Tristezze. Paragonare Roma con Teheran e accorgersi che perde di brutto

3 gennaio 2018
Teheran è una città da 8 milioni e mezzo di abitanti. Con il circondario raggiunge i 13 milioni.
Sta crescendo in modo vertiginoso perché molta popolazione iraniana dalle campagne si riversa in città.
La crescita è caotica, il traffico enorme nonostante le 6 (sei!) linee della metropolitana, la vita cittadina è meno avanzata rispetto ai nostri standard, per esempio il commercio è molto tradizionale, le produzioni sono anche parecchio manuali.
Per questo paragonare Roma a Teheran dovrebbe far storcere la bocca a molti concittadini. Ma d'altra parte se paragoni Roma a Milano ti dicono che a Milano è tutto facile perché è piccola. Allora vediamo come va la manutenzione delle strade di Teheran rispetto a Roma. E' grande il triplo, quindi dovrebbe essere tutto difficile.
E invece no...











I marciapiedi non hanno buche, non hanno rattoppi fatti a caso, non sono in asfalto, ma addirittura in mattonelle; lo spazio per gli alberi è ben delimitato spesso protetto con ghiere di metallo. Pensiamo a come si fanno gli spazi per gli alberi da noi: c'è da piangere.
Fra marciapiede e carreggiata c'è sempre una fossa per far passare l'acqua e portare via lo sporco che così non si accumula.
I tombini non sono tappati, anzi, quelli che ho visto sono tenuti ben liberi da foglie e accumuli vari.
Le macchine non ci possono entrare sopra perchè gli spazi sono delimitati, nelle strade dalla fossetta che dicevo prima e nelle piazze da cilindri che non fanno passare.
I giardini sono curati e dignitosi, le parti con l'erba e i fiori ben delimitate.
Direte: hai fatto le foto agli unici punti civili, di sicuro la verità sostanziale sarà diversa.
Il punto è un altro.  
Se una società, una popolazione sicuramente più povera e meno organizzata come quella iraniana riesce a avere molte delle sue strade civili è perché vuole pensarsi e rappresentarsi civile, cioè c'ha l'ambizione a vivere in un posto tenuto bene e piacevole.
Il problema nostro è che non ce ne frega un caxxo. A noi va bene che i marciapiedi siano da post-bombardamento; che siano di asfalto tutto bucherellato dalle moto che ci parcheggiano sopra; che gli alberi ci stiano sopra morti da secoli con un moncherino tagliato a un metro e che quelli vivi abbiano una buca indescrivibile, sostanzialmente usata come cesso per cani e come cestino dell'immondizia; che le macchine possano entrare dove ci dovrebbero stare solo i pedoni; che lo sporco si accumuli all'infinito sotto le macchine che nessuno sposterà mai; che dopo la pioggia quando scendi dal marciapiede devi fare la guerra con metri di fango perché i tombini sono otturati e l'acqua non scorre via; che spesso dobbiamo trattenere il fiato per il fetore che viene dai cassonetti da dopoguerra sempre pieni e sempre marci.
A noi ci sembra tutto normale perché noi siamo così, ci sta bene essere così. Bene, non ci paragoniamo più ai milanesi, paragoniamoci agli iraniani.
Il problema è che perdiamo e di brutto.
Alessandro

Spelacchio va al museo? Bene. Ma solo dopo la risposta alle 5 domande (e non solo)

2 gennaio 2018
Lo aveva detto, cercando di cavarsi d'impaccio, qualche sera fa a Linea Notte su Rai 3 il vicesindaco e assessore alla cultura Luca Bergamo. "Spelacchio ormai è diventato un Pasquino, io ho delle idee su di lui dopo il 6 gennaio". Oggi sui giornali la notizia dopo qualche giorno rimbalza: "Spelacchio finirà in un museo al coperto oppure in un'altra piazza". 

Bene, diciamo noi. Girare in positivo le faccende negative è un pregio e dimostra lucidità e smalto da parte dell'amministrazione. Secondo noi sono stati bravi se porteranno a termine un progetto simile. Del resto dietro c'è la mente di Bergamo, l'unica pensante nella Giunta, che ha dato buona prova di se anche nel bel Capodanno "La Festa di Roma"

Il problema però alla base resta e c'è un vizio di forma che non si capisce perché non si voglia sciogliere. Per risolverlo basterebbe rispondere alle nostre "5 domande su Spelacchio" che aleggiano da tempo, vengono ripostate da cittadini sempre più curiosi sui profili dei fan e degli amministratori grillini da tempo. Sul profilo di Paola Taverna un cittadino le ha innocentemente postate ed è stato minacciato di percosse, con tanto di chat private in cui alcuni squadristi pentastellati gli chiedevano dove abitasse per andargli a far... visita. Ma quali sono dunque queste pericolosissime e insidiose 5 domande? Eccole: 

1. Perché Spelacchio è costato il triplo dell’anno scorso?
2. Perché non si è fatta una evidenza pubblica per scegliere la ditta che doveva trasportarlo?
3. Perché l’affidamento diretto è andato a vantaggio proprio della ditta dello scorso anno?
4. Perché in tutto il mondo sono i privati a pagare le decorazioni natalizie e gli alberi mentre a Roma pagano i cittadini?
5. Perché gli uffici si sono mossi a metà novembre per ottenere la fornitura, quando ad esempio a Milano si sono mossi ad aprile?


A livello amministrativo ci accontenteremo di vedere le risposte alle 5 domande, ma a livello giornalistico onestamente no. Nel senso che ci sono tantissimi contenuti da tirar fuori da questa storia che nessuno (perché?) sta tirando fuori. Stiamo parlando di un tema che è finito su tutti (tutti!) i più grandi giornali del mondo e le più seguite televisioni. Possibile he non ci sia stato un giornalista che sia andato ad indagare sulla società appaltatrice dello scandalo Spelacchio? Possibile che non sappiamo nulla su questa srl? Possibile che non si sia approfondito il fatto che l'amministrazione invece di pagare sul conto corrente della ditta ha pagato su quello diretto della legale rappresentante? Possibile che non sappiamo nulla sul "curriculum" di questa società? Cosa ha fatto prima per l'amministrazione? Ha fatto bene? Ha fatto male? Quali altri commesse le sono state affidate? Come è stato fatto il lavoro? Possibile che non sappiamo niente sui titolari di questa società? Chi sono? Come si chiamano? Da dove vengono? Cosa hanno fatto prima? Dove lavorano? 

Lo scandalo Spelacchio non riguarda un albero brutto. Un albero brutto può capitare e, come è dimostrato, può perfino diventare un buffo beniamino famoso in tutto il pianeta. Lo scandalo è come vengono gestiti i soldi pubblici in questa città, come (non) lavorano gli uffici, come (non) lavora la parte politica che dovrebbe indirizzarli e dare la linea e il ritmo. 

La risposta alle 5 domande e una ben più approfondita ricerca giornalistica su questi temi potrebbe senz'altro affrontare il tema dal lato più giusto e più interessante. E potrebbe aiutare a non ripetere questi inaccettabili errori e a considerare la faccenda per quello che è: un brutto inciampo amministrativo rispetto al quale chiede umilmente scusa e non la sfortuna di un alberello brullo rispetto al quale, come ha fatto l'ineffabile sindaca, affermare "vabe, ma prendiamola a ridere". Perché altrimenti si può legittimamente pensare che operazioni-simpatia, bigliettini d'amore lasciati ai piedi del miserabile arbusto, bugie da asilo nido ("lo hanno rovinato con le luci", ha detto la sora Pinuccia assessore all'ambiente) e selfie ridicoli siano fatti non per sincero affetto nei confronti del povero abete, ma per nascondere la verità sui motivi che l'hanno portato a Piazza Venezia.

I pasticci dell'assessore Frongia di cui nessuno parla: Granfondo Campagnolo e Mezza Roma Run

30 dicembre 2017
Interessante raccontare cosa è successo con la Granfondo Campagnolo di ciclismo.
La gara si è sempre svolta all'inizio di ottobre e l'amministrazione della città, come è giusto che sia per un evento internazionale (sì vengono da tutto il mondo per correrla, l'ultima volta che l'ho fatta c'erano persone dalla Nuova Zelanda, Irlanda, Polonia, Giappone), è sempre stata presente.
Come tutti i grandi eventi, il giorno dopo lo svolgimento dello stesso si aprono le iscrizione all'edizione dell'anno successivo. Con una grande sorpresa però: "il prossimo anno la manifestazione si svolgerà il 27 maggio!" Ovviamente molti corrono a iscriversi (il numero di iscritti è contingentato), ma dopo un paio di mesi c'è una bella novità: il 27 maggio a Roma si chiuderà il Giro d'Italia. Quindi il programma sarebbe: mattina Granfondo, pomeriggio Giro d'Italia, per un ciclista quale giornata migliore? (Per un maghinaro romano quale giornata peggiore?) Tutto bello, bello, bellissimo... Gente paga l'iscrizione, compra i biglietti aerei o ferroviari (viaggiare con bici al seguito richiede organizzazione), prenota hotel... Poi il giorno di Santo Stefano questo comunicato:

La Campagnolo Roma torna a ottobre.
Il 14 tutti a pedalare all’alba al Colosseo
L’Amministrazione di Roma Capitale ce l’ha messa tutta ma le tribune per la festa della Repubblica non ci avrebbero consentito la partenza dal Colosseo ed il circuito del Giro d’Italia, diverso dal nostro percorso, avrebbe creato ulteriori problemi anche di ordine pubblico.
Si è quindi si è concordato di tornare alla nostra classica data della seconda domenica di ottobre.
Avremo il totale supporto di Roma Capitale, che ha eletto il nostro a grande evento sportivo della città e molto più tempo per preparare la più bella edizione di sempre.
Un grande Villaggio, un evento per ogni tipologia di ciclista, traffico chiuso e tante novità che vi sveleremo pian piano.
Ci scusiamo con tutti per eventuali disagi che faremo di tutto per alleviare.
Chi è già iscritto ma non potrà partecipare sarà ovviamente rimborsato.
Il 14 ottobre, all’alba, ci vedremo al Colosseo per CR VII.
https://www.facebook.com/granfondocampagnolo/



Il giorno successivo le parole dell'Assessore Frongia: 

Novità sulla Granfondo Campagnolo Roma: gara spostata al 14 ottobre. Dopo attente verifiche, infatti, abbiamo ritenuto opportuno cambiare la data dell’evento per l’estrema criticità che si poteva verificare dalla contestualità della stessa con l’ultima tappa del Giro d’Italia prevista per il 27 maggio.
Granfondo Campagnolo Roma torna così alla sua data classica, la seconda domenica d’ottobre, onde garantire a ciascuna manifestazione il massimo supporto e risalto.
GFCR, giunta alla sua VII edizione, è un grande evento internazionale che merita il massimo appoggio da parte di Roma Capitale. La bicicletta e quanto rappresenta è infatti uno strumento sul quale questa Amministrazione vuole investire proprio per promuovere una mobilità sostenibile e sana.
Varie le iniziative che si andranno a sviluppare nel corso del nuovo anno, su tutte #PEDALAROMA, in coordinamento con i Municipi interessati, le scuole, le associazioni ciclistiche e i negozi ciclo per promuovere, specialmente fra i bambini e i ragazzi, uno sport così affascinante e sano.



Benché dica "abbiamo ritenuto di cambiare data", nei commenti al post Facebook Frongia corregge la rotta scaricando tutte le colpe sugli organizzatori della Granfondo: "non li avevamo mai autorizzati per la data di Maggio", da par loro gli organizzatori nella loro pagina spiegano che lo spostamento non è colpa loro e che la data di Maggio era stata addirittura annunciata in una conferenza stampa. Chi dice menzogne? Ad ogni modo chi ha comprato un biglietto aereo da Palermo o da Dublino per la data del 27 maggio che fa? Si viene a vedere il Giro d'Italia? E soprattutto dopo quanto successo quest'anno il prossimo anno che farà? Semplice: va un'altra della mille Granfondo che si svolgono in Italia!

Questa cosa fa più o meno il paio con la Mezza Roma Run, in programma l'8 dicembre, ma il 6 i vigili hanno tolto l'autorizzazione perché siccome passava vicino piazza di Spagna (la mattina) e lì sarebbe andato il Papa (il pomeriggio) c'erano problemi di sicurezza (come se il Papa avesse deciso il 6 dicembre di andare l'8 a piazza di Spagna: ci va da cent'anni e forse più). La manifestazione è stata posticipata così al 17 dicembre (anche qui con problemi logistici per le persone iscritte e non voglio parlare di problemi sportivi di preparazione perché tanto interessano sempre meno). Il 15 dicembre però gli organizzatori si vedono sospendere la manifestazione nuovamente per motivi di sicurezza sollevati dal Comando del XV gruppo. Si parlava di recuperarla durante le feste ma se andate sul sito della manifestazione (http://www.mezzaromarun.com/) troverete questo comunicato:


Gentili Atleti,
purtroppo abbiamo ricevuto dal Comune un'altro diniego, Venerdì 22 Dicembre alle ore 18:00 (naturalmente in questi giorni nessuno risponde alle nostre domande e richieste).
Oramai per noi  è impossibile poter dire quando si realizzerà la MezzaRomaRun.
Riceverete per email elenco delle spese principali che abbiamo sostenuto per provare ad organizzare la gara, soldi spesi dal Presidente perché l'Associazione non dispone ne di fondi Istituzionali ne di Sponsor finanziari.
Comunque sarete tutti rimborsati, chiediamo solo, se possibile, di farlo brevimano, perché fare bonifici per le centinaia di Atleti che si erano iscritti ci farebbe aumentare le spese........
Coloro che per qualunque motivo non potessero passare in sede, potranno inviarci la ricevuta del pagamento e scrivere in evidenza IBAN e saranno rimborsati.
Ringraziamo tutti gli Atleti che avevano scelto di partecipare alla nostra gara. Continueremo ad insistere con la programmazione della gara, nella speranza che le Istituzioni smettano di utilizzare "due pesi due misure" , rendendosi conto che la progettazione e la realizzazione di una gara come la MezzaRomaRun richiede tempi e sacrifici e, non si può annullare tutto in un attimo senza calcolarne le conseguenze.
Auguri per un 2018 come lo immaginate.

Massimiliano Zanetti
Presidente ASGS


Si vogliono fare grandi eventi a Roma e gli organizzatori devono scontrare con queste situazioni. Dove altro al mondo succede? Il Comune invece di indire un bando per togliere a chi oggi organizza la Maratona di Roma e darla ad altri (anche qui si potrebbe pensar male ma evitiamo) pensasse a garantire lo svolgimento degli eventi sportivi che portano tante persone a Roma! Per lo meno abbiamo ben capito il motivo del no alle Olimpiadi: non certo per evitare ruberie e intrallazzi (che peraltro si svolgono ogni giorno, si pensi al caso Spelacchio), ma perché proprio non sarebbero stati materialmente in grado loro come classe dirigente.

Torino, pur grillina, ha un mercatino di Natale impeccabile mentre Piazza Navona fa schifo. Ecco perché

28 dicembre 2017
 Alla grande tristezza diffusa che si respira in città (l'unica città italiana ed europea dove a Natale non sembra Natale) si è quest'anno aggiunta la mestizia di Piazza Navona. Dopo anni il Comune ha fatto le carte - letteralmente - false pur di restituire la festa della Befana alla ghenga di bancarellari che l'aveva massacrata negli ultimi anni. Il risultato è sotto gli occhi di tutti e ne abbiamo parlato tante volte.
Ma come mai questi episodi si svolgono solo a Roma? Come mai nelle altre città vediamo solo rispetto e qualità? Quali sono i modelli? Ed è un problema del Movimento 5 Stelle, partito comunque totalmente suddito delle lobbies e alle clientele, o è un problema del Movimento 5 Stelle a Roma?



 Per capirci qualcosa e per darci qualche risposta siamo andati a Torino. Non a caso: la città, come Roma, è amministrata dal Movimento 5 Stelle e anche qui il governo municipale non versa in buone acque. Ma un conto è avere difficoltà, un conto è allearsi con le cricche. A Torino l'alleanza con le cricche evidentemente non l'hanno fatta. Potevano inventarsi bandi improbabili, potevano far valere assurde "anzianità", potevano giocare sul termine di "fiera" e di "festa" e potevano strumentalizzare a favore delle lobbies portatrici di voti alcune normative regionali (ammesso che il Piemonte abbia leggi raccapriccianti come il Lazio di Zingaretti). Così non ha fatto. 

In città ci sono molti mercati natalizi, in varie zone della città. Tutti fanno parte, fate attenzione, di un unico bando pubblico che si chiama "A Torino un Natale coi Fiocchi". Cosa ha fatto l'amministrazione comunale? Il suo mestiere: a tutto tondo! Ha individuato alcuni spazi, cinque più uno, dove si potevano svolgere manifestazioni commerciali natalizie, ha scritto un bando e ha messo "in palio" questi spazi. Nel bando c'era un capitolato molto preciso con chiari obblighi sulla qualità dell'allestimento, sulla qualità della merce e quant'altro. Tutto chiaro e tutto facilmente leggibile. Chi avrebbe vinto? Fermi restando tutti gli obblighi del concessionario avrebbe vinto, attenzione attenzione, chi avrebbe offerto di più. Sì, avete capito bene, in cambio infatti del suolo pubblico messo a disposizione e dell'utilizzo del marchio "Natale coi Fiocchi" (che fa cagare, ma è un marchio registrato del Comune), la città di Torino in-cas-sa un sacco di soldi. Ha piazze pulite, allestite e natalizie e in più incamera mezzo milione di euro sonante da parte del concessionario. Una società con le caratteristiche per partecipare, dunque, ha vinto il bando, ha pagato il Comune e poi ha lavorato per rientrare dei costi e per guadagnarci affittando gli spazi e gli chalet oltre che facendo attività con sponsor e quant'altro fosse consentito dal bando stesso. 

I vantaggi di questa soluzione sono evidenti: tutto è omogeneo perché hai un solo interlocutore per quanto riguarda gli allestimenti, tutto è elegante e credibile. Se ci sono delle questioni, l'amministrazione ha un interlocutore, uno solo, non deve fare riunioni come è successo a Roma con l'assessorato affollato da decine di famiglie o, peggio, clan di bancarellari a intimidire. Chiaramente un solo interlocutore ha la forza finanziaria per pagare quello che c'è da pagare, per dare garanzie bancarie, per ottemperare alle spese di sicurezza (che invece da noi sono state un ridicolo problema) e così via. Se qualcosa del bando viene violato ne risponde un legale rappresentante, uno e uno solo. Non una pletora ovviamente ingovernabile di finte srl o peggio.

Tornando a Roma tutto questo è stato lo spauracchio di Coia (e di qualcuno che in buona o in cattiva fede ancora casca nelle sue frottole che tanti danni stanno facendo alla città). "Se trasformiamo Piazza Navona da 'fiera' a 'festa' poi rischiamo che tutto venga gestito da una sola società e non dai singoli bancarellari, ecco perché non lo abbiamo fatto". Ha detto proprio così. Nessuno gli ha fatto notare che ciò che lui considera come negativo è la soluzione adottata nella pentastellata Torino per realizzare mercatini non solo nella piazza principale ma bensì in tutta la città. Sarebbe bastato questo per zittire l'ennesima idizoia del micidiale presidente della Commisione Commercio. 

A Piazza Navona ormai le speranze di arrivare a questi risultati sono minime: l'amministrazione per costruire il suo lurido consenso ha regalato per 9 anni la piazza agli operatori peggiori possibile con le scuse di cui sopra. Ma un Comune serio, qualora mai ci fosse, potrebbe fare qualcosaltro per diluire la presenza di una manifestazione così mediocre? Certo che sì. Una amministrazione seria, in altre piazze (una piazza Esedra momentaneamente pedonalizzata, una piazza Venezia parzialmente pedonalizzata per le feste e mille altre) potrebbe attuare la stessa modalità torinese creando dei veri mercatini natalizi (a Torino la società vincitrice è stata quella dei Mercatini di Bolzano) che costringerebbero Piazza Navona o al fallimento economico o ad adeguarsi ad un livello alto di qualità. Il tutto fatto incassando soldi. E magari facendo anche meglio di questo bando torinese che ci piace nella modalità ma che pure non è esente da critiche e scivoloni nel merito. Ma per fare questo ci vorrebbe lungimiranza, visione, progetto, buona fede, sentimento del bene comune e non focus esclusivo sulla costruzione del consenso purchéssia...

(Per tutte le info sul bando di Torino, cliccate qui. E rifatevi gli occhi cazzarola!)

La tragedia dei servizi durante le Feste. Nettezza urbana e trasporti pubblici mai così male

26 dicembre 2017
Probabilmente lo scorso anno era realmente piuttosto presto e non era giusto giudicare. La vittoria elettorale si era palesata a metà dell'anno e la giunta era stata fatta dopo una vita, dopo settimane e settimane di ridicoli tira molla modello Primissima Repubblica. E allora transeat.

Quest'anno però lo scenario è molto diverso. Sono passati ulteriori 12 mesi e soprattutto sono state fatte delle promesse chiare. Specialmente nell'ambito dei due principali argomenti che riguardano i servizi pubblici a rete: raccolta rifiuti e trasporti di massa. Sia da una parte e dall'altra l'amministrazione si è prodigata a promettere: quest'anno nulla si ferma, quest'anno tutto girerà nella massima efficienza.

La verità amara è un'altra. Il servizio su metro e bus è raccapricciante. Come sempre, per carità, ma un po' più di sempre. Una vera umiliazione per le tante persone (basti pensare agli infermieri degli ospedali) costrette a lavorare durante le festività. Un servizio raccapricciante benché ci sia mossi tempestivamente come a questa Giunta piace muoversi: dilapidando denari pubblici e incrementando il debito che graverà sulle spalle dei nostri figli. Cosa è successo? Semplice: clientelismo grillino come abbiamo imparato a riconoscerlo lontano chilometri. Agli autisti e ai macchinisti Atac è stato garantito un bonus di 140 euro per il lavoro festivo in caso di presenza volontaria. Una cifra alta? Una cifra bassa? Una cifra corretta? Difficile dirlo, l'unico modo è parametrarla sia al passato sia a quel che fanno le altre grandi città italiana. 

Ebbene la cifra è superiore al 40% rispetto agli anni passati e superiore al 100% rispetto a quanto si fa a Milano. Nessuno vi spiegherà il perché di tutto questo poiché la risposta è "voto di scambio" e "clientelismo" e non c'è sufficiente onestà intellettuale per ammetterlo. Sta di fatto che a Roma, nonostante il servizio sia cento volte peggiore che a Milano, chi lavora a Natale becca il doppio dei soldi. Tanto poi qualcuno che paga si trova, magari proprio il cittadino onesto di Milano che versa regolarmente le imposte e che si trova impiegati quei soldi per tamponare le assurdità di Roma.

Riguardo alla raccolta dei rifiuti la situazione è ancora più drammatica. La città è sommersa di pattume e la nostra pagina Facebook così come il nostro profilo Twitter si sono riempiti di foto rivoltanti. Tutto questo avviene a dispetto delle promesse di Pinuccia Montanari, la sempre più caricaturale assessora all'ambiente (quella di Spelacchio) che aveva prefigurato qualche giorno fa una città pulita e impeccabile. Se un po' di raccolta si fa al centro per salvare la faccia rispetto ai turisti (che tuttavia si ritrovano in una città triste, buia e deprimente con una atmosfera natalizia pari a zero tra Tredicine e alberi di natale morti), la periferia è abbandonata a se stessa e inondata di sacchetti a tutte le latitudini.

Ma comunque lasciamoli lavorare, ma comunque loro sono gli onesti, ma comunque cosa volete che torna Buzzi, ma comunque pensate alla Banca Etruria e così via elencando le scuse pentecatte a tutta questa allucinante situazione che non ha eguali e raffronti in nessuna altra città italiana e europea. L'unica nota positiva è che i lobotomizzati disposti a difendere l'indifendibile sono sempre di meno e sempre più isolati. 

Resta il fatto che paghiamo i bonus festivi più alti d'Italia per avere bus e metro che non passano. E paghiamo la tariffa rifiuti più alta d'Italia per avere la città più lercia del paese.


PS. Foto tutte di oggi e di ieri, provenienti dai quattro angoli della città. Dal Tuscolano al Nomentano, dalla Balduina a Spinaceto, da Casal Palocco a Tor De Schiavi, dalla Laurentina alla Togliatti. Tutta Roma è combinata così.

5 domande su Spelacchio (e tutta la sua rassegna stampa internazionale mai vista prima)

21 dicembre 2017
Riuscire ad incartarsi perfino su un albero di Natale spelacchiato cheppoi di notte manco è così brutto (certo, di giorno...). Hanno fatto tutto da soli. A ripercorrere la storia oggi, fa pietà ed è la rappresentazione plastica dell'incapacità grillina su ogni fronte possibile e immaginabile. Sembrano persone selezionate per avere il massimo livello di inadeguatezza, spocchia, aggressività, stupidità, ottusità. Tutti i difetti personificati e portati al massimo. Anche la criticità più piccola diventa dramma. Gente che vuole amministrare la ottava potenza industriale del mondo e che sarebbe fuori luogo anche come rappresentante d'istituto di una scuola di provincia.

Come è andata la vicenda Spelacchio? Chi meglio di noi può raccontarla visto che, come spesso accade, tutto si è sviluppato grazie a (o per colpa di) questo blog? A onor del vero, risalendo ai primissimi giorni di dicembre, il merito del nome va tutto al sagace giornalista Vittorio Zucconi. Anche se Zucconi partì con "Spellacchio", due elle. Poi arrivammo noi e iniziammo con "Spelacchio", una elle. E la cosa partì in maniera virale dopo i primi tweet o post su Facebook. 

A dispetto di quel che dicono oggi alcuni rappresentanti grillini nell'ambito dell'ennesima campagna di difesa dell'indifendibile di cui si sono fatti protagonisti ripetendo come automi i dettami di chi imposta la loro comunicazione, l'albero era di imbarazzante bruttezza fin da principio. Altro che "lo hanno rovinato le luci". Le due persone maggiormente coinvolte - sindaco e assessore all'ambiente - potevano prendere la palla al balzo e reagire: "cacchio che brutto cari cittadini, avete ragione! Cerchiamo di capire cosa è successo e vediamo se posiamo sostituirlo o se dobbiamo tenercelo così". Se avessero reagito così la cosa si sarebbe chiusa li. Fine. Però stiamo parlando non di persone normodotate, ma di pentastellati. Al di là del bene e del male. La reazione al primo giro di viralità mediatica su Spelacchio quale è stata dunque? Difesa. Difesa al di là di tutto, difesa contro l'evidenza, difesa cieca e arroccata. L'Assessora Montanari sproloquia e parla di risparmi e sobrietà, mentre la sindaca se ne esce con robe tipo "è sobrio e elegante". A quel punto cerchiamo di approfondire.

Facilmente emerge tutta la faccenda dei costi, degli affidamenti diretti, degli appalti. Era tutto pubblicato sul sito del Comune come normativa vuole. Ci lavoriamo su tutta domenica 10 dicembre e lunedì 11 dicembre esce questo articolo. A quel punto la storia, che era tutta giocata sul ridicolo di un alberello rachitico, cambia completamente i toni. Avevamo alzato la manina e detto: "guardate che il problema non è la bruttezza di Spelacchio, il problema è un attimino diverso...". Apriti cielo. I giornali romani, ormai quasi totalmente appiattiti sulle inquietanti posizioni dell'amministrazione per i motivi più vari, fanno finta di non capire e seguitano a parlare dell'albero, dell'albero spelacchiato, dell'albero morto e così via. Il nulla. Non è lo stesso però con la stampa estera: corrispondenti di giornali e agenzie di stanza a Roma leggono il nostro articolo e cominciano a capire che la faccenda è interessante. In pochi giorni uno, due, venti, cinquanta articoli. Tutte le testate del mondo approfondiscono la questione, non si limitano a copincollare l'agenzia ma fanno interviste, video, servizi di raffronto. 

Molti hanno pensato che l'attenzione fosse esagerata (altri, gli esponenti Pentecatti, hanno gridato addirittura al complotto, ma non perdiamo troppo tempo ad analizzare opinioni patetiche), ma è dura pensare che così tante testate ai quattro angoli del mondo si siano incattivite tutte assieme contro la città.

In realtà un albero di Natale morente e rinseccolito si è trasformato in un simulacro, in un simbolo, un memento mori riferito ad una amministrazione imbarazzante che si era presentata affermando che avrebbe spaccato il mondo, che avrebbe cambiato le modalità, che avrebbe combattuto gli sprechi, che avrebbe inaugurato una nuova era di trasparenza: invece solo opacità, solo sprechi, solo insulti al buon senso pur di difendere le modalità che sempre ci sono state. Ma anche questa ondata mediatica si sarebbe potuta arrestare. Semplicemente rispondendo a cinque domande, le domande che tutti i media internazionali (raramente italiani) si stanno ponendo: 

1. Perché Spelacchio è costato il triplo dell’anno scorso?
2. Perché non si è fatta una evidenza pubblica per scegliere la ditta che doveva trasportarlo?
3. Perché l’affidamento diretto è andato a vantaggio proprio della ditta dello scorso anno?
4. Perché in tutto il mondo sono i privati a pagare le decorazioni natalizie e gli alberi mentre a Roma pagano i cittadini?
5. Perché gli uffici si sono mossi a metà novembre per ottenere la fornitura, quando ad esempio a Milano si sono mossi ad aprile? 

Invece di rispondere puntualmente e fugare ogni dubbio di intrallazzo e di magheggio, la sindaca ha preferito tacere per giorni e giorni. Quale sindaco può permettersi di tacere quando la sua città è protagonista sui giornali di tutto il mondo indipendentemente dalla rilevanza del fatto? Prima la difesa ridicola ("è elegante e sobrio") pubblicando foto largamente rimaneggiate e post che lasciavano intendere il costo zero ("se ne occupa il servizio giardini, delle luci invece l'Acea" si come no...), poi il silenzio per giorni e giorni, poi l'insistenza sulla gratuità dell'albero (ma è stata smentita anche quella), poi a quanto pare la rinuncia all'offerta di un albero in sostituzione, in seguito (oggi) la chiusura: "prendiamola a ridere". Mentre tutti i rappresentanti Pentecatti dopo giorni di mutismo imbarazzato hanno contrattaccato spiegando che non bisogna parlare di alberi ma di Boschi (il benaltrismo è uno dei pilastri dell'attuale egemonia al potere e i post usciti da parte dei consiglieri comunali sono raccapriccianti davvero e dovrebbero umiliare chi li ha votati), la sindaca ha detto proprio così: "prendiamola a ridere".

Inefficienza, spreco di denari pubblici, un danno di immagine spaventoso (qui sotto una selezione delle testate che si sono occupate della faccenda), totale incapacità di comunicare e gestire le difficoltà. Epperò i cittadini dovrebbero "prenderla a ridere". Certo non è un caso 'grave' come quello degli scontrini o della Panda Rossa di Marino, casi durante i quali l'attuale sindaca faceva la diavola a quattro chiamando in Carabinieri, citofonando alla ragioneria del comune per avere all'istante i giustificativi e chiedendo le dimissioni del sindaco ogni giorno. L'unica che può ridere oggi è lei: non esiste al mondo un altro uomo politico capace di spingersi a questo punto e come reazione non avere nessuna reale opposizione ne dalla stampa ne dalle altre parti politiche. L'unica sindaca del mondo cui tutto è consentito, tutto è perdonato, tutto è istituzionalmente permesso anche le cose più totalmente lontane da un comportamento minimamente istituzionale. Una presa per i fondelli continua della cittadinanza, e la cittadinanza muta. La cittadinanza, tutto sommato, accetta l'invito a pigliarla a ridere. Una tristezza tale che al confronto Spelacchio è allegro.


LA RASSEGNA STAMPA INTERNAZIONALE DI SPELACCHIO 
mancano televisioni, carta stampata e radio, solo web (e già basta e avanza)

https://www.thetimes.co.uk/article/rome-mayor-virginia-raggi-needled-over-citys-dead-christmas-tree-3sfgrcnfh


http://www.bbc.com/news/av/world-europe-42425029/what-s-wrong-with-rome-s-christmas-tree
https://www.washingtonpost.com/news/worldviews/wp/2017/12/20/rome-paid-57000-for-a-very-sad-christmas-tree-that-locals-nicknamed-toilet-brush/?utm_term=.50dd7478d3c4
https://www.cbsnews.com/news/rome-christmas-tree-spelacchio-disappoints-with-its-very-sad-looks/?ftag=CNM-00-10aab7e&linkId=46117364
http://time.com/5073391/rome-christmas-tree-2017-spelacchio/
https://www.lexpress.fr/insolite/completement-deplume-le-tres-cher-sapin-de-noel-de-rome-est-la-risee-du-net_1970565.html
https://elpais.com/internacional/2017/12/20/mundo_global/1513766474_052035.html

http://www.chicagotribune.com/hoy/chicago/95480513-132.html

https://www.usatoday.com/story/news/nation-now/2017/12/20/romes-sickly-christmas-tree-causes-uproar-needles-continue-fall/968065001/
http://www.latimes.com/world/la-fg-italy-rome-christmas-tree-20171219-story.html

http://www.telegraph.co.uk/news/2017/12/20/romes-dead-christmas-tree-dubbed-mangy-one-sparks-accusations/
https://www.publimetro.cl/cl/estilo-vida/2017/12/20/digno-una-republica-bananera-polemico-costoso-arbol-navidad-parece-cepillo-limpiar-bano.html


https://www.welt.de/vermischtes/article171574748/Roemer-empoeren-sich-ueber-dieses-50-000-Euro-Fiasko.html
https://www.informador.mx/La-triste-historia-del-arbol-de-Navidad-de-Roma-ve201712190009.html
https://www.courrierinternational.com/article/deplume-le-sapin-romain-naura-pas-tenu-jusqua-noel


ShareThis