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Ambulanti&Bolkestein. La manovra è ignobile, ma per Roma è un duplice dramma

23 dicembre 2018
Molti lettori ci stanno scrivendo chiedendoci insistentemente di sapere la nostra posizione sulla nuovissima Legge di Bilancio che sottrae gli ambulanti dalla direttiva Bolkestein. E cosa volete che ne pensiamo!? Lo sapete benissimo...
La direttiva Bolkestein afferma un principio molto semplice: il suolo pubblico non può essere privatizzato a tempo indeterminato. Certamente ciò che insiste su suolo pubblico e ciò che utilizza il suolo pubblico (pubblico = di tutti!) come fonte di business può esistere, ma può esistere a tempo, non a vita, e solo dietro una evidenza pubblica, una gara, un bando trasparente. Insomma: puoi dare un pezzo di strada ad uno che lo usa per fare commercio ambulante; puoi dare una spiaggia ad uno che la usa per farci uno stabilimento balneare, ma devi darglielo per un numero definito e preciso di anni, finiti i quali devi rimettere quel bene pubblico (pubblico!) all'asta in modo che possa subentrare qualcun altro, magari offrendo di più. Cosicché tutti abbiano le medesime opportunità.

Questa è la logica delle cose in tutto il mondo. Tra l'altro l'unica logica che può garantire qualità, giustizia sociale, pari opportunità e competizione sana. 

La Legge di Bilancio è andata esattamente al contrario su tutti i fronti. Incurante delle procedure e delle sanzioni che dovremmo pagar tutti in sede europea, la norma ha prorogato a babbo morto le concessioni che dovevano essere regolarmente messe a gara. Di fatto il suolo pubblico è stato regalato a bancarellari mutandari e ai gestori di stabilimenti balneari senza nulla in cambio (pagano cifre ridicole). Nessuno potrà entrare in questi mercati perché i possessori delle licenze non le mollano, non le rimettono in palio come sarebbe normale. Come funziona in Italia, chi ha un privilegio se lo tiene come fosse un diritto acquisito. 

Tutto è stato possibile grazie alla classe politica di imbroglioni oggi al potere. Un governo clientelare e populista come questo non si vedeva dai tempi della peggiore DC e forse non si era mai visto in Italia. Va da se che qualsiasi potere forte (e quello degli ambulanti lo è, idem quello dei balneari) capace di catalizzare alcune centinaia di migliaia di voti ha la meglio a dispetto di tutto. Nel suo commento a questo provvedimento scellerato, Luigi Di Maio ha toccato le vette che gli sono consuete essendo quello che è: probabilmente il politico più ottuso che abbia mai governato il paese. Nel momento in cui l'Italia avrebbe bisogno come il pane di investimenti, multinazionali e arrivo di grandi società dall'estero, Di Maio (che è ministro dello sviluppo economico!) inanella una serie di fesserie che servono solo a far capire quanto il governo detesti l'impresa, i capitali sani, gli investimenti, la concorrenza e la crescita economica: se c'è crescita economica e la gente sta bene poi nessuno vota i partiti populisti, questo è il punto. Chiaramente con le grandi società internazionali poi non puoi fare politiche clientelari e di voto di scambio, ecco perché le sopportano poco. 

Tutto va bene per confondere le acque e per gettare fumo negli occhi. Oltretutto personaggi come Di Maio hanno dalla loro parte un elettorato di completi decerebrati che credono a tutto e che considerano manna dal cielo anche un provvedimento che danneggia loro stessi. C'è solo un dato che non si può taroccare: quello della crescita economica. L'Italia si avvia - lo dice il ministro Paolo Savona! - ad un 2019 con crescita zero e probabilmente ad una fase di recessione. Questo andazzo non verrà mai sovvertito se il paese non si deciderà a smetterla di proteggere in maniera corporativa e medievale interi settori dell'economia e intere categorie, se il paese non si aprirà alla qualità, al merito e alla concorrenza. Un provvedimento come quello sulla Bolkestein fa dunque una serie lunghissima di danni a tutti. Proviamo ad elencarli.

- Mina la crescita economica, l'occupazione, la competizione e l'arrivo di investimenti internazionali

- Diminuisce gli introiti per l'erario (mettendo a gara le postazioni si aumentano l'incasso, e di molto) obbligando tutti i cittadini a tamponare l'ammanco: se non pagano i balneari, quella cifra siamo noi a doverla mettere. E si pensi che basterebbe valorizzare seriamente una cosa preziosissima come le spiagge per azzerare il debito pubblico italiano tale è il valore di questi cespiti. Oggi il valore, che dovrebbe essere pubblico, finisce tutto nelle mani di privati

- Espone il paese a pesantissime multe e sanzioni

- Impedisce lo svecchiamento di intere categorie che lavorano ancora come negli anni Ottanta o Settanta

- Rinuncia a cospicue entrate fiscali visto che gli attuali operatori sono profondamente infedeli al fisco e i nuovi operatori subentrando (specie se grandi società) avrebbero potuto pagare molto più tasse. Insomma i caldarrostari gestiti dalle note famiglie del racket bancarellaro difficilmente (eufemismo!) vi faranno uno scontrino e corrette dichiarazioni dei redditi, se domani le postazioni per le caldarroste dovesse gestirle dopo aver vinto un bando Eataly (con castagne migliori, posti di lavoro regolari e prezzi più bassi per i consumatori oltre che maggiori controlli) difficilmente un brand simile potrebbe evadere quotidianamente il fisco

- Alimenta una allucinante concorrenza sleale nel settore del commercio dove c'è una parte di operatori che paga l'affitto (salatissimo) e una parte di operatori che non paga nulla (sovente neppure le tasse appunto) perché ha in gentile omaggio lo spazio concesso dallo stato

- Condanna al degrado le nostre città e i nostri litorali che avrebbero potuto beneficiare di nuovi investitori

Oltre a questi danni, che sono declinati su scala nazionale, c'è da dire però che il tutto si accentua enormemente a Roma. Questioni gestite male e in modo clientelare a livello statale, infatti, possono essere corrette da una seria pianificazione locale da parte di amministrazioni comunali e regionali. Insomma: se andate a Bologna o a Milano di certo non trovate l'immondizia bancarellara dilagante che trovate a Roma. Questo significa che con una politica accorta da parte di regione e comune, si riesce a tamponare anche in presenza di normative corporative come quelle italiane. A Roma tutto questo è impossibile perché ad un clientelismo di livello nazionale si somma un micidiale e spaventoso clientelismo di livello locale: sia la Regione sia il Comune sono da sempre governati (e oggi con il Movimento 5 Stelle la cosa è peggiorata, leggete come ragiona ad esempio l'assessore al commercio della città) da politici scadenti, mediocri, corrotti, totalmente permeabili agli interessi delle lobbies peggiori. Le norme i regolamenti locali vengono dunque scritti di conseguenza. 

Sebbene dannosissima, come abbiamo dimostrato insomma, la direttiva Bolkestein non impedirebbe del tutto la sistemazione dei comparti interessati. E infatti in altre città italiane e in altre aree del paese sia il settore degli stabilimenti balneari sia quello delle bancarelle viene tenuto rigorosamente sotto controllo e in alcuni casi contribuisce perfino a qualità urbana, economia e decoro. Dunque prendiamocela, giustamente, con i banditi imbroglioni che ci governano a livello nazionale, ma non ci dimentichiamo che la nostra città è nelle condizioni in cui è a causa di chi da sempre (e oggi ancora di più) la mal governa a livello regionale e a livello comunale. Tutte le bancarelle di Roma, tanto per fare un esempio, son posizionate in maniera contraria al Codice della Strada e ai vari regolamenti e piani del traffico, ne deriva che facilmente si potrebbe decidere di spostare questi catafalchi in zone decentrate rendendo questo lavoro meno appetibile o spostando tutti dentro ai mercati che nel frattempo si sono svuotati (grossi spostamenti si sono recentemente fatti sulla Tuscolana a riprova che si può fare, Bolkestein o non Bolkestein). Non lo si fa perché la lobby è aggressiva, violenta e sposta voti. Questo è imperdonabile. E non è questione di partiti: è così sempre, stabilmente, indipendentemente dal colore politico degli eletti. A riprova dell'urgenza di una legislazione specifica ad hoc per Roma. 

3 raccapriccianti minuti di video a Trastevere per ricordarci l'infamia PD che annulla la Bolkestein

20 dicembre 2017
Alla fine hanno vinto loro. La assurda lobby degli ambulanti l'ha fatta franca. Come al solito di notte, una pillolina avvelenata nella Legge di Bilancio ha prorogato a babbo morto l'applicazione in Italia della direttiva Bolkestein sul commercio ambulante.
Niente concorrenza, niente merito, niente sana competizione, porte sbarrate a chi vuole entrare nel settore e privilegi totali per chi ci sta già dentro. Lo stato continua a regalare i suoi beni più cari (il suolo pubblico è il primo) in cambio di nulla, come merce di scambio di voti e consenso. Chi sta dentro al settore può continuare a starci, chi sta fuori (anche se magari offrirebbe qualità, progetti e idee molto migliori) non può mai entrare. Corporativismo medievale e fascista. Non c'è dispetto più atroce che una nazione può fare ai propri concittadini. 


In Italia poi paghiamo quattro volte. 

In primis paghiamo perché l'ambulantato, pur avendo grande impatto sul paese, non paga nulla in cambio. Le tasse per l'occupazione del suolo pubblico sono semplicemente risibili.
In secundis paghiamo per la concorrenza sleale. Io ho il negozio pago tasse, affitto, imposte comunali, insegna, utenze, dipendenti, mutui. E di fronte ho la bancarella che magari vende i miei stessi prodotti a prezzo dimezzato non avendo questi costi. E mi impalla anche l'insegna su cui pago fior di tasse. 
In terzo luogo paghiamo per il degrado delle nostre città. Chiaramente questo non avviene dappertutto è chiaro, Milano, Torino o Bologna non hanno la situazione della capitale, ma per quanto riguarda Roma l'impatto di questa proroga è devastante.
Il quarto punto è sulle sanzioni europee: il nostro paese regala ad una lobby un bene che potrebbe fruttargli molto (permettendogli di abbassare le altre tasse), ci fa concorrenza sleale se facciamo i commercianti, ci obbliga a vivere in città degradate deprimendo il valore dei nostri immobili e in più, non applicando puntualmente una direttiva europea, ci espone a sanzioni e multe. Che pagheremo con le nostre tasse. In altri paesi questi affronti del potere ai cittadini determinano rivoluzioni. In Italia il silenzio.

E' stato il PD (per noi, non da oggi, Partito Delinquenti) a proporre e approvare l'emendamento alla manovra. Marco Donati (ricordatevi questo nome) è felicissimo nel suo comunicato stampa annunciando che nonostante le indicazioni dell'Unione Europea tutto resterà imbalsamato fino al 2021 (chiaramente nel frattempo ci sarà modo di smontare ulteriormente la cosa, la scadenza è puramente strumentale). E anche dopo si provvederà a fare in modo che chi dimostra di avere solo la bancarella come sua fonte di sostentamento sarà tutelato. Si parla di decine di migliaia di posti di lavoro salvati (ovviamente un falso), ma non si parla di quante decine di migliaia di posti di lavoro si perdono in un mercato dove non gira la concorrenza e dove le categorie sono protette e arroccate in se stesse. Lorenzo Becattini, l'altro firmatario, è ancora più sincero: vogliamo far uscire gli ambulanti dalla Bolkestein, per farlo intanto dovevamo bloccare le gare in essere. Non hanno idea quanto il paese pagherà cara questa mossa. Anzi ne hanno idea alla perfezione.

Ad oggi il quadro politico italiano, per quanto riguarda questo genere di libertà economiche, è raggelante. La destra è su posizione impiccettare vetero corporative, da sempre dalla parte di chi già ha e distante da chi potrebbe avere in virtù del suo talento o del suo impegno. Il Movimento 5 Stelle è la quintessenza del partito populista: l'unico loro obbiettivo è raggiungere e mantenere il potere costi quel che costi. Se è necessario si alleano con il diavolo in persona, figurati con gli ambulanti. E così hanno fatto. E poi c'è il PD che si è comportato come abbiamo raccontato in occasione di questa Legge di Bilancio. 

Uno scenario che umilia le persone per bene e che toglie qualsivoglia speranza e prospettiva di futuro per il paese. I capaci, quelli in gamba, quelli competenti, quelli intenzionati a misurarsi col mercato e a investire in nome del merito e della qualità seguiteranno ad andare via. Qui rimarranno solo i bancarellari e i politici che elemosinano i loro voti.

Cronistoria Flaminio. Abisso di abusivismo e il Comune gioca a guardia e ladri

19 dicembre 2016
Prendetela come una vera timeline, leggetela così. Quello che è successo giorno per giorno. In una delle piazze più centrali della città, più monumentali della città (la Porta del Popolo, l'ingresso di Villa Borghese...), in uno degli hub trasportistici più cruciali del centro. C'è solo una cosa peggiore rispetto alla pozzanghera di illegalità, mafia e abusivismo dove stiamo sprofondando: l'atteggiamento delle istituzioni. Il Comune di Roma non ha evidentemente capito che fare i blitz con sequestri, foto e comunicati stampa serve solo a convincere qualche sempliciotto, ma l'efficacia reale è pari a zero. Anzi sotto zero perché si instilla ancor più nei ras dell'abusivismo il convincimento che la repressione è in realtà un gioco a cui far parte per scenografia ma poi vince sempre uno. E non è mai la parte pubblica. Non siamo mai noi. 

Come si combatte veramente l'abusivismo? Ci sono due strade. E' vero, la principale e la più battuta riguarda le norme dello stato. Significa insomma che non è responsabilità del Comune di Roma: le leggi fanno schifo, sono inadeguate, tutelano i criminali, i trafficanti, i contrabbandieri di Nike contraffatte. Bisogna cambiare le leggi, bisogna adeguarle ai tempi (cosa utopistica nell'unico paese dove il bicameralismo perfetto rende la produzione normativa patetica). Ma poi c'è una seconda strada che riguarda il contesto. Il contesto è affare del Comune di Roma. Dire contesto significa dire che se in una zona dove tutto ci dovrebbe essere fuorché commercio ambulante, tu autorizzi bancarelle fetenti, allora diventa assolutamente normale che a fianco di queste bancarelle "autorizzate" si assiepino altre bancarelle non autorizzate. In quasi tutti i casi a Roma - le eccezioni ci sono, ma son poche e sarebbero gestibili se fossero solo quelle - le bancarelle illegali si camuffano in mezzo a mercatini legali. Sono questi ultimi che vanno smantellati e lo si può fare grazie alla Direttiva Bolkestein. L'unica normativa che può permetterci di togliere tutte le bancarelle, ad esempio, da Piazzale Flaminio. A quel punto gli abusivi sarebbero nudi, sarebbero soli, sarebbero ora sì facilmente colpibili. Adriano Meloni dovrebbe lavorare su questa progettualità, non sui blitz che si risolvono, venti minuti dopo la loro fine, in una presenza del racket degli ambulanti ancor più maggiore di prima. Anche perché la maggioranza che governa la città su questa progettualità non vuole lavorare e, al contrario, lavora per perpetuare questo stato di cose. 
Chiunque affronta il problema dell'abusivismo fuori da una logica di lungo periodo che riguarda 1) il contesto e 2) la normativa nazionale sta lavorando in realtà a favore dell'abusivismo. A favore!


12 dicembre 2016 video della situazione alle ore 15.30:


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14 dicembre 2016, comunicato stampa delle 15.04:

Piazzale Flaminio, nuovo intervento della Polizia Locale contro abusivi

La Polizia di Roma Capitale è nuovamente intervenuta a Piazzale Flaminio per il ripristino della legalità commerciale nel piazzale antistante la stazione Roma Nord.

L'intervento, effettuato questa mattina da agenti del Reparto di Polizia Amministrativa del gruppo Parioli diretto dal dott. Maurizio Sozi, coadiuvati da agenti del Commissariato di Polizia Villa Glori diretti dal dott. Baldelli, ha permesso di identificare e sanzionare 4 dei 5 irregolari che avevano installato banchi abusivi, sequestrando loro la merce in vendita. Uno dei venditori, alla vista degli agenti, è riuscito a darsi alla fuga, lasciando a terra la merce.
A fine intervento il bilancio è di oltre 2700 articoli tra scarpe, capi di abbigliamento ed articoli elettronici tutti posti sotto sequestro amministrativo. Le sanzioni elevate sono state pari a 26.000 Euro.

Roma, 14 dicembre 2016


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14 dicembre 2016, video della situazione alle 15.30:


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14 dicembre 2016, post dell'Assessore allo Sviluppo Economico, Turismo e Lavoro Adriano Meloni pubblicato alle 18.05:


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15 dicembre 2016, foto della situazione alle 14.30:










Ci interessa davvero sapere se quella bancarella è o non è "abusiva"?

10 ottobre 2016

Alla fine della scorsa settimana un post dell'assessore al commercio Adriano Meloni ci dà il là per tornare a parlare di ambulantato, autorizzazioni, concessioni, Bolkestein e tutto il resto della compagnia cantante.

Ovviamente in attesa di capire quale è la posizione ufficiale di questa amministrazione sulla imminente scadenza della Direttiva Europea che obbliga finalmente tutte le concessioni pubbliche ad essere messa a gara. La posizione è quella di Meloni che vuole fare le gare come l'Europa giustamente impone oppure la posizione è quella di Di Maio e del consigliere comunale Andrea Coia che manifestano in piazza scattandosi le foto assieme ai Tredicine per mantenere racket e monopolio in questo settore? Fatecelo sapere. Nel frattempo l'ex assessore Marta Leonori con poche lucide parole ci ammonisce su quanto sia cruciale questo momento e su come sia enorme l'occasione finalmente per riformare tutto il settore riducendo l'esorbitante apporto di degrado che la città patisce dall'attuale situazione e dunque riformando i posteggi, eliminando quelli inadeguati, togliendoli dall'area centrale della città, cancellando quelli che non rispettano il Codice della Strada e altre leggi dello Stato. 

In tutto questo arriva il post di Meloni a margine di una azione di parziale ripristino della legalità attorno all'area del Policlinico, storicamente umiliata da bidonville di bancarelle che qualche anno fa provocarono addirittura la morte di una ragazza. 

Si tratta del classico post apparentemente condivisibile. Noi abbiamo imparati a conoscerli questi post, specie sotto il Governo di Alemanno. In questi approcci si parla sempre di abusivismo in maniera strumentale, volutamente o no (probabilmente Meloni non lo fa assolutamente con malizia), dicendo di voler combattere chi è fuori dalle regole e di voler tutelare i regolari.

Peccato che in alcuni settori economici della nostra città (le bancarelle, i cartelloni), essere regolari significa spesso aver ottenuto delle concessioni in cambio di soldi, in virtù di corruzione, a mo' di voto di scambio. E' una condizione diffusa. Se si sono fraudolentemente rilasciate migliaia di autorizzazioni per bancarelle, questo non significa che bisogna tutelare tutte perché sono in qualche maniera autorizzate e non abusive. E' questo il punto nodale: la necessità di una riforma radicale del settore a prescindere del concetto di 'autorizzato' o meno. 

Vorremmo poi sapere da Adriano Meloni il nome, l'indirizzo e la localizzazione di una (una sola, davvero ce ne basta una!) bancarella che rispetti le regole. Che abbia gli spazi in regola, che non appenda merce all'ombrellone, che posteggi regolarmente il furgone pagando le strisce blu, che non ecceda nei metri quadri, che batta uno scontrino per ogni articolo venduto, che sia in regola con tutte le contribuzioni, che abbia i dipendenti segnati con busta paga, ferie, malattie e così per mille altri regolamenti. Riesce l'assessore, visto che pare essere a conoscenza di realtà che "operano regolarmente" ad indicarcene una? Solo una, così la andiamo a conoscere!

In realtà quando con convinzione indicammo mesi fa di votare Cinque Stelle eravamo conviti dopo 100 giorni di avere sul tavolo i nomi e i cognomi dei furfanti, all'interno dell'amministrazione, che nei decenni passati avevano fraudolentemente autorizzato il suk indecoroso che ogni giorno vediamo per le strade. Eravamo certi che chi si proponeva di entrare nei palazzi del potere con l'apriscatole per aprirli come una scatoletta di tonno lo avrebbe fatto davvero, dandoci visibilità tutto il fango che c'era dentro. Siamo invece alla consapevole o inconsapevole tutela delle peggiori e più atroci lobbies cittadine, siamo di nuovo come ai tempi di Alemanno del gioco sulle parole e sui concetti di "autorizzato", di  "regolare", siamo a inventarci stratagemmi per coprire i funzionari comunali che si sono fatti stracorrompere, siamo ai componenti dell'amministrazione che si fanno i selfie coi peggiori esponenti dei bancarellari. Questa non è poca esperienza, questo non si risolve con "diamo loro tempo", questa è la indicazione di una precisa volontà politica che fa raccapriccio e che porterà la città dentro al baratro sul bordo del quale sta da anni.

Ed è, tornando al tema dell'ambulantato, un terribile viatico per i prossimi anni che sono quelli decisivi per provare a tornare una città normale e paragonabile ad un posto occidentale per quanto riguarda il commercio ambulante. 

Bolkestein. Ma il Movimento 5 Stelle a Roma cosa vuol fare con le bancarelle?

27 giugno 2016

Ci sarebbe piaciuto conoscere il nome dell'assessore al Commercio prima del primo turno elettorale, eventualmente anche prima del ballottaggio. Tuttavia per adesso niente. Ci sarebbe piaciuto perché l'assessore al Commercio, come abbiamo ripetuto fino alla noia, è assieme all'assessore ai Trasporti colui che ha in capo le vere possibilità della città di cambiare volto nei prossimi 5 anni. 

 Ma d'altronde, post Brexit, a Milano Beppe Sala e Roberto Maroni stanno già proponendo all'Unione Europea di localizzare a Milano le agenzie europee che hanno sede a Londra, mentre noi a Roma ancora dobbiamo immaginare la Giunta sebbene chi ha vinto sapeva perfettamente di vincere da mesi e mesi. 

 Ma torniamo al commercio. E in particolare parliamo di ambulantato, perché si tratta un cancro che, con alcune migliaia di metastasi sparse in tutto il corpaccione della città, sta uccidendo Roma. La sta uccidendo sotto mille punti di vista. Non solo sotto il punto di vista commerciale, non solo sotto il punto di vista del decoro, della dignità urbana, dell'organizzazione stradale. Ma anche sotto al punto di vista della corruzione (l'ultimo vigile arrestato che si faceva corrompere dai bancarellari è notizia di oggi), della sicurezza stradale, del turismo, dalla possibilità di attirare capitali stranieri. Un cancro che con la Direttiva Bokestein può essere affrontato.


In realtà la Direttiva Bolkestein non può essere lo spauracchio per lasciare tutto com'è come il volantino qui sopra vuole propporre, ma deve essere la scusa e il trampolino per cambiare tutto, per togliere le bancarelle dalle strade (e ricollocarle nei mercati), per riformare i posteggi facendo in modo che non esistano più piazzole per bancarelle sulle strade consolari, sulle strade del centro, sulle vie commerciali del cuore della città come Via Cola di Rienzo, Viale Giulio Cesare o Viale Trastevere, per togliere le licenze dalle grinfie delle famigghie e assegnarle previo regolare gara pubblica a giovani imprenditori, a commercianti di qualità e, perché no, a qualche società internazionale nella stessa maniera in cui molte società italiane gestiscono spazi di commercio su area pubblica a Londra ad esempio.


La Bolkestein deve essere utilizzata, senza agitare lo spauracchio ridicolo delle "multinazionali" (e comunque qualsiasi feroce multinazionale sarebbe meglio della situazione attuale, garantirebbe più legalità del bubbone di corruzione ed evasione della situazione attuale, offrirebbe più posti di lavoro del grumo di lavoro nero attuale), per migliorare l'offerta commerciale, ricollocarla dove opportuno e sensato, sovvertire completamente l'estetica dell'offerta, fare in modo che l'amministrazione comunale incassi molto di più dalle concessioni oggi praticamente regalate.


L'oscenità delle migliaia e migliaia di bancarelle di mutande, panciere e pigiami che sfigurano la città rendendola un posto sgradevole e violento, con i loro furgoni sgangherati a far da magazzino e spogliatoio perfino di fronte a palazzi storici e chiese; lo scempio dei caldarrostari; la vergogna solo romana di camion bar e urtisti, il fallimento dei mercati rionali (perché se puoi stare sul marciapiede, perché stare all'interno), la difficoltà enorme del commercio tradizionale che muore a causa delle bancarelle che ne oscurano la visibilità e ne intralciano gli affari con una concorrenza assai sleale, l'enorme illegalità, evasione e lavoro nero che tutto questo si porta dietro non può essere qualcosa da difendere. Come non può essere preso a soggetto il fatto che i conduttori sarebbero "italiani" e verrebbero sostituiti da stranieri. Ma di quali italiani stiamo parlando? Trovateci qualche italiano dietro alle bancarelle se ne siete capaci: si tratta di poveri schiavi indiani o bengalesi, un mercato nero del lavoro che fa paura e che esiste solo a Roma drogando i flussi migratori della città. O sono schiavi o sono affittuari sottobanco delle licenze. Gli italiani? Sono i lestofanti che sovraintendono, da casa, a tutto questo. Sono le poche famigghie che detengono le tante licenze: le multinazionali ce le abbiamo già dunque, sono le multinazionali del degrado e dell'illegalità. E 67 romani su 100 quando hanno chiesto cambiamento profondo lo hanno chiesto anche e soprattutto su queste partite non più tollerabili.


Invece di ascoltare solo sindacati di settore e vetero corporazioni, i "portavoce" a Cinque Stelle ascoltino anche i loro elettori e se ne accorgeranno da soli. Quali sono i progetti su questo? Quali le visioni? Come verrà sfruttato il cruciale e decisivo anno 2017 che, grazie all'entrata in vigore della Bolkestein, dà l'opportunità di prendere in mano la materia subordinando le nuove assegnazioni di licenze ad un riordino radicale e complessivo della questione? Come sarà questa città nel 2018? Salviamo gli ambulanti o ci occupiamo di salvare Roma? Con questi numeri in Consiglio Comunale non ci sono scuse eh...

Ancora Ostia per urlare Viva Bolkestein guardando Cagnes-sur-mer

2 ottobre 2012
















L'altra, nel fare zapping cercando le prime notizie, mi sono imbattuto in un servizio, di Raitre Lazio, servizio naturalmente agiografico che celebrava le gesta dei nostri ombrellonari, tutti uniti contro la cattivissima direttiva Bolkestein, capeggiati da tal Papagni aggiungo il link ad un’intervista dello stesso che, con faccia di tolla, si permette di dire che Ostia fa schifo, ma per colpa “dell’artri”. I quali naturalmente, aiutati dai giornalisti, si lamentavano della loro povertà e incensavano il loro modello di sviluppo. Di prima mattina cominciano i mal di pancia.
Vorrei far vedere le foto di una piccola cittadina nei pressi di Nizza, Cagnes-sur-mer, dove tre anni fa, in un anno preventivato e rispettato di lavori, hanno realizzato uno splendido lungomare di  3,5 km. 
Dove prima c’era una strada a tre corsie per senso di marcia più parcheggio ora ci stanno due corsie per lato e i parcheggi sono stati in gran parte eliminati, il tutto sostituito da uno spazioso lungomare e da una pista ciclabile (con la quale si arriva in tutta sicurezza a Nizza) palme ed aiuole a profusione: a proposito qui il punteruolo rosso non impazza al contrario di Roma dove le palme sono in via d’estinzione. Le spiagge sono, per l’80%, libere ed a disposizione di tutti, pulite tutte le mattine, con docce a disposizione e punti di sorveglianza gestiti dai pompieri, spiagge per handicappati e spiagge per chi ha il cane. Gli stabilimenti sono pochi, contenuti e con arredi di qualità. Le spiagge non sono preda delle solite combriccole, conventicole, congreghe, cricche e consorterie varie che tanto vanno di moda, in tutti i settori dell'economiain Italia in generale ed a Roma in particolare. Sul lungomare francese il mare, bene pubblico, è democraticamente a disposizione della vista e dell’uso di tutti, non sequestrato da privati con muri di cemento arrivati ormai al primo piano e che per poterlo vedere bisogna pagare l’obolo o il pizzo. Senza contare che le orripilanti strutture rimangono fisse anche durante l’inverno imbruttendo drammaticamente il tutto.
Romeo

*Caro Romeo,
non osi questa gentucola cercare di arginare la direttiva Bolkestein che, sacrosantemente, mette all'asta i nostri arenili in modo che li prenda chi fa progetti migliori e ha più soldi da investirci (e da girare all'amministrazione, che così finalmente inizierà a guadagnarci). Questi sono capaci di farci prendere qualche sanzione europea e bloccare questa normativa che, tra bancarelle e stabilimenti, potrebbe finalmente farci diventare un posto normale. Auguriamoci in un nuovo Governo Monti, l'ex commissario europeo non farà passare le istanze di questi "imprenditori" tra molte virgolette...
-Roma fa Schifo

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