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Spelacchio va al museo? Bene. Ma solo dopo la risposta alle 5 domande (e non solo)

2 gennaio 2018
Lo aveva detto, cercando di cavarsi d'impaccio, qualche sera fa a Linea Notte su Rai 3 il vicesindaco e assessore alla cultura Luca Bergamo. "Spelacchio ormai è diventato un Pasquino, io ho delle idee su di lui dopo il 6 gennaio". Oggi sui giornali la notizia dopo qualche giorno rimbalza: "Spelacchio finirà in un museo al coperto oppure in un'altra piazza". 

Bene, diciamo noi. Girare in positivo le faccende negative è un pregio e dimostra lucidità e smalto da parte dell'amministrazione. Secondo noi sono stati bravi se porteranno a termine un progetto simile. Del resto dietro c'è la mente di Bergamo, l'unica pensante nella Giunta, che ha dato buona prova di se anche nel bel Capodanno "La Festa di Roma"

Il problema però alla base resta e c'è un vizio di forma che non si capisce perché non si voglia sciogliere. Per risolverlo basterebbe rispondere alle nostre "5 domande su Spelacchio" che aleggiano da tempo, vengono ripostate da cittadini sempre più curiosi sui profili dei fan e degli amministratori grillini da tempo. Sul profilo di Paola Taverna un cittadino le ha innocentemente postate ed è stato minacciato di percosse, con tanto di chat private in cui alcuni squadristi pentastellati gli chiedevano dove abitasse per andargli a far... visita. Ma quali sono dunque queste pericolosissime e insidiose 5 domande? Eccole: 

1. Perché Spelacchio è costato il triplo dell’anno scorso?
2. Perché non si è fatta una evidenza pubblica per scegliere la ditta che doveva trasportarlo?
3. Perché l’affidamento diretto è andato a vantaggio proprio della ditta dello scorso anno?
4. Perché in tutto il mondo sono i privati a pagare le decorazioni natalizie e gli alberi mentre a Roma pagano i cittadini?
5. Perché gli uffici si sono mossi a metà novembre per ottenere la fornitura, quando ad esempio a Milano si sono mossi ad aprile?


A livello amministrativo ci accontenteremo di vedere le risposte alle 5 domande, ma a livello giornalistico onestamente no. Nel senso che ci sono tantissimi contenuti da tirar fuori da questa storia che nessuno (perché?) sta tirando fuori. Stiamo parlando di un tema che è finito su tutti (tutti!) i più grandi giornali del mondo e le più seguite televisioni. Possibile he non ci sia stato un giornalista che sia andato ad indagare sulla società appaltatrice dello scandalo Spelacchio? Possibile che non sappiamo nulla su questa srl? Possibile che non si sia approfondito il fatto che l'amministrazione invece di pagare sul conto corrente della ditta ha pagato su quello diretto della legale rappresentante? Possibile che non sappiamo nulla sul "curriculum" di questa società? Cosa ha fatto prima per l'amministrazione? Ha fatto bene? Ha fatto male? Quali altri commesse le sono state affidate? Come è stato fatto il lavoro? Possibile che non sappiamo niente sui titolari di questa società? Chi sono? Come si chiamano? Da dove vengono? Cosa hanno fatto prima? Dove lavorano? 

Lo scandalo Spelacchio non riguarda un albero brutto. Un albero brutto può capitare e, come è dimostrato, può perfino diventare un buffo beniamino famoso in tutto il pianeta. Lo scandalo è come vengono gestiti i soldi pubblici in questa città, come (non) lavorano gli uffici, come (non) lavora la parte politica che dovrebbe indirizzarli e dare la linea e il ritmo. 

La risposta alle 5 domande e una ben più approfondita ricerca giornalistica su questi temi potrebbe senz'altro affrontare il tema dal lato più giusto e più interessante. E potrebbe aiutare a non ripetere questi inaccettabili errori e a considerare la faccenda per quello che è: un brutto inciampo amministrativo rispetto al quale chiede umilmente scusa e non la sfortuna di un alberello brullo rispetto al quale, come ha fatto l'ineffabile sindaca, affermare "vabe, ma prendiamola a ridere". Perché altrimenti si può legittimamente pensare che operazioni-simpatia, bigliettini d'amore lasciati ai piedi del miserabile arbusto, bugie da asilo nido ("lo hanno rovinato con le luci", ha detto la sora Pinuccia assessore all'ambiente) e selfie ridicoli siano fatti non per sincero affetto nei confronti del povero abete, ma per nascondere la verità sui motivi che l'hanno portato a Piazza Venezia.

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