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Ora vi racconto una storia.
A Roma c'è l'emergenza rifiuti. Non è la prima volta. Le ragioni sono molte, ma in questo caso il problema è chiaro e non è nuovo. I camion dell'Ama arrivano al Tmb di Malagrotta, impianto di Colari (cioè Cerroni) e restano fuori. Perché non vengono fatti entrare? Sono troppi per essere trattati adeguatamente, direte voi.
E invece non è così. La ragione è che la società adduce difficoltà logistiche. Così i camion restano lì, saltano i turni e nella città si accumulano rifiuti. Non è la prima volta che accade, come dicevo. In questi casi l'amministrazione chiede alla prefettura di intervenire per far smaltire senza intoppi "logistici" i rifiuti, intervenendo su chi gestisce l'impianto (Colari).
L'amministrazione Raggi fa una scelta diversa. Il neo assessore Muraro si presenta come un'invasata all'Ama e in diretta streaming chiede ai vertici dell'azienda di risolvere attivando il tritovagliatore di Rocca Cencia.Si potrebbe far notare che il movimento 5 stelle ha fino a ieri fatto battaglie durissime contro la gestione del ciclo dei rifiuti a Rocca Cencia, ma per un momento lasciamo stare la polemica.
Il fatto grave è che il tritovagliatore costa, non risolve perché comunque i rifiuti andranno poi portati in un Tmb. E non si capisce perché un assessore invece di chiedere che la prefettura estenda gli orari previsti per il conferimento dei rifiuti così da superare gli intoppi logistici, si inventa una soluzione non conveniente e impone all'Ama di metterla in pratica.
Vi do qualche indizio.
Primo indizio: Il tritovagliatore è di proprietà di Colari (anche se ceduto in affitto). Come il Tmb di Malagrotta. Se il Tmb di Colari rallenta, il tritovagliatore di Colari risolve. E i cittadini pagano.
Secondo indizio: Colari (cioè Cerroni) è la società con cui la allora non ancora nominata neo assessore e Vignaroli - deputato grillino - si incontrarono in segreto (altro che streaming).
Convocando a quell'incontro i vertici Ama, senza alcun titolo per farlo. Con l'aggravante che Vignaroli è vice presidente di una commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e quindi dovrebbe tenersi mille miglia lontano da riunioni operative con i soggetti su cui dovrebbe vigilare.
Ora forse abbiamo capito meglio le ragioni di quell'incontro e il quadro che emerge è ancora più allarmante.
Onestamente ho dei dubbi che il comportamento dell'assessore sia corretto. L'obiezione dei vertici Ama che per affidare a quello specifico impianto il trattamento dei rifiuti servirebbe una gara mi pare abbastanza sensata.
Ma la cosa che davvero fa impressione è questa commistione impropria tra interessi privati, amministrazione e parlamentari grillini.È tutto molto poco chiaro e per niente trasparente.
Non so quanto Virginia Raggi sia consapevole di quello che fanno i suoi collaboratori. Su questi temi non ha speso una parola. Oggi si è solo limitata a rivendicare l'assunzione delle maestre come primo risultato della sua amministrazione, ignorando che quel risultato è dovuto a un atto del governo a cui i grillini si sono opposti in parlamento. Fossi in lei lascerei stare la cattiva propaganda e cotrollerei meglio come i suoi assessori gestiscono i dossier più delicati. Perché stanno accadendo cose davvero inquietanti.
MATTEO ORFINI
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Rifiuti, la consulente Muraro e il suo smemorato «videoblitz» contro l’Ama
Ha incolpato il presidente Daniele Fortini in diretta streaming e a sua insaputa, della sporcizia in città. Ma lei ha lavorato 12 anni per la stessa azienda con responsabilità elevatissime: era infatti il vero dominus degli impianti
Una cosa va riconosciuta a Paola Muraro: la rapidità con cui si è adeguata al linguaggio del nuovo potere cittadino. Semplicemente magistrale il blitz su facebook con visibilio dei meet-up grillini, per inchiodare il presidente dell’Azienda municipale ambiente Daniele Fortini incolpandolo, a sua insaputa in diretta streaming, della sporcizia in città. Una cannonata sulla Croce rossa.
In tutto questo, però, c’è una cosa che non capiamo: come ha fatto l’assessora all’Ambiente ad accorgersi di tutto questo solo ora. La Paola Muraro che oggi accusa l’Ama di non saper fare il proprio lavoro, non è forse la stessa Paola Muraro che per 12 (dodici) anni è stata a libro paga dell’Ama stessa? E non con un incarico qualsiasi: pur essendo un consulente esterno, era infatti il vero dominus degli impianti. In tutto e per tutto assimilabile a un dirigente interno con responsabilità elevatissime.
Un fatto piuttosto singolare, considerando che non esiste altra azienda dove una funzione del genere sia affidata a un esterno. Di più: lo stesso consulente da oltre un decennio. Durante il quale non si può sostenere che la pulizia della capitale sia andata straordinariamente migliorando. Chissà se la pensava così anche Alessandro Filippi, che aveva rilevato alla direzione generale dell’Ama quel Giovanni Fiscon che era stato coinvolto nell’inchiesta di Mafia capitale. Sappiamo però di sicuro che Filippi aveva nominato un altro consulente di propria fiducia e si stava apprestando ad affidare il compito di sovrintendere gli impianti a un interno.
E il contratto di Paola Muraro, in scadenza a giugno 2016, non era stato rinnovato. Dopo dodici anni, con Fortini presidente l’attuale assessora che lunedì l’ha messo alla berlina aveva perso l’incarico. Questo è un fatto. Fortini uscirà di scena il 4 agosto. E Filippi non c’è più da mesi, quando è stato fatto fuori grazie alle pressioni della destra. La sua colpa? Aver licenziato 41 assunti di Parentopoli. Paola Muraro invece è tornata in campo, e molto più potente di prima. Se poi sono vere le cose udite in quella diretta streaming, tornerà in auge con i suoi impianti anche il novantenne Manlio Cerroni, che per mezzo secolo ha gestito la spazzatura romana e adesso è in lite con il Comune.
Ora aspettiamo di conoscere la strategia della giunta Raggi per risolvere il problema dei rifiuti, anche se non scorgiamo all’orizzonte il minimo segnale. Per la serie «il nuovo che avanza», a dispetto delle dichiarazioni, non mancherebbe che la riapertura della discarica di Malagrotta, chiusa da Ignazio Marino. In diretta streaming, naturalmente.
SERGIO RIZZO
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Fermo restando che consideriamo l'articolo di Sergio Rizzo un po' troppo complottista (diremmo un po' troppo grillino, se non fosse paradossale) sebbene molto interessante anche perché permettere di introdurre la importantissima figura di Filippi, torniamo su Orfini.
Caro Orfini, visto che - come tu perfettamente tratteggi e dici tra le righe - a Roma per 40 anni si sono gestiti i rifiuti in maniera criminale e solo e soltanto Ignazio Marino si è opposto a questa pratica, come mail il partito di cui sei presidente invece di tutelare, spalleggiare, difendere contro ogni attacco e a qualsiasi prezzo Marino, lo ha ostacolato fin dal primo minuto? Si sapeva perfettamente che Marino doveva essere sacrificato perché stava pestando i piedi (forse troppi tutti assieme) a chi aveva ridotto una capitale europea ad una caricatura di se stessa. E allora perché sorprendersi oggi? Avete cacciato con metodi spicci e accampando scuse ridicole (bottiglie di vino, Fiat Panda in divieto, vacanze estive troppo lunghe...) l'unico sindaco che nella storia aveva provato a disarticolare le camorre che si sono spolpate e si stanno spolpando questa città quando sapevate alla perfezione che l'esperimento di Marino, con tutti i suoi difetti, una volta interrotto avrebbe portato ad una restaurazione come sta avvenendo - non solo nei rifiuti - oggi. E dunque siete stati voi i primi ispiratori di questa restaurazione, perché allora fare oggi le anime belle?
Se poi la situazione oggi è così grave come tu la descrivi in maniera assolutamente convincente e verosimile, come mai l'opposizione PD in Aula Giulio Cesare non apre bocca. In quale località di villeggiatura si sta abbronzando la vostra capogruppo in Consiglio Comunale la quale dal primo giorno della passata consiliatura non ha fatto altro che sabotare il sindaco Marino? Se il M5S, per un motivo o per un altro, sta riconsegnando la città al racket che l'ha massacrata per decenni e se lo sta facendo con pratiche inaudite (le ultime danno perfino un Vignaroli come probabile capo di Ama!), perché i vostri consiglieri non sono in piazza? A parti inverse i grillini quello avrebbero fatto! Perché l'unica forma di protesta è il post Facebook che abbiamo copincollato qui sopra?
Concludiamo con una postilla. In tutta questa vicenda i geni dei sindacati e lo strabismo degli osservatori a tutti i livelli sta cogliendo l'ennesimo risultato assurdo: le colpe dei disagi che Ama somministra alla città sembrano essere di tutti: politici, dirigenti, amministratori, presidenti, gestori privati di impianti. Perfino della cattiva sorte. Di tutto fuorché di una massa di dipendenti svogliati, non controllati, improduttivi al massimo e in troppo elevata percentuale desiderosi più di trovare il modo di sfangare la giornata piuttosto che onorare con orgoglio i colori dell'azienda che gli permette di vivere con dignità. Ci sarebbero così tanti giovani vogliosi di lavorare e di sacrificarsi per davvero là fuori...







































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