Ma davvero ancora non avete firmato i referendum Radicali su Atac? Ora è il momento

18 giugno 2017

Ma davvero ancora non avete firmato per i referendum Radicali sul trasporto pubblico e su Atac? Innanzitutto dovete ricordarvi che se questo paese è un pelo più civile di quel che sarebbe potuto essere, lo dovete in gran parte al lavoro dei Radicali negli ultimi quarantacinque anni di storia repubblicana. Per cui massima considerazione e riconoscenza.

In questo caso i Radicali di Roma e nazionali hanno centrato uno dei problemi principali della città. Che risponde al nome di Atac. Inutile nascondercelo: Atac non è riformabile. Le sue condizioni non sono recuperabili sia per l'impostazione di governance sia per la qualità imbarazzante delle risorse umane che sono state inserite negli anni al suo interno.

Le varie amministrazioni che si sono susseguite infatti (con la sola eccezione dei due anni di Marino) hanno utilizzato l'azienda sia come pozzo senza fondo per finanziarsi illegalmente, sia come sfogatoio per piazzare clientes e lacché riempiendola di individui inquietanti invece che di professionisti. Ovviamente Atac è anche piena di persone per bene e capaci, ma queste purtroppo non sono la maggioranza come accade in tutte le altre aziende di trasporti del mondo. Tutto ciò ha conseguenze atroci sul servizio erogato ai cittadini come possiamo vedere ogni giorno. A causa di un sindacato mediocre (gli stessi capi dei sindacati sono entrati in azienda con i metodi clientelari di cui sopra, dunque sono i primi a battersi per ostacolare qualsiasi riforma meritocratica) è stato impossibile per chiunque migliorare l'azienda in maniera graduale e con spirito riformista.



L'attuale amministrazione è riuscita nell'intento di fare peggio di tutte perché ha preso l'azienda in un momento particolare, durante il quale i manager-con-le-palle scelti durante l'amministrazione di Ignazio Marino stavano finalmente mettendo le manine nella poltiglia. Invece di incoraggiare questa pulizia che stava germinando, il Movimento 5 Stelle ha fatto di tutto per ostacolarla e per restaurare il potere criminale dei sindacati e dei peggiori dipendenti e dirigenti su Atac. L'Atac ha così inanellato il suo peggior anno in assoluto, con le risorse umane che, in più, si sentono tutelate e coperte dal potere politico nella loro nullafacenza, nella loro incapacità, nella loro impreparazione. Il tutto, come si faceva un tempo, in cambio di alcune decine di migliaia di voti. 

Una strada per superare questo stato di cose è stata impostata dai Radicali coi referendum di cui troverete maggiori informazioni qui. Si tratta solo di buon senso visto che l'unica strada, per il trasporto pubblico locale a Roma, è aprire tramite regolare bando di gara il trasporto della città (che è una risorsa economica enorme, se ben sfruttata) alla partecipazione di grandi ditte - sperabilmente internazionali - che vengano qui a gestire finalmente in maniera seria il comparto. Un vantaggio enorme per milioni di utenti e di turisti, uno svantaggio forse solo per poche migliaia di parassiti e per il sistema che attorno al parassitismo romano campa e bivacca.



Da qui derivano le reazioni che negli ultimi giorni i Radicali stanno subendo. Durante lo sciopero di venerdì alcuni facinorosi sono andati sotto la sede del partito ad insultare e a minacciare il segretario Riccardo Magi con il solito fare romano del "aho viè gggiù". Dopodiché uno dei banchetti regolarmente autorizzati per la raccolta di firme è stato smantellato all'Università La Sapienza come potete vedere in questo video.


Quando un'iniziativa è presa di mira dai peggiori "lavoratori" e quando viene addirittura attaccata con violenza dai Fascio-Movimenti della raccapricciante sinistra universitaria allora significa che la cosa sta iniziando a dar fastidio davvero a chi deve dar fastidio. Ovvero ai parassiti e al loro milieu "culturale". A coloro che da anni, e sempre di più, ci costringono a non avere un trasporto pubblico semplicemente normale, come accade in tutte le città occidentali. A coloro che contribuiscono ad umiliare ogni giorno centinaia di migliaia di lavoratori (solitamente i più fragili, perché i ricchi prendono a maghina) e quei pochi turisti che ancora puntano a visitare la città in modo autonomo e civile al di fuori della logica dei bus turistici.

Ecco perché ora, più che mai, è il momento di firmare. Non si tratta in tutta evidenza solo di una battaglia per un trasporto pubblico civile, che con Atac non si potrà mai avere, ma si tratta di un battaglia culturale molto più ampia. E i referendum sono appoggiati, oltre che da tanti professionisti in tutta Italia, anche da quella piccola parte di Roma civile a cui sempre ci riferiamo: Umberto Croppi, Walter Tocci e altri nomi che potrete trovare facilmente sul sito.

Perché non riusciamo a impensierire neppure la mafietta dei traslocatori?

16 giugno 2017








Foto scattate in via Gela, nell'arco di 50 metri, il 25 maggio 2017

Foto del sequestro del 23 maggio messa a confronto con una di un cassonetto del 25 maggio

Si è parlato molto nei giorni scorsi del maxi-sequestro (parola iperabusata che tanto piace alla nostra Polizia Locale) di adesivi di traslocatori a Monteverde. Al di là della buona notizia, che però lascia il tempo che trova, ci siamo divertiti ad analizzare meglio l'accaduto.

Dalla foto pubblicata dall'Assessore allo Sviluppo Economico Adriano Meloni ci è subito balzato agli occhi che il sequestro ha riguardato due tipi di adesivi. Uno riporta il numero di un certo CLAUDIO (3386715053) e uno di un certo FABIO (3471937542).


Fa abbastanza ridere leggere nel comunicato del Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale che "i due sono stati sanzionati e obbligati a rimuovere tutto quello che avevano precedentemente affisso". Sulla sanzione neanche ci esprimiamo, se la pagano chiudiamo il blog domani stesso ma sul rimuovere tutto, beh, ecco le foto. 

L'unico modo per risolvere questo problema è poter disporre, da parte della Polizia Locale, della possibilità immediata di sequestrare l'utenza telefonica incriminata. Una possibilità che viene inspiegabilmente negata dalla magistratura. Come al solito le normative nazionali italiane si dimostrano incapaci di star dietro ai reali bisogni che provengono dal territorio. Roma ha delle caratteristiche specifiche (la immondizia mafiosetta dei traslocatori che svuotano le case a due lire, vendono quel che c'è da vendere in mercati illegali e il resto lo sversano ammucchiandolo per le strade - da lì materassi e televisori... - è una roba che esiste solo qui) e deve avere delle normative specifiche se vuole risolverle.

PS guardate che paura si era messo CLAUDIO (3386715053) nel 2014... Duemilaquattordici!

"Roma ha troppi stranieri". Analisi dell'ultima sciocchezza xenofoba di Virginia Raggi

14 giugno 2017
Hai perduto le elezioni, hai in mano i sondaggi segreti sulla principale città che amministri - Roma! - che parlano di numeri a singola cifra, ci sono tra poco le politiche e devi far partire una roboante campagna elettorale se non vuoi mandare all'aria tutto il castello di menzogne e populismo che ti ha consentito, in un paese devastato, di accrescere negli anni i tuoi consensi. 

E allora cosa c'è di più facile che partire con una tirata xenofoba e razzista contro gli stranieri? Funziona sempre (specie in una città provinciale, ignorante, coatta e incarognita), non impegna e, seppure non fa guadagnare grandi voti, di certo non ne fa perdere perché i tuoi target non hanno diritti di base, figurati quello di votare per i tuoi avversari.

Funziona così quando la politica decide di farsi eterodirigere da delle società di comunicazione. Le società di comunicazione osservano i big data, i flussi si informazioni, quello che tira sui social, fanno analisi e escono con il referto impeccabile: cosa odiano di più i romani? Gli zingari ovviamente. E allora giù sugli zingari. Cosa dà fastidio di più ai romani? Gli stranieri ovviamente. E allora giù a dire che Roma ne ospita troppi. Dove sono andati i voti che prima erano nostri e ora non lo sono più? Verso la destra lepenista ovviamente. E allora sotto a scippare i temi peggiori della destra lepenista.

Il tutto nel quadro di una linea politica farsesca e caricaturale per la quale a dicembre 2016 i migranti sono "fratelli" e li ospitiamo e invece nel giugno 2017 sono troppi e un problema da scaricare ad altri.

Naturalmente come quasi ogni considerazione pentastellata - almeno a Roma - il grosso è una marchiana bugia. Questa volta appesantita dall'aggravante meschina e razzista di un tentativo di recuperare consensi giocato sulla pelle degli ultimi.

Sia chiaro, è vero che Roma è o per lo meno appare piena zeppa di sbandati sulle strada. Trombano sui marciapiedi, si accampano in ogni parco pubblico, trincano vino Tavernello o Castellino fino a esserne impregnati puzzando come capre che li piglieresti a ceffoni. Quello che non è vero è ciò che dice la Sindaca: "Roma è sottoposta ad una forte pressione migratoria". Idiozia. Basta aprire i numeri e scoprire che questa è solo una nuova bugia (con l'aggravante, appunto) della signora Virginia Raggi. 
Roma è chiamata in questa particolare fase storica a gestire molti meno migranti rispetto a Milano ad esempio. Il problema è che non è capace di gestirli per il semplice fatto che stiamo parlando di una città inabile anche a coprire le buche sulle strade o a sfalciare l'erba nei parchi pubblici. Roma inoltre, rispetto alle altre grandi capitali del mondo nel novero delle quali dovrebbe avere l'ambizione di collocarsi, ha percentuali di residenzialità straniera risibili. Londra, New York, Parigi queste sì sono città piene di stranieri. Ma anche Berlino e perfino Vienna, Zurigo e Barcellona.

Il punto è che altro gli stranieri vengono gestiti e vengono considerati una risorsa per la città (anche cultura, per dirne una, ma soprattutto economica che è e deve essere il primo sano motivo che muove la corretta gestione urbana e civile) non solo un problema. 

E' naturale che per far sì che stranieri e immigrati vivano in maniera dignitosa devi avere una città che funziona e soprattutto un'economia che si muove. Insomma devi fare lavoro. La naturale valvola di sfogo per questa gente ad esempio è il settore delle costruzioni. Al di là di facili e suggestive narrazioni su ricerca, finanza e start-up, il vero pilastro su cui si basa il benessere economico se non dei paesi occidentali quanto meno delle loro grandi aree urbane è il settore delle costruzioni. Da Londra a tutta la Germania, da Lisbona a Istanbul passando per Milano: le città per essere definibili tali sono organismi che cambiano in continuazione, solo i presepi e gli outlet disegnati come finti villaggetti rimangono sempre uguali a se stessi. Questo cambiamento continuo porta qualità, benessere, lavoro, sfida. Roma ha deciso, non si sa bene perché, di non prendere parte a questa partita. Ma se - magari con la scusa che in passato si è costruito male, cosa peraltro verissima - tieni questo comparto bloccato per motivi di incapacità e di ideologia allora come puoi poi lamentarti che ci sono troppi immigrati in giro a dar noia in città? Manca una firma per far partire il grande cantiere degli Ex Mercati Generali a Via Ostiense, quanta gente potrebbe impiegare? Molta di questa gente sta con un cartone sotto un albero a Colle Oppio ma la colpa è solo di chi non fa girare la città, non fa muovere la città, tiene bloccata la città in ossequio alle proprie tare mentali.

In un anno di amministrazione il governo a Cinque Stelle di Roma ha provocato una emorragia di posti di lavoro - specie nel settore delle costruzioni dove gli operai sono stranieri sovente - da fare spavento. Le torri dell'Eur, lo scandalo palazzinaro in cui è stato trasformato il progetto dello Stadio della Roma, la ex Fiera bloccata a causa di una delibera folle, gli ex Mercati fermi perché alcuni grillini fondamentalisti del Municipio si oppongono. Tutto bloccato. Roma non ha tanti immigrati, Roma è una città inefficiente e male amministrata che non è in grado di gestire alcunché, neppure i suoi stessi cittadini (tra l'altro molto, ma molto più irrispettosi e problematici dei cittadini ospiti).

Tra l'altro c'è anche un tema - che qui accenniamo soltanto, ma che andrebbe approfondito e magari lo faremo in futuro - di qualità degli stranieri che arrivano. Se a Londra arrivano indiani ingegneri che inventano le tecnologie più straordinarie del paese e qui arrivano indiani analfabeti utili al racket che gestisce le migliaia di bancarelle forse bisognerebbe porsi qualche domanda. E forse bisognerebbe riformattare l'economia della città affinché non sia vittima di cricche, monopoli e lobbies che hanno gioco facile ad avere schiavi immigrati invece di collaboratori. Peccato che in un anno il Movimento 5 Stelle ha lavorato "pancia a terra" (come piace scrivere ai ghost writers della Sindaca) per tutelare invece che per sconfiggere i business mafioseggianti di questa parte dell'economia della città. 

Roma inoltre è una città dove non si rispettano le regole. Non si fanno rispettare sia per mancanza di normative, sia per incapacità e scarsa voglia di lavorare delle forze dell'ordine, molte delle quali a diretta dipendenza del Sindaco che, fino ad oggi, tra spingere le persone a darsi da fare o blandire i sindacati ha sempre optato per la seconda scelta. 

Se l'economia viene tenuta artatamente bloccata e se controlli&sanzioni sono inefficienti immigrati (e italiani) si comportano male in maniera automatica. Vogliamo dare la colpa a loro o guardiamo il problema in maniera più ampio?

Dopo il post xenofobo della Sindaca sul blog di Beppe Grillo (tra ettari di pubblicità Ad Words e Outbrain) è comparso un nuovo contenuto, stavolta ancora più xenofobo, riguardante i campi rom. Su questa faccenda abbiamo già smentito facilmente l'amministrazione raccontando quale bugia si cela dietro al progetto di chiusura di due campi a Roma. Ma alle menzogne stavolta si unisce la suggestione utilissima per parlare alla pancia dei cittadini. "Chi chiede l'elemosina è fuori, chi scippa in metro è fuori" tuona Grillo sprezzante del ridicolo. 
Agli autori dei testi del blog, coordinati da un agghiacciante ex concorrente del Grande Fratello che dichiarò a Le iene che "gli immigrati puzzano", qualcuno dovrebbe spiegare che le scippatrici minorenni che infestano la metro capitolina partendo da vari campi rom del sud est della città, nessuno può far nulla finché le leggi nazionali rimarranno queste. 

Un movimento politico serio avrebbe, dopo un anno di esperienza sul campo nella più complicata città del paese, presentato un pacchetto di leggi al Parlamento da approvare rapidamente per avere finalmente gli strumenti per governare un sistema complesso come è Roma. Perché è questo quello che manca davvero. "Cari Ragazzi" avrebbero dovuto dire i parlamentari a Cinque Stelle a Montecitorio "noi amministriamo con immensa difficoltà Roma da 12 mesi. Abbiamo riscontrato che molte leggi nazionali non sono adeguate ai casini che ci sono laggiù e vanno adeguate ai tempi, queste sono le proposte. Votiamole insieme perché domani magari Roma la governerete voi e senza queste modifiche sarà anche per voi, come è stato in passato, impossibile". Magari i partiti di maggioranza gliele avrebbero pure votate. Tra l'altro su questo spirito e su queste sintonie nasce il Movimento 5 Stelle. Secondo voi lo hanno fatto? Secondo voi lo faranno mai? O secondo voi continueranno a scrivere sui blog "i rom fuori" che è molto più facile?

Insomma sintetizzando: non è vero che Roma è sotto scacco da chissà quali flussi migratori anomali (le quote sono fissate dal Ministero e chiederne la modifica non è solo eticamente meschino prefigurando una capitale che invece di farsi carico dei problemi dando l'esempio li svicola, ma significherebbe appesantire altre città italiane), non è vero che si sta affrontando e risolvendo il problema dei campi rom, non è vero che la oggettiva delinquenza di una parte dei rom a Roma è qualcosa di affrontabile da parte del Comune (se ne deve occupare il Parlamento e il Ministero dell'Interno), mentre è vero che molte cose si potrebbero risolvere sbloccando l'economia della città tenuta nella depressione più assoluta e inedita per questioni di ideologia e di incapacità ed è vero in ogni modo che molti problemi verrebbero meno se fossero applicate in maniera radicale e drastica le regole che già esistono. Solo che a fronte di regole rigide e integerrime applicate a 5mila migranti, poi bisognerebbe applicarle allo stesso modo a 3 milioni di romani. Questo è molto impopolare. E benché ve ne sia un grandissimo bisogno, le cose impopolari il Movimento 5 Stelle ha perfino meno voglia della vecchia politica di implementarle. 

Prima ancora che una moratoria sui migranti sarebbe possibile avere una moratoria sulla politica mediocre, incapace, impreparata, populista? Potrebbe occuparsene il prefetto?

Nuova stazione metro Conca d'Oro. Inaugurata 5 anni fa oggi è un rudere. Foto&video

13 giugno 2017





Oggi compito facile per il povero redattore di turno di Roma fa Schifo. Fanno tutto le immagini. Fa tutto questa città meschina. Fa tutto la necessità impellente di umiliare chi si serve del mezzo pubblico. 
Siamo alla morte clinica del concetto stesso di civiltà: la città con le case più pulite d'Europa e gli spazi pubblici più disastrati d'Europa. Chissà perché i paesi civili, quelli che danno reali opportunità alle persone, quelli che rispettano nel profondo la vita umana, quelli che hanno una crescita economica sostenuta e sana sono proprio quelli dove si fa il contrario: magari non si fa in tempo a tener casa in maniera impeccabile, ma nello spazio comune puoi mangiare in terra. Figurarsi poi nel trasporto pubblico. 


A Roma invece la situazione è quella che potete vedere in queste immagini. È così dappertutto tanto che alcune stazioni della Metro A (qui siamo invece sulla B1) dovrebbero aprire non come fermate della metropolitana, ma come catacombe tanto è lo stato di ammaloramento. Qui la cosa fa ancora più specie e uccide ogni possibile speranza: queste fermate, con un impegno architettonico non da poco peraltro, sono state consegnate nel 2012. Esattamente 5 anni fa. Oggi sono in condizioni inenarrabili e per nessuno questo pare essere un problema. Tanto a Roma i trasporti pubblici li prendono gli ultimi e i poveracci e le persone normali vanno in macchina. Anche qui l'esatto opposto dei paesi civili e anche di quelli che vogliono diventare tali.
"Un paese sviluppato non è quello dove i poveri possono permettersi un'automobile, ma quello dove i ricchi si muovono con mezzi pubblici e in bicicletta" disse qualche anno fa il sindaco di Bogotà Enrique Penalosa.

L'allucinante discorso di Virginia Raggi ai giovani imprenditori. Stanno seviziando la città

12 giugno 2017
Un'altra occasione persa per riavvicinare investimenti alla città. Traspare evidente la mancanza di progettualità, idee concrete e non chiacchiere da bar. È molto strano perché la mancanza di investimenti, anche e soprattutto stranieri, dovrebbe essere la primaria ossessione di chi governa Roma. E invece...

E invece hai una platea di giovani imprenditori davanti, puoi portare denaro, opportunità per chi ha talento e risorse nella tua città e gli dici che:


- "Vogliamo rilanciare i mercati rionali". Come? In che modo? Tempistiche? Normative. Come mi invogli a investire in questa cosa, soprattutto dopo che hai appena approvato il regolamento a difesa dei bancarellari che rendono impossibile investire a Roma nel comparto del commercio ambulante e su area pubblica? Ma poi davvero il primo punto di cui parlare con dei giovani imprenditori sono i mercati rionali? La verità è che ci sono, forse, 4 milioni in bilancio per questa fondamentale attività. 4 milioni. Questo è. Manco il Comune di Civitavecchia si vanta in mondovisione per un investimento strategico di 4 milioni. E' un cabotaggio da città di provincia. Fuori luogo alla potenza ennesima e di cattivo gusto: l'unico business che i giovani imprenditori possono effettuare a Roma è la vendita di castagnacce arrostite con 34 gradi all'ombra.


- "Le eco carrozze". In una città come Roma, l'unica idea di business che mi riesce a prospettare sono carrozze elettriche? Precisando però immediatamente che queste eco carrozze saranno fornite con incentivi agli attuali "gestori" del servizio fatto coi cavalli? E dunque confermando che la cricca dei criminali che oggi gestisce, al di fuori di ogni concorrenza e competitività il servizio, ne resterà monopolista? E questo dovrebbe allettare gli imprenditori? Quindi dov'è l'opportunità di business? Regolarizzi il mercato attuale? Emetti nuove licenze/autorizzazioni? Non si sa, anzi si sa ma non si dice.


- "Abbiamo lanciato il progetto Fabrica Roma per coinvolgere tutte le componenti del mondo del lavoro e parlare". Parlare de che? Parlareeee? Questo è un progetto di business o è una scusa per fare convegni, ovvero la cosa che più di ogni altra gli imprenditori vedono di cattivo occhio (e a ragione)? Un tavolo per parlare? Ok, può essere una base di partenza, ma obiettivi concreti di questo "tavolo"? Tempistiche? Progetti già potenzialmente discutibili su cui ragionare? Zero.


- "Vogliamo lanciare il progetto di politica partecipata con il cittadino per decidere come cambiare la città". Ok, e per me giovane imprenditore questo è un vantaggio? Mi stai dicendo che il mio potenziale progetto di business può finire in balia di uno dei centomila comitati di quartiere a difesa del nulla? E' esattamente il contrario di quello che bisogna dire a chi investe e vuole regole certe, tempi scuri e interlocutori univoci non certo "iiii cittadini che devono da partecipà alle scelte". Ma manco per sogno. Peraltro solo slogan perché poi all'atto pratico i cittadini neppure vengono fatti partecipare.


- "Abbiamo proposto ai cittadini un'idea di progetto per riqualificare Viale Marconi". Quindi su tutto ciò che riguarda una cosa fondamentale per fare business, ovvero trasporti, collegamenti, ecc l'unica cosa che mi sai dire è che hai proposto ai cittadini un paio di idee su come riqualificare una strada semiperiferica di Roma? Ma sei fuori con l'accuso sei!


- "Grandi progetti? Lo Stadio è un esempio concreto". E qui davvero rischiano di partire le parolacce ma quelle pesnti.



Ora, di fronte a questo video, sfido un qualsiasi imprenditore ad avere voglia di investire seriamente in questa città. Trovateci un imprenditore che è stato convinto a scommettere su Roma dopo questo ridicolo discorso pronunziato da un sindaco totalmente impreparato, inutile, irrilevante, incolore e dunque irrispettoso nei confronti della platea.


Un imprenditore non è parte del popolino medio e cafonazzo a cui basta fare un discorso in italiano corretto, con un velato filo di entusiasmo, dicendo "faremo" e "vogliamo fare" (tra l'altro le ultimissime elezioni hanno dimostrato che neppure il popolino medio ci casca più). Un imprenditore entra nel merito, vuole concretezza, gioca con i suoi soldi, con i suoi dipendenti, con i suoi rapporti. E in questo discorso non c'è nulla che possa convincerlo.


Ogni giorno che passa senza prendere decisioni fondamentali per il rilancio di questa città, senza progettare un'idea di quello che questa città vuole essere da qui a tot anni, non fa altro che aumentare ulteriormente il divario abissale rispetto alle altre metropoli italiane e mondiali. Ogni giorno che passa senza agire rappresenta un'ennesima coltellata data a un cadavere in fin di vita. E quando sei morto, sei morto. 


Verranno a visitare i tuoi resti, ti porteranno un mazzo di fiori, un paio di ricordi del passato che fu, nostalgia e tristezza... Per poi tornare alla vita di tutti i giorni, da un'altra parte, in un'altra città.


Il danno di comportamenti come questo lo pagano con gli interessi i nostri figli. I romani di oggi fingono di non capirlo oppure non ci arrivano proprio. La verità, al di là dei discorsi, è che in un anno Roma è passata dall'essere un posto molto difficile ove investire ad essere un posto semplicemente impossibile dove investire. Con le uniche mosse sul lato economico e produttivo che sono state fatte per tutelare le mafie, le cricche, le lobbies che uccidono la concorrenza e che mettono al primo piano clientele e magheggi e non capacità e investimenti. Questo in ogni settore possibile e immaginabile. 


Se il sindaco vuole rilanciare l'economia combatta le cricche degli ambulanti, faccia ripartire il mercato sano dell'edilizia e delle costruzioni invece di umiliarlo facendo regali ai palazzinari, sblocchi la riforma dei cartelloni pubblicitari, dia seguito al referendum per la privatizzazione di Atac, la pianti di bloccare gli investimenti di Ama nell'impiantistica, la finisca di blaterare di "acqua pubblica" facendo danno ad una azienda come Acea che dal punto di vista del bilancio Marino aveva tirato a lucido, ripristini la Laing alla guida delle Farmacie Comunali che finalmente erano state trattate come aziende e con piglio imprenditoriale e che ora sono tornate nella palude e così via per cento altre partite. Tutte giocate in maniera raccapricciante da un anno a questa parte tanto che ogni settimana una nuova azienda letteralmente fugge via da una città che sta crollando su se stessa.
Un discorso del genere sarebbe inaccettabile e raggelante se fatto dal sindaco di Rocca di Papa. Roma al contrario è una delle 10/20 città che potrebbero guidare il mondo e avere progetti sfidanti per i prossimi 20 anni. Qui invece stiamo alle carrozzelle elettriche (progetto peraltro delle amministrazoni precedenti) e alla partecipazione dei cittadini...
Luca V.

P.S. E soprattutto non ti permettere mai più di bestemmiare Adriano Olivetti. Mai più!

La super sciocchezza dei carri attrezzi affidati ad Atac spiegata chiara

9 giugno 2017

Quando nel giugno del 2016 (ops, ma è passato un anno? Un annooo?) il Movimento 5 Stelle ha preso il potere in città iniziando a governarla, si è trovato nel comparto delle rimozioni forzate una situazione ideale.
Il servizio era stato interrotto per vari motivi in cui non ci addentriamo qui a novembre del 2015 e il commissario Tronca non si era occupato di farlo ripartire. La situazione era disperata e i pentastellati potevano non solo passare come quelli capaci a risolverla, ma potevano dare la loro linea, la loro impostazione concettuale e operativa ad un servizio che, se ci si pensa un istante, risulta assai strategico. 

Come mai strategico? Per tanti motivi. Roma è la capitale interstellare della sosta selvaggia, ne deriva che un ottimo servizio di rimozione coatta (qui il termine assume un esilarante doppio senso quanto mai centrato) è al tempo stesso un business e un grande deterrente. 

Se parcheggio in maniera criminale e so per certo (come accade oggi) che nessuno mi dirà niente allora lo faccio in tranquillità, a meno che la mia coscienza e la mia dignità non mi fermi. Se parcheggio in maniera criminale e so di rischiare una multa valuto i costi benefici e a volte confermo la mia volontà di violare le regole. Ma se invece so di rischiare concretamente di non ritrovare più l'auto, di dover spendere molto per riscattarla, di dover impiegare una giornata per andarla a ritirare, beh, le cose possono cambiare. 

A Roma poteva finalmente succedere questo. Bastava fare un ottimo bando di gara e far ripartire il servizio dopo lo stop al Consorzio CLT che gestiva ganasce e carri attrezzi fino al 2015. Il Movimento 5 Stelle poteva imporre la propria visione. Ad esempio poteva imporre al nuovo gestore un sistema più intelligente di depositerie: oggi i carri attrezzi (o meglio ieri, finché funzionavano visto che da anni il servizio non esiste) rimuovono un'auto e sono costretti a portarla lontanissimo, in depositi fuori città, affrontando ore di traffico e ingorghi. Va da se che un carro può, al giorno, affrontare la rimozione di pochissime auto parcheggiate in maniera incivile. 
Il bando poteva imporre alla società vincitrice di siglare degli accordi con i gestori dei parcheggi interrati e in struttura (sovente mezzi vuoti per i motivi che sappiamo) in modo da avere sempre alla portata spazi dove lasciare le auto rimosse, con un vantaggio per certi versi anche per il cittadino sanzionato che così potrà andare a recuperare la propria vettura in prossimità e non allo sprofondo. Con una semplice misura come questa si alza l'appeal dei parcheggi interrati (io imprenditore sono ancor più invogliato ad investire su grandi opere simili se so che posso poi giocarmi una commessa simile da parte del servizio rimozioni) e si rende più efficace il servizio nel quadro di una operazione che costringe a parcheggiare in struttura a coloro che non lo facevano volontariamente continuando a posteggiare in divieto. Non hai voluto pagare 5 euro per parcheggiare sotto terra? Ora ne paghi 50 o magari 500 e sempre sotto terra alla fine ti ho costretto a parcheggiare. 

Immaginatevi Piazza Borghese o Piazza Farnese con cinque carri attrezzi che arrivano, caricano le auto, le portano al vicino parking del Gianicolo, scaricano e dopo 15 minuti sono di nuovo sul luogo. Piazze pedonali finalmente libere, enorme disincentivo a comportarsi male (chi si azzarda, sapendo che la probabilità di non ritrovare l'amatissima fuoriserie è elevata), efficienza e business. Business per l'operatore ma anche per l'amministrazione in quota parte. 

Già, business. È del tutto evidente che questo a Roma non può essere che un business e neppure di poco conto. Fai un bando serio e hai la fila di operatori che vogliono partecipare, italiani e internazionali. E sono posti di lavoro da una parte e automatica riqualificazione urbana dall'altra. Perché non appena comincia a girare mezza voce che a Roma c'è un servizio di rimozione forzata funzionante, rapido ed efficiente vedete che crollo che ha la sosta selvaggia. 

E invece no. L'amministrazione in un anno non ha fatto nulla. Ogni giorno gli stop per sosta selvaggia alla rete del trasporto pubblico sono micidiali e provocano disagi a non finire e perdite economiche enormi, le aree pedonali sono irriconoscibili, spazi che non erano mai stati toccati dalla sosta selvaggia sono oggi fuori controllo e addirittura Via del Corso si è trasformata nelle ultime settimane in parcheggio: tanto la Municipale non interviene (il cambio di comandante è stato giustamente letto dal corpo come una restaurazione e così si è tornati indietro di anni: il risultato è stato un crollo delle multe con danno per l'erario e premio per gli incivili) e tanto ormai tutti sanno che il servizio rimozioni non esiste più.



Via del Corso ridotta a parking abusivo. Situazione mai vista prima.

Dopo un anno di nulla in Commissione Trasparenza l'assessore Linda Meleo ha dichiarato che il servizio andrà ad Atac, ma che ancora nulla è definito e che se ne parlerà alla fine dell'anno. Se tanto ci dà tanto si andrà al 2018.

Ovviamente il progetto-Atac è semplicemente folle. Ogni volta che all'assoluto disastro operativo di Atac si è aggiunta una funzione (si pensi al bike-sharing) è stata distrutta anch'essa. Devastata, rasa al suolo. Nel corso del 2018 secondo la visione forsennata di questa amministrazione, Atac dovrebbe al suo interno trovare (o assumere a tempo?) il personale specializzato per gestire questo servizio, dovrebbe acquisire - come ha confermato Meleo - carri e ganasce facendo naturalmente un bando (e giù altri mesi dilapidati), dovrebbe poi iniziare il servizio magari prediligendo, ovviamente, le aree di transito di bus e tram e probabilmente trascurando altre condizioni altrettanto importanti come sosta in doppia fila, sul marciapiede, nelle isole pedonali. Ma comunque, è chiaro dalle parole di Meleo, senza una linea guida chiara, senza un obbiettivo, senza una politica. E senza uno straccio di spiegazione sul perché non si faccia un bando che potrebbe risolvere una situazione grave e far incassare soldi al comune (CLT svolgeva tutto a costo zero, ma questo è un comparto dal quale si può e si deve guadagnare molto mentre così facendo l'amministrazione sta dilapidando 2 milioni) combattendo l'illegalità e l'inciviltà.

Finita qui? Ma neanche per sogno: come tutti sanno nel 2019 il servizio di trasporto pubblico, oggi a Roma svolto da Atac, dovrà essere messo a gara e non è detto che Atac vincerà e, in ogni caso, il perimetro delle sue attività dovrà essere rinegoziato. Si sta dunque affidando un servizio cruciale e strategico ad una società che è notoriamente in scadenza. 

Il pasticcio nel pasticcio. La città forse si sta anche abituando a questo modo sciatto, squallido, cialtrone, privo di prospettiva di lavorare. Noialtri no. Linda Meleo è abbastanza emblematica di questo atteggiamento, non a caso ne chiediamo da qualche settimana le dimissioni.

Stadio della Roma ormai è solo un regalo ai costruttori. E finalmente i cittadini s'incaxxano

8 giugno 2017

È la soddisfazione più grande e soprattutto è la prima ragione sociale di questo progetto di blog (e non solo). Aprire gli occhi alla gente. Lavorare sulla disinformazione, sul disinteresse, sul preconcetto, sulla risposta facile, sulla scorciatoia, sulla cialtroneria, agire sulle banalità, sui pensieri scontati. E sovvertire tutto. Nulla è come prima. 
Oggi questa città è piena di gente (certo, ancora una minoranza, questo senz'altro) che fino a qualche anno fa la pensava in un modo e ora ha capito che tutto quello che pensava era profondamente sbagliato e sciocco. Il processo di presa di coscienza è avvenuto grazie a questo blog, grazie ai tanti cittadini che inviano materiale e spunti, grazie perfino a chi scrive i commenti (sebbene non tutti intelligenti e costruttivi). In virtù di questo quadro decine di migliaia di persone hanno fatto il classico passaggio: "ehi ma è vero, ma sai che non ci avevo mai pensato?!".







E così si è passati negli anni da "i problemi sono altri" a "i problemi sono questi, benché ovviamente ve ne siano pure altri" (ormai la frase "i problemi sono altri" è diventata sinonimo di un comportamento stupido e sciatto, avete fatto caso che la sentite sempre meno?). Negli anni siamo passati da "lo faccio perché tanto lo fanno tutti" a "io non mi comporto così proprio perché non voglio essere come tutti". Siamo passati da "è colpa dei politici" purtroppo a "la gran parte della colpa è dei romani". Siamo passati a "le bancarelle comunque portano lavoro" a "le bancarelle tolgono lavoro perché il degrado è un danno per tutti". E così via su mille altri stereotipi: il traffico, i parcheggi, i limiti di velocità, le strisce blu, le multe e davvero molto molto altro.



Un grande lavoro lo abbiamo fatto anche sullo sviluppo urbano, sulla trasformazione, sulla nuova architettura. Quando siamo partiti il cento per cento dei romani fatta eccezione qualche illuminato studente o docente di architettura, considerava ogni edificazione moderna come "speculazione edilizia". Una mentalità inculcata dalle mafiette palazzinare: ogni cosa bella è speculazione, solo le nostre cose - bruttissime - sono coerenti e rassicuranti. A Roma negli anni Ottanta mezza città e forse molto più di mezza considerava l'Eur una volgare operazione di speculazione edilizia fuori luogo e fuori contesto. L'Eur! Anche qui le cose sono cambiate moltissimo e anche qui grazie a questa piattaforma decine di migliaia di persone (i numeri sono indubitabili, almeno loro) sono venute a contatto con una impostazione di ragionamento inedita, difficile da reperire altrove, convincente e radicalmente difforme rispetto al racconto trovato suoi quotidiani. Tra queste persone moltissime hanno dissentito, moltissime ci hanno insultati, moltissime hanno smesso di darci retta. Ma tante, a differenza loro, hanno capito e hanno centrato il punto. 



Solo in questo modo e solo in virtù di questa lunga premessa si spiega quello che è successo sul profilo di Virginia Raggi dopo l'annuncio della nuova delibera sullo Stadio della Roma. 



Come saprete - non entriamo nel merito ma lo abbiamo fatto a suo tempo qui - l'amministrazione ha vergognosamente stoppato una delibera già passata e che per la prima volta nella storia, a Roma, delineava la nascita di uno sviluppo immobiliare sano, portatore di opere pubbliche in ragione del 35% del totale dell'investimento (la media romana è - e grazie a questa amministrazione resterà - ampiamente sotto al 10%). Dopo alcuni mesi di pantomima l'opera è stata totalmente riscritta, resa pericolosa e infruibile (senza il ponte-svincolo sul Tevere l'area diventa un cul de sac con una sola uscita su via Ostiense), privata delle sue architetture più iconiche e di tanti servizi. Benché le sia stato assegnato non ha più assolutamente nessun interesse pubblico: ovvero non serve a nessuno se non a chi è interessato alle partite. Risultato? centinaia e centinaia di euro in opere pubbliche buttate. Il tutto per favorire dei costruttori e per avere argomenti freschi al fine di alimentare l'ideologia di un vasto elettorato plagiato. 




Già, peccato che le strategie a Cinque Stelle non facciano mai i conti con chi (come cerchiamo di fare noi, ma per fortuna non solo noi) svela le bugie e cerca di spiegarle ai cittadini (pure agli elettori a Cinque Stelle!). Sullo Stadio della Roma noi lo abbiamo fatto con grande scrupolo. Per mesi ci hanno scritto che "ci pagava" Parnasi, non appena l'operazione è diventata - come è oggi - troppo favorevole per Parnasi abbiamo cominciato a dire che era un regalo ai costruttori e molti che seguivano il dibattito non ci hanno capito più niente: ma come, prima Parnasi ti pagava e ora lo attacchi? Molti però hanno capito e potuto saggiare la nostra onestà intellettuale e hanno iniziato a fidarsi.



I risultati (anche se di certo non tutto è merito nostro) sono in questi fantastici screenshot. Fino a qualche mese fa ogni cosa che la Sindaca scriveva sui social era seguita da urla esultanti, like e condivisioni. Zero commenti negativi. Quei pochi venivano cancellati. Oggi cancellare i commenti negativi sotto il post che la Sindaca ha dedicato al Nuovo Stadio è impossibile perché sono talmente tanti e talmente tanto seguiti che sarebbe un boomerang.
Non solo la Sindaca riceve commenti negativi precisi e circostanziati, ma questi commenti ottengono un numero strabiliante di adesioni e gradimento. 
Letti tutti insieme sembrano scritti da noi. Sono un catalogo straordinario di competenze che piano piano stanno passando nei cittadini: molti di loro hanno smesso di farsi prendere in giro, hanno capito che vale la pena informarsi, che è utile, sano, giusto e pure alle volte divertente e entusiasmante. 



Raggi dovrebbe fare tesoro: forse proprio grazie al punto più basso di disinformazione che hanno fatto toccare alla città, ora c'è una sorta di rimbalzo e sempre di più ci sarà. Si può solo governare essendo onesti, smettendola di fare propaganda, piantandola di fare campagna elettorale, interrompendo la continua ricerca dell'applauso facile a suon di squallidissime ideologie. Altrimenti l'arma dei social viene usata contro di te, con le uniche munizioni che ti possono uccidere: quelle della competenza, della preparazione e dell'onestà quella vera. Quella non urlata come un vessillo politico da strumentalizzare, ma quella praticata ogni giorno su tutte le faccende della vita privata e pubblica.
E' la cosa più sovversiva che si può fare oggi in questa città, è quello che continueremo a fare ogni giorno al cospetto di questa e delle prossime amministrazioni che tanto difficilmente saranno troppo migliori.

Un contenuto social in cui un sindaco dice una sequela di bugie e dove invece nei commenti i semplici cittadini rispondono con la semplice verità mettendo a tacere claque e tifoserie plagiate e lobotomizzate, è atroce e bellissimo al tempo stesso. E' comunque un flebile segnale di speranza. E noi abbiamo deciso di dedicare un post ai tanti cittadini che hanno investito il loro tempo per costruire una "narrazione" onesta e diversa da quella menzognera di chi amministra a suon di post-verità: non ci casca più nessuno.

PS. Gli screenshot risalgono a poco più di 12 ore fa, ma alcuni commenti hanno nel frattempo inanellato perfino 200 like in più. Per dire come sta girando, il famoso vento...

La finta chiusura dei campi rom a Roma. Nuova bugia di Virginia Raggi

7 giugno 2017
Lo ha sempre fatto la vecchia politica: mentre stai approvando una porcheria, convoca una conferenza stampa per parlare di tutt'altro, magari di un tema molto sentito, caldo, coinvolgente per l e persone, così i giornali daranno più spazio al nuovo argomento (anche se non c'è tanto da dire e se la ciccia giornalistica è pochissima) piuttosto che a quell'altro dove sei in imbarazzo.

E le strategie del Campidoglio, ritagliate da quando c'è Raggi, esclusivamente sulle modalità della vecchia politica romana sbardelliana, si sono mosse proprio in quel modo. Il 30 maggio c'era stata la vergogna notturna sul Regolamento degli ambulanti, il 1 giugno il Regolamento-truffa sarebbe passato, c'era bisogno di metterci una pezza.
Ci hanno provato in tutti i modi con lo Stadio della Roma ma l'accordo scricchiolava (poi si è visto la allucinante porcata che hanno tirato fuori, il più grande regalo ai palazzinari mai concepito a Roma; e sì che ne son stati concepiti tanti eh!) e dunque hanno dovuto rimandare. A quel punto qualcuno ha avuto la pensata di tirare fuori una vecchia storia, risalente ad aprile 2017 e riguardante un progetto di scolarizzazione e accompagnamento in alcuni campi rom, per convocare una conferenza stampa sul "superamento dei campi rom".

E il trucchetto da vecchi marpioni della comunicazione politica è in parte riuscito. In quelle ore la sindaca poteva (e doveva, vista la immondizia che Coia era riuscito a far approvare alla sua maggioranza) essere in imbarazzo e impallinata dalla stampa e invece nell'intervista al Corriere della Sera se n'è potuta uscire con "chiudo i campi rom in 2 anni": pochi argomenti sono più popolari a Roma visti i disagi che la popolazione segregata nei campi apporta alla città. 

L'incantesimo è durato solo qualche giorno. Tempo, insomma, di controllare le carte. Si è capito subito che non solo non si chiuderà nessun campo rom e che men che meno (ma come è pensabile?) lo si farà in due anni. 



Domanda. Cosa aveva in mano la sindaca per fare dichiarazioni simili peraltro precedute da dichiarazioni patetiche in puro stile melodramma-Raggi tipo "Mafia Capitale non entrerà più nei campi" (ma come!? L'interdittiva è di due anni e mezzo fa, da quel dì che Mafia Capitale non ci entra, per fortuna!)? L'unica cosa che aveva in mano erano i 3,8 milioni di un piccolo piano europeo PON che aveva trovato anni fa la Giunta Marino e che dovevano essere spesi in un determinato modo. L'unica cosa che l'amministrazione Raggi ha fatto è prendere quei soldi e fare un nuovo progetto (che vedete in queste pagine) datato aprile 2017 che Roma fa Schifo è in grado di pubblicare qui sopra. E così intanto cade la sciocchezza del "siamo andati in Europa a prendere i soldi". 

Ma cosa dice questo piano? Dice le stesse cose riportate dalla sindaca in conferenza stampa e strombazzate come geniali da Beppe Grillo sul suo blog ricondiviso da migliaia e migliaia di attivisti plagiati e incapaci di leggere la verità? Cosa dice lo potete vedere. Il piano punta entro il 2023 (ricordatevi "chiuderò i campi in due anni"...) a spostare da due campi (La Barbuta e Monachina) 60 individui. Ovvero circa il 10% (obbiettivo dichiarato nel piano stesso) della popolazione. Ripetiamo: la sindaca va in conferenza stampa a dire "chiuderò questi campi in 2 anni", ma il piano che presenta, se poi vai a leggerlo per bene, dice che sposterà solo il 10% della popolazione dei campi in 6 anni. La differenza tra la verità e la post verità. 

Le bugie sono state smascherate con la massima durezza da Carlo Stasolla che sul Fatto Quotidiano ha invitato la sindaca a vergognarsi facendole presente di essere peggio di Buzzi. E parliamo del Fatto Quotidiano! L'articolo, tutto da leggere, parla di una spesa di 350mila euro circa a famiglia (senza ovviamente risolvere il problema). Della serie, facevamo prima a comprargli casa e regalargliela. 60 persone in tutto! E allora la Giunta Marino che in pochi mesi di vita è riuscita a chiudere 4 strutture cosa doveva fare? Che conferenze stampa doveva organizzare? I piani di Francesca Danese, all'epoca, parlavano sull'orizzonte della consiliatura -non a caso interrotta bruscamente - di 2200 rom fuori dai campi... Non 60 fino al 2023...

Ma nel frattempo che questa fuffa si concretizzi o che getti altro fumo negli occhi di una stampa disattenta e di una opposizione inesistente (che ovviamente anche su questa faccenda ha taciuto), l'amministrazione sta gestendo bene l'ordinario? Beh, mica tanto. Basti vedere i fatti che sono occorsi riguardo il campo River. Lì era scaduta la gestione, si è fatto il bando, ha partecipato solo una realtà, qualcosa non quadrava e non è stato assegnato. Risultati? Il Camping River chiude (questo sarà l'unico campo a chiudere, ma senza can can mediatico anche perché non chiude per volontà dell'amministrazione ma per casini burocratici, e poi era uno dei campi migliori!) e i 420 individui che ci stavano dentro vengono trasferiti dal 30 giugno a... La Barbuta. Ovvero proprio il campo che dovrebbe essere "chiuso" secondo le conferenze stampe della sindaca e della sua assessora Baldassarre entro "due anni". Naturalmente a Barbuta, per far capire chi comanda, appena hanno saputo la buona nuova hanno dato fuoco a sto mondo e quell'altro...
Insomma la sindaca fa conferenze strappalacrime col solido mood da novela sudamericana dicendo "chiudo La Barbuta" e il giorno dopo sposta 120 nuovi nuclei familiari dentro a La Barbuta. Questo è.

E' abbastanza evidente che il problema rom (un problema enorme e complesso che richiede esperienza e capacità sebbene riguardi poche migliaia di persone) non verrà mai risolto finché verrà utilizzato come grimaldello ideologico o come bandierina da sventolare alla bisogna quando serve per distogliere l'opinione pubblica da altre cose. L'approccio propagandistico e la strumentalizzazione non porteranno da nessuna parte. Quando, anche qui, l'amministrazione la pianterà di compotarsi in maniera immatura, sciatta e squallida?

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