto sconta Roma in termini di danni di immagine, in termini di cattiva accoglienza ai turisti, in termini di cattiva educazione dei propri giovani abituati così a vivere in un contesto degradato e squallido? Quanto costano, in definitiva, in termini meramente economici i lavori di ripristino, di ripulitura, di manutenzione straordinaria dei treni? Quanto tutto questo ha, negli anni, impattato negativamente sui conti di Atac, azienda che in questi giorni lotta tra il fallimento e la sopravvivenza?


Tutte domande che probabilmente hanno deciso di non porsi i curatori e gli organizzatori (e la parte politico amministrativa che l'ha autorizzata) della sezione "WRITING A ROMA 1979-2017 "della mostra Cross The Streets, in corso al Macro - il museo comunale d'arte contemporanea - fino a ottobre. 
Insomma Roma ha un problema, enorme. Un problema che la mette a dura prova e che fatica a combattere. E il museo di Roma cosa fa? Celebra questo problema in una mostra, gli restituisce la dignità artistica che assolutamente non ha. Ne legittima l'esistenza. Il corto circuito è chiaro a chiunque abbia occhi per vedere.


E ci sono anche fior di immagini di simpatici "artisti" della bomboletta, capaci solo di scrivere il loro nome a mo' di pisciata di cane, che scavalcano recinzioni e violano aree non consentite. Un fantastico messaggio proprio in questi giorni di massima attenzione anti - terrorismo. 

In una città che ha un bisogno estremo di coalizzarsi contro squallore e prepotenza, si celebra lo squallore e la prepotenza come fosse arte. La cosa avrebbe conseguenze gravissime sull'educazione specie dei più giovani, per fortuna solo conseguenze potenziali: al Macro, museo di fatto abbandonato e vergognosamente trasformato in location in pseudo affitto per tutto e il contrario di tutto, non va più nessuno. Per fortuna, viene da dire. 



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