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Video. Siamo andati a vedere che fine hanno fatto gli alberi piantati in campagna elettorale

18 maggio 2018

Era domenica 11 febbraio, eravamo in piena campagna elettorale sia per le Poliche che per le Regionali e i nostri politici a 5 Stelle, contraddistinti da tutto il loro squallore non dissimile anzi perfino peggiore a quello dei politici che li hanno preceduti cosa facevano? Facevano propaganda nel modo più pecoreccio e pedestre, intortando gli elettori con azioni inutili e ridicole necessarie solo a gettare fumo negli occhi degli ignoranti e dei sempliciotti.
Quella domenica era la volta, per dirla col personaggio Daniele Diaco, della "riforestazione". Badate bene: tutte le città del mondo quando piantano alberi nello spazio pubblico lo fanno ordinando al vivaio arbusti già avviati, alti tre o quattro metri, capaci di sopportare il trapianto e la nuova condizione pedoclimatica. I nostri eroi invece, capitanati da Sora Pinuccia, cosa ti hanno fatto? Qui e in tutta la città hanno piantumato ramoscelli alti poche decine di centimetri incuranti che così avrebbero avuto una enorme percentuali di alberi morti, incuranti che sarebbero stati soffocati dalle erbacce, incuranti che così sarebbero con molta probabilità stati rubati e quant'altro.




Qui trovate la notizia di quell'intelligentissima e arguta iniziativa politica. Qui invece trovate addirittura il video, patetico, come di consueto modulato su un vocabolario ricco e forbito dei nostri politicanti a 5 Stelle ("noi siamo contrari alle politiche di deforestazione, ma invece siamo favorevoli alle politiche di forestazione") in puro stile "bello, bellissimo". 


"Restituire luoghi finalmente vivibili a questa città" ha dichiarato l'assesSora Pinuccia concludendo il suo accorato appello nella diretta di cui sopra. E allora questi luoghi "finalmente vivibili", dopo soli tre mesi (non trent'anni, non tre anni, tre mesi: meno di 100 giorni) siamo tornati a vederli. Ecco le condizioni in cui oggi versa il parco e le condizioni in cui oggi versano le piante "messe a dimora" durante la campagna elettorale. Semplicemente per farvi capire che questi sono non solo come gli altri, ma perfino un pelo peggio. Perché lavorano sull'ignoranza della gente, sulla predisposizione alla gente (specie quella debole e ignorante) ad essere raggirata. La cosa triste è che continuiamo ad essere gli unici a denunciarlo. Pubblici amministratori fingono di combattere i cambiamenti climatici, banalizzando questioni serissime con quattro stecchi secchi (pure se la manutenzione fosse stata perfetta sarebbe stato lo stesso identico discorso) e tutti muti. Si devono vergognare questi politici inqualificabili, ma si deve vergognare anche tutta l'opinione pubblica che non reagisce. 

C'è una piccola grande azione che comunque i cittadini residenti del III Municipio possono fare per reagire, la possono fare il 10 giugno votando per il professor Giovanni Caudo alle elezioni Municipali in quel municipio dove la Giunta dei pentaciarlatani è saltata per aria e dove dunque si deve votare di nuovo. 

PS. Cara AsseSora Pinù, le pecore brucano, vanno a mangiare l'erbetta bassa, ste erbacce di un metro e mezzo manco se fai venire i dromedari e le giraffe.

Strage degli alberi e olocausto della comunicazione. Abbattono tutto e non spiegano nulla

28 marzo 2018
La storia degli abbattimenti degli alberi è solo l'ultima storia inquietante di un partito inquietante, di anni inquietanti, di uomini politici inquietanti come il nostro assessore all'ambiente Pinuccia Montanari. Quella dei cessi al Colosseo, quella di Spelacchio, quella dei rifiuti a cui cambiare nome in "materiali post consumo", ma pur sempre lasciandoli in strada, quella che è riuscita nell'intento di stoppare la crescita della raccolta differenziata a Roma che era in rimonta da anni ormai.

Ad un certo punto Sora Pinuccia ha deciso che era il momento di pigliarsela con gli alberi. Gare bloccate, burocrazia impazzita, anni e anni (ormai sono quasi 24 mesi) perduti a cialtroneggiare invece che ad agire ed ecco l'emergenza: ad ogni folata di vento vengono giù tanti di quegli alberi, pini, platani che non si capisce come sia possibile che nessuno ci abbia ancora lasciato le penne.

Risultato: si abbatte tutto. Invece di manutenere, si abbatte. Del resto siamo in piena filosofia pentecatta: togliere gli alberi fa risparmiare due volte. Da una parte non si spende per la manutenzione attuale e poi non si spende per la manutenzione futura. Interi viali, dalla Colombo all'Appia Nuova fino a Prati, cambiano faccia e perdono identità, ma tutto è più facile. 

Questa situazione si può cercare di spiegare percorrendo due strade, due ipotesi possibili. Eccole qui sotto. 




1. GLI ALBERI ERANO MALATI
Strano, perché a guardare i tronchi non sembrerebbe. Comunque può senz'altro essere possibile. In questo caso bisognava fare tre cose: la prima era comunicare la situazione ai cittadini, fargli sapere cosa stava succedendo, illustrare alla perfezione perché era inevitabile fare così; la seconda era tagliare gli arbusti; la terza era ripiantumare al loro posto arbusti di adeguata altezza per mitigare l'effetto spoglio della mega potatura. Di queste tre cose solo una è stata fatta: tagliare. La comunicazione si è limitata ad un incontro estemporaneo non comunicato, non presente sui siti ne del Comune ne del Muncipio (loro sono quelli della trasparenza), con l'obbiettivo malcelato di far sì che partecipassero meno persone possibile: una cosa penosa. 

2. GLI ALBERI NON ERANO MALATI
Non lo erano, ma sono stati abbattuti lo stesso. Perché? Per paura, per incapacità per ridurre il rischio. Se non ci sono alberi, non ci possono essere alberi che cadono. Malati o non malati poco importa: eliminare ogni rischio di incidente che possa poi essere addebitato alla Sindaca e farne calare il consenso. Perché l'obbiettivo è quello: il consenso. Non amministrare la città, ma esercitare il potere. E' lo stesso motivo per cui da un mese le ville e i giardini sono chiusi e sbarrati. C'è un briciolo di alea di rischio (come c'è in tutte le cose della vita) e allora meglio non rischiare. Togliere tutti i servizi così non ci si può lamentare dei servizi che non funzionano. E dunque si abbatte dove si ravvisa qualche briciolo di rischio e si lascia abbandonato tutto il resto, perché intanto le gare per le potature (manutenzione, capisci il termine manutenzione Sora Pinù?) sono mezze bloccate tra incapacità dei dirigenti (ma sono "fiori all'occhiello" quando ti devono votare) e burocrazia che necessitano di profonde riforme che nessuno fa e molti ostacolano.

Se davvero gli alberi sono stati abbattuti per un pregiudizio e in via preventiva, se davvero l'operazione è stata fatta non tanto con l'intento di amministrare davvero il territorio (pigliandosi anche i rischi del caso) quanto con l'intento di pararsi il kulo, beh, speriamo che qualcuno denunci la cosa e che qualcun altro proceda ad indagare chi ha messo la scelta sotto queste scelte. In attesa di questi chiarimenti resta l'enorme deficit di comunicazione che è forse ancora più grave delle strade sfregiate, delle consolari che ormai hanno solo i micidiali cartelloni abusivi (contro i quali la Giunta ha deciso di non far nulla per non torcere un pelo ai racket che li gestiscono) come elementi di arredo verticale e come fonte di ombra.

Non crediamo alle petizioni alle catene di Sant'Antonio, ma per completezza diamo notizia (oltre alle info ufficiali sul sito del Comune) alla petizione promossa da ParteCivile che chiede alla sindaca di interrompere gli abbattimenti. Non si tratta secondo noi di interrompere gli abbattimenti (gli alberi hanno un ciclo vitale, e quando occorre vanno sostituiti), si tratta di essere trattati come cittadini e non come sudditi e di essere messi al corrente di ciò che succede. Cosa che non avviene grazie all'amministrazione più opaca e losca che si sia mai vista in città.

Riaprono 7 cessi pubblici. Ecco perché per i cittadini e per i turisti è una truffa in piena regola

24 febbraio 2018
Ieri con un video che passerà direttamente agli annali dell'avanspettacolo politico cui la capitale d'Italia viene sottoposta da mesi, un personaggio surreale che risponde al nome di Pinuccia Montanari e che ci dicono essere l'assessore all'ambiente in una delle città più importanti del mondo, ha inaugurato in pompa magna sette cessi pubblici.

Le immagini si sono soffermate sulle tazze, sui lavandini e sull'assessora che provava il flusso dell'acqua. Una cosa raccapricciante e impensabile in qualsiasi altra città del mondo. Un siparietto vergognoso e umiliante per chiunque abbia un minimo di sale in zucca. Due assessori, all'ambiente e ai lavori pubblici, che hanno un potere paragonabile e superiore a quello di alcuni ministri nazionali, che si prestano a un simile teatro. Ehssì perché non c'è solo Sora Pinuccia e il povero Diaco (vi prego la faccia, guardate la faccia!), ma anche la mitica no vax Margherita Gatta, assessora alle infrastrutture (probabilmente il ruolo più delicato della Giunta) che quando chiedi conto di cosa sta facendo tutti - anche i 5 Stelle - ti rispondono "lasciamo perdere", una che è stata nominata a agosto e pur avendo le deleghe più importanti in assoluto non ha fatto nulla, prima uscita pubblica inaugurare un gabinetto. Praticamente mezza giunta per l'opening di queste grandi opere. 
Ma proviamo ad andare oltre alla scenetta riprovevole di due importanti assessori ed un presidente di commissione che inaugurano un cesso e entriamo nel merito dell'operazione. Che è una fregatura per tutti: per la città, per i turisti, per i cittadini. Una fregatura fatta passare come grande opportunità come costume del Movimento 5 Stelle in ogni sua attività: raggirare le persone sfruttando la loro ignoranza. Raggirare le persone sfruttando la loro ignoranza e ancora raggirare le persone sfruttando la loro ignoranza.

La verità ovviamente è molto diversa da quello che dice la Montanari nell'ignobile filmato. Per almeno 4 motivi.


1. GLI INVESTIMENTI
Sora Pinuccia si vanta di aver investito centinaia e centinaia di migliaia di euro versati da cittadini, aziende e contribuenti per riqualificare e aprire i cessi. Dovrebbe vergognarsene, però se ne vanta. Tanto nessuno approfondisce, nessuno capisce e i giornali trascrivono il comunicato stampa. Le buone pratiche però sono altre: a Parigi i bagni sono gestiti dalla stessa società che gestisce i cartelloni pubblicitari, in cambio della concessione per i cartelloni la città ha ottenuto in maniera gratuita sia per se che per gli utilizzatori la gestione e la manutenzione di centinaia (non 7) di toilette pubbliche tra l'altro realizzate con un design contemporaneo d'eccellenza (non gli aborti architettonici che vediamo nel filmato). A Roma si poteva fare? Certo che si poteva: il Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari predisposto da Marino prevedeva esattamente questo obbiettivo, naturalmente a costo zero per l'amministrazione e per gli utenti. Per conseguirlo però bisognava andare avanti con quella riforma, sconfiggere le mafie dei cartellonari romani, pubblicare le gare, assegnarle a ditte serie possibilmente internazionali e ottenere in cambio i servizi. La Giunta di cui Montanari fa parte ha invece, da due anni, preferito insabbiare tutto e (esattamente come sta accadendo per lo Stadio) quello che ieri era impostato come contributo dei privati, oggi è pagato dal pubblico sottraendo risorse all'erario. Una frode in piena regola: "abbiamo investito una cifra di 256mila euro per ora". E se ne vanta pure. Sono soldi rubati ai cittadini ed è un'operazione che dovrebbe chiamare in causa la Corte dei Conti.  Ma poi 256mila eurini per 7 latrine? Quasi 40mila euro a cesso? Ma voi a casa vostra quanto spendete per fare un bagno nuovo? 5mila? 8mila? Massimo 10mila? Come si arriva a 40mila?

2. IL PRESIDIO
Il concetto di presidio per una toilette pubblica è semplicemente patetico. Oggi ci sono (appunto basta guardare Parigi) tecnologie autopulenti e videosorveglianze efficientissime. E' su quello che bisogna investire (o meglio chiedere ai privati di investire) non sui bidelli dei bagni come in un autogrill degli anni ottanta. Una città ferma a 40 anni fa con soluzioni di 40 anni fa con gli approcci di 40 anni fa con le tecnologie di 40 anni fa con dirigenti e uomini politici che sarebbero stati già vecchi e superati 40 anni fa.

3. IL PAGAMENTO PER L'UTILIZZO
Fare pipì in questi bagni sarà almeno gratuito in modo da incentivare davvero chi la faceva all'angolo o dietro la siepe di smettere? Niente affatto! Oltre all'investimento fatto dal Comune, si pagherà anche 1 euro a pisciata. Il cittadino così è fottuto due volte: da una parte ha pagato i cessi con le sue tasse (laddove dovunque vengono pagati dai privati nell'ambito di accordi avanzati di scambio servizi), dall'altra deve pagarli di nuovo ad ogni utilizzo. Il turista poi è fottuto ancora di più perché dopo aver pagato le tasse di soggiorno più alte delle terre emerse, deve mettere mano al portafoglio anche per pisciare. Ovviamente questa cosa non disincentiverà (come invece si è riusciti a fare a Parigi) tutte quelle persone che, non avendo nessuna intenzione di pagare 1 euro ogni volta che gli scappa, la facevano dietro l'angolo. E così le aree interessate, dopo gli investimenti profusi e i video promozionali, continueranno a accorare di piscio per tutti i mesi caldi.

4. I BAGNI - GALLERIA D'ARTE
Su questo non aggiungiamo altro perché siamo convinti che i nostri lettori sappiano capire da soli il livello e perché Artribune ha fatto già un'ampia analisi di questo ennesimo scempio che speriamo si possa interrompere. Qui l'articolo.


PS. Il filmato della Montanari, che racconta una truffa amministrativa in piena regola ai cittadini e ai turisti come se fosse una felice riforma, veleggia sopra le 1000 condivisioni...

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