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Funivia sì, ma dove serve davvero. Un'idea per Monte Mario. Che ne pensate?

10 gennaio 2018








Premettendo che questa è un'iniziativa presentata "da cittadino" e senza alcun legame con eventuali partiti o gruppi politici, ricollegandomi al vostro post del 9 maggio scorso sulle cabinovie urbane, volevo segnalarvi la mia idea di realizzare un impianto a fune (cabinovia)  con andamento “triangolare”, che possa collegare Piazzale Clodio –  Piazzale Medaglie d'Oro - lo Zodiaco – e il Ponte della Musica.
Sebbene molto criticati e sbeffeggiati sui social da molti cittadini (richiami alle piste da sci, agli skipass etc.), questi tipi di impianti si stanno diffondendo in moltissime città europee e se intelligentemente studiati possono davvero rappresentare dei mezzi di trasporto sostenibili, purché effettivamente non siano sopravvalutati rispetto alle loro effettive capacità di carico. Ovvero una cabinovia molto difficilmente può essere considerata come alternativa ad un mezzo pesante quale la Metropolitana, perché non potrà mai raggiungere la sua capacità di trasporto orario di persone. Quando invece si vogliono usare le cabinovie per brevi collegamenti, magari con del dislivello, e per collegare un quartiere o una limitata zona della città ad altre maggiormente servite, allora queste costituiscono una soluzione molto valida ampiamente sperimentata e collaudata altrove.
La proposta che sottopongo nasce dalle seguenti valutazioni:
  • Il settore della Balduina (Municipio 14), ed il Parco di Monte Mario, sebbene vicinissimi in linea d’aria al quartiere Prati (Municipio 1) e al Foro Italico e al Flaminio (Municipio 2) sono divisi dal notevole dislivello di oltre 100 metri per via della particolare orografia del settore; inoltre il settore a monte è tagliato fuori dall’importante capolinea Bus di Piazzale Clodio e dal previsto sviluppo della rete della metropolitana (Piazzale Clodio è un futuro capolinea – previsto nel tracciato della Metro C) e della rete tranviaria (è prevista la realizzazione di un Tram che superato il Ponte della Musica giri verso Viale Angelico).
  • Per chi vuole muoversi usando il trasporto pubblico dalla Balduina, oggi, l’unico modo di collegarsi alla zona Prati e al Flaminio, è prendere uno dei bus che seguono la direttrice di Viale delle Medaglie d’oro- via Balduina, e poi cambiare mezzo, impiegando (almeno) 40-50 minuti per coprire una distanza che, in linea d’aria, risulta solo di poche centinaia di metri.Questo costringe la maggior parte degli utenti che lavorano in Prati, o al Flaminio, o chi magari si deve recare verso il Foro Italico o al Flaminio per seguire delle manifestazioni sportive e culturali, ad usare principalmente i mezzi privati.
  • La Riserva Naturale di Monte Mario, oggi abbastanza degradata e assolutamente poco valorizzata, non è affatto sfruttata turisticamente, in primis perché poco raggiungibile con i mezzi pubblici, ma anche perché poco fruibile, mentre potrebbe costituire una forte attrattiva turistica per via dei panorami oltre che per lo svago dei cittadini. E' sede inoltre dello storico osservatorio astronomico eretto in corrispondenza del "Meridiano di Monte Mario", per cui il parco potrebbe essere valorizzato anche su questi aspetti seguendo l'esempio del Greenweech Park di Londra (dove guarda caso in corrispondenza del Meridiano c'è uno storico osservatorio astronomico).
La soluzione proposta prevede quindi la realizzazione di un impianto a fune e cabine, ovvero una telecabina, o cabinovia, o ovovia che segua la direttrice “Piazzale Clodio – Piazzale Medaglie d’oro (Belsito) – Monte Mario (Zodiaco) – Ponte della Musica”. 
L’opera avrebbe una duplice funzione perché oltre a servire la cittadinanza locale che potrebbe recarsi a piedi o in bicicletta in zona Prati o verso il polo sportivo-culturale del Flaminio e del Foro Italico (stadio Olimpico, Stadio del Tennis, Stadio del Nuoto, Ponte della Musica, MAAXI, Auditorium), potrebbe richiamare anche molti turisti per via del panorama più alto della Capitale, oltre che permettere una maggiore fruizione della Riserva di Monte Mario a cittadini e turisti stessi.
Inoltre chi deve recarsi ogni mattina alla scuola Giacomo Leopardi (collocata alla stessa quota dello Zodiaco), per mezzo della realizzazione di un semplice passaggio pedonale, potrebbe salire con la cabinovia, evitando così il quotidiano intasamento di via trionfale in entrata ed uscita da scuola.
Dato che in molti lo chiedono, nella proposta non sono attualmente previsti "parcheggi di scambio" e comunque tecnicamente, qualora si ritenessero utili, non sarebbe impossibile realizzarli. Cerco di spiegare il motivo di questa scelta: 
  • Il flusso nelle ore di punta sarebbe prevalentemente dalla Balduina verso Clodio o verso il Flaminio. Quindi l'utilità di un eventuale parcheggio di scambio sarebbe prevalentemente nel settore di Piazzale delle Medaglie d'oro. Essendo però questo impianto pensato prevalentemente per connettere il quartiere a monte con quelli a valle e ai suoi mezzi di trasporto, e non per essere utilizzato come luogo in cui, gente proveniente da più lontano con la macchina la lasci per proseguire con i mezzi, almeno fino a quando non verrà realizzata la fermata Metro C Clodio, ho ritenuto più consono (anche per via dell'assetto della viabilità locale), favorire l'avvicinamento all'impianto da parte degli abitanti della balduina a piedi attraverso la meccanizzazione di alcune scalee presenti nel quartiere(realizzazione di scale mobili) e attraverso una navetta circolare ad alta frequenza (entrambe queste soluzioni a servizio della Cabinovia sono state inserite nel sito del Piano Urbano Mobilità Sostenibile nel settore dedicato alle proposte dei cittadini).
  • Il flusso verso monte sarebbe prevalentemente al ritorno dal lavoro, e per uso turistico-ricreativo da parte di chi vuole salire a Monte Mario. Per quest'ultima categoria di utenti (quindi nelle stazioni a valle) non avrebbe senso realizzare parcheggi di scambio visto che i turisti raggiungerebbero la partenza della cabinovia o con i mezzi pubblci, o a piedi o con pullman turistici (che non avrebbero problemi a parcheggiare temporanemente a Piazzale Clodio o in Via dei Gladiatori). 
Sulla pagina facebook https://www.facebook.com/CabinoviaMonteMario/  dedicata alla proposta si possono leggere tutti i dettagli più nello specifico mentre di seguito riporto alcuni  punti di forza.

Punti di forza del progetto:
• Opera innovativa di mobilità sostenibile e integrata nel sistema trasporti (si prenderebbe con il biglietto dell'autobus o con l'abbonamento)
• Rapidità di realizzazione dell’impianto (meno di 12 mesi dal permesso a costruire)
• Impatto ambientale quasi nullo (necessaria una striscia di 12 metri libera da alberi lungo il tracciato)
• Costi di realizzazione molto contenuti (stimati da ditte specializzate in 15-20 milioni di €)
• Aumento popolazione del quartiere Balduina che usufruirebbe di mezzi pubblici e che userebbe la bicicletta (oggi difficile pe via del forte dislivello)
• Decongestione delle linee Bus della direttrice di viale Medaglie d’oro per ridistribuzione degli utenti
• Minore impatto del traffico, quindi dei gas di scarico e del rumore sulla Riserva Naturale, per via della diminuzione di macchine lungo la via “panoramica” e la via Trionfale
• Possibilità di utilizzo dell’impianto da parte degli utenti della Scuola G.Leopardi per recarsi a scuola evitando la congestione quotidiana che si sviluppa su via trionfale in entrata e uscita da scuola
• Aumento flusso turistico verso la Riserva di Monte Mario e i punti panoramici
• Aumento flusso turistico verso Balduina e ripresa economia locale del quartiere
• Realizzazione di un “triangolo ciclabile pedonale” Balduina-Prati-Flaminio e Foro Italico
• Diminuzione congestione nel settore in occasione di eventi ludico-sportivi presso il Foro Italico
• Diminuzione emissioni CO2 e contributo importante nel raggiungimento degli obbiettivi comunitari cittadini

L'idea è attualmente riportata nel sito del Piano Urbano Mobilità Sostenibile (PUMS) e chi la ritenesse valida può ricercarla sul sito www.pumsroma.it e dopo essersi registrato esprimere il suo voto. Allego alcune immagini rappresentative scaricabili dal link. Grazie per la diffusione dell'idea.
Francesco La Vigna

Ecco perché a Roma i cittadini non devono partecipare alle scelte disviluppo urbanistico. Il caso della ex Zecca di Piazza Verdi

3 ottobre 2015

Ogni santa volta che abbiamo avuto a che fare con processi di "partecipazione" dei cittadini allo sviluppo della città ci siamo resi conto che per questi processi Roma non è assolutamente pronta e ogni tentativo di questo tipo rischia di essere cavallo di Troia per realizzazioni errate, dannose, inaccettabili, lontanissime da ogni standard internazionale.

A Roma se gli amministratori non arrivano all'altezza di gestire l'ultimo dei condomini di Settecamini, i cittadini sono se possibile forse ancora ad un livello più basso: il tentativo, in ogni processo di partecipazione, è costantemente quello di abbassare l'asticella della qualità. Quello che si chiede è, nell'ordine: posti maghina all'aperto e gratuiti a occupare il suolo pubblico (che dunque non può avere preferenziali, ciclabili, verde, pedonalità perché tutto lo spazio deve essere tassativamente destinato alle autovetture posteggiate) e al massimo aree cani. Questo è il massimo di qualità urbana richiesta da chi vive a Roma. Tutto il resto è bollato come "inutile" o, a seconda, "faraonico". Ciò che è normalità in tutto il mondo, diventa anomalia, eccesso.


Ecco perché in questa città bisogna accuratamente evitare di far partecipare comitati e cittadini alle scelte e alle decisioni: salvo eccezioni (difficili da individuare) contribuiranno a peggiorare il progetto e a realizzare pessimi risultati. 

Nuovo indizio di questo postulato nella stupenda e abbandonata Piazza Verdi. Un volgare parking a cielo aperto in una zona di extra lusso con case che costano miliardi e con abitanti che evidentemente hanno tutta la voglia di spendere 100mila euro per l'auto, ma non qualche centinaia di euro al mese per il relativo box. E così tutto deve restare com'è: una sorta di sfasciacarrozze abusivo sotto al cielo.


"Purtroppo" per gli abitanti, che protestano veementemente, a Piazza Verdi c'è un edificio tra i più straordinari della città. Fu la Zecca e poi la sede dell'Istituto Poligrafico. Ora una immobiliare facente capo alla Cassa Depositi e Prestiti (manco uno speculatore privato, peraltro), sta sviluppando, trasformando, lavorando affinché in questo enorme palazzo trovi sede un hotel di lusso, alcuni appartamenti, negozi e servizi. La piazza verrà riqualificata (speriamo anche con un parking interrato) e liberata dalle auto e l'atterraggio qui di una mega catena alberghiera (si parla della "suite più bella d'Europa") che potrebbe essere il Four Season colmando una enorme lacuna su Roma farebbe schizzare in alto il prezzo delle abitazioni valorizzando enormemente l'investimento fatto da chi abita qui.
Questo dovrebbe bastare per i residenti per baciare la terra dove gli investitori e gli immobiliaristi che stanno sviluppando qui passa. E invece no. E invece si protesta anche qui. I residenti si lamentano perché si stanno facendo cose "per i ricchi", come se loro, abitando nella zona più esclusiva dei Parioli, non siano ricchi sfondati. Ma le lamentele sotto sotto vanno solo in una direzione: si vuole pedonalizzare Piazza Verdi. Si vuole togliere l'orrendo parcheggio che rende la piazza un folkloristico residuato degli anni Settanta e questo i residenti non lo possono accettare.


Si riqualifica tutta l'area, si fa salire il prezzo delle loro abitazioni, si innalza la qualità della vita, si creano centinaia di posti di lavoro, magari proprio quelli dei loro figli, si aumenta sicuramente la sicurezza, l'illuminazione, l'arredo urbano, si aumentano i servizi perché qui ci saranno taxi, trasporti, nuovi negozi. Ma tutto questo non basta, perché tolgono i postimaghina. E si lamentano perché il Municipio II (facendo per una volta una cosa giusta, ed è raro) non li ha fatti partecipare raccontandogli del progetto a cose fatte. E menomale!

Inaugurata Piazza dell'Emporio a Testaccio. Come da noi previsto, 350mila euro buttati al cesso. Ecco perché

21 settembre 2015

Occasioni perse. Ci potremmo fare un blog dedicato. Perché non c'è solo la corruzione, la criminalità e l'inciviltà dei cittadini. No. Ci sono anche le possibilità di fare bene che vengono dilapidate e sciupate per incapacità, mancanza di visione, inettitudine. 

E' il caso di Piazza dell'Emporio. Dice: ma voi cosa fate per evitare tutto questo oltre che lamentarvi sempre? Noi non ci lamentiamo. Noi proponiamo visioni alternative allo sciattume imperante. In questo caso abbiamo fatto esattamente così: appena siamo venuti a conoscenza di questo progetto abbiamo subito criticato la proposta, ma anche abbiamo proposto delle alternative. Con tanti di disegni. E non siamo di certo architetti, urbanisti e paesaggisti. Solo cittadini che vorrebbero vivere in un contesto civile e dignitoso. Ecco il nostro articolo di allora.



Purtroppo quegli spunti non sono stati minimamente recepiti e si è proceduto a sciupare 350mila euro di pubblici denari per un progetto totalmente inutile. Tutto è andato come previsto a marzo, anzi è andato peggio. L'area verde di Piazza dell'Emporio è rimasta in mezzo al nulla, irraggiungibile, nascosta dietro ad un'inutilissima coltre di vetture in sosta, distante dalla città da enormi corsie autostradali anche quelle totalmente inutili. Zero progetto, zero riqualificazione reale, zero trasformazione urbana. Il progetto resta quello di decenni fa quando questa area era stata pensata. Si progetta come se si fosse negli anni Sessanta o Settanta. Perché? Ma c'è di peggio. L'altro pezzo dell'area verde, quello sotto al Cremlino, che doveva essere parte del progetto di riqualificazione, non è stata minimamente toccata. E' rimasta un'aiuolaccia abbandonata nascosta dietro a vetture parcheggiate in maniera allucinante, senza neppure un collegamento pedonale con il marciapiede e dunque totalmente irraggiungibile.

Il tutto ovviamente non frequentato - se non, come si vede bene dal video da due ubriaconi con tanto di cartone di Tavernello alle 10 meno venti del mattino - perché nessuno sano di mente si verrebbe a sedere in un piccolo spartitraffico di dimensioni assolutamente insufficienti per essere percepito come un'area verde. Hanno speso 350mila euro di soldi nostri e non hanno risolto neppure mezzo problema: la situazione è uguale a quella precedente. Una roba da Corte dei Conti, in un paese normale.

"Non possiamo controllare i biglietti perché gli utenti sono troppo violenti". Smontiamo l'ultima ridicola scusa di Atac

2 agosto 2015
Quella andata in onda ieri sulla stampa nazionale, precisamente sulle colonne di Repubblica (non in cronaca di Roma, ma nel dorso principale), è l'ennesima grave presa per i fondelli per gli utenti, tanti, che a Roma pagano le tasse, pagano l'abbonamento dei mezzi pubblici, si comportano in maniera civile.

Queste persone hanno ricevuto dal direttore generale di Atac una nuova conferma che nessuno li tutela, che il loro comportarsi bene non ha valore, che chi si comporta male non ha nessun deterrente.

Atac, come tutti sanno ma pochi scrivono, muore essenzialmente di evasione tariffaria. 100 milioni di euro di sbilancio e 120 milioni di euro di evasione. Significa che se tutti, semplicemente, pagassero il biglietto l'azienda sarebbe ampiamente in utile di bilancio e potrebbe investire, pagare i fornitori, manutenere, competere. Niente di tutto questo a causa degli evasori che si vanno aggiungere alle tante scandalose concause del dissesto aziendale.

Francesco Micheli, direttore generale di Atac e manager che sa il fatto suo, tra le righe di questa intervista dimostra, questa cosa, di saperla perfettamente. "Abbiamo estremo bisogno di recuperare le risorse dell'evasione" dice. E fin qui ci rincuora il fatto di avere un DG che abbia capito dove sta il problema visto che tutti sembrano ignorarlo. Non ci rincuora però l'atteggiamento, strumentale, di resa.

"Non possiamo controllare perché gli accertatori vengono aggrediti"? Ma Micheli, ma ci faccia il piacere cortesemente eh! I biglietti dei bus vengono controllati dovunque al mondo, e con la massima rigidezza, ivi compresi i quartieri più atroci di metropoli ben più problematiche della nostra. Tipo New York, Harlem, Brooklyn, Queens, The Bronx. Luoghi da centinaia di omicidi violenti l'anno. E noi ci dovremmo preoccupare di quattro coattoni alla brace romani? Ma suvvia. Al di là, poi, e questo è fondamentale sottolinearlo, della tristezza enorme di constatare che a Roma ormai il livello pervasivo di violenza e criminalità è talmente pervasivo che neppure deve realmente manifestarsi, sta lì in potenza: se dici qualcosa a qualcuno sai già che ti aggredirà. E' una minaccia latente, sempre presente e per questo ancor più terribile.

Certo mandare controllori a mani nude dentro autobus zeppi di evasori e pretendere di fare la multa a delle persone come se fossero delle macchine con la targa è arduo. E può creare problemi. Li crea semplicemente perché non è quella la strada da intraprendere per recuperare l'evasione. La strada è completamente diversa: non è che chi non ha il biglietto deve essere multato, no, chi non ha il biglietto non deve salire sull'autobus. Il problema si previene a monte invece di gestirlo a valle. 

Si sale solo da davanti, sparata sulla faccia di chi sale c'è una bella telecamera che registra i volti, si striscia l'abbonamento (che dovrà essere tassativamente elettronico per evitare attese) e poi ci si accomoda. L'altra porta serve esclusivamente per scendere e si apre, a spinta, solo dall'interno. Non ci stiamo inventando nulla: Londra o New York fanno così e copiare non può essere una cosa così difficile. Ma poi è la stessa esperienza di viaggio che si ha quando si prende qualsiasi corriera a partire dal Terminal della Tiburtina. Si entra davanti, si mostra il biglietto agli autisti, si entra. Se qualcuno fa il furbo l'autista non parte e a dargli manforte saranno gli stessi altri viaggiatori, non ci sarà bisogno, come dice Micheli, dei "vigilantes".

Che poi è ridicolo che in una città come Roma dove c'è in tutta evidenza una autentica guerra di alcuni cittadini contro le autorità, le istituzioni e lo stato, si parli ancora di vigilantes. Abbiamo le forze dell'ordine che vengono circondate da decine di cittadini in difesa di spacciatori e parliamo ancora di vigilantes? Ma non abbiamo capito ancora che c'è la guerra e che questa guerra va combattuta con l'unica arma che abbiamo per combattere le guerre ovvero l'esercito? In alcune particolari situazioni (ma si contano sulle dita di pochissime manine) si potrà intervenire con l'esercito, ma in tutto il resto dei casi la situazione sarà fluida. Basta solo volerlo.

Obiezioni:

1. c'è troppa folla e si creano code per entrare uno in fila all'altro e pagare
Falso. C'è troppa folla perché il grosso della folla non paga. C'è troppa folla perché con questa situazione aziendale le frequenze sono troppo elevate. Ma se tutti pagano la folla diminuisce perché tra coloro che viaggiano a sbafo alcuni si convincono a pagare, ma alcuni invece decidono di fare in altro modo. Ma se tutti pagano l'azienda ha più risorse per far passare più spesso i bus e la folla diminuisce.
Inoltre i tempi di percorrenza, le basse frequenze e tutto quello che ne consegue sono dovuti in larga parte all'assenza di preferenziali. Anche solo banalmente realizzando corsie preferenziali si potrebbero abbattere enormemente le attese, l'affollamento, le code. Non costa granché, anzi costa pochissimo.
E poi la fila è la norma dovunque: a Londra e a New York quando arriva il bus ci si mette in fila e si entra uno alla volta. Forse che i londinesi hanno più tempo da perdere dei romani? La fila non è un problema se passa un bus ogni 4 o 6 minuti, no?

2. i sindacati non vogliono...
Il piano industriale prevederà, a fronte di questo lavoro ulteriore da parte degli autisti (che poi è un lavoro minimo, anzi nullo), un consistente aumento di stipendio per questi ultimi. Poi vediamo come potranno combattere i sindacati questa battaglia di retroguardia. Chi ha portato l'azienda allo sfascio ha davvero ancora tutto questo potere contrattuale?

3. a Roma si trovano con difficoltà i biglietti
Cavolate. Siamo nel 2015 e la tecnologia pervade ogni nostra saccoccia ricolma di smartphone. Non serve più a nulla comprare il biglietto. Si apre una app, si acquista il titolo, lo si striscia sul lettore davanti all'autista, si accende la lucina verde e ci si siede. Già oggi queste tecnologie funzionano in Atac e già molta gente le usa. Sarà sufficiente far passare il concetto che per prendere l'autobus bisogna essere già dotati di titoli e possibilmente (con uno sconto premiante) di titoli elettronici in modo che i tempi di entrata si comprimano ulteriormente.

Dopodiché, in casi estremi, potrebbe essere anche pensabile di consentire l'acquisto a bordo, in fase di salita. Ma con un deciso e netto aggravio economico: insomma se proprio non ti procuri il biglietto e lo fai a bordo lo paghi il doppio. Ovviamente la cosa influirà beneficamente sullo stipendio dell'autista.

4. i bus non sono predisposti
Verissimo. Occorrono investimenti. Bisogna bloccare le porte posteriori e modificarle. Bisogna predisporre la parte davanti per le nuove funzioni. Ma è un investimento che sarà facile ripagare.

5. già, ma le aggressioni - se c'è gente aggressiva - ci saranno lo stesso. Non saranno ai controllori, ma saranno ai guidatori
Verissimo. Su alcune linee potrebbero esserci problemi e in quelle linee ci sarà un controllo. Un controllo che però sarà direzionato (possibilmente con esercito, non con vigilanti privati) non a sanare un abuso, ma a prevenirlo. Se non paghi non sali. Dopo qualche settimana tutti si saranno allineati e i controlli potranno tranquillamente diminuire o scomparire. Hanno risolto brillantemente, dicevamo, anche nei quartieri e nei sobborghi più violenti e difficili del mondo: tutti fanno la fila tranquilli e pagano il dovuto. O vogliamo far credere che il Bronx sia meno complesso di Torbellamonaca. Ennamosù...


E allora eccolo il semplice, unico possibile e vero piano industriale di Atac:

a. Si entra da davanti e si paga tutti: un apposito segnale luminoso, ma soprattutto sonoro avvisa l'autista - e tutti gli altri passeggeri - che la corsa è stata pagata (o non pagata). In quest'ultimo caso non si parte finché il pagamento non viene regolarmente effettuato o finché il titolare di tessera non valida non scende
b. Corsie preferenziali dovunque, protette e invalicabili per bus veloci e puntuali
c. Fermate ridisegnate con apposite penisole e marciapiedi affinché siano tutte libere dalla sosta selvaggia e consentano finalmente ad un'utenza di qualità (mamme con passeggini, disabili...) di tornare a servirsi del bus e permettano a chi se ne serve da sempre di non sentirsi umiliato
d. Razionalizzazione degli stop, oggi ridicolamente ravvicinati. Sia per i bus ma soprattutto per i tram: fermate così ravvicinate creano uno stress meccanico assurdo ai convogli. Ridurle abbatte i costi di manutenzione e rende più veloci i tempi di percorrenza a fronte, per qualcuno, di un semplice allungamento dei tempi per raggiungere le fermate stesse
e. asservimento semaforico: i bus, i filobus e i tram non possono sottostare alle stesse regole di traffico delle auto private. Quando arrivano loro i semafori devono farsi verdi. Un investimento satellitare&meccanico che ha il suo costo, ovvio, ma che nulla è rispetto ai benefici a fronte di penalizzazioni minime per le auto private

Finché non faranno queste cose, finché non vedrete che faranno questo state certi che ogni intervento, ogni piano industriale, ogni salvataggio sarà un fake, una presa per i fondelli per spillarvi ancora tanti e tanti soldi. Per far pagare a voi i soldi che alcuni prepotenti insistono a non pagare evadendo il biglietto. E il nuovo assessore Esposito è allineato con questo pensiero? Manco per niente, il nuovo assessore Esposito è allineato con quanto si faceva quaranta anni fa: vuol riportare il bigliettaio (davvero!) sui bus. Ma solo in 15 linee. A riconferma che su quelle, forse, si pagherà, le altre centinaia di linee continueranno a restare gratis, ancor più gratis di prima. Una autentica ennesima follia certificata in questa intervista uscita oggi su Repubblica. All'assessore Esposito chiediamo di risponderci ad una semplice domanda: in quale altra capitale occidentale le aziende di Trasporto Pubblico Locale investono risorse per mettere bigliettai sui bus nell'era del biglietto elettronico? Succede a Parigi, a Madrid, a Tokio, a Londra, a Vienna, a New York, a Berlino? Dove succede? Su quali best practices internazionali si sono basati? 

Questa bidonville è un mercato rionale. Ed è la prima cosa che vede chi arriva al capolinea Lodi della Metro C

12 luglio 2015





Via Orvieto: La strada e il mercato
Abito da diversi anni di fronte al mercato di Via Orvieto. E' composto da strutture definite banchi,  ma in realtà baracche di lamiera. Inizia  la mattina con lo scarico delle merci di grossi automezzi parcheggiati, per forza di cose, in doppia fila, con tutti i disagi conseguenti. In realtà l’inferno prende avvio già all’alba quando storni di gabbiani stridono disperati in attesa anche loro delle merci dei fornitori in concorrenza con i le mandrie dei silenziosi  ratti notturni. Quando smettono, poco dopo il sorgere del sole, si sente il fragore infernale delle vecchie serrande delle catapecchie che si aprono una ad una, con ritmo cadenzato, dalle 5 alle 7. Il brusio delle ore di mercato è nulla rispetto al rumore delle prime ore. Di popolare nel mercato c’è rimasto solo l’attaccamento nostalgico dei vecchi clienti, sempre meno. In realtà, tolti pochi banchi storici, gran parte degli esercenti vende oramai solo merce standard acquistata ai mercati generali e dalla grande distribuzione organizzata, ma con prezzi da merce al dettaglio. Mi ritengo comunque fortunato a non abitare davanti ai due banchi del pesce. L’accesso della via è vietato per altre ore dopo la chiusura per permettere le pulizie dei mezzi dell’Ama che raccolgo gli avanzi per strada e nei cassonetti per poi pulire il tutto. Insomma, è impensabile di riposare il pomeriggio.

Via Orvieto: piani alti e terrazzi
Qualche ora di relativa pace prima che inizi l’andirivieni  serale dei locali concentrati nella via  (tre bar con tavolini l’uno attaccato all’altro, due pizzerie con forno a legna, un ristorante di pesce e due fornai l’uno di fronte l’altro,un ristorante di sushi ed un supermercato).  Come è possibile che tutti i terrazzi degli edifici prospicienti Via Orvieto, Via Terni e Via La Spezia abbiano il più alto tasso di canne fumarie esistenti nella capitale? Quasi ovvia la risposta: gli edifici fanno parte del lotto Appio delle ex case della cooperativa autoferrotranvieri, ora passate in proprietà agli ex soci, ma ancora gestite, per un singolare artificio giuridico, dalla Cooperativa che funge da supercondominio ma decide la concessione  di locali e cappe senza assemblea condominiale. Il risultato è quello che osservo nei terrazzi condominiali peni di cappe dei locali: bisogna guardarsi bene dal frequentarli per stendere il bucato! Purtroppo il fetore del pesce fritto e della diossina colpisce anche quelli come me, che hanno la fortuna di abitare nei piani alti...

Via Orvieto: la Metropolitana C.

Prendo la metropolitana, ogni mattina da 15 anni, alla fermata Piazza Re di Roma per andare in centro, impiegando 5-7 minuti per arrivare alla fermata. La nuova fermata C piazza Lodi è proprio di fronte casa mia. Singolare e sospetto il fatto che la segnaletica pedonale, alla fermata Piazza Lodi nonché a tutte le uscite Re di Roma, dirotti i passeggeri per percorsi molto più lunghi come quelli per Via Monza o addirittura per Viale Castrense. Qual è il motivo di questo depistaggio con numerosissimi cartelli pedonali che l’Atac si è presa premurosamente la briga di attaccare persino sui marciapiedi fuori dai locali della Metro passo dopo passo?Altro fatto singolare: nell’indicazione dell’uscita Via Orvieto non solo non è consigliata (pur essendo il percorso più breve ed adiacente) ma nemmeno menzionata!

Inaugurato meno di 2 anni fa, già in condizioni vergognose di abbandono. 50 foto dal terminal di Arco di Travertino

9 luglio 2015






























































Vi invio alcuni scatti relativi al parcheggio di scambio Atac Arco di Travertino, inaugurato a settembre del 2013 dopo 7 lunghi anni di lavori .
Ovunque escrementi umani, immondizie di ogni genere, piante secche, erba alta ed abbandono. L’area interna è praticamente deserta ed inutilizzata mentre doveva essere un centro di servizi. Il parco a ridosso del parcheggio oggetto di vandalismo e degrado. Fortunatamente alcuni cittadini, civile e coscienziosi, provvedono da soli (da soli!) allo svuotamento dei cestini ed alla pulizia degli spazi intorno alle panchine ( solo quelle intorno al parco giochi dei bambini ). L’area attrezzata per i bimbi è stata presa di mira dai vandali e danneggiata. Ovunque frammenti di vetro, conseguenza del lancio di bottiglie di birra ad opera di ragazzini scriteriati. L’interno della bellissima struttura in legno, ancora  in attesa di un utilizzo finale, è abbandonata a se stessa. Mancano numerose panchine oggetto di furto.
E così anche questa opera pubblica, pagata con i soldi dei contribuenti, versa in uno stato di totale abbandono, praticamente come il resto della nostra città.
Piero

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