*
QUI IL LINK PER FARE UNA DONAZIONE CHE AIUTI QUESTO PROGETTO A CONTINUARE DOPO 12 ANNI DI ATTIVITÀ
*
Hanno iniziato sulla faccenda dello Stadio della Roma. Scrivemmo un articolo in cui con un anticipo di un annetto e mezzo sulla Procura spiegavamo per filo e per segno le porcherie che avevano fatto. Proprio per tutto quel che elencammo dopo un bel po' De Vito venne arrestato (assieme ad altre persone) ed è ancora in galera. Ma a loro non interessava il merito della nostra critica: a loro interessava solo il fatto che c'era una voce che faceva contronarrazione rispetto ai loro loschi interessi e alle loro menzogne. E bisognava chiuderla. Così ci querelarono, una querela assurda firmata da Raggi assieme praticamente a tutto il Consiglio Comunale. Una cosa di cui vi parleremo a breve con più dettaglio perché segna uno spartiacque nei rapporti tra amministratori e cittadini.

Ma non è finita lì. Fecero lo stesso in passato i mafiosi cartellonari, vi ricordate? Addirittura riuscirono a far chiudere Cartellopoli solo perché dicevamo - ed eravamo i primi a farlo dopo decenni di strapotere - la verità sullo schifo dello scandalo cartelloni a Roma. Scandalo molto caro tra l'altro a questa amministrazione visto che la riforma pensata da Marino è stata lasciata volutamente incompiuta.
Poi vennero i sindacati dei bancarellari. Attaccavamo la loro illegalità ostentata ogni giorno e querelarono. Poi la persona che ci querelò - Vittorio Baglioni - venne trovato con la casa imbottita di mazzette, perfino dentro la cappa della cucina e e nella cyclette. Insomma querelare Roma fa Schifo per cercare di tappargli la bocca porta molto molto male.
Questo non ha scoraggiato il folkloristico capo dei Vigili Urbani il quale per un pretesto scrisse un bizzarro e surreale post Facebook in cui, anche lui per non essere da meno, annunciava querela contro Roma fa Schifo considerata ormai nemico pubblico numero 1 in città per il semplice fatto di essere l'unica voce di opposizione dopo l'annichilimento dei partiti (nessuno apre bocca contro il banditismo politico dei 5 Stelle, nessuno!) e l'abdicazione di ogni opinione pubblica.
Chi mancava alla lista? Mancava che ci sguinzagliassero contro anche le aziende municipalizzate: utilizzando i soldi dei cittadini invece che per erogare servizi dignitosi, per pagare studi legali impegnati a far chiudere la nostra iniziativa indipendente di giornalismo civico.
Lo spunto l'ha preso ieri Atac. C'è stata la vicenda di un autista che ha cercato di investire un passeggero dopo una mera lite di strada. Un episodio di tentato omicidio gravissimo. Atac dovrebbe rispetto a questo essere concentratissima a analizzare i fatti, ascoltare i testimoni, licenziare il suo dipendente e scusarsi umilmente per delle immagini che stanno facendo il giro del mondo e danno il loro contributo ad umiliare la città internazionalmente. E invece che ti fa Atac? Adotta il massimo garantismo verso il proprio dipendente (uno dei mille episodi al giorno di comportamento davvero assurdo da parte di autisti e impiegati, che ormai schifano e stuprano h24 i cittadini) e la massima aggressività verso chi critica.
Il comunicato pubblicato sul Facebook di Atac contro Roma fa Schifo (colpevole di aver semplicemente ironizzato sulla vox populi che vuole gli autisti del bus - ma vale per cento altre categorie professionali - non estranei alla assunzione di sostanze stupefacenti che mascherano la noia e la stanchezza) è davvero surreale e adotta un tono di voce che sarebbe impensabile per qualsiasi altra azienda di trasporto pubblico al mondo. Dopo quella del capo dei vigili, un'autentica intimidazione alle voci libere della città.

Roma fa Schifo è impegnata ogni giorno, come i nostri lettori sanno bene, a convincere i cittadini a lasciare il mezzo privato per passare al mezzo pubblico. Siamo, dunque, da 12 anni, il principale sponsor di Atac, altro che diffondere odio verso l'azienda. E lo siamo nonostante il fatto che Atac eroghi un servizio allucinante, al di là di ogni immaginabile incubo. Ed è questo, non certo Roma fa Schifo, a generare malcontento dei cittadini verso l'azienda. Di più: siamo in città - chi ci legge ogni giorno lo sa benissimo - l'unico organo di informazione (l'unico!) che insiste per segnalare ai cittadini che ci sono alternative di trasporto collettivo alla loro malattia verso l'auto privata. E questo sarebbe "screditare" Atac?
Non possiamo ovviamente negare che i toni di Roma fa Schifo (del resto il nostro progetto è così impostato, da sempre) siano sempre sopra le righe e che qualche affermazione, pur non essendolo, possa risultare perfino diffamatoria. Ma è incredibile che un atteggiamento di critica dura venga scambiato da un atteggiamento di "diffamazione" solo da 3 anni a questa parte. Ovvero solo da quando questi autentici criminali della politica hanno preso il potere. La nostra impostazione è sempre la stessa dal 2007, sono passati 12 anni e le amministrazioni che si sono succedute hanno considerato il progetto per i suoi pregi e i suoi difetti e lo hanno considerato un male necessario in nome della pluralità di informazione. Se Alemanno ci avesse dovuto querelare ogni volta che lo abbiamo "diffamato" (e gli attacchi erano atroci, ogni giorno) avrebbe passato tutto il suo tempo in Procura contro di noi invece che in ufficio a (cercare di) governare. Da quando sono arrivati i 5 Stelle le cose sono cambiate radicalmente e la libertà di espressione ha iniziato ad essere un nemico e non una opportunità. Del resto il comportamento del banditismo politico pentecatto verso la stampa è noto ed ha moltissimo a che fare col Ventennio fascista senza fare tanti giri di parole. Altro cambio di passo rappresenta non solo il contenuto fascisteggiante di questi nuovi governanti honesti, ma anche la forma. Tanto per capirci: se devi fare una querela la fai, ma non usi i social media aziendali (che servono a tutt'altro!) per sbandierare la tua battaglia contro chi ti critica. È gravissimo anche questo e rappresenta una aggressività, una prepotenza e significa aver perduto totalmente la misura.
 |
| L'ultimo disagio risale a questa mattina: passeggeri fatti scendere in mezzo alla Colombo... |
La cosa è paradossale in se, ma lo è ancora di più se si va a rileggere questo celebre articolo di Beppe Grillo che va letto e riletto e che racconta la meschinità di chi, grande e grosso e con legali pagati magari dalle tasse dei cittadini, querela i piccolissimi consapevole che non avranno neppure la forza di pagarsi l'avvocato e dovranno arrendersi chiudendo. Un atteggiamento che giustamente Grillo spiegava come mafioso, intimidatorio e prepotente.
Il folle comunicato di Atac si conclude con un BASTA, scritto in maiuscolo. Un tone of voice patetico per una società istituzionale, un tone of voice che ovviamente non può essere esclusiva farina del sacco dell'azienda come non era farina del sacco della Polizia Municipale il buffo comunicato del comandande Di Maggio. C'è insomma qualcuno che sta lì a cercare ogni scusa per cogliere in fallo e far capitolare l'unica realtà che dà fastidio, che anticipa di un anno le inchieste, che legge la realtà in maniera caustica ma incontrovertibile a differenza del lavoro soft (eufemismo) di tutti i quotidiani, che ha contribuito a far aprire gli occhi e a far leggere finalmente la realtà per quel che è a decine e decine di migliaia di cittadini che fino a ieri erano ipnotizzati in un'atmosfera illogica.
La realtà è che si può sbraitare quanto si vuole sui social, ma quel BASTA lo urlano e lo continueranno ad urlare tutti i giorni gli utenti del trasporto pubblico romano e i turisti che, eroici, ancora vengono a visitare la nostra città nonostante tutto. Atac minaccia azioni legali contro i cittadini che la criticano, ma se mai potessero quante azioni legali intenterebbero i cittadini contro Atac?
*
*
Post Scriptum: quanto dichiarato da Atac è comunque interessante. Aspettiamo dunque che la società, come molti stanno chiedendo, si decida a rendere pubblico ciò che adombra: chi fa questi test ai dipendenti? Quale società? In nome di quale appalto? Con che frequenza? Quanti test sono stati effettuati nel 2018 e con che esito e così via. In una città normale tutte le forze politiche, quanto meno quelle di opposizione, sarebbero lì a chieder conto. E invece...