Molti lettori ci stanno scrivendo chiedendoci insistentemente di sapere la nostra posizione sulla nuovissima Legge di Bilancio che sottrae gli ambulanti dalla direttiva Bolkestein. E cosa volete che ne pensiamo!? Lo sapete benissimo...
La direttiva Bolkestein afferma un principio molto semplice: il suolo pubblico non può essere privatizzato a tempo indeterminato. Certamente ciò che insiste su suolo pubblico e ciò che utilizza il suolo pubblico (pubblico = di tutti!) come fonte di business può esistere, ma può esistere a tempo, non a vita, e solo dietro una evidenza pubblica, una gara, un bando trasparente. Insomma: puoi dare un pezzo di strada ad uno che lo usa per fare commercio ambulante; puoi dare una spiaggia ad uno che la usa per farci uno stabilimento balneare, ma devi darglielo per un numero definito e preciso di anni, finiti i quali devi rimettere quel bene pubblico (pubblico!) all'asta in modo che possa subentrare qualcun altro, magari offrendo di più. Cosicché tutti abbiano le medesime opportunità.
Questa è la logica delle cose in tutto il mondo. Tra l'altro l'unica logica che può garantire qualità, giustizia sociale, pari opportunità e competizione sana.
La Legge di Bilancio è andata esattamente al contrario su tutti i fronti. Incurante delle procedure e delle sanzioni che dovremmo pagar tutti in sede europea, la norma ha prorogato a babbo morto le concessioni che dovevano essere regolarmente messe a gara. Di fatto il suolo pubblico è stato regalato a bancarellari mutandari e ai gestori di stabilimenti balneari senza nulla in cambio (pagano cifre ridicole). Nessuno potrà entrare in questi mercati perché i possessori delle licenze non le mollano, non le rimettono in palio come sarebbe normale. Come funziona in Italia, chi ha un privilegio se lo tiene come fosse un diritto acquisito.
Tutto è stato possibile grazie alla classe politica di imbroglioni oggi al potere. Un governo clientelare e populista come questo non si vedeva dai tempi della peggiore DC e forse non si era mai visto in Italia. Va da se che qualsiasi potere forte (e quello degli ambulanti lo è, idem quello dei balneari) capace di catalizzare alcune centinaia di migliaia di voti ha la meglio a dispetto di tutto. Nel suo commento a questo provvedimento scellerato, Luigi Di Maio ha toccato le vette che gli sono consuete essendo quello che è: probabilmente il politico più ottuso che abbia mai governato il paese. Nel momento in cui l'Italia avrebbe bisogno come il pane di investimenti, multinazionali e arrivo di grandi società dall'estero, Di Maio (che è ministro dello sviluppo economico!) inanella una serie di fesserie che servono solo a far capire quanto il governo detesti l'impresa, i capitali sani, gli investimenti, la concorrenza e la crescita economica: se c'è crescita economica e la gente sta bene poi nessuno vota i partiti populisti, questo è il punto. Chiaramente con le grandi società internazionali poi non puoi fare politiche clientelari e di voto di scambio, ecco perché le sopportano poco.
Tutto va bene per confondere le acque e per gettare fumo negli occhi. Oltretutto personaggi come Di Maio hanno dalla loro parte un elettorato di completi decerebrati che credono a tutto e che considerano manna dal cielo anche un provvedimento che danneggia loro stessi. C'è solo un dato che non si può taroccare: quello della crescita economica. L'Italia si avvia - lo dice il ministro Paolo Savona! - ad un 2019 con crescita zero e probabilmente ad una fase di recessione. Questo andazzo non verrà mai sovvertito se il paese non si deciderà a smetterla di proteggere in maniera corporativa e medievale interi settori dell'economia e intere categorie, se il paese non si aprirà alla qualità, al merito e alla concorrenza. Un provvedimento come quello sulla Bolkestein fa dunque una serie lunghissima di danni a tutti. Proviamo ad elencarli.
- Mina la crescita economica, l'occupazione, la competizione e l'arrivo di investimenti internazionali
- Diminuisce gli introiti per l'erario (mettendo a gara le postazioni si aumentano l'incasso, e di molto) obbligando tutti i cittadini a tamponare l'ammanco: se non pagano i balneari, quella cifra siamo noi a doverla mettere. E si pensi che basterebbe valorizzare seriamente una cosa preziosissima come le spiagge per azzerare il debito pubblico italiano tale è il valore di questi cespiti. Oggi il valore, che dovrebbe essere pubblico, finisce tutto nelle mani di privati
- Espone il paese a pesantissime multe e sanzioni
- Impedisce lo svecchiamento di intere categorie che lavorano ancora come negli anni Ottanta o Settanta
- Rinuncia a cospicue entrate fiscali visto che gli attuali operatori sono profondamente infedeli al fisco e i nuovi operatori subentrando (specie se grandi società) avrebbero potuto pagare molto più tasse. Insomma i caldarrostari gestiti dalle note famiglie del racket bancarellaro difficilmente (eufemismo!) vi faranno uno scontrino e corrette dichiarazioni dei redditi, se domani le postazioni per le caldarroste dovesse gestirle dopo aver vinto un bando Eataly (con castagne migliori, posti di lavoro regolari e prezzi più bassi per i consumatori oltre che maggiori controlli) difficilmente un brand simile potrebbe evadere quotidianamente il fisco
- Alimenta una allucinante concorrenza sleale nel settore del commercio dove c'è una parte di operatori che paga l'affitto (salatissimo) e una parte di operatori che non paga nulla (sovente neppure le tasse appunto) perché ha in gentile omaggio lo spazio concesso dallo stato
- Condanna al degrado le nostre città e i nostri litorali che avrebbero potuto beneficiare di nuovi investitori
Oltre a questi danni, che sono declinati su scala nazionale, c'è da dire però che il tutto si accentua enormemente a Roma. Questioni gestite male e in modo clientelare a livello statale, infatti, possono essere corrette da una seria pianificazione locale da parte di amministrazioni comunali e regionali. Insomma: se andate a Bologna o a Milano di certo non trovate l'immondizia bancarellara dilagante che trovate a Roma. Questo significa che con una politica accorta da parte di regione e comune, si riesce a tamponare anche in presenza di normative corporative come quelle italiane. A Roma tutto questo è impossibile perché ad un clientelismo di livello nazionale si somma un micidiale e spaventoso clientelismo di livello locale: sia la Regione sia il Comune sono da sempre governati (e oggi con il Movimento 5 Stelle la cosa è peggiorata, leggete come ragiona ad esempio l'assessore al commercio della città) da politici scadenti, mediocri, corrotti, totalmente permeabili agli interessi delle lobbies peggiori. Le norme i regolamenti locali vengono dunque scritti di conseguenza.
Sebbene dannosissima, come abbiamo dimostrato insomma, la direttiva Bolkestein non impedirebbe del tutto la sistemazione dei comparti interessati. E infatti in altre città italiane e in altre aree del paese sia il settore degli stabilimenti balneari sia quello delle bancarelle viene tenuto rigorosamente sotto controllo e in alcuni casi contribuisce perfino a qualità urbana, economia e decoro. Dunque prendiamocela, giustamente, con i banditi imbroglioni che ci governano a livello nazionale, ma non ci dimentichiamo che la nostra città è nelle condizioni in cui è a causa di chi da sempre (e oggi ancora di più) la mal governa a livello regionale e a livello comunale. Tutte le bancarelle di Roma, tanto per fare un esempio, son posizionate in maniera contraria al Codice della Strada e ai vari regolamenti e piani del traffico, ne deriva che facilmente si potrebbe decidere di spostare questi catafalchi in zone decentrate rendendo questo lavoro meno appetibile o spostando tutti dentro ai mercati che nel frattempo si sono svuotati (grossi spostamenti si sono recentemente fatti sulla Tuscolana a riprova che si può fare, Bolkestein o non Bolkestein). Non lo si fa perché la lobby è aggressiva, violenta e sposta voti. Questo è imperdonabile. E non è questione di partiti: è così sempre, stabilmente, indipendentemente dal colore politico degli eletti. A riprova dell'urgenza di una legislazione specifica ad hoc per Roma.
La direttiva Bolkestein afferma un principio molto semplice: il suolo pubblico non può essere privatizzato a tempo indeterminato. Certamente ciò che insiste su suolo pubblico e ciò che utilizza il suolo pubblico (pubblico = di tutti!) come fonte di business può esistere, ma può esistere a tempo, non a vita, e solo dietro una evidenza pubblica, una gara, un bando trasparente. Insomma: puoi dare un pezzo di strada ad uno che lo usa per fare commercio ambulante; puoi dare una spiaggia ad uno che la usa per farci uno stabilimento balneare, ma devi darglielo per un numero definito e preciso di anni, finiti i quali devi rimettere quel bene pubblico (pubblico!) all'asta in modo che possa subentrare qualcun altro, magari offrendo di più. Cosicché tutti abbiano le medesime opportunità.
Questa è la logica delle cose in tutto il mondo. Tra l'altro l'unica logica che può garantire qualità, giustizia sociale, pari opportunità e competizione sana.
La Legge di Bilancio è andata esattamente al contrario su tutti i fronti. Incurante delle procedure e delle sanzioni che dovremmo pagar tutti in sede europea, la norma ha prorogato a babbo morto le concessioni che dovevano essere regolarmente messe a gara. Di fatto il suolo pubblico è stato regalato a bancarellari mutandari e ai gestori di stabilimenti balneari senza nulla in cambio (pagano cifre ridicole). Nessuno potrà entrare in questi mercati perché i possessori delle licenze non le mollano, non le rimettono in palio come sarebbe normale. Come funziona in Italia, chi ha un privilegio se lo tiene come fosse un diritto acquisito.
Tutto è stato possibile grazie alla classe politica di imbroglioni oggi al potere. Un governo clientelare e populista come questo non si vedeva dai tempi della peggiore DC e forse non si era mai visto in Italia. Va da se che qualsiasi potere forte (e quello degli ambulanti lo è, idem quello dei balneari) capace di catalizzare alcune centinaia di migliaia di voti ha la meglio a dispetto di tutto. Nel suo commento a questo provvedimento scellerato, Luigi Di Maio ha toccato le vette che gli sono consuete essendo quello che è: probabilmente il politico più ottuso che abbia mai governato il paese. Nel momento in cui l'Italia avrebbe bisogno come il pane di investimenti, multinazionali e arrivo di grandi società dall'estero, Di Maio (che è ministro dello sviluppo economico!) inanella una serie di fesserie che servono solo a far capire quanto il governo detesti l'impresa, i capitali sani, gli investimenti, la concorrenza e la crescita economica: se c'è crescita economica e la gente sta bene poi nessuno vota i partiti populisti, questo è il punto. Chiaramente con le grandi società internazionali poi non puoi fare politiche clientelari e di voto di scambio, ecco perché le sopportano poco.
Tutto va bene per confondere le acque e per gettare fumo negli occhi. Oltretutto personaggi come Di Maio hanno dalla loro parte un elettorato di completi decerebrati che credono a tutto e che considerano manna dal cielo anche un provvedimento che danneggia loro stessi. C'è solo un dato che non si può taroccare: quello della crescita economica. L'Italia si avvia - lo dice il ministro Paolo Savona! - ad un 2019 con crescita zero e probabilmente ad una fase di recessione. Questo andazzo non verrà mai sovvertito se il paese non si deciderà a smetterla di proteggere in maniera corporativa e medievale interi settori dell'economia e intere categorie, se il paese non si aprirà alla qualità, al merito e alla concorrenza. Un provvedimento come quello sulla Bolkestein fa dunque una serie lunghissima di danni a tutti. Proviamo ad elencarli.
- Mina la crescita economica, l'occupazione, la competizione e l'arrivo di investimenti internazionali
- Diminuisce gli introiti per l'erario (mettendo a gara le postazioni si aumentano l'incasso, e di molto) obbligando tutti i cittadini a tamponare l'ammanco: se non pagano i balneari, quella cifra siamo noi a doverla mettere. E si pensi che basterebbe valorizzare seriamente una cosa preziosissima come le spiagge per azzerare il debito pubblico italiano tale è il valore di questi cespiti. Oggi il valore, che dovrebbe essere pubblico, finisce tutto nelle mani di privati
- Espone il paese a pesantissime multe e sanzioni
- Impedisce lo svecchiamento di intere categorie che lavorano ancora come negli anni Ottanta o Settanta
- Rinuncia a cospicue entrate fiscali visto che gli attuali operatori sono profondamente infedeli al fisco e i nuovi operatori subentrando (specie se grandi società) avrebbero potuto pagare molto più tasse. Insomma i caldarrostari gestiti dalle note famiglie del racket bancarellaro difficilmente (eufemismo!) vi faranno uno scontrino e corrette dichiarazioni dei redditi, se domani le postazioni per le caldarroste dovesse gestirle dopo aver vinto un bando Eataly (con castagne migliori, posti di lavoro regolari e prezzi più bassi per i consumatori oltre che maggiori controlli) difficilmente un brand simile potrebbe evadere quotidianamente il fisco
- Alimenta una allucinante concorrenza sleale nel settore del commercio dove c'è una parte di operatori che paga l'affitto (salatissimo) e una parte di operatori che non paga nulla (sovente neppure le tasse appunto) perché ha in gentile omaggio lo spazio concesso dallo stato
- Condanna al degrado le nostre città e i nostri litorali che avrebbero potuto beneficiare di nuovi investitori
Oltre a questi danni, che sono declinati su scala nazionale, c'è da dire però che il tutto si accentua enormemente a Roma. Questioni gestite male e in modo clientelare a livello statale, infatti, possono essere corrette da una seria pianificazione locale da parte di amministrazioni comunali e regionali. Insomma: se andate a Bologna o a Milano di certo non trovate l'immondizia bancarellara dilagante che trovate a Roma. Questo significa che con una politica accorta da parte di regione e comune, si riesce a tamponare anche in presenza di normative corporative come quelle italiane. A Roma tutto questo è impossibile perché ad un clientelismo di livello nazionale si somma un micidiale e spaventoso clientelismo di livello locale: sia la Regione sia il Comune sono da sempre governati (e oggi con il Movimento 5 Stelle la cosa è peggiorata, leggete come ragiona ad esempio l'assessore al commercio della città) da politici scadenti, mediocri, corrotti, totalmente permeabili agli interessi delle lobbies peggiori. Le norme i regolamenti locali vengono dunque scritti di conseguenza.
Sebbene dannosissima, come abbiamo dimostrato insomma, la direttiva Bolkestein non impedirebbe del tutto la sistemazione dei comparti interessati. E infatti in altre città italiane e in altre aree del paese sia il settore degli stabilimenti balneari sia quello delle bancarelle viene tenuto rigorosamente sotto controllo e in alcuni casi contribuisce perfino a qualità urbana, economia e decoro. Dunque prendiamocela, giustamente, con i banditi imbroglioni che ci governano a livello nazionale, ma non ci dimentichiamo che la nostra città è nelle condizioni in cui è a causa di chi da sempre (e oggi ancora di più) la mal governa a livello regionale e a livello comunale. Tutte le bancarelle di Roma, tanto per fare un esempio, son posizionate in maniera contraria al Codice della Strada e ai vari regolamenti e piani del traffico, ne deriva che facilmente si potrebbe decidere di spostare questi catafalchi in zone decentrate rendendo questo lavoro meno appetibile o spostando tutti dentro ai mercati che nel frattempo si sono svuotati (grossi spostamenti si sono recentemente fatti sulla Tuscolana a riprova che si può fare, Bolkestein o non Bolkestein). Non lo si fa perché la lobby è aggressiva, violenta e sposta voti. Questo è imperdonabile. E non è questione di partiti: è così sempre, stabilmente, indipendentemente dal colore politico degli eletti. A riprova dell'urgenza di una legislazione specifica ad hoc per Roma.





































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