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6 motivi per cui anche quest'anno Tiberis è una presa per i fondelli ineguagliabile

6 agosto 2019
Ne abbiamo parlato diffusamente lo scorso, ma a scanso di equivoci vogliamo ribadire rapidamente il concetto anche quest'anno: la spiaggetta Tiberis, allestita negli scorsi giorni in fretta e furia (ma con almeno tre mesi di ritardo dall'inizio della stagione balneare) in un orripilante tratto di banchina del Tevere all'altezza di Ponte Marconi è una presa per i fondelli che la metà bastava. 


1. ROMA È UNA CITTÀ DI MARE!
Anche se l'amministrazione non se n'è accorta o se n'è accorta esclusivamente quando si è trattato di fare interessi e clientelismo sul litorale, Roma è una città di mare a tutti gli effetti. A Roma non ha nessun senso il ragionamento di "fare iniziativa di tipo balneare per coloro che non possono permettersi di andare al mare", semplicemente perché a Roma abbiamo spiagge letteralmente paradisiache a 20 minuti di metro dalla mostruosa Tiberis. Allestire sedie sdraio su spiaggia fake a 20 minuti dagli arenili più affascinanti del Tirreno (si pensi a Castelporziano, a Capocotta...) è una roba che non ha una logica che sia una. Investire denaro su una spiaggia finta, lasciando in abbandono le spiagge vere è sintomo di una malattia mentale che andrebbe urgentemente curata. 
Dire che Tiberis è "un'oasi per i cittadini che non vanno in vacanza" è una cretinata che solo Virginia Raggi. Se conoscesse Roma saprebbe che le oasi (oasi vere, non questa presa per i fondelli) la città ce le ha a pochi minuti di mezzi pubblici, raggiungibili con un 1,5 euro di biglietto. Vanno solo comunicate e manutenute. Invece così si fa solo disinformazione.


2. A ROMA CI SONO VILLE INCREDIBILI
Dice: ma comunque non è male allestire atmosfere estivali, come si dice in Francia, per dare un senso di villeggiatura a chi rimane in città o per i turisti. Verissimo. Ecco perché ad esempio nei mitologici parchi di Londra d'estate appaiono sdraio e ombrelloni. Già, ma nei parchi, non in un uno strapuntino in una zona di periferia raccapricciante che - ci si perdoni il paradosso - era coerentissimo e perfetto nel suo ruolo di discarica. Perché invece di investire su un terreno di proprietà regionale ricoprendolo di rotoli di pratino inglese fake (il cattivo gusto non ha confini), il Comune non investe sui quei terreni di proprietà comunali che sono chiamati "ville storiche" e che versano in condizioni drammatiche con erbacce alte metri, immondizia, abbandono, degrado e sorci? Perché le sdraio invece di metterle a Tiberis non le mettiamo a Villa Torlonia, a Villa Paganini o in qualsiasi altro spazio *comunale* così come fanno altre città europee nei loro parchi? Nella foto c'è Hyde Park a Londra. 

3. LA (NON) PRESENZA DELL'ACQUA
La famosa atmosfera estiva di villeggiatura che si diceva sopra non ha alcun senso senza una piscina dove si possa fare il bagno dopo essersi fatti una partita a beach volley. Lo scorso anno sembrava avessero capito la cosa, quest'anno hanno messo... dei vaporizzatori. Una roba al di là del ridicolo francamente. In ogni area pubblica o parco che si rispetti in Europa - specie nei luoghi lontani dal mare, e qui si ritorna all'assurdità del punto 1 - ci sono fontane d'acqua che forniscono insieme un beneficio estetico, un refrigerio e un conforto e infine una occasione indimenticabile di divertimento per i più piccoli. Questa nella foto, tanto per capirci, è Granary Square a Londra. 

I profili del Comune di Roma pubblicano la foto della spiaggia urbana fatta da Veltroni anni fa, oltre ogni ridicolaggine

4. TIBERIS DOVREBBE ESSERE UN GUADAGNO PER L'AMMINISTRAZIONE, INVECE È UN COSTO
Vi spieghiamo come funziona: c'è uno spazio pubblico, si fa un bando, si dice cosa si vuole un quello spazio, si valutano le candidature, la candidatura del gestore che offre di più vince e gestisce lo spazio pagando le pattuite royalties al banditore. Funziona così, punto. Funziona così ad esempio a Firenze dove il Comune ogni anno assegna la gestione della spiaggetta lungo l'Arno. A Roma, quindi, una iniziativa come Tiberis dovrebbe essere un motivo di incasso per l'amministrazione, invece è una voce di spesa (una spesa per sputtanarsi, geniale!) per decine e decine di migliaia di euro. A Roma tutto questo passa come nulla fosse, ma è una follia in piena regola, uno scandalo al sole che in qualsiasi altro luogo sarebbe oggetto di indagine della Corte dei Conti e di dura condanna civica. 

5. UN IMPATTO TURISTICO NULLO
Le spiagge fluviali (abbiamo parlato di Firenze, ma non si può non citare Parigi) si fanno anche per motivi turistici. Per destagionalizzare i flussi. Per rendere interessanti le aree urbane pure nei mesi centrali dell'estate, tipicamente poco attrattivi. Ecco perché le spiagge urbane, a Firenze e a Parigi appunto ma anche a Roma quando si tentò questo esperimento una decina d'anni fa, sono sempre in pieno centro, sotto le grandi attrattive turistiche, con panorama sul patrimonio più celebre delle città. Proprio per entrare in sinergia con questo. A Roma la spiaggia urbana è fatta in una zona rivoltante e perfino pericolosa, farsi una passeggiata nell' "entroterra" di Tiberis significa rischiare nella migliore delle ipotesi il portafoglio e nella peggiore la vita. Se non ci credete andate a farvi un giro nella zona di Via della Vasca Navale, Vicolo Savini, Via Mario Ageno, magari al tramonto dopo essere usciti da Tiberis dopo la chiusura delle 20. Se non avete il coraggio il giro fatevelo su Google Street View. Ah, naturalmente su google Tiberis non lo troverete, non hanno avuto neanche l'accortezza di inserire inserire il punto d'interesse nella mappa. Tutto questo ha un solo risultato: l'impatto turistico del progetto è nullo o, al limite, se qualche turista dovesse venirci, è negativo. Mandare la gente, specie gente inesperta di Roma, in quel contesto è un crimine, ne abbiamo parlato lo scorso anno ma tutto è rimasto com'era. 
In alto a destra Tiberis, dietro una sconfinata e agghiacciante bidonville

6. UN GRANDE MALINTESO SUL RAPPORTO TRA CITTÀ E FIUME
Il rapporto tra la città e il suo fiume è una cosa seria che non può essere trattata così. Non esiste un piano di riqualificazione complessiva del fiume, si procede in modo parcellizzato e non c'è nulla di peggio di questo, si fa finta di fare rigenerazione urbana su un pezzetto di fiume a Ponte Marconi e si abbandonano le banchine in centro, piene di accampamenti e autentici villaggi di punkabbestia se non, peggio, inondate di bancarelle disgustose. Trattare il fiume in questo modo è diseducativo, meglio non occuparsene affatto. 

Tiberis a 20 giorni dall'inaugurazione. Spiaggia deserta, dintorni pericolosi, aggressioni rom

23 agosto 2018
Ebbene sì, dopo una ventina di giorni dall'inaugurazione siamo tornati a Tiberis, la mitologica e famigerata spiaggetta lungo il fiume Tevere. Un errore sotto ogni punto di vista, uno degli ennesimi di questa amministrazione scellerata e caricaturale. La cosa l'abbiamo spiegata bene qui. E poi anche qui.

Pensavamo di trovare l'area in condizioni molto peggiori dopo le piogge dei giorni scorsi e invece tutto sommato la manutenzione regge. I problemi di Tiberis però sono altri e non sono pochi. In primo luogo la frequentazione. A Tiberis, è opportuno dirlo chiaro, non mette piede nessuno: la città sarà anche svuotata ma non si superano mai i 20 "clienti", specie dopo i primi giorni quando l'impressione di affollamento era aiutata dalla presenza di tanti entusiasti militanti pentastellati e dipendenti comunali. La desolazione vera. Sei o sette auto parcheggiate nel parking dedicato e una ventina di persone sotto. Campi da beach volley vuoti e un bambino (uno!) impossibilitato anche dal trovare un coetano con cui giocare. 


Il fallimento è davanti agli occhi di tutti sotto ogni lettura e sotto ogni aspetto. Danno di immagine, spreco di denaro e tutto quello che ne consegue. Si voleva fare un arenile? Bene, lo si faccia. Ma non è il mestiere e il compito del Comune, che non sa fare neppure il suo lavoro, figurarsi allestire uno stabilimento balneare. S'individui un'area, la si bonifichi, si predisponga tutto a livello burocratico, si faccia un bando e si consenta di realizzare il "prodotto" a chi è capace di farlo, a chi fa questo di mestiere e di professione. Magari, invece di spendere, si sarebbero incassati degli oneri di concessione e si sarebbero creati posti di lavoro veri permettendo ad una ditta del territorio di lavorare. Esattamente come viene fatto da anni lungo l'Arno a Firenze.


Questa tristezza e senso di scoramento è trasmesso in pieno dal primo video. Ma poi c'è il secondo video. Nel secondo video abbiamo fatto quello che tutti coloro sani di mente che visitano un nuovo posto farebbero: una passeggiata nei dintorni. Se vado al mare, chessò, a Anzio e non conosco per niente Anzio, dopo la spiaggia mi concedo un giretto nel paese, nel porticciolo, nel borgo antico o decidete voi dove. La stessa cosa abbiamo fatto con Tiberis simulandoci turisti o romani provenienti dall'altra parte della città curiosi e attratti dalla novità.

Abbiamo scoperto un quartiere raccapricciante ma con enormi potenzialità. Spazi vuoti davvero a non finire, funzioni interessanti (piscine pubbliche - abbandonate! -, spazi sportivi - occupati! -, università...) lasciate in abbandono, aree di potenziale sviluppo incredibili a pochi passi dal centro. Ci sono delle opportunità infinite lasciate senza esito, qui ci potrebbe essere uno sviluppo immobiliare, sociale, ambientale di qualità come è avvenuto in aree similmente disastrate di Milano. E invece è tutto fermo: zero progetti, zero visioni. 


E poi c'è una cosa grave. La percepite osservando il secondo video fino in fondo. Vedete quella Punto grigia? Dentro c'erano tre ragazzi rom giovani, sui 20 anni. Ci hanno fermato e ci hanno impedito di proseguire a filmare. Siamo a meno di 100 metri in linea d'aria da Tiberis, su una pubblica strada c'è un consistente campo rom pieno di bambini che giocano nella terra e in pozze d'acqua stagnante. Spazzatura dappertutto con addirittura intere vetture ricoperte di rifiuti. Una situazione fuori controllo ad un isolato dalla "spiaggia" comunale. È lo stesso campo che dà letteralmente il tormento agli studenti di Roma Tre che hanno le loro facoltà giusto qui di fronte. È lo stesso campo governato dal celebre Zorro probabilmente.


Spingere le persone, le famiglie, i bambini a venire in quest'area per "balneare" è da matti, è da irresponsabili. Prima bonifichi la zona, prima togli i pericoli, poi coinvolgi i cittadini a venirci. 

Qualche lettore dirà: nel video si vede solo avvicinarsi una Punto, non si vede nessuna aggressione ne tantomeno nessun campo rom. Già, vero. Perché per fortuna venendo arrivare quelle furie sgommando abbiamo avuto la freddezza di spengere il telefono. Sono serviti 10 minuti di dialogo con costoro per spiegargli che non c'era nulla contro di loro e per qualche strano miracolo telefonini e portafoglio sono stati risparmiati. Ma magari è vero, magari ci inventiamo tutto. E allora vi invitiamo a smentirci: andate a Tiberis, balneate, poi andate magari quando la spiaggia chiude verso le 20 a farvi una passeggiata nelle strade circostanti. Basta fare 100 metri, forse meno, andate verso Vicolo Savelli, verso Via della Vasca Navale e provate, come noi, a fare un filmato. Poi mandatecelo che lo pubblichiamo... Così vi renderete conto in che luogo l'amministrazione comunale vi ha invitato a villeggiare. E ci raccomandiamo: portatevi i bambini a spasso eh!

Sorpresa. Multinazionale brutta&cattiva realizza stupendo parco pubblico a Termini

15 ottobre 2016






Sicuramente non riusciremo a convincerli, ma noi continuiamo a provarci. Perché quello che affermiamo è totalmente avverso e contrario alla mentalità media romana (non solo dei Cinque Stelle, loro semplicemente sono degli ultra conservatori che puntano a fare come si è sempre fatto, ma di tutti, da decenni!). Odio verso i privati, diffidenza verso le grandi aziende, invidia verso chi guadagna, fa i soldi, ha interessi economici. Rivalsa verso chi ce l'ha fatta o potrebbe farcela. Tutte metastasi nella mentalità della città che uccidono lo sviluppo e il futuro di Roma. Poi ogni tanto capita di individuare piccole eccezioni e allora a noi il compito di raccontarle.
A Piazza dei Cinquecento c'era il vecchio gigantesco Palazzo delle Poste e delle Ferrovie, un bastimento di uffici  in stupendo stile liberty ma di fatto abbandonato, marcio, pericoloso e cadente. Proprio come piacciono a noi a Roma i palazzi storici, in modo che possa essere poi facile occuparli dai soliti prepotenti. Qui la storia, con sommo scuorno di movimenti e politici benpensanti e terzomondisti, è andata diversamente. 






Invece della solita occupazione abusiva da parte della camorra dei Movimenti e del racket dei Diritti all'Abitare, qui sono arrivati investimenti veri. Una odiata, odiosa e temuta "multinazionale" (i terribili poteri forti, da ostacolare, mica Cerroni, Tredicine e Caltagirone, quelli li puoi continuare a favorire, l'importante è tenere alla larga i grandi capitali stranieri), la spagnola NH HOTELES, ha messo moneta sonante sul piatto, ha assunto un fottìo di persone, ha restaurato tutti gli 11mila mq dell'edificio e ha generato una offerta turistica finalmente all'altezza in una piazza che potrebbe essere straordinariamente attrattiva e che invece rappresenta uno dei mille fallimenti urbanistici della città. Ma c'è di più.



Al di là della bellezza del palazzo, ormai inaugurato da sei mesi, quello che colpisce è la qualità degli spazi comuni e, diciamo, addirittura spazi "pubblici". Le bellissime emergenze delle Mura Serviane sono tornate a splendere, tutto intorno un giardino curatissimo di alberi, siepi, erba. I topi sono tenuti alla larga da un accurato sistema di scatole ratticide: l'ingresso è aperto a tutti ci spiegano dall'albergo, certo non si tratta a tutti gli effetti di uno spazio pubblico, ma è un piacere anche per loro poter vedere gente che passa a farsi una passeggiata prima di prendere il treno senza per una volta dover aver a che fare con accattoni, millantatori, ruffiani, tappeti di immondizia, bancarelle e abusivi di ogni risma. Non abbiamo foto, ma a quanto pare l'illuminazione pubblica merita il viaggio.

Come è chiaro a chiunque visiti e circumnavighi l'intera Piazza dei Cinquecento, ogni lato dello slargo rappresenta uno schifo assoluto, l'unico luogo a salvarsi, guarda un po', è gestito e sovrainteso da un privato. Il lato della Stazione lasciamo perdere, con la vergogna del parcheggio taxi e tutto il resto; la parte centrale della piazza vergognosa: un capolinea di periferia (ma periferia italiana, perché all'estero gli hub trasportistici di periferia glieli disegna Zaha Hadid); il lato dei portici, verso il tram e Via Cavour, da vomito; il lato delle Terme di Diocleziano (pensate a collegare in maniera seria le Terme e la Stazione, che meraviglia) pieno di bancarelle che vendono valigie che manco fuori dalla stazione di Mogadiscio nel 1982; a sinistra il lato verso il Museo di Palazzo Massimo meglio tacere, con decine di auto in divieto e i marciapiedi inesistenti. L'unico luogo civile è questo piccolo parco archeologico, fatto da privati. Dovunque invece ha messo mano il Comune, fallimento totale.

Pensate a cosa si potrebbe fare se il Comune si orientasse col suo gigantesco patrimonio (che vale miliardi e miliardi) a collaborare con i privati. Io ti do l'edificio, ti consento di farci quello che ritieni opportuno, tu in cambio mi paghi l'affitto, mi assumi persone, mi generi indotto e in più mi tieni manutenute aree pubbliche che io non riesco assolutamente a manutenere da solo. Funziona così in tutto il mondo, a Roma non si può e non si deve perché "poi qualcuno ha interesse economico e fa i soldi". Questa la mentalità, e badate non solo del Movimento 5 Stelle, anzi. 

Peccato che sia proprio l'interesse economico (quello sano e entro le norme) che permette alle città di svilupparsi, di offrire opportunità, di permettere ai propri cittadini di vivere con dignità, di consentire agli ultimi e alle persone più in difficoltà di trovare la propria dimensione lavorativa, la propria indipendenza e la propria autonomia, il proprio futuro. Ma la cattiva politica non vuole avere a che fare con persone autonome, libere e dotate di una prospettiva verso il futuro. Perché poi queste persone finirebbero per manifestare una richiesta di buona politica. E sarebbe un vero guaio.

PS. Foto nostre, fatte di passaggio e per puro caso ieri a metà pomeriggio con un banale cellulare Apple: non si tratta di rendering... Il Gruppo NH Italia non ci ha "pakato" come molti penseranno, ma vista la enorme pubblicità che questo post gli renderà non sarebbe sgradita una cospicua donazione, il tasto è qui a destra!

Quando la pianteranno di giocare con l'economia della città?

29 agosto 2016

Cosa c'è di più irrinunciabile e prezioso, in una grande metropoli occidentale evoluta, degli asset economici e degli elementi di sviluppo e crescita che consentono ad una città di poter dare opportunità ai suoi cittadini, di poterli far vivere con serenità e prospettiva, di poter combattere povertà, esclusione sociale e disoccupazione, di poter evitare che i propri figli scappino altrove e di poter provare ad essere attrattiva verso i cittadini di altre città e di altri paesi? 

Le città, insomma, sono complessi sistemi sociali, architettonici ed economici. Se dal punto di vista sociale la visione di chi amministra ancora non esiste, se dal punto di vista architettonico c'è da mettersi le mani nei capelli, la cosa che sorprende e allarma è l'approccio dal punto di vista economico della nuova amministrazione che da oggi, 29 agosto (le elezioni si sono svolte a maggio, ma fin da febbraio l'attuale classe dirigente era sicura al 100% di vincere), non ha più alcuna giustificazione nell'essere "appena arrivata". I Cinque Stelle al governo non solo non sembrano avere nessuna ansia, nessuna angoscia, nessuna cura nel favorire lo sviluppo e la crescita economica della città, non solo non sembrano avere nessuna idea alternativa (non ti piace come è cresciuta la città fino ad oggi? Giusto, ma quindi quale è la nuova ricetta per crescere ancora? O dobbiamo declinare?), ma si sono resi protagonisti di scelte concrete (atti, decisioni e norme - per le fare stronzate sesquipedali non vale la cantilena del "siamo appena arrivati dateci tempo") che se non saranno corrette porteranno ad un ulteriore impoverimento della città, ad un'ulteriore crescita delle diseguaglianze, ad un'ulteriore emigrazione dei migliori, ad un innalzamento ulteriore del tasso di disoccupazione.

L'amministrazione di Virginia Raggi non sembra minimamente preoccupata di rendere più povera la città con le sue scelte o comunque non sembra avere nessuna ansia per renderla più ricca, più serena, più aperta e fertile di opportunità, specialmente per gli ultimi. 

Quando parliamo degli ultimi parliamo degli operai che costruiscono le nuove metropolitane e di coloro che le utilizzeranno per andare a lavoro una volta completate; gli ultimi sono le migliaia di carpentieri che edificheranno lo Stadio della Roma (progetto tenuto vergognosamente in ostaggio dall'amministrazione) e i commessi che lavoreranno nei negozi di cui sarà circondato; gli ultimi sono i tanti ragazzi delle periferie che con le Olimpiadi e solo con le Olimpiadi (ovvero con il miliardo e sette che il Comitato Olimpico Internazionale girerà alla città vincitrice per il 2024) potranno sperare di vedere restaurato il centro sportivo comunale vicino casa. 

Una città che guarda alla crescita economica e che vive come una ossessione la creazione di opportunità non è una città "di destra" come una parte della webete base del Movimento 5 Stelle (abbiamo imparato quanti imbucati della peggiore sinistra sono riusciti ad infilarsi tra le fila grilline) potrebbe pensare, al contrario è una città che punta al riscatto finalmente possibile delle persone più ai margini e in difficoltà. In questa visione c'è tutto l'ipocrita paradosso italiano (il M5S non ha inventato nulla, ha solo eretto a esempio virtuoso il pensiero dell'italiano medio, ovvero l'esempio più retrivo di cittadinanza occidentale).

Entrando nello specifico, sempre tenuto presente il quadro di cui sopra, non possiamo esimerci dal parlare di nuovo (lo abbiamo fatto qui, con durezza) della Fiera di Roma.
Cosa è successo per tornarci su?
E' successo che il presidente del Consiglio Comunale e il Sindaco della città si sono recati giusto ieri alla nuova Fiera in occasione di un mega convegno di medici (uno di quei super eventi internazionali che sono la norma in tutte le grandi città occidentali e invece qui vengono vissuti con sorpresa e subbuglio, in maniera iper provinciale) e hanno consegnato alle agenzie e ai loro profili Facebook una serie di dichiarazioni del tutto sorprendenti sulla infrastruttura fieristica di Via Portuense. Vediamole:

- abbiamo fiducia nel nuovo management

- la fiera sta vivendo una vera rinascita

- la fiera è una Ferrari ferma in garage

- i nuovi vertici devono mantenere alto lo standard

- la fiera deve iniziare a correre per dare alla capitale il respiro internazionale che merita e competere nel settore fieristico con le maggiori capitali italiane (Milano) ed europee

Sembrano dichiarazioni di amministratori consapevoli e responsabili, gente che insomma sa alla perfezione quanto sia cruciale per una città collocata come Roma al centro del Mediterraneo avere un turismo congressuale qualificato ed un quartiere fieristico (ferma restando la centralità globale di Milano) peculiare e vivace. Magari migliore di quello attuale rispetto al quale (visti anche i commenti allucinati dei congressisti di questi giorni) ci sarebbe poco da esultare e parlare di rinascite.


Dunque come è possibile che gli atti e le dichiarazioni fino a ieri fossero state così diverse? La città è reduce (malconcia) infatti da una serie di prese di posizioni semplicemente forsennate adottate dall'assessore all'urbanistica Paolo Berdini e plaudite sia da Raggi che da De Vito, ma soprattutto da tutta la base. I tanti webeti osannanti quando Berdini dichiarò che l'ente fieristico romano era stato gestito male e dunque poteva anche fallire, come avranno preso il nuovo afflato di Raggi&De Vito evidentemente colpiti da un grande evento internazionale (magari non ne hanno mai frequentati in vita loro prima di buttarsi in politica)? Ma aspettiamo a ripercorrere le idiozie galattiche di Berdini restando a De Vito, un ragazzo in gamba ma ancora lungi dall'avere le idee chiare e lucide.
Lo stesso Marcello De Vito che ieri spiegava come la fiera poteva essere il grimaldello che ci permetteva di competere nel mondo e di correre come una Ferrari è quello che il 16 agosto (solo dodici giorni prima) raccontava sempre su Facebook che la fiera è una autentica "follia veltroniana". Testuale. 

Allora, De Vito, delle due l'una: o la fiera è una follia (e deve giustamente fallire come dice Berdini) oppure, se ben gestita, è una opportunità: non puoi dichiarare in maniera diametralmente opposta sullo stesso argomento. Perché altrimenti significa che spari sciocchezze solo per fare sensazione e politica di serie b, come hanno sempre fatto i politici prima di te. Dove sta dunque il nuovo? Finirà che le persone rivaluteranno il vecchio, stai molto attento...
Ad ogni modo gli webeti che esultavano sotto la dichiarazione della "follia veltroniana" sono gli stessi che esultano sotto la dichiarazione della "Ferrari". Loro sono gli unici ad essere coerenti: fanno sempre la claque senza mai accendere il cervello.

Ma torniamo a Berdini e capiamo se può esistere una compatibilità tra le sue dichiarazioni e quelle rilasciate ieri da Presidente e Sindaco.

Berdini qualche settimana fa ha approvato, per pure questioni ideologiche e per biechi motivi politici d serie C (fare un dispetto alla Giunta precedente, sulla pelle dei romani), una delibera che rischia seriamete di pregiudicare per sempre il prosieguo delle attività della Fiera ipotecando anche la riqualificazione immobiliare - resa oggi antieconomica - del recinto sulla Colombo della ex Fiera. Una pazzia su tutti i livelli che però l'assessore ha giustificato con il fatto che la fiera è sempre stata mal gestita, è stata costruita su terreni paludosi e sta sprofondando sotto terra (servirebbe una Jeep più che una Ferrari, comunque sempre gruppo Fiat niente paura) e dunque può tranquillamente fallire e non è giusto salvarla con provvedimenti immobiliari che le permettano di avere artatamente ossigeno finanziario. 
Un de profundis mai smentito, anzi come abbiamo visto il 16 agosto rilanciato, dagli stessi protagonisti di ieri. Ma non basta: cercando su YouTube non sono poche le performance di Berdini sulla nuova Fiera, sempre con il solito tono di superiorità, di scherno, sempre con la solita narrazione atta a ammaliare gli ignoranti. "L'unica cosa che ci fanno è un salone nautico" spiega Berdini in un filmato, "ma i miei amici costruttori (notare, "i miei amici", testuale, ndr) che vogliono comprare una imbarcazione vanno al Salone di Genova, mica vengono a Roma. Lo sanno tutti". 

Secondo Berdini, insomma, nel suo stile più superficiale di un Mago Forrest che declama l'Inferno della Divina Commedia di Dante, la città di Roma "non è mai stata una città industriale e dunque non ha senso che abbia un quartiere fieristico perché non ha nulla da mostrarvi dentro". 

Avere dei rappresentanti autorevoli e titolati della stessa forza di governo della principale città del paese che la pensano in maniera così diametralmente opposta su un tema così importante è un danno enorme per la città, per l'immagine che dà all'esterno, per gli investimenti che respinge. Non è accettabile prendersi gioco dell'economia della città perché, come abbiamo cercato di spiegare, questo significa prendersi gioco delle persone più in difficoltà, degli ultimi, degli emarginati (quelli veri, non chi occupa immobili per far politica e gestire il potere) che solo con una economia florida possono riscattarsi. 

Bloccato lo sviluppo. E la Ex Dogana si trasforma in discoteca

11 luglio 2016

Questo è un caso di studio, ma è ciò che succede in qualsiasi caso allo sviluppo della città venga messa una mordacchia forzando gli equilibri e lasciando che le trasformazioni urbane sane si arenino. Parliamo della Ex Dogana dello Scalo San Lorenzo. C'erano gli uffici delle dogane, si sono trasferiti alla restaurata dogana di Via del Porto Fluviale. Bene: si è liberato uno spazio urbano, uno spazio da sviluppare, da trasformare, di cui cambiare le funzioni visto che uno scalo ferroviario nel cuore della città, semplicemente, non serve più.
Il lotto è di proprietà di CDP, Cassa Depositi e Prestiti, dunque praticamente pubblico. CDP lavora come un developer immobiliare serio e fa un progetto per trasformare quest'area abbandonata: alcuni palazzi residenziali, alcuni spazi per artigiani, un parco lineare che avrebbe riconneso, in altezza, la dogana al resto di San Lorenzo, spazi commerciali, parcheggi, piazze pubbliche. E' semplicemente così che si fa in tutto il mondo quando uno spazio perde la sua funzione.

Apriti cielo, il progetto è fermo chissà perché. Nessuna speranza tra l'altro che questa amministrazione (per lo meno finché ci sarà Berdini a decidere sulle sorti del nostro sviluppo urbanistico) lo sblocchi. I Movimenti, che strumentalizzano da decenni il quartiere di San Lorenzo, vedono la cosa come fumo degli occhi e a loro volta lavorano per bloccarla con la solita scusa della "golada de cemendo", della "gaddedrale nel deserdio", della "sbegulazione dilizzia". Per loro non devono esserci nuove opportunità, nuovi posti di lavoro, nuovi spazi comuni, nuove architetture: per loro deve esserci solo l'abbandono, anche perché è più facile da occupare come hanno fatto in mezzo quartiere. A questo link trovate molte più informazioni e qualche immagine sul progetto che riqualificherebbe tutta un'area in difficoltà e oggi bloccato.


Il risultato? Lo spazio è diventato vuoto e in attesa che si trasformi in tendopoli per i transitanti (notizia di stamani), si è tramutato in club, discoteca, location per eventi. Alcuni bellissimi e affascinanti, intendiamoci, viste le caratteristiche post industriali degli edifici, rare a Roma. Ma con conseguenze sul territorio pazzesche e da sempre trascurate dal II Municipio. Ne basti una come esempio: il parcheggio. Ex Dogana, da quando si è trasformata in un mega locale, richiama migliaia di persone. In alcuni casi il piazzale interno si offre come parcheggio e in parte allevia il territorio circostante, in altri casi - nel video è il caso dello scorso giovedì - le auto si riversano nel già sofferente San Lorenzo andando ad occupare marciapiedi e passaggi pedonali. E' praticamente impossibile, dal giovedì alla domenica, camminare a piedi da San Lorenzo a Porta Maggiore: i due quartieri rimangono separati dalla violenza e dall'impunita ignoranza degli automobilisti: da Esquilino a San Lorenzo è possibile spostarsi soltanto in auto, se siete invece persone che gradiscono spostarsi a piedi, se siete disabili, se avete un passeggino con un bambino potete pure schiattà.

Di questo i "grandi urbanisti" e i "movimenti di okkupatori" non si interesseranno mai, anche perché si tratta di una conseguenza diretta delle loro scelte, della loro mentalità, della loro ideologia.

La questione della "pubblica utilità" del nuovo Stadio della Roma spiegata da un urbanista

16 giugno 2016

Dopo aver ascoltato tante dichiarazioni cialtronesche di urbanisti poco all'altezza, riceviamo e volentieri pubblichiamo la riflessione di un urbanista serio su una particolare parte della ampia questione "Nuovo Stadio della Roma".

Chi scrive ritiene l’area destinata all’intervento sia poco felice. Sia per il rapporto che ha con il tessuto urbano, sia per la qualità ambientale del contesto abbastanza bassa. Qualità che potrebbe comunque essere migliorata attraverso una lettura attenta del paesaggio e di un conseguente “landscape design” che tenga conto anche alla valenza storica di quei luoghi ed alla loro relazione nei secoli con l’insediamento urbano. Al netto di questo ritengo opportuno fare un po’ di chiarezza su un elemento essenziale della questione.

Quindi al netto anche dei problemi urbanistici, viabilistici e paesaggistici sui quali ci sarà molto da lavorare in Conferenza dei Servizi, mi sembra che ai contendenti sfugga il merito della questione: lo stadio ed il relativo “contorno” si può fare in quanto tale progetto ha avuto una Dichiarazione di Pubblica Utilità dall’Assemblea Capitolina, che non vuol dire solo che l’intervento deve generare infrastrutture e servizi di pubblica utilità (ciò avviene per qualunque programma urbanistico - almeno nella misura in cui gli operatori si comportano correttamente e correttamente l’Amministrazione controlla e collauda le opere pubbliche a carico degli operatori), ma che l’Amministrazione deve/dovrebbe diventare un partner attivo dell’operazione.

Cosa vuol dire tale affermazione? Assai semplicemente che se l’Assemblea Capitolina ha deliberato la Pubblica Utilità, l’Amministrazione Comunale non solo non deve opporsi al progetto, ma deve farsi parte attiva e dirigente di esso per conto dei cittadini. Roma Capitale deve essere presente nella compagine che governa il programma verificando ad esempio:

1.    Qualità architettonica dell’intervento. Perché non imporre che alcuni edifici e le sistemazioni paesaggistiche del verde pubblico vengano realizzate sulla base di concorsi di architettura? Tanto per avviare un confronto sulla forma della città, non credo sia inutile;

2.    Verificare, giorno per giorno e non “una tantum”, se il Business Plan dell’iniziativa è compatibile con la realizzazione delle opere pubbliche, in particolare le infrastrutture e verde pubblico, in modo che la sistemazione ed infrastrutturazione dell’area sia completata e fruibile in parallelo con la realizzazione delle funzioni private;

3.    Controllare la sostenibilità economica dell’iniziativa, la credibilità e la concretezza delle aziende che andranno ad utilizzare gli edifici direzionali di progetto, evitando di realizzare scatole vuote adagiate su ampi sterrati, in attesa di utenti e stimolando la fantasia di “occupatori professionisti”;

4.    Garantire una costante mediazione territoriale con i cittadini, affinché possano veder riconosciute, nella realizzazione dei servizi, proprio quelle attività che sul loro territorio non ci sono e che vengano realizzati in maniera aderente alle loro esigenze;

Ovviamente gli impegni dell’Amministrazione all’interno del progetto “Stadio” possono essere molti di più, quanto sopra è solo un esempio per rappresentare l’atteggiamento corretto che va assunto da chi vuole governare sul serio questa città. Per farlo occorrono competenze alte per poter interloquire all’interno della compagine privata (urbanisti, economisti, sociologi urbani, architetti), ma non vedo alternative possibili (ripeto che la Pubblica Utilità con quel che ne consegue l’ha votata l’Assemblea Capitolina e i proponenti privati ne erano consapevoli quindi non possono che accettare il Comune come vero e proprio partner), mentre oggi l’unico ruolo che si sentono di poter assumere gli amministratori è quello di scimmie cieche che estraggono un bigliettino con su scritto SI o NO dall’urna elettorale.

I grandi progetti di rinnovamento urbano si fanno in tutta Europa, ma “si fanno” vuol dire che chi decide li cavalca e li governa nell’interesse dei cittadini, dal primo giorno sino alla messa in funzione a pieno regime  dell’ultimo pezzettino del programma, senza scuse e retropensieri. Altrimenti meglio non far nulla e sostituire l’assessorato all’urbanistica con un bel tassidermista che fa meno danni…

Raffaele Giannitelli

Lo scandalo del Cinema Metropolitan. Tronca può regalare alla città 7 milioni di euro con una firma

20 maggio 2016

Il nocciolo di questa storia, cui in passato abbiamo velocemente accennato in tempi non sospetti, la capisci dai numeri. E dai numeri capisci quanto sia emblematica. E coi numeri ti spaventi perché ti rendi conto che di queste storie ce ne sono centinaia in città e dunque centinaia sono i milioni di euro dilapidati sull'altare dell'idiozia e della tara mentale. Sempre dai numeri capisci anche quanto è falsa la vulgata della città ingovernabile "perché mancano i soldi", della Roma condannata per qualche sacrilegio a povertà e disoccupazione.
Nulla di più fasullo: causa del nostro male siamo noi stessi. 

Il Metropolitan, cinema che molti di voi ricorderanno, giace chiuso, tristo e abbandonato all'inizio di Via del Corso. Dal 2010. I vecchi gestori non ce la facevano e stavano accumulando debiti. Neppure sono riusciti a vendere o magari a regalare la licenza. Hanno dovuto vendere, pure le mura. Le ha comprate un imprenditore, uno di quelli seri, uno di quelli che nessuno conosce perché a Roma meritano di essere conosciuti e popolari sono gli imprenditori criminali, gli altri no.

Il Metropolitan nasce in qualità di spazio commerciale nel cortile di un ex convento nel 1909: all'epoca era un grande magazzino commerciale. Ricordate questo dato, perché vi farà comodo in seguito. Nel 1911 diventa cinema-teatro e solo nel 1948, dopo la guerra, viene restaurato e diventa Cinema Metropolitan. Poi nel 2000, grazie alla famosa delibera Nuovi Cinema Paradiso (negli anni in cui questa città riusciva a darsi dei progetti e delle visioni), si demolisce tutto e si fa una multisala da 4 sale, tutte più o meno di dimensioni simili: nel 2010 la chiusura. Poi la cessione.

Parte un progetto di trasformazione: come accade dovunque la proprietà cerca di mettere a reddito l'immobile e punta a creare uno spazio commerciale, pur mantenendo una parte non irrilevante a funzione cinematografica.

E' la storia di tantissime città occidentali e italiane. Un progetto che in altre città e in altre regioni sarebbe passato subito. Una trasformazione che altrove è stata fatta, per tutti i cinema cittadini, vent'anni fa.
Il progetto viene approvato in conferenza dei servizi, presso i Vigili del Fuoco (dopo anni di trafile burocratiche), poi passa in Giunta con Alemanno e poi passa di nuovo in Giunta con Marino. La delibera era fatta piuttosto bene e dunque è stata approvata sia dalla Giunta di destra sia dai bravi Marta Leonori e Giovanni Caudo. L'imprenditore, come è giusto che sia, viene spremuto al massimo dall'amministrazione: per avere il cambio di destinazione d'uso e tutti i permessi per portare a compimento il suo progetto di sviluppo deve contribuire alla collettività, così funziona nei posti civili: deve versare alla fine 6,7 milioni di euro alla città, deve impegnarsi ad assumere almeno 60 persone, deve fare un cinema da 100 posti e fare in modo che per un mese l'anno sia disponibile per l'amministrazione. 

Ovviamente i 60 posti di lavoro sono solo quelli diretti, ma poi c'è l'indotto: i 6,7 milioni infatti faranno partire cantieri (la riqualificazione di Villa Borghese, la riqualificazione della derelitta Villa Aldobrandini) che avranno operai, archeologi, architetti finalmente impegnati. Ma poi c'è l'indotto della zona: la chiusura del Metropolitan deprime tutte le attività commerciali della parte alta di Via del Corso che stanno infatti licenziando e chiudendo. E c'è l'indotto del cantiere del cinema stesso e le assunzioni di operai e maestranze durante i tanti mesi di lavoro per allestire lo spazio commerciale.

Dunque ricapitoliamo:

-Il Metropolitan non è affatto una sala storica, risale al 2000

-L'operazione immobiliare, totalmente con capitali privati, potrebbe generare 60 posti di lavoro più i tantissimi posti nell'indotto (i posti di lavoro del cinema quando era aperto erano 5!)

-L'operazione permetterebbe al Comune di incassare quasi 7 milioni di euro da reinvestire (quando si fece una operazione del tutto simile al Cinema Etoile di San Lorenzo in Lucina gli oneri furono pari a 2,5 milioni) su riqualificazioni

-Il Metropolitan, chiuso da 6 anni, finalmente riaprirebbe con una sala da 100 posti rendendo viva una zona della città morta, specie dopo cena

-Un pezzo di città che sprofonda nel degrado sarebbe riqualificato commercialmente: oggi è spettrale

Non ci sono i soldi? Come vedete è una sciocchezza, una scusa, un pretesto: non è mai vero! Semmai non c'è la capacità, non c'è la visione, non c'è la lucidità politica, ci sono tanti interessi contrari al bene comune e parecchia cattiva fede e soprattutto non ci sono le armi per combattere contro chi fa battaglie strumentali. Come in questo caso una politica cittadina che risponde al nome di Michela Di Biase. Tra le prime ad attaccare volgarmente e stupidamente il sindaco Marino, imbarazzante in commissione commercio sulla faccenda dei cartelloni e unica e sola figura politica ad ostacolare questo progetto che chiunque ne studi le carte non potrebbe che giudicare positivamente. E' riuscita, da sola, a bloccare la delibera, a farla passare nelle commissioni da lei partecipate o presiedute e una volta lì a bocciarla: il progetto si è arenato, gli investitori (grandi multinazionali!) già pronti ad affittare gli spazi e ad assumere le persone pattuite sono letteralmente scappati, la società romana che sta cercando di far quadrare l'operazione ha giurato che mai e poi mai investirà in città e se 60 famiglie (ma almeno un centinaio con l'indotto) oggi sono senza lavoro lo devono sostanzialmente a lei. Un centinaio di stipendi sono 300 persone che potrebbero vivere con dignità e che invece ora, senza alcun apparente motivo se non piccoli e squallidi giochi di potere, sono alla disperazione.
Come è dovuta a lei l'assenza di un cinema a Via del Corso, perché il progetto avrebbe aperto un cinema (una delle quattro sale di cui era composta la vecchia multisala ferma dal 2010) che ora è chiuso. 

Ma c'è una cosa ancora più grave: grazie al comportamento di politici di questo tipo, che procedono solo per sciocche ideologie bypassando qualsiasi buon senso e logica del bene comune, sono migliaia e migliaia nel mondo gli imprenditori che stanno alla larga dalla nostra città. E' una autentica tragedia. Si tratta dell'unica città che schifa gli investimenti invece di facilitarne l'arrivo. Dovete vivere questa faccenda come un attentato alla vostra stessa e in special modo a quella dei vostri figli: se sarete costretti a farli scappare all'estero per offrirgli qualche opportunità e anche e soprattutto a causa di questa mentalità.
Il senso di trasandatezza, povertà, trascuratezza che percepite addosso è dovuto a questo: assenza di investimenti; specie di investimenti internazionali. Perché non esiste città al mondo dove un progetto come questo viene non già bocciato (almeno sarebbe una risposta definitiva e permetterebbe al proprietario di andare a investire ora), ma proprio bloccato, insabbiato senza motivo. E' la cosa peggiore che puoi fare quando hai a che fare con chi deve investire: l'incertezza dei tempi. Ad un imprenditore digli di "no", ma non lo tirare scemo per dieci anni perché così lo stai uccidendo. E stai facendo sì che quello racconti a tutti la faccenda tenendo lontane ricchezze, opportunità, business e speranze dalla città.
E a rimetterci sono le persone deboli, quelle che non possono mandare i figli a Londra a studiare scommettendoci sopra 50 o 80mila euro l'anno, quelle che non hanno le chiappe parate dalla famiglia, quelle che vivono del proprio lavoro. E' per questa gente che bisogna consentire alla città di svilupparsi, non certo per fare un favore agli imprenditori privati come ha detto Orlando Corsetti (altro genio in prima fila a sostenere Giachetti) quando, dopo aver approvato il progetto in qualità di Presidente di Municipio, lo ha bocciato in qualità di pessimo presidente della Commissione Commercio nella scorsa consiliatura. Ovviamente nel Consiglio Comunale di Roma le commissioni commercio organizzano barricate invalicabili contro l'imprenditoria di qualità, dimenticandosi storicamente mafia, 'ndrangheta, camorra, mafia capitale e mille altre criminalità che ormai, grazie a questo strano strabismo, si sono impossessate di una percentuale mostruosa delle attività commerciali di Roma. Tutto bene.

Sarebbe bello sapere cosa pensano di un progetto simile i candidati sindaco. Sarebbe un dibattito concreto per una volta. Sarebbe bello in particolare capire cosa ne pensa Giachetti, appunto. Perché nella sua compagine, figure che si comportano come la Di Biase invece di essere messe ai margini, vengono valorizzate: si parla di un ruolo per la nostra eroina di Presidente dell'Assemblea Capitolina o addirittura di Assessore alla Cultura. Una beffa. 
Va bene essere belle, va bene essere mogli di importanti ministri come Dario Franceschini, ma soprattutto bisognerebbe valutare il merito di quello che si fa. E qui il merito è disastroso: un danno enorme per la città realizzato solo per allisciare il pelo a esperienze antagoniste e (un tempo) illegali come quella degli occupanti del Cinema America o del Teatro Valle. Ma se una parte del bacino elettorale della Di Biase sono gli occupatori di professione, questo non dovrebbe essere un buon motivo per bloccare l'economia normale, legale e sana. Anche perché perfino la Di Biase sa benissimo, al di là delle sue ideologie dannosissime per la città, che qualsiasi sala cinematografica non può sopravvivere se non associata ad altre attività che la sostengano perché di base l'attività cinematografica è in perdita. Certo se, come i suoi amici, occupi immobili senza pagarli, evadi le utenze e non paghi il personale allora forse poi reggere, ma anche lì è dura.
Sono i miracoli della politica: la favorita per il ruolo di miss preferenze alle prossime elezioni riesce a tenere insieme il voto che le arriva dai frequentatori del salotto di Mariella Haggiag col "no" detto a progetti seri pur di far felice il mondo ambiguo delle occupazioni culturali. "No", peraltro, che impedisce al Comune di avere le risorse per riqualificare Villa Aldobrandini, giusto di fronte al portone di casa di Mariella Haggiag stessa. Cortocircuiti che solo a Roma. 

Cosa si può fare? Semplice. La delibera è pronta e votabile, anche oggi pomeriggio. Il Commissario Tronca può decidere di rimandarla alla prossima Giunta allungando ulteriormente il calvario di quei malati di mente che hanno deciso, comprando quelle mura, di investire nella nostra città. Oppure può metterci una firma: niente paura, non partirebbero subito i cantieri perché il fascicolo a quel punto passerebbe alla Regione Lazio per un parere. E così ci sarebbe tutto lo spazio 'politico' per una ulteriore riflessione nell'ambito della assoluta follia amministrativa che impedisce alla città di decidere sulle sue cose senza passare dal veto di una Regione che, se lo desidera, per motivi lontanissimi e magari di bieca convenienza politica, può bloccare tutto (vedasi Stadio della Roma e mille altri progetti che in questa spoletta muoiono). Dunque l'atto di Tronca sarebbe semplicemente giusto, tecnico, non decisivo tra l'altro. Ecco perché sarebbe auspicabile. Anche per sottolineare, ancora una volta, l'assurdità di certa politica che bada al gioco di potere di quart'ordine e non al benessere dei cittadini. 

Commissario, faccia il commissario! Anche perché questo è e sarà un problema di decine e decine di cinema: li vogliamo tutti chiusi e abbandonati come piace alla Di Biase (i cinema abbandonati sono perfetti per chi li vuole occupare d'altro canto...), oppure li vogliamo aprire ovviamente con spazi più contenuti e collocati all'interno di piattaforme commerciali e di intrattenimento multi sfaccettate ed economicamente sostenibili?

Dovete imparare a immaginarvi la vostra città come una vettura. Impolverata e ammaccata, ma potenzialmente bella e molto potente. La vettura è accesa, ha il motore che gira al minimo e la prima marcia inserita e l'acceleratore dà un filo di gas. Però il freno a mano è tirato praticamente al massimo. La vettura fa qualche millimetro, ma non riesce a disincagliarsi e il motore, pur al minimo, si sforza, si sforza, si sforza. E fa fumo. Un gran puzzo pure. Quanto pensate che questo possa durare? Quanto pensate che manchi ad una esplosione vera? 
Se la bella macchina bloccata è Roma, il freno a mano è la sua classe dirigente e il suo personale politico. Per chi deve rubare uno specchietto, per chi deva divellere un tergicristallo una macchina bloccata è molto più comoda da depredare. Sarebbe più complicato con una macchina lanciata in corsa. 

I dirigenti e i politici che ci siamo dati, salvo poche eccezioni, possono avere un ruolo solo in questa pozzanghera di degrado e incuria. In una situazione normale sarebbero fuori contesto e dovrebbero cercarsi un lavoro vero, verrebbero soppiantati da gente finalmente preparata e in gamba. 

A Roma i "movimenti" costituiscono un danno gigantesco per la città. Ma allora perché nessuno lo dice chiaro?

12 marzo 2016

Una narrazione ostinata e contraria rispetto all'impatto che su questa città hanno quelli che vengono definiti "i movimenti" la proponiamo, da anni, solo noi. Nel deserto ipocrita di tutti i partiti. I danni che la città subisce, sotto ogni punto di vista, dalla presenza di alcune migliaia di prepotenti e violenti decerebrati che hanno deciso di interpretare la loro sfiga e la loro disoccupazione come strumento per far diventare disoccupati e sfigati anche tutti gli altri sono noti ai più, ma i più non lo dicono.

Non lo dice il PD che in privato ti spiega lucidamente quale sia il problema ma in pubblico non parla, più mafioso lui dei movimenti stessi: ed è tutto dire. Non lo dicono i marchiniani che in privato considerano i movimenti per quello che sono, dei criminali, ma in pubblico non osano. Non lo dice la destra, che ha da sempre considerato questi furfanti come utili idioti per fare affari. E in maniera chiara non lo dice neppure il Movimento 5 Stelle. Passa ancora la narrazione secondo cui questi sono i poveri, questi sono i deboli, questi sono i bisognosi che protestano per bisogno. È totalmente falso. Totalmente falso!

Occupare case è un racket di cui si servono i movimenti per avere merce di scambio nei confronti di schiere di disperati che poi possono essere utilizzate e strumentalizzate come pedine da piazzare nel risiko ricattatorio della protesta urbana (famme fa come caxxo me pare sennò te arzo er panico), che poi devono essere fedeli e scattare alla bisogna, che poi possono essere inviati a far numero alle manifestazioni di cui non conoscono neppur lontanamente il contenuto. Tutti lo sanno, tutti sono consci della camorra che c'è dietro queste pratiche, tutti conoscono il danno che questo provoca alla città e soprattutto alle persone che realmente hanno bisogno ed avrebbero i requisiti per essere aiutate. Ma nessuno lo dice. Siamo talmente soli e isolati a costruire uno storytelling contrario a questa 'ndrangheta che strozza da decenni Roma, che loro non possono credere ai loro occhi: qualche tempo fa, nel disperato tentativo (questo tipicamente camorrista, come modello) di infangare e di sottrarre credibilità all'unica realtà di informazione che racconta la verità sul loro conto e che sta facendo aprire gli occhi a migliaia di cittadini, si sono inventati che questo blog sarebbe nato per fare da ufficio stampa alla Metro C. Così, una fandonia a caso giusto per spargere fango come fanno a Caserta i giornali gestiti dalla Camorra per distruggere la credibilità di chi contro la Camorra lotta. Mesi e mesi di ricerca e l'unica invenzione fu questa: poi si scoprì però che sullo scandalo Metro C avevamo in realtà scritto, con toni altrettanto duri rispetto a quelli che utilizziamo contro i "movimenti", almeno una 20ina di volte. Provano a fare i fuorilegge organizzati, provano ad attivare la macchina del fango manco fossimo a Casal Di Principe, ma neppure sono in grado di farlo.






In questi giorni nuove assurdità paradossali e ridicole. Come al solito passate sotto silenzio. Basta aprire uno dei tanti profili Twitter della galassia di nulla facenti per capire il livello di schizofrenia cui siamo arrivati: in un tweet si protesta contro una catena di supermercati francese (Carrefour) che licenzia facchini, nel tweet immediatamente successivo si organizza la lotta contro una catena di supermercati tedesca (Lidl) per impedirle di aprire un punto vendita in una specie di discarica abbandonata (dagli imprenditori parzialmente bonificata).
Nessuno ragiona sul fatto che chiudendo un supermercato e quindi contribuendo alla crisi della filiera della logistica, si crea quella stessa disoccupazione contro la quale si protesta da un'altra parte. 
Arriveremo ben presto al punto (ma ci siamo già arrivati) nel quale gli stessi esponenti-feccia dei movimenti protesteranno contro un imprenditore (per loro un "padrone", perché questa gente nella migliore delle ipotesi è ferma alle terminologie di 45 anni fa) per mandarlo sul lastrico e contemporaneamente, magari nella stessa piazza, manifesteranno a favore del reintegro dei disoccupati che quel fallimento, da loro cagionato, crea. 

Questa gentaglia è causa del proprio male. Ma se ciascuno è pressoché libero di far male a se stesso, non dovrebbe sussistere la stessa libertà quando agendo in maniera sconsiderata si fa male a tutti quanti.

Inutile sottolineare infatti che tra le mille cause di declino economico della città ci sono anche loro: l'illegalità, la violenza, il disprezzo dell'impegno, del merito, del lavoro, dello sviluppo e la prepotenza impunita che rappresentano. Come abbiamo visto sopra, grandi catene francesi o tedesche vengono prese di mira da questi personaggi che nulla hanno da perdere, in un paese dove la legalità non è garantita. E questo non fa altro che tenere alla larga dal nostro paese, ma soprattutto dalla nostra città, possibili investitori. Considerando che la disoccupazione la puoi sconfiggere esclusivamente se riesci ad attrarre investimenti e capitali, è facile comprendere come questi individui siano una delle cause importanti della situazione spiacevole che loro stessi combattono. Così come il degrado urbano, da loro considerato un male minore o un problema sopravvalutato, è una causa importante della disoccupazione stessa. Per lo stesso identico motivo: fa della nostra città un posto dove non investire, dove non portare risorse economiche, dove non fare scommesse. Sono quelle scommesse e quegli investimenti che portano lavoro, null'altro. 



Oggi, a proposito di degrado, altri rappresentanti di questa diffusa feccia fatta di poche persone, ma di tante iniziative prepotenti, ha manifestato contro il grande evento Wake Up Roma organizzato dalla Luiss e da Retake a Piazza di Porta Maggiore. "Il vero degrado è la disoccupazione" urlavano cercando di interrompere i tanti volontari impegnati in piazza. Non capiscono, perché sono in cattiva fede e anche perché proprio intellettualmente non ci arrivano, che proprio il degrado è causa e presupposto della disoccupazione stessa.


I movimenti hanno fatto irruzione nel Retake di Porta Maggiore vandalizzando arredi urbani

In questa piazza ogni giorno si crea un mercato illegale della merce rubata, trafugata nelle auto, frutto di appartamenti svaligiati. Uno scandalo a cielo aperto che le forze dell'ordine faticano a combattere benché sia diventato protagonista di giornali e tv (dopo mesi in cui ne abbiamo parlato solo noi, anche lì...). Cose così creano concorrenza sleale, illegalità, degrado, grave disagio urbano: i presupposti ideali sui quali cresce e prospera il problema della disoccupazione. Contro il mercatino del rubato non abbiamo però mai visto una manifestazione dei "movimenti" che invece si sono materializzati oggi contro i cittadini volontari interrompendoli, vandalizzando la piazza che i cittadini stavano pulendo. 

Unica colpa di Retake? Avere un'idea di città e perseguirla nella legalità e, udite udite, invece di aspettare l'assistenza pubblica trovarsi sponsor e mecenati. Una pratica che può chiaramente esporre a dei rischi (che abbiamo raccontato con cura noi per primi), ma che è una pratica occidentale, normale, pulita, condivisa, non una colpa. La pratica di occupare, rubare, vandalizzare, insultare invece è solo meschinità, vigliaccheria e fascismo. Come confermato dalle farneticazioni che su web vengono scritte per legittimare l'azione squadristica di oggi. Anche a noi questa edizione del Retake non convinceva per i motivi che abbiamo scritto, ma non siamo di certo scesi in piazza per boicottarla o per sfruttare come parassiti la grande visibilità dei Retake. Abbimo scritto in un post le nostre perplessità. Passa qui la differenza tra stato di diritto e stato totalitario che piace tanto ai movimenti. La prossima settimana la feccia avrà la propria manifestazione (farneticante più di oggi), ma benché siano giorni che questi personaggi stanno imbrattando la città, di certo non troveranno i Retake sabato prossimo a sbarrargli la strada o a metter loro i bastoni tra le ruote. La differenza tra stato di diritto e totalitarismo prepotente caro a questa gentucola.

Basta questa riflessione per capire il livello disumano cui sono assurte queste brutte persone che tengono in scacco da decenni la nostra città condizionandone lo sviluppo e pregiudicandone la crescita civile, legale e sana finendo per alimentare l'illegalità e la mafia. Tenendo lontana la qualità, spingendo i migliori ad andare via, disincentivando l'arrivo di capitali.
Solo che nessuno lo spiega, nessuno lo scrive, nessuno la racconta così. E loro continuano indisturbati a devastare la città e dunque loro stessi, senza neppure una voce contro.

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