Quando la città tocca il fondo (e poi non risale). Quel pasticciaccio brutto dei manifesti abusivi inneggianti alle crociate di Orlando Corsetti...

14 gennaio 2012

Essendoci dietro il Coordinamento dei Residenti del Centro Storico, ahinoi, la cosa non ci sorprende. Nonostante ciò ci auguriamo che lo scoop fatto da Beatrice Nencha su Noiroma (qui) sia prontamente, in qualche modo, smentito. Perché sarebbe di una gravità inaudita, mai vista, lancinante.

Come sapete la nostra posizione rispetto alla battaglia di Orlando Corsetti -figura con la quale abbiamo sovente collaborato, dunque non saremo di certo tacciati di partigianeria menchemmeno contro di lui- sui tavolini abusivi è nota: riteniamo pazzesco, in un situazione di affollamento di abusi sul suolo pubblico (tavolini, certo, ma soprattutto sosta, affissioni, cartelloni, bancarelle, camion-bar, callarrostari, urtisti, vu cumprà e altre monnezze varie) colpire solo uno di questi abusi, senza una logica integrata. Colpirne solo uno significa, in questo momento in una città che-manco-è-una-città, come Roma, permettere agli altri abusi di allargarsi. Succede infatti per i tavolini: si fanno grandi crociate per farli togliere, il giorno dopo al loro posto ci sono le auto in divieto. Uno schifo mai visto. Andate a vedere questa politica come ha ridotto un luogo come Piazza del Fico, un tempo gioviale salotto di persone a bere un drink o a giocare oggi parcheggio a cielo aperto che pare di stare a Kisinau. Nel cuore dell'Ansa Barocca. Per questi esiti combattono Corsetti, i "ristoratori onesti", le associazioni?

Contro questa politica ci siamo battuti anche perché pensiamo che i tavolini (che naturalmente devono essere regolarizzati e devono pagare caro il suolo che utilizzano e soprattutto non devono essere brutti catafalchi e tendopoli) siano una risorsa enorme: tasse, posti di lavoro, soddisfazione dei turisti, servizi ai cittadini. E appunto argine verso le altre forme di occupazione di suolo urbano prerogativa di Roma.

Ora c'è un passagio in più però. Ieri sono sbucati migliaia di manifesti, tutti abusivi addirittura affissi sopra pubblicità regolari (come nella nostra foto), che davano sostegno a Corsetti firmati da anonime associazioni e commercianti. La puntuta giornalista Beatrice Nencha ha scoperto che un ristoratore (non certo, ehm, la miglior tavola di Roma, tra l'altro; se siete in zona vi consigliamo caldamente Glass o Bir&Fud per una pizza) di Trastevere ha finanziato l'operazione, ripetiamo, totalmente illegale sia dal punto di vista dei permessi sia dal punto di vista, temiamo, fiscale: esiste la fattura emessa dal racket degli attacchini al quale per forza si devono essere rivolti gli autori del patetico manifesto? Ne dubitiamo.

La ciliegina sulla torta? A questa emerita zozzeria hanno partecipato, con la loro faccia e rivendicando l'operazione, alcune associazioni (appunto il Coordinamento di cui sopra, sul quale però non ci sorprendiamo, ripetiamo, e anche altre realtà) che nell'articolo su Noiroma rivendicano l'operazione e replicano agli appunti di legalità con le risposte che ogni squallido politico imbrattatore dà quando viene pizzicato ("io avevo dato indicazione di affiggere legalmente", si come no...). Leggete le dichiarazioni, resterete di sale come noi. Si tratta delle stesse persone che combattono contro lo scandalo della cartellopoli romana, si tratta delle stesse persone che dovrebbero essere convinte che la comunicazione, nel 2012, percorre altre strade. E che per interessare i cittadini ad una questione non è necessario imbrattare la città, ma si può procedere in maniera, come dire, ecologica: via Facebook, twitter, blog, mail. Si tratta degli stessi cittadini che lottano da anni per togliere dalle strade quegli impianti orribili e assassini che poi invece loro stessi utilizzano per le loro affissioni inneggianti a campagne peraltro non condivisibili e anticiviche poste come sono oggi.

Non esiste dire "abbiamo dato indicazioni di affiggere regolarmente", perché il solo fatto di andare a stampare manifesti (in quale altra città del mondo esiste un atto simile? Parigi forse? Madrid? New York? Berlino? Londra? In qualche altra capitale europea associazioni e gruppi di pressione si fanno vedere mediante affissioni su muri o paline manco fossimo negli anni Quaranta?), il solo fatto di stampare manifesti che verranno incollati con scopa, secchio e colla, dicevamo, è un atto che sta di per se fuori dalla legalità. E fuori dal mondo. E fuori dai tempi.

Diteci se non ritenete anche voi, per i protagonisti in questione ancor più che per Orlando Corsetti stesso, questa storia qualcosa di atroce. Affissioni abusive anonime: di questo si tratta. Ve lo ricordate De Lillo, il vecchio non rimpianto assessore all'ambiente quando faceva potare gli alberi di una zona e poi subito dopo la faceva incartare di manifesti abusivi firmati da inesistenti associazioni? Sono gli stessi metodi della politica romana di serie zeta. Ma perché? Perché solo a Roma è plausibile che dei comitati di cittadini per combattere l'abusivismo -peraltro in questo caso sbagliando bersaglio: mai visto il Coordinamento dire una parola contro la sosta selvaggia che umilia tutto il centro, per esempio- provochino altro abusivismo? E' il teatro dell'assurdo. E del degrado più profondo.

9 commenti | dì la tua:

Anonimo ha detto...

Mi chiedo perché continui a considerare la battaglia di Corsetti sbagliata.
Quella dei tavolini è una ennesima forma di abuso, di occupazione del suolo pubblico indegna nelle dimensioni di scala che assistiamo nella nostra città
Ci sono oramai interi tratti di strada incamminabili dato che, oramai, “proprietà” del ristoratore di turno – e non solo nel centro cittadino.
Prova a percorrere l’ultimo tratto di via Veneto, lato destro, prima di sbucare a Piazza del Tritone. Ecco, lì – causa tavoli, senza contare gli espositori del menù – è quasi impossibile camminare e, se passa il cameriere, si resta bloccati. Oltretutto, siamo di fronte alla uscita della metropolitana, con tutti i problemi di sicurezza che ne conseguono. Che avresti detto se si fosse trattato di un cartellone o di una bancarella a occupare quella porzione di terreno? Non dico, attenzione, che tavolini=cartelloni, ma che certi spazi pubblici devono essere tutelati da TUTTI per il bene e la sicurezza comune.
Marciapiedi, strade, passaggi pedonali, percorsi tattili – come in molte altre forme di appropriazione del bene pubblico – anche in questo caso si dovrebbe porre una regolamentazione rigida e un controllo del territorio che faccia rispettale le regole (inclusa l’estetica).
Certo, la gestione del bene pubblico cittadino, dovrebbe essere un progetto “globale” che va dai cartelloni, passando per le auto e i tavolini. Anche io sogno un centro cittadino – quasi - completamente pedonalizzato, con piazze libere e spazi di ristorazione eleganti. Ma sarebbe chiedere alla attuale classe amministrativa romana troppo buonsenso, lungimiranza e amore per la città.
Mi accontento – aimè – della politica dell’uno per volta.

Massimiliano Tonelli ha detto...

Perché purtroppo oggi non c'è modo di vedere garantita una legalità logica. Occorre procedere per mali minori, altrimenti non si capisce in che città abitiamo. Conosco bene quel marciapiede di Via Veneto. E conosco anche quello di fronte: pieno di auto.

Se devo scegliere tra un marciapiede con dei tavolini e un marciapiede con delle auto posteggiate sopra so perfettamente cosa scegliere.

Questa è la situazione oggi. Ipocrisia ridicola -tipica di certi Coordinamenti- quella di dire che occorre la legalità su tutto. Intanto contro i tavolini si sta sui giornali per settimane, contro bancarelle, auto e camion-bar nulla di nulla.

Se devo scegliere cosa deve occupare il MIO suolo pubblico, scelgo quella cosa che esiste anche altrove, che esiste in tutto il mondo, ovvero i dehor dei tavolini. Corsetti purtroppo sceglie le auto. Anche oggi sul Corriere della Sera si dice non favorevole alle OSP sulle strisce blu.

Meglio una macchina parcheggiata o tre tavolini con turisti, businessman o romani a pigliare un caffe? Io preferisco i tavolini. Ecco perché sono contrario a questa che non è una battaglia di legalità, se lo fosse i battaglieri non imbratterebbero la città di manifesti abusivi, non si rivolgerebbero alla mafietta degli attacchini, non rilascerebbero quelle dichiarazioni inaudite che abbiamo letto. Ti ho sorprendentemente visto poco scandalizzato a riguardo...

Anonimo ha detto...
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Anonimo ha detto...

No, non sono scandalizzato ma avvilito su chi combatte il degrado creando degrado - ci dedico anche numerosi post sul blog. Ma, credo, non debba commentare ogni tua osservazione, soprattutto quando è scontata.
Una nota: non sono contrario a spazi di ristoro cittadini, anzi. Ma anche qui abbiamo raggiunto livelli di appropriazione e abuso inimmaginabili. Senza considerare la pessima estetica degli stessi. E poi, se il Comune imponesse un dehor di fattura ed estetica un poco più gradevole a tutti i locali farebbe una cosa non sbagliata.
Infine, non so, ma a me quei tendoni di plastica invernali a creare una artificiosa estensione del locale sembrano veramente orrendi. Ti sembrano tanto diversi dalle bancarelle o dai camion bar?

Massimiliano Tonelli ha detto...

L'estetica è il primo faro per me: devono essere belli. La legge, opportunamente adattata, il secondo: occorre un regolamento comunale serio, non l'attuale delibera ridicola che di fatto rende abusivo ogni singolo tavolino. Si è fatta la fine dei cartelloni: grazie alle leggi (solo in Italia il Codice della Strada si occupa di pubblicità, per dire) assurde e irrispettabili si è creato l'abusivismo. Così per i tavolini: il codice di fatto dice che non se ne puo' mettere nessuno... E' come fare una legge che proibisce il consumo dell'alcol: sai bene cosa successe negli Stati Uniti. E' come fare una legge che vieta di andare in ferie o di vestirsi di rosso: creerai gente clandestinamente in ferie e gente clandestinamente di rosso vestita.

Ne deriva che occorre mediare le norme, superarle quando assurde e inutili a tutti.

Ci vogliono dei paletti rigidi: tutto il resto puo' essere tavolinabile. Così accade ad esempio a Parigi, a detta di tutti la città meglio arredata del mondo. Senz'altro la prima nel pianeta come numero di presenze turistiche, guardacaso.

Ad oggi vale l'emblematico esempio di Piazza del Fico. Via i tavolini, parking illegale per le auto, piazza più brutta. Io non ci vado più: ci vanno i coatti, i cafoni, i drogati, i pusher. Prima ci andavo io a fare gli appuntamenti di lavoro. Vedi tu.

Anonimo ha detto...

Caro direttore,
ho scritto io l'articolo per Noiroma sui manifesti 'pro legalità' a favore del presidente del I Municipio Orlando Corsetti, che Lei ha commentato. Ho cercato di riportare i due aspetti della vicenda, che in certi punti sono effettivamente paradossali. Personalmente concordo al cento per cento (come non farlo) con la battaglia di legalità condotta dal presidente Orlando Corsetti e dal I Municipio, però fare dei manifesti in tutto il centro Roma - a onor del vero la maggior parte sono negli spazi autorizzati dal Comune, anche se altri si trovano affissi in modo selvaggio - non mi sembra il modo più adatto di "ringraziare" chi questa battaglia vuole condurre.
HO chiesto a chi ha commissionato i manifesti, che mi ha risposto che è tutto regolare. Ho chiesto (non trovando l’assessore deputato, ndr) al presidente della commissione Commercio di Roma per cui, invece, sono "totalmente abusivi". Secondo il suo ufficio, i manifesti negli spazi pubblici devono riportare con la nuova normativa il nome del committente, dello stampatore e il bollo del Comune, e per questo è stata anche presentata un'interrogazione dal consigliere del Pdl Stefano Tozzi. Mentre questi manifesti non li hanno, come non li hanno quelli affissi dal movimento di Storace in qs giorni, e centinaia di altri in giro per la città. Ma il titolo del pezzo, fatto dalla redazione, si riferisce ad un altro fatto in realtà: ovvero che i dieci commercianti che hanno promosso l'iniziativa non possono diventare "I ristoratori del centro storico" come se rappresentassero la totalità della categoria. Idem per le associazioni dei residenti, di cui molte si sono dissociate non per il contenuto, ma perché nemmeno sono state mai interpellate al riguardo. E, a loro avviso, si sono sentite loro malgrado strumentalizzate. Forse sarebbe stato meglio, come ho detto agli esponenti del Coordinamento con cui ho parlato, che sul manifesto ciascuno avesse messo il proprio nome di comitato, proprio perché la battaglia è stata da loro sempre condivisa a viso aperto. In ultimo, io invece sono certa della buona fede del Coordinamento del Centro storico. Associazione di cui conosco tanti membri e che, sin dall'inizio, ha fatto una battaglia meritoria sia contro le affissioni abusive in tutta Roma che per l'applicazione dei Piani di massima occupabilità e il rispetto del decoro nel centro storico. Forse, in questo caso, la fretta ha giocato un cattivo scherzo, che mi sono limitata a registrare.

cordiali saluti
beatrice nencha

Massimiliano Tonelli ha detto...

Il conto è presto fatto: i manifesti attaccati ai muri sono TUTTI abusivi. Nessuno chiede il permesso, nessuno ha il bollo del comune. Non ci piove su questo.

Fretta? Non cerchiamo scusanti: qualsiasi comitato civico dotato di un minimo sindacale di lucidità, oggi, a Roma, appena sente parlare di manifesti, di attacchini e di schifezze simili deve chiamarsi fuori. Ci sono altri modi per promuovere una iniziativa.

Mai pensato alla cattiva fede di nessuno, semplicemente alla totale assenza di lucidità e capacità di centrare il problema. Questione storica, per certi Coordinamenti. Ne so qualcosa perché lo stesso modo di fare è stato portato in pancia alla strategica battaglia anti-cartellonara, facendo -anche lì in buona fede, è ovvio- dei danni che manco la grandine.

CheSkifo ha detto...

Ma possibile che non si citi anche la campagna PD che ha devastato Roma negli ultimi giorni??
C'è anche una contro campagna che sta iniziando su fb...https://www.facebook.com/pages/Conosci-stocazzo/218508731570573
Buona serata

Traffico Matto ha detto...

E vi dirò di più...Questi manifesti sono comparsi pure nel IX municipio, via magna grecia.

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