Cazzarola ragazzi, qua si fa sul serio. Foto delle postazioni dei camion bar in esilio lontani dall'area archeologica

27 giugno 2015





Ehggià, quel "CB" vuol dire proprio quello che pensate voi: Camion Bar. Eccoli gli stalli destinati agli orrendi furgonetti color sabbia che fino al 10 luglio umilieranno Colosseo, Palatino e Arco di Costantino e che dopo il 10 luglio finalmente saranno sbattuti nel pressoché deserto Lungotevere Testaccio. Un modo come un altro per fargli capire (non potendo sospendergli o revocargli la licenza senza incappare nello stupido TAR) che non c'è più trippa per gatti, che non è più il tempo di fare quel mestiere, che l'aria è cambiata. 
Non è solo una volontà, non è solo un atto (riportato chiaro e tondo sulla segnaletica verticale), no: c'è proprio l'evidenza fisica in città. Concreta. Disegnati gli stalli che accoglieranno i camioncini.

Lo hanno sempre detto, questi "insolenti" (parole dell'Assessore Pucci) imprenditori: se toccano noi casca il governo. Ed infatti c'è il serio rischio che l'amministrazione Marino neppure riesca a vedere questa grossa svolta (grossa svolta che, come spiegato qui, deve essere solo il primo passo di un processo di riforma ampio) e che caschi prima.

Ma ora, visto come stanno andando le cose, è chiaro il motivo per cui c'è questa volontà diffusa e inspiegabile di far saltare il sindaco e la sua giunta. E' l'unico sindaco che ha tentato (non che ci sia riuscito a pieno, intendiamoci: ma ha fatto un bel tentativo) di rompere le palle a Caltagirone, l'unico ad averle rotte a Cerroni, alle fetenti dinastie dei bancarellari, agli urtisti mettendosi contro tutta la Comunità Ebraica, alla feccia dei balneari del Lido, il sindaco che mette manager veri nelle municipalizzate sottraendole alla logica spartitoria dei capibastone che poi consente ai partiti di utilizzarle come bancomat di denari e consenso, il sindaco che toglie la Manovra d'Aula, che organizza un nuovo sistema sugli appalti che impedisce alla base le truffe, un sindaco che ha osato sfidare la mafia a Ostia, che vuole vendere il patrimonio immobiliare che per decenni il Comune ha regalato o affittato a 7 euro al mese, che ha affrontato le schifezze della casta dei Vigili Urbani, che ha fatto bandi di gara veri con decine di aziende partecipanti non con le solite quattro tutte e quattro vittoriose. Il sindaco che dopo 30 anni di chiacchiere inutili da parte di sette o otto sindaci ha sistemato Via del Babuino, ha pedonalizzato i Fori Imperiali e ha tolto i camion bar dal Colosseo. 

E con ogni probabilità, se non lo faranno cadere, sistemerà magari anche il mondo delle bancarelle o, chissà, quello dei cartelloni (anche qui, dopo vent'anni di parole, si è approvato il Piano Regolatore). Insomma questo sindaco sta toccando tutti i bacini economici che hanno alimentato per lustri la presa criminale del PD sulla città. Un partito furfantesco la cui ragion d'essere stessa, sulla scena romana, è la corruzione, la collateralità con le mafie, la lotta al merito (e Marino osa nominare il capo dell'Auditorium facendo una call internazionale e scegliendo un competente e sconosciuto spagnolo, mica come ai tempi d'oro in cui il boss da quelle parti era Bettini in persona), la resistenza conservatrice verso qualsiasi tipo di cambiamento, la ricerca della mazzetta piccola e grande in ogni anfratto, l'allergia a qualsiasi buona pratica applicata con successo nelle altre città occidentali, l'impreparazione, l'incapacità, la strafottenza, il buonismo utilizzato come paravento per fare affari a palate su chi sta in difficoltà. La più grande mangiatoia nazionale, una intera metropoli europea asservita a produrre ricchezza non per competere in quanto sistema urbano internazionale, ma per foraggiare incapaci, cialtroni, criminali, corrotti.

E' ciò che scriviamo sul PD non da ora, non da Mafia Capitale, ma da ben prima. Abbiamo scritto le stesse cose lo scorso luglio, le abbiamo riscritte lo scorso ottobre e poi lo scorso novembre. Al punto che ad un certo momento tutti i consiglieri comunali PD si organizzarono per querelarci. Dopo qualche mese la metà di loro era in galera o ai domiciliari. Altri sono scappati, altri si sono dimessi (l'ultimo ieri) non solo dal PD, ma proprio dal Consiglio Comunale...

Chiaramente la cosa non vale solo per il PD, ma per tutta la politica romana. Per tutti i partiti. Ecco perché, riguardo al sindaco, le posizioni del PD, della Lega, della destra sono attualmente uguali. Fare politica a Roma è significato, per decenni, impegnarsi per rubare e per avere un tornaconto personale ai danni della città. Questo sistema ha difensori insospettabili, a quanto pare anche a Palazzo Chigi, e non ha alcuna intenzione di cambiare. Evidentemente il ricavato, politico ed economico, di queste ruberie è così cospicuo da avere un impatto di caratura nazionale.
Ma il PD è oltre: il PD a Roma è così conformato e plasmato per rubare che, pur di non smettere di rubare neppure nei pochi anni in cui non ha avuto il potere, ha continuato a farlo anche quando al governo della città c'era la destra. Lo scambio? Non fare opposizione. Una colpa allucinante che dovrebbe, semplicemente, consigliare a questo partito di non presentarsi in città per il prossimo quarto di secolo.

Questo sindaco incontrollabile e matto, incapace di comprendere queste logiche, non politico come imprinting, con un carattere impossibile, va tolto di mezzo il prima possibile. Semplicemente per un motivo: sta toccando cose che sono state intoccabili per decenni. Un sindaco eletto con percentuali plebiscitarie che viene destituito da un governo che, invece, nessuno ha eletto e che ha percentuali di gradimento basse tanto quanto il sindaco (perché in un periodo di cacca, in un paese di cacca, con leggi di cacca e senza riforme tutti sono scontenti, non solo i cittadini di Roma). Un sindaco non indagato e anzi minacciato dalla criminalità che viene attaccato tutti i giorni dall'esecutivo, negli stessi giorni in cui l'esecutivo salva il sottosegretario Castiglione, quello sì indagato. Perché, come disse Buzzi, "se si parla del Cara di Mineo crolla il governo". E probabilmente anche se Marino rimane al Campidoglio crolla il governo oppure, meglio, crolla il PD: costretto a fare quello che non è evidentemente pronto a fare, ovvero a divenire un partito social democratico di stampo occidentale. Più comodo rimandare questo momento e rimanere ancora un po' nel suk: evidentemente i democrats ritengono erroneamente che ci sia ancora sangue da succhiare in questa città invece completamente esangue ed esanime.

A Piazza Farnese i tavolini abusivi si tolgono con l'esercito, le auto abusive si tollerano. Per noi è una follia totale. Per voi?

26 giugno 2015






Sgomberati arredi abusivi a Piazza Farnese
E’ di 23 tavoli, 75 sedie, 3 ombrelloni con le relative piantane e 1 struttura metallica con doppio ombrellone il bilancio della rimozione forzosa di questa mattina eseguita dalla Polizia Locale, I Gruppo Trevi e task force del Comando Generale, a un bar di Piazza Farnese, che si era allargato all’esterno del suo locale con una occupazione di suolo pubblico non autorizzata. Questa è una delle tante operazioni che tutti i giorni vedono impegnati i caschi bianchi, di concerto con il I municipio, nella lotta al tavolino selvaggio, con lo scopo di restituire porzioni di territorio alla città, arginando le prepotenze e  gli abusi  di chi vuole fare cassa utilizzando mezzi illeciti a danno di coloro che vivono nel rispetto delle regole  e della legalità.

Fin qui il comunicato stampa di ieri della Polizia Municipale. Qua sotto, invece, le foto dell'altro ieri sera a Piazza Farnese. 18 auto posteggiate alla rinfusa. Come accade tutti i giorni, tutte le notti, tutte le sere. Basterebbe questo parallelo per capire il discorso che vogliamo fare e che ripetiamo ormai da anni, unici a livello cittadino (nessuno ragiona sui tavolini con l'impostazione che abbiamo dato noi, e francamente non si capisce perché). Nel centro di Roma, ormai da mesi, si continuano a togliere i tavolini abusivi (bene, anche se logica vorrebbe di capire se le situazioni si possono sanare, visto che vengono tolti tavolini da luoghi che sono perfettamente fit ad ospitare tavolini) facendo spazio alle auto (male, malissimo). E' una roba che non ha cittadinanza in nessuna capitale europea: perché qui si continua in questo modo? Noi francamente non riusciamo a capirlo. La sosta selvaggia imbruttisce la città, invoglia le persone ad usare l'auto anche quando non ne avrebbero bisogno, umilia l'esperienza dei turisti, non c'è da nessuna parte del mondo; i tavolini all'aperto ci sono in tutto il mondo, qualificano l'esperienza dei turisti, portano posti di lavoro e gettito fiscale e tasse nelle casse dell'amministrazione. Questi ultimi si penalizzano, la prima si favorisce. Che gioco è?








Auto in divieto ovunque, degrado, parcheggiatori abusivi. Ecco Piazza della Cancelleria dopo i blitz anti-tavoli. E' migliorata? No!

Auto da tutte le parti, a perdita d'occhio, vetture sulle strisce pedonali, macchine in doppia fila. Un parcheggiatore abusivo che ormai si è impossessato dello slargo di fronte all'entrata della straordinaria basilica di San Lorenzo in Damaso. E poi motorini laddove c'erano i tavolini.

Piazza della Cancelleria è un posto straordinario, ma sembra la peggiore periferia di una città anonima. Eppure qui poche ore prima del video che potete vedere qui sotto si è svolto uno dei tanti blitz per la legalità che ha eliminato tavolini mettendo al loro posto stalli per auto o per moto. La piazza grazie a questi blitz è migliorata? No. E' addirittura peggiorata.

La indifendibile crociata romana contro i tavolini all'aperto ha ragion d'essere solo se associata ad una visione di città peculiare e lucida. Togliere tavolini per mettere al loro posto auto (e oggi pomeriggio vedremo quel che è successo a Piazza Farnese, a pochi metri da qui) non è solo ridicolo, è patetico, triste, folle. E' qualcosa che non capita da nessuna altra parte d'Europa. D'altronde se Piazza della Cancelleria fosse in qualsiasi altro posto d'Europa, dall'Ungheria al Portogallo, sarebbe pedonali o comunque dedicata ad impieghi (tavolini inclusi, potete scommetterci) ben diversi da quelli di un ributtante parcheggio a cielo aperto dove i posti per le auto sono talmente preponderanti dall'eliminare per fino marciapiedi e percorsi pedonali. 

Se basta la mera applicazione delle leggi per amministrare un territorio, allora è sufficiente che se ne occupi un magistrato o un notaio o un qualunque cittadini in grado di leggere i codici. Se ad amministrare, invece, sono chiamati i politici è perché occorre trovare dei percorsi politici. Sulla faccenda dei tavolini (e non solo) li stiamo ancora aspettando. Intanto si lavora per peggiorare la città raccontando di migliorarla.

Aristocampo: "ecco perché abbiamo cancellato le strisce a Campo de' Fiori". La replica del locale di Piazza della Cancelleria

25 giugno 2015





Quanto successo in questi giorni ha l’obbligo di essere chiarito e motivato.
L’attacco mediatico scatenatosi nei confronti del nostro locale (e soprattutto dei loro esercenti) di Piazza della Cancelleria (Campo de' Fiori) circa la segnalazione avvenuta su Roma fa Schifo ha una logica giornalistica d’impatto, ma risulta priva di fondamento.
Sono 12 anni che il nostro locale è situato in questa piazza e trovare improvvisamente i nostri spazi esterni occupati dalle strisce bianche destinate ai parcheggi per cicli e motocicli, per giunta realizzate in maniera abusiva e prive di qualsiasi delibera municipale, ha scatenato l’inevitabile reazione di gestori e personale; reazioni che possono essere indubbiamente censurabili ma emotivamente comprensibili.
Per questo motivo, in risposta a chi ha voluto infangare il nostro nome in merito a tale episodio, Aristocampo ha deciso di rendere pubblica l’autorizzazione per Occupazione Suolo Pubblico concessa dal Municipio 1 dall’anno 2003 (e ad oggi mai disdetta), ed il pagamento effettuato delle rate degli ultimi tre anni.
Abbiamo subito un grave danno di cui siamo vittime. In queste ore si sta affrontando il problema nelle sedi opportune, ma abbiamo comunque ritenuto doveroso informarvi circa la nostra determinata opposizione, contestando quest’azione immotivata ed autoritaria.
Grazie per la Vostra attenzione,

Ufficio Stampa Aristocampo

*C'è da dire, cari amici dell'Aristocampo, che la campagna mediatica ve la siete fatta da soli. Hanno rimosso i vostri tavolini: è giusto? E' sbagliato? Se è giusto zitti, se è sbagliato fate ricorso. Ma voi avete optato per un'altra soluzione: avete montato i tavolini sopra la segnaletica e poi, nottetempo, l'avete proprio cancellata. "Emotivamente comprensibile"? Forse sì, ma comunque profondamente sbagliato...
Detto ciò passiamo al merito e ai vostri documenti. Dai quali si evince una cosa molto semplice: dieci anni fa l'amministrazione comunale di Roma immaginava a Piazza della Cancelleria  dei tavolini all'aperto, oggi l'amministrazione comunale immagina a Piazza della Cancelleria un volgarissimo parcheggio a cielo aperto. Nel quale è impossibile camminare, con parcheggiatori onnipotenti e auto sulle strisce pedonali. Lo ribadiremo domani pubblicando un video da noi girato proprio dopo il blitz in Piazza della Cancelleria. E lo ribadiremo ancora una volta domani pomeriggio pubblicando ciò che tra ieri e oggi è successo a Piazza Farnese: vedrete!
E', probabilmente, un problema di visione al di là dei regolamenti, al di là delle leggi: la visione di Sabrina Alfonsi, presidente del Primo Muncipio, è che le piazze storiche della città devono essere dei parcheggi di automobili e motorini. Tutto il resto, tutto quello che toglie posto alle auto posteggiate (anche abusivamente, su di loro non si fanno campagne stampa o blitz a fucili spianati), deve morire, sparire.
Dunque, cari Aristocampi, siamo più dalla parte vostra di quanto potete immaginarvi: la nostra visione di Piazza della Cancelleria è uno slargo con una piccola strada al centro per il solo transito delle auto, ai lati ampi marciapiedi protetti, zero auto posteggiate, tavolini all'aperto (con arredi curati e omogenei) e dunque tanti posti di lavori, turisti contenti, rispetto per gli straordinari beni culturali che affacciano sulla Piazza e quattrini che - come dimostrano le vostre ricevute - entrano nelle tasche dell'amministrazione. 
Amministrare, infatti, con la visione che il Primo Municipio ci sta dimostrando fa perdere all'erario un sacco di soldi. Soldi che poi dobbiamo rifondere tutti con tasse e con servizi mancanti. Questa politica folle, inedita da qualsiasi altra parte del mondo sui tavolini all'aperto sottrae al Comune una quantità immensa di risorse: chi si prende la responsabilità di fronte ai cittadini e di fronte - chissà - alla Corte dei Conti?
-RFS

"Se mi rispondi male ti butto in terra e ti scopo". Il Pigneto è di proprietà degli spacciatori e se non ti va bene sono minacce di violenza sessuale. Un racconto

Via del Pigneto. Sabato sera, 20 giugno, sono quasi le 23:00. 
Mi alzo dai tavolini del bar Rosi e comincio a camminare verso casa. Al primo angolo che incrocia Via Macerata, il solito capannello di spacciatori levano il loro brusio nell’aria: “bello, bello, fumo, voi fumà..”
Bisbigliano dalle loro labbra carnose. Un piccolo attimo mentre cammini in cui il tuo viso li sfiora, il loro fiato lo senti nelle orecchie, nel cranio, perché ci passi accanto e per un momento è come se ti stringessero le palle tanto sono vicini al tuo corpo.
Essendo residente da 5 anni nel quartiere ho adottato una tecnica per cercare di non rovinarmi il fegato ogni volta che esco di casa. Li ignoro, come se fossero fantasmi, gli passo attraverso. Loro mi si parano davanti ed io, come Richard Ashroft nel video di Bitter Sweet Symphony, continuo a camminare come se davanti a me ci fosse un prato verde. Sereno.
A quanto pare è una tecnica che, a distanza di tempo, ha ancora bisogno di qualche modifica, perché ieri non ha funzionato perfettamente.
Ok, Innesto la modalità Ashcroft:
"No change, I can change, I can change, I can change, but I’m here in my mold I am here in my mold..”.
Ignoro, sereno, guardo davanti a me, penso alle mie cose, come un perfetto omertoso, un italiano medio insomma.
Muovo i primi passi che mi portano via da quel gruppetto. Li avevo ormai superati e già gli davo le spalle.
"But I’m a million different people from one day to the next I can’t change my mold. No, no, no, no, no”
Evidentemente a me il fumo me lo vogliono proprio dare perché, mentre li supero, continuano a chiedermelo, 1, 2, 3 volte.
Mi giro: “no, non voglio niente, capisci?!?”
Uno di loro si irrigidisce e mi manda a fare in culo sonoramente, guardandomi negli occhi, gridando, che lo sentano tutti.
Ok la sua voce era stata suadente e mi aveva soffiato maliziosamente nell’orecchio, ma non mi sembrava un motivo valido per prendersi il diritto di mandarmi a fare in culo perché all’angolo di casa mia io non abbia voluto comprare del fumo da lui ed i suoi amici che occupano il quartiere in cui vivo e di mestiere fanno gli spacciatori all’aria aperta.
Mi volto di nuovo e rispondo alla sua cortesia con la stessa cortesia: “vacci tu a fare in culo”.
Mi intima subito di fermarmi. Sono davanti alla macelleria a quel punto, accanto alla fontanella. E’ pieno di gente, davvero. Pieno. tutt’attorno.
Mi fermo, come mi aveva chiesto e lo aspetto. Lui e altri 3 amici attraversano dall’angolo del ferramenta per raggiungere quello dove ero io. Dall’accento, la cadenza e dalla morfologia dei loro volti posso supporre fossero nordafricani: (provate a farne l’imitazione nella vostra testa e l’immagine sarà molto più veritiera)
“Non fai il grosso co me, che fai o stronso, pasi così e non guardi..”.
Mentre mi si fa vicino, gli amici alle spalle. Lui mi afferra la nuca e indicando con la testa china la fontana, ma senza mai staccare i suoi occhi dai miei:
“perch’io ti metto qui a terra fontana e ti scopo..” e mima il gesto.
Ieri sera alle 23:00 all’angolo tra Via del Pigneto e Via Macerata, in un fiume di gente.
Io non sono Van Damme, ma neanche little miss sunshine, ma evidentemente a lui dei personaggi del cinema non gli interessa tanto. Lui non la pensa come me che quando sono in un paese straniero, in un altro continente, mi aggiro con rispetto reverenziale nei confronti di una cultura, rispettoso di un popolo e di un modo di condurre la vita quotidiana, timorato da un controllo e da una legge che mi giudica, lontano dal mio paese, dal mio continente. Evidentemente l’Italia e Roma non gli hanno dato l’impressione che qui ci fossero delle regole, dei valori civici, comuni. Avrà notato quanto ognuno si faccia gli stracazzacci propri qui, prevaricando, urlando, gonfiandosi come gli animali piccoli che vogliono impaurire quelli grossi, preoccupandosi di portare a casa la pellaccia e qualche euro raschiato qua e là senza alcuna dignità. Niente di più.
No, lui qui ha visto la merda e ci ha cacato sopra e poi si è messo anche la corona in testa. Come le scrofe che si beano rigirandosi nel fango e schizzano melma sui maiali tutt’attorno.

Mi divincolo dalla presa e capisco che può mettersi male, lui mi si appiccica addosso, seguito dai suoi amici per i successivi 5 metri che percorro.
“Io non voglio un cazzo da te e non ti ho risposto, punto. Mi devi lasciare stare”.
Eravamo davanti alla pizzeria Il Fiorentino, la gente era parecchia e lui decide di mollare il colpo durante la nostra amabile conversazione. La sensazione che ho provato mentre tornavo a casa dopo questo episodio, la ricordo come la più brutta degli ultimi 5 anni a questa parte. Le mani addosso, le minacce a sfondo sessuale da un uomo verso un altro uomo. La netta sensazione che non avevo a che fare con immigrati in un paese straniero, ma con dei criminali accanto a casa mia. 


Io una risposta gliela DEVO quando passo. DEVO dirgli se il fumo lo voglio o no. DEVO salutarlo se mi saluta e sorridergli se non voglio comprare niente o se fa un apprezzamento galante alla ragazza che porto per mano, scatenando l’ilarità dei suoi compagni che incalzeranno e la violenteranno verbalmente davanti a me. DEVO sorridergli, sennò questo mi accoltella.

Solo stamattina ho realizzato che quella sensazione che tanto mi aveva disturbato l’avevo provata un’altra volta nella vita, a Bari, tanti anni fa. A Bari, dove sono nato e cresciuto durante tutti gli anni '80 e '90, io e tutti i miei amici, tutti i baresi che cercavano di vivere nella legalità dovevano confrontarsi quotidianamente con vessazioni di qualsiasi genere. C’erano le zone off-limits, gli occhi da non incrociare, gli scippi a tua madre scaraventata per terra, le bombe sotto casa, le violenze su di te, bottiglie infrante per minaccia, sparatorie, furti ai ragazzini davanti ai centri commerciali, i clan, le zone controllate, gli scooter vedetta con le facce note, i pestaggi dei piccoli malavitosi ai piccoli borghesi, la prevaricazione, la paura. Tutti DOVEVANO vivere così, perché è così che era. Questa era la mafia a Bari.


"Non posso reagire perché qui ci vivo, qui domani mi ci devo di nuovo svegliare". Così ho passato la mia infanzia e l’adolescenza. Appena conseguito il diploma ho lasciato Bari e non ci sono più tornato a vivere perché quella sensazione palpabile che tutti vivessimo abituati, assuefatti, rassegnati ad uno stato cose tanto tossico quanto violento, non la sopportavo più.
L’omertà che innesca la paura e la paura che innesca l’omertà.

In 5 anni me ne sono capitate di tutti i colori qui al Pigneto, a volte ci andava di mezzo una mia amica che veniva a trovarmi, a volte solo io. A volte i muri della mia casa, a volte il portone che puzzava di piscio... i morti, gli accoltellati, il sangue per terra, le retate, i cani poliziotto, i centri sociali e gli avvocati dei senegalesi, i camorristi che portano la merce, agenti di polizia che fanno finta di essere amici dei commercianti e viceversa, le camionette fantoccio, il vomito, i vetri infranti, bambini che corrono tra profumi della cocaina fumata all’aria aperta, la merda di cane e una bestemmia sguaiata urlata in romanesco.

Insomma, tante. Ieri però, sulla strada verso casa, ho pensato che qualcosa di troppo importante fosse successo. In questo orinatoio a cielo aperto che è il Pigneto, in questa cloaca immonda di illegalità, ipocrisia, disprezzo e criminalità, abbiamo una gerarchia tra i buoni e i cattivi. Tra i "cattivi ma buoni" e i "cattivi cattivi". Abbiamo i difensori degli uni e degli altri. In questa panacea ributtante di monnezza, tracotante di volgare e sudicia omertà e grondante percolato ad ogni angolo non c’è più un filo d’aria pulito che si possa respirare.
….
"But I’m a million different people from one day to the next I can’t change my mold. No, no, no, no, no” .
Roberto - racconto preso da Pigneto.it su Facbeook. Perché son cose che vanno divulgate

Ancora massima attenzione alle truffe a Termini. Video: ecco come lavorano gli aiutanti con la maglia dell'Italia che si sono impossessati della stazione

Ne abbiamo già abbondantemente parlato qui. La cosa è stata ripresa dal blog di Beppe Grillo, ma non ha riscosso a quanto pare l'interesse delle forze dell'ordine che evidentemente non sono stati toccati neppure da questo incredibile post su Facebook che tutti dovreste leggere: e così a Termini è ancora pienamente attivo il comitato di accoglienza per i turisti che lavora come potete vedere in questo video. Con organizzazione militare, impeccabile, perfetta. E sono tantissimi i turisti che, letteralmente, piangono. Ogni giorno. A Termini e non solo. Tantissimi turisti che arrivano e vengono immediatamente stuprati nella loro esperienza di viaggio; tantissimi turisti che partono e portano con se il ricordo vomitevole di una città dove chi ti si para davanti per aiutarti è un attore che in realtà vuole derubarti, toglierti il biglietto dell'aereo, sottrarti il passaporto, gettarti in una serie di complicazioni infinite per sfilarti qualche banconota.
Questi ragazzi, simbolicamente e sinistramente con la maglia della nazionale di calcio italiana, sono gli avvoltoi che volteggiano sulla carogna di una città e di un paese che non è possibile considerare come tale.

Case del Comune a 7 euro al mese? Ecco dove trovarle una per una sulla mappa dello scempio

24 giugno 2015
Oggi ci occupiamo per tutto il giorno di casa. Dopo la nostra inchiesta di stamattina sulla compravendita di case popolari (vedete il post precedente), parliamo di un'inchiesta del Corriere della Sera dei giorni scorsi: come è gestito il patrimonio immobiliare di Roma.
Del caso si sono occupati Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella dunque non facciamo altro che riportare il link alla loro bella inchiesta affinché possiate leggervela se non lo avete ancora fatto. Si tratta, molto banalmente, delle enormi proprietà del Comune (decine di migliaia di appartamenti) che vengono affittate a cifre irrisorie. Uno scempio gigantesco che toglie ai bisognosi i loro diritti e che sottrae al Comune centinaia di milioni di euro l'anno. I soldi che poi lo stesso Comune chiede a tutti tagliando i servizi e aumentando le tasse che, infatti, sono al record italiano.

Ma dove sono questi appartamenti? Uno strumento curioso per togliersi lo sfizio di navigare in questi privilegi allucinanti è una mappa realizzata da un nostro lettore servendosi dei dati ufficiali del Comune (questi dati oggi sono per legge da pubblicare). E così con questi opendata Leonardo ha realizzato questo straordinario servizio che vi farà morire di rabbia e vi spiegherà, ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, che Roma non ha nessunissimo problema economico. Che potrebbe essere una città dotata di una ricchezza e di un benessere diffusissimo, ma che si decide scientemente di privare tutti di benessere e di ricchezza per concentrare questa nelle mani di pochi furbi, di pochi protetti dalla malavita, di pochi raccomandati dalla politica. Salvo poi lamentarsi che nulla si può fare perché non ci sono i soldi. Se hai un patrimonio che vale miliardi e ci ricavi pochi spiccioli all'anno è naturale che poi non puoi fare nulla, no?

QUI LA MAPPA

"Tanto a Roma non ti caccia nessuno". Telefonata registrata con un occupante abusivo che "vende" la sua casa popolare in centro a 39mila euro

Non stiamo dicendo niente di nuovo. Ma lo stiamo dicendo in maniera diversa. Con una telefonata, vera, autentica, effettuata ieri da una nostra volenterosa lettrice (quando volete siete più bravi del miglior giornalista d'inchiesta possibile) che, avendo trovato un annuncio su un famoso sito, si è giustamente indignata. Ed ha registrato una conversazione che non lascia molto spazio alle nostre interpretazioni...
Le case popolari, quando non servono più a chi le usa, devono tornare nella disponibilità dell'ente che le gestisce per poi essere assegnate. Assegnate a chi ne ha realmente bisogno, non assegnate a chi ha 39mila euro cash da investire per subentrare abusivamente.
Ma il quadro che esce fuori da questo contributo audio è clamoroso: non solo l'occupante, invece di restituire la casa, vuole far subentare qualcuno abusivamente lucrandoci, ma si sente in pieno di diritto di farlo perché lui, a sua volta, dieci anni fa, fece allo stesso modo. Perché "a Roma non ti caccia via nessuno", perché a Roma "centomila persone fanno così". 
Un quadro impressionante che ci fa ribadire, con forza, la nostra convinzione: a Roma non c'è nessunissima emergenza abitativa (le emergenze servono ai mafiosi per lucrare ed ai politici per gestire il potere). A Roma c'è il racket delle case popolari, c'è l'incapacità di gestire le case popolari, ci sono gli abusivi nelle case popolari e c'è tanta, tantissima gente, a cui va benissimo così. E poi ci sono le case (non popolari, ovvero di Ater, ma proprio di proprietà del Comune) affittate a 7 euro al mese. E di questo parleremo nel pomeriggio.

La cosa triste è che se sulle proprietà comunali qualcosa sembra muoversi e qualche voce su una possibile vendita si palesa all'orizzonte, sulle case popolari nulla: tutto deve andare avanti così tra prepotenze, furberie, illegalità, criminalità, ansie e angosce. Nell'impossibilità di dare una risposta alle persone realmente bisognose visto che i loro diritti vengono usurpati da speculatori e faccendieri. In un senso di impunità così profondo che consente a chiunque di mettere un annuncio pubblico, con tanto di numero di telefonino: ma cosa ci vuole, per le istituzioni, a cercare questi annunci, a prendere un finto appuntamento ed a tornare in possesso della casa popolare denunciando chi, consapevolmente, cerca di venderla illegalmente? 

Un sabato ai Fori Imperiali e tante, tantissime domande che non avranno mai risposta. Proviamo a replicare noi!?

23 giugno 2015




























Volevo farvi presente il vomitevole aspetto che questa mattina, di sabato 6 giugno 2015 aveva la nostra storica e unica via dei Fori Imperiali e nelle ultime due foto anche un angolo di piazza del Pantheon.
Dato che spesso mi "godo" questa che dovrebbe essere una splendida passeggiata, posso assicurarvi che ogni santissimo giorno questa strada si presenta in questa miserevole situazione.

Giardini arsi dal sole e mai rizollati davanti al Colosseo, bottiglie e cartacce ovunque, assedio di centurioni romani e risciò con tutta il folklore umano che l'accompagna....
Per non parlare dei vergognosissimi camion bar, bancarelle di paccottiglia indiana, con relativi camion in sosta vietata (tutto documentato dalle foto), bibitari, venditori abusivi, transenne divelte, graffiti, e quell'immondo e infinito cantiere della metropolitana che sembra non conoscere data di chiusura e smantellamento.

Uno scempio, una vergogna per uno dei luoghi più famosi al mondo. 
Mi chiedo: chi ha dato le licenze a queste baracche ambulanti con i relativi tendoni? Chi può permettersi di tenere ostaggio un posto millenario come questo e deturparlo con oggetti di provenienza straniera di pessimo gusto? Questi risciò emettono fattura a ogni corsa? E perché occupano la carreggiata mettendo in pericolo tutti? I centurioni pagano le tasse (visto che per ogni foto chiedono minimo 5 euro, e ne ho visti alcuni intascarne anche 50 a foto) come mai i giardini intorno ai monumenti non vengono rimessi a nuovo e controllati per evitare bivacchi? Quando si degneranno di mettere un cartello indicante la fine dei lavori della metro? I camion bar fanno gli scontrini per ogni alimento venduto? Spesso i prodotti alimentari che vengono sono esposti al sole per molte ore della giornata mettendone a rischio la commestibilità, la Asl controlla ciò? I loro camion, come quelli degli ambulanti come mai possono stare in soste vietate tutto il giorno senza che nessuno intervenga? Chi permette che i camion merci possano entrare e sostare davanti ai monumenti, anche per ore, senza che vengano allontanati o rimossi?
E' il caos totale.
Lettera firmata

*Sui camion bar la soluzione, forse, dovrebbe arrivare a breve. Sugli urtisti pure. Sui risciò non abbassiamo la guardia. Anzi...
-RFS

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