Elezioni comunali del 2021 a Roma. Il borsino dei possibili candidati con tanto di voti

13 febbraio 2020
Come i nostri lettori sanno alla perfezione, siamo del parere che nessun sindaco e nessuna nuova classe dirigente in sostituzione a quella - rivoltante - del Movimento 5 Stelle possa salvare la città. Non lo consente il contesto, non lo consentono le condizioni drammatiche della città, non lo consente l'ecosistema normativo. Roma è un malato terminale e per i malati terminali occorrono procedure d'urgenze, in deroga a tutte le profilassi: andare di nuovo a normali elezioni, eleggere un normale sindaco sostenuto da un normale consiglio d'amministrazione è semplicemente un suicidio. Chiunque vincerà, già sappiamo che fallirà e - addirittura - avrà l'opportunità di fare perfino peggio dei predecessori anche se sembra impossibile (ma anche dopo Alemanno sembrava impossibile far peggio, e invece...).

Tuttavia sembra che ciò che auspichiamo da anni, ovvero un commissariamento lungo, non si concretizzerà e sembra dunque che si andrà di nuovo ad elezioni il prossimo anno. Mancando una 15ina di mesi alle consultazioni è fatalmente il momento dei nomi. Le squadre si devono comporre, gli schieramenti si devono articolare e i nomi e i cognomi si devono fare. Ecco dunque che inizia ad essere utile passare in rassegna le forze in piazza. Tra nomi davvero papabili e autentiche utopie. Vediamo: 




MONICA LOZZI
Bravina è bravina eh, bisogna ammetterlo. Tra uno stuolo di presidenti di municipio al limite della lobotomia mentale (oppure ben oltre il limite), lei si salva decisamente sotto molti punti di vista. Potrebbe essere la candidata del M5s. Una candidatura necessariamente di bandiera visto che il partito di Casaleggio difficilmente andrà a due cifre dopo il quinquennio di disastro imperdonabile. 
Voto: 5+




FABIO RAMPELLI
Figura oramai folkloristica della destra romana. Un uomo in realtà intelligente facente parte di una destra non del tutto becera e tal volte anche colta, ma immersa anche a volte per motivi di mero e squallido posizionamento in una cultura di vecchiume, di paure, di chiusure, di grettume. Adatto per fare il sindaco di Guidonia o di Pomezia. Al massimo.
Voto: 4 




AMEDEO CIACCHERI
Si candida sindaco mentre i suoi amici dei centri sociali abusivi di Garbatella organizzano manifestazioni, affissioni illegali e spargono adesivi per urlare "RetakeMerda". L'unica forma di reazione civile degli ultimi anni non va bene a questa gentaglia perché questa gentaglia vuole affermare che l'unico attivismo possibile è quello ideologizzato e ignorante dei movimenti politicizzati e degli spazi occupati. Uno dei tanti cancri della città e il presidente dell'VIII Municipio ci sta dentro fino al collo. 
Voto: 3




ANTONIO TAJANI
Giusto nel caso si addivenisse ad una candidatura dal profilo più compassato e istituzionale da centro-destra. Non sposterebbe nulla rispetto alla sciagura attuale. 
Voto: 5




VIRGINIA RAGGI
Non è escluso che mossa dalla disperazione personale (tornare a lavorare a 10mila euro l'anno di redditi dichiarati dopo aver guadagnato per anni 10mila euro al mese?) Raggi si ricandidi con una lista civica magari per raggranellare al ballottaggio qualche apparentamento, o un posto in consiglio comunale, o uno scranno da vicesindaco o vicequalcosaltro. Sarebbe una mossa tristissima da parte di uno non dei peggiori sindaci di Roma, ma uno dei peggiori sindaci occidentali del dopoguerra in assoluto. Questo personaggio inquietante ha addirittura rimosso tutte le promesse e il programma elettorale del 2016: è impossibile da tempo (forse da quando ha deciso di riprovarci) trovare alcunché in rete. Imbarazzante.
Voto: 2




GIOVANNI CAUDO

Un grande assessore ai tempi. Divenne poi popolare (quando assessore non era già più) essenzialmente grazie a noi che, ad un certo punto, iniziammo a glorificarne le gesta su tante partite, in primis lo Stadio della Roma. Del resto se lo meritava perché è bravo.
Anche grazie a questo nostro lavoro intenso, insistito e ripetuto vinse le elezioni nel Terzo Municipio. Una volta vinto si scelse come assessore Christian Raimo dimostrando di non aver capito un ciufolo di questa città. O meglio di averla capita come la capiscono tutti, in maniera drammaticamente superficiale. Dimostrando di non saper distinguere il problema dalla soluzione. Dimostrando di non aver capito che ci sono delle cose di Roma che vanno totalmente cambiate, sovvertite, rivoluzionate; non perpetrate. Da quel momento Caudo, figura con grandi potenzialità, si è trasformato in una figura in continuità coi difetti peggiori della città, con i tic peggiori, con i vizi peggiori. Quelli appunto che Raimo rappresenta e personifica alla perfezione. Una occasione persa che fa malissimo a Roma.
Voto: 5 (in caso di ticket con Ciaccheri voto 4)




RICCARDO MAGI

Figura pulita, vergine, giovane. L'impostazione radicale dovrebbe essere ancora intatta. Con una squadra di gente totalmente fuori dai giri potrebbe far vedere i sorci verdi a chi lotta affinché tutto resti così com'è.
Voto: 8




CARLO CALENDA
Allure competente capace di bucare lo schermo di questi tempi. La gente è stufa di cialtroni, di bugiardi, di incompetenti patentati e Calenda è tutto il contrario. Preparato, spesso circondato di gente preparata, infonde sicurezza (salvo quando è su Twitter, dove non è capace di contenersi). Il suo tono di voce e posizionamento risulta oggettivamente vincente. Ma il personaggio è noto per farsi del male da solo essendo bravo nell'amministrazione e nella gestione ma non sempre ben consigliato nella politica e nel governo di se stesso. Cosa ti fa per "debuttare" nell'agone elettorale capitolino? Si presenta in ticket con Max Smeriglio rischiando di fare la fine di Caudo: non essere in grado di distinguere il problema dalla soluzione. Ma davvero Calenda non è nelle condizioni di capire che il milieu che gira o ha girato attorno a Smeriglio è una delle cause per cui la città è in ginocchio? 
Altro piccolo problema che non fa salire per ora il voto sopra la striminzita sufficienza: ai tempi del Ministero Calenda dimostrò molta attenzione per Roma, ma nella maniera sbagliata. Cercò in tutti i modi di trovare soldi e finanziamenti. Ma Roma non ha bisogno di soldi. Zero. Roma ha bisogno di efficientare quel che già ha e quel che già produce e genera. Se non si capisce questo passaggio, è impossibile aggiustare le cose.
Voto: 6 (ma può crescere o, in caso di ticket con Smeriglio o Ciacchieri, può decrescere. E molto!)




CARLO COTTARELLI
Sarebbe semplicemente il sindaco dei sogni. Sistemare Roma significa risistemare la sua efficienza, i suoi numeri, i suoi introiti. Lavorare sulle cifre. Perché Roma - spiegatelo a Calenda - non ha bisogno di soldi, Roma ha bisogno di togliere le enormi risorse che è in grado di generare dalle tasche delle cricche per metterle nelle tasche dell'erario comunale.
Davvero tutte le forze politiche dovrebbero fare un passo indietro, non candidare nessuno e lasciare che si crei la situazione di una candidatura unica di Carlo Cottarelli con una lista civica fatta di gente di prim'ordine dalla quale poi pescare per una giunta d'eccellenza, anche con nomi internazionali. Una giunta di salute pubblica. Sarebbe l'unica strada. Ecco perché nessuno vorrà percorrerla mai.
Voto: 9




ALFONSO SABELLA
Il magistrato antimafia funziona, c'è poco da fare. E poi basta leggere il libro di Alfonso Sabella, scritto dopo l'esperienza da assessore con Marino, per capire quanto egli abbia compreso la situazione romana e quanto l'abbia approfondita e digerita. E quanto abbia chiari i problemi. E dio solo sa quanto serve qualcuno che ha chiari i problemi invece che qualcuno che stia lì a farsi abbindolare dai tanti stregonismi capitolini. Anche per lui conterebbe moltissimo la squadra. Ma è una potenziale candidatura da non trascurare affatto. Capacissima di mettere assieme voti del Pd e del M5s senza necessariamente formalizzare un'alleanza. 
Voto: 7




LUCA BERGAMO
Paziente tessitore di trame di potere, potrebbe venir buono nel caso per qualche bizzarria della politica e della circostanza, il Pd e il M5s dovessero decidere di replicare a Roma lo scenario nazionale presentandosi insieme in alleanza fin dal primo turno. 
Bergamo tuttavia, al netto di qualche buona intuizione amministrativa, ha dimostrato in questi anni di non avere la più vaga idea di come risollevare la città, di non avere nessuna lucidità e di interpretare l'essere di sinistra in una maniera clamorosamente vecchia e superata. Quell'essere di sinistra che ha portato Roma a tramutarsi nella caricatura di una capitale europea. Nella caricatura più agghiacciante che vi sia in occidente.
Voto: 4




GIULIA BONGIORNO
Candidatura di grande e oggettiva debolezza. Rischierebbe di essere una specie di figura telecomandata da Meloni e Rampelli priva di mordente e di presa sulla città. E scevra di autorevolezza. Darebbe seguito, senza avere grande forza di contrastarlo, al declino della città.
Voto: 4




ROBERTO MORASSUT
E' abbastanza clamoroso che un esponente dei clamorosi abbagli urbanistici dei primissimi anni duemila non solo non chieda scusa per i suoi errori ma addirittura li rivendichi come scelte felici e manifesti la sua voglia di candidarsi a sindaco.
Intendiamoci: Morassut è persona per bene, onesta, seria e pure preparata. Ma la sua urbanistica - atterrata sulla città quando egli era assessore competente durante la giunta Veltroni - è la dimostrazione plastica di quello che non bisogna fare ovvero costruire in larghezza in una città che invece deve pensarsi per il futuro in densità e in altezza, riempiendo il più possibile e ossessivamente gli spazi vuoti e i brownfields.
Voto: 5




ENRICO LETTA
Candidatura di alto profilo internazionale. Letta è un politico rispettato un po' in tutto il mondo, ha contatti a livello europeo, è un professore, un economista, una persona seria e con una immagine di eccellente standing. A livello politico e di visione secondo noi troppo debole, facile preda degli estremismi romani che non hanno ancora capito che la responsabilità di una città moribonda è la loro e che vogliono ancora contare e aprire bocca purtroppo. Diverso sarebbe il discorso con una candidatura dal profilo squisitamente tecnico. Fatta di liste zeppe di gente competente nei vari comparti e con assessori tecnici di alto livello. 
Voto: 5 (se candidatura politica) o 7 (se candidatura tecnica)

Piani di zona e caos affrancazione. La grande truffa spiegata bene

11 febbraio 2020
Con la legge 167 del 1962 lo Stato ha inteso facilitare l’acquisizione di aree da destinare all’edilizia economica popolare. Questa legge è divenuta efficace con la legge 865 del 1971, con cui lo Stato regolamentò il reperimento di terreni (espropriati) su cui costruire i summenzionati edifici: partivano quindi i PEEP, Piani per l’Edilizia Economica Popolare.
Per impedire speculazioni la legge previde (e prevede ancora) la stipula di convenzioni tra Comune e costruttori o cooperative, in base alle quali gli edifici così realizzati possono essere venduti ad un certo prezzo massimo, calcolato in base a criteri stabiliti dalle convenzioni stesse, facendo riferimento a tabelle che lo stesso costruttore o la cooperativa avrebbero dovuto preparare e farsi approvare dal Comune.

Già in fase di prima assegnazione alcuni comuni (tra cui quello di Roma) non hanno correttamente vigilato sull’osservanza di quanto stabilito da leggi e convenzioni, per cui già la maggior parte degli assegnatari originali ha pagato la sua casa sensibilmente di più di quanto riportato sulle convenzioni. Le stesse tabelle dei Prezzi Massimi, le quali sarebbero dovute essere allegate agli atti di prima cessione, spesso non venivano allegate per far sì che l’acquirente non si “accorgesse” della differenza tra il prezzo di vendita e quello cui l’immobile andava venduto, perpetrando quella che a tutti gli effetti può essere considerata una truffa. Allo stesso modo, per le rivendite successive, è prevalsa l’abitudine di rilasciare “nulla osta” ai fini della vendita. In particolare, sia il Comune di Roma che molti notai, considerarono i vincoli di alienazione decaduti dopo 5 anni dalla scadenza quinquennale fissata dalla convenzione, che fissava tale scadenza solo e soltanto come termine a partire dal quale l’assegnatario originale poteva alienare l’immobile, ma sempre rispettando i vincoli previsti dalla convenzione. Vincoli che venivano minimizzati dai costruttori dicendo che dopo i cinque anni si poteva vendere come un appartamento “normale” con il solo vincolo dei 99 anni rinnovabile per altri 99 anni (senza dire che bisognava pagare e che il Comune non aveva l’obbligo del rinnovo).
Tutto ciò in palese contrasto sia del mero significato letterale della norma, sia dell’intenzione perseguita dal legislatore. Se infatti la “ratio legis”  era  quella di consentire l’acquisto di una casa a chi non si poteva permettere i prezzi di mercato, com’è possibile che fosse consentito venderla a prezzo di mercato dopo soli cinque anni dall’assegnazione? 

La risposta è semplice: non si poteva vendere a prezzo di mercato, e ciò è stato confermato più volte sia da sentenze del tribunale ordinario che della cassazione. Ultima, e definitiva fino ad ora, la sentenza della Cassazione a Sezioni Unite n. 18135 del 16 settembre 2015 (Immobili in regime di edilizia agevolata – prezzo massimo di cessione – estensione ai subacquirenti), che sancisce che i vincoli di vendita seguono l’immobile per durata “indefinita”, a prescindere da eventuali seconde terze quarte alienazioni, a meno che non sia stata stipulata una convenzione ad hoc tra privato cittadino e comune.
Inutile dire che tale sentenza ha creato una situazione di caos, in quanto è stata bloccata totalmente la compravendita degli immobili qui trattati (fino a quel momento alienabili con un semplice nulla osta rilasciato dal Comune, o ad un certo punto pare addirittura senza di esso ma in base a semplice prassi confermata dai consigli notarili), anche a causa della mancanza di molte delle tabelle dei prezzi massimi presso gli uffici comunali capitolini, che per legge invece sarebbero dovute trovarsi lì. Senza contare la situazione di migliaia di secondi, terzi, quarti acquirenti i quali, ignari di quanto su detto, si sono ritrovati proprietari di immobili con un prezzo massimo di cessione inferiore anche centinaia di migliaia di euro rispetto al corrispettivo da loro versato ai venditori, con conseguente intasamento dei tribunali civili di cause per rivalsa.

LA SITUAZIONE A ROMA 

Mentre molti comuni (se già non lo avevano fatto) hanno predisposto procedure di trasformazione del diritto di superficie in diritto a di proprietà, chiedendo ai proprietari degli immobili cifre ragionevoli e spesso incentivando tale pratica, a Maggio 2016 il commissario del Comune di Roma Tronca ha dato mandato ai tecnici comunali di finalizzare la procedura di affrancazione, già predisposta con la delibera 33/2015, richiedendo il pagamento di una cifra calcolata dal comune stesso secondo criteri che dovrebbero soddisfare alcune leggi (delibera 40/2016). Peccato che il pagamento richiesto dal comune sia stato calcolato con un metodo discutibilissimo, fatto apposta per far lievitare l’importo dell’affrancazione a cifre assurde (anche svariate decine di migliaia di euro)! 
Tale “obolo” viene richiesto a tutti gli attuali proprietari, ossia anche a persone che sono seconde o terze proprietarie e che negli ultimi 20 anni almeno hanno pagato la loro casa non solo come se fosse già affrancata, ma come se fosse in piena proprietà e non in diritto di superficie. 
Invero, già nel 2003 il comune diede possibilità a 14 dei circa 50 piani di zona di trasformare il diritto di superficie in piena proprietà (ex art. 8, L.10/77 detta Bucalossi), secondo la convenzione ad hoc prevista dall’art. 31 della legge 23 dicembre 1998, n. 448. Convenzione che, tra l’altro, prevede che passati 20 anni dalla convenzione originale i vincoli del prezzo di vendita e tutti gli altri decadono. E qui ci troviamo di fronte ad una delle più grandi ingiustizie della suddetta delibera: anche coloro che hanno la possibilità di trasformare o hanno trasformato, a partire dalla delibera 40/2016 per poter vendere il proprio immobile a prezzo di libero mercato sono tenuti a pagare anche la suddetta “affrancazione”. Questo a prescindere dalla data della convenzione originaria, in palese contrasto con la citata L.448/1998, la quale (in combinato disposto con le delibere capitoline precedenti alla 40/2016) invece stabilisce - come su detto - che passati 20 anni dalla convenzione originaria, se si procede all’acquisizione della piena proprietà, i vincoli del prezzo di vendita e tutti gli altri decadono.

Ma non è tutto qui: la lavorazione di tali pratiche di affrancazione (anche quando “urgentate” per compravendite o divisioni di eredità) è caratterizzata da tempi biblici, imprecisioni burocratiche (in più di un caso le raccomandate con i conteggi non sono pervenute ai richiedenti) e, soprattutto, incertezze di fondo. Il Comune, infatti, non si limita a richiedere al privato cittadino una somma ingente - da pagare, beninteso, per intero entro 60 giorni dal ricevimento della raccomandata, pena la decadenza della domanda! - , ma precisa che tale importo è “a titolo di acconto, salvo conguaglio”. Conguaglio che potrebbe essere richiesto al cittadino in qualsiasi momento, e potrebbe tradursi presumibilmente in ulteriori somme da pagare. Conguaglio che non sempre è dovuto, in quanto l’originaria Delibera 33/2015 del Commissario Straordinario Tronca, prevedeva che la clausola (art. 3 dello schema di atto di Affrancazione) fosse applicabile SOLO ai casi in cui non fosse stato ancora determinato il corrispettivo di esproprio delle aree. Invece, i funzionari del Comune delegati alla firma dell’atto davanti al notaio, si rifiutano di firmare, commettendo, probabilmente un abuso di potere, se tale articolo non viene inserito anche nei casi in cui il corrispettivo di esproprio sia già noto e, quindi, non ci sarebbe alcun potenziale conguaglio. Questa clausola è estremamente vincolante poiché deve essere riportata in tutti gli atti di compravendita successivi senza alcun limite di tempo, rendendo così l’Affrancazione del tutto inutile se non addirittura dannosa dato che riduce ancora di più il valore dell’immobile inserendo un ulteriore vincolo che, di fatto, per gli immobili con corrispettivo di esproprio delle aree già definito, secondo la Delibera vigente non esisterebbe.
Ma a questo punto ci si chiede: se si è disposti a seguire il suddetto iter dell’affrancazione, alla fine si è risolto veramente il problema di questi immobili? No, non del tutto. Tale pratica è infatti distinta rispetto alla suddetta pratica di “trasformazione” (sempre possibile solo ed esclusivamente in 14 dei piani di zona di Roma), per cui affrancando non si diventa pieni proprietari dell’immobile, ma si rimane in proprietà superficiaria fino a scadenza della convenzione (prevista in 99 anni, rinnovabili per altri 99 a facoltà del Comune e a condizioni quanto mai non chiare). Per il poi, nessuna certezza anche qui, a meno che il privato cittadino non si sobbarchi l’onere di pagare due volte… sempre se il comune glielo permette, dato che le pratiche di trasformazione possono essere presentate - con successo - solo in 14 dei piani di zona capitolini, e per giunta non vengono lavorate da anni!

L’attuale amministrazione Raggi, nella totale ignoranza e noncuranza rispetto a tale vicenda, si è limitata a riconfermare quanto stabilito dal commissario Tronca, anche tramite delibere comunali, le quali continuano a considerare i vincoli convenzionali “perpetui”, non solo male interpretando la stessa sentenza (che parla invero di vincolo a durata “indefinita”, non infinita, concetto ben diverso!) ma introducendo un concetto, quello di “vincolo perpetuo”, non esistente nel diritto italiano.

Con la delibera 116/2018, per giunta, la stessa amministrazione ha incasinato ulteriormente le cose, aumentando i corrispettivi di trasformazione (fino, a volte a triplicarli), tramite un generalizzato aumento dei valori venali artificioso, al fine di far sì che gli importi dell'affrancazione (che per delibera dovrebbero ridursi di anno in anno in rapporto alla durata del diritto di superficie, anche quando tale diritto non sussiste ma si è in piena proprietà!) in realtà non scendessero o scendessero di molto poco. Risultato: gli importi dell'affrancazione a volte sono aumentati, è diventato letteralmente impossibile trasformare non solo per i corrispettivi ora elevatissimi, ma perché possibile solo in 14 dei 130 PdZ romani, e per giunta anche le pratiche di quei 14 risultano tutte in istruttoria al Comune di Roma (talvolta è stato anche già pagato il corrispettivo).
Come se non bastasse, il comune chiede ora il versamento di un importo di euro 100 per ogni pratica, e ha disposto per i corrispettivi un importo minimo - sia per affrancazione che per trasformazione - di 2500 euro. Il tutto con il solo fine di FARE CASSA, ben diverso dal fine di restituire a tali immobili una funzione sociale ormai irrimediabilmente perduta.

Per finire, lo stesso governo sempre a 5 Stelle - pare su spinta dell'amministrazione capitolina - a fine 2018, tramite un emendamento alla Legge di Bilancio cd. "salva famiglie” - ha modificato l’originario art. 49bis della 448, dando a chiunque (anche se non più proprietario) la possibilità di affrancare l'immobile, al fine di chiudere i contenziosi tra venditori ed acquirenti e, letteralmente, salvare l’imperizia dei notai e la mancata vigilanza del comune. A questo punto ci si chiede dove sia finito il tentativo di ridare “funzione sociale” a tali immobili, se addirittura chi non vi ha più diritti sopra può “salvarsi” pagando qualche migliaio di euro, senza il rischio di incorrere in sanzioni e nella restituzione dell’indebito. Chiaro, ripeto, che lo scopo sia solo quello di fare cassa.

Ovviamente ciò senza risolvere il problema, che solo con la TRASFORMAZIONE da proprietà superficiaria a piena proprietà (calcolata sulla base di valori venali non vessatori, e comunque rispondenti alla legge che vorrebbe il corrispettivo di Trasformazione dal Diritto di Superficie al Diritto di Proprietà NON superiore al corrispettivo pagato per ottenere direttamente il Diritto di Proprietà senza prima passare dal Diritto di Superficie) potrà essere risolto. L’emendamento, comunque, attende ancora decreto attuativo del Ministero delle Infrastrutture, che non si sa quando e se uscirà. Le bozze circolanti nei mesi scorsi (alcune delle quali portavano il corrispettivo minimo di cui su a 5000 euro) sono comunque preoccupanti, e fanno temere il peggio, cioè che si voglia estendere la terrificante situazione del nostro Comune a tutta Italia. Qualcuno li fermi!

Stanno organizzando enorme festa di Capodanno in un gigantesco palazzo occupato

27 dicembre 2019
Qualche giorno fa abbiamo raccontato come la scelta di riunirsi nel loro primo 'congresso' in uno dei più agghiaccianti spazi occupati della Capitale abbia di fatto ucciso il movimento delle Sardine (di fatti poi sono scomparsi dal dibattito, e non è colpa del Natale). Oggi siamo costretti a tornare a parlare dello stesso famigerato edificio.

La realtà, infatti, supera l'immaginazione. Nella città in cui le forze dell'ordine tollerano tutto ma devastano di controlli commercianti&ristoratori torchiandoli questionando sul millimetro, nella città in cui perfino mega multinazionali come McDonald's sono costrette a capitolare sotto i fendenti di una burocrazia capace di far fuggire anche l'investitore più motivato, nella città in cui politici e amministratori locali si vantano sui social di aver bloccato investimenti promettenti (specie per i posti di lavoro) per un cavillo, proprio in questa città si sta organizzando un mega party di fine anno totalmente abusivo nei 7 piani (più 2 sotterranei) dello sconfinato palazzo occupato da Action a Via Santa Croce in Gerusalemme angolo con Via Statilia.

La manifestazione, incredibile a dirsi, è strapubblicizzata con profusione d'inserzioni a pagamento su Facebook. SpinTime viene spesso contrabbandato come un luogo sacro dell'accoglienza, una specie di nosocomio misericordioso, una clinica delle bontà e dell'altruismo che cura il disagio e la povertà. A quanto pare tuttavia sui 7+2 piani di questa gigantesca struttura nel cuore della città, per una notte l'atmosfera conventuale di centro di accoglienza e ricovero per poveri viandanti si potrà tramutare in festa scalmanata. Si ballerà "fino a mezzogiorno", ci saranno "cuochi e cucine da tutto il mondo", 60 musicisti, il tutto in un "grattacielo di sette piani" giù giù fino ai due piani sotterranei che da qualche tempo sono stati rubati dalla redazione di Scomodo, perché a Roma se vuoi fare editoria devi sputare sangue anche per avere un posto in un coworking, se invece sei amichetto dei banditi delle occupazioni puoi avere uno spazio di 2000 mq in pieno centro che nessun tuo concorrente non disposto a fare patti con i furfanti e a campare fuori dalle leggi potrebbe mai permettersi. Qui, sotto terra come i topi, altri eventi in nome della massima sicurezza e della messa a norma degli spazi. 


Una festa di dimensioni colossali. Capace di attirare migliaia di persone in uno stabile occupato illegalmente da anni, privo delle più basilari norme per la sicurezza (e igieniche), senza un briciolo di autorizzazioni di alcun tipo, rivendita di alcol e di droghe senza alcun controllo in un luogo che si considera ed è considerato purtroppo dalle forze dell'ordine al di sopra della legge. 

Leggendo il programma della manifestazione, il costo dei biglietti, gli eventi che si susseguiranno durante la serata ci immaginiamo la faccia dei tanti organizzatori di eventi onesti che ancora nonostante tutto resistono in città. Dal piccolo ristoratore al grande impresario. Tutti alle prese da mesi con la burocrazia, coi costi per la sicurezza, con le normative diventate stringentissime dopo i fatti di Piazza San Carlo a Torino, con l'obbligo di assoldare hostess e stuart pena la mancata autorizzazione per motivi di sicurezza del loro evento di fine anno: la fiera della Befana di Piazza Navona è stata chiusa proprio per questo motivo, ma lì si sono recati per fare un controllo i Vigili Urbani, a SpinTime avranno il coraggio di andare o l'avranno vinta anche stavolta le entrature, le raccomandazioni e la paraculaggine degli occupanti da sempre ammanicati a tutti i livelli? 

L'abbattimento dei costi di gestione tuttavia non ha impedito agli organizzatori di richiedere un biglietto di ingresso. Altro che "spazio restituito alla cittadinanza": se vuoi entrare in questo palazzo di proprietà altrui che hanno occupato e nel quale scaricano sulla collettività i costi delle bollette, ti fanno pure pagare! Senza alcuna vergogna e ritegno i biglietti sono in vendita sulla piattaforma Evenbrite a 21€ e spiccioli solo con PayPal o Carte di Credito, perché a parole tutti contro lo strapotere delle multinazionali, ma quando si tratta di fare proselitismo e soprattutto quando si tratta di incassare decine di migliaia di euro al nero non disdegnano di certo le grandi piattaforme globali. È la coerenza degli antagonisti...
Ovviamente 21€ sono solo per l'ingresso, per la musica e per il cibo offerto fino ad esaurimento al di fuori di ogni normativa sulla somministrazione e la conservazione di alimenti (auguri a chi mangerà!). Poi per arrotondare l'incasso - questione alla quale i gestori di Spin Time sono tradizionalmente molto molto interessati - c'è il bere. Birra e alcolici dappertutto, venduti a nero mentre chi organizza eventi in maniera seria è taglieggiato da tasse aziendali al 70%, tasse il cui introito paradossalmente andrà a pagare le bollette della luce che questi furbacchioni hanno riallacciato abusivamente inscenando la famigerata faccenda dell'Elemosiniere del Papa, una delle pagliacciate più meschinedel 2019

In definitiva il prossimo 31 dicembre 2019 in un imponente palazzo occupato ci sarà un numero imprecisato e non controllabile di persone, saranno violate le norme sulla Siae, saranno violate le norme sulla sicurezza, sulla vendita di alcolici, ci sarà un concentrato clamoroso di evasione fiscale, sarà fatta una feroce concorrenza sleale ai tanti capodanni a basso costo che si svolgono in strutture a norma e che si impegnano a pagare le tasse, ci saranno 18mila mq di edificio illegalmente abitato a disposizione di chiunque per fare qualunque cosa, con concerti e party perfino nei due piani interrati. 
Senz'altro non succederà nulla... Ma se succederà qualcosa. Se ci scapperà il collasso della ragazzina, se dovranno intervenire le ambulanze, se ci scapperà il morto per overdose o calpestato, se si verificherà la rissa o altri effetti incontrollati dovuti alla folla (basta un piccolo corto circuito, basta un po' di fumo per creare panico), la colpa non sarà dei farabutti irresponsabili che queste cose le organizzano. No. La colpa sarà del Comune, del Primo Municipio, della Polizia Locale e delle forze dell'ordine che decidono sistematicamente di lasciare impunita questa realtà. E la colpa sarà anche della stampa che continua ad ignorare (o, peggio, a raccontare in maniera distorta) questo edificio e altri edifici occupati della città lasciando che solo un piccolo blog si occupi di dire la verità e di denunciare l'assurdità, la violenza, la sopraffazione, la prepotenza di questa gentaglia che a Roma si sente sempre più padrona incontrastata.

Ecco perché la manifestazione di Roma ha UCCISO il movimento delle Sardine

15 dicembre 2019
Qui è il post dove vi spieghiamo perché il movimento delle Sardine (una sorta di populismo grillino di ritorno con 10 anni di ritardo, questa volta con la scusa di "cambiare i toni" della politica) è defunto a Roma nella giornata di oggi, 15 dicembre 2019.

Cresciuto rapidamente grazie ai social, ad un nome azzeccato, ad una situazione politica magmatica e sfidante e ad una oggettiva sebbene molto vaga voglia di partecipazione, il movimento delle Sardine è nato a Bologna con un profilo di indubbia simpatia e grande efficacia. Poi il movimento è cresciuto e si è articolato in altre città italiane con belle manifestazioni gioiose da Modena a Milano. Poi, però, è arrivata Roma. Chi vive a Roma e chi ne sa analizzare le attuali caratteristiche è perfettamente conscio dell'energia con la quale questa città riesce oggigiorno a maciullare tutto ciò che di buono le si para davanti. E fu così che Roma è riuscita a uccidere anche il movimento delle Sardine. Come mai ci è riuscita? 

Molto semplice: a Roma si è celebrata e palesata la avvilente connessione tra Sardine e Movimenti antagonisti, gruppi di occupatori abusivi, rappresentanti fondamentalisti e squadristi dell'estremismo romano della "lotta per la casa", centri sociali. Insomma, a Roma le Sardine hanno gettato la maschera dimostrando il niente o meglio il male che c'è dietro la bella faccia allegra di Mattia Santori. 

Per carità, il rischio c'era viste le premesse, ma mai ci sarebbe aspettati un suicidio così repentino da parte di un movimento che, ove ben gestito, poteva avere una gittata maggiore e durare un po' di più e magari influenzare le prossime tornate elettorali da una posizione entusiasmante e coinvolgente. E invece lo zero assoluto di contenuti è venuto al pettine immediatamente, dopo poche settimane, assai prima del previsto. Già il nulla su temi, progetti, visioni e programmi espressi in piazza lasciavano presagire il peggio, ma poche ore dopo la manifestazione la morte di questo movimento si è compiuto. Intendiamoci: le Sardine non spariranno subito. Come quei cadaveri che, trapassati da pochissimo, continuano ad avere energia elettrica nelle fasce nervose muovendosi a scatti, le Sardine seguiteranno a muoversi (e magari a far danni culturali più di quelli che stanno già facendo), ma non per molto.

Ma dove si è consumata la morte delle Sardine? Dove si è celebrata la connessione tra questo movimento spontaneo con il peggio della mafietta impiccettara romana? 

Spintime Labs è la risposta. Non bastavano le manifestazioni di piazza caratterizzate dalle stesse identiche sembianze dei patetici e inquietanti Vaffaday grillini di 10 anni fa. No. Le Sardine sono volute andare oltre, ma molto oltre. Da una parte hanno assunto la forma del peggior grillismo d'antan, dall'altra si sono praticamente fuse col peggio del movimentismo di estrema sinistra (che oltretutto a Roma assume forme smaccatamente fascisteggianti e squadriste). 
Molti simpatizzanti sardini che ancora non lo sanno rimarranno con un palmo di naso, ma è andata proprio così: le Sardine nel giorno subito seguente alla manifestazione di Piazza San Giovanni hanno giustamente deciso di tenere il loro primo "congresso". Un incontro sacrosanto per i vari leader territoriali dei gruppi che non si erano mai sentiti se non su Facebook. 

Le Sardine potevano riunirsi dove volevano. Sono il fenomeno politico del momento. Avrebbero potuto optare per mille spazi simbolici. Una azienda innovativa, un locale particolare capace di accogliere 150 persone, un coworking simbolo della nuova classe lavoratrice, magari Talent Garden, Copernico o Spaces. Oppure potevano chiedere uno spazio al Comune grillino che governa la Capitale: si sarebbe celebrata la già evidente sintonia grillino-sardina ma per lo meno sarebbe stato uno spazio istituzionale. Chessò il Macro o la Città dell'Altra Economia.

Nulla di tutto questo: si doveva consumare il suicidio e si è andati dritti verso il suicidio!

Il primo Congresso delle Sardine, riunione magari per decidere se presentarsi o meno alle prossime elezioni con una lista, si è tenuto dentro lo Spintime Labs, tra i banditeschi centri sociali romani il più banditesco di tutti, il più losco, il più subdolo, il più ammanicato, il più paraculato dalla politica a tutti i livelli dal Primo Municipio all'assessorato alla cultura passando per il Papa. L'esatto corrispettivo di Casa Pound. Un enorme spazio pubblico che potrebbe rappresentare una opportunità di sviluppo e di rigenerazione urbana e che invece da anni è ostaggio di un gruppo di prepotenti che utilizza gli alloggi come merce di scambio barattando alloggi con consenso. Un grosso stabile di proprietà dello Stato, quindi di tutti noi, ma privatizzato da un gruppo di prepotenti. Oggi in occasione del congresso sardino all'esterno c'erano i gorilla, che impedivano a chiunque l'ingresso. Una cosa di una prepotenza e di una violenza gigantesca. 

In piazza chiedono a gran voce trasparenza e poi nelle segrete stanze, chiudendosi a giornalisti, cittadini e osservatori, si riuniscono nelle sedi della "Bestia" dei movimenti antagonisti. Una "Bestia" che addirittura è arrivata prima di quella di Morisi e Salvini. È il paradosso dei paradossi. 

Un movimento che dovrebbe rappresentare il nuovo si è associato insomma alla cosa più superata, passata, triste, prevaricatrice, furba, aggressiva che c'è oggi a Roma. Un movimento che vuole rinnovare la politica ha simbolicamente suggellato la propria nascita in uno spazio che rappresenta il vecchio, vecchissimo modo di fare politica e di imbrogliare i cittadini. 

Inutile dire che questa scelta ha un solo vincitore: Matteo Salvini e tutti coloro che le Sardine, solo a parole dicono di voler combattere. Questa scelta assolutamente forsennata - celebrata da un vergognoso manifesto quest'oggi affisso fuori allo Spin Time con addirittura la firma di Action, la inquietante organizzazione che ha occupato lo stabile e che gestisce con metodi meschini molte occupazioni romane - avrà un solo risultato: allontanare dalle Sardine una percentuale considerevole di simpatizzanti. Tutti quelli dotati di raziocinio. Tutti quelli, insomma, che non sono minimamente intenzionati a tollerare illegalità, prepotenze, prevaricazioni, violenze come sono le occupazioni abusive - specie a Roma. 
Tutti questi si allontaneranno per forza; molti altri rimarranno delusi e perderanno ulteriormente speranza nella politica semmai ce ne fosse bisogno; altri ancora scopriranno l'ennesimo inganno e non saranno più disposti a credere a nulla e chissà ne farà le spese il prossimo movimento civico che magari sarebbe potuto essere quello giusto e non una nuova cialtronata. Stanno insomma non solo sbagliando, ma anche avvelenando i pozzi.
E così, con le loro scelte imbarazzanti, la loro malcelata ideologia da vecchia sinistruccia da occupazione del liceo, la loro ostentata assenza di contenuti di sostanza al di là della forma, le Sardine avranno contribuito ad apparecchiare il tavolo della stravittoria della peggior destra populista e sovranista che vi sia oggi in Europa. Per aggiungere folklore e tristezza al tutto, alla reunion sardina si è presentata anche Sabina Guzzanti: Salvini e Meloni gongolano oggi più che mai. E la beffa è che la corrente elettrica per la riunione gliel'abbiamo pagata pure noi...

Se Spelacchio finalmente è bello il merito è tutto di Roma fa Schifo. Ecco perché

8 dicembre 2019
Che siamo presuntuosi non lo si può negare. Ma poi bisogna valutare se uno è presuntuoso a ragion veduta oppure se uno è presuntuoso senza averne titolo. Noi speriamo di finire nella prima casistica. Per lo meno per questa faccenda che stiamo per raccontarvi brevemente.

Forse molti lettori non si ricordano più i contorni dello scandalo-Spelacchio (sì, un autentico scandalo, uno dei tanti di questa amministrazione raccapricciante) che percorse la città nel 2017. Ebbene all'epoca, nell'analizzare il perché di quella situazione (non solo l'albero era orrendo, non solo era costato una cifra assurda, ma tutta quella cifra era stata sborsata dal Comune ovvero da noi!), spiegammo con lunghi articoli come si regolavano altre città e in particolare Milano, città con la quale per dimensioni ha più senso fare raffronti.

Ebbene a seguito di questo articolo (vi chiediamo la pazienza di rileggerlo, non guasta) l'amministrazione si convinse e a partire dall'anno successivo optò per fare ESATTAMENTE QUELLO CHE CHIEDEVAMO E INDICAVAMO NOI ovvero un regolare bando che poi venne vinto giustappunto dalla società (l'unica capace a fare queste operazioni ad alto livello) che indicammo noi in quell'articolo scritto in tempi insospettabili.

Insomma se abbiamo un albero di Natale non spettacolare come quello di Milano ma comunque molto molto bello e di cui finalmente non vergognarsi lo dobbiamo - anche questa volta - a Roma fa Schifo. Molti ci considereranno dei presuntuosi o addirittura dei pazzi millantatori, ma noi e quella parte di lettori più attenti sanno che è così. Ma soprattutto sanno che è così negli uffici del Comune dove - le gole profonde non ci mancano - ci hanno spiegato che la scelta di muoversi finalmente come si muovono tutte le grandi città del mondo è venuta leggendo il nostro contenuto. Prima i pentecatti erano radicalmente contrari ad una soluzione come quella perché contrari ai privati; gli stessi profili Facebook di esponenti pentadementi che oggi esultano taggando Netflix e IGPDecaux due anni fa giuravano che mai si sarebbe lasciato campo libero ai privati nell'organizzare l'albero di Natale della città.

Gli articoli servono anche a questo. A mettere nero su bianco le cose e a mettere a nudo la stupidità. Talvolta stanandola.

Addio ViviBistrot. Raggi chiude l'unico punto ristoro (e unico bagno!) di Villa Pamphili

7 dicembre 2019
Di Villa Pamphili, presa come modello dell'incapacità di questa (e delle precedenti) amministrazioni totalmente inabili a trasformare in opportunità i problemi abbiamo già parlato diffusamente e vi invitiamo assolutamente ad andare a rileggervi soprattutto questo articolo, ma anche non dovete perdervi questo e se avete tempo anche quest'altro.




Le fondatrici Daniela Gazzini e Cristina Cattaneo
 Tuttavia come accade sempre più spesso a Roma, la sensazione di aver toccato il fondo è sempre smentita. Perché il giorno dopo si va più giù, sempre più giù. Villa Pamphili è stata massacrata, due bellissimi progetti di rigenerazione, cultura e ristorazione sono stati umiliati a causa della burocrazia, il disinteresse della Giunta Raggi è stato fragoroso, e ora - tra qualche giorno - chiuderà anche l'ultimo presidio di civiltà dentro questo parco urbano di dimensioni enormi. L'unico luogo capace di offrire una bibita d'estate e un the caldo d'inverno, soprattutto l'unico posto in grado di offrire dei servizi igienici in tutta la villa.
Gestito da un dinamico team di imprenditrici e fondato nel 2008, ViviBistrot è uno dei pochi esercizi commerciali aperti in spazi di proprietà del Comune a pagare una cifra di mercato di affitto. Questo significa che il Comune non solo genera povertà, disoccupazione, degrado e deficit di servizi, ma oltretutto rinuncia pure ad un introito. E questo perché? Per l'incapacità, in oltre tre anni, di gestire un semplice rinnovo di contratto.
ViviBistrot è andato in scadenza di contratto a fine 2015. Non sentendo nulla i titolari dal 2016 hanno iniziato a chiedere conto al Comune per avere una proroga o per fare un nuovo bando ("come è giusto che sia" dicono correttamente dal ViviBistrot). Nulla. Il silenzio. Gli imbarazzanti, ridicoli, inquietanti uffici di Roma Capitale non hanno mai risposto. Mai. "In tre anni" dicono al VB "nessun ufficio comunale ha mai risposto ai nostri appelli. Non sono stati in grado di scrivere un semplice bando. Ora tutto andrà in pasto ai topi e sarà occupato da sbandati".
In compenso lo scorso 3 dicembre è arrivata la notifica di sgombero da parte di Roma Capitale. Il 3 gennaio 2020 il ViviBistrot sarà costretto a chiudere. A fronte di centinaia di beni comunali occupati senza titolo (ma se osi toccare gli abusivi, spunta il vicesindaco a difenderli; quelli si), di centinaia di beni comunali affittati a 15 euro al mese, Roma Capitale si è accanita chissà perché contro l'unico bene comunale che era ben tenuto, restrutturato a spese dei tenant, che pagava regolarmente una affitto alto e che offriva servizi e iniziative sociali.
I miserabili al governo in Campidoglio, tra collusioni, incapacità, idiozia e abisso di cattiva fede, non si smentiscono neppure questa volta. L'amministrazione più disgustosa d'occidente resta coerente con se stessa.
Cosa fare? Intanto leggere con la massima attenzione LA PETIZIONE e firmarla. E' l'unico modo per stare vicini al ViviBistrot e per dire all'amministrazione che il loro raccapricciante modo di governare non passa inosservato. Stanno radendo al suolo tutto. Tutto.

UPDATE: alla fine di dicembre il Comune è tornato sui suoi passi, il chiosco rimarrà attivo fino a nuovo bando

Perché questo articolo è riuscito a ingannare mezza città?

5 dicembre 2019
Il livello di assoluta emergenza intellettuale e culturale della città lo puoi verificare analizzando come e quanto è stato condiviso un articolo uscito qualche settimana fa su Il Tascabile.

L'articolo ha girato molto durante la prima metà di novembre. Aveva del resto tutte le caratteristiche per girare all'impazzata: era una trappola, e tutti ci sono caduti. Tono di voce erudito e competente, foto assai suggestive, scrittura semplice, chiara anche per chi non conosce i fatti elencati. E soprattutto la chicca: l’opportunità per tutti i cittadini romani - che in cuor loro sanno alla perfezione di essere in parte colpevoli in prima persona delle condizioni inaccettabili in cui versa la città - di scaricarsi spudoratamente la coscienza. Questo articolo mi spiega che la colpa di sto schifo non è mia neppure un po’ e dunque lo condivido! Il ragionamento inconscio di molti è stato questo.

Questo articolo in realtà racconta alla perfezione perché la città non uscirà mai fuori dalla pozzanghera di sterco in cui si rotola tutto sommato godendosela.

Il livello di negazionismo tocca vette psichiatriche. Il sotto testo (e anche il sovra testo) è chiaro: i cittadini si comportano in maniera incivile? Interi settori economici sono in mano al racket? L’amministrazione preferisce lucrare clientele mandando tutto in rovina piuttosto che governare in maniera rigida e seria? Gli investitori fuggono a causa di una ostilità ostentata verso chi fa impresa e a causa di una burocrazia assurda, malata e inefficiente? Il clientelismo è a livelli tali che ogni singolo amministratore è sotto ricatto? Niente paura: è colpa del disordinato sviluppo urbanistico del passato, dal Dopoguerra fino agli anni di Veltroni. È lì l’unico problema. Se il Comune non risolve il problema delle bancarelle, dei cartelloni, dei lavori pubblici, dell’arredo urbano, se i grandi eventi sono nemici invece che opportunità, se la gente si ferma in doppia fila anche se la prima fila è libera e se le buche sulle strade raccontano di corruzione e inefficienza è colpa di Porta di Roma, di Ponte di Nona e di Parco Leonardo. 

È colpa dell’urbanistica sbagliata del passato. E visto che il passato non si può modificare allora significa non solo che la città non potrà cambiare mai, ma che neppure ha senso lamentarsi. Se lo fate portate avanti una “retorica
 del degrado”. Perché il degrado, l’illegalità, la sopraffazione, l’umiliazione, la prevaricazione, la prepotenza specie a danno delle fasce più fragili, l’oggettiva impossibilità di condurre una vita normale, sono invenzioni, esagerazioni. Sono “retorica”! Dunque, non sono un problema reale. L’unico problema sono le folli (condividiamo) scelte urbanistiche degli anni passati. Gli unici problemi sono quelli che non possiamo affrontare e non possiamo risolvere. 

Come i pochissimi lettori accorti avranno capito, tuttavia, l'articolo non ha il fine di spiegare come si è sviluppata la speculazione edilizia a Roma. Quella è ormai una lagnanza accademica che tutti conoscono e che si insegna perfino al liceo. La storia della speculazione edilizia è vera e la conosciamo tutti. L'obbiettivo dell'articolo è solo apparentemente affermare "Roma è in queste condizioni solo per le colpe del passato". L'obbiettivo è più sottile: è giustificare il presente soprattutto quello composto dai movimenti per la casa, organizzazioni politiche violente e subdole che di tanto in tanto riescono a piazzare (anche su testate serie, questo è davvero singolare) articoli come questo per depistare. Proprio quando stai seguendo la storia, proprio quando assume le sembianze di un racconto oggettivo, cronologico, ben scritto, proprio quando le tue difese di lettore si abbassano arriva il fendente che ovviamente entra come coltello nel burro. E così i lettori escono dal contenuto convinti che i poveri occupatori siano in realtà semplici vittime e non approfittatori. 

Un modo losco e scorretto di fare giornalismo e comunicazione. Per il 95% del contenuto assumo le sembianze di una nonnina che ti spiega e nell'ultimo 5% mi rivelo per quello che sono: un lupo che ti vuole divorare. Quando però è troppo tardi e la schiacciante maggioranza dei lettori non sa più difendersi e ci casca. Ecco dove sta la vera retorica.

Ma questo articolo non fa solo questo: va perfino oltre. Non si limita nel tentativo di legittimare sottobanco le angherie di gruppi del tutto simili alla camorra che imperversano a Roma da anni impedendole di essere una città normale. No. Questo articolo (e non è certo il primo, ma solo l'unico di una sciatta serie di articoli iniziati probabilmente da Christian Raimo qualche anno fa) cerca di convincerti che Roma è in preda ad una autentica ossessione anti-degrado. Dipinge una città piena di paladini del decoro, nerd fissati che pensano tutto il giorno a come combattere le anomalie. 

Tutti sappiamo che la verità è un'altra. Tutti sappiamo che in realtà a Roma c'è il problema contrario ovvero il 99% della cittadinanza che se ne frega di tutto, che non partecipa, che non si interessa, che vive immersa nella totale omertà. A loro però questa cosa non basta. Il loro mondo ideale, il mondo in cui possono continuare a fare i loro comodi (sovente illegali) senza alcuna conseguenza, prevede che neppure l'1% della popolazione si civicamente attiva. Anche questi vanno annichiliti, annientati e per farlo bisogna renderli ridicoli, disegnarli come parte di una frenesia collettiva che non è mai esistita. 

Un articolo che merita una analisi perché unisce scorrettezza e faziosità ad una sofisticatezza inedita fino ad oggi. Corroborata dal supporto: una rivista autorevole facente addirittura capo alla Enciclopedia Treccani. Un salto di qualità da parte di coloro che stanno facendo carte false per evitare che questa città si svegli e cambi.




Incidente a Colli Albani. Ecco perché è morta Alessia. Un video agghiacciante

26 novembre 2019
Ormai, dopo oltre 10 anni, andiamo a colpo sicuro. Quando - stamani - ci siamo recati su Via Appia Nuova angolo Via Menghini - ovvero nell'esatto punto in cui cinque giorni fa è morta Alessia Marino arrotata da un camion - sapevamo già da prima cosa avremmo trovato. 

Le immagini - raggelanti secondo alcuni assolutamente ordinarie secondo molti - parlano da sole e non ha senso accompagnarle con troppo testo. Invitiamo semplicemente i lettori a seguire il filmato che spiega alla perfezione i motivi per cui un ennesimo evento luttuoso è avvenuto sulle strade di Roma. 

La stampa e la politica parla sempre delle solite cose quando ci sono incidenti mortali come questo. La velocità, la droga, l'alcol. Tutte cavolate vergognose che uccidono due volte le vittime. 


I motivi per cui questo incidente (ma riguarda decine, centinaia di altri incidenti) è avvenuto sono altri.


1. l'arredo urbano
Semplicemente imbarazzante, il video ne parla. I politici a 5 Stelle - autentici criminali dell'amministrazione - si vantano ogni giorno per il rifacimento delle strade. Ma per rifacimento delle strade intendono ESCLUSIVAMENTE il rifacimento della carreggiata a vantaggio delle auto quando la vera esigenza a Roma è il rifacimento degli spazi pedonali a vantaggio dei pedoni. Finché non si capisce questo Roma continuerà ad avere dieci volte i morti che ha Parigi. Il concetto di "strada nuova" (ci hanno fatto pure un abstract, questi furfanti del consenso) per loro è qualcosa di superato da decenni. 


2. la segnaletica
Semaforizzazione folle. Svolta a destra con semaforo verde anche per i pedoni senza nessuna segnalazione. Un'autentica pazzia probabilmente totalmente fuori norma: solo a Roma la sciatteria porta a questi esiti

3. la sosta selvaggia delle vetture e l'assenza di sanzioni
Anche su questo il filmato parla da se e ci scusiamo per la voce rotta dalla rabbia e dall'indignazione per quanto abbiamo dovuto riprendere col telefonino questa mattina: cinque giorni dopo c'era la stessa situazione, senza ritegno, senza rispetto, senza controllo...
Ma anche in occasione dell'incidente le forze dell'ordine si sono affrettate a portare in questura l'autista del camion trascurando completamente i rilievi sulle auto in divieto che erano le vere responsabile della faccenda. I cittadini che avevano generato le condizioni per quell'assassinio sono andati via come nulla fosse successo, senza manco la multa quando invece meritavano un rinvio a giudizio per concorso in omicidio colposo...
Alessia Marino

Rifletteteci: con una situazione simile (ci si è messo anche il sole, e lo abbiamo documentato appositamente perché siamo andati sul luogo esattamente alla stessa ora in cui è avvenuto il sinistro) chiunque di noi può trasformarsi in assassino...

Ci si sarebbe aspettati un presidio, una riqualificazione dei marciapiedi, una installazione di una telecamera per scoraggiare la doppia fila, una pianificazione di un intervento per la messa in sicurezza di questo incrocio. Invece non si è fatto nulla. Dopo neppure una settimana tutto è come prima in attesa del prossimo morto triturato dalle ruote di un camion.

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