Perché a Roma i monopattini sono un incubo pericoloso e altrove no?

19 giugno 2020

Nelle scorse settimane, a seguito di alcuni bandi comunali, Roma si è dotata di un servizio di monopattino-sharing con quattro o cinque operatori abilitati a offrirlo.
Sperando che le cose cambino presto e che tutto questo sia frutto solo dei uno sciatto effetto-novità, occorre rendersi conto che il servizio è stato recepito dai romani nel peggiore dei modi. Nessuno utilizza gli apparecchi come reale strumento di mobilità per spostarsi da un punto A ad un punto B per motivi di lavoro, di servizio o di studio. Nulla di tutto questo. Una enfasi fuori luogo da parte della sindaca e del suo codazzo per un servizio che non dà e non darà un solo grammo di valore aggiunto alla mobilità urbana della città.

Un servizio usato solo per divertirsi (male) e non certo per spostarsi

La schiacciante maggioranza dei noleggi (basterebbe chiedere dati ufficiali alle compagnie, che hanno big data perfetti da analizzare e devono condividerli quanto meno con l’amministrazione!) è invece appannaggio di ragazzi e, soprattutto, ragazzini che utilizzano i velocipedi elettrici per scorrazzare per il centro, fare le impennate, fare prove di carico con due, tre o più persone sul singolo monopattino e soprattutto organizzare gite di gruppo sciamando in maniera scomposta e caotica per la città (molti di loro non hanno neppure la patente). Spuntano da tutte le parti come palline impazzite di un flipper ad alto tasso di rischio abbattendo totalmente la serenità di chi decide di sposarsi a piedi e in bici: il rischio non è solo che non migliorino nulla della mobilità sostenibile della città, ma che la peggiorino consigliando a chi prima prendeva la bicicletta o andava a piedi a fare diversamente! Il colmo dei colmi. 
Esiste qualcuno che passeggiando in centro in questi giorni non si sia sentito almeno una volta minacciato da un ragazzino cretino su un monopattino con avvinghiato l'amico addosso?
Qualcuno dirà: meglio che girino su piccoli monopattini elettrici rispetto ai caroselli coi motorini. Vero in parte, ma stiamo parlando di luoghi della città dove caroselli pericolosi non ce n'erano - non potevano essercene - e dove invece oggi ci sono.

E pensare che alcuni consiglieri pentecatti si aggirano sui social - poi hanno smesso dopo i primi incidenti - a vantarsi dei buoni risultati dei primi giorni di servizio. Si facessero dire l’età media dei noleggiatori, si facessero dire in che zona avvengono i noleggi e quali sono i percorsi. Andassero a sperimentare cosa significa da qualche settimana frequentare il centro storico sentendosi come attaccati da uno sciame di api inferocite. 
Le compagnie hanno tutto: si capirebbe a quale esigenza rispondono i monopattini a Roma: tutto fuorché una civile esigenza di commuting casa-lavoro, data anche la ridicola area operativa di alcuni operatori che si limita ad una piccola parte del centro storico.
Tutto questo determina però non pochi pericoli (già ci sono stati vari incidenti) e soprattutto una atmosfera orribile di insicurezza in zone che, almeno la sera, erano facilmente fruibili da chi decide di spostarsi a piedi o in bici. 

A causa dei monopattini è diventato pericoloso andare a piedi e in bici

Il filmato è stato girato da una famiglia che - ieri sera - dovendo muoversi dall’Esquilino per andare a cena al Flaminio ha deciso di utilizzare la bici. L’andata è stata fattibile, il ritorno (a mezzanotte) è stato semplicemente un incubo a causa dei mezzi elettrici che sfrecciavano da tutte le parti. Davvero uno scenario difficile da raccontare e il video fa fatica a farlo. Questa è la situazione di un normalissimo giovedì sera di post emergenza: non siamo nel week end, non siamo con una città piena di turisti. Pensiamo cosa può succedere in seguito...

Dice: ma i monopattini ci sono in tutto il mondo ormai. Verissimo. Ma in tutto il mondo i monopattini (quelli di Parigi come quelli di Milano) sono inseriti in un articolato ecosistema di mobility sharing più ampio. Ecosistema che ha al vertice un ampio schema di bike sharing pubblico (quello che a Roma non si fa perché il Comune ha deciso di favorire i malavitosi della cartellonistica) che negli anni ha in qualche modo educato la popolazione a cosa significa utilizzare strumenti di mobilità in condivisione. 

Il vero problema? A Roma non c'è un ecosistema di sharing mobility

A Roma nulla di tutto questo. A Roma - dopo aver visto il trattamento che la città aveva riservato alle biciclette di qualche sparuto bike sharing privato - migliaia e migliaia di monopattini sono stati consegnati nelle mani di una popolazione totalmente impreparata, immatura rispetto ai principi del mobility sharing. i risultati sono sotto gli occhi di tutti e, dopo alcuni feriti, si aspettano purtroppo incidenti più gravi. Ma la cosa più brutta in questo momento è che l’atmosfera per i veri utenti della mobilità leggera (non i ragazzini annoiati che giocano a fare le gare) è peggiorata: andare in bici specie la sera è diventato insidioso. Davvero un bel risultato...

Incubo monopattini. Come provare a risolvere?

Quali contromisure possono essere rapidamente prese contro questo autentico scempio che ben presto, oltre a ulteriori incidenti, inizierà a portare morti e renderà sempre più infrequentabile il centro per chi si muove a piedi e in bici?
Qualche idea:
1. Obbligare gli operatori a aumentare di molto i costi di noleggio orari rendendo invece piuttosto vantaggiosi gli abbonamenti. In questo modo il servizio resterà appetibile per i turisti, per chi usa davvero i monopattini per lavoro ma non per i depensanti che lo usano due ore la sera per cazzeggiare.
2. Escludere i monopattini dalle aree pedonali. Molto complicato a livello normativo e molto complicato da far rispettare però.
3. Incrementare di molto controlli e multe (ieri alcuni ragazzi dicevano “aho c’ha fermato a Munigibale e c’ha fatto scenne perché eravamondue”: beh non ti deve fare scendere, ti deve fare scendere e farti 250 euro di multa; poi forse te la fai finita)
4. Obbligare gli operatori implementare un blocco sui monopattini oltre una certo peso (120kg ad esempio) in modo da rendere impossibile il costume di usarlo in due
5. Obbligare ad un limite di età. Misura antipatica ovviamente (ci vanno di mezzo i giovanissimi che però sono persone per bene) che non risolve il fatto che molti coglioni su due ruote sono ben più che maggiorenni
6. Imporre al funzionamento degli apparecchi un limite orario. Altra misura antipatica, ma se le cose continuano così sarebbe opportuno chiedere agli operatori di spengere i trabiccoli tra mezzanotte e le sei
7. Vietare agli operatori (come fanno oggi, vedasi la app di Lime) di incoraggiare con sistemi di pagamento e di sblocco vantaggiosi le “corse di gruppo”. Che saranno anche divertenti ma sono molto pericolose sia per chi le fa sia per chi le deve subire come appunto chi cerca di transitare in bici o a piedi.

Tutto ad ogni modo potrebbe essere in qualche modo inutile se, come prevediamo, gli apparecchi verranno danneggiati così tanto dal poco corretto utilizzo che se ne fa da costringere le compagnie a sospendere o a modificare radicalmente il servizio. 
Beninteso - per chiudere - siamo stati tutti giovani e abbiamo fatto tutti scemate per divertirci anche oltre i limiti. Ma qui la sensazione è che nella totale irresponsabilità si sia consegnato nelle mani di migliaia di ragazzini uno strumento profondamente pericoloso per loro e per gli altri. Il problema non sono i diciassettenni mentecatti e lobotomizzati (tutti più o meno lo siamo stati), il problema è cosa possono o non possono fare. Si intervenga. 

La forsennata delibera sui tavolini inizia a generare mostri. Un caso esemplare

10 giugno 2020

Ancora sulla delibera-truffa riguardante i dehors dei ristoranti a Roma a seguito dell'emergenza sanitaria. Ne abbiamo parlato tanto e ne parliamo ancora complice questa bella e chiara fotografia.
La foto ci arriva dal Primo Muncipio, Via Statilia. Qui, come in molti angoli del centro in questi giorni , si costruiscono pedane. Intendiamoci: noi siamo sempre stati favorevoli al fatto che i ristoranti possano disporre di spazi all'aperto. La famosa delibera-truffa del Comune però con quale logica assegna i tavolini? Le logiche possono essere due: togliere spazio alle auto per darlo ai tavolini (ed è la logica che ci convince di più) oppure togliere spazio a pedoni per darlo ai tavolini (ed è la logica che piace al nostro assurdo Comune).

Come si può vedere l'esercente nella foto si sta muovendo per piazzare la sua pedana sul marciapiede. Perché? Semplice: la delibera non consente di togliere strisce blu sostituendole come sarebbe logico in questo caso ma anche in tanti altri casi con i tavolini.
E così le auto rimangono, il marciapiede diventa un dehors e lo spazio per il transito dei pedoni viene praticamente annullato.
Probabilmente questa pedana non è neppure del tutto regolare perché occorre lasciare due metri di spazio al passaggio dei pedoni e lì due metri non ci sono, ma magari c'è qualche deroga o magari l'esercente ha capito perfettamente che il Comune non ce la farà mai entro i 60 giorni promessi a vagliare tutte le richieste e a rispondere a tutti, dunque dovrà calare le braghe di fronte a tutti. Tutt'al più nascerà un contenzioso che si risolverà tra decenni. Ecco quale responsabilità hanno gli estensori di questo mostro giuridico. E pensare che bastava copiare. Copiare Milano ad esempio. Tra l'altro a Milano la delibera l'hanno approvata in Consiglio a metà maggio, a Roma manco è ancora arrivata in Consiglio e non si sa quando verrà approvata. Si sa solo che è una schifezza come quasi tutti gli atti prodotti da Roma Capitale. Questo in particolare avrà conseguenze che gestiranno i nostri figli. Nel totale e imbarazzante silenzio di ogni opposizione e della stampa.

L'isola ambientale di Monti si può fare comunque: basta togliere la sosta selvaggia

6 giugno 2020

Come se non bastasse una classe politica di cialtroni e una classe amministrativa fatta di dirigenti e funzionari che non sarebbero accettabili neppure in Nordafrica, Roma ha anche un mix micidiale fatto dai peggiori cittadini, le peggiori associazioni e i peggiori tribunali del paese.

E così la città non cambia, non migliora e non evolve mai. Certamente per colpa della politica e dell'amministrazione intendiamoci, ma quando la politica prova a fare qualcosa di buono intervengono i comitati, i cittadini e infine i tribunali amministrativi. Che in un contesto di caos sistematicamente bloccano tutto. Chi ci legge da fuori Roma penserà che stiamo descrivendo un incubo, in realtà è la tristissima realtà quotidiana qui e spiega tutto delle condizioni della città e del buio declino che sta vivendo da decenni.

A Roma, in definitiva, non è possibile neppure allargare di qualche decine di centimetri un marciapiede senza che si affacci alla finestra il raccomandato di turno, il perditempo di turno (enorme la quantità di persone che vive-senza-lavorare, che vive di rendite squallide, e che dunque ha tempo da investire per qualsiasi nefandezza), il politico di turno, l'avvocatone di turno e cerchi di bloccare tutto. Quasi sempre riuscendoci.

Il progetto di isola ambientale nel Rione Monti, zona di vicoli iper centrali della città stuprati dalle auto in sosta selvaggia manco fossimo in qualche film degli anni Sessanta, è stato impallinato subito. Il Tar aveva dato ragione al Comune, deciso a riqualificare l'area togliendo un po' di macchine e dando giustamente spazio ai pedoni, ma due giorni fa il Consiglio di Stato (il Consiglio di Stato!!! Che si esprime su alcuni marciapiedi!!!) ha dato ragione ai ricorrenti.




Una storia di uno squallore profondo: poche persone che, con cattiveria e egoismo, riescono a bloccare una riqualificazione che non riguardava solo il Rione, non riguardava solo la città, ma riguardava l'intero pianeta essendo queste zone protette a livello mondiale e meritevoli di tutela a prescindere da tutto. E invece decidono quattro residenti annoiati e avvelenati.

Ma una storia anche pericolosa visti i contenuti del dispositivo che potrebbero "far giurisprudenza" ed essere usati contro ogni riqualificazione in futuro. Difficilmente, insomma, una amministrazione (questa o le prossime) si imbarcherà in grandi progetti di riqualificazione profondendo impegno ed energie sapendo che poi una manciata di discutibili personaggi potrebbe vanificare il lavoro di anni. Roma, anche e soprattutto grazie a queste cose, si configura sempre di più come luogo da cui fuggire per chi ha l'ambizione di vivere in un contesto di qualità e di civiltà. O semplicemente di normalità.

Per tacere poi del contenzioso che potrà nascerne a danno del Comune e dunque a danno di tutti noi: la gara per i lavori, infatti, era già assegnata e finanziata e la ditta era pronta a partire. Immaginatevi voi...

Ma cosa dice la sentenza del Consiglio di Stato che boccia la riqualificazione di Via dei Serpenti, Via Urbana e dintorni? Nulla di trascendentale in realtà: solo che bisogna pianificare meglio, bisogna motivare meglio, bisogna allegare migliori specifiche eccetera. Insomma è vero che ci sono cittadini agghiaccianti che si divertono a bloccare ogni cambiamento, ma è altrettanto vero che finché il Comune non imparerà a scrivere in maniera idonea i propri atti e finché non si doterà di personalità tecniche di alto profilo, tutto sarà attaccabile, tutto potrà essere messo in discussione. 

Ora comunque - fermo restando che una città dove avvengono episodi simili è una città senza speranza - si provi a guardare avanti. Ci sono i finanziamenti per questo progetto che non devono restare immobilizzati. C’è addirittura una ditta che ha già vinto la gara. Si modifichi l’assegnazione, si faccia lavorare l’avvocatura, si permetta alla ditta di lavorare lo stesso su ciò che mai potrà essere impugnabile: ad esempio la protezione dei percorsi pedonali, ad esempio l’allargamento dei marciapiedi per eliminare la sosta selvaggia e pazienza se per ora non si potranno pedonalizzare delle strade ma almeno si toglieranno dal Rione Monti decine e decine di auto in divieto a Via dei Serpenti, a Via Panisperna, a Via Urbana e alla Madonna dei Monti. Qust’ultima strada è stata recentemente riqualificata e i percorsi pedonali sono stati disegnati a terra con della vernice (scomparsa dopo poche settimane). Risultato? Ogni percorso pedonale (vale anche per via Tor de Conti, con le auto addossate al Foro di Nerva e al Foro di Traiano perché non protetti in alcun modo se non da qualche sbiadita striscia bianca a terra) è occupato da auto in sosta selvaggia: sono le riqualificazioni che piacciono tanto alla gentaglia che amministra il Primo Municipio che oggi esulta per il fallimento della riqualificazione dell’Isola Ambientale Monti. E allora si usino questi 700mila euro già stanziati e bloccati dal Consiglio di Stato per proteggere quei percorsi pedonali e per restituire sicurezza ai pedoni, ai disabili. Solo questo intervento, magari usando gli stessi paletti usati a Via Urbana già da anni e dunque automaticamente approvati dalla Soprintendenza, e magari limitandosi all’allargamento dei marciapiedi a Panisperna e ai Serpenti, potrà far raggiungere una larga percentuale dei risultati attesi dal progetto di Isola Ambientale. 

Insomma, l'Isola Ambientale di Monti si può fare anche senza pedonalizzazioni: semplicemente agendo sul denominatore più importante che c'è a Roma: la sosta selvaggia delle auto. Auto, quasi sempre, di proprietà dei mediocri cittadini col ricorso facile. Così si prendono pure due piccioni con una fava. E' super semplice: basta applicare il codice della strada, realizzare percorsi pedonali a norma, allargare i marciapiedi come richiesto, togliere ogni spazio fisico alla sosta abusiva. 

Non ci si fermi e si vigili perché ora qualche bell’imbusto cercherà con gli stessi squallidi metodi di eliminare il progetto del tram a Via Lanza: elimina troppi posti auto e toglie troppo spazio per la sosta selvaggia e per loro non è accettabile...

Cosa potrebbe raccontare Roma al mondo del turismo in queste settimane?

4 giugno 2020


Cosa avremmo mai potuto fare in queste settimane per dare di noi (noi come Roma) un'immagine positiva, di appeal, accattivante e curiosa verso tutto il mondo? Come avremmo potuto far dimenticare in un istante anni e anni di percezione e reputazione pessima, dovuta a cittadini incivili, commercianti fuori luogo e amministrazioni inefficaci? Come avremmo potuto sfruttare un evento di portata storica, per certi versi biblica, come la pandemia?

Guardate questa strada qui sopra. E’ Via della Stelletta: triste, nera e abbandonata. Ci affacciano una serie di attività commerciali, di artigianato e di ristorazione, alcune di eccellenza assoluta.

In questa come in mille altre strade si sarebbe potuta costruire una narrazione nuova, coerente con la storia straordinaria della città, in sintonia con le sue bellezze ineguagliabili, con il suo clima invidiabile da marzo a ottobre. Un nuovo modo di vivere all’aperto in una simbiosi tra commercio di qualità, cittadini, turisti, patrimonio culturale. All’insegna, ovviamente della pedonalità.

Immaginatevi come poteva spargersi la voce: Roma nell’immediato post-covid diventa una città dove le strade dopo una certa ora si trasformano in irresistibili salotti pedonali (senza eccedere con gli orari per permettere ai residenti di dormire, beninteso) fatti di tavolini eleganti, o di tavolate rustiche per chi può spendere meno, a seconda delle specializzazioni. Il tutto alla luce gialla dei lampioni del centro e senza passaggio di automobili. Isole pedonali stradali collegate a una a una e capaci di farti percorrere tutto il cuore della città senza mai camminare in promiscuità con le auto. 
Lo storytelling turistico sarebbe stato presto fatto: venite a Roma, avrete l’opportunità di vivere la città senza la folla del turismo di massa, di vedervi il Colosseo e la Cappella Sistina senza caos, di guardare Fontana di Trevi priva di confusione e la sera di cenare nel mezzo dei vicoli pedonalizzati del centro, sotto le più straordinarie chiese barocche del mondo. Neanche al cinema!
Il Comune avrebbe dovuto chiamare i più importanti tour operator al mondo, gli operatori, gli influencer, i siti. Avrebbe dovuto organizzare un bell'incontro su Zoom e gli avrebbe dovuto spiegare per filo e per segno questo progetto di rilancio basato sul fatto che Roma è una delle poche città al mondo (non è così Berlino, non è così Londra, non è così neppure Parigi) che deserta è ancor più affascinante che affollata. 
Il pacchetto turistico più straordinario di sempre: Roma quasi deserta. Immaginatevi il passaparola immediato. 

Gli alberghi si sarebbero riempiti fin da questa settimana. E si sarebbero riempiti di turismo di alta qualità, attento alla sostenibilità e alla cultura. Anche perché in questo periodo solo il turismo di qualità e alto spendente si può muovere liberamente visti i prezzi degli aerei ancora per un po’. Il commercio sarebbe subito rinato grazie alla capacità che la città avrebbe dimostrato di intercettare fasce alte di viaggiatori culturali, finalmente la marmaglia di pellegrini che ogni giorno mastica e divora la città sarebbe per un attimo stata messa tra parentesi e tutti avremmo potuto apprezzare cosa significa un turismo ben selezionato. Alcuni bar e ristoranti iper turistici, disegnati appositamente per i viaggiatori-polli da spennare, si sarebbero trasformati in pochi giorni da tourist-trap a locali dignitosi, altri avrebbero ceduto e lasciato spazio a chi ha idee innovative per questa nuova wave turistica (in alcuni casi sta già succedendo, ma il fenomeno sarebbe stato moltiplicato per 100, un autentica riforma strutturale a costo zero). La ristorazione si sarebbe sentita coinvolta nella rinascita della città durante questa estate e avrebbe investito per ripartire in termini di arredi e estetica, con un vantaggio diffuso di tutti, i tour operator avrebbero proposto pacchetti finalmente non solo di 2 notti, ma di 4, 5 o 6 notti per cenare in ognuno dei Rioni più spettacolari dell’Ansa Barocca in una città finalmente non stuprata da auto e motorini. A misura, oltretutto, di famiglie: il target economicamente più interessante. E le guide turistiche, oggi alla canna del gas, sarebbero state coinvolte in iniziative di cene didattiche durante le quali si sarebbe mangiato mentre si ascoltava la spiegazione di un monumento, di una chiesa, di un palazzo, di un rione o si sarebbe effettuata la visita chiudendola con una cena proprio di fronte al pezzo di patrimonio illustrato.
E magari il progetto, nato in emergenza, si sarebbe trasformato in un festival, da ripetere ogni primavera per un mese o due, sfruttando l'ormai acquisita capacità dei ristoratori di allestire e disallestire dehors di design e di qualità, sulla progettazione dei quali non si sarebbe disdegnato della collaborazione di giovani e talentuosi studi d'architettura della città e di bravi paesaggisti per il verde temporaneo.
Roma sarebbe diventata la destinazione assoluta di questa estate per il semplice fatto che a Roma si sarebbe potuta svolgere una esperienza unica e irripetibile. Non ci sarebbe stato più posto per i jet privati a Ciampino: fidatevi! 

Ma tutto questo non fa parte della visione della città; questa non è la visione dei gretti commercianti che invece di progettualità avanzate capaci di far svoltare hanno chiesto (e ottenuto) solo "apride la Ztl, fade endrà ee maghine" e non è neppure la visione dell'amministrazione che ha nei posti chiave dello sviluppo economico personaggi della caratura di Andrea Coia e Carlo Cafarotti, che sarebbero largamente inadeguati ad occuparsi del commercio e del turismo di Colleferro, figurarsi di Roma che è una delle città più turistiche, complicate e di gran lunga la più bella del mondo.

E quindi a Roma si è deciso non solo di non essere innovativi, non solo di fare come si è sempre fatto senza applicarsi a livello creativo e ideativo, ma di andare addirittura indietro di 40 anni eliminando la Ztl che in parte proteggeva il centro e riempiendo l'area protetta dall'Unesco - che purtroppo tace - di traffico puzzolente e pericoloso durante il giorno e di squallido deserto durante la notte. Senza un racconto, senza un progetto, senza una visione che sia una. 

“Never waste a good crisis” diceva Winston Churchill. “Mai sprecare una buona crisi”. E’ quello che stiamo facendo, è quello che ormai abbiamo già fatto, ed è imperdonabile. Un errore mostruoso mescolato ad altri errori mostruosi da parte di una amministrazione semplicemente raccapricciante.

La delibera che sospende la Ztl fino ad agosto è impugnabile e va impugnata

2 giugno 2020
Lo abbiamo scritto sino allo sfinimento in questi giorni: come risposta all’emergenza sanitaria tutte le città del mondo, da Londra a New York, da Madrid a Milano, da Atene a Vilnius hanno applicato una strategia molto semplice: più spazio alla ciclabilità, più spazio alla pedonalità e libertà di trasformare strade e piazze in salotti con tavolini per scongiurare la morte dell’industria della ristorazione. 
E’ incredibile come queste contromisure siano state così straordinariamente omogenee ed è incredibile come l’unica città a non allinearsi sia stata Roma. Senza vergogna.

Non solo Roma sui tavolini all’aperto ha approvato una sorta di delibera-truffa che, a causa di un caotico meccanismo di silenzio assenso a tempo e di forsennati paletti inderogabili, genererà un contenzioso ventennale tra operatori e amministrazione, ma per quanto riguarda la mitigazione della presenza di auto in città si è superata: mentre tutti sono intenti a pedonalizzare i loro centri storici (l’ultima notizia di oggi riguarda Palermo!), cosa cosa fa? Apre la Ztl. Torna indietro di trenta o quarant’anni e permette fino a tutto agosto (ma questi sono i tipici provvedimenti che restano “transitori” per anni all’insegna di una nuova normalità sbardelliana che Raggi ha sempre perseguito) a qualsiasi autovettura di invadere il centro.

Una scelta semplicemente farneticante. Tutti sanno che in centro storico non ci sono posti auto dunque far entrare le auto significa automaticamente - automaticamente! - autorizzare migliaia e migliaia di cittadini alla sosta selvaggia sui marciapiedi, sui percorsi pedonali, nelle isole pedonali, nelle piazze storiche. Una scelta imbarazzante anche perché effettuata non in nome di una pianificazione e di una strategia, ma semplicemente dietro pressione di quattro o cinque aggressivi commercianti del centro convinti - ingenuamente - che maggior caos, puzzo, inquinamento, ingorghi, incidenti e pericoli possa portare loro maggior affari.

Ovviamente per i commercianti sarà un suicidio, ma loro non lo capiscono: non ci sono mai arrivati e non hanno la struttura intellettuale per farlo. Ecco perché esistono le amministrazioni: per dire qualche no quando è necessario, a beneficio in primis di chi subisce il diniego. 

Trasformare strade e piazze in salotti a cielo aperto chiudendo anche temporaneamente delle aree e concedendo ai ristoratori di maggior qualità di servire da mangiare e da bere nei più bei contesti barocchi del mondo sarebbe stato un racconto capace - da solo! - di rilanciare turisticamente oltre che economicamente il tessuto commerciale della città e la sua immagine del mondo. Ci sarebbe voluto pochissimo: una clamorosa campagna di comunicazione milionaria ma a costo zero. E invece si apre la Ztl alle auto h24. Viene voglia di urlare dalla rabbia!

Ovviamente, come tutte le scelte forsennate e dannose di questa amministrazione, anche questa viene effettuata senza che l’opposizione apra bocca. Non esiste nulla da questo punto di vista. Ma la cosa che fa specie è che non esiste nulla neppure nelle associazioni. Dov’è l’Associazione Residenti del Centro Storico? Dov’è Italia Nostra? Dov’è il Codacons? Tutti ancora impegnati a lottare contro la cappa troppo alta del Mc Donald’s di fronte al Pantheon? Dove sono i partiti di opposizione? Dove sono gli ambientalisti della città che si trovano al cospetto di un atto di una violenza culturale mai vista che divarica ancora di più la distanza tra la nostra città e tutte le altre città occidentali?


La delibera con cui la sindaca ha approntato l’apertura della Ztl è fragile come un castello di carte: basta leggerla. Casca a terra con un soffio tanto è inconsistente e ingiustificabile. Basta non un ricorso, bensì mezzo ricorso. Semplicemente perché la Ztl è nata per determinati obbiettivi e non è possibile - proprio non è possibile! - utilizzarla come dice la delibera come strumento di sedicente sostegno commerciale ad alcune categorie a svantaggio di altre; poi è un danno per i residenti; poi è un disastro a livello erariale perché mette in discussione coloro che per entrare in Ztl hanno pagato e che si vedranno ledere il loro diritto o, nella migliore delle ipotesi, si vedranno prorogare il loro titolo con un danno per le casse del Comune.

Insomma un disastro mostruoso che però crolla con una spintarella. Esiste una realtà associativa degna di questo nome in città capace di bloccare questo autentico scempio o non ce n’è manco una?

Volevo regalare l'app per le spiagge libere al Comune, manco mi hanno risposto

1 giugno 2020

In attesa di comprendere quanto è stata pagata l'app (che non è un'app ma solo una webapp) Seapass dal Comune di Roma e se riuscirà a funzionare, pubblichiamo volentieri una testimonianza di un ingegnere romano e della sua curiosa circostanza.


 In questo periodo di semilibertà un po per studiare nuove tecnologie un po per provare a fare qualcosa di utile decisi verso fine Aprile di scrivere una web app dedicata appunto per la gestione degli accessi alle spiagge libere.

Forse senza crederci troppo, ma notte dopo notte, week end dopo week end bhe l'applicazione era finita.

Soddisfatto di me stess, mi occorre la cosa più importante: il cliente!

Sono romano di nascita, non mi posso muovere per motivi di controllo, allora propongo al Comune di Roma X Municipio la mia idea. Forse ci impiego di più a scrivere la mail che metà del progetto della web app!

Comunque preparo questa benedetta mail e la mando via PEC.
Che giorno era, vi chiederete. Era il 20/5/2020 e lo stesso giorno ricevo la conferma della ricezione ricevuta Automatica di Protocollo Numero: CO/2020/0048729

Il 21, il giorno successivo, ho poi scritto anche a anna.contu@comune.roma.it avendola identificata come persona in grado di poter valutare la mia proposta.

Questa maledetta quarantena non deve avergli permesso di rispondermi...
Continuo a sistemare la mia webApp, cerco contatti, provo a scrivere anche ad altri comuni ma niente... 
Tutto questo fino al 27 quando stupido ascolto la fantastica idea della Sindaca.

Sempre il 27 scrivo all'ufficio della Protezione Civile di Roma per capire cosa sia successo. Questo inoltra la mia mail per competenza 
Municipio 10 <municipio.10@comune.roma.it>,
Giuliana Dipillo <giuliana.dipillo@comune.roma.it>  
ma la quarantena è ancora persistente e anche qui nessuna risposta.

Demoralizzato e tanto deluso, per due giorni chiudo il PC e mi arrendo.

Leggo articoli ed alla fine quando riesco a vedere l'app capisco che questa fantomatica app è identica - identica! - alla mia idea: decido di alzare la testa e farmi valere. Ecco perché ho scritto qui. 
Anche perché la mia webapp è sicuramente una migliore ed ha tante altre funzionalità che questa Seapass onestamente se le sogna.
A quanto l'avrei ceduta al Comune? Non l'ho indicato nella PEC, ma la mia intenzione era chiedere solamente un rimborso spese: 500€.
Francesco Maria Tripodi

Nuovo sindaco di Roma? La corsa al Campidoglio si avvia a ridursi in farsa

24 maggio 2020


L’economia in crollo verticale, la produzione industriale spazzata via, milioni e milioni di nuovi disoccupati, prevedibili disordini sociali, povertà diffusissima per anni, debito pubblico alle stelle. Tutto nei prossimi mesi, come uno tsunami. Se non si cambiano i paradigmi durante tragedie di questa portata, quando mai si cambiano?

SE NON COMMISSARI ORA, QUANDO?
E invece Roma riesce a far finta di nulla. Invece di approntare un serio commissariamento governativo (qui le istruzioni su come fare, scritte su questo blog anni e anni fa), con regole ad hoc, che permetta una volta per tutte di sistemare le storture della città (uniche in gran parte casi a livello occidentali) nel giro di un mezzo decennio, si sta rigettando in una patetica, farsesca campagna elettorale.
Una campagna elettorale che eleggerà un nuovo sindaco e che si svolgerà sui toni del populismo e del consenso a tutti i costi. E con la ricerca del consenso a tutti i costi è possibile, in alcun modo, affrontare e risolvere i problemi che la città si porta dietro come metastasi di un cancro mortale: la qualità del personale comunale, la gestione di municipalizzate decotte come Ama e Atac, la questione delle bancarelle, la questione dei taxi, la questione dei cartelloni, la questione della burocrazia, la questione dello sviluppo immobiliare e della rigenerazione urbana, la questione della sosta delle vetture, i temi della ciclabilità e della pedonalità, la questione della casa, la questione delle nuove infrastrutture, la faccenda degli spazi occupati, lo sviluppo del mare e molto altro. 

Tutti questi grandi temi, come avvenuto negli anni passati, passeranno in secondo piano perché in primo piano sarà ancora la gestione del potere, la conquista del consenso e l’amministrazione di ingenti quantità di denaro in funzione clientelare e, oltretutto, ideologica.

La campagna elettorale è di fatto iniziata in questi giorni con la ammissione (seppur in maniera farsesca, mai chiara, sempre coi metodi della vecchia politica) di Virginia Raggi in relazione alla sua volontà di di ricandidarsi. Amminissione poi rilanciata dai più cialtroneschi esponenti della sua clacque tipo Paolone Ferrara, secondo il quale interrompere l’azione di Virginia Raggi equivarrebbe ad interrompere un Michelangelo intento ad ultimare la Cappella Sistina. Insomma Raggi, secondo Ferrara, sta facendo un capolavoro. Sicuramente un capolavoro per i miracolati come lui che erano una nullità e nullità sarebbero continuati ad essere senza un partito inquietante che ci ha raccontato che uno vale uno, che Paolone Ferrara vale come un eccellente amministratore. Intanto nella Ostia di Paolone la situazione è talmente fuori controllo che le gang di fascistoni connesse ai mandamenti mafiosi si ritengono totalmente padroni del territorio in assenza delle istituzioni.

La ricandidatura di Virginia Raggi (di gran lunga il peggior sindaco della città di tutti i tempi) tuttavia non sarebbe lineare e si presterebbe a varie ipotesi alternative. Si candida con il Movimento 5 Stelle il quale si rimangerebbe la regola dei due mandati (un partito di menzogneri che si è rimangiato tutti, non sarebbe dunque una novità)? Si candida con una lista civica addirittura contro al Movimento 5 Stelle? Si candida dopo elezioni primarie (primarie a modo loro ovviamente, con duecento amici che votano su Rousseau) assieme ad altri candidati? 
Da capire. Anche perché il Movimento - o meglio parte del Movimento - stava intanto puntando decisamente su un’altra candidatura, quella di Monica Lozzi, presidente del Settimo municipio la quale si è dimostrata una buona amministratrice del Settimo municipio e quello dovrebbe fare, non il sindaco di Roma che richiede personalità di grande visione e relazioni internazionali. Tuttavia Lozzi in spregio dei propri limiti ci crede e si è ultimamente determinata a fare la spina nel fianco di Virginia Raggi. Anche qui non è chiaro con quale schema politico le cose potranno andare avanti. Si ritiene che Roberta Lombardi, la faraona che non vedrebbe di buon occhio un bis di Raggi, stia lavorando per tenere insieme l’alleanza M5S/PD che già governa il paese anche su Roma. E Lozzi potrebbe essere la figura ideale per questo. Di certo si tratterebbe di un compromesso al ribasso, con una personalità che - per carità - si è dimostrata capace, ma da qui ad amministrazione una delle più importanti e simboliche città del mondo ce ne corre.
Un profilo più credibile potrebbe averlo Enrico Stefàno che potrebbe essere, nel lato M5S, ma anche in caso di una alleanza M5S/PD da sancirsi prima o dopo il ballottaggio, il terzo che gode tra i due litiganti. La verità è che Stefàno è riuscito per miracolo a conservare un profilo alto rispetto alla marmaglia di incapaci e miracolati che il Movimento ha portato a decidere le sorti di Roma. Con un plus ulteriore: i suoi temi, quelli per cui lotta da anni e in particolare la mobilità sostenibile e un diverso ripensamento degli arredi urbani delle strade, sono d’un tratto, a seguito dell’emergenza sanitaria, divenuti di grande attualità. Non più battaglie da nerd, bensì vessilli imprescindibili dietro ai quali tutte le città del mondo si stanno muovendo. Questo non ha conseguenze di poco conto in uno scenario che è radicalmente cambiato in poche settimane. Nel frattempo Stefàno risulta sempre più apprezzato da comitati e associazioni di cittadini che, in maniera rapidissima, stanno capendo quanto sono strategici ormai certi cambiamenti. Da non trascurare poi le relazioni nazionali e internazionali che ha potuto intessere sempre con personalità che combattono sui medesimi fronti. Se il Movimento volesse smetterla di essere un partito interessato esclusivamente al potere e volesse tornare ad essere una iniziativa focalizzata sui contenuti, sul cambiamento e sul futuro sostenibile questa potrebbe essere una opzione. L’unica capace di marcare reale discontinuità rispetto alla pessima Giunta Raggi e anche qui con buone probabilità di catalizzare anche l’interesse del PD.

Già, il PD. Cosa fa il PD a Roma? Innanzitutto bisogna dire che il Partito Democratico è riuscito in un compito straordinario, impensabile: è una accozzaglia di personalità mediocri e inqualificabili ancor peggiore di quello che era il partito quando decine di suoi esponenti firmarono da un notaio per disarcionare Ignazio Marino! Hanno insomma continuato a peggiorare: non è entrata nessuna personalità nuova di eccellenza e i vecchi capi bastone, quasi sempre buoni a nulla, hanno preso ulteriormente piede. Non è un caso che in questa situazione la corsa alla riconquista del Campidoglio (manca un anno!) non sia manco partita. Non solo non c’è un candidato, ma c’è una pletora di nomi e il solito squallido e caotico tutti contro tutti, all’insegna della totale mancanza di visione e di progetto. Si va dall’ipotesi di coinvolgere il povero Enrico Letta (presidente, non ti far fregare!) fino a David Sassoli capo del Parlamento Europeo e si scende giù giù (molto giù) fino a Sabrina Alfonsi, attuale presidente del Primo Municipio. Nel mezzo ovviamente si affacciano i presidenti di municipio che negli ultimi anni hanno strappato al M5S i tanti territorio che hanno perduto la propria giunta: Giovanni Caudo (il quale dopo aver scelto personaggi folkloristici come Christian Raimo ha perduto purtroppo qualsiasi credibilità) o Amedeo Ciaccheri (il quale invece, per la sua storia legata all’estremismo politico, credibilità non ne ha mai avuta granché). Non mancano poi suggestioni più tecniche come quelle che portano ai nomi del capo della Polizia Franco Gabrielli e a Carlo Calenda, sicuramente - quest’ultima - figura non prima di efficacia e di visione, ma che dovrebbe essere nominato a commissario non a sindaco visto che a causa delle presenti norme il Sindaco di Roma - anche qualora fosse Batman in persona - non avrebbe potere di fare nulla.
Non ci dimentichiamo poi che in tutto questo caos potrebbe uscire fuori bel bella la signora Franceschini, ovvero Michela Di Biase. Insomma quella che ha per anni tenuto bloccata la riqualificazione del Cinema Metropolitan perché così le avevano detto di fare i suoi amichetti del Cinema America Occupato. Questa figura si dovrebbe confrontare cosi sindaci di Parigi, di Madrid, di Londra, di Milano. Come no...

E LA DESTRA?
Considerate le condizioni del PD, dunque, non vi dovrà risultare strano il fatto che il M5S possa essere ancora della partita. Hanno governato malissimo, ma le opposizioni sono risultate inesistenti. Ecco perché il M5S, che dopo questi 4 anni non dovrebbe avere la minima voce in capitolo e anzi dovrebbe solo nascondersi, in realtà giocherà un ruolo. E se il PD è in condizioni riprovevoli, non si può dire meglio del centro destra. Centro destra che a Roma non significa altro che Fratelli d’Italia. Anche qui niente nomi, niente programmi, niente visioni. Col rischio serio (ovviamente la Giorgia Meloni se ne guarda bene, visto che tutti i sindaci di Roma da Alemanno ad oggi hanno visto distrutta la loro carriera politica) di ritrovarsi candidature debolissime come quelle di Giulia Buongiorno o di Fabio Rampelli, il tizio che odia la rigenerazione urbana e l’architettura contemporanea ma che però - con i suoi manifesti recanti sempre un gabbiano - non odia le affissioni abusive con le quali imbratta mezza città, edifici scolastici inclusi. Insomma il tizio che odia le ricette che potrebbero rimettere finalmente in carreggiata la città.
Chiudiamo l’articolo (che aggiorna un nostro articolo su un argomento simile uscito giusto una settimana prima dell'inizio dell'emergenza) come l’abbiamo aperto: il governo si renda conto che la città, alla fine della drammatica esperienza di Raggi, merita un commissariamento lungo, con un commitment chiaro, con regole completamente diverse da oggi, con nessuna limitazione (ad esempio a licenziare gli incapaci), con degli obbiettivi misurabili, con un commissario capace e con una squadra di subcommissari inflessibile. 

"Apriamo la Ztl altrimenti i clienti non possono arrivare in centro". Cretinata da smontare

21 maggio 2020

Tutte le città del pianeta stanno rispondendo con una strategia di adattamento che viene modulata in tre step: più pedonalità \ più ciclabilità \ più tavolini per i ristoranti.
Roma invece cosa fa? Per i tavolini è tutto fermo mentre Milano ha approvato una eccellente riforma delle occupazioni di suolo pubblico ormai due settimane fa. Per la ciclabilità c'è finalmente un piano di nuove ciclabili leggere, piste che si fanno in una giornata di lavoro e che si potevano fare in qualsiasi momento ma c'è voluta una pandemia per muoversi dopo che in 4 anni l'amministrazione aveva portato a termine 10 km di piste. Dieci!
E per la pedonalità? Per la pedonalità abbiamo la marmaglia dei commercianti del centro che vuole addirittura la riapertura della Ztl perché "non abbiamo i turisti e dunque dobbiamo puntare sui romani, i quali vengono in macchina". Ah sì? I romani vengono in macchina? Secondo noi possono venire anche in tram, a piedi, in bici, in metro o in autobus oltre che in taxi, ma se proprio vogliamo credere alla filastrocca che vengono in macchina allora facciamoli venire in macchina, ma cosa c'azzecca la Ztl che evita il transito e in questo modo tutela una piccola parte del centro? I clienti possono ben venire in macchina parcheggiando ai margini della Ztl.

I parcheggi sono tanti? Secondo noi no. Secondo noi ne mancano tantissimi, in primis uno sotto al Pincio depennato dal pessimo Alemanno. Tuttavia sebbene pochi i parcheggi ci sono eccome e il problema dell'accessibilità per i negozi del centro è una emerita scemenza. Ammenoché non si voglia credere che chi va da Hermes a Via Condotti o da Tiffany a Via del Babuino abbia qualcosa in contrario a pagare 5 o 10 euro di parcheggio.

E dunque eccola la mappa con la quale il Comune dovrebbe rispondere alle patetiche pressioni dei negozianti e dei ristoratori del centro. La rete dei parcheggi, anche se misera, è comunque più che sufficiente per rispondere alle esigenze di chi nonostante tutte le alternative vuole venire al centro in auto. 

Nella mappa abbiamo indicato con delle palle rosse i grandi parcheggi in struttura già esistenti. Via Giulia, Gianicolo, Piazza Cavour, Villa Borghese, Via Ludovisi. Come vedete tutta l'area dell'Ansa Barocca e tutta l'area del Tridente Mediceo sono ben coperte. Abbiamo poi aggiunto il mega parcheggio sopra la Stazione Termini che sarà ultimato a breve. Se ne deduce che qualsiasi richiesta di apertura della Ztl è totalmente da rispedire al mittente. 

Quartieri di Roma in mano a bande di ladri e predoni. Un video mentre svaligiano

27 marzo 2020
Altro che lockdown alla cinese con videosorveglianza, app, georeferenziazione e controlli con i droni. Qui c'è il lockdown alla romana: ovvero la gente normale rispetta le norme, mentre i prepotenti fanno come gli pare. 
Ma secondo voi chi organizza autentiche bande di scippatori minorenni per tenere in scacco i turisti che usano la metro, si ferma davanti alle restrizioni per una pandemia? Sai che gli importa a loro!?


E allora eccoli: girano in gruppo, forse fingono di fare la spesa portandosi dietro dei carrelli, ma all'interno c'è solo refurtiva. Lo vediamo nella seconda parte del video, con il giovane predone che una volta forzata una vettura ne fuorisce dopo aver riempito di maltolto il solito carrellino, mentre la compare fa il palo all'angolo. Naturalmente in pieno giorno tanto la città è totalmente deserta e tanto anche se prendi una salatissima multa fai come sempre: non la paghi. Questa gente si fa beffe della legge rubando e scippando, figuriamoci cosa gli importa di una contravvenzione o di una ammenda presa per aver violato le restrizioni causa epidemia.


Il video è girato a Trastevere, ma la storia si ripete in molti altri quartieri della città. Chissà se nell'Italia del Dopoepidemia queste assurde situazioni di violenza, sopruso e ingiustizia potranno venire finalmente sanate una volta per tutti e chissà se finalmente i cittadini potranno essere tutti uguali per davvero senza allucinanti sacche di prepotenza di chi, ben consapevole dei limiti della norma, arriva a inanellare gravidanze con l'unico scopo di non finire in carcere per furto. Sperando che tutto questo abbia fine, per il momento dovrete sacrificare i cristalli delle vostre auto. 

Lo strano mistero del Coronavirus che sembra non esistere a Roma

2 marzo 2020
Ormai è chiaro che l'epidemia virale provocata dal Coronavirus e le sue conseguenze potranno essere arginate solo appellandosi ad un miracolo stagionale, o alla immediata messa a punto di un farmaco rapido ed efficace adatto alla somministrazione domestica (in attesa del vaccino), o infine alla implementazione di misure restrittive sul modello cinese che però il Governo non sembra intenzionato a attuare e che forse saranno attuate quando sarà troppo tardi. 

In tutto questo caos che ricordiamolo non è solo italiano ma mondiale, c'è però una particolarità: Roma
In Italia, per ragioni che si chiariranno in futuro, abbiamo avuto un significativo focolaio nella Bassa lombarda. Questo focolaio è stato scoperto probabilmente molto tardi rispetto al suo inizio e in maniera assolutamente casuale: un ragazzo, affetto da polmonite, è stato ricoverato come tanti altri ricoverati di polmonite a partire dalle festività di Natale nella zona di Lodi e Piacenza. Un anestesista però, chiacchierando con la moglie in ospedale, scopre che il ragazzo - dirigente all'Unilever - era stato a cena con un collega tornato dalla Cina. Così per mero scrupolo viene fatto lo screening per Coronavirus che dà esito positivo. Senza questa casualità magari oggi lo sconquasso che sta perturbando il mondo non si sarebbe (ancora) generato e avremmo semplicemente negli ospedali alcune decine di ricoverati per polmonite come avviene peraltro ogni anno e alcuni anziani morti per complicazioni dovute a influenza e polmonite esattamente come avviene ogni inverno.

Da quel momento però la macchina si è avviata e in Italia si è iniziata la ricerca dei positivi prelevando tamponi dalle gole di migliaia e migliaia di persone anche e soprattutto tracciandone i contatti. Essendo il virus con ogni probabilità circolante da settimane ed essendo appunto stato trovato solo per caso, i positivi sono stati molti e in crescita esponenziale. Il contagio in Lombardia si è rivelato essere ampio, molte persone passate dalla Lombardia (per una settimana bianca ad esempio) e poi tornate nel loro paese si sono insospettite e al primo sintomo di raffreddore hanno richiesto uno screening risultato positive: molti casi individuati all'estero risultano di "origine" italiana. Il virus è arrivato a contagiare rappresentanti delle più significative istituzioni milanesi come La Scala o, oggi stesso, addirittura un assessore della Giunta Regionale.

Bene, dove sta la stranezza? La stranezza sta nel fatto che Milano e la Lombardia hanno appiccicato il virus a mezzo Mondo fin su su in Islanda o giù giù in Nigeria ma non sembrerebbe che l'abbiano appiccicato all'area con la quale Milano e la Lombardia hanno maggiori interscambi quotidiani: Roma e il Lazio. Come è possibile questa circostanza?

La risposta verosimile è soltanto una: non si fanno controlli. Se in Lombardia e in Veneto (e anche in Emilia Romagna) si è andati - o si andava fino a qualche giorno fa - a "cercare" il virus (molto spesso trovandolo) perfino in persone prive del minimo sintomo, a Roma e nel Lazio si tralasciano - a dar credito alle esperienze riportate da molti cittadini - anche persone con 39 e mezzo di febbre. Ed empiricamente lo potrà verificare chiunque di voi chiederà uno screening al 1500 o al 118. Anche in presenza di sintomatologie, si tende a fare tamponi solo e soltanto a chi può dimostrare incontrovertibilmente di aver avuto interscambi con la zona rossa (come ha potuto affermare la signora di Fiumicino che con la sua famiglia è oggi l'unica ricoverata per Coronavirus nel Lazio assieme ad un Vigile del Fuoco che ha potuto dimostrare di essere venuto in contatto con una persona della zona rossa e, stessa history, per un Poliziotto. Come se per ottenere uno straccio di tampone a Roma si debba utilizzare l'autorevolezza della divisa...). 
Essere stati in zona rossa significa però davvero poco: ovviamente la percentuale di rischio è ben maggiore, ma il livello di capacità infettiva del virus è talmente significativo che limitarsi a quello è risibile per restituire una reale fotografia delle condizioni della città.

Chiaramente gli ospedali romani non possono andare a fare i tamponi a chiunque abbia febbre e mal di gola a fine febbraio e inizio marzo altrimenti occorrerebbero alcune centinaia di migliaia di tamponi nel solo Lazio, ma neppure restare così indietro rispetto ad altre regioni. Come si può vedere dai dati di oggi riportati qui sopra, su 21mila tamponi complessivi effettuati in Italia, Roma e il Lazio ne hanno fatti un po' meno di 800.

Si potrebbe obbiettare però come segue: è vero che i tamponi sono pochi, ma è anche vero che nel Lazio non c'è nessuno che ha richiesto un ricovero in terapia intensiva, se ci fosse stato in circolo il virus avremmo avuto anche i ricoverati  con difficoltà respiratorie come hanno al Nord. Questa lettura può essere corretta e possiamo provare anche a spiegarla: magari a Roma il virus c'è (perché come abbiamo detto è inverosimile che non ci sia) ma attecchisce meno, ha più difficoltà, è indebolito, magari il virus è più virulento e aggressivo nelle pianure inquinate dall'agricoltura intensiva del nord Italia, della Bassa Lodigiana, delle Valli Bargamasche, della Pianura Veneta. E magari da noi con l'aria buona, la ventilazione che pulisce, un inquinamento inferiore gli effetti sono minimi e assolutamente non superiori ad una normalissima influenza. Questo contribuirebbe a dimostrare (sempre in maniera totalmente empirica, intendiamoci: si sta facendo del puro brainstorming) anche la larga propagazione dell'epidemia in aree storicamente molto inquinate come Wuhan in Cina e Daegu in Corea del Sud.

Bene. Questa è una risposta. Ma ce ne possono essere mille altre di letture. Un'altra lettura è che semplicemente da noi l'incubazione del virus è più indietro. Ci sta concedendo dei giorni in più rispetto al nord Italia. Il virus c'è, ma è ancora spento. Nella condizione in cui era probabilmente in Lombardia un mese fa. Ma se abbiamo un mese o due settimane di "vantaggio" (ovvero se tra un mese avremo noi nel Lazio lo scenario che oggi vediamo in Lombardia) perché sciupare questo vantaggio senza prendere ora contromisure che potrebbero essere decisive tra qualche settimana per tenere a bada il numero di riproduzioni di base dell'epidemia? Perché aspettare l'eventuale "tsunami" (così lo hanno definito all'ospedale Sacco di Milano) di casi gravi facendosi cogliere di sorpresa? Curare le persone non sarebbe di per se un problema perché il SARS COV2 (Covid19) è largamente curabile, ma c'è un particolare: le cure sono molto lunghe (i due cinesi, autentici pazienti zero romani, sono usciti dall'emergenza dopo un mese quasi!) e impegnative e spesso richiedono la terapia intensiva penumologica in isolamento. A Roma, stando alle dichiarazioni apparse sulla stampa negli ultimi giorni, ci sono 11 posti complessivi in terapia intensiva penumologica. Molti altri se ne potranno creare ma se dovessimo replicare tra qualche giorno lo scenario Lombardo come faremo a fronteggiare decine e decine di casi in terapia intensiva? Il sistema sanitario rischierebbe di andare in panne con conseguenze per chi deve curarsi le polmoniti provocate dal nuovo virus e con conseguenze su tutti gli altri: da chi ha un infarto, un ictus, una peritonite o altro.

Forse una strada potrebbe essere quella di aumentare il numero degli screening. Smetterla di ignorare tutte le segnalazioni non relative a contatti con la zona rossa e capire effettivamente quale è lo scenario reale della città in relazione ai positivi e fare le relative proiezioni, attrezzando gli ospedali per quello che potrà succedere. Magari si potrà scoprire che è opportuna una settimana o due di chiusura delle università, delle scuole, delle manifestazioni anche a Roma. O magari si potrà scoprire che c'è meno da preoccuparsi perché il virus perde di violenza in zone più salubri come per fortuna è la Capitale. Ma oggi, in assenza di dati, nessuna considerazione si riesce a fare.

Dopodiché incrociamo le dita e speriamo che l'arrivo delle temperature miti della primavera indebolisca e fiacchi il virus come avviene storicamente per tutti i virus influenzali. Ma gestire le epidemie sperando nel fato è cosa che attiene al medioevo...

Elezioni comunali del 2021 a Roma. Il borsino dei possibili candidati con tanto di voti

13 febbraio 2020
Come i nostri lettori sanno alla perfezione, siamo del parere che nessun sindaco e nessuna nuova classe dirigente in sostituzione a quella - rivoltante - del Movimento 5 Stelle possa salvare la città. Non lo consente il contesto, non lo consentono le condizioni drammatiche della città, non lo consente l'ecosistema normativo. Roma è un malato terminale e per i malati terminali occorrono procedure d'urgenze, in deroga a tutte le profilassi: andare di nuovo a normali elezioni, eleggere un normale sindaco sostenuto da un normale consiglio d'amministrazione è semplicemente un suicidio. Chiunque vincerà, già sappiamo che fallirà e - addirittura - avrà l'opportunità di fare perfino peggio dei predecessori anche se sembra impossibile (ma anche dopo Alemanno sembrava impossibile far peggio, e invece...).

Tuttavia sembra che ciò che auspichiamo da anni, ovvero un commissariamento lungo, non si concretizzerà e sembra dunque che si andrà di nuovo ad elezioni il prossimo anno. Mancando una 15ina di mesi alle consultazioni è fatalmente il momento dei nomi. Le squadre si devono comporre, gli schieramenti si devono articolare e i nomi e i cognomi si devono fare. Ecco dunque che inizia ad essere utile passare in rassegna le forze in piazza. Tra nomi davvero papabili e autentiche utopie. Vediamo: 




MONICA LOZZI
Bravina è bravina eh, bisogna ammetterlo. Tra uno stuolo di presidenti di municipio al limite della lobotomia mentale (oppure ben oltre il limite), lei si salva decisamente sotto molti punti di vista. Potrebbe essere la candidata del M5s. Una candidatura necessariamente di bandiera visto che il partito di Casaleggio difficilmente andrà a due cifre dopo il quinquennio di disastro imperdonabile. 
Voto: 5+




FABIO RAMPELLI
Figura oramai folkloristica della destra romana. Un uomo in realtà intelligente facente parte di una destra non del tutto becera e tal volte anche colta, ma immersa anche a volte per motivi di mero e squallido posizionamento in una cultura di vecchiume, di paure, di chiusure, di grettume. Adatto per fare il sindaco di Guidonia o di Pomezia. Al massimo.
Voto: 4 




AMEDEO CIACCHERI
Si candida sindaco mentre i suoi amici dei centri sociali abusivi di Garbatella organizzano manifestazioni, affissioni illegali e spargono adesivi per urlare "RetakeMerda". L'unica forma di reazione civile degli ultimi anni non va bene a questa gentaglia perché questa gentaglia vuole affermare che l'unico attivismo possibile è quello ideologizzato e ignorante dei movimenti politicizzati e degli spazi occupati. Uno dei tanti cancri della città e il presidente dell'VIII Municipio ci sta dentro fino al collo. 
Voto: 3




ANTONIO TAJANI
Giusto nel caso si addivenisse ad una candidatura dal profilo più compassato e istituzionale da centro-destra. Non sposterebbe nulla rispetto alla sciagura attuale. 
Voto: 5




VIRGINIA RAGGI
Non è escluso che mossa dalla disperazione personale (tornare a lavorare a 10mila euro l'anno di redditi dichiarati dopo aver guadagnato per anni 10mila euro al mese?) Raggi si ricandidi con una lista civica magari per raggranellare al ballottaggio qualche apparentamento, o un posto in consiglio comunale, o uno scranno da vicesindaco o vicequalcosaltro. Sarebbe una mossa tristissima da parte di uno non dei peggiori sindaci di Roma, ma uno dei peggiori sindaci occidentali del dopoguerra in assoluto. Questo personaggio inquietante ha addirittura rimosso tutte le promesse e il programma elettorale del 2016: è impossibile da tempo (forse da quando ha deciso di riprovarci) trovare alcunché in rete. Imbarazzante.
Voto: 2




GIOVANNI CAUDO

Un grande assessore ai tempi. Divenne poi popolare (quando assessore non era già più) essenzialmente grazie a noi che, ad un certo punto, iniziammo a glorificarne le gesta su tante partite, in primis lo Stadio della Roma. Del resto se lo meritava perché è bravo.
Anche grazie a questo nostro lavoro intenso, insistito e ripetuto vinse le elezioni nel Terzo Municipio. Una volta vinto si scelse come assessore Christian Raimo dimostrando di non aver capito un ciufolo di questa città. O meglio di averla capita come la capiscono tutti, in maniera drammaticamente superficiale. Dimostrando di non saper distinguere il problema dalla soluzione. Dimostrando di non aver capito che ci sono delle cose di Roma che vanno totalmente cambiate, sovvertite, rivoluzionate; non perpetrate. Da quel momento Caudo, figura con grandi potenzialità, si è trasformato in una figura in continuità coi difetti peggiori della città, con i tic peggiori, con i vizi peggiori. Quelli appunto che Raimo rappresenta e personifica alla perfezione. Una occasione persa che fa malissimo a Roma.
Voto: 5 (in caso di ticket con Ciaccheri voto 4)




RICCARDO MAGI

Figura pulita, vergine, giovane. L'impostazione radicale dovrebbe essere ancora intatta. Con una squadra di gente totalmente fuori dai giri potrebbe far vedere i sorci verdi a chi lotta affinché tutto resti così com'è.
Voto: 8




CARLO CALENDA
Allure competente capace di bucare lo schermo di questi tempi. La gente è stufa di cialtroni, di bugiardi, di incompetenti patentati e Calenda è tutto il contrario. Preparato, spesso circondato di gente preparata, infonde sicurezza (salvo quando è su Twitter, dove non è capace di contenersi). Il suo tono di voce e posizionamento risulta oggettivamente vincente. Ma il personaggio è noto per farsi del male da solo essendo bravo nell'amministrazione e nella gestione ma non sempre ben consigliato nella politica e nel governo di se stesso. Cosa ti fa per "debuttare" nell'agone elettorale capitolino? Si presenta in ticket con Max Smeriglio rischiando di fare la fine di Caudo: non essere in grado di distinguere il problema dalla soluzione. Ma davvero Calenda non è nelle condizioni di capire che il milieu che gira o ha girato attorno a Smeriglio è una delle cause per cui la città è in ginocchio? 
Altro piccolo problema che non fa salire per ora il voto sopra la striminzita sufficienza: ai tempi del Ministero Calenda dimostrò molta attenzione per Roma, ma nella maniera sbagliata. Cercò in tutti i modi di trovare soldi e finanziamenti. Ma Roma non ha bisogno di soldi. Zero. Roma ha bisogno di efficientare quel che già ha e quel che già produce e genera. Se non si capisce questo passaggio, è impossibile aggiustare le cose.
Voto: 6 (ma può crescere o, in caso di ticket con Smeriglio o Ciacchieri, può decrescere. E molto!)




CARLO COTTARELLI
Sarebbe semplicemente il sindaco dei sogni. Sistemare Roma significa risistemare la sua efficienza, i suoi numeri, i suoi introiti. Lavorare sulle cifre. Perché Roma - spiegatelo a Calenda - non ha bisogno di soldi, Roma ha bisogno di togliere le enormi risorse che è in grado di generare dalle tasche delle cricche per metterle nelle tasche dell'erario comunale.
Davvero tutte le forze politiche dovrebbero fare un passo indietro, non candidare nessuno e lasciare che si crei la situazione di una candidatura unica di Carlo Cottarelli con una lista civica fatta di gente di prim'ordine dalla quale poi pescare per una giunta d'eccellenza, anche con nomi internazionali. Una giunta di salute pubblica. Sarebbe l'unica strada. Ecco perché nessuno vorrà percorrerla mai.
Voto: 9




ALFONSO SABELLA
Il magistrato antimafia funziona, c'è poco da fare. E poi basta leggere il libro di Alfonso Sabella, scritto dopo l'esperienza da assessore con Marino, per capire quanto egli abbia compreso la situazione romana e quanto l'abbia approfondita e digerita. E quanto abbia chiari i problemi. E dio solo sa quanto serve qualcuno che ha chiari i problemi invece che qualcuno che stia lì a farsi abbindolare dai tanti stregonismi capitolini. Anche per lui conterebbe moltissimo la squadra. Ma è una potenziale candidatura da non trascurare affatto. Capacissima di mettere assieme voti del Pd e del M5s senza necessariamente formalizzare un'alleanza. 
Voto: 7




LUCA BERGAMO
Paziente tessitore di trame di potere, potrebbe venir buono nel caso per qualche bizzarria della politica e della circostanza, il Pd e il M5s dovessero decidere di replicare a Roma lo scenario nazionale presentandosi insieme in alleanza fin dal primo turno. 
Bergamo tuttavia, al netto di qualche buona intuizione amministrativa, ha dimostrato in questi anni di non avere la più vaga idea di come risollevare la città, di non avere nessuna lucidità e di interpretare l'essere di sinistra in una maniera clamorosamente vecchia e superata. Quell'essere di sinistra che ha portato Roma a tramutarsi nella caricatura di una capitale europea. Nella caricatura più agghiacciante che vi sia in occidente.
Voto: 4




GIULIA BONGIORNO
Candidatura di grande e oggettiva debolezza. Rischierebbe di essere una specie di figura telecomandata da Meloni e Rampelli priva di mordente e di presa sulla città. E scevra di autorevolezza. Darebbe seguito, senza avere grande forza di contrastarlo, al declino della città.
Voto: 4




ROBERTO MORASSUT
E' abbastanza clamoroso che un esponente dei clamorosi abbagli urbanistici dei primissimi anni duemila non solo non chieda scusa per i suoi errori ma addirittura li rivendichi come scelte felici e manifesti la sua voglia di candidarsi a sindaco.
Intendiamoci: Morassut è persona per bene, onesta, seria e pure preparata. Ma la sua urbanistica - atterrata sulla città quando egli era assessore competente durante la giunta Veltroni - è la dimostrazione plastica di quello che non bisogna fare ovvero costruire in larghezza in una città che invece deve pensarsi per il futuro in densità e in altezza, riempiendo il più possibile e ossessivamente gli spazi vuoti e i brownfields.
Voto: 5




ENRICO LETTA
Candidatura di alto profilo internazionale. Letta è un politico rispettato un po' in tutto il mondo, ha contatti a livello europeo, è un professore, un economista, una persona seria e con una immagine di eccellente standing. A livello politico e di visione secondo noi troppo debole, facile preda degli estremismi romani che non hanno ancora capito che la responsabilità di una città moribonda è la loro e che vogliono ancora contare e aprire bocca purtroppo. Diverso sarebbe il discorso con una candidatura dal profilo squisitamente tecnico. Fatta di liste zeppe di gente competente nei vari comparti e con assessori tecnici di alto livello. 
Voto: 5 (se candidatura politica) o 7 (se candidatura tecnica)

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