Storie di ordinaria burocrazia romana. Il calvario di tre giovani medici

2 aprile 2021


Siamo nel settembre 2019. Da qui parte una storia che giunge sino ad oggi. Tre medici ventottenni in corso di specializzazione, amici fraterni, vogliono dare vita al sogno di imprendere in sanità, nella città che li ha adottati appena maggiorenni, che gli ha dato grandi opportunità e che li ha conquistati affettivamente, fino a diventare la loro casa.

Non dispongono di grandi mezzi economici, ma sentono di poter colmare questo gap e di poter emergere con l’ingegno e con la dedizione. Per questo hanno condotto un’indagine di mercato, si sono formati in autonomia su temi distanti da quelli della propria professione acquisendo rudimenti di economia, urbanistica, legge.
Decidono così di dare vita ad un poliambulatorio privato che sia frequentato da giovani professionisti intraprendenti, una realtà che sia accessibile ad ogni ceto sociale in mezzo a tanti colossi storici del settore dall’alto standard qualitativo, si, ma non certo appannaggio di tutti. Individuato ed affittato finalmente l’immobile caratterizzato da assenza di barriere architettoniche, ambienti adeguati, un rapporto corretto tra superfici areate ed superficie calpestabile come da norme Asl, proviamo a depositare una Scia che ci permetta di ridisporre gli ambienti, passare ad un uso catastale adeguato (a10) monetizzando i parcheggi (che peccato avere a 100 mt una stazione per linea urbana su binario ancora nuova ma non funzionante, nonostante l’inaugurazione della stessa risalga ormai ad anni fa...).
Ebbene, sapevamo di aver affittato un immobile che ha incluso nelle sue mura una veranda di due metri quadrati affacciante su una corte interna, esattamente come tutti gli altri speculari agli altri piani. Ma sapevamo anche che era stata presentata ed accettata pratica di condono e sanatoria per il suddetto abuso durante un maxi condono di fine Anni Ottanta. Scopriamo purtroppo che la pratica non è stata mai ritirata, come le leggi di allora consentivano di fare. È per questo motivo che ci ritroviamo un ante operam non condonata ed una Scia, quindi, non presentabile. La proprietà si fa carico di richiedere il rilascio della sanatoria, ed è qui che inizia il calvario ad oggi in corso. Nessuna risposta dall’ufficio condoni. Né via pec né telefonica. Sono andato personalmente in Via di Decima, e quando l’ufficio si è trasferito transitoriamente, nei pressi del Colosseo Quadrato. Non mi hanno mai ricevuto, né hanno ricevuto il tecnico incaricato o i numerosi altri che nella totale disperazione abbiamo consultato. Non ci è dato sapere in che punto della presa in carico e dello stato di lavorazione versa la pratica, e ad oggi abbiamo pagato circa 18 mensilità senza riuscire a dichiarare l’inizio di attività.

Nel frattempo la risposta ricevuta dai tecnici che sono costretti ad interfacciarsi quotidianamente con questo ufficio è sempre la stessa: "Lavora uno solo ed ha paura a firmare anche le pratiche più semplici perché il personale è sotto la lente della magistratura a causa dei numerosi scandali di corruzione che si sono susseguiti negli anni". Insomma la giusta attenzione dei magistrati sulle pastette dei funzionari non ha migliorato, bensì peggiorato le cose se le guardiamo dal punto di vista del servizio ai cittadini!
Quindi le pratiche si stanno accumulando e nessuno fa nulla. In questo anno si sono realizzati ricorsi e denunce di ogni sorta e di svariati ordini professionali. Questo immobilismo, tra le cose, impedisce al cittadino di sanare i propri abusi e di accedere al famoso ecobonus 110% che praticamente si potrà incassare dovunque fuorché a Roma.
In pratica questo malfunzionamento produce per il Comune mancata cassa per migliaia e migliaia di euro (ma aiutare il debito delle case comunali semplicemente riscuotendo il dovuto vi fa così schifo?) e il grave disservizio ai cittadini, che fanno fatica a procedere alle compravendite immobiliari, ad iniziare un’attività o ad accedere ai bonus di ristrutturazione. Non è valso a nulla urgentare la pratica, come permesso dalle prassi, per inizio di attività economica. Arrestati più volte funzionari e dirigenti nell’arco di un anno, sostituiti i dirigenti, ciò che permane è questo dannoso immobilismo.
Il fondo lo abbiamo toccato a fine estate 2020, quando i giornali locali hanno incensato l’inaugurazione di un portale online sul quale i poveri e vessati tecnici avrebbero potuto presentare una pratica che funziona con silenzio assenso in merito alla tollerabilità dell’abuso, a cui sarebbe seguito un controllo a campione per verifica della correttezza delle autocertificazioni. Insomma un modo per deresponsabilizzare l’ufficio e permettergli di continuare a non lavorare e non assumersi responsabilità, salvo distribuire le stesse responsabilità - penali - sulle spalle dei tecnici. Anche non considerando l’immoralità di questa scelta, la barzelletta termina con il fatto che, udite udite, il famoso portale non funziona.
Ad oggi io e i miei due soci non abbiamo più i fondi per continuare a pagare un affitto a vuoto senza poter programmare temporalmente uno sblocco della situazione. Per cui abbiamo convinto la proprietà a rinunciare all’abuso commesso negli Anni Ottanta e legittimato dall’accettazione che fu della pratica di condono (una rinuncia ad un diritto acquisito!). Mentre noi ci accolleremo i costi del ripristino, come se non ci fossimo sacrificati abbastanza. Spero che qualcuno possa disporre al più presto un commissariamento ed un piano di rientro urgente della lavorazione delle pratiche (pare ne siano insolute 180.000).
Per favore non firmate la lettera, che questi sono capaci anche di ritorsioni ed è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno.

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