Schizofrenia pentecatta. Oggi inaugurano la Metro C, per anni hanno cercato di farla chiudere

12 maggio 2018

"La Metro C a Piazzale Clodio. Certo, ma deve andare oltre, deve andare fino a Farnesina. Intanto qui a San Giovanni è stato fatto un lavoro straordinario. Roma corre e si avvicina alle grandi capitali".

Questa è Virginia Raggi oggi alla stazione San Giovanni inaugurata dopo 7 (!) anni di lavori grazie allo sblocco dei cantieri garantito dal sindaco Marino negli anni 2013/2014. Fin qui tutto bene, le dichiarazioni (a parte la patetica "Roma corre", intendiamoci) sembrano quelle di un sindaco ben impostato. Peccato che, anche questa volta, anche su queste questioni serie e decisive, in realtà è tutto teatro, tutte bugie, tutte menzogne, tutta propaganda. Tutta falsità.


La sindaca e i suoi compagni di partito sono stati per anni i più fieri oppositori non solo della Metro C ma di tutte le grandi opere notoriamente decisive per la sopravvivenza di qualunque area urbana. Nonostante l'opposizione del Movimento 5 Stelle la Metro C è andata avanti lo stesso grazie alle precedenti amministrazioni e oggi, quando si tratta di inaugurare, il Movimento 5 Stelle si prende i merito e rivendica il successo a gran voce. Solo a Roma, con una cittadinanza ed un elettorato ignorante, disattento, disinteressato alla propria città e incapace di analizzare quel che succede, questi raggiri possono andare in porto quotidianamente.


Se fosse stato per la Raggi, infatti, le Metro C poteva anche fermarsi e abortire come progetto. E non si tratta di dichiarazioni politiche e buotade, no, si tratta proprio di atti firmati e controfirmati. Che stanno nella storia di questa città e negli archivi. Come quello che pubblichiamo qua sopra: una mozione presentata nel settembre 2013 in cui i pentastellati chiedevano di fermare l'opera a San Giovanni, una scelta trasportisticamente forsennata e criminale. Tra i firmatari della mozione anche Enrico Stefàno, piuttosto competente in materia e dunque perfettamente conscio della follia dell'atto, ma quando si tratta di fare ammuìna e propaganda evidentemente tutto vale, anche in un movimento politico che nasce esattamente per combattere questo genere di atteggiamento. Così i pentastellati 5 anni fa, oggi non sono purtroppo da meno: tutti i difetti dei vecchi politici senza averne mutuato quasi nessun pregio. Ci sarebbe bastata una assunzione di responsabilità: "chiediamo scusa per aver ostacolato in passato quest'opera, ora ci facciamo perdonare mandandola avanti". Niente, le scuse sono una cosa da sfigati evidentemente.

Per fortuna quella mozione, poi discussa in aula nell'ottobre del 2013, venne sonoramente bocciata dall'Assemblea Capitolina. Gli unici 4 voti favorevoli quelli dei 4 consiglieri pentastellati che oggi si vantano dell'apertura. Apertura avvenuta nonostante loro. No-no-stan-te!

Ma quella era l'opposizione e, si sa, l'opposizione (quando non si chiama PD, beninteso) fa il suo gioco. Vero. Ma dunque una volta al governo i 5 Stelle hanno iniziato a comportarsi seriamente e responsabilmente? Neppure per sogno. In due anni non sono stati in grado di scegliere cosa fare della Metro C (benché grazie a Marino i cantieri fossero stati mandati avanti fino a Colosseo) e ancora oggi la città si trova in ambasce con un sacco di soldi perduti a causa della mancanza di decisioni ufficiali.


Solo nelle ultime settimane, dopo aver visto i risultati della votazione popolare online del PUMS, i 5 Stelle hanno cambiato atteggiamento. Si sono infatti resi conto (ma non ci volevano più di tre neuroni per capirlo anche senza referendum digitali) che quel che vogliono i romani è una seria e ramificata rete di metropolitane. La C completa, la D, la E, i prolungamenti, le metrotravie e così via. Insomma i romani desiderano ardentemente esattamente l'opposto di quel che i 5 Stelle hanno sempre professato avvelenando i pozzi di una città già avvelenata per anni, i cittadini vogliono grandi opere e infrastrutture pesanti e investimenti considerevoli capaci di migliorare la loro qualità della vita e di cambiare volto alla città. A quel punto il cambiamento di Raggi: "investiremo 10 miliardi per dotare Roma di infrastrutture" (a parole ovviamente, poi nei fatti si continua a tenere tutto bloccato). Perché nel populismo si rifiuta di riflettere, pianificare, seguire buone pratiche e darsi dei benchmark, nel populismo si va appresso a quel che vuole il popolo. Ma così a governare sono capaci tutti, mentre i politici sono lì, scelti tra i migliori, proprio per anticipare i bisogni e trovarsi pronti quando le necessità si manifestano. I due anni perduti (e chissà quanti mesi ancora) per dotare Roma di serie infrastrutture non ce li ridarà indietro nessuno, e in queste cose i ritardi si moltiplicano esponenzialmente spostando la conquista di una qualche normalità in questa città nella seconda metà del secolo. Significa che chi oggi è in età matura sta semplicemente perdendo la possibilità di vivere, almeno un giorno, in una città degna di questo nome.

"Questa è una giornata storica, è un'infrastruttura che i cittadini aspettano da anni, festeggeremo con loro questo traguardo raggiunto" ha spiegato Raggi. Se l'infrastruttura era molto attesa dai cittadini perché tu e tutti i militanti a 5 Stelle l'avete combattuta per un decennio spargendo veleno, falsità e menzogne? Riuscire a vantarsi di un progetto che si è stupidamente combattuto: questo è veramente storico e inedito! Come sono incredibili e inedite le schiere di seguaci grullini convinti che davvero il merito dell'apertura di oggi sia di Raggi. L'unico traguardo sarà raggiunto quando a Roma ed in Italia vi sarà una classe dirigente degna degli altri paesi occidentali, e soprattutto capace di vergognarsi quando occorre.


Questi inguaribili ciarlatani oggi sono stati perfino capaci di fare la cartolina della Metro C con lo speciale annullo fitalelico, gliene spediremo qualcuna per raccontare il calvario che da lunedì subirà chi prenderà la metro da A da San Giovanni verso il centro, dalla prossima settimana ancor più congestionata a causa del nuovo interscambio.

Raduno di 150mila Neocatecumenali a Tor Vergata sabato scorso. Ecco com'è oggi l'area verde

9 maggio 2018


Le mancanze di AMA e le mancanza totali di organizzazione della città si dimostrano in tutta la loro drammaticità non solo nel centro di Roma e nelle aree residenziali, da settimane sommerse di pattume, ma anche in estrema periferia, anche a seguito di grandi eventi dimostrando la totale incapacità di saperli gestire.

Qui siamo nello stupendo pratone di Tor Vergata. Stupendo per posizione, per collocazione paesaggistica, stupendo per il profilo sullo sfondo delle meravigliose ma purtroppo abbandonate Vele di Santiago Calatrava (del resto gli edifici alti rovinano il panorama, specie se firmati dai più grandi architetti del mondo, sostiene la nostra Sindaca). Qui sovente si svolgono, da vent'anni a questa parte, grandi eventi e raduni sotto l'egida del Comune di Roma e talvolta del Vaticano. L'ultimo si è svolto sabato scorso ed è stato il raduno dei Neocatecumenali. Ha partecipato anche Papa Bergoglio.



Ebbene come hanno lasciato l'area verde i 150mila Neocatecumenali venuti qui da mezzo pianeta? Come la potete vedere. Una autentica favela, una discarica a cielo aperto. Poi ieri è venuta la pioggia, tanta pioggia, e tutta la rumenta è così ben penetrata nella falda e nel terreno. Di ti... AMA. E così sia.

Il bus alla brace di Via del Tritone e quella strana revisione a novembre

8 maggio 2018
Ci sono una serie di piccole (piccole?) anomalie che riguardano l'autobus andato a fuoco stamattina a Via del Tritone. Grazie alle immagini diffuse da tutti i media (purtroppo in tutto il mondo) siamo riusciti a risalire poi alla targa e con la targa in mano, utilizzando banalmente il Portale dell'Automobilista (i nostri lettori sono implacabili) siamo risaliti a tutti i dati del veicolo.

Cosa emerge dal sito del Ministero dei Trasporti? Emerge che il mezzo ha avuto una recente revisione che però presenta alcune particolarità. In primo luogo la revisione è stata ripetuta, in novembre, a distanza di una settimana. Ma oltretutto il chilometraggio è davvero poco coerente: mentre nelle altre revisioni annuali i km erano regolarmente in progressione e riportati con precisione, all'ultima revisione regolare e passata il mezzo è stato registrato con un chilometraggio approssimativo, tanto approssimativo da essere addirittura inferiore rispetto a una settimana prima.

Visto che Atac ha dichiarato di aver aperto un fascicolo sui fatti di oggi a Via del Tritone, forse questi possono essere degli elementi interessanti perché ci sono due cose che tornano poco: la revisione è stata ripetuta due volte (perché?) e nella seconda volta è stata imputata con un chilometraggio impossibile (perché?).

Una città che umilia le sue eccellenze è una città che ha deciso di suicidarsi

5 maggio 2018




Glass è un ristorante gastronomico, uno dei migliori della città, senz’altro il migliore a Trastevere dove quasi tutto il resto dell’offerta commerciale è definibile come ripugnante. E' un miracolo di per se nella città dove il benchmark del cittadino medio, da sempre, è "consijame dove se magna tanto e se sspenne poco". Infatti lavora in gran parte con clientela internazionale e di fuori Roma. 
La chef, Cristina Bowerman, è una celebrità internazionale. È proprio la chef ad aver pubblicato queste immagini nei giorni passati sui suoi profili social.
 
In tutto il mondo eccellenze simili vengono tutelate, costituiscono l'ossatura, la spina dorsale, l'architettura identitaria e l'architrave di un racconto di città. Da noi vessate, umiliate, ridicolizzate, brutalizzate dalle norme e dai politicanti oltre che dalle autorità preposte ad applicarle. Ma cosa è successo? Perché stiamo snocciolando sto ennesimo pippone? Vediamo i fatti. Questo locale aveva sul davanti un piccolo e grazioso dehors come si vede nella prima foto, niente a che spartire con la porcheria che fanno tutti gli altri locali del circondario allestiti con scritte volgari, colori pacchiani e tavolini abusivi. Qui c'era un dehors elegante e pulito, che pagava fior di tasse al Comune.

Il Comune però ha deciso che non andava bene e, in virtù non si sa di quale malattia mentale diffusa, ha varato una cosa abominevole che si chiama Piano di Massima Occupabilità. Una scusa per togliere tavolini all'aperto a chi li aveva per dar ragione all'ideologia marcia di certi politici secondo i quali gli imprenditori della ristorazione devono schiattare. Ogni riferimento a Nathalie Naim (e non solo a lei ovviamente, visto che i seguaci di queste follie sono decine) è puramente casuale.

Un Piano di Massima Occupabilità descrive un territorio, dice che in quel territorio devono sparire tutti o quasi i tavolini. Poco importa se tu sei sul confine di quel territorio e dall'altra parte della strada il tuo concorrente, a differenza tua, può continuare ad avere tavolini mentre tu devi rinunciarci avviandoti al fallimento. Una politica di gestione delle occupazioni di suolo pubblico semplicemente criminale, che esiste solo a Roma e che fa male a tutti: al Comune perché perde soldi, agli imprenditori perché perdono fatturato, ai cittadini perché diminuiscono le opportunità professionali (fare il cameriere è una professione, fuori da Roma. E molto seria, di soddisfazione e remunerativa) per loro e per i loro figli, ai turisti perché c'è meno spazio per loro per portarsi a casa una bella esperienza gastronomica seduti all'aperto. Da una parte hai perdita erariale, perdita di business, perdita di giro d'affari, perdita di posti di lavoro, degrado per le strade, aumento della sosta selvaggia. Dall'altra hai solo l'ideologia imbecille di qualche politicante così soddisfatta. Si capisce chiaramente il motivo per cui Roma si comporti in un modo completamente opposto, riguardo ai tavolini all'aperto, di tutte le altre città. Stiamo parlando dell'unica città vetero castrista, chavista, leninista, marxista, terzomondista in cui ogni attività è mirata ad ostacolare la libera impresa privata, specie se operata da persone oneste e di qualità (si chiude un occhio solo per i criminali, loro possono fare cosa vogliono, specie se poi sono disposti a portare voti). Ma la cosa più atroce è che l'impostazione di cui sopra è riuscita a diventare standard, normalità: a Roma è strano il contrario. A Roma se dici che i privati, specie quelli bravi, è giusto che guadagnino e facciano fortuna, sei guardato come un matto. Sei guardato come un matto da tutti, di destra e di sinistra, dei Parioli e di Tor Bella Monica. E' un esperimento antropologico che tra 40 anni verrà studiato, ma noi ora ci siamo dentro e per chi non ci sta capendo nulla sono spallucce, per chi ha capito cosa succede è un incubo vero. Ma vero. 

Ma torniamo ai tavolini. Qui non parliamo neppure di tavolini all'aperto tra l'altro. Parliamo di un dehors "di servizio" pagato come se fosse usato per somministrare ma in realtà lasciato lì per arredo, per non avere sosta selvaggia davanti, o magari per consentire ai clienti di uscire a fumare in un ambiente accogliente. Niente: piano di massima occupabilità, via il dehors di Glass.

Risultato: auto e motorini al poto di piante e tavolini. Il locale umiliato, invisibile dalla strada, difficilmente raggiungibile da disabili e utenza debole. A un altro imprenditore di eccellenza, come accade sempre più spesso, a cui sta salendo la voglia di andare a investire in città normali lasciando posti delicatissimi come Trastevere alla ndrangheta dei localari che si è divorata già tutte le strade circostanti e che non fa una piega: loro i piani di massima occupabilità non li rispettano, perché se un imprenditore serio fa quello che gli dicono le norme anche se le norme sono autentica immondizia, un imprenditore banditesco fa sempre come gli pare. Specie quando con piccole azioni di corruzione ci si può garantire l'impunità.

Questo è solo un caso, ma ce ne sono migliaia, tutti simili. Di più: i casi sono sempre meno e non perché diminuisca l'assurdo amministrativo, no, ma perché proprio diminuisce chi anche solo si azzarda a fare impresa. Il problema, ed è micidiale, si sta risolvendo alla base. Non ci sono più imprenditori in gamba che hanno problemi a operare a Roma, ci sono semplicemente imprenditori in gamba che decidono di NON operare a Roma. Significa la morte, e non solo in senso figurato. Due anni fa la città ha votato in massa il Movimento 5 Stelle affinché queste storie allucinanti, impensabili altrove, diventassero un mero ricordo. Il risultato è che le storie allucinanti si sono moltiplicate, sono aumentate a dismisura, sono diventate la norma. 

Qualcuno deve pur venire a salvarci. L'amministrazione deve smettere di torturare la città. Il sindaco si deve dimettere e il governo deve nominare un serio commissario con una seria squadra per lavorare urgentemente alla messa in pristino della normalità e per avviare le riforme necessarie a porre Roma al livello di tutte le altre capitali occidentali. Urgentemente. Viceversa significa che la città ha deciso di suicidarsi: è il primo caso del genere nella storia dell'uomo. 

È accettabile rassegnarsi alla pozzanghera di sfiga in cui ci trascina la sindaca ogni giorno?

2 maggio 2018

Prendiamo spunto da un recente post su Facebook della sindaca per riflettere sull'aura di sfigatezza che la cinge e per analizzare quanto questo abbia un effetto malefico su tutta la cittadinanza sebbene la cittadinanza, forse la peggior cittadinanza d'Europa, continui a non accorgersene.

Domanda a cui cerchiamo una risposta: come se fa a esse così... così poracci??? Cioè manco il sindaco di Teramo, con tutto il più grande rispetto per Teramo, città che ha ambizioni in questo momento superiori a Roma, si vanterebbe sui social per aver messo due pensiline, è un comportamento social che non sarebbe adeguato neppure per un presidente di municipio, ma questo qui è il profilo del sindaco signori. Del sindaco di una delle maggiori città europee.

Ma vi immaginate il sindaco di Londra, di Vienna, di Parigi, di Madrid che fa una card con la foto triste per due pensiline? Vi immaginate il sindaco di New York o di Istanbul? Ma sarebbe impensabile anche a Milano, a Torino, probabilmente a Firenze e a Bologna. 

Ma perché ci dobbiamo rassegnare a farci le abluzioni nella sfiga per colpa di questa qui e di Rocco Casalino che le scrive i testi? Abbiamo idea dei danni che questa atmosfera faccia a tutti noi? Ma davvero vi siete rassegnati così? E poi la tristezza di farlo in un Municipio in cui si vota a breve. E poi l'inadeguatezza di non citare manco per sbaglio la Clear Channel, che è la società che queste pensiline le paga, le manutiene, le progetta, le installa e le realizza. Perché è solo grazie ad una multinazionale americana (una di quelle multinazionali contro le quali l'armamentario di sciocchezzaio a cinque stelle blatera un giorno si e uno pure) che la miracolosa installazione di questi impianti è possibile. Ebbene sì, perché oltre alla sfiga - sempre presente - c'è costantemente la menzogna, il raggiro. Già: non sono del Comune quelle pensiline, sono di una società privata che le riesce a tenere in ordine grazie alla pubblicità che ci vende sopra. In un'operazione virtuosa che poteva espandersi a tanti altri servizi e che invece la Giunta tiene bloccata da anni per non infastidire troppo la mafietta dei cartellonari. 

Insomma:

1. la sindaca fa un post che manco il sindaco di Tivoli [SFIGATA]

2. la sindaca utilizza un'opera pubblica per fare propaganda durante la campagna elettorale [SCORRETTA]

3. la sindaca utilizza un'opera pubblica senza dire che non è pubblica ma che è realizzata da privati [SCORRETTA]

4. il modello gestionale che ha permesso quell'opera pubblica-privata si potrebbe ripetere su altre opere (toilette pubbliche, bike-sharing, segnaletica), ma non viene portato avanti perché il racket dei cartellonari ha convinto il Comune a tenere ferma la riforma della pubblicità esterna [IN CATTIVA FEDE]

Dunque c'è un mantello di sfiga insopportabile. Che sotto copre una pozzanghera fetente di cattiva fede e di contraddizioni totali. E nessuno se ne rende conto. Quando vi svegliate?

Miracolo! Un giardino pubblico impeccabile nel cuore di Roma. Come è potuto accadere?

28 aprile 2018





Trovare uno spazio pubblico ben curato, con gestori capaci, seri, preparati, meticolosi, nel cuore della città, con servizi ai turisti e ai cittadini e provare, allo stesso modo, rabbia. Roma è capace anche di questo. 
Ci è successo ad esempio tra il Palazzaccio e Castel Sant'Angelo, sotto la strepitosa architettura piacentiniana della Casa del Mutilato. Lì ci sono dei giardini creati tanti anni fa, in occasione del Giubileo del 2000 e firmati da Paolo Portoghesi assai più gradevoli di molti edifici realizzati dallo stesso. Ma la questione non riguarda il progetto dei giardini, bensì la loro impeccabile manutenzione. 

L'atmosfera è quasi straniante. Tutto lindo, tutto curato, tutto verde mentre a pochissimi metri (basta entrare nei giardini di Castel Sant'Angelo che in qualsiasi luogo del pianeta terra verrebbero tenuti come un salotto) c'è lo schifo romano che tutti abbiamo imparato a conoscere e molti a sopportare.

Come mai c'è questa situazione? La risposta è presto data: questo giardino non è curato dal Servizio Giardini di Roma Capitale, la pulizia non è affidata ad Ama, botanici, giardinieri e vivaisti no c'entrano nulla col Comune. Il Comune, o meglio il Municipio quando ancora in questo punto si chiamava Diciassettesimo, si è limitato a fare un avviso pubblico e ad assegnare le attività culturali (c'è un palco dove si fanno attività letterarie e culturali) e la gestione del bel chiosco bar. L'hanno spuntata degli imprenditori di eccellenza, già gestori della libreria Invito alla Lettura su Corso Vittorio Emanuele. Oggi, con l'aiuto di professionisti e seguendo loro in prima persona la manutenzione, si prendono cura di tutto questo ampio pezzo di verde dove, come si dice in questa città quando ci sono cose belle, "non sembra di stare a Roma". Il Municipio concesse la gestione economica del bar, ma in cambio chiese potatura, manutenzione e derattizzazione. E poi continuò a fare seri controlli. Tutto qui. Al bar sono anche gentili e fanno lo scontrino fiscale, due faccende molto rare a Roma purtroppo.

Perché la rabbia, dunque, visto che sembra davvero una bella storia? Semplice: perché un progetto simile potrebbe essere replicato praticamente in tutti i parchi pubblici di piccole e medie dimensioni della città. Con questo sistema potresti risolvere lo schifo dei giardini di Piazza Indipendenza così come Piazza Vittorio, potresti riqualificare Villa Aldobrandini e il Parchetto di Via Statilia, potresti recuperare finalmente Piazza Dante il Parco della Resistenza e così ad elencare decine e decine di aree (vi ricordate il nostro articolo su Piazza Cairoli di qualche giorno fa?) solo per restare al centro storico. E invece non si fa. Non si fa per burocrazia assurda, non si fa per norme allucinanti, non si fa per incapacità. Ma soprattutto non si fa per ideologia. La città è piena di persone che considerano questo aberrante, che odiano l'attività privata anche quando fa del bene in primis al pubblico. Noi siamo nati ormai 10 anni fa per cercare di scalfire questa mentalità diffusa che un tempo era un muro impenetrabile e oggi inizia a mostrare crepe e segni di ammaloramento. Lo buttiamo giù tutti assieme?

Ecco perché il nuovissimo centro commerciale Aura piace a tutti (imbecilli esclusi)

25 aprile 2018


La ridicola idiosincrasia tutta italiana (con piccole propaggini francesi) e ancor più romana contro i centri commerciali crollerebbe nei suoi patetici assunti teorici semplicemente conoscendo qualche rudimento di storia delle città: le città sono dei centri commerciali di per sé, i centri commerciali ci sono sempre stati e non esiste città senza area dedicata ai commerci e alla somministrazione di cibo. Di più: talvolta sono arrivati prima i centri commerciali, i mercati, le fiere, delle città stesse. A volte, insomma, le città sono nate proprio grazie alla presenza di un polo di commerci attorno al quale si è creata residenzialità.

Il punto, dunque, non è centri commerciali sì o centri commerciali no. Il punto è semmai fare bene i progetti dei centri commerciali e fare in modo che le operazioni abbiano un impatto positivo diffuso sull'area circostante in termini di riqualificazione degli spazi comuni, valori degli immobili, gestione della sosta. A vantaggio anche di coloro che al centro commerciale non vanno e non andranno mai.


A Roma chi è contrario ai centri commerciali (tantissimi cittadini ignari, comitati di quartiere di quart'ordine, centri sociali e immondizia intellettuale circostante) dovrebbe chiedersi come mai i centri commerciali hanno sempre un grande successo e un ottimo riscontro di pubblico indipendentemente se siano ben progettati (come Aura, appena inaugurato a Valle Aurelia, le cui foto utilizziamo per illustrare questo articolo) o mal progettati (come molti altri a Roma), indipendentemente se siano eleganti o - come sovente accade - cafoni, integrati con la città o posizionati in mezzo al nulla. 

La risposta è abbastanza semplice: i consumatori richiedono dei requisiti, quando devono fare delle compere e spendere i loro denari, che a Roma non sono soddisfatti dalle normalissime high street commerciali. Mentre tutte le high street occidentali sono corse ai ripari generando degli autentici centri commerciali naturali, a Roma questo non è avvenuto. Spesso proprio i commercianti delle high street si sono opposti alla riqualificazione delle stesse, condannandole a morte. Dall'Appia Nuova a Cola di Rienzo passando per decine di altri casi. 
Ma quali sono questi requisiti? Ce ne sono tanti ma possiamo provare ad elencarli integrandoli poi coi vostri suggerimenti: la presenza di un'area pedonale vasta, la presenza di sosta interrata per le auto, la presenza di videosorveglianza e sensazione di sicurezza diffusa, un'illuminazione ben studiata, un arredo  urbano civile, totale assenza negli spazi pubblici di elementi dequalificanti come bancarelle, ambulanti o cartelloni, efficaci servizi di security, tavolini all'aperto per mangiare, un servizio di trasporto pubblico efficiente per arrivare anche senza auto e una percorribilità pedonale in entrata ed in uscita chiara e sicura.


Tutti gli elementi che abbiamo elencato non solo non sono quasi mai presenti nelle nostre strade commerciali, ma quando qualcuno prova ad implementarli si trova di fronte alle proteste dei commercianti stessi. Purtroppo un ceto di commercianti ignoranti, rapaci, rozzi e incapaci di riflettere sulla propria stessa professione ha condannato le grandi strade commerciali al declino più irreversibile: i parcheggi interrati sono osteggiati da commercianti e residenti, tramvie, pedonalizzazioni e ciclabili tolgono spazio alla preziosissima doppiafilaeconomy, le bancarelle "fanno folklore" e dunque vanno lasciate così come i fiorai, i cartelloni abusivi e i mitici giornalai-baracca romani e così via. 

Rispetto a questa riflessione è interessante analizzare il successo clamoroso del centro commerciale AURA appena inaugurato a Valle Aurelia. Oggi, 25 aprile 2018, le persone sono qui a fare la fila (e che file!) per mangiare a KFC ed a Old Wild West non tanto per l'appeal gastronomico di queste catene (peraltro presenti in altri luoghi della città e in altre città in Italia ergo non certo delle esclusive) quanto per le risposte ai bisogni che dicevamo sopra che questo centro commerciale è riuscito a dare a soli 5 giorni dall'apertura. Il fatto che, come si vede nelle foto, in uno dei tanti spazi comuni ricavati vi siano già dei bambini che giocano a pallone la dice lunga come questo nuovo pezzo di quartiere sia diventato immediatamente un brano urbano a dispetto del terrorismo sparso a palate durante gli anni del cantiere. 
Come dimostrano alcuni imbarazzanti volantini sparsi un po' in giro nella zona, infatti, non pochi sono stati i cittadini che per motivi meramente ideologici o di bieco e bassissimo interesse personale (leggi: posti maghina gratuiti, che quando si riqualifica solitamente rischiano di diminuire) si sono scagliati contro questo progetto. Uno dei più scadenti comitati di quartiere di Roma ha qui passato anni e anni a fare esposti, stupide petizioni, diffondere pessimismo e a fare autentico terrorismo sul progetto cercando (ed è gioco facile, vista l'ignoranza diffusa) di convincere e spaventare la cittadinanza riguardo a disagi e smog. Smog? Quest'oggi, 25 aprile 2018 ribadiamolo, il centro commerciale scoppiava di gente. Come abbiamo detto i ristoranti erano gremiti e fuori ognuno aveva metri e metri di fila. Dunque? Smog? Caos? Traffico? Baldo degli Ubaldi - come hanno sempre previsto - bloccata dai tir del carico e scarico? Niente affatto: nelle strade non volava una mosca. Ovvio: la congestione e lo smog, che tanto fanno paura ai professionisti degli atroci comitati romani contro i quali ci scagliamo da anni, sono semmai dovuti ai parcheggi in superficie in fila o in doppia fila, gli stessi parcheggi gratuiti e caotici che i comitati guardaunpo' difendono (ora si scagliano anche contro la trasformazione di uno slargo in capolinea, perché vogliono che restino i parcheggi per le auto private). Ma il centro commerciale ha parcheggi interrati: si arriva, si parcheggia sottoterra e non si crea traffico, non si posteggia riducendo la carreggiata, idem per le consegne. E inoltre è servito da ben due stazioni della metro e una dei treni suburbani ergo tantissima gente arriva coi mezzi (tra l'altro l'inserimento urbanistico della stazione di Valle Aurelia è migliorato enormemente, a vantaggio di tutti i residenti anche per quelli che mai metteranno piede al centro commerciale; idem per quanto riguarda la stazione ferroviaria totalmente restaurata).

Il flop di tutta l'attività di boicottaggio fatta dai comitati di zona deve essere un esempio per il futuro. Deve aiutarci a capire quanto questi personaggi (che non stanno solo a Valle Aurelia, ma in tutta la città) siano profondamente negativi per la città, ignobilmente ideologizzati, guidati solo dalla loro stupidità se non da qualche interesse losco. Vanno ignorati, al massimo derisi, e questo deve essere profondamente compreso anche da chi amministra: non si tratta, praticamente mai, di interlocutori credibili a cui dare peso.

"Col centro commerciale cosa resterà del nostro quartiere?". Questo era il tono delle domande del Comitato Valle Aurelia. Sul loro profilo Facebook potete trovare di tutto e di più riguardo alle azioni fatte in questi anni, andate velocemente a sbirciare perché probabilmente a causa del successo del progetto presto cancelleranno tutto quanto per la vergogna. E che dire della retorica del "verde". Spesso a Roma quando qualcuno vuole fermare un progetto di sviluppo immobiliare o di trasformazione urbana parla di "verde" considerando "verde" anche gli spiazzi abbandonati, i canneti, le aree dismesse, pericolose piene di erbacce, reti da pollaio e cartelloni abusivi come era la Valle dell'Inferno prima della realizzazione delle nuove strutture, piena di immondizia, discariche abusive e baracche di sbandati. Dove oggi c'è un marciapiede  Qui sotto un prima-e-dopo. Semmai il verde è oggi più fruibile visto che questa realizzazione costituirà non solo l'unica chance possibile per il recupero della mitica Fornace Veschi oggi parte del progetto e oggetto di un intervento di restauro, ma anche l'accesso tanto atteso al parco di Monte Ciocci oggi in grave stato di degrado e che speriamo che il privato che ha investito (90milioni!) a Valle Aurelia possa contribuire a manutenere.

Da una parte scrivevano che il centro commerciale sarebbe stato un fallimento (per la verità scrivevano che la ciminiera della fornace, oggi straordinariamente restaurata, sarebbe crollata), dall'altro scrivevano che avrebbe avuto così tanto successo da far aumentare i prezzi delle case e espellere i residenti storici non in grado di pagare i nuovi affitti. Una lettura che fa solamente sorridere. Oltre che pena. Ma loro hanno insistito per anni urlando al "mostro di cemento". Guardate in queste foto che mostruosità. In un quartiere inguardabile e architettonicamente raccapricciante, è forse l'unica architettura che dà una dignità e una identità civile paradossalmente. 


Interessante sottolineare come ci si trovi qui di fronte ad un caso di continuità amministrativa, come avviene in tutte le città serie. Il progetto venne immaginato molti anni fa, ma tutto partì ai tempi di Alemanno. Marino cosa fece? Fece come fanno gli attuali amministratori e buttò via tutto il lavoro fatto da chi c'era prima (vedi Stadio della Roma, Ex Fiera, Ex Torri dell'Eur...) oppure diede continuità? Ovviamente la scelta di Giovanni Caudo, allora assessore all'urbanistica e oggi candidato alle primarie per il III Municipio (ci raccomandiamo!!!) fu diversa. 


L'amministrazione infatti si adoperò per mandare avanti il progetto con velocità, si spese con i comitati (gli imbecilli di cui sopra), si interfacciò con i nuovi proprietari che nel frattempo cambiarono e diede loro la sicurezza e reimpostò la convenzione. E così, proprio durante la giunta Marino, Caudo fece partire i cantieri nel dicembre del 2015. Al loro arrivo poi i grillini provarono anche qui a far saltare tutto, ma era davvero troppo tardi e almeno qui non riuscirono. 
Bugie e terrorismo. Lo stile del Comitato di Valle Aurelia è lo stesso stile di cento altri comitati a Roma. Il problema non sono loro (di scemi è pieno il mondo non solo a Roma), il problema è che hanno influenza e vengono ascoltati dalla politica

Noi, giusto per dire che non ce ne usciamo oggi belli belli solo perché il progetto sta avendo un oggettivo successone, avevamo parlato di questa iniziativa tante volte. La prima volta addirittura sei anni fa, poi la seconda e ancora la terza (e no, cari comitati, i "palazzinari" non ci hanno "pagato" per questo. Purtroppo, aggiungiamo noi). Articoli solitamente seguiti a risposte raggelanti da parte del Comitato di cui sopra. 
Quando ci sarà qualche altra nuova iniziativa potete decidere se dar retta a chi come noi cerca di ragionare e vuole portare gli standard di questa città vicini agli standard occidentali o a chi cerca di sfruttare la vostra ignoranza per terrorizzarvi e per convincervi che una iniziativa che crea posti di lavoro, qualità urbana e investimenti è peggio di un campo nomadi e di uno spiazzo abbandonato preda di incendi e coperto di discariche abusive.

Porto Fluviale. Nasce un nuovissimo edificio ma tutt'intorno lo schifo più assoluto

24 aprile 2018





In tutte le città del mondo quando c'è qualche novità urbanistica e architettonica (palazzi vecchi che vengono sostituiti da palazzi nuovi, zone abbandonate che vengono edificate con nuove architetture di qualità, nuove infrastrutture ecc...) i cittadini sono felici. Non pare loro vero per un semplice fatto: la zona si riempirà di ulteriori servizi e sarà riqualificata senza che a loro venga chiesto nulla in cambio. Nessun esborso, nessun aumento di tasse o condominio. 

E' il meccanismo degli oneri di urbanizzazione: io Comune ti faccio a te, imprenditore, sviluppare un lotto di terreno (magari concedendoti dei cambi di destinazione, ad esempio modificare in residenziale, commerciale o uffici un edificio che secondo il vecchio Piano Regolatore doveva essere industriale) e tu, imprenditore, oltre a fare i lavori come dico io, a creare nuova occupazione e a migliorare l'area, sei obbligato ad investire dei soldi per migliorare il circondario, rifare i marciapiedi, realizzare una pista ciclabile, curare il verde a tuo spese, interrare i cassonetti o contribuire ad una raccolta porta a porta, incrementare l'illuminazione, riqualificare una stazione ferroviaria e quant'altro.

A Roma questo non accade. A Roma l'imprenditore lavora esclusivamente di rapina: sia perché ha un approccio speculativo, sia perché nessuno dall'altra parte lo spinge e lo obbliga a lavorare bene. Quando questo accade (vedi il progetto di Tor di Valle\Stadio della Roma) salta il banco, il sistema si chiude in se stesso, annusa il rischio (se si va verso la normalità, gli im-prenditori che oggi sguazzano a Roma dovrebbero o cambiare atteggiamento o fallire) e rovescia il tavolo. Il vecchio progetto dello Stadio della Roma prevedeva che il 30/35% di soldi investiti andasse su opere pubbliche, l'attuale progetto non arriva al 10%. Un progetto di stampo occidentale evoluto è stato trasformato in speculazione alla romana.

Ecco perché a Roma i cittadini - gli unici cittadini occidentali - odiano le nuove architetture, odiano i cantieri di trasformazione urbana, detestano i nuovi edifici. Semplicemente perché non ne vedono il vantaggio. Succede nei progetti da miliardi di investimento, ma anche nei development più piccoli.

Prendi ad esempio il grande progetto residenziale ultimato a Via del Porto Fluviale laddove un tempo c'era il Consorzio Agrario. Doveva qui nascere una cittadella in laterizio progettata dall'architetto Carmassi, dopo anni di palude dovettero rifiutare a favore di una costruzione realizzata dall'architetto romano Moauro, uno studio che ha molti meno problemi con la burocrazia a Roma. L'edificio è esteticamente imbarazzante, ma non vogliamo parlarne in termini estetici anche perché, pur essendo a nostro parere non accettabile, è comunque uno degli sviluppi più interessanti realizzati negli ultimi mesi in città. Siamo così paradossalmente fermi e immobili che anche questo arnese è una novità significativa, forse la novità più significativa del 2017 pensate un po'...

Ma, come dicevamo, non volevamo parlare di questo bensì dei benefici che questo grande sviluppo immobiliare ha fatto atterrare sul territorio. Come sono stati spesi gli oneri di urbanizzazione? E' migliorato il territorio? Il quartiere ha avuto benefici tangibili dopo anni di cantieri, polveri, disagi, camion e rumori? 
Zero. Lo zero più assoluto: la strada è rimasta come prima, niente ciclabile, niente eliminazione della sosta (qui per gran parte della giornata gestita da feroci parcheggiatori abusivi), niente riqualificazione dei marciapiedi, le rive del fiume sono sporche, piene di carcasse di animali e da una parte c'è un vero paese abusivo di baracche e casupole: un autentico slum sudamericano. Il palazzo con le nuove case che nuovi cittadini dovrebbero comprarsi,  affaccia su bidonville di secchi della spazzatura strabordanti e puzzolenti, la pedonalità lungo il Ponte di Ferro è pericolosissima e anche lì nulla è cambiato, il verde dentro l'area privata è ben manutenuto ma appena esci fuori l'unica aiuola lungo al marciapiede è totalmente incolta da far paura. Il resto (affissioni abusive, sporcizia, sosta selvaggia, materiali scadenti...) lo potete facilmente evincere da queste foto. 

Roma è e resta l'unica città del mondo dove sviluppi immobiliari, cantieri edilizi e trasformazioni urbane non portano alcun impatto positivo sul territorio. Non si sa bene se per colpa del controllore pubblico, del controllato privato o di un mix dei due. E succede dovunque in città (pensate alla Città del Sole al Tiburtino, bellissimo progetto architettonico che dopo la sua edificazione continua ad essere collocato in un'area dal degrado inimmaginabile). E tutto sembra perfettamente normale. E magari gli appartamenti (con affaccio su una autentica favela) vengono anche venduti a prezzi che ti farebbero comprare un attico in centro a Milano, un appartamento borghese a Parigi e un palazzetto a Berlino. Perché ai romani va bene così: non esistono ambizioni di migliorare, non esiste voglia di vivere, solo spirito di sopravvivenza e intenzione ripetuta a non porsi il problema.

L'incredibile video da Piazza Cairoli trasformata in discarica. Orrore a Via Arenula

21 aprile 2018
Davvero raccapriccianti queste immagini girate lo scorso mercoledì sera all'ora di cena in una delle piazze più centrali della città. Raccapriccianti ma anche ormai per certi versi normali. Per primi i romano stanno facendo il callo a questo stato di cose e - da come hanno sempre dimostrato di fare - sembrano perfettamente in grado di accettare di buon grado il declino profondo della loro città. Quando si cerca di fare qualcosa di nuovo e civile insorgono tutti, ma quando la situazione precipita non si allarma nessuno.

Ma oltre a guardare con attenzione alle condizioni di questa piazza, dobbiamo cercare di approfondire il motivo per cui si è arrivati a questo. Un motivo, ancora una volta, emblematico e che ci aiuta a raccontare il perché di uno stato di cose che non ha eguali in nessuna città italiana ed europea. Uno stato di cose fatto insieme di ideologia, sciatteria, stupidità a palate e totale incapacità amministrativa e mancanza della seppur minima visione.


Questa piazza era stata ripulita grazie ad un accordo tra il Primo Municipio (la piazza è di competenza comunale, ma il Municipio si era preso diciamo la briga) e il Ministero della Giustizia (che tra l'altro ha sede a pochi passi). A manutenerla ci pensavano dei detenuti ed effettivamente la situazione era diventata più che dignitosa. Arrivati al governo della città gli honesti che ben conosciamo hanno imposto la fine della convenzione. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.


Colpa della Raggi e della ghenga di personaggi inqualificabili che la circondano? Certo. Ma il Primo Municipio non ne può uscire da eroe. L'accordo che era stato concluso era efficace ma non strutturale, si prestava infatti (come è successo) a venire smontato dal primo amministratore cialtronesco che sarebbe subentrato. Come abbiamo spiegato mille volte su queste pagine per rendere strutturale la manutenzione "conto terzi" delle aree verdi bisogna trasformare le arre verdi in una scommessa anche economica, con operatori che abbiano tutto l'interesse a tenere le aree pulite e manutenute. Funziona in tutto il mondo e nei pochi casi in cui la cosa è applicata a Roma funziona anche a Roma. Si tratta di scalarla su tutta la città in maniera diffusa. Non c'è altro modo per ripristinare la dignità. Tra l'altro sarebbe un processo virtuoso perché volto a dare maggiori servizi ai turisti e incrementare i posti di lavoro. Un approccio che è la norma in tutto il mondo ma che è guardato male a Roma. Con le conseguenze che questo video racconta: è meglio continuare ad alimentare le nostre stupide ideologie anti mercato, anti sviluppo e anti privati e vivere sommersi nella monnezza? O cambiamo mentalità il prima possibile isolando i tanti che per loro interesse alimentano queste sciocchezze e queste paure, o andrà sempre peggio.

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