Roberto Giachetti ci scrive: "il problema dei cartelloni lo voglio risolvere per davvero, aiutatemi"

22 aprile 2016

Cari amici, 
sono stato chiamato in questi giorni a dire la mia sul tema dei cartelloni pubblicitari. Lo faccio qui visto l'importante ruolo che in questi anni hanno svolto associazioni, blog, cittadini per riportare legalità e decoro nella città.


Ho detto fin da subito che non volevo manifesti abusivi, perché chiunque conosca Roma sa quanto sia stata rovinata da un settore che va profondamente cambiato. 
Per questo sono convito che la riforma del settore degli impianti pubblicitari, avviata da Marta Leonori e che ha visto finalmente l'approvazione del PRIP, vada conclusa. Vanno terminati gli incontri sui piani di localizzazione - e per questo, insieme a tante associazioni, ho sollecitato il Commissario Tronca a sbloccarli con una delibera che ha superato un rilievo del TAR - e poi sulla base di questi andrà fatta, per la prima volta nella nostra città, una gara. Gara che porterà maggiori risorse, maggiori servizi - tra cui il bike sharing - e maggiore trasparenza. E con un'app chiunque dovrà sapere se un impianto è o meno regolare.


Grazie agli interventi di questi anni, certamente a Roma il quadro è cambiato: il dibattito è sulla qualità delle ditte, perché molte sono state revocate. Ma certo l'attenzione non va abbassata, perché c'è chi fa ancora spuntare cartelloni di notte. Nella piccola parte della mia campagna elettorale sulla cartellonistica fissa, ho chiesto che tutti gli impianti utilizzati fossero nella banca dati del Comune, ma forse non è sufficiente. Quindi non esitate a segnalarmi eventuali irregolarità, in modo da darci la possibilità di intervenire. 
Il mio impegno è e rimarrà quello di combattere malaffare e illegalità e lavorare per lo sviluppo e la bellezza di Roma.


Roberto Giachetti

***


Riceviamo e con piacere pubblichiamo questa lettera che dimostra la sensibilità sul tema da parte del candidato sindaco del PD. Sensibilità che purtroppo (Giachetti è persona per bene, come lo era Marino, ma purtroppo ogni persona per bene inserita nel contesto di questo PD rischia di essere sporcata) non si è tradotta pienamente nei fatti allorquando si è proceduto all'acquisto degli spazi pubblicitari per la campagna elettorale. Registriamo (difficilmente sarebbe pensabile leggere cose simili da Giorgia Meloni e, visti i personaggi con cui si accompagna, specie a Ostia, da Guido Bertolaso) con piacere questa lucida presa di posizione permettendoci però un appunto. 
In questo testo Giachetti ci parla di una app, una app che consenta ai cittadini di controllare i cartelloni distinguendo tra quelli regolari e quelli irregolari. Ecco, con risolutezza facciamo presente che trattasi di minchiata. Minchiata pericolosa che fa intravedere a monte di questa mille fraintendimenti e equivoci: se un sistema è correttamente gestito e ben riformato non occorrerà nessuna app (lo dimostra il fatto che nulla del genere esiste in nessuna altra città occidentale e evoluta) per il semplice fatto che gli abusi verranno eliminati a monte, per il semplice fatto che il terreno non consentirà l'esistenza, la germinazione, la proliferazione degli abusi stessi.
Giachetti metterebbe in mano dei cittadini una app per controllare se davvero il lampione dell'illuminazione davanti alla loro casa è gestito da Acea o se magari la scorsa notta è arrivata l'Enel e ha piantato tre o quattro lampioni per illuminare abusivamente? Sarebbe chiaramente impossibile: tutti sanno che i lampioni sono gestiti da Acea. Punto. Utilizzereste un'app prima di salire sul tram per verificare che quel dato codice di vettura corrisponde veramente ad un veicolo di proprietà Atac e dunque autorizzato? Certo che no, sarebbe perfettamente inutile: tutti sanno che i tram sono gestiti da Atac e un presunto tram "abusivo" sarebbe subito identificato (anche solo per differenze estetiche) e comunque gli sarebbe precluso l'ingresso stesso nella rete tramviaria. Per i cartelloni è esattamente la stessa cosa: si tratta di un servizio a rete della città. La presenza dell'abusivismo è solo dovuta alla corruzione, alla mafia, ad un caos perfettamente studiato. Basta risolvere a monte il problema come Marta Leonori aveva iniziato a fare. Pensare che le magagne possano essere individuate a valle dai cittadini equivale a considerare le magagne plausibili e possibili: così non deve e non può essere. Così non è da nessuna parte. Roberto Giachetti si faccia meglio consigliare, in settori delicatissimi come questo il mosaico è fragile e univoco: basta una tesserina fuori posto per far cadere tutta la parete. Non bisogna inventare nulla (men che meno app che trasformano i cittadini in tecnici o ingegneri dell'ufficio affissioni), bisogna solo copiare chi aveva i nostri problemi e li ha risolti 20 se non 30 anni fa!

Suicidio PD. L'immagine della campagna elettorale scattata nella peggio piazzetta dello spaccio a San Lorenzo

21 aprile 2016

Per carità, magari l'immagine vuole essere di buon auspicio e prefigurare un futuro migliore per una delle zone più sciaguratamente abbandonate dalla politica, dall'amministrazione, dalla legge, dallo stato. Magari, insomma, la scelta di questa leziosa immagine con tanto di fiore finto frutto di un goffo fotomontaggio da stagista è voluta, anzi è una forte scelta politica per dire noi interverremmo nelle zone di maggior degrado della città, facendole rifiorire.


Oppure si tratta dell'ennesima leggerezza, dell'ennesima sciatteria, dell'ennesima cosa fatta a tirar via, alla carlona, senza conoscere minimamente la città, senza percepirne i problemi, senza avere feedback dal territorio. E non è escluso che proprio così sia andata. Chi farebbe infatti correre la propria figlia, di bianco vestita, in quella che è la peggiore piazzetta dello spaccio cittadino? In un luogo sporco, madido di affissioni abusive, scritte, muri marci, immondizia mai raccolta. In un pezzo di città abbandonato dal Comune e dallo Stato e regalato alla camorra dello spaccio, alla violenza della movida più malata?


Per farvi capire di cosa stiamo parlando siamo andati semplicemente su Google Street View e abbiamo scaricato un po' di foto relative all'area. Alla stessa area nella quale fiorellini gialli e bambine bianche duettano sotto al sole su sanpietrini per una volta puliti. Giusto per mostrare a chi non potrà credere ai propri occhi cosa c'è realmente nel set prescelto dai geni della comunicazione del Partito Democratico (set che peraltro non è stato neppure preparato a dovere: c'è la sfocatura, sì, ma affissioni, scritte, tag e condizionatori esterni modello Durazzo 1973 sono visibilissimi). Che dite, lei splende, invece, Roma? Oppure, come pare a noi, fa raccapriccio? Oppure si tratta di una nuova presa in giro di cittadini trattati come imbecilli che non ragionano e non comprendono e non approfondiscono? Oppure si tratta dell'ennesima mancanza di rispetto verso i cittadini di San Lorenzo che da anni stanno lottando in un territorio devastato e masticato dalla peggiore malavita? Chissà se Matteo Renzi, l'uomo che sta facendo gentile omaggio della città a Giorgia Meloni e alle cricche che le stanno dietro, lascerebbe correre beati i suoi figliuoli a Largo degli Osci. Lo invitiamo. Magari mentre i bimbi giocano ci spiega perché ha voluto ulteriormente infierire su una città già moribonda.

PS. approfittando di Google Street View siamo poi andati anche a vedere quale era la situazione davanti allo storico Circolo PD di Via dei Marsi. Le immagini sono qua sotto, il commento lo sospendiamo.

Il I Municipio continua a prendervi per i fondelli: inaugurazione patetica per il giardino di Piazza Cairoli


Oggi inaugura, in occasione del Natale di Roma, la rinnovata Piazza Cairoli. Ma attenzione, al di là di quanto si possa pensare non è stata restaurata tutta Piazza Cairoli: la parte verso Via Arenula è abbandonata alla prepotenza della sosta selvaggia e sempre più impraticabile per i mezzi pubblici, la parte invece prospicente la strepitosa facciata di San Carlo Ai Catinari è nel completo caos: un volgare parcheggio abusivo a cielo aperto gestito da alcuni avanzi di galera sottoforma di parcheggiatori abusivi. Uno contesto scandaloso e osceno all'interno del quale, oggi alle 15 Tronca festeggerà il Natale di Roma assieme alla presidente del I Municipio Sabrina Alfonsi.
La situazione circostante al giardino della Piazza è talmente assurda che restaurare l'area verde facendo finta che tutto attorno non ci sia una autentica favela risulta alquanto patetico. E risulta ancor più patetico sapendo che la questione del restauro del giardino di Piazza Cairoli si pone ogni 2 anni (gli ultimi grandi lavori risalgono al 2014, per dire). Dunque stiamo parlando del nulla o, magari, di un ennesimo spot elettorale.

 

Solo una cosa buffa, anzi triste: per non cadere nello stesso errore dell'inaugurazione (sempre elettorale) di Piazza San Cosimato, aperta senza curarsi dello tsunami di sosta selvaggia che ricopriva le aree, diciamo così, "riqualificate", questa volta ci si è premuniti mettendo fettucce gialle, nastri e ulteriori cartelli in aree dove ogni giorno è GIA' vietato sostare. A riprova del fatto che a Roma i divieti di sosta sono tutti fasulli (li rispettano solo i fessi), quando c'è da rispettarli veramente si fa l'ordinanza: sui cartelli, in un'area in cui è vietato sostare, c'è scritto che... è vietato sostare il giorno 21 aprile. Se ci pensate è una cosa di una gravità enorme. Un atteggiamento di governo della città che va sradicato alla base.

Guardatevi il lungo video che abbiamo girato ieri, 24 ore prima dell'inaugurazione della Piazza, per capirne di più. Sappiate comunque che per spendere i 40mila euro che è costato questo cantiere sono stati necessari 4 o 5 mesi di lavoro... Volete voi, cari lettori, continuare altri 5 anni così oppure volete finalmente cambiare registro con questo modo riprovevole di amministrare il territorio?

Cittadini curano le aiuole ma vengono presi di mira da Comune e Ama. La storia raccontata dai protagonisti

20 aprile 2016




Una storia che ha tenuto banco nei giorni scorsi sulla cronaca locale. Ce la siamo fatta raccontare direttamente da una dei cittadini che l'ha vissuta in prima persona.

A Portuense, cittadini e commercianti hanno aderito alla manifestazione di interesse per l'adozione di arredi urbani del Municipio XI, richiedendo di prendersi cura delle aiuole, più precisamente dei tornelli degli alberi che si trovano sui marciapiedi.
Questo per rendere autorizzata una pratica che già molti facevano per via della sporcizia che si accumula in poco tempo in queste aree considerate gabinetti per cani e cestini della spazzatura. Noi abbiamo aderito ad una manifestazione d'interesse pubblicata dal municipio. Il Dipartimento Tutela Ambiente del comune di Roma ha ribadito la sua competenza su questi arredi urbani e quindi il Municipio ha dovuto annullare le adozioni. Con un tempestività che non si era mai vista a Roma il comune ha incaricato Ama di rimuovere le aiuole e cosi' nottetempo sono passati e hanno rimosso i copertoni nei quali avevamo creato i vasi fioriti, gettando a terra i fiori, le piante e la terra che li riempiva. 
Tacendo il fatto che molti erano curati dai negozianti i quali il giorno dopo si sono dovuti anche pulire un marciapiede diventato impraticabile. Avrebbero potuto avvisarci, darci il tempo di rimuovere le aiuole: lo avremmo fatto noi stessi così come le avevamo create. Per le urgenze vere non ci sono mai tempo e soldi, per umiliare dei cittadini operosi facendo loro passare la voglia di contribuire al bene comune ci si mobilita con efficienza impeccabile...
Elena

*Cara Elena,
il settore ambiente del nostro Comune è stato per decenni il principale committente di personaggi come Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, ovvio che sia per loro difficile avere a che fare con dei cittadini che non chiedono e soprattutto non danno niente per lavorare...
-RFS

La prima mega schifezza nelle liste PD ancor prima della presentazione delle liste. Corsetti colpisce ancora


Se davvero Roberto Giachetti fosse il duro radicale e l'uomo di dirompente cambiamento che dice allora basterebbe e avanzerebbe la mossa politica cui siamo di fronte da parte di un suo presunto candidato consigliere. Basterebbe e avanzerebbe notare come un presunto candidato all'Assemblea Capitolina faccia uscire i suoi cartelloni elettorali prima di tutti, prima del via ufficiale, ma soprattutto prima della pubblicazione (che dovrebbe avvenire oggi) delle liste da parte del sindaco e la relativa vidimazione da parte della Commissione Antimafia di Montecitorio. Insomma Orlando Corsetti ci ha detto che lui è lui e gli altri nun so un catzo, come una sorta di Marchese del Grillo di Piazza Bologna.
Non conta nulla Giachetti e il tentativo di fare liste serie per recuperare credibilità di un partito massacrato; non conta nulla Rosi Bindi e la necessità seria, dura, amara ma necessaria di passare al setaccio nome a nome per capire l'eventuale presenza di personaggi scomodi. Lui conta più di tutti. E nel suo territorio, a Viale della Regina Margherita o a Via Nomentana, appaiono come funghi i cartelloni elettorali che lo ritraggono come candidato. E' il ritratto del vecchio PD, quello delle correnti, quello dei battitori singoli, quello dei tre mila voti che tu porti e in virtù dei quali puoi tutto. Basterebbe e avanzerebbe questo, se davvero Giachetti non volesse in fondo in fondo perdere e regalare nuovi voti a Virginia Raggi, per escludere dalle liste Orlando Corsetti. L'inopportunità e la gravità del fatto lo imporrebbe perché viceversa tutta la lista, preparata invece con così tanta cura, ne verrebbe inquinata e sporcata.


Ma in realtà la riflessione politica è solo una delle chiavi di lettura possibili di questa brutta faccenda emersa. C'è una riflessione tecnica, altrettanto grave, se non più grave. Ma si entra nello specifico, comprensibile solo per amatori e per appassionati del mondo osceno della 'cartellopoli' romana. Una pozzanghera di fango, mafia, connivenze, favori, collusioni che porta la città ad essere trasfigurata da centinaia di migliaia di impianti pubblicitari. Nella scorsa consiliatura la Giunta ha menato duro per risolvere il problema, la consiliatura è durata meno della metà del tempo ma tantissimo è stato fatto. Orlando Corsetti avrebbe dovuto coadiuvare, da presidente della Commissione Commercio, il flusso della riforma e invece lo ha ostacolato gestendo il processo in maniera anomala. Non lo diciamo noi, ma lo spiegano con dovizia gli amici di Diarioromano in un post uscito stamattina e tutto da leggere. Quando ci applicammo per combattere le anomalie e le polpettine avvelenate (non siamo state noi a chiamarle così, ma l'autorevole blog dell'associazione VAS, in un altro post tutto da leggere, ma su VAS potete trovare forse una dozzina di articoli dedicati al personaggio, uno più chiarificatore dell'altro) scoprimmo che le stesse ditte pubblicitarie che venivano strumentalmente difese da Orlando Corsetti, erano le medesime sulle quali il suo bel faccione era apparso in occasione della precedente campagna elettorale, quella del 2013. Con forza, pur reputando il conflitto di interessi grave (oggi Diarioromano lo paragona addirittura a quello del Ministro Guidi, che infatti si è dimesso), chiedemmo a Corsetti di tirar fuori le fatture con le quali avrebbe dimostrato che quegli spazi erano stati regolarmente pagati e acquistati, non regalati dalla ditta. Le fattura, che Corsetti non era di certo tenuto a tirar fuori, senz'altro c'erano ed erano regolarissime, ma non furono mai tirate fuori.


Oggi ci risiamo. Con tempi anomali, scomposti e goffi, un giorno prima della presentazione delle liste, il faccione di Corsetti appare sugli impianti di quelle stesse ditte, a denunciarlo su Facebook non un avversario politico, ma un esponente dello stesso PD, che chiama in causa ovviamente Giachetti e il suo tentativo di far pulizia. E' chiaro che così lo storytelling che descrive il PD come un partito incapace di cambiare davvero ha vita facile. E' chiaro che il nostro invito a tutti i nostri lettori a non votare politici che si comportano così non può bastare. E' chiaro che vedere il candidato sindaco soprassedere su un fatto con contorni così inquietanti e di così grave scorrettezza sarebbe devastante per il prosieguo della campagna elettorale.

Un intero paese abusivo subito fuori dalla Metro Marconi. Qui tutte le foto, a voi i commenti

19 aprile 2016







Nuova viabilità a Via Giolitti: soldi buttati e tutto da rifare. Sistema vanificato dagli errori. Ecco tutti i video


Dopo due settimane siamo tornati a Via Giolitti a vedere a che punto è la nuova viabilità garantita dai cordoli a fianco della Stazione. Abbiamo trovato davvero delle brutte sorprese. Il cantiere è stato pasticciato e non è ancora partita la parte relativa a Via Marsala, che ancora affoga nel caos e nella prepotenza.


Ma torniamo a Via Giolitti. Ne avevamo già diffusamente parlato indicando quali potevano essere le correzioni per rendere realmente funzionante il dispositivo, in questi giorni però cosa è successo? Le scelte di modifica sono state peggiorative e non migliorative. In particolare si è scelto, nella corsia di sinistra, quella dal lato del Mc Donalds e dei negozi fetenti che stanno dalla parte opposta della stazione (vi viene in mente una stazione fronteggiata da esercizi commerciali simili? Ma d'altro canto farce al posto del 'dente cariato' un palazzo di vetro e metallo come da progetto di Massimiliano Fuksas era "speculazione edilizia", no!?), si è tolta la sosta delle auto - giusto! - ma si è aggiunta la sosta dei motorini: sbagliatissimo!
Questo ha comportato e comporta ogni giorno un caos terribile. Basta un motorino non parcheggiato  che una macchina si infila di traverso anche perché in maniera totalmente assurda qui non c'è mai un vigile urbano che è uno; poi i motorini occupano un po' meno spazio in larghezza lasciando quello spazietto in più che fa diventare fattibile la doppia fila. E così mentre sulle altre due corsie il traffico scorre abbastanza bene (ma resta il problema della corsia preferenziale nel tratto dell'intersezione, come si vede dal video giusto qui sotto), in quella di sinistra c'è il caos più totale.


Ma gli errori che sottolineiamo in questi video sono ancora di più. C'è la parte finale, dove verso Via Cavour cafoni e coatti ancora si fermano liberamente vanificando tutto il lavoro fatto; c'è il grande attraversamento pedonale sbagliatissimo, davvero una roba da dilettanti allo sbaraglio. Insomma c'è da correggere molto e si tratta soltanto di capire se l'Agenzia per la Mobilità, che ha progettato male questi lavori, è disposta a effettuare gli aggiustamenti. In caso contrario strafottenza, pericoli, violenza e caos non saranno affatto ridotti pur in presenza di un investimento e di un cambio di prospettiva così cospicuo.

Video pazzesco. "Denuncio mega rogo in baraccopoli abusiva sul Tevere, ma la Polizia identifica me"

18 aprile 2016

Vi scrivo in questo giorno di referendum per denunciare l'ennesimo incendio nato a ridosso di un accampamento esistente oramai da più di due anni, stranoto alle forze dell'ordine sorto sotto Lungotevere di Pietra Papa a ridosso del fiume Tevere dietro i campi sportivi.

Questa notte sono stato svegliato da dei botti tanto che pensavo si trattasse di qualcuno che stesse cercando di forzare una macchina, mi affaccio alla finestra e vedo due roghi distinti con diversi focolai che, oramai fuori controllo stanno aggredendo la vegetazione.





Chiamata la polizia e i Vigili del fuoco, decido di scendere, e attraversato Ponte Marconi incrocio i vigili del fuoco che non riuscivano ad individuare l'accesso al campo. Li aiuto a individuare l'ingresso e li seguo per verificare la gravità dell'incendio e le dimensioni dell'accampamento. Purtroppo ho registrato quello che ho potuto con il cellulare quindi, soprattutto quando era ancora buio, si vede ben poco. Con l'approssimarsi dell'alba sono però riuscito a immortalare una parte di quello che ho visto, sia del rogo che delle dimensioni e la fattura della baraccopoli.

La polizia poi, giunta in ritardo sul luogo, si è premurata di identificare me e soltanto me, usando per altro dei toni decisamente poco amichevoli.
Nota al margine nelle riprese: i Vigili del Fuoco mi hanno cortesemente richiesto di non essere ripresi in viso. Vi prego diffondetelo, aiutate i cittadini a denunciare uno stato di cose insostenibile. Nell'anno del Giubileo e con il paventato pericolo sicurezza ISIS fa pensare che questo sia il controllo del territorio, siamo di fatti a 500 metri dalla Basilica di San Paolo fuori le Mura, dentro un quartiere (Marconi) con la densità abitativa fra le più alte di Roma.

Mattia M.

Chi racconta palle? Il logo di Roma e l'ultima ridicola disinformazione contro Ignazio Marino

17 aprile 2016

"Tronca ha restituito a Roma il logo SPQR che Marino aveva tolto sostituendolo con un logo in inglese". Lo hanno ripetuto praticamente tutti, da destra a sinistra, senza distinzione alcuna di parte politica, sensibilità, sesso, ceto, censo, religione. Tutti la stessa cantilena. L'unico denominatore comune? La disinformazione ma soprattutto l'analfabetismo funzionale: la malattia grave di chi non capisce, non vuole capire, non capirebbe neppure se volesse. L'incapacità cronica di collegare le sinapsi. La sindrome di chi ha portato il cervello all'ammasso e tutto sommato ritiene che sia comodo così.

Tra le tante cose fatte in soli due anni e che nessuno nuovo sindaco oserà fare (pensate che qualcuno tra Raggi, Giachetti, Meloni vada a rompere le palle - a proposito di palle... - alle cricche e agli amici degli amici nella prossima consiliatura? Vedrete...), Marino mise mano anche alla comunicazione della città. Come molte altre cose non lo fece in maniera geniale, intendiamoci, ma lo fece e sebbene con qualche polemica e incertezza lo fece migliorando la precedente situazione alemanniana.



Gli specchietti qui in pagina dovrebbero far comprendere come sono andate realmente le cose. In primis è importante marcare la differenza tra un logo ufficiale e istituzionale e un logo relazionale. Ogni città ha un logo turistico e un logo ufficiale. Per lo meno ogni città turistica e ogni capitale occidentale. Per gli analfabeti funzionali cronici proviamo con Amsterdam. Guardate sotto. C'è il logo turistico (il famoso I amsterdam; peraltro in inglese, scantalooo). C'è il logo ufficiale, quello che sta sui documenti, sul sito del comune ecc (diciamo un logo relazionale, ma per i cittadini, non per i turisti). E poi c'è anche il logo storico, quello antico, lo stemma cittadino.






A Roma abbiamo lo stemma storico che viene utilizzato sia come tale che come logo ufficiale. E fino all'arrivo di Marino avevamo un mostruoso logo relazionale con una lupa scarabocchiata sopra una scritta "roma" minuscola. Un prodotto talmente scadente (frutto di un concorso tra ragazzi, pensate un po' voi) che non venne mai veramente utilizzato salvo che su qualche tazza o accendino.





Marino ottenne il nuovo logo, che a noi non piacque granché beninteso (anche se poi si dimostrò ben appropriato per la copertura dei cantieri, ad esempio a Via Marsala), da Antonio Romano, un grafico che ha firmato i loghi delle più importanti aziende italiane e che non muove le chiappe dalla sua poltrona per meno di 50 o 70mila euro: qui lavorò per una cifra due o tre volte inferiore (seppur senza bando, e questo è sempre sbagliato!) partorendo il logo con le palle che sarà fatto a tirar via ma che non giustifica il mondo a sparare palle, appunto: non ha mai sostituito il logo ufficiale il quale, come vedete sotto, c'era, c'è sempre stato, è stato sempre utilizzato e sempre ci sarà. Lì Marino, giustamente, ha semplicemente tolto la orripilante e coatta scritta "capitale" (purtroppo rimasta nel nome della Polizia Locale) inserita negli anni del medioevo alemanniano.


Tronca cosa ha fatto? Ha semplicemente detto che per i festeggiamenti del 21 Aprile, Natale di Roma, non ha previsto l'utilizzo del logo relazionale che però non è stato abolito, solo momentaneamente accantonato. 
Sta di fatto che oggi Roma è tornata di nuovo priva, unica città al mondo, di un logo relazionale e turistico che invece è in dotazione in tutte le altre grandi capitali turistiche che assolutamente non usano il loro logo ufficiale (men che meno il loro stemma storico, qui una nostra riflessione) per comunicare verso l'esterno e l'estero. 

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