Tra le inquietanti lacrime di Lemmetti, la ridicolaggine farsesca di Sora Pinuccia, l'impresentabile Margherita Gatta e i disastri quotidiani di Linda Meleo c'è un autentica sciagura dentro la rivoltante Giunta di Virginia Raggi (la peggiore di sempre, senza tema di smentita) che rischia di passare ingiustamente sotto silenzio e il suo nome è Carlo Cafarotti.
Carlo Cafarotti, praticamente zero esperienza politica e anonima esperienza professionale nonostante i 45 anni suonati, è stato chiamato a dirigere uno degli assessorati più cruciali della città per sostituire Adriano Meloni. Adriano Meloni aveva una colpa enorme: voleva sistemare (in buona parte in continuità con l'assessore che l'aveva preceduto: Marta Leonori) l'assalto delle lobbies e delle clientele che tiene e teneva in ostaggio l'economia della città specie per quanto riguarda la nodale questione dello sfruttamento dello spazio pubblico e delle relative concessioni: tavolini, cartelloni, bancarelle, stabilimenti e dintorni. Se sistemi queste faccende trasformi Roma da una metastasi cancerogena maligna nella città più ricca del mondo. Ma per farlo devi scontentare un po' di clientele elettorali.
In questo suo progetto Meloni si scontrava un giorno si e uno pure con Andrea Coia, il consigliere comunale presidente della Commissione Commercio il quale era ed è lì con una unica funzione: mantenere le decine di migliaia di voti delle peggiori cricche che hanno permesso al M5S di prendersi Roma, anzi se possibile incrementarli. Dopo qualche mese Meloni prese a chiamare Coia non più col suo nome, ma con il significativo nomignolo di Coidicine o Coiacine. Non lo fece solo in un'intervista che diede la stura al regolamento di conti definitivo tra i due, ma lo faceva con tutti, in ogni chat, in ogni conversazione privata. Meloni la fece grossa: disse la verità e denuncio le connivenze e le collusioni orripilanti tra Movimento 5 Stelle e racket degli ambulanti. Sacrilegio per un partito che esiste fintanto che tanta gente crede alle sue menzogne. Dal canto sui il sempre più allucinante Coia minacciò querele che poi non fece mai, semplicemente perché quello che scrisse Meloni era vero.
Ad un certo punto i nodi vennero al pettine e la sindaca fu messa davanti alla scelta: Meloni che voleva modernizzare la città facendola entrare in occidente o Coia che la voleva tenere nel più levantino medioriente continuando a tutelare le cricche e le lobbies? La scelta la conoscete. Meloni fu liquidato e al suo posto si doveva scegliere una figura marginale che permettesse a Coia di continuare a fare il suo lavoro senza ostacolo alcuno. All'epoca ancora il governo gialloverde non era ipotizzabile, ma oggi le irritanti clientele elettorali che vediamo susseguirsi a livello nazionale sono ostate ampiamente anticipate a Roma a partire dal 2016...
Cafarotti ha preso incarico la scorsa primavera e immediatamente ha messo le cose in chiaro. Il blog Diario Romano, "speranzoso" di avere un assessore per lo meno inutile, si rese conto che in realtà l'assessore era più che altro dannoso. Le dichiarazioni, fin dal primo giorno, furono raggelanti. Tra l'altro in perfetta controtendenza con le battaglie storiche del Movimento 5 Stelle in città negli anni passati. Il nuovo assessore, nel silenzio del resto della Giunta, nel silenzio del resto del Consiglio e nel silenzio delle opposizioni (ergo: tutti d'accordo) si schierò immediatamente dalla parte degli ambulanti con interviste a dir poco inquietanti. Secondo Cafarotti le bancarelle romane - gestite in tutto e per tutto come un racket criminale - sono in realtà "botteghe artigiane" e sono tante non perché negli anni le concessioni sono state assegnate sottobanco da funzionari infedeli e assessori corrotti in cambio di voti, no, ma perché "c'è quel tipo di domanda". Cioè pur di difendere e tutelare le mafiette che si sono divorate l'economia e l'immagine della città negli ultimi 40 anni, si arriva a giustificare e legittimare l'operato ignobile delle giunte precedenti. Se solo i pentastellati avessero un elettorato normale e non una clacque di decerebrati, plagiati e falliti ci sarebbe stata una rivolta coi forconi. Sorprende poi che a fronte di queste parole i commercianti onesti (e i loro sindacati), che magari pagano le tasse per l'insegna e se la ritrovano ricoperta da una bidonville di mutandari, non abbiano mai replicato. Ne si capisce perché abbiano taciuto i veri artigiani che, loro si, meriterebbero tutela da parte dell'amministrazione: forse il personaggio è talmente insignificante che nessuno considera rilevanti le sue farneticazioni.
Nel frattempo altre partite fondamentali come quella sulla riforma dei cartelloni pubblicitari venivano congelate e rimandate a babbo morto per la felicità delle autentiche camorre che gestiscono quei mercati per tacere dell'autentica sciagura sui mercati rionali e della situazione degli stabilimenti balneari: siamo al punto (notizia di ieri) che i Vigili Urbani vanno a fare decine di controlli in stabilimenti zeppi di irregolarità, ma non sanzionano mai. Pignatone, in Procura, ha dovuto aprire un fascicolo e speriamo che vada a fondo.
Si arriva ai giorni nostri con l'intervista uscita poco fa su Roma Today nella quale l'assessore - per rispondere ad un nostro articolo che ha girato moltissimo e che denunciava la tristezza del mercato di Piazza Navona - spiega che Piazza Navona è in declino per colpa non della qualità infima dell'offerta commerciale garantita da operatori inadeguati-ma-molto-amici di chi ha voluto fortemente il bando e della relativa bruttezza degli allestimenti, bensì per colpa della Sovrintendenza che ha ridotto il numero dei banchi. Inoltre Cafarotti spiega che i Tredicine (una delle dinastie imprenditoriali simbolo del dramma dell'ambulantato a Roma titolari di un monopolio a dir poco vergognoso, tra l'altro coinvolti in pieno in Mafia Capitale) vanno benissimo e semmai sono povere vittime di una campagna di delegittimazione da parte dei giornali.
Come abbiamo più volte detto Piazza Navona è una delle più belle piazze del mondo e come tale dovrebbe avere uno dei mercati di Natale più belli del mondo. Roma è piena di eccellenze artigianali nel settore del cibo ad esempio, ma invece di auspicare questi soggetti come operatori nella Fiera della Befana, Cafarotti nell'intervista (la lettura è davvero atroce) auspica che in piazza tornino porchetta e romanelle ovvero pessimo vino 'della casa' da bere senza farsi troppe domande. In definitiva, pur di risponder agli ordini di Coia e di non scalfire di un centimetro le inconfessabili e dannose clientele e collusioni su cui si basa l'intero consenso del Movimento 5 Stelle, Cafarotti fa esattamente l'opposto del lavoro che dovrebbe fare: umilia gli artigiani veri, danneggia i commercianti veri, distrugge l'immagine turistica - è anche assessore al turismo, coi risultati che si possono ben apprezzare - della città. Contribuisce insomma a rendere Roma quello che è e sarà: un posto terrificante da cui scappare via, in cui ti puoi in qualche maniera salvare solo se fai parte di qualche mafietta e nel quale talento, impegno e risultati nono contano e non conteranno mai nulla.
Si parla troppo poco di questa figura dannosa, politicamente tossica e profondamente nociva per l'economia della città e le sue residue speranze, un giorno, di un rilancio in chiave europea e internazionale. Invitiamo tutti - è l'unica arma che abbiamo - a passare parola e a diffondere il disprezzo e la repulsa per questo inquietante personaggio facendo opinione in questa direzione. Questi figuri sentendosi almeno addosso una opinione pubblica contraria potrebbero avere qualche vergogna ad insistere. Ma se tutti stiamo zitti e facciamo finta di niente siamo complici dal primo all'ultimo delle fesserie che Cafarotti dice e fa.
Carlo Cafarotti, praticamente zero esperienza politica e anonima esperienza professionale nonostante i 45 anni suonati, è stato chiamato a dirigere uno degli assessorati più cruciali della città per sostituire Adriano Meloni. Adriano Meloni aveva una colpa enorme: voleva sistemare (in buona parte in continuità con l'assessore che l'aveva preceduto: Marta Leonori) l'assalto delle lobbies e delle clientele che tiene e teneva in ostaggio l'economia della città specie per quanto riguarda la nodale questione dello sfruttamento dello spazio pubblico e delle relative concessioni: tavolini, cartelloni, bancarelle, stabilimenti e dintorni. Se sistemi queste faccende trasformi Roma da una metastasi cancerogena maligna nella città più ricca del mondo. Ma per farlo devi scontentare un po' di clientele elettorali.
In questo suo progetto Meloni si scontrava un giorno si e uno pure con Andrea Coia, il consigliere comunale presidente della Commissione Commercio il quale era ed è lì con una unica funzione: mantenere le decine di migliaia di voti delle peggiori cricche che hanno permesso al M5S di prendersi Roma, anzi se possibile incrementarli. Dopo qualche mese Meloni prese a chiamare Coia non più col suo nome, ma con il significativo nomignolo di Coidicine o Coiacine. Non lo fece solo in un'intervista che diede la stura al regolamento di conti definitivo tra i due, ma lo faceva con tutti, in ogni chat, in ogni conversazione privata. Meloni la fece grossa: disse la verità e denuncio le connivenze e le collusioni orripilanti tra Movimento 5 Stelle e racket degli ambulanti. Sacrilegio per un partito che esiste fintanto che tanta gente crede alle sue menzogne. Dal canto sui il sempre più allucinante Coia minacciò querele che poi non fece mai, semplicemente perché quello che scrisse Meloni era vero.
Ad un certo punto i nodi vennero al pettine e la sindaca fu messa davanti alla scelta: Meloni che voleva modernizzare la città facendola entrare in occidente o Coia che la voleva tenere nel più levantino medioriente continuando a tutelare le cricche e le lobbies? La scelta la conoscete. Meloni fu liquidato e al suo posto si doveva scegliere una figura marginale che permettesse a Coia di continuare a fare il suo lavoro senza ostacolo alcuno. All'epoca ancora il governo gialloverde non era ipotizzabile, ma oggi le irritanti clientele elettorali che vediamo susseguirsi a livello nazionale sono ostate ampiamente anticipate a Roma a partire dal 2016...
Cafarotti ha preso incarico la scorsa primavera e immediatamente ha messo le cose in chiaro. Il blog Diario Romano, "speranzoso" di avere un assessore per lo meno inutile, si rese conto che in realtà l'assessore era più che altro dannoso. Le dichiarazioni, fin dal primo giorno, furono raggelanti. Tra l'altro in perfetta controtendenza con le battaglie storiche del Movimento 5 Stelle in città negli anni passati. Il nuovo assessore, nel silenzio del resto della Giunta, nel silenzio del resto del Consiglio e nel silenzio delle opposizioni (ergo: tutti d'accordo) si schierò immediatamente dalla parte degli ambulanti con interviste a dir poco inquietanti. Secondo Cafarotti le bancarelle romane - gestite in tutto e per tutto come un racket criminale - sono in realtà "botteghe artigiane" e sono tante non perché negli anni le concessioni sono state assegnate sottobanco da funzionari infedeli e assessori corrotti in cambio di voti, no, ma perché "c'è quel tipo di domanda". Cioè pur di difendere e tutelare le mafiette che si sono divorate l'economia e l'immagine della città negli ultimi 40 anni, si arriva a giustificare e legittimare l'operato ignobile delle giunte precedenti. Se solo i pentastellati avessero un elettorato normale e non una clacque di decerebrati, plagiati e falliti ci sarebbe stata una rivolta coi forconi. Sorprende poi che a fronte di queste parole i commercianti onesti (e i loro sindacati), che magari pagano le tasse per l'insegna e se la ritrovano ricoperta da una bidonville di mutandari, non abbiano mai replicato. Ne si capisce perché abbiano taciuto i veri artigiani che, loro si, meriterebbero tutela da parte dell'amministrazione: forse il personaggio è talmente insignificante che nessuno considera rilevanti le sue farneticazioni.
Nel frattempo altre partite fondamentali come quella sulla riforma dei cartelloni pubblicitari venivano congelate e rimandate a babbo morto per la felicità delle autentiche camorre che gestiscono quei mercati per tacere dell'autentica sciagura sui mercati rionali e della situazione degli stabilimenti balneari: siamo al punto (notizia di ieri) che i Vigili Urbani vanno a fare decine di controlli in stabilimenti zeppi di irregolarità, ma non sanzionano mai. Pignatone, in Procura, ha dovuto aprire un fascicolo e speriamo che vada a fondo.
Si arriva ai giorni nostri con l'intervista uscita poco fa su Roma Today nella quale l'assessore - per rispondere ad un nostro articolo che ha girato moltissimo e che denunciava la tristezza del mercato di Piazza Navona - spiega che Piazza Navona è in declino per colpa non della qualità infima dell'offerta commerciale garantita da operatori inadeguati-ma-molto-amici di chi ha voluto fortemente il bando e della relativa bruttezza degli allestimenti, bensì per colpa della Sovrintendenza che ha ridotto il numero dei banchi. Inoltre Cafarotti spiega che i Tredicine (una delle dinastie imprenditoriali simbolo del dramma dell'ambulantato a Roma titolari di un monopolio a dir poco vergognoso, tra l'altro coinvolti in pieno in Mafia Capitale) vanno benissimo e semmai sono povere vittime di una campagna di delegittimazione da parte dei giornali.
![]() |
| Una bottega artigiana secondo l'assurdo assessore Cafarotti |
Come abbiamo più volte detto Piazza Navona è una delle più belle piazze del mondo e come tale dovrebbe avere uno dei mercati di Natale più belli del mondo. Roma è piena di eccellenze artigianali nel settore del cibo ad esempio, ma invece di auspicare questi soggetti come operatori nella Fiera della Befana, Cafarotti nell'intervista (la lettura è davvero atroce) auspica che in piazza tornino porchetta e romanelle ovvero pessimo vino 'della casa' da bere senza farsi troppe domande. In definitiva, pur di risponder agli ordini di Coia e di non scalfire di un centimetro le inconfessabili e dannose clientele e collusioni su cui si basa l'intero consenso del Movimento 5 Stelle, Cafarotti fa esattamente l'opposto del lavoro che dovrebbe fare: umilia gli artigiani veri, danneggia i commercianti veri, distrugge l'immagine turistica - è anche assessore al turismo, coi risultati che si possono ben apprezzare - della città. Contribuisce insomma a rendere Roma quello che è e sarà: un posto terrificante da cui scappare via, in cui ti puoi in qualche maniera salvare solo se fai parte di qualche mafietta e nel quale talento, impegno e risultati nono contano e non conteranno mai nulla.
Si parla troppo poco di questa figura dannosa, politicamente tossica e profondamente nociva per l'economia della città e le sue residue speranze, un giorno, di un rilancio in chiave europea e internazionale. Invitiamo tutti - è l'unica arma che abbiamo - a passare parola e a diffondere il disprezzo e la repulsa per questo inquietante personaggio facendo opinione in questa direzione. Questi figuri sentendosi almeno addosso una opinione pubblica contraria potrebbero avere qualche vergogna ad insistere. Ma se tutti stiamo zitti e facciamo finta di niente siamo complici dal primo all'ultimo delle fesserie che Cafarotti dice e fa.



.png)
.png)
.png)


.png)
.png)
