Mega campagna di affissioni abusive. L'ultima carognata di Scomodo

19 dicembre 2020







In una città normale non sarebbe necessario insistere ulteriormente per qualificare una esperienza losca e inquietante come quella di Scomodo. Lobby di figli di papà, figli di assessori, figli di potenti, iper protetta dalla politica romana (ma una volta i giovani non combattevano contro il sistema?) e ciononostante votata totalmente all'illegalità e alla prepotenza fascistella e menefreghista
 delle occupazioni abusive. 


Un fenomeno simile, vergognosamente mascherato per di più da iniziativa culturale (Roma è piena di iniziative culturali serie gestite da giovani, non fatevi raggirare da questa gentaglia), si dovrebbe qualificare da solo. E invece a Roma insistere è opportuno perché nonostante i nostri plurimi tentativi di smascherare l'imbroglio, solo una piccola parte dei cittadini ha capito di che pasta sono fatti i "ragazzi" di Scomodo (anche perché siamo gli unici, noi, a proporre una contronarrazione su questa esperienza che invece ha buona anzi ottima stampa su tutti i media nessuno escluso come si addice ai raccomandati di ferro). Per comprendere ulteriormente il fenomeno ad ogni modo è perfetto l'ultimo recente episodio, che parla di miracoli.
Avrete infatti tutti notato il delirio di manifesti abusivi, a volte di dimensioni gigantesche, che hanno invaso la città in questi giorni. "CI VORREBBE UN MIRACOLO" c'è scritto sui cartelli affissi su palazzi storici, monumenti, architetture pubbliche, mercati rionali, addirittura istituti scolastici. Non ci vuole un miracolo invece per scoprire i responsabili di questa meschina campagna di affissioni abusive modello Casa Pound dei tempi d'oro: si tratta dei nostri "ragazzi" di Scomodo. È sufficiente andare sui loro social per scoprire la rivendicazione e apprendere che i manifesti servono come campagna abbonamenti alla loro rivista.
Scomodo infatti non solo è l'unica redazione culturale della città che può esistere senza pagare affitto e utenze essendosi imbucata in uno spazio occupato illegalmente dai furfanti di Action, ma è anche l'unica testata che può promuovere il proprio abbonamento senza pagare alcunché. Adoperando esclusivamente inserzioni abusive e illegali, facendosi forza delle raccomandazioni che dicevamo sopra e che garantiscono zero sanzioni, zero multe, zero rischi rispetto alla propria condotta illegale. Qualsiasi organizzazione che si promuovesse in questo modo e con campagne di questa aggressività con mega manifesti affissi dovunque sarebbe pesantissimamente sanzionata, ma loro non rischiano nulla in virtù di entrature politiche potentissime. Questi sono oggi, a Roma, i giovani intellettuali: professionisti della prepotenza senza neppure rischiare nulla. 
Incredibile poi constatare che se invece si va sui social, Instagram e Facebook ad esempio, si trovano dovunque inserzioni a pagamento di Scomodo. I post sponsorizzati si sprecano, i denari investiti in social media marketing sono cospicui e questo vuol dire una cosa sola: quando si tratta di foraggiare multinazionali globali che pagano le imposte  in Irlanda o in Olanda allora i nostri "ragazzi" ribelli e anti-capitalisti pagano e muti. Quando invece si tratta di sostenere il Comune di Roma (ergo la collettività) acquistando a poche lire qualche regolare spazio per pubbliche affissione, i nostri "ragazzi" invece evadono senza ritegno, magari addirittura coprono le affissioni di chi ha regolarmente pagato, contribuiscono al degrado e generano anche un danno collettivo perché poi qualcuno - pagato dal Comune appunto, dunque da noi e dalle nostre tasse, quelle che Scomodo non sa neppure cosa siano - dovrà andare a pulire questa porcheria. Ma del resto chi è causa del suo mal pianga se stesso: Instagram e Facebook semplicemente NON CONSENTONO abusivismo al loro interno, il Comune di Roma invece sì, anzi quasi lo incoraggia. E quando sei eccessivamente permissivo, i prepotenti e i drittoni se ne approfittano. Ecco perché i prepotenti non vedono di buon grado l'applicazione delle leggi, perché significherebbe mettersi a livello di tutti gli altri e smetterla di sentirsi più forti. Il vero fascismo.
Mega affissione abusiva al San Calisto. Perché il target alla fine è esattamente quello: il gregge dei lobotomizzati del San Calisto, ovviamente in gruppo in piazza senza mascherina
Questo succede quando sei raccomandato, viziato, stronzo, aggressivo, prepotente, fascistello dentro e privo di qualsiasi visione civica e culturale che vada oltre il concetto ultra romano de "io faccio come cazzo me pare anagabidoh".
Tutto sto autentico distillato di spazzatura che sarebbe inimmaginabile in qualsiasi altra città italiana ed europea, a Roma è contrabbandato come "progetto culturale giovane da promuovere e tutelare": chiedete cosa ne pensano Luca Bergamo o Sabrina Alfonsi di questa immondizia. Chiedete e diteci le risposte. Rendiamoci conto quali conseguenze, soprattutto di diseducazione, tutto ciò riesce ad ingenerare specie per i giovani che, ingenuamente, si fidano di chi gli indica esperienze simili come casi validi da seguire e da cui prendere ispirazione.

P. S. Come vedete, un sacco di gente non gliela fa più e reagisce nei commenti. Fatelo anche voi se vi va.

P. P. S. Scomodo con questa campagna anche mediante affissioni con adesivi sta mirando a imbrattare non solo Roma ma altre città. Se ci leggete da Torino, Firenze o altre città dove è presente questa organizzazione, segnalate alle forze dell'ordine della vostra città i responsabili degli adesivi. A Roma è utopistico, ma altrove magari le multe partono eccome.
P. P. P. S. Abbonarsi a riviste come questa è una beffa. Lo è soprattutto per le riviste serie che lavorano in maniera onesta. Se volete sottoscrivere un abbonamento ad una testata culturale avete una scelta sconfinata, se invece sovvenzionate iniziative simili siete solo degli squallidi complici.

Perché i nuovi cestini Ama sono un progetto sbagliato. E il confronto con Parigi

17 dicembre 2020


Non occorrono neanche la "sperimentazione" (citando il presidente della Commissione Ambiente Diaco) o il "test" (citando la sindaca Raggi). Che il discutibile prototipo di cestino romano sia sbagliato in partenza è lapalissiano. Non serve disseminare Piazza della Rotonda - per gli amici Piazza del Pantheon - di urnette di metallo per comprendere che il modello decisamente  non è quello che serve a Roma per sostituire (dopo anni) le orribili bustine svolazzanti gioia dei gabbiani e dolore dei cittadini e dei turisti quando c'erano e quando torneranno.

Ma perché non va bene questo pesante oggetto di metallo che punta a sostituire i terrificanti cestini a forma di finta colonna romana e a superare le buste svolazzanti resesi necessarie in tempi di anti terrorismo? Innanzitutto c'è un problema progettuale. Perché visto che ci si è impiegato anni (altre città hanno risolto il problema verso il 2015...) non si è colta l'occasione di mobilitare idee e creatività facendo un concorso internazionale oppure rivolto ai giovani progettisti della città? Non è dato sapersi. Il progetto sarebbe stato redatto dall'architetto Marco Tamino al quale sarebbe stato assegnato un affidamento diretto. Ama può fare affidamenti diretti di massimo 40mila euro, altrimenti deve fare gara. Ebbene quale è stata la cifra garantita a Tamino? 39.500 euro.

Ma al di là delle imbarazzanti procedure tipiche grilline che sono un classico pesce in faccia alla meritocrazia, il prodotto finale è  sbagliato. 

Un cestino di questo tipo, previsto per i centri storici, dovrebbe avere alcune caratteristiche che possiamo elencare.
1. ESSERE ANCORATO A TERRA MEDIANTE VITI E BULLONI. E invece il nostro catafalco a forma di portaombrelli è solo appoggiato a quanto pare. Ne deriva che se qualche organizzazione interessata al metallo volesse passare col proprio furgone sgangherato e rubarne qualcuno può accomodarsi; significa inoltre che chiunque può decidere di spostarli. Per non dire di quanti si divertiranno ad atterrarli o a farli rotolare
2. ESSERE ANTI_VANDALISMO. Significa avere un numero il più possibile basso di superfici vandalizzabili, soggette ad affissioni abusive, a adesivi, a scarabocchi con marker, bombolette e pennarelli. Ebbene questo nostro anforetto ha una superficie enorme per questo e in un attimo diventerà la lavagna preferita per ogni genere di schifezza contribuendo a imbruttire il centro storico ancor più delle bustacce volanti che sostituisce. Difficoltà di manutenzione e di pulizia notevoli.

3. PERMETTERE LA VISIBILITA' DELL'INTERNO. Questo cestino la permette, ma non abbastanza ancorché la Questura pare sia soddisfatta. Si poteva fare molto meglio per permettere a colpo d'occhio e a distanza di ispezionare cosa c'è all'interno. E invece si è optato per queste grandi losanghe di acciaio che coprono ben più del 50% della visibilità sul sacchetto interno.
4. ESSERE ESTETICAMENTE NEUTRI. E invece siamo in presenza di un'anfora. Un'anfora, rendiamoci conto. Invece di fare una cosa pulita, una cosa il più trasparente possibile, una cosa che sparisca, non venga ricordata e non distragga l'occhio dovendo essere collocata nel centro storico più bello del mondo, loro cosa ti fanno? Un'anfora! Una simbologia completamente cannata: le anfore hanno fatto grande Roma (ce n'è una enorme discarica ancora in città, chiamata poi Monte Testaccio) perché servivano per trasportare materie nobili e frutto dell'ingegno e dell'altissimo artigianato come l'olio o il vino. Oggi a Roma servono per metterci dentro a monnezza. Siamo agli stessi livelli appunto se non peggio - a riprova che passano i decenni ma non si migliora mai - dell'agghiacciante cestino in ghisa a forma di colonnotto romano, come se la spazzatura fosse un'architrave architettonica.
5. ESSERE FACILMENTE E VELOCEMENTE UTILIZZABILI DAGLI OPERATORI. E invece il nostro trabiccolo ha il solito sportello apri e chiudi che si può rompere (quanti cestini del vecchio modello in ghisa a forma di colonna abbiamo visto senza un pezzo? Troppi) e che oltretutto rallenta e di molto le operazioni di sostituzione del sacchetto








Ma come hanno risolto il problema in altre città? 
A Parigi la faccenda è stata affrontata nel 2013 e già nel 2015 hanno iniziato a installare i nuovi cestini. Si sono rivolti al gigante dell'arredo urbano SERI il quale ha chiamato come fornitore per questo progetto Jean Michel Wilmotte. Pieno rispetto per Marco Tamino, ma quella di Wilmotte è una delle agenzie di design, architettura e urbanistica più importanti di Francia e d'Europa. Il risultato ha vinto premi in giro ed è tutt'oggi utilizzato con buoni risultati a Parigi. Dei 5 punti che abbiamo elencato li assolve tutti e cinque: è facilissimo da utilizzare perché non va aperto e chiuso nulla e i movimenti per l'operatore sono limitatissimi; è elegante ma esteticamente non impatta, scompare, quasi trasparente pur essendo molto molto robusto anche perché è ancorato a terra; la visibilità all'interno è massima ed è praticamente impossibile vandalizzarlo, scriverci sopra, affiggerci cartacce o i soliti adesivi. 

Che fare dunque? Semplice. Dichiarare la sperimentazione fallita, andare dall'azienda SERI e acquistare i cestini che occorrono, uguali al modello di Parigi. Semplice.

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