Prima di ogni discussione puerile e polemica, preciso: mi occupo di estimo costi e fattibilità in ambito di marketing da circa 15 anni, e qualche estimo per bandi pubblici l’ho visionato (e redatto).
Non mi occupo nello specifico di ingegneria strutturale ma di una cosa son certo e sicuro: la metodologia di progettazione per partecipare ad un bando pubblico e la stesura di un preventivo è concettualmente la stessa per ogni settore, e si basa su semplici regole di gestione che ogni ditta (anche la più piccola) è tenuta a sapere, se non altro per la propria sussistenza sul mercato.
Premesso ciò, andiamo al nocciolo della questione, ossia l’incarico di manutenzione per 387 scale mobili, 10 marciapiedi mobili, 288 ascensori, 44 servoscala e due piattaforme elevatrici che Atac, nel maggio del 2017, ha assegnato alla ditta vincitrice del concorso, la Del Vecchio Srl di Napoli.
Tale azienda è riuscita ad aggiudicarsi una commenda di 11,792 milioni di Euro, su una base d’asta di 22,9 milioni di Euro. Conti alla mano, la Del Vecchio Srl ha scontato la base d’asta di circa il 49%, ovverosia quasi ma metà esatta.

Competitors della Del Vecchio nell’asta erano aziende del calibro di Schindler, Marocco elevators, Consorzio Integra, Del Bo, Thyssenkrupp, Kone, quindi non esattamente gli ultimi arrivati in materia di montacarichi, ascensori e scale mobili. Anzi: le più grandi aziende del mondo in questione.
Risulta solo sorprendente, anche agli occhi di chi è nel settore dei bandi pubblici da tempo, di come la Del Vecchio sia riuscita a spuntare l'affare ad un prezzo così basso rispetto alla base di partenza: non che sconti simili non siano mai stati proposti o che non se ne propongano (succede, per svariati motivi), piuttosto la cosa sorprendente è la professionalità e l'effettiva competenza di chi ha redatto l'estimo di spesa per il bando in questione.
Mi spiego meglio.
La metodologia del prezzo scelto per concorso (bando) è una strategia del prezzo (pricing) che s'oppone alle altre canoniche del marketing: il prezzo effettivo, il prezzo efficiente, il prezzo allineato, il prezzo premium, ecc.
Nell'appalto, il prezzo è deciso per mezzo di una vera e propria asta al ribasso indetta dall'organizzatore: tale procedura è solitamente la norma per gli appalti pubblici, che vengono proposti per mezzo di un bando.
In tale ottica, il committente sceglie la proposta che, a parità (presunta) di valore, cioè in grado di soddisfare i requisiti del bando, è più economicamente conveniente.
Specie nel settore pubblico, le gare d'appalto sono molto ricercate dalle ditte e dalle imprese, per una serie di motivazioni:
- Forniscono contratti sicuri che possono essere usati per ottenere credito;
- Si ha la ragionevole certezza di essere sempre pagati (anche se in tempi di solito non brevi);
- Si può risparmiare di molto sulle forniture da utilizzare per le lavorazioni, in quanto - solitamente - la pubblica amministrazione non ricerca materiali di pregio o raffinati, ma durevoli e congrui al prezzo che è disposta a pagare
Tali peculiarità, soprattutto l'ultima, ha fatto fiorire, nel corso degli anni, tutta una serie di imprese e ditte che lavorano esclusivamente con appalti pubblici: molte di esse, in realtà sono un mero mezzo per prendere quante più committenze possibili, e lucrare poi con il business del subappalto. Non sono realtà che stanno sul mercato reale insomma.

Cedere la lavorazione ad un altro soggetto può essere conveniente per l'appaltatore, che così non sarà obbligato ad avere necessariamente le competenze e le forniture idonee all'appalto, ma potrà rivendere il contratto (a prezzo maggiorato) all'impresa terza, che a sua volta potrà lavorare e prendere i soldi pubblici, anche se con un guadagno minore rispetto al primo appaltatore.
Nulla vieta all'impresa appaltatrice di subappaltare l'appalto 'a pezzi', cioè non interamente ma a progetti o settori: è una strategia comoda quando l'appalto è complesso e richiede molte esperienze e risorse umane in svariati settori.
Ovviamente, le ditte subappaltatrici vedranno il loro guadagno lordo essere la mera differenza tra quanto incassato dall'organizzatore, meno la percentuale che deve essere corrisposta al primo appaltatore ed i costi totali di risorse umane, materiali e servizi necessari all'esecuzione fisica del lavoro.
Per rientrare delle spese e guadagnare, alla ditta subappaltatrice non rimarrà altro da fare che ridurre ulteriormente i costi dei servizi e dei beni necessari alla lavorazione.
Questo fa immediatamente pensare che, in parole povere, le gare d'appalti pubblici sono una perenne scala verso il basso: la pubblica amministrazione presenta solitamente un bando con l'intento di spuntare un prezzo già più basso rispetto alla media del mercato, mentre i concorrenti della gara sono in guerra tra di loro, cercando di stimare i costi e risparmiare al massimo su tutto, per poter così vincere l'appalto.
A loro volta, i subappaltatori dovranno ridurre ulteriormente i loro costi, per riuscire a guadagnare seriamente con il lavoro.
Datosi che tutto questo rincorrere il prezzo più basso non prevede minimamente l'analisi delle altre colonne del marketing (la qualità, il servizio, il valore), ma mira solo a rientrare nei margini di guadagno, solitamente i lavori dati in appalto hanno scarsa qualità globale, realizzazione finale dozzinale e durata dei materiali e messa in opera non eccelsa.
Già questo dovrebbe far capire che è praticamente impossibile ottenere contemporaneamente un buon prezzo di vendita e un buon servizio (per la pubblica amministrazione) praticando la strategia del bando d'appalto: le imprese tenderanno perennemente ad abbassare il prezzo e con esso i servizi, tentando di 'starci dentro'.
Tale ribasso diventa spasmodico quando viene scelta la strategia del subappalto: per contenere i costi e generare quindi un guadagno, l'impresa sub-appaltatrice dovrà necessariamente ridurre ancora di più qualità di servizi e beni.

Quello che è interessante notare è che il giro di denaro attorno agli appalti pubblici è, storicamente, uno dei settori di maggior traino dell'economia.
La quantità di ditte ed imprese che operano quasi esclusivamente con il pubblico è enorme, perché lo Stato - a vari livelli - ha perennemente bisogno di lavori, datosi che ormai da decenni non esistono più i distaccamenti operativi statali, che un tempo provvedevano direttamente alla manodopera necessaria (si pensi ad esempio ai vecchi operai cantonieri, oggi sostituiti dall'ANAS).
Le statistiche del numero degli appalti richiesti dalla pubblica amministrazione si mantengono stabili da svariati anni: contrariamente a quello che si può pensare, neppure periodi di forte crisi economica degli ultimi anni hanno scalfito il numero totale dei bandi assegnati, che si mantiene sempre sull'ordine degli 80.000-90.000 e passa l’anno.
Quello che è diminuito è invece il prezzo medio per bando: in sostanza, lo Stato ha sfruttato la crisi economica per fare una decisa revisione di spesa, abbassando ancora di più la media dei prezzi.
Questo credo sia molto indicativo per spiegare - in parte - la a volte estrema penuria e mancanza di qualità dei servizi pubblici, ormai di fatto appaltati quasi sempre a ditte private esterne, che hanno preso il contratto grazie alla strategia del prezzo su bando.

Ora, tutto questo lungo preambolo era necessario per arrivare al punto della questione: la Del Vecchio Srl ha vinto un appalto per la fornitura di assistenza per le scale mobili e gli elevatori delle metro A, B, B1 e C di Roma ribassando la base d'asta del 49%.
Se avete ben capito ciò che è stato scritto in precedenza, questo contratto (apparentemente così conveniente per il Comune) è stato spuntato grazie a due ipotesi (l'una non esclude automaticamente l'altra, è bene farlo notare):
- I tecnici che hanno redatto il preventivo di spesa per il contratto non avevano le competenze necessarie, e/o hanno sbagliato (e di molto) l'estimo generale;
- La ditta Del Vecchio Srl ha proposto un prezzo molto al di sotto di quello che era realisticamente possibile e necessario per una fornitura adeguata del servizio

Sulla prima ipotesi, non mi esprimo perché non conosco la situazione interna degli uffici Atac che hanno dovuto redigere il preventivo di spesa (e peraltro non è il mio settore di competenza), ma posso solo dire che, nel privato, quando si sbagliano gli estimi di oltre il 5% (sia in eccesso che in difetto) si rischia grosso, a livello personale o del team che ha redatto l'estimo.
Sbagliare un estimo di pochi punti percentuali vuol dire, spesso, far perdere all'azienda centinaia di migliaia di Euro, se non milioni, e ho personalmente visto manager licenziati su due piedi per aver toppato estimi per tutto sommato pochi soldi (paragonato al totale).
Evidentemente, essendo dirigenti e tecnici comunali, ai manager capitolini importa poco o niente sbagliare un estimo (non credo che lo Statuto dei Lavoratori e le sue direttivi ai applichi anche ai dipendenti pubblici, che godono di altre - ed alte - tutele).
Non voglio assolutamente dire con questo che 'si sono fatti male i conti', sia chiaro: ma appaltare un contratto con un ribasso del 40%, mettendo in buona fede la bontà del servizio promesso dall'azienda vincitrice, qualche legittimo dubbio lo fa venire.
In questo caso, forse il Sindaco Virginia Raggi ed il suo entourage, oltre che aver già rescisso il contratto di manutenzione operazione più che altro dettata da esigenze politiche e promozionali) dovrebbe richiedere urgentemente una revisione dell'effettiva capacità di analisi e stima dei suoi tecnici, ed indagare se veramente c'è stato un errore di valutazione commesso prima del rilascio del bando.
Ma qui si va ad opinioni personali, quindi mi fermo e non commento oltre.
Ipotesi numero due: la ditta Del Vecchio Srl ha fatto un vero e proprio dumping, e (come spesso fisiologicamente accade) ha promesso servizi e beni che non poteva rispettare.
Almeno, non con la qualità promessa.
Secondo quello che ha riportato l'assessore Meleo in una recente intervista, sembra che anche gli altri partecipanti al bando abbiano proposto 'forti ribasssi'.
Ora, più che misurare col lanternino la percentuale di ribasso, forse l'assessore dovrebbe domandarsi se la qualità proposta dagli altri competitori sarebbe potuta essere superiore a quella effettivamente erogata dalla Del Vecchio Srl.
È abbastanza facile pararsi dietro un 'tutto il concorso è stato svolto nel rispetto della normativa vigente', quando si sa benissimo che la normativa vigente non prevede il concetto di 'qualità', almeno non come lo intendono comunemente i consumatori nel libero mercato.
"Chi più spende meno spende" è un vecchio adagio, che spesso (non sempre, ma spesso) è realistico: quando paghi poco hai generalmente poco, e non potrebbe essere differente.
Messa in opera, attrezzature, operai qualificati, supporto logistico, ecc.: sono tutti elementi che costano, e spesso il costo è incomprimibile oltre una certa entità.
Tagliando ciò che non può essere tagliato, inevitabilmente si monca il servizio.
Ma mi rendo conto che questo sia un discorso che in Italia, ingessata da decenni con la regola del 'meno si spende e meglio è' sia abbastanza improponibile.
Detto questo, l'assessore Meleo a mio avviso dovrebbe accertarsi se la Del Vecchio Srl non abbia a sua volta sub-appaltato l'incarico e, se sì, a quali ditte qualificate. Con un poco più d'informazioni, magari anche gentilmente comunicate ai cittadini, forse si eviterebbero cadute di stile... E scale mobili messe su con le fascette. Peché ovviamente se vinci un bando offrendo la metà del computo, poi da qualche parte devi recuperare.
Come detto in precedenza, nulla toglie che la mala gestione dell'affare manutenzione delle metro di Roma sia un mix di tutte e due le ipotesi, ovverosia estimo dell'opera sbagliato e aggiudicazione del bando fatta in dumping.
In tal caso, ovviamente, il risultato non cambierebbe di molto, e sicuramente non cambierebbe la situazione del momento, di vera emergenza.
I dubbi comunque dovrebbero essere proposti in maniera ufficiale, a mio avviso posti come argomento (anche di una certa urgenza) in Assemblea Capitolina.
Dove invece dubbi non ce ne sono è sul risultato finale del contratto: pessimo, con il servizio troncato da mesi.

La Del Vecchio Srl non è apparentemente stata capace di mettere in sicurezza ciò che era tenuta a mettere in sicurezza, non ha provveduto al ricambio tempestivo delle parti ammalorate e/o danneggiate ed il suo operato (le scale mobili di tre stazioni abbastanza importanti della metro A) è finito direttamente sotto sequestro.
Ma qui sicuramente la questione sarà portata in altra sede e (purtroppo presumo) con altri costi per il Comune.
Finisco questo intervento con una curiosa statistica sui bandi pubblici: sapete quante probabilità una generica azienda ha di vincere una gara d'appalto?
Poche: la media dice che una generica impresa riesce a vincere un appalto pubblico una volta su 43 tentativi.
Ciò vuol dire che, sempre mediamente, una ditta esce vincitrice una volta dopo ben 42 volte che è stata sconfitta da qualcun altro.
Ovviamente, questa è una media, e come tale può dare solo un'idea generale della faccenda: potrebbe andare meglio, come invece potrebbe andare molto peggio.
Ecco perché le imprese serie, a meno che non siano appositamente strutturate (e quando dico 'appositamente' intendo con un intero settore totalmente dedicato) dovrebbero sempre stare lontane dalle gare d'appalto.
Perché il lavoro non è un concorso.
Almeno, il lavoro ben fatto non lo è.
Vantarsi di 'aver risparmiato' quando invece non solo si perdono i soldi già spesi (come in questo caso), ma aggiungendocene sopra altri per riparare i danni (spendendo quindi il doppio, o più) è una cosa che neppure al primo anno di marketing aziendale viene specificata, poiché si assume che già si sappia come concetto primitivo.
E questo, forse, la Pubblica Amministrazione italiana (e romana, nello specifico) dovrebbe cominciare a capirlo, se non vuole ottenere sempre risultati pessimi, ed insoddisfazione generale più o meno sempre garantita. Non basta dire come fa Raggi "chi ha sbagliato pagherà" non potendo questa volta prendersela con quelli che "c'erano prima" essendo l'appalto datato 2017... Bisogna affrontare invece la cosa a monte. Se il bando fosse stato scritto in maniera diversa e lo avessero vinto giganti come la Schindler o la Kone avrebbero davvero messo fascette di latta per riparare le scale mobili? Eh ma a Roma l'odio per le grandi multinazionali non accenna a scemare, meglio la Del Vecchio di Napoli... Intanto l'inchiesta in procura va avanti e le stazioni restano chiuse.
Giorgio Fiorini


































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