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Il racket delle occupazioni a Roma e il ruolo inquietante di Nicola Zingaretti

28 agosto 2017
Negli ultimi giorni, complici i fatti di Piazza Indipendenza, abbiamo provato a mettere di nuovo in fila le nostre idee sul mondo delle occupazioni, dell'immigrazione, dell'accoglienza, della presunta e in realtà inesistente emergenza abitativa romana. Lo abbiamo fatto con una lunga analisi sull'occupazione del Palazzo Curtatone e con una lunga analisi delle possibili conseguenze di un cambio di politica da parte del Ministero degli Interni. Cose che abbiamo sempre detto, ribadite in un momento particolare. Ma restavano sempre idee nostre e solo nostre. Molto meglio, in questo casi, trovare pareri esterni.

Ci mancava un pezzo. Un pezzo sostanziale. Ci mancava di arrivare al motivo della recrudescenza degli ultimi anni. Ci mancava di spiegare il perché della crescita di questo odioso fenomeno. CI mancava un pezzo di quadro politico e soprattutto ci mancava di inquadrare il ruolo che la giunta di Nicola Zingaretti ha avuto nella situazione che si è venuta a creare. Zingaretti diventa presidente della Regione Lazio nel marzo del 2013. I movimenti per la casa organizzano i loro Tsunami Tour e nell'ottobre dello stesso anno prendono possesso degli immobili, il Comune (all'epoca Luigi Nieri è, come scrive il Tempo, vice sindaco con la passione delle okkupazioni) non fa nulla, la Regione invece fa: si mette a scrivere una legislazione e un insieme di norme e delibere che premino i criminali che avevano occupato e che strumentalizzavano e strumentalizzano povertà e disagio delle persone. Per spiegare tutto questo e per mettere su questa storia il tassello che mancava, ovvero l'enorme responsabilità di Nicola Zingaretti, abbiamo preso in prestito, rubandolo dal suo profilo Facebook, un testo scritto dall'avvocato Benedetta Piola Caselli. Non vi perdete neppure una riga. 

***

MORTIFICARE GLI ONESTI: LA GRANDE TRUFFA DELLA REGIONE E DEI MOVIMENTI DIETRO LE CASE POPOLARI E LE OCCUPAZIONI
Questo post è un mattone: leggetelo se siete fortemente motivati.
Spiega, da un punto di vista giuridico (analizzando leggi regionali e delibere), quali sono gli interessi in gioco nei vari bracci di forza sgombero/non sgombero.
Vi siete chiesti perché le famiglie in stato di bisogno abbiano rifiutato le villette a Rieti?Davvero avete creduto che fosse perché i figli non potevano cominciare l'anno scolastico in un istituto diverso, et similia? Ovviamente no: la posta in gioco e' ben diversa. Sono le case popolari. Ecco il senso delle "Delibere" di cui stavano parlando. E non è un'invenzione loro: le Delibere esistono.
Il discorso su chi ha diritto e chi veramente prende le case popolari è parecchio complicato. Lo riassumo cosi:  la Regione ha promesso agli occupanti una parte consistente (loro dicono il 30 per cento) degli alloggi in barba alle graduatorie delle case popolari.
Cioè:
1) chi commette un reato ha una via preferenziale nei confronti di chi non lo commette;
2) chi prende la casa con questa via potrebbe non essere "altrettanto povero" che quelli che sorpassa, e che aspettano nelle graduatorie.
IL COMUNE STA CERCANDO DI RESISTERE.
O, almeno, cercava di resistere con Tronca (ora non so).
Come? Tronca aveva fatto una contro Delibera, che cercava di frenare tutto questo, riducendo al 15% le case attribuite per gli occupanti. Ed infatti i movimenti la contestavano ferocemente. Nel casino applicativo, tutto si era impantanato.
Sottolineo che la Delibera Regionale è anche in contrasto con fonti superiori: Legge e Regolamenti Regionali, e perciò è illegittima.
Di che stiamo parlando, quindi?
Perché, allora, i nostri politici favoriscono le occupazioni sulle graduatorie? Perché nessuno prende il toro per le corna?
Per:
1) consenso elettorale (vedete bene cosa si è scatenato con lo sgombero di via Curtatone)
2) per problemi di ordine pubblico: perché i Movimenti per il Diritto all'Abitare fanno gli scontri di Piazza e i vecchietti in graduatoria, invece, no.
Questo qui sotto è uno stralcio che avevo mandato, ai tempi, ai candidati Giachetti e Fassina e che, ovviamente, non hanno mai risposto. Mi risposero, invece, i Prefetti...

LA GRANDE TRUFFA AI POVERI DELLE DELIBERE REGIONALI
Che cos'è la delibera Tronca, e perché gli occupanti ce l'hanno tanto con lei?
E' una delibera (la 50/16) con cui il Comune attribuisce il 15% delle case popolari disponibili agli occupanti di immobili pubblici e privati contenuti in una speciale lista, che individua 16 occupazioni considerate fatiscenti e che devono essere sgombrate.
Il resto va alle graduatorie generali ed agli ospiti dei residence. A questo 15% si affianca un numero imprecisato di "altri immobili" che la Regione metterà eventualmente a disposizione.
Agli occupanti la delibera non piace perché:
1) La ritengono più sfavorevole di quella regionale (la 110/16) che attribuiva molti più alloggi (dicono: il 30%, ma di questo numero non c'è traccia in delibera);
2) La lista delle occupazioni beneficiarie in quella regionale era molto più ampia;
3) Le occupazioni "premiate" in delibera comunale - pur con significative eccezioni - sono tendenzialmente indipendenti dai movimenti che coordinano la lotta per il diritto ad abitare;
4) La delibera prevede che, attribuiti gli alloggi, si proceda agli sgomberi.

E' vero che l'emergenza abitativa è un problema gravissimo. Però, se si vuole affrontare correttamente il problema delle "case agli occupanti" è necessario tenere conto di alcune cose fondamentali, e non cedere alla retorica del sentito dire.

a) Le case agli "occupanti" di immobili pubblici e private sono sottratti alle graduatorie generali di assegnazione. Questo significa che per dare una casa ad un poveraccio, la si sottrae ad un altro poveraccio (che è verosimilmente il più poveraccio fra tutti, perché sarebbe in cima alla graduatoria generale, e quindi la casa sarebbe attribuita a lui).
b) Non è detto che che l'assegnatario occupante sia altrettanto povero del non assegnatario in graduatoria generale.
Infatti agli occupanti le case vengono attribuite con bandi speciali: i requisiti per partecipare a questi bandi sono: 1. essere occupanti al 31 dicembre 2013; 2. avere i requisiti di accesso alle graduatorie delle case popolari.
Ma quali sono i requisiti di accesso alle graduatorie delle case popolari? Questi (Legge regionale 12/99 art.11): 1) Un reddito non superiore a circa 32.500 euro lordi a nucelo familiare (non sto scherzando, avete letto bene: da ultimo bando); 2) Non avere immobili di proprieta' (o altri diritti reali) nel comune di residenza o sopra un certo valore; 3) Non essere gia' assegnatari di casa popolare (o averla occupata illegalmente) ; 4) Avere la residenza nel comune.
Bene: questo significa che un baldo giovanotto con circa 2.500 euro lordi al mese (compresa la tredicesima), sano, single, con una piccola casa di proprieta' a Viterbo, puo' fare domanda a Roma ed essere ammesso nella graduatoria generale in attesa di un alloggio popolare.
Ovviamente non lo otterrà mai, perché la graduatoria generale prevede tutta una serie di ulteriori requisiti che fanno punteggio (invalidità, reddito, composizione del nucleo familiare, assenza di dimora/sovraffollamento certificato, etc ... Regolamento Reg. Lazio n. 2/2000 art. 2) per cui in cima alla graduatoria generale ci sono vecchietti disabili, soli, con la pensione minima, che vivono in dormitori pubblici (o situazioni equivalenti).
Nel bando speciale, invece, il nostro giovanottone ha solo la concorrenza degli altri occupanti: anche volendo applicare gli stessi criteri, le sue possibilità di assegnazione sono molto più alte.
E' invece una certezza che persone in effettivo disagio - ma comparativamente in situazione migliore rispetto ai vecchietti invalidi in graduatoria generale - ottengano la casa a scapito di quelli.
Ci si trova con il paradosso, quindi, che chi ha compiuto un atto illegale (pur spinto dalla necessità) si trova avvantaggiato a scapito di chi ha rispettato la legge, pur essendo in condizioni assai peggiori.
Che dovrebbero esserci più case per tutti, è un altro discorso. Ed è corretto: ma qui stiamo parlando delle risorse realmente disponibili.
Ma davvero le norme prevedono questo?
Ovviamente no, se correttamente interpretate.
Lo prevedono pero' le due Delibere, quella Regionale e quella Comunale (che cerca di mettere una toppa a quella Regionale, riducendola), che così si pongono in contrasto con fonti precedenti e superiori.
Infatti la Legge Regionale ed il suo Regolamento prevedono che in determinate situazioni di emergenza, una quota di immobili possa essere "sottratta" alle graduatorie generali ed attribuita per tamponarle.
Queste situazioni sono tassative (Reg.reg. 2/2000 art. 13) : calamità naturali, rilascio forzoso a seguito di calamità, donne che hanno subito violenza, presenza di handicap psicofisici, rientro di emigrati, occupazione di immobili PUBBLICI destinati all'uso PUBBLICO (quindi NO occupazioni di proprietà privata, o beni abbandonati e che il Comune non utilizzerà mai).
La quota è fino al 25% del totale, con un 20% da attribuire ai profughi.
Quello che rimane, va spartito fra le situazioni di emergenza sopra indicate (e non attribuito ad una soltanto).
Soprattutto, queste situazioni speciali aggiungono punteggio ai requisiti di progressione delle graduatorie, e NON permettono la loro deroga (Reg. Reg. 2/2000 art. 1 n.4; art. 2 n.2 ter).
Questo vuol dire, ad esempio, che il vecchino povero e disabile, che sta occupando uno stabile pubblico destinato ad uso pubblico, potra' partecipare al bando speciale rispetto al vecchino povero e disabile che non sta occupando, perché ha ANCHE quel problema in più.
MA NON che qualsiasi occupante ha "diritto" alla casa popolare, per il solo fatto di essere occupante ed avere gli ampissimi requisiti d'accesso prima descritti, come invece compare nelle delibere.

C' E' UN'ALTRA QUESTIONE FONDAMENTALE: I CENSIMENTI.
Un problema gravissimo riguarda capire chi è dentro le occupazioni. Questo è il vero braccio di ferro col Comune.
Infatti, non tutti gli occupanti sono in stato di bisogno: alcuni occupano per opportunità, a volte anche con un lavoro regolare (per mandare più soldi a casa, per essere più vicini al posto di lavoro, perché nell'occupazione hanno amici o business...).
Nella confusione di considerare tutti "in emergenza", viene favorito anche chi non si trova in stato di fragilità e potrebbe pagare regolarmente un affitto.
Il caso di Piazza Indipendenza è indicativo: su 800 persone, solo 107 sono state trovate in reale bisogno.
Inoltre, come spesso accade, NON AVEVANO FATTO DOMANDA PER LE CASE POPOLARI, anche quelli che ne avrebbero avuto diritto (come alcuni dei profughi più anziani).
Perché? Perché i Movimenti spesso sconsigliano di farlo: la casa la si deve prendere con "la lotta" e non con la normale attesa nelle graduatorie.
In altre parole, grazie a loro, ai Movimenti, (e attraverso le "loro" graduatorie speciali), e non grazie alle leggi dello Stato (ed alla comparazione del bisogno su regole valide per tutti).

Infine, una nuova Delibera Regionale, due mesi fa, ha spiegato come vada interpretato il requisito (per le graduatorie speciali) di essere occupanti "al 31 dicembre 2013": e cioè che chiunque occupa ADESSO immobili che erano occupati al 31 dicembre 2013, avrà diritto ad entrare nella graduatoria speciale.
Dentro tutti, quindi. Una grande vittoria dei Movimenti, ed una grande sconftta per la giustizia.

***

Vorrei sapere come si può parlare di giustizia sociale difendendo un paradosso giuridico che è anche, eticamente, un sopruso. Una guerra di poveri contro poveri, certamente: ma che ha il senso piu' ampio della sconfitta delle regole poste a tutela PROPRIO dei più poveri.
Vorrei sottolineare altre due cose.
La delibera regionale 110/16 prevede un cospicuo finanziamento per il recupero di immobili e la trasformazione in "mini" appartamenti. Questa è una cosa santa santissima.
Però, la Delibera prevede che sull'assegnazione ci sia la precedenza dei nuclei già presenti.
Ora, siccome questi stabili sono gestiti da organizzazioni che decidono chi sta e chi non sta, sostanzialmente il "diritto" alla casa è abdicato al capriccio di questi ... (...) diciamo: ... di terze persone..., che non sono lo Stato.
Ad esempio, uno dei recuperi finanziati è quello dell' IPAB San Michele, che è occupato e gestito dal Coordinamento di Lotta per la Casa.
Nel 2012, il Coordinamento cacciò per strada con la violenza 10 nuclei di donne sole (no uomini), anziane, con bambini, alcune malate, dopo 6 anni di occupazione, per un totale di quasi 30 persone (tutte deboli ed indifese).
Su questi fatti è in corso un processo penale per violenza privata aggravata contro le donne (rgnr 33837/12).
Il pretesto era che il 19enne Jim Paul aveva offeso la fidanzata di Luca F., capo del Coordinamento, mimando del sesso orale mentre succhiava un ghiacciolo.
Questa terribile offesa, intollerabile ai paladini dei diritti delle donne, venne vendicata con la mega rappresaglia contro tutte le donne che difendevano Jim Paul e sua madre, ed indirettamente i loro bambini.
Questi fatti avvenivano - surprise! - giusto prima della Delibera di attribuzione dei fondi 2013 per il RECUPERO (no: autorecupero) del Casale, e che poi saltò, e che oggi è approvata: ma questo non è oggetto di imputazione, quindi taccio.

Infine, un'ultima nota spinosa.
E' giusto e sacrosanto che non esista alcuna distinzione nell'attribuzione degli alloggi basata sulla provenienza geografica: un immigrato ha gli stessi diritti di un cittadino, se legalmente soggiornante ed in pari condizioni di disagio (il vantaggio è solo per i profughi, come detto).
Ma gli occupanti di stabili sono in grandissima parte stranieri. Le persone in attesa in graduatoria sono per la maggior parte italiane. Quando la destra dirà che le case degli italiani sono attribuite agli stranieri, in barba alla giustizia sostanziale, ed in barba alla legge, avrà ragione. Sapete che c'è? Oltre il danno la beffa.
Benedetta Piola Caselli


I vantaggi diretti a molti stranieri, chiude Piola Caselli, ma i vantaggi indiretti, aggiungiamo noi, agli italianissimi che dirigono il traffico. Il testo, raggelante, ci aiuta enormemente a renderci conto come questo movimento che poteva e doveva essere stroncato è stato in realtà alimentato, allisciato, blandito dalla politica, soprattutto dalla politica regionale che da anni sta producendo appositamente norme inquietanti che finiscono per favorire un racket. Perché? Perché l'amministrazione regionale ha scritto delle leggi regionali assurde che rubano (rubano!) i diritti a chi li ha maturati con sacrificio e li regalano a chi non li ha e a chi delinque?

Tutte le carte sulla nuova Roma-Lido. Potrebbe trasformarsi in metro, ma Zingaretti non vuole

29 luglio 2016

Lo scandalo che si sta concretizzando in questi giorni riguardo al progetto di trasformazione in metropolitana moderna della Roma-Lido merita la massima attenzione perché cade in un periodo fin troppo estivo e rischia di non avere la visibilità che merita. 

Una società francese, anzi, meglio, la più grande società francese di trasporti e una delle più grandi del pianeta, ha proposto un accordo alla Regione Lazio, proprietaria della Roma-Lido per prendere la gestione della infrastruttura e trasformarla da carretta sgangherata quale è in moderna metropolitana. La cosa costerebbe alla Regione un investimento minimo, poco diverso da quello che attualmente viene profuso per far gestire, coi piedi, l'infrastruttura ad Atac. Chiaramente non si tratterebbe di una temuta (!) privatizzazione come molti baterano, niente affatto (tra l'altro stiamo parlando di una società pubblica sebbene francese, pensa tu). Si tratterebbe semplicemente di dare ad altri la gestione, non la proprietà della linea: la gestione e stop. 

Ratp, così si chiama l'azienda francese, investe tempo e risorse per fare il progetto, aspetta i soliti anni che in Italia pare debbano essere aspettati per farsi dare una risposta, ma poi neppure la ottiene. La Regione Lazio fa sapere di non essere interessata attraverso i giornali, a mezza bocca, con dichiarazioni sprezzanti, inesatte, disinformate da parte dei soliti assessori mezzatacca della Giunta Zingaretti. 

Cosa è successo? E' successo che, come tutti ormai sappiamo, Atac è il bancomat non solo della politica romana, ma di tutta la politica (specie per quanto riguarda il PD) a livello nazionale. Una faccenda che, quando emergerà plasticamente a livello giudiziario, ci farà impressione e ci resterà impressa nella mente per anni. Per ora si lavora per ostacolare qualsiasi cambiamento. Se dovesse passare il concetto che Atac può perdere via via dei pezzi e se poi questi pezzi, una volta assegnati ad una società privata, dovessero finalmente funzionare in maniera europea ed efficiente, tutto potrebbe andare a gambe all'aria. Pensate alla Roma Lido data ai francesi e, dopo qualche anno, funzionante alla perfezione. Diventerebbe una spina nel fianco di Atac atroce, Atac diventerebbe ancor più - a furor di popolo - indifendibile e con lei indifendibili i suoi sindacati. E cadrebbero le mille clientele, le mille corruzioni, le mille possibilità di assunzione, i mille segreti che si celano dietro la municipalizzata romana. 
Pensate che roba: tra qualche anno tutte le linee Atac sempre a pezzi, metro incluse, e solo una funzionante e guarda caso gestita da un soggetto diverso da Atac. Anche il più idiota dei cittadini arriverebbe a fare due più due...
Questo è l'unico motivo per cui la Regione, inventandosi anche bugie, ha rifiutato questa proposta che abbiamo modo qui - grazie a MetroXRoma - di pubblicare per esteso in tutte le sue slides. 

"Dai giornali apprendiamo che rifiutano perché nel nostro progetto mancherebbero delle nuove stazioni. Ma il progetto punta a far funzionare quello che c'è. Quanto alle nuove stazioni bastava che ce le chiedessero. Perché non ci hanno chiesto aggiustamenti al progetto?" dicono da Ratp. Semplice, perché ci sarebbe stato il rischio che poi gli aggiustamenti richiesti sarebbero stati accettati dall'azienda e a quel punto il decisore politico non poteva far altro che dar seguito alla proposta. In questo contesto in qualsiasi caso sarebbe nata una trattativa come quella che Caudo e Marino fecero con gli investitori privati dello Stadio della Roma, una trattativa per ottenere il massimo possibile a vantaggio del pubblico. Ma guai! Qui l'obbiettivo era cacciare via gli investitori, non certo ottenere il massimo da loro.
"In realtà" continuano da Ratp parlando con il Comitato MetroXRoma "Abbiamo comunque previsto tutte le predisposizione al fine di lasciare la politica libera di scegliere quali e quante stazioni prevedere. Noi abbiamo dato disponibilità di sviluppare lo studio di fattibilità di un collegamento tra l’Aeroporto di Fiumicino e la stazione di Lido nord. Su Ostia antica avevamo anche dei progetti di collegamento diretto e visita degli scavi con mezzi ecologici e con accoglienza dei turisti. Di idee ce ne sono molte e noi siamo abituati a realizzarle". 

La politica però, anche se la sua azione porta a risultati tragici, non è abituata a cedere il potere e a mollare la presa su ambiti dove può esercitare il ricatto e la clientela. Il tutto, a livello regionale, si svolge nell'assoluto e assordante silenzio del Comune che non solo di Atac è primo azionista, ma che subisce gravemente le conseguenze di una linea non funzionante. Ne Meleo ne Stefàno hanno detto una parola a riguardo. Anzi, sotto sotto, sono d'accordo anche loro con il vecchiume da vecchissima politica rappresentato dalla Giunta Zingaretti: l'infrastruttura non deve essere gestita da chi potrebbe farla funzionare per davvero, perché poi sarà impossibile spiegare ai cittadini che i privati vanno tenuti alla larga e che la politica è meglio di loro...




























Facciamo appello ai cittadini a farsi sentire, a spiegare al decisore politico che il Re è nudo e che la gente ha capito quale è il gioco. Vi stanno privando della stessa possibilità di vivere una vita dignitosa. Se ve ne state zitti, siete complici. Ma soprattutto vi stanno privando della possibilità di vivere in una città in salute, ricca, piena di opportunità. Roma è l'unica grande metropoli con il mare e con la possibilità di sviluppare un turismo anche balneare. Tutto questo è pregiudicato da una organizzazione indegna della costa, ma anche e soprattutto da mezzi di trasporto incivili. Pensate a cosa significherebbe a livello economico un mare collegato in maniera civile con la città. Pensateci un istante...

Ma lo sapete che a Roma è vietato aprire un bed&breakfast? Scherzi di Zingaretti

25 luglio 2016

Nell'agosto 2015, del tutto inaspettato e senza un'opportuna consultazione delle parti coinvolte, è stato emanato dalla Regione Lazio il nuovo regolamento regionale n.8 del 2015 sulle strutture ricettive extralberghiere.
Sin da subito contro questo Regolamento, sono stati mossi dei rilievi da più parti, per esempio secondo l'AGCM, le norme regionali erano lesive della concorrenza e del mercato.
L'autorità infatti ha chiesto alla Regione Lazio di modificare il Regolamento al fine di rimuovere gli effetti distorsivi che le norme avrebbero potuto creare sul mercato dell'ospitalità.

“In un Paese normale, un’amministrazione che riceve da un’Autorità indipendente di settore una segnalazione tanto puntuale e motivata nella quale le si spiega che un provvedimento appena varato viola una sequenza interminabile di norme di legge e minaccia di restringere la concorrenza in un settore nevralgico per l’intero Paese come quello turistico – per di più a ridosso di un evento di portata straordinaria come il Giubileo – dovrebbe prenderne atto, correggere il proprio provvedimento e ringraziare sentitamente l’Autorithy per averle aperto gli occhi. In un Paese normale sì, in Italia no.”(così Guido Scorza da“Il Fatto Quotidiano” del 21/01/2016)

Infatti la Regione Lazio ricevuta la ramanzina dall'AGCM ha risposto all'Autorità che non riteneva che il nuovo Regolamento ledesse i principi del libero mercato e addirittura che essendo le strutture non imprenditoriali quelle più criticate dall'Autority, questa non si dovesse interessare a tali strutture in quanto queste non sono imprese turistiche e quindi ricadono al di fuori della competenza del Garante.

Immaginiamo abbiano fatto un salto sulla sedia nella sede dell'AGCM, ma sicuramente non si sono persi d'animo e, costretti dalla risposta della Regione Lazio, hanno presentato ricorso al TAR del Lazio per l'annullamento degli articoli già precedentemente criticati.

Il TAR ha accolto in toto la tesi dell'AGCM ed ha cancellato articoli e commi del Regolmento n. 8/2015 ritenuti lesivi della concorrenza, ma non solo, il TAR ci è andato abbastanza pesante, infatti oltre a condannare la Regione Lazio al pagamento delle spese processuali, nella motivazione ha calcato la mano, definendo discriminatorie ed irrazionali le norme emanate dalla Regione Lazio che pretendono di distinguere tra strutture imprenditoriali e non soltanto dai giorni di apertura della struttura.

Al momento attuale le conseguenze di questa pronuncia sono che nel Lazio è impossibile aprire una struttura “Casa Vacanze” o “Bed & Breakfast” non imprenditoriale. Si è creato un vuoto normativo che ancora oggi non è stato colmato e che di fatto sta paralizzando il settore dell'ospitalità non imprenditoriale creando anche un grave danno al Pil regionale. Infatti non solo si danneggiano i proprietari di immobili che desiderino iniziare un'attività di questo tipo ma si danneggiano di riflesso anche i settori delle compravendite immobiliari e dell'edilizia delle ristrutturazioni e chissà quanti altri settori legati a questo tipo di attività (ristoranti, bar, lavanderie, etc ) e facenti parte dell'indotto.

La Regione Lazio, da parte sua, fa sapere che sta lavorando su un Regolamento di modifica delle norme abrogate e proprio di recente, il 14 luglio, l'Agenzia Regionale del Turismo della Regione Lazio,con prot. 372762, diramava chiarimenti agli Uffici SUAP e SUAR di tutti i Comuni del Lazio con il quale statuiva che “Allo stato attuale poiché le SCIA per “Case e Appartamenti per Vacanze non imprenditoriali” o “Bed & Breakfast non imprenditoriali”, con inizio attività dal 14/6/2016 in poi, non possono essere assentite, si suggerisce a codesti Uffici di emettere provvedimenti di “sospensione” di tali pratiche, senza tuttavia consentire l'inizio delle relative attività, nelle more dell'approvazione delle modifiche al Regolamento regionale n. 8/2015.”

Ci auguriamo che questa volta la Regione voglia emanare delle norme in accordo con l'Autorità Garante per il Mercato e la Concorrenza e che voglia ascoltare le parti coinvolte e cioè i proprietari di immobili e di strutture recettive non imprenditoriali e le società che aiutano l'incontro on line di domanda e offerta, come ad esempio i vari siti internet Airbnb, HomeAway, Booking, etc, ma abbiamo i nostri dubbi. Arriverà, con ogni probabilità, un altro regolamento calato dall'alto e non partecipato ma ci resta la speranza di qualche buona Autorità pronta a vigilare sull'operato della politica regionale al fine di tutelare i pazzi che ancora decidono di aprire un'attività a Roma e nella Regione Lazio.

D'altro canto l'ente amministrato da Nicola Zingaretti, dietro ad una parvenza molto smart tutta wi fi e start up non è la prima volta che sorprende per retrogradi approcci anti concorrenziali a strenua difesa delle cricche e delle cancrene che distruggono la libera impresa e la qualità. Si pensi alla melina che sta facendo il Consiglio Regionale per non approvare la Legge Quadro sul commercio che potrebbe minimamente mettere in discussione lo strapotere degli ambulanti a Roma. E si pensi a cosa si sta facendo sulla direttiva Bolkestein.

Tornando ai bed&breakfast è inutile sottolineare come l'attuale normativa, assurda e restringente, vorrebbe tutelare al massimo la lobby degli hotel, ma in realtà non ci riesce. Poiché in presenza di leggi ridicole, un sacco di gente le viola e preferisce stare nell'illegalità. Tanto più se si è inflessibili - al punto da bloccare tutto - per chi sta nelle norme e totalmente ciechi nei confronti di chi invece aggira. I tantissimi b&b abusivi, infatti, pur pubblicando i loro dati online sui grandi siti internazionali, non vengono controllati praticamente mai.

Cosa c'entra il ritorno delle raccapriccianti bancarelle a Piazza dei Cinquecento con Matteo Renzi?

14 aprile 2016

Cosa c'entra tutto ciò? Che passaggio stiamo cercando di fare? Torniamo all'inizio. Qualche mese fa, dopo decenni, negli ultimi scampoli della Giunta Marino (l'unica a vivere l'immondo ambulantato romano come un problema e non come un alleato o al più un male necessario) anche in virtù delle rinnovate preoccupazioni per il terrorismo e dell'inizio del Giubileo si riuscirono a spostare (spostare, non eliminare) le bancarelle che occupavano da tempo le banchine di salita e discesa dagli autobus nel grande terminal di Piazza dei Cinquecento. Erano orribili, molte con licenze irregolari, esponevano merce di pessima qualità in maniera illecita ed erano posizionate mettendo a rischio della vita i passeggeri, ma ciò nonostante fu difficile spostarle.
Ma ce la si fece.






Da qualche giorno, dopo alcuni mesi, anche qui si è tornati indietro. Così come si è fatto, si sta facendo e si farà su molte delle scelte folli e coraggiose della Giunta Marino. 

Le bancarelle stanno tornando. Incredibile ma vero. Facendo cascare le braccia ai pochi o ai tanti che ci avevano creduto. 

Cosa è successo? Nessuno dà notizie. Ne il Comune, ne i dirigenti, ne la gestione commissariale, ne il Primo Municipio. Alcuni cittadini, infatti, esasperati e umiliati da questo ritorno, sono andati a chiedere direttamente ai bancarellari. "Abbiamo vinto il ricorso al TAR" la risposta raggelante. 

E poco cambia se si tratta di ricorso, di sospensiva. Il silenzio delle istituzioni dimostra l'atteggiamento rinunciatario. O anzi la contentezza di poter dare la colpa ad altri organismi non politici. Della serie "noi ci abbiamo provato". 

Il fatto è che con questa magistratura, con questi organi giudiziari, ma ancor più con queste norme e con queste leggi tutto diventa privo di senso. Le elezioni nelle città in primis. Cosa eleggiamo a fare degli amministratori, cosa andiamo a fare alla ricerca del cambiamento se poi un venditore di stracci ha un potere infinitamente maggiore di un amministratore eletto dal popolo? Ma ancora di più: cosa riformiamo a fare la Costituzione, il funzionamento della macchina della politica e dello stato, le Camere rappresentative, la Legge Elettorale quando nessuna azione orientata al bene comune e alle buone pratiche internazionali (vi viene in mente un'altra stazione centrale al mondo ricoperta di un suk di venditori para abusivi?) può essere realmente messa in pratica visto che risulta impossibile pestare i piedi a qualsivoglia interesse senza avere in tutta risposta un blocco, un insabbiamento, un pronunciamento giuridico sempre e soltanto a vantaggio dell'interesse di pochi mortificando il bene comune? Come fa Matteo Renzi a raccontarci della Volta Buona di una nazione che finalmente prova a cambiare se stessa quando ogni lobbies, anche la più pezzente, ha ragione sulle istituzioni, sui cittadini, sulla democrazia?

Sarebbe poi divertente, ma purtroppo, ripetiamolo, i dati non esistono per ora, scoprire che il TAR ha dovuto dar ragione ai mostruosi bancarellari solo per il fatto che il Lazio ha una Legge Regionale sul commercio (e dunque sull'ambulantato) che Storace disegnò per favorire queste lobbies e che Zingaretti, pur avendo fatto vedere che ci provava, non cambia tenendo la nuova norma a bagno maria bloccata in Commissione Commercio alla Pisana da oltre 2 anni. Se la colpa fosse quella sarebbe un buono e ulteriore motivo per dimostrare quello che abbiamo detto mille volte nei giorni scorsi riguardo al governatore della Regione Lazio.

I profili twitter delle grandi regioni italiane. Quale è la peggiore? Indovinate un po'...

4 aprile 2016


Più volte negli scorsi giorni abbiamo cercato, con i nostri scarsi mezzi, di scardinare una strana superstizione che vuole, da qualche anno a questa parte, la Regione Lazio fuori da tutte le polemiche e le accuse di mala amministrazione che invece riguardano, giustissimamente, il Comune di Roma. Come se il Campidoglio fosse gestito in maniera indecente (ed è proprio così!) mentre la Pisana fosse un luogo di specchiata onestà, di crescita economica, di opportunità diffuse, di respiro europeo, di grande efficienza, di chance a perita d'occhio per le start up della città e del territorio e di innovazione a 360 gradi. Una specie di paradiso al cui capo si erge un uomo politico illuminato, Nicola Zingaretti, che si aggira per la regione a inaugurare nuovi prontosoccorsi e incubatori di giovani aziende ad alto tasso di innovazione.

Ovviamente non è così. I settori di cui la regione si occupa sono allo stremo, a partire dalla sanità regionale ridotta in una condizione difficile anche da raccontare. Una situazione che solo chi ha un parente ricoverato in uno dei nosocomi cittadini può realmente e profondamente capire. Specie nelle differenze, abissali, che ci separano da tute le regioni del nord e anche ormai da qualcuna del sud. Poi c'è il Commercio (e come abbiamo visto la Legge Quadro, che potrebbe minimamente scalfire qualche clientela, è bloccata) e c'è anche la Casa, altra competenza regionale, con le case popolari regalate a chi occupa illegalmente tenendo fuori chi è stato buono ad aspettare il proprio turno. Il tutto ovviamente si traduce in tasse spaventose e addizionali Irpef da ladrocinio. 

Ma almeno la foglia di fico della tecnologia e dell'innovazione smart, sovente utilizzata dallo storytelling zingarettiano, ha una concreta consistenza? Chissà... E se ce l'ha come è possibile che, giusto per fare un esempio, il profilo Twitter della Regione ha un quinto dei followers della Lombardia e dell'Emilia Romagna e perfino meno seguaci di regioni che hanno un numero di abitanti inferiore ad un paio di quartieri di Roma? Ah, saperlo...

Case popolari regalate a chi occupa. L'autentico scandalo cheZingaretti è riuscito a tenere sotto silenzio

29 marzo 2016

Grossi investimenti della Regione per la (presunta) emergenza abitativa e un terzo di questi sottratti a chi da anni (a volte decenni) aspetta il proprio turno e regalati a chi invece ha occupato illegalmente. Così, grazie alla Giunta Zingaretti, per la prima volta (e caso unico in Italia, fino al punto da fare scandalizzare anche buona parte del PD nazionale) occupare immobili pubblici e privati si trasforma da reato a requisito utile per ottenere diritti. Di fatto una istigazione a delinquere per chi viola proprietà altrui. Ma d'altronde i movimenti e gli occupatori di professione spostano una tale quantità di voti che tanto vale farseli amici, specie se poi si riesce a farla pulita riuscendo a ottenere che la stampa faccia passare sotto silenzio una notizia che dovunque in Italia e in Europa avrebbe fatto scoppiare settimane di polemiche. A Roma no. Il silenzio. Succede un fatto di questa gravità e stanno tutti zitti e mosca. Sta zitta l'opposizione in Regione (la cosa è semplicemente inquietante e la dice lunga sul consociativismo che regna alla Pisana e a Via Cristoforo Colombo), stanno zitti tutti i giornali, tacciono tutti i siti. Parla solo un giornalista, Vincenzo Bisbiglia de Il Tempo, unico osservatore  a quanto pare dotato del coraggio necessario di mettersi di traverso allo strapotere di movimenti&occupatori e loro referenti nel palazzo.



Ecco perché l'unica cosa sensata che ci è sembrato giusto fare su questa questione incresciosa è invitarvi a leggere l'articolo di Bisbiglia uscito sul Tempo qualche giorno fa. La questione è molto semplice: la Regione ha deciso che occupare immobili è un requisito non per perdere la priorità nell'assegnazione delle case popolari - come sarebbe corretto - ma al contrario per guadagnare punti. Nelle delibere, che abbiamo avuto modo di leggere pur se con più di un conato di vomito, c'è addirittura una lista di ben 79 immobili occupati a Roma i cui occupatori, invece di essere considerati dei fuorilegge e dei furbi, sono considerati meritevoli di maggiore attenzione rispetto a chi ha aspettato pazientemente il proprio turno. Voto di scambio e ricatto: la delibera scaturisce da una minaccia ripetuta, costante e continua da parte dei movimenti durata due anni ad opera diretta degli avanzi di galera che i movimenti capeggiano e culminata, come vi ricorderete, fino all'occupazione di una chiesa - Sant'Andrea delle Fratte - nello scorso mese di febbraio. In questi anni Fabio Refrigeri, assessore alla casa della regione, ha incontrato molto di più i pregiudicati dei movimenti rispetto alle persone oneste, ai padri di famiglia che fanno sacrifici, agli operai che si indebitano per 30 anni di mutuo pur di potersi permettere una casetta senza violare le norme. In una Regione dove sempre di più gli onesti sono coglioni e i criminali furbi rispettabili. Nell'unica Regione europea in cui l'indigenza è considerata come una malattia ereditaria, da portarsi di generazione in generazione, come se fosse qualcosa da considerare a prescindere, qualcosa da cui non si può (in realtà non si vuole) uscire. Intanto in città continuano ad esserci decine di migliaia di posti di lavoro che non si riescono a coprire perché troppo scomodi, troppo faticosi, troppo... lavoro. Chiedete ai panifici, per dire. Ma loro non si possono mica svegliare presto per andare a lavoro al mattino eh. Presto ci si svegliano i tanti cittadini che sono andati a vivere nell'hinterland pur di stare dentro le leggi, mica quelli che hanno occupato uno stabile a Via di Santa Croce in Gerusalemme o a Viale Carlo Felice, nel cuore del Primo Municipio!

Dopodiché la Regione ha ceduto alla forza di questa nuova e particolare forma di mafia. Uno scempio nazionale sul quale tutti hanno taciuto. Tutti meno che i Movimenti per la lotta alla Casa, che così hanno commentato esultando: "la Regione Lazio ha approvato un atto di grandissima importanza per il presente ed il futuro della Capitale. Grazie alla tenace resistenza ed alla incessante lotta dei movimenti per il diritto all’abitare che in questo tempo non hanno mai mollato la presa". Inquietante. Di segno opposto le dichiarazioni dell'Unione Inquilini che "si dichiara “scandalizzata” da quanto deciso da una Giunta che sino a ieri si è dichiarata paladina della legalità, e che oggi dà uno schiaffo alle migliaia di cittadini che, credendo nella legalità, hanno presentato la domanda per avere una casa popolare ed ora si vedono scavalcate da nuclei familiari che hanno quale unico titolo quello di aver occupato un immobile. Dopo leggi ad personam,  leggi ad banchem, la regione Lazio si è inventata le Leggi ad occupandum, modificando la legge Regionale che non permetteva di questo scempio!". Speriamo che queste realtà abbiano la possibilità e la forza di opporsi e di ricorrere contro una delibera che è in tutta evidenza illecita, anticostituzionale, illegale, criminogena. Dove non arriva la politica, dove gli amministratori si fanno ricattare dai prepotenti (basti vedere il livello di violenza nei profili twitter), arrivi la magistratura a fermare sfregi normativi mai visti e umilianti per tutte le persone civili. Nel frattempo, ovviamente, continuano minacce, insulti, aggressività, prepotenze e violenze e cento altre manifestazione da parte di un'area per la quale Zingaretti appare ormai come un mito liberatore. Perché ora si tratta di far sì che il Comune di Roma attui la delibera-vergogna, e saranno pressioni a tutto spiano.




Ma non si può meravigliare chi segua con un minimo di attenzione il preteso "buon governo" Zingarettiano in regione. Dietro ad un paravento fatto di belle parole tipo "start-up", "innovazione", "finanziamenti europei", con una straordinaria abilità mediatica chi amministra la Regione sta riuscendo da tre anni ad eludere tutte le questioni nodali sviando su faccende marginali. 

Le grandi partite che sono in capo alla Regione sono essenzialmente la sanità, i trasporti pubblici locali, i rifiuti, il commercio e la casa. Sulla casa abbiamo detto e siamo ad un livello inquietante e inedito. I rifiuti sono al medioevo; i trasporti umiliano ogni giorno milioni di pendolari, anche lì favorendo i furbi visto che chi non paga ed evade è bene accetto. Sul commercio la Legge Quadro è ovviamente ferma, da due anni, in Commissione Commercio. Non si muove foglia sul provvedimento che potrebbe finalmente modernizzare, dare strumenti ai comuni, permettere a comuni come quello di Roma di non essere sotto lo scacco di un commercio ambulante abominevole e inimmaginabile altrove. Se Roma è ricoperta di bancarelle vomitevoli, se questo fa fallire centinaia di negozi al mese e se neppure il sindaco più capace potrà spostarle è colpa della Regione Lazio che in merito ha in passato approvato leggi assurde e che dichiara di volerle modificare senza però in realtà farlo. E poi c'è la sanità, ma per quello basta entrare in un pronto soccorso o leggere i dati sul debito e sull'efficienza. Ma se Zingaretti va ad inaugurare una saletta ridipinta di qualche ospedale si mobilitano le troupe, se invece lascia in abbandono il Forlanini o se invece il Lazio continua ad essere una delle peggiori regioni d'Italia sotto ogni punto di vista sulla sanità nessuno imbastisce riflessioni. 

Oggi Roma è ingovernabile anche perché il Lazio le fornisce un quadro normativo entro il quale è impossibile muoversi; quadro che nessuno vuole adeguare ai tempi scontentando le lobbies. 
Una manipolazione dei media micidiale che ricorda il miglior Veltroni e che ci fa porre una domanda: ma Zingaretti non guadagnerebbe più voti e più potere facendo le cose per bene e pubblicizzandole a dovere invece di farsi avvinghiare dalle lobbies aggiungendo uno sforzo gigantesco affinché la verità filtri in maniera edulcorata sui media? Sforzo per sforzo, non sarebbe più interessante sforzarsi per amministrare come si deve liberando sul serio il Lazio dalle cricche che l'uccidono?

Video. Abbiamo scoperto a Trastevere la strada con più concentrazione di abusivi del mondo

20 marzo 2016

Tra l'ironia e l'amarezza ecco Via della Lungaretta (chiamata erroneamente Lungara nel filmato). Ovviamente non è l'unica strada di Trastevere a morire sotto una coltre di venditori abusivi di generi di ogni tipo, ma sicuramente è la più significativa. E' la strada che collega il cuore del Rione con lo stradone - Viale Trastevere - che lo spacca in due. Dunque è la strada più frequentata in assoluto dai turisti: la folla (e appunto gli abusivi) l'hanno resa impossibile da percorrere normalmente perfino in bici come si può vedere dal video. La situazione a Piazza Sant'Egidio, alle Cinque Lune e altrove è 

Ma come si genera questa situazione? Semplice: creando una normativa opaca e aggirabile. Come quella che consente di vendere a chiunque qualunque oggetto a patto che sia "opera del proprio ingegno". Ovvero se sei un artigiano e fai degli orecchini in ferro battuto puoi piazzarti nell'area commercialmente più appetibile della città, dove gli affitti costano decine di migliaia di euro al mese. E vendere. E se quelle opere sono veramente o non veramente frutto del tuo ingegno poco cambia, tanto nessuno può ragionevolmente verificarlo. Dunque una parte di questi banchetti sono totalmente abusivi e una parte, invece, sono in qualche modo ascrivibili ad una assurda norma inscritta in una Legge Regionale che dovrebbe essere adeguata ai tempi e modificata dalla Legge Quadro sul Commercio che però la sempre più imbarazzante amministrazione Zingaretti sta tenendo ferma in Commissione Commercio alla Pisana da due anni. Un altro aspetto dell'atroce lavoro a favore delle lobbies che, dal commercio ambulante passando per la sanità per arrivare alle mafie degli occupatori di case, l'amministrazione regionale sta compiendo scientificamente e chirurgicamente ogni santo giorno. Riuscendo peraltro quotidianamente a intortare i media che raccontano l'attuale Governo regionale come dedicato alla innovazione, alla crescita economica, alle start up. Le vere start up sono i miliardi di bancarelle per strada, impossibili da sradicare senza l'approvazione della Legge sul Commercio, e i prepotenti occupatori di case che grazie alle norme zingarettiane possono ora passare avanti alle persone che onestamente avevano aspettato il loro turno.

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