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Cloaca Maxima. Ecco com'è ridotta l'opera idraulica che ha cambiato la storia di Roma

29 dicembre 2018
Un tempo perfino realizzare semplici fognature non era cosa banale e cosa da poco. Grazie a questa perizia, ereditata in parte dal know how etrusco, i Romani riuscirono ad organizzare una città (e poi tante altre città) che non dovevano stare a pensare a facezie gestionali di basso livello (smaltire le acque sporche, per dire), e potevano dunque concentrarsi sulla conquista del mondo come effettivamente avvenne. Fai una fogna e diventi potente, insomma. 

Nella Roma di oggi fare fognature efficienti appare ancor più complicato di allora viste le condizioni della città dopo ogni normalissima pioggia. Ecco perché una infrastruttura (quelle cose che secondo politici demenziali vanno fatte solo dopo una accurata analisi costi-benefici) come la Cloaca Maxima dovrebbe essere venerata, studiata, visitata e fatta oggetto di pellegrinaggio. E di rispetto.

In effetti questa opera ingegneristica e idraulica ha una tale importanza (e a tutt'oggi una tale imponenza) da poter divenire oggetto di visite guidate, educational e tour alla scoperta della Roma meno conosciuta con contenuti che garantiscono uno storytelling adattissimo a riempire una buona mezza giornata per i turisti più evoluti. Le classiche cose, insomma, che ti consigliano di restare una città non i canonici due giorni per vedere al volo le attrazioni più famose, ma di soggiornare di più, godendoti la faccenda in maniera più approfondita. 


Qualora nascessero questi progetti, tuttavia, cosa troverebbero? Dove condurrebbero i turisti. Un nostro lettore ha simulato un ipotetico tour guidato alla Cloaca Maxima, di fronte a Ponte Rotto, praticamente sotto gli uffici dell'Anagrafe Centrale e la sede del Primo Municipio. Ebbene il filmato parla da solo dunque non vogliamo aggiungere altro. Vogliamo solo aggiungere le nostre simpatiche considerazioni sulla Sovrintendenza Capitolina, organo sempre più inquietante impegnato a bloccare lo sviluppo della città, a dire dei "no" ridicoli magari pregiudicando seri progetti imprenditoriali e che poi tiene in questo stato ("chiusi per motivi di sicurezza", come dice il sito ufficiale) il suo patrimonio che potrebbe essere super valorizzato. E vogliamo anche aggiungere una considerazione sulla storicità di questo stato di degrado e abbandono: abbiamo aperto Google Street e abbiamo guardato le immagini risalenti a qualche anno fa. Ne deriva che nel 2011 il monumento risalente a duemila cinquecento anni fa era ben tenuto, pulito. Successivamente alcuni incivili lo hanno totalmente scarabocchiato e nessuno si è sognato di pulirlo, ma d'altro canto a pochi metri c'è il Ponte Cestio che per anni è stato sommerso di scarabocchi e solo grazie ad una sorta di mobilitazione degli amici di Retake la Sovrintendenza ha aperto gli occhi. Troppo impegnati a bloccare la città e a dire dei ridicoli "no", dai loro uffici nella pedonale Piazza Lovatelli, piena zeppa delle loro autovetture abusivamente parcheggiate...

Elementi esterni dei condizionatori. Uno schifo solo romano?

9 gennaio 2017




A questo come ad altre mille forme di degrado i romani sono talmente abituati che quando glielo fai notare la maggior parte, i più idioti (che poi sono una percentuale abbastanza cospicua purtroppo), si arrabbiano. E' stato sufficiente mettere una foto di queste nel nostro Instagram per raccogliere indietro insulti e improperi (come usa a Roma un tizio, che abbiamo dovuto bannare, per insultarci ci ha dato del "mongoloide", scambiando una sindrome e un disagio come qualcosa su cui insultare il prossimo).

"Aho ma come se poffà a sta senza condizionatori???".

Come, come se poffà? Come fanno in definitiva in altre città? Anche a Firenze, Torino o Milano palazzi storici di inizio novecento, di fine ottocento se non addirittura di secoli e secoli prima sono sfregiati dalla presenza costante di orripilanti elementi esterni dei condizionatori? Anche nelle altre città italiane e occidentali (Londra, Parigi...) il benessere privato - stare al fresco d'estate - è ottenuto a scapito dal decoro pubblico oppure questa è una caratteristica specifica di Roma? In effetti il costume in linea con la città che ha le strade più sporche e le case più pulite d'Europa: il tutto si inscrive perfettamente in un disprezzo della cosa pubblica, comune, condivisa. E pensare che ci sono ormai delle soluzioni tecniche che funzionano e che uniscono all'interno dell'appartamento le due unità limitandosi a soli due buchetti sulla parete. Nella foto qui sopra vedete il cittadino più civile che ha optato per questa soluzione e subito al piano di sotto il cittadino meno civile che ha piazzato il motore che gli permette di stare al fresco fuori, alla vista di tutti.

Cosa norma questo aspetto? C'è una ordinanza vigente che viene violata o non c'è legge alcuna? Si demanda tutto ai condomini? Perché le Soprintendenze prontissime a fermare tramvie e metropolitane che potrebbero salvare la vita alla città e impegnatissime a decidere il colore di una serranda o di una finestra, qui non parlano e ignorano tutti gli elementi (tantissime volte abbiamo parlato della selva di antenne, ormai presente solo a Roma, coi loro cavi-liane di Tarzan) che deturpano il nostro patrimonio architettonico? E la norma è uguale a Roma così come in altre città italiane o cambia? 

Aiutateci a capire perché noi non ci arriviamo...

Perché dopo un anno dal Piano Regolatore i cartelloni stanno tutti ancora lì? Ecco come Roma distrugge se stessa. Per gli interessi di chi?

25 agosto 2015

"Cari amici di Roma fa Schifo, esattamente un anno fa seguii con passione il gran can can che faceste sull'approvazione del Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari. Grazie a tutto quel casino il Piano venne approvato, ma come mai poi non se n'è saputo più niente? Come mai i cartelloni sono tutti ancora lì? Come mai non si sono svolti i bandi internazionali rispetto ai quali ci avete fatto una capa tanta per anni?".

Bella domanda. Che ci dà modo di spiegare cosa sta succedendo. Perché dietro ai tempi estenuanti con i quali sta andando avanti la grande riforma della pubblicità esterna a Roma (ricordiamo che siamo al medioevo mentre tutte le città del mondo e d'Italia sono nel futuro, e ci stiamo solo perché negli anni passati si è deciso di favorire il racket che c'è dietro questo settore con decine di ditte infiltrate dalle mafie) c'è qualcosa di molto più schifoso di quanto si possa immaginarsi.



La procedura, dopo l'approvazione del Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari (PRIP) la scorsa estate, prevedeva tutta una serie di attività che - ovviamente, siamo in Italia - sono state in primis rallentate dai ricorsi al TAR. Per fortuna i ricorsi sono stati persi dalle ditte che li hanno intentati (anche se un nuovo pronunciamento ci sarà ad ottobre) e allora si è andati avanti a produrre, per ogni Municipio, dei Piani di Localizzazione, nel frattempo il Comune si è quasi fatto convincere a sperimentare alcune modalità cadendo per un pelo nelle trappolette delle ditte. Gli step dovevano comunque essere: redazione dei Piani di Localizzazione (15, uno per ogni Municipio. Il primo ad essere stato presentato in anteprima fu a febbraio il VII) > la loro presentazione agli uffici competenti > la presentazione alla città > un passaggio istituzionale (approvazione in Consiglio? In Giunta?) definitivo > l'indizione dei bandi internazionali che avrebbero portato - speriamo - ditte internazionali e serie a gestire un settore molto particolare, specifico e delicato che le dittuncole cafone romane si sono rivelate inadatte (ed è un eufemismo) a gestire.

Cosa è successo? E' successo che il processo si è arenato al primo step. I 15 Piani sono stati redatti da Aequa Roma, ma una volta inviate agli uffici (leggasi soprintendenze) per un avallo formale, hanno ricevuto centinaia e centinaia di osservazioni. 



Le stesse soprintendenze che hanno taciuto, per trent'anni, quando la città (e gran parte delle aree tutelate, monumentali, archeologiche) veniva ricoperta di impianti di ogni forma e ogni colore gestiti sovente dalla criminalità, ora fanno il pelo e il contropelo alla proposta del Comune di riformare il settore, rallentando la procedura, facendo perdere all'amministrazione una montagna di soldi, rinforzando le ditte e il loro potere contrattuale in sede di ricorso. Uno scandalo in piena regola. Che diventa uno scandalo allucinante (ma, tranquilli, i giornali della città non ne parlano) se si pensa che tra gli uffici che dovrebbero "tutelare" i beni culturali, quello che più di ogni altro ha avuto da ridire è stata la Sovrintendenza Capitolina. Non quella Monumentale, non quella Archeologica che anzi si è comportata in maniera molto corretta, no: quella Capitolina. La Sovrintendenza Comunale, quella retta da Claudio Parisi Presicce, che è di fatto un ufficio del Comune, un organo dell'Assessorato alla Cultura, assimilabile ad un Dipartimento di Roma Capitale.



Insomma è la città che si fa male da sola. Che si umilia da sola. Che si mette i bastoni tra le ruote da sola. L'assessorato al Commercio e il Dipartimento delle Attività Produttive cercano di riformare un settore terrificante dopo decenni di crimine e abusivismo rispetto al quale tutti si sono voltati dall'altra parte, e proprio ora tutti si svegliano: stiamo parlando di qualcosa come 800 pagine di osservazioni. Equivalgono a quelle operazioni Calderoli Style fatte in Parlamento per bloccare qualche riforma utile ma scomoda con tonnellate e tonnellate di emendamenti. Ed è il Comune che sevizia se stesso, ripetiamolo. Si potrà dire: ma la Sovrintendenza semplicemente applica la legge e fa notare se determinati impianti non possono stare in un certo luogo. Già, ma a parte che certi impianti in "quel luogo" ci stavano da anni senza che nessuno abbia detto nulla, solo che prima ci stavano nel caos, ora ci stanno in un disegno strategico di riforma. Ma poi non è solo questo: il documento riporta tutta una serie di interpretazioni, deduzioni e chili&chili di mancanza di elasticità.

Risultato? Questo scherzo potrebbe rendere tutta l'operazione infattibile. I lotti che poi verranno messi a gara potrebbero risultare non appetibili dal punto di vista commerciale, le gare insomma potrebbero andare deserte o non consentire al Comune di chiedere in cambio i servizi che in tutto il mondo si ricavano dalla valorizzazione della pubblicità esterna (arredo urbano, bike-sharing, toilette, mappe, ma soprattutto un sacco di soldi per l'amministrazione che ne ha bisogno) e l'operazione di riforma potrebbe andare a farsi benedire facendo restare tutto com'è. Magari qualcuno dentro determinati uffici capitolini mira proprio a questo...

Il tram 3 ancora bloccato a Piramide, Porta Portese e lo schifo che ci fanno le Soprintendenze

26 aprile 2015

Vi ricordate quando il tram 3 arrivava fino alla Stazione Trastevere? Vi ricordate quando questo percorso permetteva, dunque, uno scambio tra il tram 3 e il tram 8 consentendo alla scarna rete tranviaria capitolina un effetto network che oggi manca e crea disagio? Vi ricordate quando Via Marmorata era percorsa da tram rapidi e puliti e non da puzzolenti autobus sostitutivi? 

Forse neppure ve lo ricordate più. Eppure un tempo era così. Un tempo il tram 3 non si fermava a Piramide come accade oggi. Come mai avviene tutto ciò? Sì per degli errori di progettazione proprio su Via Marmorata (noi ne abbiamo parlato qui quasi tre anni fa), sì per un problema al capolinea di Trastevere su quella piazza da quarto mondo (ma neppure nel quarto mondo ci sono luoghi così) che si trova di fronte alla stazione FS, ma sopratutto per colpa della fermata di fronte a Porta Portese. Per anni e anni la Soprintendenza non ha dato il proprio permesso (pare, ma non ne siamo certi, che solo recentemente la situazione si sia sbloccata) per realizzare un piccolo marciapiede-fermata di fronte alla Porta. Riunioni su riunioni, rimandi, rinvii. E gli anni sono passati. Per colpa di qualche funzionario idiota, imbecille, stupido decine di migliaia di persone ogni giorno sono state esposte a disagi assurdi e inutili, la congestione è aumentata, gli incidenti si sono susseguiti. E nessuno ha pagato. Neppure sappiamo il nome o il cognome dell'imbecille che ha provocato questo disagio. E' la storia di mille opere ferme per colpa delle Soprintendenze. E gli esiti sono qui in questa foto, scattata qualche minuto fa a Porta Portese. I preziosissimi marciapiedi, i cigli in travertino che non possono essere spostati per favorire il trasporto pubblico e realizzare una fermata tranviaria a norma vengono tranquillamente, quotidianamente (specie la domenica) violentati da furgoni in sosta selvaggia che salgono sugli spazi pedonali, si addossano ai muri proprio della sede del Ministero che tutto blocca. Ma non erano intoccabili? 

Il Casino Ludovisi di Via Veneto deve morire, lo hanno deciso i "comitati del no". Gli stessi che hanno ucciso tutta Roma

13 maggio 2014
Curiosa e patetica polemica, in questi giorni, tra le pagine di Repubblica e la rete dei blog che fanno capo alle associazioni che, per interessi loschi o semplicemente per miopia e stupidità, si occupano di mettere i bastoni tra le ruote a qualsiasi progetto di riqualificazione urbana che potrebbe salvare la nostra città dal declino economico e civile.

Protagonista questa volta è il Casino Ludovisi, una incredibile villa con parco nella zona di Via Veneto. L'unica area verde rimasta da quella che fu una enorme villa e che poi nell'Ottocento (all'epoca i comitati del no non c'erano) venne lottizzata per realizzare il Rione Ludovisi e la stessa Via Veneto. I nobili proprietari della villa non hanno i soldi per restaurarla, la villa cade a pezzi. Per risolvere il problema, pensando di essere nell'occidente evoluto, hanno pensato di sfruttare il sottosuolo della villa per realizzare dei box auto (tra l'altro sempre utili in zona, specie se sfruttati per eliminare posti auto in superficie e fare dunque pedonalizzazioni, ciclabili, preferenziali) e col ricavato restaurare il prezioso immobile. Da 15 anni la burocrazia sta facendo il suo lavoro, che ben conosciamo. Quattro soprintendenze si avventano come avvoltoi sulla carogna: una dice si, una dice forse, una dice no, una dice chissà. Per 15 anni la proposta viene lasciata in sospeso tra pareri ridicoli e ricorsi al Tar. A fine aprile un articolo di Repubblica (questo) di Giovanni Valentini che meritoriamente - lo sta facendo ormai da un po' di tempo - individua nelle soprintendenze e nella burocrazia non uno dei beni, come ci hanno raccontato a lungo, ma uno dei mali, anzi uno dei cancri del nostro paese. Valentini sta facendo, per ora solitario, ma il vento sta cambiando, questa battaglia che tutti noi dobbiamo sostenere contro la vergogna di enti - le soprintendenze appunto - che nessuno ha eletto, che hanno funzionari sovente imbarazzanti, che incubano inefficienza e talvolta corruzioni, che non esistono da nessuna altra parte del mondo, che ritengono che si debba più rispetto ai nostri nonni che ai nostri figli e che determinano un autentico disastro economico per il nostro paese.

Ovviamente la risposta dei comitati del no non si è fatta attendere. Non li avete mai sentiti dire una parola su Via Veneto trasformata in parking abusivo. Non hanno aperto bocca sulla ztl aperta a tutti. Non hanno detto nulla sullo smantellamento delle corsie preferenziali che, sempre su Via Veneto, le ha trasformate in parcheggi. Non si sono espressi sul fatto che ogni marciapiede della strada più famosa della Dolce Vita sia ingombra di auto, ma quando si realizzano dei parcheggi interrati (forse hanno paura che poi i posti abusivi vengano finalmente eliminati) apriti cielo. Con una odiosa lettera (questa) rispetto alla quale lasciamo a voi i commenti.

C'è una parte di Roma che vuole cambiare e sta individuando dove sono i problemi da aggredire. C'è invece un'altra parte di Roma che, non vergognandosi neppure di strumentalizzare (bestemmiare!) Cederna, vuole che tutto rimanga così, vuole che noi si rimanga nella capitale più raccapricciante, disperata e degradata d'occidente. Voi da che parte state?

Bloccata a Via Urbana per una macchina parcheggiata davanti al portone di casa. E salta il battesimo dei gemellini

23 aprile 2014
Sono la madre di due gemelli neonati, stasera devo portarli nella chiesa per il battesimo, ma Il portone è completamente bloccato da una macchina. Se nessuno la sposta non riuscirò far uscire Il passeggino. Ho lasciato Il biglietto sul vetro ma non credo che Il proprietario intenda spostare la macchina oggi. 
Via Urbana 133. 
Devo uscire alle 21.25 perché il battesimo è alle 22. Aiuto! Aiutateci a uscire dal palazzo, per favore.
Lettera Firmata

*Questa è la lettera che abbiamo ricevuto la notte di Pasqua. Chissà se poi - anche grazie alla condivisione che abbiamo effettuato su Facebook, visualizzata da diverse migliaia di persone - la cosa si è risolta. Ma non è solo questo il punto, il punto è perché succedono queste cose e perché non si lavora per evitarle. Ed è, come quasi sempre, un problema di arredo urbano. E pensare che Via Urbana potrebbe finalmente avere il suo decente arredo urbano fatto di paletti e percorsi pedonali protetti (come parte di Via del Boschetto, avete presente?). E a costo zero per l'amministrazione visto che avrebbe offerto tutto Italgas che sta facendo i lavori di riqualificazione delle tubature. Peccato che la Soprintendenza abbia detto di no e che il Municipio, con l'assessore ai lavori pubblici Tatiana Campioni e la presidente Sabrina Alfonsi, si sia completamente piegato agli assurdi voleri di burocrati (tutto è stato ben spiegato qui, su Degrado Esquilino) che addirittura vorrebbero eliminare i paletti anti sosta selvaggia (usati in tutto il pianeta per garantire l'incolumità di chi cammina) anche dalle strade dove sono già stati montati. Un autentico crimine che mortifica una strada importantissima, ne penalizza il commercio, rende insicuro percorrerla per bambini, anziani, mamme con passeggino, disabili, turisti e rende impossibile la vita per chi ci abita. Complimenti al Primo Municipio. Cosa possiamo fare? Scrivere sia su Facebook (Tatiana Campioni e Sabrina Alfonsi) che via mail: tatiana.campioni@comune.roma.it e presidenza.municipio01@comune.roma.it.
Fatelo!
-RFS

Via Urbana, Via del Pellegrino (e tante altre). E' la Soprintendenza di Stato che si oppone alla riqualificazione. Mobilitiamoci tutti: scriviamogli!

7 febbraio 2014

Incidenti, pericolo, stress, inquinamento, traffico, feriti, sovente morti, turisti con gli occhi fuori dalle orbite, impossibilità di passeggiare, vita impossibile per i passeggini e le mamme che li spingono, stessa cosa per i disabili, per i non vedenti, per tutte le categorie deboli.
Le strade della città sono in condizioni indicibili e specialmente in centro storico, nei vicoli, nessuna norma del Codice della Strada è rispettata: non vi sono attraversamenti regolamentari, non ci sono passaggi pedonali garantiti, quasi sempre i pedoni sono costretti a muoversi in maniera promiscua rispetto alle auto. Insieme, condividendo la strada. Con tutti i rischi e lo stress del caso.

Ma una alternativa c'è e si chiama "parapedonale", "paletto", "parigina" che dirsi voglia. Insomma, l'arredo urbano. Non a caso è il sistema adottato massivamente da città che hanno avuto in passato problemi simili a Roma: basti pensare a Parigi o a Madrid. 

Ma a Parigi e a Madrid non c'è una cosa che si chiama Soprintendenza. Non solo la Soprintendenza di Stato all'Architettura ed al Paesaggio di Roma pretende, non si sa a che titolo, di mettere bocca su questioni di sicurezza stradale, ma lo fa - sistematicamente! - a favore dell'auto e degli abusi e mai a favore dei pedoni, della sicurezza stradale e della qualità della vita.

Prendete Via Urbana. Una strada, come dimostra il video, pericolosissima, distrutta da due file di vetture in sosta selvaggia. Tracciato potenzialmente bellissimo, ma oggi infrequentabile. Calvario per romani e turisti. Tra un paio di settimane dovrebbero iniziare dei lavori di riqualificazione a margine di lavoro Italgas sui sottoservizi. Ebbene Italgas si era dichiarata disponibile, in cambio di alcune concessioni sulla modalità di svolgimento del cantiere, a realizzare lei la riqualificazione non solo con un nuovo fondo stradale sistemato, ma anche con i famosi paletti che avrebbero trasformato Via Urbana (come è successo con parte di Via del Boschetto e di Via Leonina giusto per restare al Rione Monti) in una strada finalmente civile e frequentabile. Risultato? Sono passati tanti di quei mesi che pare che nel frattempo Italgas si sia rivenduta i paletti che aveva predisposto e, in tutto questo, la Soprintendenza si è dichiarata contraria ai paletti ("se avete il problema della sosta selvaggia metteteci un vigile" sostengono i funzionari ministeriali con una ipocrisia che non ha confini, ma che danneggia tutti noi) e ha anticipato (udite, udite) di volere l'eliminazione dei paletti anche dalle strade dove sono stati già installati. E così posti diventati come per magia civili e frequentabili come Via degli Specchi, Via del Monte della Farina (al netto del vandalismo) o Via di Torre Argentina potrebbero tornare all'anarchia più totale e volgare...
E sempre restando a Monti c'è Via dei Capocci. Molti residenti reclamano a gran voce il ritorno del 117, l'autobussino elettrico che serve il rione. Atac risponde "ok, ma dovete togliere le auto in sosta abusiva mettendo i dissuasori e i paletti perché altrimenti così è pericoloso sia transitare sia fare le fermate". E anche qui si nicchia, si fa fatica a schierarsi contro la più clamorosa lobby della città: quella dei maghinari. Anche se le loro vetture sono parcheggiate fuori posto, anche se umiliano un tessuto urbanistico unico a livello planetario, anche se mettono a repentaglio la vita di bambini, anziani, disabili rendendo loro la vita un incubo.

Vi sembra assurdo che un organo del Ministero della Cultura, formato da grigi funzionari sconosciuti, possa di fatto 'governare' e 'amministrare' il territorio a proprio piacimento pur non essendo stato eletto e voluto da nessuno? Eppure è così. Vi sembra assurdo che il Primo Municipio, responsabile dei lavori, non possa fare una forzatura (d'altronde la soprintendenza dà solo un parere negativo, nulla più di un parere), non possa portare all'attenzione dell'opinione pubblica delle scelte che mettono a rischio della vita pedoni, mamme, bambini, disabili, non-vedenti? Eppure è così perché, a quanto pare, le Soprintendenze sono vendicative. "Tu, ora, Via Urbana la puoi anche fare con i paletti nonostante il mio parere negativo, però poi vedrai che d'ora in aventi io mi metterò di traverso ad ogni tuo atto, impedendoti di fatto di governare". Questo il racket che mette gli uni contro gli altri pezzi dello stato e dell'amministrazione locale semplicemente a danno dei cittadini. 


Eccolo il capolavoro che la Soprintendenza vorrebbe fare a Via Urbana. E' lo stesso capolavoro che hanno già fatto tutto attorno ai Fori, su su fino alla Torre del Grillo. Percorsi pedonali finti, perché i paletti sono da bocciare visto che non fanno parte della tradizione di Roma, mentre le macchine sono evidentemente, secondo i soprintendenziali, li da 2000 anni visto che non si può neppure pensare a trovare soluzione per allontanarle dai percorsi pedonali, dai palazzi, dai monumenti, dai reperti. La situazione di Via Urbana è semmai faccenda riguardante i vigili del fuoco visto che la situazione della sosta impedisce i soccorsi in caso di incendio, impedisce il passaggio delle autoambulanze, mette a rischio i pedoni e i palazzi in caso di incendio. Le auto devono stare ad almeno un metro dai muri delle case, altrimenti se per disgrazia un auto esplode, il palazzo... crolla! Ma questo non importa la soprintendenza. Invece dell'arredo urbano, il Comune può provvedere con vigili urbani, secondo loro, a fare da paletti umani. Uno ogni 10 metri potrà bastare? Sì? E la sera? E il giorno di natale? E alle 3 del mattino? Sempre vigili?  O i funzionali della soprintendenza fanno servizio sulla strada loro, spiegando agli automobilisti che finalmente i divieti di sosta vanno rispettati? E perché questo ottenimento, che in tutto il mondo scaturisce da un ottimo arredo urbano, qui lo dovremmo consegui con "i vigili"? E non è una novità, sempre per questo motivo si è arenata la riqualificazione di Via del Pellegrino. Se vi spostate da Campo de' Fiori verso Via della Moretta e i Banchi Vecchi e vi pare assurdo dover essere tallonati da auto rombanti, superati da motorini e se avete una sensazione di totale pericolo, se avete un disabile da accompagnare in carrozzina e vi vergognate di essere italiani, se siete con vostro figlio che dorme nel passeggino e vedete la sua piccola smorfia al passaggio dell'ennesimo scappamento puzzolente a 30 cm dal suo naso, sappiate che anche qui la colpa appare essere della Soprintendenza che si è opposta, bocciando i paletti, alla riqualificazione di una strada che oggi è la quintessenza del sottosviluppo come possiamo vedere nella foto qui sotto.


Chi sono i protagonisti di questa storia? 
Sabrina Alfonsi - presidenza.municipio01@comune.roma.it
Tatiana Campioni - Assessore al Primo Municipio - tatiana.campioni@comune.roma.it
Rossella Pesoli - rappresentante della Soprintendenza che si oppone ad una seria riqualificazione delle strade - rossella.pesoli@beniculturali.it
Alessandro De Falco - responsabile per la Soprintendenza del Rione Monti - alessandro.defalco@beniculturali.it

Cosa vi chiediamo? Di scrivere loro, garbatamente, educatamente, ma risolutamente. Fategli capire - perché non lo capiscono - quanto è importante per noi questa questione. Inviate le vostre lettere mettendo in copia anche la nostra mail romafaschifo@gmail.com. La soprintendenza non ci può privare del diritto di vivere in un città civile e sicura, non può privare a bambini, anziani, disabili di uscire di casa.

Altro che Farmer's Market più grande del mondo, parcheggio abusivo più antico del mondo! Circo Massimo massacrato da Coldiretti

29 settembre 2012
E' come una maledizione. Una fattura. Una sfiga latente che, tra l'altro, fa sì che qualsiasi nefandezza non sia colpa di nessuno, bensì del contesto. E in parte forse è anche vero.
Prendete l'iniziativa della Fondazione Campagna Amica a Circo Massimo. Un farmer's market grande come tre campi di calcio. Uno sconfinato appezzamento che raddoppia per 10 i normali farmer's market che Coldiretti e Campagna Amica organizzano nell'adiacente ex mercato ebraico del pesce di Via di San Teodoro.
Produttori da tutta Italia, bell'alestimento, ristorante (niente di ché, preferite uno spuntino ai banchetti), fattoria didattica con tanto di papere e ciucci. Eppure eccola la maledizione: occorrono spazi per macchinari, furgoni, vetture, mezzi di trasporto. Siamo a Roma, in piena area archeologica, non esistono autorimesse interrate e pare non sia possibile fare altrimenti: non solo tutte le strade circostanti sono deturpate dalla sosta selvaggia, ma tir e articolati arrivano addirittura dentro al Circo. Non si era mai visto (ovviamente le Soprintendenze, le stesse che combattono contro i tram, contro gli allargamenti dei marciapiedi, contro i paletti parapedonali, si comportano come le leggendarie tre scimmiette). Non si era mai visto nulla di simile. Enorme il mercato, enorme il parcheggio abusivo creato sulle platee dell'antico circo.
E così, per questa maledizione (e per l'incapacità di avere predisposto luoghi adatti a queste manifestazioni), anche una bella iniziativa che valorizza le eccellenze italiane, diventa qualcosa per cui rodersi il fegato.
Al Circo Massimo venivano organizzate rassegne e fiere 3mila anni fa. Possibile che in ben 3mila anni la città non sia stata in grado di dotarsi di compound adeguati, moderni, civili, funzionali? 

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