Il sindacalista dei bancarellari pizzicato coi soldi nella cyclette ci minacciava da anni

1 marzo 2019
Vittorio Baglioni
In questi giorni molti tra i nostri lettori avranno avuto modo di leggere i dettagli della inchiesta sul mondo delle bancarelle che sta iniziando presso il Tribunale di Roma (ora che Pignatone va via voglio ridere, in pochi anni con la sua presenza si sono scoperchiati mille pentoloni; adesso arriverà qualcuno che farà tornare la pax? Molto molto probabile!). Noi su questa inchiesta non abbiamo detto granché, ci siamo limitati sui nostri social a condividere gli articoli usciti sulla stampa, per il semplice fatto che questa battaglia l'abbiamo fatta molto molto prima, addirittura prima della Procura.

Sono anni infatti, e i nostri lettori lo sanno perfettamente, che portiamo avanti questa battaglia. Sono anni che cerchiamo di spiegare a tutti il racket e il livello di mafiosità che c'è dietro il teatro dell'assurdo dell'ambulantato romano. Un settore che devasta l'economia della città, che tramuta interi quartieri in luoghi da cui scappare, che genera bruttezza e congezione del traffico e, per conseguenza diretta o indiretta, qualche volta ha provocato morti. Una camorra assurda e tentacolare da centinaia di milioni di euro di fatturato all'anno a spese di tutti noi.

L'inchiesta, speriamo, farà emergere tutti i dettagli di questo schifo impensabile in qualsiasi altra città italiana e europea e c'è da augurarsi anche che lo stesso modello di inchiesta venga esteso ad altre concessioni che riguardano il suolo pubblico (dunque la principale risorsa di tutti noi)  e che sono gestite con la stessa mafiosità: i cartelloni pubblicitari - non a caso difesi a dispetto di tutto da questa amministrazione - sono solo il primo degli esempi che ci possono venire in mente.


Ma mentre l'inchiesta va avanti, le prime indiscrezioni riportata dalla stampa di cronaca giudiziaria ci hanno fatto saltare sulla sedia e riguardano un personaggio, storico sindacalista dei bancarellari, che si chiama Vittorio Baglioni. Secondo quanto riportato dai giornali Baglioni, coinvolto nell'inchiesta fin sopra ai capelli, è stato fatto oggetto di un sequestro di contanti che sono stati rinvenuti in casa sua perfino sotto ai tasti del pianoforte o imbottiti dentro al sellino della cyclette. 

Tutti siamo innocenti fino a terzo grado di giudizio e senz'altro Baglioni riuscirà a dimostrare come mai si è fatto pizzicare con mazzette di banconote nascoste perfino nella cappa della cucina, ma quello che volevamo far presente ora sono le minacce che per anni abbiamo ricevuto da questo personaggio sui social. Ogni qual volta osavamo dire la verità, ovvero ogni qual volta che ci azzardavamo a denunciare il livello di criminalità organizzata che si malcelava dietro al demi monde delle bancarelle romane, spuntava fuori lui a minacciar querele. Secondo lui ciò che poi i PM hanno certificato, erano solo nostre illazioni oltraggiose. Anche qui il tempo è stato galantuomo.

Ovviamente tra una minaccia e un'altra non si tirava indietro nell'infangare il PD (l'unico partito che al suo interno ha avuto delle componenti, purtroppo minoritarie, disposte a combattere questo racket) e nel lodare la presente amministrazione e guarda caso proprio Andrea Coia. 

Di Coia, secondo Baglioni, ce ne vorrebbero 10, 100 o 1000. E pensare che la città sta venendo giù a pezzi anche semplicemente con un Coia soltanto...

Area archeologica centrale. Tante foto dimostrano lo schifo dello schifo

28 febbraio 2019













































Invio una cartella con delle foto scattate nei dintorni dell'area archeologica centrale. 

Ogni giorno sono lì, da 3 anni lavoro per una società che si sta occupando del restauro di una porzione del Colle Palatino, e vi assicuro che, almeno in questo arco di tempo, la situazione non è mai cambiata. 

Nel piazzale del Colosseo sono presenti continuamente almeno 2 o 3 volanti della Municipale, ma continua ad essere pieno di venditori ambulanti e guide fasulle in ogni dove. Parlo spesso con gli agenti presenti, mi ripetono continuamente di non poter fare nulla. 

Si assiste a scenette ridicole di corse alla 'guardie e ladri', e gli ambulanti se la ridono mentre scappano, perché sanno di poter tornare dopo pochi minuti. 

I giardini sono costellati di rifiuti di ogni genere, ogni palo segnaletico è inclinato e cosparso di adesivi; qualunque buco o pertugio è una buona scusa per fare lunghe trecce di nastro giallo, che rimarranno fino a decomposizione. 


Lungo la via Claudia, alle pendici del Parco del Celio, c'è una discarica di resti di pic-nic improvvisati e i secchioni sono putrescenti. 

Insomma, fa male al cuore vedere tanto splendore e così poco impegno per proteggerlo. Stiamo parlando di un'area storica che non ha eguali al mondo. Dovunque fosse, sarebbe trasformata in una miniera d'oro capace di produrre benefici per tutti, qui a Roma tutta questa abbondanza di patrimonio culturale produce solo disagio.
LETTERA FIRMATA

Viadotto della Magliana. Hanno impiegato 200 giorni per un lavoro da 10 giorni

21 febbraio 2019

Caduti un po’ tristemente nel dimenticatoio i lavori per la sostituzione del guardrail sul viadotto della Magliana (accesso per l’autostrada della Roma - Fiumicino) si sono conclusi pochi giorni fa nella notte fra il 15 e il 16 febbraio.
Intervento che ricordiamo è stato commissionato dal SIMU (Dipartimento sviluppo infrastrutture e manutenzione urbana) e i cui i cantieri sono stati allestiti nella notte tra il 1 e 2 agosto 2018 con data di ultimazione lavori dichiarata entro il 15 settembre 2018. Lavori che però sono partiti solo il 21 agosto 2018, obbligando così gli automobilisti a 20 giorni di code, seppur nel mese estivo, senza alcuna ragione.
Riepilogando si trattava di un normalissimo lavoro di manutenzione che prevedeva la sostituzione di ben 170 metri del vecchio guardrail, il rifacimento del cordolo in calcestruzzo armato e il posizionamento dei nuovi new jersey in cemento prefabbricati (come se ne vedono per chilometri e chilometri su strade extraurbane e autostrade). Intervento reso necessario dallo stato del vecchio guardrail dovuto a scarsa, o per meglio dire inesistente, manutenzione ed ai frequenti incidenti.
Un lavoro che in qualsiasi città del mondo si sarebbe svolto in circa 10 giorni con una squadra ben organizzata su più turni 24h su 24h (soprattutto la sera, con meno flussi di traffico) ma che solo a Roma ha visto impiegati una media di 2 operai con rare punte di 4 persone al lavoro su un turno unico (8-16) rigorosamente solo nei feriali. Un andamento che ha portato a 200 giorni la durata complessiva del cantiere.
Una situazione che già di per se si presenta ridicola ma diventa ancora più grave se si ripercorrono le tappe degli ultimi mesi: i lavori, iniziati come detto in ritardo, sono andati ad un ritmo così lento che fin da subito si è pensato bene di rinviare il termine prima al 30 ottobre (1 mese e mezzo in più) e poi successivamente al 29 novembre (2 mesi e mezzo oltre la data concordata) con l’amministrazione che si difendeva per mezzo dell’ass. Gatta sia tirando in ballo il cattivo tempo sia con la difficoltà degli operai a lavorare in pochi metri di spazio con il traffico nella corsia vicina (come se nel resto del mondo non siano all’ordine del giorno interventi di questo tipo).

Si arriva quindi alla fatidica data con i cantieri in pieno svolgimento tanto da rinviare i lavori al 4 dicembre 2018 e poi addirittura al 15 dicembre 2018. A questo punto, arrivati a fine dicembre, i lavori seppur complessivamente conclusi non erano ancora completi. La consigliera capitolina Monica Montella del M5S ci spiegava che la ditta “ha avuto problemi nel reperire un corrimano d’acciaio dalla ditta fornitrice” obbligatorio per il collaudo finale e quindi per la rimozione dei new jersey in plastica del cantieri, lasciando quindi il restringimento e le lunghe code praticamente ad ogni ora del giorno.

Se finora il livello di pressapochismo con cui è stato condotto questo intervento non vi è sembrato abbastanza c’è ancora da domandarsi come mai la ditta costruttrice, a cui il SIMU ha assegnato i lavori su una delle arterie più trafficate e importanti della città, nonostante i mesi e mesi di ritardi non ha ordinato questo misterioso pezzo (da luglio).
Ad ogni modo le conseguenze di un bando scritto con i piedi sono sempre le stesse: nuovo rinvio della data di fine lavori al 15 gennaio 2019, poi al 30 gennaio 2019, poi al 5 febbraio 2019 e infine al 20 febbraio 2019.
Data che è stata anticipata con la riapertura al 16 febbraio grazie all’arrivo e al montaggio del pezzo mancante.
Siamo dunque di fronte a 9 (nove) rinvii ed una durata totale dei lavori di 180 giorni a fronte dei 21 previsti mentre se si considerano i giorni di cantiere si sale a 200 contro 45 previsti.
Di fronte ad una situazione che solo a raccontarla ci sarebbe da ridere, se non fosse per le ore buttate nel traffico e per i mille aerei perduti, la sindaca il 16 febbraio 2019 annuncia in pompa magna la fine dei complessi lavori (per 170 metri di muretto, lo ricordiamo) con un post su Facebook.

Tralasciando il fatto che in qualsiasi città del mondo un intervento del genere non sarebbe nemmeno sottoposto all’attenzione del sindaco della città e neppure ad un piccolo assessore municipale (ma dopo i ciclamini e i gabinetti di Pinuccia non ci si meraviglia più di nulla), Virginia Raggi ci informa che la ditta verrà “invitata” a pagare le penali.
Sottolineo il lessico che non “obbliga” ma “invita” a pagare le penali, come se fosse un qualcosa di facoltativo. Penali che peraltro sono scattate solo il 1 dicembre, ovvero 2 mesi e mezzo dopo la data di consegna prevista, e dovrebbero ammontare a soli 700 euro al giorno, evidentemente una cifra non sufficiente per far velocizzare la ditta che ha impiegato quasi due mesi solo per reperire e montare la protezione metallica superiore. Sia chiaro che è tutto nella norma grazie all’indecente programmazione del SIMU.

Insomma un’incompetenza di una gravità assoluta da parte dell’amministrazione a 5 Stelle che è ricaduta sui cittadini costretti ad ore di code per uscire dalla città e di conseguenza congestionando di un intero quadrante, devastando l'immagine di Roma rispetto ai turisti costretti a perdere migliaia e migliaia di voli. Una situazione che ora rischia di ripetersi per i più complessi e lunghi lavori di manutenzione del Ponte Magliana (proseguimento del viadotto). Intervento quest’ultimo richiesto dagli ingegneri del SIMU per via dello stato di degrado in cui versa il ponte (in parte dovuto ai frequenti incendi dei nomadi della spazzatura sotto il viadotto) e per il quale saranno necessari 150 giorni di lavori e alcune giornate di chiusure totale del ponte stesso. Ci sarà da ridere, anzi come al solito da piangere.


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