C'è chi dice che quando c'è di mezzo un morto bisogna solo tacere o al massimo piangere. Inutile sottolinearvi come ci paia borghesuccio e perbenista questo ragionamento: quando ci scappa un morto, invece, bisogna parlare eccome, altro che tacere, e se possibile bisogna con la massima lucidità individuare le responsabilità dirette e indirette e le filiere che hanno portato alla tragedia, in modo tale che l'episodio non si ripeta. Questo bisogna fare e questo proviamo a fare nel nostro piccolo. L'appena trascorso fine settimana è morto un ragazzo, classe 1993. E' morto mentre cercava di entrare clandestinamente ad una festa altrettanto clandestina dentro all'Università La Sapienza. Chi ci legge da fuori Roma farà fatica a crederlo: nel più grande ateneo di Roma e uno tra i più grandi d'Europa si tengono feste clandestine? Ebbene sì, da almeno una decina d'anni, due o tre volte all'anno, senza che le forze dell'ordine facciano nulla se non controllare da (molto) lontano.
La scusa è fare aggregazione e parlare di politica, che sarebbero anche cose sante se non fossero menzogne necessarie per coprire la verità: gente che organizza serate ma che lo fa, a differenza di altri coetanei, violando tutte le regole, fregandosene delle autorizzazioni, della sicurezza, della Siae, delle tasse, somministrando fiumi di alcolici illegalmente.
Come facciano un gruppo di ragazzi o meglio ex ragazzi (le feste sono organizzate dai ras dei centri sociali, che erano studenti qualche anno fa) a montare palchi, amplificazioni in tutta la Città Universitaria nessuno l'ha capito, ma tutti abbiamo capito che il motivo è solo uno: lassismo e impunità. Oltre che connivenza e collusione: nessuno potrebbe fare nulla del genere senza essere immediatamente fermato, bloccato, arrestato perfino; loro invece possono. I soliti gruppuscoli della camorra centrosocialara romana di cui vi parliamo da sempre.
In realtà, alla resa dei fatti, le iniziative di politico hanno pochissimo e sono semplicemente dei mega rave utilissimi a far soldi, a far consenso e a esercitare il potere. Della serie guarda che so fare senza chiedere mezzo permesso. Pisciatine territoriali. Che ci sia poco e nulla di politico lo dimostra anche la partecipazione: a queste feste non vanno i tipici ragazzi da centro sociale che pure a Roma ancora esistono, ma la frequentazione è la più disparata. Ci sono perfino giovani laureati alla Luiss (l'università del capitalismo per antonomasia, di proprietà di Confindustria) che lavorano in fior di multinazionali. E il protagonista di questa storia era esattamente questo: Luiss, 24OreBusiness School, un impiego dai temibili capitalisti. Magari per gli organizzatori che ora lo piangono sui profili Facebook della Notte Bianca della Sapienza (così si chiamava la festa) poteva da vivo essere sulla carta paradossalmente perfino un nemico ma alla festa era bene accetto perché in quei casi basta pagare e consumare e puoi essere chiunque.
Cosa è successo all'atto pratico? Francesco Ginese, 25 anni, ha visto la lunga fila in Piazzale Aldo Moro: per entrare alla festa si devono versare 3 euro perché loro occupano uno spazio pubblico, privatizzandolo e non contenti fanno pure pagare l'obolo a chi vuole entrarvi. E si crea la coda. Francesco ha così pensato di dirigersi verso un cancello per scavalcare e entrare subito. Se sei in un contesto illegale e incontrollato anche i tuoi gesti illegali e incontrollati assumono minore rilevanza e li compi con grande leggerezza, ti senti coerente con ciò che ti circonda. Poi ha perso l'equilibrio, le aste di ferro del cancello gli hanno reciso una vena importante nella gamba, ed è morto dissanguato.
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| La manifestazione promossa con campagna di affissioni abusive sopra a una scuola. Così... |
Ormai ogni giorno, o qui o su Twitter o su Facebook, siamo costretti a raccontare la bruttissima piega che a Roma hanno preso i movimenti antagonisti e ogni giorno la situazione si radicalizza ancora di più. Cosa altro deve succedere per ripristinare la normalità e la legalità in quell'ambiente? Probabilmente, scappatoci il morto, di rave illegali alla Sapienza non sentiremo più parlare, ma quante sono ancora le attività completamente clandestine che vengono tollerate solo perché portate avanti da queste bande di paraculati e raccomandati? Perché a questi signori viene consentito di fare cose che a qualunque altro cittadino vengono negate con la massima severità?
E' agghiacciante leggere oggi questa intervista che gli organizzatori della Notte Bianca hanno rilasciato ad una testata universitaria qualche tempo fa. Per la serie "sì sì, è tutto illegale ma non ci stanno problemi, non è mai successo niente". Forse ora qualcuno spiegherà a questi imbarazzanti personaggi che non possono essere ne possono comportarsi da padroni dell'Università? Qualcuno spiegherà loro che la loro ostentata illegalità genera solo prepotenza e talvolta morte?























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