Per quanto riguarda le ciclabili quello che conta è l'effetto rete. Ecco perché bisogna insistere e velocemente

1 giugno 2026

 

Spesso, quando si parla di mobilità sostenibile, chi critica la realizzazione di ciclabili lamenta lo scarso utilizzo delle stesse da parte dei cittadini. In effetti è abbastanza frustrante vedere delle piste nuove di zecca ma spesso sottoutilizzate. Ho cercato di approfondire la questione, scoprendo una cosa in fondo ovvia, ossia che la crescita degli utenti delle ciclabili segue esattamente le stesse regole di qualsiasi altra rete. Se sono poche le tratte e i nodi di scambio, il traffico richiamato sarà poco o nullo; superata una certa estensione, inizia un effetto a catena. Vediamo di capire meglio.

 

Per molti anni il dibattito sulle piste ciclabili è stato affrontato quasi esclusivamente in termini quantitativi: quanti chilometri vengono costruiti, quanti fondi vengono investiti, quanti tratti vengono inaugurati. Oggi però la ricerca internazionale mostra che il fenomeno è molto più complesso. L’utilizzo della bicicletta urbana non cresce in modo lineare rispetto ai chilometri di ciclabili realizzate, ma segue spesso una dinamica “a rete”, con effetti accelerativi che ricordano quelli delle telecomunicazioni o dei social network. Questo fenomeno viene definito in letteratura come “network effect” oppure “induced demand for cycling”: ogni nuovo tratto ciclabile non aggiunge soltanto un segmento in più, ma aumenta il valore di tutta la rete esistente. Una pista isolata serve infatti a pochi utenti; una rete continua e interconnessa rende invece la bicicletta una vera alternativa sistemica all’automobile.

 

Uno degli studi più importanti sul tema è “Bikeability and the induced demand for cycling”, pubblicato nel 2023 sulla rivista PNAS da ricercatori dell’Università di Copenaghen e della Technical University of Denmark. Lo studio, basato su grandi quantità di dati GPS raccolti nella capitale danese, dimostra che una rete ciclabile ben connessa aumenta drasticamente il traffico ciclistico urbano. Gli autori stimano incrementi tra il 40% e il 60% nel numero di viaggi in bicicletta e fino al 90% nei chilometri percorsi rispetto a uno scenario privo di infrastrutture strutturate (pubmed.ncbi.nlm.nih.gov). Lo studio introduce inoltre un concetto molto importante: la “domanda indotta”. Molte persone iniziano infatti a usare la bicicletta soltanto quando percepiscono la possibilità di attraversare la città in sicurezza e continuità, senza interruzioni improvvise della rete.

 

Un secondo studio molto citato, “Growing Urban Bicycle Networks”, pubblicato su Scientific Reports del gruppo Nature, analizza 62 città nel mondo utilizzando modelli matematici di crescita delle reti ciclabili. I ricercatori mostrano che esiste una vera e propria “massa critica” della rete: nelle fasi iniziali gli investimenti producono risultati limitati, ma superata una certa soglia di connettività l’efficienza della rete cresce rapidamente. Lo studio sottolinea inoltre un punto fondamentale per la pianificazione urbana: costruire ciclabili frammentate e scollegate produce rendimenti modesti e rischia di alimentare la percezione che “le piste non servano a nessuno”. Al contrario, collegare i segmenti esistenti e creare continuità urbana genera effetti molto più forti.

 

Anche il caso di Parigi rappresenta oggi uno degli esempi più interessanti di questo fenomeno. Negli ultimi anni, grazie ai programmi “Plan Vélo I” e “Plan Vélo II”, la capitale francese ha realizzato oltre 1.000 km di nuove infrastrutture ciclabili, trasformando progressivamente una rete frammentata in un sistema urbano interconnesso (journals.sagepub.com). Uno studio pubblicato su Transportation Research Record ha analizzato gli effetti di questa trasformazione urbana. I ricercatori osservano che, nonostante la riduzione dello spazio stradale dedicato alle automobili, la congestione urbana non è aumentata in modo proporzionale, segno di un forte trasferimento modale verso la bicicletta e il trasporto attivo. 

 

Anche New York rappresenta un caso particolarmente significativo. Secondo i dati ufficiali del New York City Department of Transportation, la città ha sviluppato oltre 1.500 miglia di infrastrutture ciclabili, con una rete progettata esplicitamente per collegare tutti e cinque i boroughs cittadini. Oggi gli spostamenti quotidiani in bicicletta superano le 600.000 unità (nyc.gov). Uno studio recente basato su 72 milioni di viaggi del sistema Citi Bike ha inoltre dimostrato che l’introduzione di piste ciclabili protette produce aumenti medi di circa il 18% dei viaggi nelle stazioni vicine (arxiv.org). Anche in questo caso emerge chiaramente che la crescita dipende soprattutto dalla continuità della rete e non dalla semplice lunghezza delle corsie realizzate.

 

Molto interessante è anche il caso di Madrid, città storicamente poco orientata alla mobilità ciclabile. Negli ultimi anni, grazie allo sviluppo del sistema di bike sharing BiciMAD e alla progressiva costruzione di corridoi ciclabili urbani, la capitale spagnola ha visto una crescita significativa dell’uso della bicicletta.

Uno studio pubblicato nel Journal of Maps, basato sull’analisi di oltre 21 milioni di dati GPS del sistema BiciMAD, mostra che i flussi ciclistici si concentrano fortemente lungo gli assi con maggiore continuità infrastrutturale. In altre parole, gli utenti tendono a utilizzare la bicicletta soprattutto quando possono contare su percorsi leggibili, continui e interconnessi.

 

La spiegazione teorica di questi fenomeni è relativamente semplice. Quando le ciclabili si collegano tra loro, aumentano enormemente le possibili combinazioni origine-destinazione disponibili per gli utenti. Ogni nuovo collegamento non crea soltanto una nuova pista, ma moltiplica le possibilità di attraversare la città in sicurezza. È lo stesso principio che governa internet, le reti ferroviarie o le reti telefoniche: il valore del sistema cresce più rapidamente del numero dei suoi singoli elementi.

In termini urbanistici, ciò significa che non conta soltanto quanti chilometri di ciclabili vengono costruiti, ma soprattutto come vengono collegati tra loro. Una città con molte piste isolate può avere pochi ciclisti; una città con una rete continua, sicura e leggibile può invece assistere a crescite molto rapide dell’uso della bicicletta.

 

Le principali ricerche internazionali convergono dunque su un messaggio chiaro: le infrastrutture ciclabili funzionano davvero quando diventano rete. È in quel momento che la bicicletta smette di essere un mezzo marginale o ricreativo e diventa una componente strutturale della mobilità urbana. E proprio da quel momento la crescita degli utenti tende ad accelerare, spesso in modo molto più rapido rispetto alla semplice crescita dei chilometri costruiti.

 

ANDREA

La piaga del vandalismo graffitaro a Roma e qualche confronto internazionale

14 maggio 2026


Seppur lentamente, tra mille pregiudizi e paraventi ideologici, anche a Roma sempre più persone iniziano a rendersi conto del danno che possono fare migliaia e migliaia di metri quadri di muri e mezzi pubblici letteralmente ricoperti dai graffiti. Danno d’immagine enorme per la città, per il turismo (andatevi a leggere i blog turistici in cui gli stranieri non si capacitano di come possa essere lasciata una metropoli in queste condizioni) e semplicemente per la vita quotidiana dei cittadini, sempre più assuefatti al degrado, tanto che è normale non riuscire a leggere il nome della fermata della metro da dentro i vagoni.

 

Diverse capitali europee stanno affrontando, da anni, il fenomeno dei graffiti vandalici con strategie molto strutturate. Tanto per cominciare, chiediamoci se qualcuno a Roma sappia con certezza a quale ufficio, indirizzo email o su quale portale web, segnalare un muro deturpato e quanti siano a conoscenza degli ambiti e tempi di intervento del Comune. Se vai sul sito del Comune o dei Municipi, sfido a trovare la descrizione di una procedura standard di segnalazione da seguire.

 

Iniziamo perciò un piccolo viaggio tra le maggiori capitali europee. Le esperienze di Londra e Parigi rappresentano due modelli particolarmente interessanti perché combinano rapidità di intervento, tecnologia, sanzioni e coinvolgimento diretto dei cittadini.

 

A Londra e in UK in generale il contrasto ai graffiti è considerato una priorità di “environmental crime”, cioè un reato contro la qualità urbana. Molti boroughs londinesi (grossomodo i nostri Municipi) prevedono protocolli molto precisi: i graffiti offensivi, razzisti o discriminatori vengono rimossi entro 24 ore, mentre gli altri devono essere cancellati generalmente entro pochi giorni lavorativi. Il principio è semplice: lasciare i tag visibili troppo a lungo favorisce l’emulazione e aumenta il degrado percepito, secondo la ben nota teoria delle finestre rotte.

Le amministrazioni UK utilizzano inoltre sistemi digitali di segnalazione molto efficienti, come ad esempio l’app “Love Clean Streets”, attraverso cui i cittadini inviano foto geolocalizzate e seguono lo stato dell’intervento. Diversi boroughs applicano sanzioni immediate contro chi viene sorpreso a vandalizzare muri o mezzi pubblici: le multe possono arrivare a 350-500 sterline, mentre nei casi giudiziari più gravi si superano anche le 5.000 sterline. Qui qualche spunto di lettura: https://www.islington.gov.uk/recycling-and-rubbish/enforcement/graffiti?utm_source=chatgpt.com .

Un altro aspetto interessante di Londra riguarda la prevenzione fisica del fenomeno. I comuni promuovono l’uso di vernici antigraffiti, superfici non facilmente scrivibili, telecamere e migliore illuminazione urbana. In particolare, l’uso di vernici protettive consente successivi interventi rapidissimi con sforzo minimo rispetto a superfici non trattate. Parallelamente a Londra esistono anche spazi autorizzati, come il celebre tunnel di Leake Street, destinati alla street art legale, separando così l’arte urbana dal vandalismo indiscriminato.

Parigi ha invece sviluppato un modello fortemente centrato sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione. Dal 2012 il Comune utilizza l’app “Dans Ma Rue” (https://dansmarue.paris.fr/dansmarue/jsp/site/Portal.jsp?page=fodansmarue) , che consente di segnalare graffiti, tag e affissioni abusive direttamente dal proprio smartphone. Ogni segnalazione viene inviata automaticamente ai servizi competenti e il cittadino può monitorarne l’avanzamento.

La città considera i graffiti abusivi un vero e proprio “inquinamento visivo” e investe quotidianamente nella loro rimozione: cercando sul sito web istituzionale, secondo il Comune di Parigi vengono cancellati circa 650 metri quadrati di tag al giorno, equivalenti alla superficie di un campo da tennis. Il servizio è gratuito anche per molti edifici privati affacciati sulla strada pubblica, purché facilmente accessibili. Inoltre, condomini e commercianti vengono supportati sia tecnicamente sia legalmente per denunciare gli autori degli imbrattamenti.

 

Madrid ha adottato un approccio molto operativo e orientato alla manutenzione continua dello spazio pubblico. Il Comune dispone di squadre municipali dedicate esclusivamente alla pulizia dei graffiti, con particolare attenzione al centro storico e alle aree monumentali. Attraverso il servizio “Avisos Madrid”, i cittadini possono segnalare rapidamente scritte vandaliche e degrado urbano tramite smartphone. Qui il link: https://avisos.madrid.es/ . Una delle best practice più interessanti della capitale spagnola riguarda la protezione preventiva delle superfici: molte stazioni, edifici pubblici e infrastrutture urbane utilizzano rivestimenti antigraffiti che consentono una pulizia rapida senza danneggiare i materiali originari. Madrid ha inoltre introdotto sanzioni amministrative severe per chi imbratta monumenti o mezzi pubblici, con multe che possono superare i 3.000 euro nei casi più gravi di danneggiamento del patrimonio storico.

 

Berlino rappresenta invece un modello particolare, basato sulla distinzione tra street art autorizzata e vandalismo. Negli ultimi anni Berlino ha investito molto nella prevenzione e nella gestione rapida del fenomeno, soprattutto nelle stazioni ferroviarie e della metropolitana. La società dei trasporti BVG (l’ATAC berlinese per intenderci) utilizza pellicole protettive antigraffiti sui treni e sistemi di videosorveglianza avanzata nei depositi. Inoltre, la città ha creato numerosi “legal walls”, muri autorizzati dove gli artisti possono dipingere liberamente senza rischiare sanzioni.

 

Roma? Dovrebbe solo copiare e, di base, capire che il fenomeno dei graffiti è un problema, così come lo è quello della spazzatura o del verde. Questione di cultura e di sensibilità, è un tema che per fortuna pian piano si sta facendo strada. Roma potrebbe quindi ispirarsi a queste esperienze europee introducendo alcune misure concrete: una piattaforma unica digitale per le segnalazioni, ben fatta e scaricabile da APP store, garantendo ai cittadini tempi certi di rimozione entro 24-48 ore almeno nelle aree storiche, maggiore uso di telecamere e rivestimenti antigraffiti, sanzioni amministrative immediate e soprattutto una distinzione chiara tra street art autorizzata e semplice vandalismo. Solo se si interviene rapidamente si disincentiva la reiterazione del fenomeno.

 

Il decoro urbano non è soltanto una questione estetica: influisce sulla sicurezza percepita, sul turismo, sul valore degli spazi pubblici e sulla qualità della vita dei cittadini.

ANDREA

Sindaco Gualtieri, il Municipio di Ostia va commissariato: ecco i motivi (riceviamo e pubblichiamo)

16 febbraio 2026


Sintesi breve per chi non vuole leggere tutta la lettera
: L’immobilismo della giunta del  municipio X ha trasformato il territorio ricco di potenzialità in un pantano di macerie, riuscendo ad aggravare le situazioni di  degrado esistenti e facendo passare il messaggio che quando Ostia era gestita dalla criminalità le cose funzionassero. L’opposizione invece alza le barricate proprio per tornare ai “fasti” dell’abusivismo selvaggio e per rendere gli spazi pubblici enormi autorimesse. Poichè i personaggi del parlamentino lidense sono gli stessi di 30 anni fa (quelli del video in cui si picchiano nell’aula municipale) e il movimento per il comune autonomo è notoriamente foraggiato dal cartello dei balneari, il commissariamento del municipio X è l’unica soluzione per evitare che il litorale romano si trasformi definitivamente nella Chernobyl italiana.


Il parlamentino di Ostia ha avuto una situazione ideale per migliorare il suo territorio: Giunta municipale e comunale dello stesso gruppo politico, lidense il consigliere comunale alla mobilità (criticità principale del municipio x) , lidense nonchè ex presidente del municipio stesso l’assessore comunale di turismo sport e eventi ( che rappresentano potenzialità infinite per il litorale), poi ciliegina sulla torta il presidente della regione Lazio è anche lui ostiense DOC . Se tutto questo non bastasse, il municipio X ha avuto a disposizione la prima giunta comunale che ha parlato di “blue economy” e rilancio delle aree fluviali.


Osservando poi la recente evoluzione degli altri municipi romani possiamo certamente affermare   che hanno ottenuto un miglioramento costante: riqualificazioni di grandi aree abbandonate, nuovi sistemi di trasporto pubblico, nuove facoltà universitarie, decentramento di sedi ministeriali e amministrative, nuove aree ciclopedonali e finanche nuovi itinerari turistici. Ci sarà ancora molto da fare, ma tra lavori completati, cantieri avviati e masterplan approvati, gli altri municipi hanno avuto un assestamento concreto e una visione di sviluppo (prendiamo ad esempio Garbatella, Ostiense o Pietralata che saranno molto migliori di 20 anni fa). E’ certo quindi che le altre giunte municipali sono state competenti nel creare una sinergia con il comune per migliorare interi quartieri. 


In questo scenario positivo il municipio X si è invece crogiolato nella passività della narrazione della “periferia abbandonata” peggiorando le stesse criticità di 40 anni fa:  

Assenza di trasporti per Fiumicino e Pomezia : a nord del municipio X confina Fiumicino, città da 90mila abitanti nonchè principale aeroporto italiano con  le sue aree logistiche, i centri commerciali e il polo fieristico. A Sud  troviamo Pomezia, città da 65mila abitanti nonchè polo industriale e commerciale di primaria importanza. Questa configurazione geografica genera un imponente flusso pendolare, infatti decine di migliaia di ostiensi lavorano nell'indotto aeroportuale e commerciale di Fiumicino ed altrettanti presso Pomezia. Parallelamente, migliaia di cittadini di Fiumicino e Pomezia raggiungono Ostia per fruire di servizi pubblici e istituti scolastici, migliaia di  pometini poi attraversano quotidianamente Ostia anche per arrivare a Fiumicino. Nonostante le tre  località abbiano un bacino di quasi 400mila abitanti,il trasporto è delegato totalmente alle auto private, trasformando un breve commuting di pochi km in una traversata di lunghe ore (anzi, spesso le ore servono solo per poter uscire da urbanizzazioni come l’infernetto o l’Axa) con un traffico che collassa la viabilità di tutta l’area e delle strade verso Roma. Come è possibile che gli amministratori del municipio X trovino sempre il tempo di farsi belli con i risultati di ADR,ma non organizzino mai una regia di coordinamento con i comuni di Fiumicino e Pomezia, Con ADR e con la Regione Lazio per istituire almeno 5 o 6 linee di bus (fino a quando non ci saranno metro/tram) che colleghino in modo adeguato le tre località? Data l’enorme domanda inevasa, queste linee di trasporto sarebbero addirittura redditizie per le aziende di trasporto .  La giunta municipale e l’opposizione non si sono mai preouccupati di tutti i servizi e le infrastrutture che servono per poter creare una integrazione di Ostia negli indotti di Fiumicino e Pomezia, cioè ottenere un vero distretto produttivo del litorale di Roma.

Gestione delle spiagge, sono riusciti a trasformare la legalità in degrado: 20km di costa sono una preziosissima risorsa e l’azione di ripristino della legalità da parte del comune di Roma è stato un’intervento sacrosanto ed imprescindibile, peccato che il conseguente immobilismo del Municipio X ha trasformato un’operazione necessaria in un disastroso "effetto Chernobyl". 
Il municipio doveva infatti avere come priorità assoluta la rimozione immediata dei manufatti abusivi (a spese degli ex-gestori illegali) e l’implementazione di un sistema di assegnazione delle spiagge che garantisse accesso libero e pulizia tutto l’anno,invece hanno abbandonato il litorale che si è trasformato in un cumulo di rifiuti, reti arancioni, bidonville e degrado sociale, alimentando il pericoloso messaggio secondo cui l'illegalità garantiva sicurezza e servizi, mentre la legge ha portato l’abbandono e la distruzione. In qualsiasi altro luogo sarebbe inammissibile, eppure l’attuale bando di gestione dei lidi di Ostia, accettato supinamente dal municipio, obbliga le spiagge libere a gli stessi limiti temporali e a agli stessi disservizi causati dagli “stabilimenti privati”, rendendo di fatto il mare un "non-luogo" pericoloso e inaccessibile per nove mesi l'anno (e con servizi ridicoli i restanti 3). Questo vuoto amministrativo sembra proprio voler far passare il diabolico messaggio che: senza la speculazione dei "prenditori" balneari, la costa sia destinata a diventare una discarica a cielo aperto. Sindaco Gualtieri, Roma deve rassegnarsi a questo declino o può finalmente ambire agli standard di decoro e accessibilità delle grandi città marittime europee?



Gestione dei parchi, la città giardino è diventata una discarica : Ogni quartiere del municipio X dispone di almeno due parchi pubblici o addirittura aree naturali. Peccato che l’inerzia del municipio le abbia rese una discarica con l’abituale panorama composto da recinzioni divelte, reti arancioni a profusione, erbacce incolte e cumuli di immondizia. Nei parchi più estesi troviamo anche insediamenti abusivi spesso protagonisti di incendi e emergenze ambientali. Anche per la gestione delle aree verdi esiste un modello vincente che è stato applicato in vari parchi di Roma dove la pulizia è effettuata da chioschi o associazioni sportive che lavorano nel parco. Perchè il municipio X insiste con la narrativa del degrado e non si impegna a raggiungere gli stessi standard degli altri quartieri visto che basterebbe copiare i sistemi applicati in altri municipi?A nessuno da fastidio se un parco è assegnato a un bar che serve caffè e pizzette o un gruppo sportivo che fa esercizi oppure una sala di coworking se poi l’area è  pulita e godibile,  invece è sgradevole recarsi in un parco e fare lo slalom tra immondizia ed erbacce.La manutenzione del verde urbano attraverso forme di partenariato con soggetti privati o associazioni — quali punti di ristoro o centri sportivi — ha dimostrato di poter garantire decoro, sicurezza e manutenzione costante senza oneri  per l'amministrazione. 
Caro Sindaco, è necessario interrogarsi sul motivo per cui il Municipio X non intenda adottare questi standard consolidati, preferendo costringere i cittadini a convivere con il degrado. La fruizione di un parco pulito e presidiato è un diritto della comunità; la rassegnazione all’abbandono non può e non deve essere l'unica realtà possibile.


Aree abbandonate: zero proposte, inzio lavori mai. Gli altri municipi procedono spediti verso la rigenerazione urbana e hanno visto ad esempio il recupero dell’ex Mattatoio, del Porto Fluviale, del Laurentino 38 destinato a ospitare le aule dell’Università di Tor Vergata. Persino aree estese quanto intere città, come gli ex Mercati Generali e l'ex Fiera di Roma, hanno visto l'avvio dei cantieri di riqualificazione.
Al contrario, il Municipio X conferma un immobilismo ingiustificabile.Non sono mai cominciati i lavori di recupero dell’ex complesso scolastico 'Ex-Gil', avviati ormai nel 2017, mentre l’ex colonia 'Vittorio Emanuele' versa in uno stato di occupazione perenne, soggetta a continui blitz delle forze dell'ordine. Stessa sorte spetta  all'edificio dell'ex Ufficio Tecnico — paradossalmente situato proprio sull'arenile — , alla Casa della Cultura (ex mercato San Fiorenzo) chiusa dal 2022 a seguito un atto vandalico e mai ripristinata. Ci sono poi l’area abbandonata dell’ex stadio “Morandi” per cui il comune aveva presentato un progetto di riqualificazione – nel 2013- mai realizzato e il centro polivalente di Dragona, mai completato.Tale scenario di abbandono generalizzato conferma il  sospetto  secondo cui l'assenza di interventi è frutto di una precisa volontà politica di affondare il territorio. Sindaco Gualtieri, non confermiamo questa teoria, anche il litorale può essere riqualificato!

Sicurezza stradale, questa sconosciuta: Chi ama il rischio sicuramente apprezzerà Ostia perché quasi tutti gli attraversamenti pedonali sono senza visibilità e non esistono dossi per far rallentare i veicoli. Il municipio X offre poi un numero infinito di incroci “a scommessa” cioè senza semafori o rotonde. Su questo argomento non esiste proprio discussione tra maggioranza e opposizione, a Ostia correre con la macchina o parcheggiare in seconda fila sembrano diritti costituzionali inalienabili. 

Un governo municipale allergico a pedonalizzazioni e ciclabili:
A Roma il progetto “GRAB” ha già costruito decine di km di ciclabili, a Pietralata è stata realizzata una  vera Rambla, tra piazzale Ostiense e Testaccio c’è un ambizioso masterplan di pedonalizzazione,mentre a Tiburtina è stato dato il via al progetto  “Tangenziale Verde”. Nonostante la conformazione urbanistica di Ostia sia perfettamente pianeggiante e i suoi viali larghi in media 30 metri costituiscano lo scenario ideale per lo sviluppo di percorsi ciclopedonali, si assiste a una tristissima alleanza di tutte le forze politiche nel voler regalare lo spazio urbano esclusivamente all’automobile. Tale visione anacronistica ignora numerose proposte di associazioni e cittadini e si traduce nella crisi del commercio locale, come dimostra l’imbarazzante implementazione del doppio senso di marcia nell’iconica Via delle Baleniere, il cui successo commerciale era dovuto alla fruibilità degli ampi spazi pedonali. Il risultato è un ritardo impietoso rispetto al resto della Capitale, dove altri Municipi investono coraggiosamente in reti di ciclabili e pedonalizzazioni sul modello di Via Ottaviano, lasciando colpevolmente il litorale fanalino di coda nella transizione verso una reale fruibilità. Meritano un capitolo a parte i  parcheggi, giacchè Ostia dispone di 800  preziosissimi parcheggi interrati -in disuso- perfettamente ubicati vicino la bretella “Cristoforo Colombo” : 300 pertinenti al “Palafijlkam” e 500 al polo natatorio. Sul lato ponente ci sono poi altri 2000 preziosissimi parcheggi interni al porto turistico di Ostia quasi tutti vuoti. Com’è possibile che con tante aree parcheggio (abbastanza da restituire a Ostia 3 campi da calcio di spazio libero) il municipio  non si sia mai impegnato proattivamente per renderle disponibili a cittadini e visitatori (a pagamento ovviamente), ma preferisce che i veicoli invadano ogni angolo utile della città?


Turismo, l'eclissi del litorale : Il Municipio X gode di una collocazione eccezionale, trovandosi in prossimità del principale aeroporto nazionale (50mln di arrivi) e a breve distanza dalla Capitale e i suoi 30 milioni di turisti; il territorio vanta  asset unici quali il più vasto sito archeologico d’Europa,il borgo medievale, venti chilometri di litorale, il porto turistico e la vicinanza al sito archeologico di Portus a Fiumicino e ai parchi divertimenti di Pomezia. Nonostante questo potenziale, il municipio si è sempre rifiutato di  studiare  strategie per intercettare l’indotto turistico, una mancanza che ha contribuito alla chiusura di quasi tutti gli hotel e alla contrazione delle attività legate alla nautica. Per migliorare la qualità della vita di residenti e lavoratori e poi rilanciare il turismo sarebbero sufficienti interventi infrastrutturali essenziali: il già citato potenziamento dei collegamenti con Fiumicino e Pomezia, l'istituzione di un servizio di trasporto capillare e notturno verso Roma — che colleghi anche i quartieri non serviti dalla Roma-Lido — e l'attivazione di navette express per il Porto Turistico. A ciò si dovrebbe aggiungere un serio incentivo alla ciclabilità, con stalli protetti per le bici (tipo bikebox) e stazioni di bike-sharing presso  i luoghi di interesse come le spiagge e le stazioni del treno roma-lido; Sono tutti interventi banali che l'amministrazione avrebbe dovuto priorizzare, ma evidentemente il parlamentino di Ostia era occupato a fare conferenze per criticare il costruendo porto di Fiumicino. Caro Sindaco,risulta  paradossale che in un comune dove si dibatte costantemente sul peso dell'overtourism nel Centro Storico non venga messa in campo alcuna reale strategia per il rilancio di un asset formidabile come il litorale. Perchè il municipio rinuncia a investire sui collegamenti e sui servizi che permetterebbero di migliorare la qualità della vita dei cittadini, e decongestionare il centro?  Ancora una volta questo immobilismo alimenta il sospetto che ci sia la volontà di affondare Ostia per riconsegnarla ai vecchi feudatari che la gestivano illegalmente prima del commissariamento del 2015.


- Eventi: il municipio umilia i cittadini: Il Municipio X dispone di una dotazione di spazi pubblici unica: ettari di piazzali fronte-mare, palazzetti dello sport vicino le stazioni ferroviarie e con parcheggi interrati dedicati, un porto turistico con piazze integrate e 2000 posti auto interni, oltre a venti chilometri di spiaggie che potrebbero ospitare ogni genere di manifestazioni . Nonostante questo potenziale, a partire dal 2015 Ostia ha sistematicamente rifiutato qualsiasi evento, rinunciando ai festival e ai concerti che ne hanno segnato la storia passata. L’attuale offerta culturale appare non solo insufficiente, ma offensiva: la partecipazione all’estate Romana ad esempio è stata ridotta a una singola manifestazione -a fine novembre- (la commemorazione di un assassinio, tanto per non presentarla come “periferia degradata”). Umiliante è stata la rassegna estiva "Mare di Cultura", dove gli eventi sono stati programmati alle ore 15 nei mesi di luglio e agosto e hanno visto  la totale assenza di zone d’ombra per pubblico e artisti (i quali non avevano a disposizione neanche sistemi di amplificazione),ottenendo come previsto la partecipazione di 4 gatti certamente coraggiosissimi.  

Eventi e kermesse culturali garantiscono un "presidio sociale" e la partecipazione dei cittadini scoraggia il vandalismo e garantisce la riappropriazione di spazi pubblici che altrimenti rimangono zone d'ombra. Perchè negli altri quartieri di Roma si possono organizzare ottimi eventi e kermesse come la “città dell’altra economia” oppure “Parco Schuster”, in spazi relativamente limitati e si sceglie di non organizzare nulla nelle enormi aree fronte-mare di cui dispone Ostia? Come è possibile che l’amministrazione di Ostia non comunichi con l’assessore agli eventi del comune che oltre a essere lidense  è stato addirittura presidente del municipio X? 

Caro Sindaco Gualtieri, quand’è che il municipio X smetterà di trattare il mare di Roma come una periferia da dimenticare e un fastidio da gestire con il minimo sforzo?


- Parco del Mare: Opposizione ridicola, maggioranza insipiente.  In questo scenario apocalittico La grande notizia per il municipio X è che il comune vuole riqualificare l’attuale lungomare (che è un deserto di bitume) con un parco dunale che offre uno scenografico percorso ciclopedonale con zone sportive e aree ristoro, cioè portare finalmente un pò di Europa anche sul litorale romano. Se da una parte abbiamo una opposizione sostenuta dai balneari che attacca ferocemente il progetto del “parco del mare”  perchè “riduce i parcheggi a raso e le velocità di percorrenza” dall’altra la maggioranza del municipio non muove un dito per comunicare i vantaggi che tale opera porterebbe finalmente al territorio cioè poter avere un vero lungomare fruibile quindi migliorare la vivibilità e poter diventare un riferimento per Roma a tutto vantaggio dell’economia locale e del rilancio turistico. Caro Gualtieri, un municipio che non lavora insieme al comune non ha senso di esistere. 

Queste erano solo alcune cricità che il municipio X (opposizione compresa) si rifiuta di affrontare, meriterebbero poi capitoli a parte i servizi pubblici di Ostia perennemente collassati perchè sono l’unico riferimento tutto il litorale, gli insediamenti dell’idroscalo ,gli sversamenti di rifiuti, il vandalismo ecc. Tutte situazioni, va ripetuto, presenti già 40 anni fa. 

Caro Sindaco Gualtieri, il Municipio X è un territorio con enormi potenziali e altrettanto grandi criticità che  la politica locale tutta ha dimostrato di non voler amministrare. Il commissariamento è quindi l’unica soluzione percorribile poichè servono professionisti qualificati per gestire tale complessità.Pensiamo al lavoro colossale che è riuscita a fare l’amministrazione di Napoli con  Bagnoli, dove un’ex sito industriale sta diventando un waterfront di eccellenza che ospiterà la coppa America, pensiamo a cosa sta facendo un’altra capitale, Atene, con l’enorme progetto Ellenikon che sta creando una vera smart city dalle ceneri di un quartiere dormitorio dell’area aeroportuale. Questi esempi dimostrano che con la giusta governance, anche le aree più complesse possono rinascere. Roma per il municipio X può fare anche meglio di così,ma il territorio va sottratto dalle logiche feudali di chi siede nel parlamentino, pertanto solo attraverso una gestione tecnica impeccabile si potrà restituire dignità e futuro al mare di Roma.

MASSIMO RUDI

Zona 30 a Roma? Andate piano perché tanto non cambia un catzo! (E questi grafici lo dimostrano)

16 gennaio 2026


Visto che il nuovo limite dei 30km/h in centro ha sollevato tante polemiche e fissato come sono delle tabelle excel ho provato a fare dei calcoli per capire quanto tempo effettivamente perderebbe un giovane avvocato rampante che deve andare di qua e di la nel centro di Roma, quanto tempo perderebbe un povero corriere che è costretto ad entrare nella ZTL del centro di Roma ed andare al massimo a 30km/h.


Ebbene, ecco a voi un po di calcoli stimando un percorso di 3 e di 5 km all'interno della ZTL con il limite a 30 km/h.

Distanza (km)Velocità bassa (km/h)Velocità alta (km/h)Frazione tempo alta velocitàTempo solo bassa velocità (min)Tempo totale (min)Risparmio (min)
3305025%65,10,9
3305030%65,01,0
5305025%108,61,4
5305030%108,31,7

In un ipotetico percorso di 3 km considerato che anche se spingi fino a 50 km/h questa velocità non la puoi mantenere per tutto il percorso perchè tra rallentamenti e semafori ho fatto due stime, la prima che la velocità di 50 km/h venga tenuta per il 25% del tempo, la seconda ipotesi che venga tenuta per il 30% del tempo. Percentuali a mio avviso sovrastimate, ma comunque andiamo avanti.
Quindi bene che vada si risparmia ben 1 minuto su 3 km e meno di 2 su 5 km!!!! E la domanda allora è: questo tempo che risparmiereste come pensate di investirlo?


Dopodiché e visto che avevo impostato le formule ho provato a fare una ipotesi di risparmio di tempo anche laddove si può andare a 50 km/h mentre alcuni pensano che 70 km/h sia una velocità ragionevole.

Stavolta ho impostato il calcolo stimando percorsi di 10 e 20 km
Risultato, bene che vada risparmiate 2 minuti e mezzo su un tempo totale di più di 20 minuti.


Buon viaggio, ed andate piano che tanto non cambia un ca**o!


Distanza (km)Velocità bassa (km/h)Velocità alta (km/h)Frazione tempo alta velocitàTempo solo bassa velocità (min)Tempo totale (min)Risparmio (min)
10507025%1210,91,1
10507030%1210,71,3
20507025%2421,82,2
20507030%2421,42,6

ANTONIO AMATRUDA

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