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Viadotto della Magliana. Hanno impiegato 200 giorni per un lavoro da 10 giorni

21 febbraio 2019

Caduti un po’ tristemente nel dimenticatoio i lavori per la sostituzione del guardrail sul viadotto della Magliana (accesso per l’autostrada della Roma - Fiumicino) si sono conclusi pochi giorni fa nella notte fra il 15 e il 16 febbraio.
Intervento che ricordiamo è stato commissionato dal SIMU (Dipartimento sviluppo infrastrutture e manutenzione urbana) e i cui i cantieri sono stati allestiti nella notte tra il 1 e 2 agosto 2018 con data di ultimazione lavori dichiarata entro il 15 settembre 2018. Lavori che però sono partiti solo il 21 agosto 2018, obbligando così gli automobilisti a 20 giorni di code, seppur nel mese estivo, senza alcuna ragione.
Riepilogando si trattava di un normalissimo lavoro di manutenzione che prevedeva la sostituzione di ben 170 metri del vecchio guardrail, il rifacimento del cordolo in calcestruzzo armato e il posizionamento dei nuovi new jersey in cemento prefabbricati (come se ne vedono per chilometri e chilometri su strade extraurbane e autostrade). Intervento reso necessario dallo stato del vecchio guardrail dovuto a scarsa, o per meglio dire inesistente, manutenzione ed ai frequenti incidenti.
Un lavoro che in qualsiasi città del mondo si sarebbe svolto in circa 10 giorni con una squadra ben organizzata su più turni 24h su 24h (soprattutto la sera, con meno flussi di traffico) ma che solo a Roma ha visto impiegati una media di 2 operai con rare punte di 4 persone al lavoro su un turno unico (8-16) rigorosamente solo nei feriali. Un andamento che ha portato a 200 giorni la durata complessiva del cantiere.
Una situazione che già di per se si presenta ridicola ma diventa ancora più grave se si ripercorrono le tappe degli ultimi mesi: i lavori, iniziati come detto in ritardo, sono andati ad un ritmo così lento che fin da subito si è pensato bene di rinviare il termine prima al 30 ottobre (1 mese e mezzo in più) e poi successivamente al 29 novembre (2 mesi e mezzo oltre la data concordata) con l’amministrazione che si difendeva per mezzo dell’ass. Gatta sia tirando in ballo il cattivo tempo sia con la difficoltà degli operai a lavorare in pochi metri di spazio con il traffico nella corsia vicina (come se nel resto del mondo non siano all’ordine del giorno interventi di questo tipo).

Si arriva quindi alla fatidica data con i cantieri in pieno svolgimento tanto da rinviare i lavori al 4 dicembre 2018 e poi addirittura al 15 dicembre 2018. A questo punto, arrivati a fine dicembre, i lavori seppur complessivamente conclusi non erano ancora completi. La consigliera capitolina Monica Montella del M5S ci spiegava che la ditta “ha avuto problemi nel reperire un corrimano d’acciaio dalla ditta fornitrice” obbligatorio per il collaudo finale e quindi per la rimozione dei new jersey in plastica del cantieri, lasciando quindi il restringimento e le lunghe code praticamente ad ogni ora del giorno.

Se finora il livello di pressapochismo con cui è stato condotto questo intervento non vi è sembrato abbastanza c’è ancora da domandarsi come mai la ditta costruttrice, a cui il SIMU ha assegnato i lavori su una delle arterie più trafficate e importanti della città, nonostante i mesi e mesi di ritardi non ha ordinato questo misterioso pezzo (da luglio).
Ad ogni modo le conseguenze di un bando scritto con i piedi sono sempre le stesse: nuovo rinvio della data di fine lavori al 15 gennaio 2019, poi al 30 gennaio 2019, poi al 5 febbraio 2019 e infine al 20 febbraio 2019.
Data che è stata anticipata con la riapertura al 16 febbraio grazie all’arrivo e al montaggio del pezzo mancante.
Siamo dunque di fronte a 9 (nove) rinvii ed una durata totale dei lavori di 180 giorni a fronte dei 21 previsti mentre se si considerano i giorni di cantiere si sale a 200 contro 45 previsti.
Di fronte ad una situazione che solo a raccontarla ci sarebbe da ridere, se non fosse per le ore buttate nel traffico e per i mille aerei perduti, la sindaca il 16 febbraio 2019 annuncia in pompa magna la fine dei complessi lavori (per 170 metri di muretto, lo ricordiamo) con un post su Facebook.

Tralasciando il fatto che in qualsiasi città del mondo un intervento del genere non sarebbe nemmeno sottoposto all’attenzione del sindaco della città e neppure ad un piccolo assessore municipale (ma dopo i ciclamini e i gabinetti di Pinuccia non ci si meraviglia più di nulla), Virginia Raggi ci informa che la ditta verrà “invitata” a pagare le penali.
Sottolineo il lessico che non “obbliga” ma “invita” a pagare le penali, come se fosse un qualcosa di facoltativo. Penali che peraltro sono scattate solo il 1 dicembre, ovvero 2 mesi e mezzo dopo la data di consegna prevista, e dovrebbero ammontare a soli 700 euro al giorno, evidentemente una cifra non sufficiente per far velocizzare la ditta che ha impiegato quasi due mesi solo per reperire e montare la protezione metallica superiore. Sia chiaro che è tutto nella norma grazie all’indecente programmazione del SIMU.

Insomma un’incompetenza di una gravità assoluta da parte dell’amministrazione a 5 Stelle che è ricaduta sui cittadini costretti ad ore di code per uscire dalla città e di conseguenza congestionando di un intero quadrante, devastando l'immagine di Roma rispetto ai turisti costretti a perdere migliaia e migliaia di voli. Una situazione che ora rischia di ripetersi per i più complessi e lunghi lavori di manutenzione del Ponte Magliana (proseguimento del viadotto). Intervento quest’ultimo richiesto dagli ingegneri del SIMU per via dello stato di degrado in cui versa il ponte (in parte dovuto ai frequenti incendi dei nomadi della spazzatura sotto il viadotto) e per il quale saranno necessari 150 giorni di lavori e alcune giornate di chiusure totale del ponte stesso. Ci sarà da ridere, anzi come al solito da piangere.


Primo Municipio: solo flop sui lavori pubblici! Dopo Via Galvani, Piazza delle Cinque Scole

28 gennaio 2019
Guardate queste due immagini qua sotto. Non siamo a Roma, siamo a Firenze ma in una piazza che per caratteristiche, dimensioni, distanza-vicinanza rispetto al cuore della città e ruolo avuto fino a qualche anno fa è molto assimilabile a Piazza delle Cinque Scole di cui parleremo nell'articolo. 

Piazza del Carmine era uno sconfinato e orribile parcheggio a cielo aperto. Grazie al sostanziale buon governo che caratterizza la gestione di Firenze da svariati anni, si è optato per quasi-eliminare la sosta in superficie e riqualificare il tutto all'insegna di un arredo urbano di qualità capace di fare decisamente la differenza.


 Come Piazza del Carmine a Firenze, Piazza delle Cinque Scole è da sempre l'enorme parcheggio a cielo aperto dei quartieri circostanti e dei tanti ristoranti del circondario. A Firenze è San Frediano, a Roma è il Ghetto o Campo de' Fiori. 

Così come a Firenze, anche a Roma sono stati trovati i soldi per riqualificare la piazza, ma le cose non sono andate alla stessa maniera. Mentre a Firenze si è optato - nonostante le proteste dei residenti e dei commercianti - di lavorare con coraggio e di portare avanti un progetto di qualità, a Roma si è pensato esclusivamente al consenso spicciolo e al piccolissimo cabotaggio specialità della casa mettendo da parte qualsiasi visione, qualsiasi progettualità di eccellenza per il bene della città, qualsiasi rispetto per turisti, pedoni, cittadini che hanno deciso di non usare la macchina e qualsiasi tutela per patrimonio e beni culturali (tra le altre cose in piazza c'è la Fontana del Pianto di Giacomo Della Porta). Tu cittadino per bene puoi fare tutte le scelte civili che vuoi, ma poi comunque devi vivere in un oceano informe di lamiere abbandonate anche nelle piazze più affascinanti del mondo. Ehggià perché qui c'è l'unica differenza tra le due piazze: quella di Firenze, pur importante, non ha neppure lontanamente la rilevanza storico-artistico-architettonica di quella di Roma.

Nonostante la disponibilità economica dunque (un maxi appalto da oltre mezzo milione di euro utile per mettere le mani oltre che sulle Cinque Scole anche su Piazza Bernini e su Piazza del Biscione oltre che su alcune strade attorno al mercato Trionfale. Tutti progetti pensati e realizzati deprimentemente alla romana: qui la relazione tecnica), si è optato a quanto pare per lasciare la piazza come era prima: una specie di garage a cielo aperto, una sorta di sfasciacarrozze nel bel mezzo della città e di fronte al grande Tempio ebraico di Roma. Piazza delle Cinque Scole era caratterizzata per avere tantissimi posti auto di coi una percentuale enorme abusivi e dopo i lavori avrà tantissimi posti auto di cui una percentuale enorme abusivi: vedrete verso la primavera quando i lavoro saranno finiti. 
Invece di lavori di riqualificazione, di rigenerazione e di rifunzionalizzazione delle piazze, a Roma come fossimo fermi agli anni Sessanta o Settanta si fanno lavori di "ripavimentazione". Se andate sul sito di Sabrina Alfonsi (presidente del I Municipio dal quale dipendono i lavori) o se ascoltate le dichiarazioni di Jacopo Emiliani Pescetelli (assessore ai lavori pubblici, notoriamente geniale) loro dicono proprio così: "ripavimentazione". Qui si trattava invece di delineare gli spazi per il passaggio dei mezzi a motore, disegnare una strada e salvare tutto il resto come area pedonale, dare spazio a dei bei dehors di ristoranti e immagianare giusto qualche stallo per carico e scarco e per portatori di handicap, fine. Ma questo doveva essere ricompreso nell'appalto, non si può certo fare dopo a cantiere chiuso. Significa che nulla di questo si farà.  

Giudicate voi se (PD contro PD) sono pazzi quelli del PD fiorentino o se invece sono pazzi quelli del PD romano. Noi qualche idea ce l'abbiamo. Resta il fatto che se il Comune piange (grazie all'amministrazione raccapricciante di Virginia Raggi) di certo il Primo Municipio - il più importante della città - non ride. È qui che si dovrebbero sperimentare i modelli di proposta e di racconto politico alternativi alla narrazione pentecatta e invece siamo totalmente fermi a 40 anni fa nell'ambito della tristezza più assoluta e alla logica malata e impensabile da qualsiasi altra parte del mondo del posto maghina. E pensare che sono mesi che qui, a causa del cantiere, le auto non ci sono più e di certo non è morto nessuno. Anzi.

Di più: il 16 luglio scorso sul tema si è svolta una commissione in Campidoglio, convocata da Enrico Stefàno il quale chiedeva a gran voce la pedonalizzazione di questa e di altre piazze (Piazza del Biscione appunto, ma anche gli scandalosi Largo Ascianghi, Piazza in Piscinula, Piazza Nicosia,  e tutta l'area del Teatro di Pompeo, luoghi magici oggi ridotti a rivoltanti garage). La commissione pare non aver sortito granché anche a causa della presenza dei soliti "cittadini" che reclamavano la piazza come fosse la loro autorimessa personale... Residenti talmente scalmanati che la commissione ha dovuto subire per oltre un'ora i loro sproloqui sulle Cinque Scole senza potersi occupare delle altre piazze. Ma davvero tre residenti in vena di esagerazioni possono decidere per tutti in un territorio che è patrimonio Unesco e che dunque tutto dovrebbe essere fuorché un parking a cielo aperto?

Centinaia di migliaia di euro di soldi pubblici gettati al vento per rifare dei sampietrini che poi verranno utilizzati come autorimessa in una delle zone più pregiate del pianeta terra, in piena area Unesco. Dopo la storia ridicola di Via Galvani (informatevi e soprattutto andate a vedere le condizioni della strada oggi!), il Primo Municipio replica con Piazza delle Cinque Scole, l'unica riqualificazione urbana a caro prezzo che non sposterà di una virgola i problemi. Eppure, come dice la presidente Alfonsi nel suo sito, questa è "una delle piazze più belle" di Roma. Quale luogo migliore per fare un parcheggio!?


Qualcuno li fermi. L'infinita idiozia dei cittadini che dipingono le buche

6 luglio 2018
Già consideriamo una mistificazione il fatto che si stia sempre più affermando che le buche sono la prima se non l'unica causa di disagio sulle strade romane. Ovviamente non è affatto così. Ovviamente la manutenzione del fondo stradale è semplicemente una causa (non l'ultima, ma di certo non la prima) tra le tante che rendono le strade di Roma dei luoghi da incubo: c'è la sosta selvaggia, c'è una segnaletica da terzo mondo, ci sono i limiti di velocità sistematicamente violati, c'è l'assenza di sanzioni che ha creato dei cittadini-automobilisti bruttissimi (i più brutti del mondo, gente pronta ad uccidere per un diverbio o un parcheggio come è successo più volte, gente con una aggressività mai vista altrove), c'è un'illuminazione incerta, c'è un sistema ridicolo di potatura degli alberi che ormai oscura perfino i semafori. Ci sono tante cose, e poi ci sono le buche.

Ora, già le buche erano sopravvalutate adesso si rischia davvero di esagerare con l'iniziativa che sta spingendo molti cittadini a colorarle, ad evidenziarle con spray fluorescenti imbrattando l'asfalto. 

Questa iniziativa, affascinante secondo i media, i giornali e i mille post sui social che inneggiano alla nuova rinascita civile di Roma per mezzo delle bombolette per writers, è una cavolata galattica. Già, ma perché? Vediamo per punti. 

1. LE BUCHE NON SONO IL PROBLEMA
E' sbagliato concentrarsi in questo modo sulle buche perché come abbiamo detto sopra le buche non sono IL problema. C'è un ampio spettro di problemi di cui le buche sono una delle tante sfaccettature. Niente di più sbagliato che concentrarsi su una sola delle concause, si rischiano di trascurare le altre diminuendo ingiustamente la loro importanza e rilevanza. Ricordiamoci che, salvo eventi particolari e rarissimi, rispettando i limiti di velocità NON si può venire uccisi da alcuna buca, neppure da una voragine perché, quanto meno, la si vede in tempo e la si evita. 

2. NON SI INTERVIENE FAI DA TE SULLA SEGNALETICA ORIZZONTALE
La segnaletica orizzontale è una cosa seria, regolata da leggi e regolamenti, non si interviene fai da te su queste faccende così com'è assurdo intervenire fai da te sulla manutenzione delle strade (come fanno alcune bizzarre associazioni che stanno prendendo piede a Roma!). Si tratta di cose delicate e non si può affermare "visto che non lo fa nessuno lo facciamo noi": intervenire sulle strade non è come pulire un parco o tagliare l'erba troppo lunga di una aiuola, si impatta sulla vita e sulla morte delle persone che delle strade sono utenti.

3. EVIDENZIARE PARTI DISSESTATE DELLA STRADA PUO' DISTRARRE
La strada deve avere un determinato colore, e determinati segnali orizzontali. E basta. Qualsiasi altra indicazione, pittogramma o scritta è vietata. E non è vietata a caso. E' vietata perché rischia di distrarre l'automobilista o il motociclista: l'attenzione si concentra sulla evidenziazione anomala, magari di colore verde o giallo fosforescente, e si perde il focus sul resto. Pericolosissimo.

4. SE I SEGNALI FAI DA TE HANNO EFFICACIA, RISCHIANO GLI ALTRI UTENTI
Immaginatevi la scelta. Voi siete in auto, in una strada a due corsie, un pelo sovrappensiero, ad un certo punto vedete una buca super evidenziata di giallo, sobbalzate, il vostro cervello si mette in posizione di allarme (della serie: "SE L'HANNO EVIDENZIATA SARA' TERIBBBBILE", questo è il messaggio che arriva alla vostra capoccia), a quel punto sterzate di brutto per schivare, e andate a fare un frontale con l'auto o la moto che arrivano dall'altra parte della strada. O magari la strada è a senso unico ma avete una bici o un motorino alla vostra sinistra, magari in sorpasso, e gli tagliate la strada per evitare una buca. Se l'evidenziazione non ci fosse stata avreste preso la buca senza grandi conseguenze, grazie all'evidenziazione l'avete evitata ma avete fatto feriti o magari morti. Vale la pena?

5. SE SI GENERA L'ABITUDINE, E' PEGGIO
E se davvero questa follia va avanti, e se davvero i cittadini si mettono come stanno facendo in queste ore a evidenziare tutte le peggiori buche? Potrebbe succede che automobilisti, bici e motociclisti inizino sul serio ad abituarsi, a farci l'occhio. Se c'è l'evidenziazione sto attento e scarto la buca, se non c'è significa che sono buche di scarsa rilevanza. Questo avrebbe una paradossale logica se davvero questi sedicenti "volontari" monitorizzassero a tappeto tutta la città con continuità, ma così non può essere. Ne deriva che in una strada non "trattata" dai volontari potremmo trovare mega-voragini non segnalate da alcuno, che ci si pareranno davanti come sorprese inaspettate laddove ci siamo abituati a traguardare visivamente solo le buche segnalate. 

6. LE BUCHE NON GENERANO INCIDENTI GRAVI
Li generano, sì, ma non gravi. Salvo ovviamente eccezioni che sono sempre possibili. Le buche, la nostra esperienza quotidiana ce lo dice, non possono generare incidenti particolarmente gravi perché esistono dovunque, sono diffuse, semmai spingono gli utenti della strada a moderare la velocità e dunque semmai riducono l'incidentalità più grave, quella mortale. Sono molto antipatiche, spaccano la schiena, distruggono i motorini e le gomme, ma difficilmente generano morte come l'alta velocità o la sosta selvaggia e l'assenza di visibilità (la maggior parte dei morti ammazzati sono infatti pedoni falciati o motorini lanciati come saette), anzi semmai perfino riducono la mortalità. Se domani scomparissero tutte le buche e, con asfalto come biliardo, Roma rimanesse la monnezza che è oggi (ovvero: sosta selvaggia, zero autovelox, zero multe, layout delle strade caotico) i morti non diminuirebbero, bensì aumenterebbero. Si chiama il paradosso della buca e non fallisce. 

7. E' PERICOLO L'ATTO STESSO DI SEGNALARE
Inutile dire poi, in chiusura di questi nostri punti, come sia pericoloso l'atto stesso di segnalare in questo modo. E il rischio che qualche cittadino, preso dal nuovo e assolutamente inedito afflato civico, esageri col piazzarsi in mezzo alla strada per azionare la propria bomboletta è significativo. Se le buche, infatti, sono in zone pericolose, allora sarà anche pericoloso posizionarsi al loro cospetto e pittarle, non ci vuole così tanto ad arrivarci. 


Insomma, non c'è una logica in tutto questo. Capiamo la buona fede, ma qualcuno li fermi. Riguardo al comportamento dei cittadini l'unica strada possibile, invece di dipingere le buche per coadiuvare chi le vuole affrontare superando i limiti, è proprio rispettare le velocità massime. E questo basta e avanza. Quanto invece ai compiti della città e dunque della manutenzione, la via per risolvere il problema è molto semplice (una via di cui bisognerebbe parlare, invece di perdere tempo con lo spray): bisogna assegnare i lavori per grandi e grandissimi lotti, a ditte professionali, previo bando internazionale. E' l'unico modo per risolvere davvero, ma è l'unico modo che la Sindaca ha più volte dichiarato di non voler attuare. Perché dare appalti diretti senza gara a decine e decine di dittuncole romane genera consenso e clientele, affidare invece una volta ogni 6 anni un unico mega appalto ad una ditta magari tedesca sistema le strade di Roma a parità di investimento ma non produce uno sciame di clientes a cui poi poter chiedere in cambio voti e favori. Questo è. E punto. Il problema si poterebbe risolvere in pochissimi anni se solo si volesse risolvere. NON SI VUOLE RISOLVERLO. E le buche-spray servono solo a non parlare del cuore della situazione. 

La metropolitana inaugura il giorno del voto. Degno compimento della meschinità a 5 Stelle

5 gennaio 2018
Sulla vicenda delle metropolitane e in particolare della Metro C di Roma si compie l'ennesima meschina capriola politica del Movimento 5 Stelle. Un partito che si propone alla guida di uno dei più importanti paesi del mondo ma che ha le fattezze, le movenze e gli atteggiamenti di un bambino di 4 anni alla scuola materna.

Bugie, clamorose menzogne e piccole o grandi meschinità, beninteso, sono proprie di tutta la politica, non certo solo del movimento populista inventato da Beppe Grillo. Il problema del Movimento 5 Stelle è il livello assurdo di spregiudicatezza e di sistematico superamento della realtà. Un partito politico che sublima il suo essere post ideologico nella maniera più becera: per il potere si è ora pronti a qualsiasi cosa. In primis a smentire se stessi dopo un anno o dopo un minuto, tanto quello che si è dichiarato in gran pompa un anno o un minuto fa non era qualcosa di cui si era realmente convinti, bensì qualcosa che si era dichiarato a propria volta per pura convenienza del momento. Naturalmente il bene comune, la lungimiranza amministrativa e tutto quello dovrebbe essere necessario per lasciare ai nostri figli un mondo migliore rispetto a quello che viviamo oggi, passa drammaticamente in secondo piano. L'unico scopo è il potere fine a se stesso. L'unica modalità è un sentimento di riscatto che anima, con profonda cattiveria, un movimento fatto il larga parte da falliti. Da persone che nella vita non sono riuscite a combinare nulla e che attribuiscono la colpa di tutto questo non a loro stessi, come sarebbe corretto, ma agli altri, al sistema, alla "politica2. Il tutto con un mantello di avidità e aggressività che raramente si era vista prima tutta concentrata in un solo movimento politico. 

Il Movimento 5 Stelle sulla Metro C a Roma si è distinto per anni in campagne terroristiche al confine del ridicolo e oltre. Intendiamoci: il progetto della Metro C come mille volte abbiamo sottolineato qui è un pasticcio che la metà basta, l'auspicio è che la magistratura sbatta dentro e getti la chiave i tanti che senza dubbio si sono approfittati di caos amministrativo e sciatteria politica rubando (tanti) soldi pubblici. Detto ciò sulla infrastruttura in se non ci dovrebbero essere discussioni: la linea trasportisticamente serve a Roma come il pane, come servirebbero a seguire la linea D, la F, la G, la H e così via per quasi tutte le lettere dell'alfabeto.

E invece no. E invece andando indietro nel tempo non si trovano altro che battaglie ideologiche ignobili e raggelanti da parte del movimento pentastellato. Ovviamente solo terrorismo, terrorismo soltanto. Perché quando hai come target la parte più ignorante, impreparata e suggestionabile del paese, cosa c'è di meglio che mettergli paura? Basta quello: spaventali e ti crederanno, spaventali e penderanno dalle tue labbra. Così ci si comporta con i deboli. Nel mondo la chiamano circonvenzione d'incapaci, Casaleggio la chiama politica. Così ha sempre fatto Beppe Grillo e così continua a fare. Una strategia, già in parte sperimentata da Silvio Berlusconi (ma mai a questi livelli) imbattibile in un paese con un tasso vicino al 70% di analfabetismo funzionale. La gente non sa nulla, è profondamente ignorante, di più: è incapace di aggiornarsi e documentarsi, e allora crede a chi la spara più grossa e più suggestiva. Una meschinità senza confine. 

Leggete questa petizione che chiedeva lo stop della Metro C nel 2013. Proposta dai 4 consiglieri pentastellati allora in Campidoglio e dunque anche da Virginia Raggi. Solo bugie e terrorismo per suggestionare il popolino. Tutto falso. Come ha sempre fatto la vecchia politica, certo, ma perfino peggio. E con la profonda disonestà di presentarsi come quelli che vogliono far diversamente. Non c'è remissione e giustificazione per un comportamento così ripugnante da parte di questo partito. 
In quel periodo dunque il sacro blog era pieno di contenuti contrari alla Metro C e perfino intervistone a individui tipo Paolo Gelsomini

Insomma i grillini non volevano la metro (del resto non vogliono le grandi opere, no?) e semmai la volevano fermare a San Giovanni. 

Ma poi cosa è successo? Vinte le elezioni hanno davvero dato seguito alla loro impostazione con coerenza stoppandone la costruzione? Sono stati chiari, limpidi e lineari? Magari!
Da quando sono arrivati al potere in città, ovvero da 19 mesi, non sono riusciti a decidere nulla su cosa fare di questa infrastruttura. Non importa se qui si gioca il futuro della città e della vivibilità delle prossime generazioni, loro se ne fregano e, semplicemente, fanno la cosa più semplice: non decidere. Non si sa se si continuerà dopo Colosseo, non si sa come, non si sa se andrà avanti l'attuale compagine o se si farà un nuovo bando. Nel frattempo le indecisioni le paghiamo tutti quanti e le conseguenze sono gravi: il governo ha negato i finanziamenti perché non si è trovato al cospetto di progetti realmente cantierabili e San Giovanni è in ritardo di un anno. Significa meno investimenti, meno posti di lavoro, cantieri che creano disagi per una eternità, nei mesi in cui con grande velocità Milano sta costruendo la sua quinta linea. E stiamo parlando dell'unico grande investimento pubblico oggi in città eh, non di bazzecole. Una cosa che andrebbe trattata in guanti bianchi specie in un'area urbana dove investimenti non ce ne sono, ne pubblici, ne privati, ne stranieri. (Ma del resto stiamo parlando della stessa classe politica che considera un successo l'aver dimezzato gli investimenti esteri sull'area di Tor di Valle, l'averli annullati alla Ex Fiera, l'aver fermato gli investimenti privati alle Torri dell'Eur ecc...).

Proprio in questi giorni si apprende che la apertura assai tardiva della fermata San Giovanni, utile a connettere la C alla metro A, potrà essere strumentalizzata come mega spot elettorale il 4 marzo. Una inaugurazione a urne aperte la prima domenica di marzo. La metro era il nemico, ora nella più totale volgarità istituzionale (ma speriamo che grazie ad uno scoop di Repubblica il piano della sindaca di inaugurare durante le Politiche venga annullato), diventa uno strumento di propaganda. Prima ci facevi propaganda contro, oggi la usi per far propaganda a favore e per legittimare la tua efficacia a governare. Come si fa ad arrivare a queste contraddizioni clamorose?
Se avevi un elettorato sensibile alla lotta alle grandi opere perché oggi il tuo elettorato dovrebbe essere sensibile, e confermarti la fiducia, se inauguri una grande opera contro la quale hai lottato strenuamente per anni cercando di lavare il cervello a gente indifesa e ignorante? Perché dovresti usare a tuo favore una inaugurazione resa possibile solo da una forzatura di Ignazio Marino che tu hai combattuto con petizioni e esposti?

Succede nell'epoca della post-truth e nel paese col più alto tasso di analfabetismo funzionale. Succede se c'è un partito politico che, totalmente senza scrupoli, ha capito perfettamente le chiavi per strumentalizzare a suo favore questi problemi invece di puntare a risolverli. Come un parassita, come un virus, come tante metastasi di un tumore maligno alimentato dal bene più a buon mercato e più disponibile in Italia: l'ignoranza. Quella del Popolo dei Sacchetti...

Cosa si sta facendo sui parcheggi interrati tra sciocchezze dei No Pup e debolezza a 5 Stelle?

15 novembre 2017
Cosa sta succedendo sul discorso parcheggi interrati? Cosa sta facendo l'attuale giunta sui PUP? Quali sono le novità. Purtroppo molto poche in realtà, benché l'unica strada per sistemare realmente le nostre vie e piazze sia la valorizzazione del sottosuolo (lo dimostrano luoghi come Piazza Cavour, Piazza Gentile da Fabriano o Viale XXI Aprile che grazie ai parking interrati risultano oggi essere gli unici luoghi vagamente europei della città), benché questo possa portare risorse nelle casse del comune, riqualificazione urbana a costo zero e tanti posti di lavoro, questa amministrazione ha deciso di non decidere. Tutto viene lasciato marcire nel nulla. Senza dire un sì o un no.

L'unica mossa che era stata fatta, giustamente, era quella di reinserire nella delibera sui PUP alcuni interventi (il parcheggio di Lungotevere Castello, quello sotto al Quirinale...) che ai tempi della Giunta Marino erano stati improvvidamente tolti assieme ad altri che effettivamente non erano fattibili. Con quelli giustamente da togliere avevano inserito, chissà perché, anche altri parcheggi la cui espunzione avrebbe esposto il Comune a pesanti ritorsioni legali. L'amministrazione a 5 Stelle, invece, probabilmente ben consigliata dall'avvocatura, ha ripristinato alcune eliminazioni pensate da Guido Improta (e poi per fortuna mai approvate) e le ha ri-aggiunte nella delibera. 

Peccato che ieri, mentre la delibera finalmente ripulita (ovvero predisposta per eliminare solo i parcheggi realmente da eliminare) stava per approdare in aula, Repubblica ha ritenuto di uscire con un articolo imbottito di sciocchezze No-Pup senza il minimo contraddittorio. Pensiero unico di chi si diverte a combattere la sosta regolare e sotto terra (come si fa in tutto il mondo) invece che la sosta irregolare. 
Fregandosene che in tutte le zone citate dalla polemica le uniche piazze civili siano quelle interessate dagli stessi interventi che si pretende di combattere, i No-Pup sono a quanto pare riusciti a "alzare er casino" e a far rimandare la delibera che, infatti, ieri non è passata. Solo mancanza di tempo tecnico o caos alzato da chi vuole cercare di eliminare dei progetti che invece sarebbero interessantissimi e utili per la città solo per meri motivi ideologici?
Oggi è un posto raccapricciante. Ma se si fosse fatto il parcheggio interrato Via Enrico Fermi sarebbe stata così. Ci sarebbero state centinaia di persone in più a lavoro nel cantiere e il Comune avrebbe avuto un sacco di soldi in più in cassa. E invece hanno vinto i No Pup

Chiaro poi, come dicono giustamente i No-Pup e su quello siamo d'accordo, che l'attuale piano Pup è molto scadente e deludente e che non è giusto continuare così: i parcheggi devono essere pianificati dal pubblico (non proposti dal privato) e le aree pubbliche devono essere messa a regolare bando in modo tale che davvero vinca chi offre di più, chi dà più garanzie in termini di riqualificazione. Ma questo riguarda tutti i nuovi (nuovi!) progetti, non le antiche concessioni che purtroppo si debbono mandare avanti così. Il problema lì semmai è che delibere o non delibere tutti i progetti sono fermi, nel pantano: l'ufficio parcheggi del Comune è praticamente rimasto sguarnito e le ditte non riescono a farsi autorizzare i progetti se non dopo anni e anni. Ci sono decine di ottimi progetti che potrebbero dare una vera svolta alla città sia in termini economici che di riqualificazione che sono bloccati, magari in attesa di una firma. Questa è la vera emergenza, non fare dello sciocco terrorismo sul parcheggio dentro alla collina del Quirinale, capace magari di togliere dalle strade lo scandalo dei pullman turistici in sosta selvaggia... O contro il parcheggio di Lungotevere Castello che insieme a quello di Via Giulia è nelle condizioni di togliere decine e decine di auto dagli straordinari vicoli del cuore della città.

In tutto ciò gli unici ad avere una idea chiara siamo noi, che vogliamo una città europea dove le auto stanno sotto terra e dove la superficie è dedicata a pedonalità, spazi verdi, arredo urbano e qualità, e i No Pup che vogliono una città così com'è sempre stata. Rispetto a questi due poli quale è il parere di chi amministra la città non è, dopo un anno e mezzo, dato sapersi... Nel mentre, la delibera è ferma.

(foto in alto: il parcheggio che si sta realizzando dentro l'ex Poligrafico di Piazza Verdi)

Stazione Tiburtina. La "riqualificazione" dopo l'abbattimento della tangenziale è... un parcheggio!

30 ottobre 2017
Un piccolo e peculiare confronto Roma-Milano basato su eventi realmente accaduti la settimana prossima ci aiuta a capire una cosa. Una cosa grave, profonda, seria, importante, significativa, cruciale. 
L'attuale condizione di Roma non è qualcosa di meramente "attuale". La città non è sazia di aver massacrato se stessa per anni, non è sazia di essere il luogo più agghiacciante sotto ogni punto di vista in Europa, ma sta anche infierendo su se stessa per potersi garantire un futuro di degrado, di sciatteria, di povertà, di depressione e di declino.

Anche le azioni che partiranno nei prossimi anni, anche le trasformazioni previste per il 2018 ad esempio, anche gli interventi in aree strategiche sono orientati ad un approccio alla romana: tutto deve essere sciatto e squallido, tutto deve essere concepito orientandosi a fare esattamente l'inverso di quanto si fa in tutto il resto del mondo evoluto. In questo gorgo, come abbiamo cercato di spiegare con serietà, finiranno i quattrini di Carlo Calenda che si è intenzionati di diffondere in città nei prossimi anni.

Entriamo nel concreto e parliamo della Stazione Tiburtina. E dell'abbattimento del pezzettino di sopraelevata che separa la nuova stazione disegnata da Paolo Desideri dall'area del terminal bus. Se ne parla da decenni e forse i cantieri - questi sono i tempi italiani, anche se poi scopri che in alcune aree pur essendo in Italia si riesce a fare cose con tempistiche ben diverse - partiranno tra un anno, nell'estate del 2018.

Un video pubblicato dal Presidente del Consiglio del II Municipio (dunque parliamo di gente del PD, ma poco cambia perché son tutti uguali) ci ha fatto saltare sulla sedia. Il giovane politico descrive con passione il progetto di "riqualificazione" dell'area fuori dalla Stazione in occasione dell'abbattimento della sopraelevata e fa passare nel filmato le slide. Il progetto è naturalmente rivoltante, qualcosa che sembra progettato per dei lavori del 1958 e non del 2018, una città che si conferma essere sessant'anni indietro rispetto alle altre. Il culmine si raggiunge quando il consigliere-presidente si esalta raccontando che al posto dell'attuale terminal TiBus si realizzerà un... enorme parcheggio a raso. E fa passare pure la slide. Decine e decine di posti auto saranno il panorama privilegiato di chi acquisterà le case di lusso di "Città del Sole", la realizzazione immobiliare che è nata al posto della vecchia autorimessa Atac di Via della Lega Lombarda.

La cosa ci ha fatto trasecolare sia in se (Roma progetta se stessa come una città sottosviluppata e pianifica lavori pubblici per confermare questo grave sottosviluppo e non per risolverlo) sia perché nelle stesse identiche ore nell'altra grande metropoli del paese il locale assessore all'urbanistica, Pierfrancesco Maran, pubblicava il post che vedete qui.

Della serie: guardatevi con attenzione il piazzale di fronte alla Stazione Garibaldi oggi ridotto a parcheggio perché lo cambiamo tutto e lo riqualifichiamo in accordo con FS mettendoci trasporto pubblico e in sharing. 

Ciò Tiburtina e Garibaldi sono rispettivamente le seconde stazioni principali di Roma e Milano. A Tiburtina ci sono piazzali esterni destinati al trasporto pubblico che verranno trasformati in parcheggio privato, a Garibaldi ci sono piazzali esterni destinati oggi a parcheggio privato (e di conseguenza pesantemente degradati) che verranno tramutati in aree destinate al trasporto pubblico.

I due post fanno impressione: sembrano usciti in epoca differente e in zone distantissime nello spazio tempo. In realtà sono usciti lo stesso identico giorno nelle due principali città dello stesso paese.

Un percorso opposto in maniera diametrale. Da una parte si procede in linea con quanto si fa in tutto il mondo occidentale ed evoluto. Dall'altra ci si continua a divertire nel seviziare una città piazzando parcheggi a raso laddove potrebbe andare verde, nuove edificazioni di qualità, spazi pubblici o al limite parcheggi interrati. Una seria ipoteca su qualsiasi speranza di migliorare le cose anche in futuro. Un piccolo spaccato di vita amministrativa che ci garantisce non solo che le cose non potranno migliorare, ma che incredibilmente continueranno a peggiorare. E la classe dirigente (Pd o M5s non cambia nulla!), nei suoi video su Facebook, neppure appare farlo con cattiveria: proprio non ci arriva...

Ovviamente ci auguriamo che le slide di quel video (molto diverse dalle vecchie tavole progettuali che hanno girato in questi anni) siano errate, vengano smentite o che ci siano gli spazi per modificare un progetto indegno e imbarazzante che ancora una volta umilia e devasta lo spazio pubblico.

Chi è Margherita Gatta, la nuova Assessora ai Lavori Pubblici della città

2 agosto 2017
Si sapeva da un bel po' che Margherita Gatta doveva diventare Assessore ai Lavori Pubblici della città. Candidata flop alle recenti elezioni (poche decine di voti nel V Municipio), Gatta - come avviene da sempre nella politica romana che i Cinque Stelle erano stati chiamati per cambiare nel profondo - era stata assunta nello staff dell'assessore all'urbanistica Montuori: era solo un passaggio per salire ancora un gradino, questione di tempo.
Virginia Raggi d'altronde promise ai tempi della campagna elettorale una giunta snella, fatta solo di 9 assessorati. Ovviamente anche questa promessa si è rivelata una bugia e, per questioni di equilibri interni, di continui dissapori e di mera gestione del potere, ogni delega si sta spezzettando (l'ultima ieri, al Patrimonio, di cui si è spossessato l'assessore Mazzillo non senza polemica) e la Giunta si allarga fino ad arrivare a 12 componenti sempre sul punto di dimettersi per essere sostituiti tanto da ipotizzare per il futuro un assessorato alle dimissioni. 

La new entry della giornata è appunto, come previsto, Margherita Gatta. A lei uno degli assessorati più strategici e cruciali in una città ridotta allo stremo quanto a manutenzione, progettualità e trasformazione: i lavori pubblici. Se qui fai bene puoi cambiar faccia alla città in pochi anni, se fai male puoi contribuire alla morte di una capitale occidentale. Abbastanza inquietante, francamente, che questo ruolo sia stato lasciato vacante da Raggi per 13 mesi. Coi risultati che vediamo semplicemente uscendo dal portone del nostro palazzo.
Non si sa molto di lei oltre al fatto che ama il tango, è laureata in Giurisprudenza (già è qualcosa!) ed è una attivista storica per quanto si possa essere considerati "storici" avendo iniziato una militanza politica nell'anno 2012 ovvero quattro o cinque anni fa dopo una esistenza intera (la signora ha 55 anni) a digiuno di politica e cosa pubblica. 

Come facciamo tutti noi quando dobbiamo cercare notizie su qualcuno che conosciamo poco e vogliamo inquadrarlo per intuire che tipo è? Andiamo, nei limiti della privacy e dei filtri attivati (qui troverete solo i post pubblici, visibili a tutti), a sbirciare la relativa pagina Facebook. E così abbiamo fatto appena saputo della nomina. 

Va bene che la signora è stata fatta assessora proprio per dare un contentino al network dei meetup composti dai fondamentalisti grillini della primissima ora, ma non fatichiamo a dire che la pagina Facebook della Gatta è caricaturalmente agghiacciante. Consigli per la cura omeopatica del cancro presi dal sito LaFucina della Casaleggio, elogi del cocktail Di Bella per curare il tumore, post a casaccio contro i vaccini, ovviamente invettive scomposte contro Renzi, poi contro le banche (condividendo notizie più false di una banconota da sette euri, tipo la bufala del prelievo forzoso notturno pubblicata sul famoso organo di informazione GrandeCocomero.com, secondo solo al Wall Street Journal quanto ad autorevolezza) e infine contro l'Expo 2015 di Milano con tanto di esultanza su fantomatici padiglioni pericolanti. Il post è di maggio, nei mesi successivi Expo si rivelò un successone ma questo poco importa... Nello stesso periodo poi la Gatta letteralmente sghignazza perché, durante un ricevimento a Venezia, gli ospiti vip della Fondazione Prada (ente culturale della maison milanese) cadono nel Canal Grande per un difetto all'imbarcadero. Chissà cosa ne pensa ora che il vip è lei.


Non mancano i casi di guarigioni miracolose (immancabile il post sull'ennesimo sito di fake news in cui la malata di metastasi ai polmoni e al fegato guarisce semplicemente mangiando un po' meglio), il terrorismo sui terremoti ("saremo sommersi dai terremoti se continuiamo ad estrarre petrolio") spiegato come se fosse un gioco da spiaggia perché la nostra Gatta è anche immancabilmente "no-triv" e le ricondivisioni agonistiche di post presi direttamente dal vastissimo network di siti di clickbaiting pirata facenti capo al partito (da La Cosa a TzeTze News) non posso mancare. Inoltre decine e decine di post dal mood "firma anche tu la petizione". Mancano insomma soltanto i punti esclamativi fatti col numero 1, le scie chimiche, le teorie sulla terra piatta e sulla protezione delle sirene e siamo a posto!!!1!1!1!

Nella speranza che nel frattempo Gatta, visto che ora ricopre un ruolo istituzionale, non abbia fatto pulizia del suo profilo, potete verificare voi stessi a che livello siamo cliccando qui. Un autentico catalogo di distillato di grillismo puro alla potenza ennesima. Un chiaro linguaggio in codice per appartenenti a quella che si configura come una setta politica e sociale: dimmi cosa condividi e ti dirò chi sei; se non dai voce ai siti della Casaleggio, se non metti in circolo notizie false e pericolose non sei un vero attivista! Micidiale onestamente, un vero insulto all'intelligenza umana e al progresso civile dall'Illuminismo in poi.
Attirandoci l'ennesima querela (dovete sapere che ormai basta una semplice critica, lontanissima dalla diffamazione, come questo articolo, per scatenare gli avvocati grillini che lavorano pancia a terra per cercare di far chiudere questo blog a suon di querele temerarie; e probabilmente ci riusciranno per il semplice fatto che i mezzi economici di cui dispongono non ci consentiranno di resistere ancora a lungo), non fatichiamo a dire che avere un assessore così ci fa paura, spavento, raccapriccio, fastidio e ci inquieta moltissimo.

Attenzione, Gatta non è una incompetente cronica come tanti altri suoi compagni di partito. Di appalti e gare pubbliche qualcosa sa e qualcosa ha approfondito per cui stiamo parlando di qualcuno che potrebbe fare il proprio mestiere con una qual certa competenza. Tuttavia quello che preoccupa è la mentalità, l'ideologia, la forma mentis, l'approccio concettuale e intellettuale col quale si andranno ad affrontare ed a risolvere i problemi della città. In un momento storico in cui giovani amministratori (basti pensare agli assessori di Milano) con competenze e tanta tanta concretezza stanno riuscendo a far uscire alcune città italiane dalle secche della burocrazia e del malgoverno guardando ad esperienze internazionali, noi abbiamo un personaggio che si batte strenuamente contro la moneta unica europea (decine i post contro l'Euro) e che invita a firmare petizioni per il libero utilizzo dei buoni pasto per fare anche la spesa e non solo per pagare il lunch al ristorante.

Dopodiché Gatta si rivelerà la migliore assessora ai lavori pubblici che la città abbia mai avuto, risolverà brillantemente il problema della manutenzione delle strade facendo arrivare a Roma le migliori ditte internazionali (non come si sta facendo adesso, assegnando appalti alle solite incapaci dittuncole romane), promuoverà un piano vastissimo di protezione dei marciapiedi oggi ingombri di auto parcheggiate (è pieno di progetti pronti in Dipartimento, basta solo dare il via libera, un esempio è il sottopasso dello Scalo San Lorenzo), realizzerà una città a misura dei disabili, dei non vedenti, delle mamme con passeggino, scriverà un inflessibile regolamento sui lavori pubblici in special modo per quello che concerne i dimensionamenti delle carreggiate e le sagome dei marciapiedi così da sconfiggere semplicemente con l'arredo urbano la pratica della doppia fila e così via. E noi saremo felicissimi di dire che ci eravamo sbagliati...

UPDATE: dopo alcune ore dall'uscita di questo post la signora Gatta ha ritenuto, secondo noialtri facendo benissimo, di effettuare una sana eutanasia del suo profilo Facebook aprendone al contempo uno istituzionale. Ma perché vergognarsi di tutte quelle sciocchezze quando la base che ti sostiene e in nome della quale sei stata nominata le considera vangelo? Sarebbe interessante che qualcuno glielo chiedesse...

10 punti per sintetizzare come sta morendo il Villaggio Olimpico

30 luglio 2017
Contraria in maniera forsennata alle Olimpiadi del 2024, evidentemente questa amministrazione sta giocando anche per cancellare la gloriosa memoria delle Olimpiadi del 1960. Lo testimoniano le condizioni inquietanti dello splendido quartiere del Villaggio Olimpico. Vittima di anni di degrado negli Ottanta e nei Novanta, era rifiorito a dir poco.  Oggi siam tornati indietro di trent'anni. In questa lettera il cittadino Livio elenca 10 punti e invia foto a supporto. Il tutto è stato inviato anche alla presidenza del II Municipio


1) I lavori di potatura dell'erba da lei annunciati sono stati effettuati in data odierna. Ma riguardano solo una piccola porzione di verde del quartiere (il parco che costeggia via Germania) e sono di qualità assolutamente scadente e approssimativa, effettuati da personale senza alcun segno di riconoscimento e senza l'uso della mascherina protettiva nonostante l'enorme quantità di polvere e materiale erboso sollevato. Come potrà vedere dalle immagini che ho scattato nel pomeriggio, l'erba tagliata non è stata rimossa, in molti punti la potatura stessa è mancante, i rami secchi sono ancora tutti al loro posto, così come la montagna di spazzatura che si è andata accumulando nei 9 mesi che hanno preceduto questo intervento. Non mi risulta difficile pensare che questo servizio violi i requisiti richiesti dall'affidamento. Aggiungo che il vicino spazio giochi per bambini è in uno stato penoso, dopo aver subito il crollo di un pino che ha parzialmente distrutto la casa dei bambini e un incendio che ha carbonizzato parte della recinzione. 



2) La sporcizia inonda tutto il quartiere, compresa piazza Grecia in prossimità della circoscrizione (allego foto). Non credo sia più rinviabile un servizio di  pulizia, che la si chiami ordinaria o straordinaria.



3) L'enorme buca sul tratto carrabile di piazza Palach (altezza civico 34) si sta espandendo. Ormai è larga quanto una macchina.

4) Mi risulta che in passato  era stata presentata una richiesta da parte di cittadini ed esercenti che affacciano su piazza Palach di provvedere a loro spese alla pulizia e alla manutenzione della piazza, vista la totale assenza del servizio pubblico.Non sono state prese decisioni in merito.

5) Sarà mia premura accertare che il disturbo arrecato dall'attività concertistica all'aperto sia solo il mio (ne dubito). Mi chiedo in ogni caso cosa dicano le regole comunali riguardanti la quiete pubblica e l'esercizio di attività all'aperto nel mezzo di un quartiere abitato.

6) Segnalo che sul marciapiede di via Finlandia, nel retro del civico 39 di piazza Palach, si stanno aprendo delle inquietanti voragini. Sarebbe pertanto necessaria un'ispezione della polizia municipale, sperando che possano qualificare l'intervento come messa in sicurezza e provvedere a richiuderle. Allego anche in questo caso una foto.

7) piazza Palach è diventata, nella parte "verde" una discarica di oggetti di elettronica e creme (forse ciò che resta di una rapina);



8) via Gran Bretagna rischia di diventare transitabile solo per mezzi 4x4 dopo che le radici di un pino in procinto di crollare (all'inizio della via) hanno sollevato il manto stradale di mezzo metro, creando un dosso molto pericoloso

9) la stele commemorativa delle Olimpiadi del '60 è immersa nelle erbacce e in rifiuti di ogni genere

10) la quantità di alberi secchi o morenti non si conta in tutto il quartiere.

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