Virginia Alemanno e le corse di automobili all'Eur. Associazioni giustamente in rivolta

17 novembre 2016
Le diamo ancora qualche possibilità, dopodiché se le cose non cambieranno per noi sarà "Virginia Alemanno". Troppe, davvero troppe, le analogie tra questa amministrazione e quella di due giunte fa, capitanata da Gianni Alemanno. Addirittura Raggi si avvicina al sindaco ex fascista perfino per il modo bislacco con cui si immagina la valorizzazione dell'Eur: con una corsa di macchine! Si passa dalla Formula 1 alla Formula E ma il concetto è lo stesso: corse di macchine. Nella città che ogni anno piange 300 morti e 40mila feriti a causa anche dell'alta velocità e dello strapotere - anche cultura - delle automobili ecco che l'amministrazione a Cinque Stelle invece di montare un serio network di autovelox, ecco che invece di riqualificare l'arredo urbano, ecco che invece di proteggere le preferenziali (in realtà questa cosa si sta progettando), invece di tutelare i ciclisti, invece di mettere in sicurezza gli attraversamenti pedonali, le fermate del trasporto pubblico, le isole pedonali sistematicamente trasformate in parcheggi abusivi cosa fa? Alimenta il mito dell'automobile.

Chiaramente come i nostri lettori sanno non siamo d'accordo, ma d'accordissimo sull'organizzazione di grandi eventi come potrebbe essere una corsa di autovetture per le strade metafisiche del quartiere nato per il mai svoltosi Expo del 1942 (toh, l'Expo...), in fondo sono cose che portano movimento, turismo, economia e visibilità. Tutte cose più che necessare. Quello che non possiamo tollerare è che si alimenti la cultura della macchina in una città che ha bisogno semmai proprio di piantarla di considerare la maghina come un mito o, peggio, come un membro della famiglia. Perché questo accade oggi a Roma. 
La corsa di bolidi, alimentati a elettricità, a motore, a legname, a vento, a energia solare o atomica poco cambia, la si dovrrebbe fare solo a valle di un lungo percorso di recupero di dignità di pedoni, ciclisti, disabili. Un percorso che la Giunta ha ritenuto, oggi, dopo 5 mesi di amministrazione, di non fare ancora partire.
Segue comunicato del coordinamento che mette insieme tutte le associazioni romane per la ciclabilità.

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Comunicato del Coordinamento Roma ciclabile
No alla Formula E nelle strade di Roma

Ci aspettiamo dalla nuova amministrazione romana un impegno forte contro l’uso aggressivo e la velocità delle auto, che rende Roma pericolosa per pedoni e ciclisti, per i più deboli, una delle città più pericolose al mondo. E l’ambiente urbano spesso invivibile per tutti.
Invece cosa leggiamo? Che la Giunta Raggi vuole organizzare un gara automobilistica nelle strade della città. Ci risiamo. Come nel 2010 con il progetto della gara di Formula 1 all’EUR sponsorizzato dal Sindaco Alemanno. Non cambia niente che sia Formula E, auto elettriche invece di auto a benzina. Anche stavolta noi siamo contrari. Come dicevamo sei anni fa, che amministrazione è quella che di fronte alla violenza del traffico impegna le proprie strade per le corse di automobili? Che messaggio manda ai propri cittadini? Che idea ha di un futuro sostenibile?
L'auto elettrica è un passo importante sotto il profilo delle emissioni, ma il "modello auto " attuale rimarrebbe comunque invasivo e sbagliato anche se tutte le auto divenissero elettriche. E fare una corsa in città è ribadire questa centralità dell'auto, in forme estreme quali quelle della velocità, che è la causa principale degli omicidi nelle strade. La spettacolarizzazione della velocità in un ambito urbano è devastante.
Contro la violenza del traffico delle auto servono politiche di controllo e limitazione della velocità, di repressione dei comportamenti illegali. Servono le zone 30, il TPL più efficiente e l’intermodalità, più biciclette in giro. Serve molta educazione. Non le corse automobilistiche. Fossero pure elettriche.
Vogliamo, e al più presto, scelte chiare nella direzione della sostenibilità della mobilità urbana. Con l’obiettivo di diminuire radicalmente le auto in circolazione (anche quelle elettriche) e aumentare il TPL, le biciclette e i pedoni. Perché, al posto della corsa delle auto non si organizza proprio all’EUR una tappa di avvicinamento ai mondiali paraolimpici di handbike e/o paraciclismo?

Il coordinamento Roma Ciclabile

Storia di un pezzetto di Piazza Vittorio che non sembra Piazza Vittorio

Questa, anche se non sembra, è Piazza Vittorio. Di Piazza Vittorio su questo blog abbiamo parlato mille volte, è uno dei luoghi simbolici del degrado della città, uno dei fulcri dei problemi, delle storture, delle brutturie. La piazza è bellissima e anche per questo fa doppiamente rabbia vederla conciata in maniera così disastrata.

Ma c'è un però. C'è un lato della piazza, anzi neppure un lato, una metà di un lato, che è perfetta. Illuminata a dovere, profumata, neppure una scritta, un graffito, uno scarabocchio. Muri intonsi. Zero affissioni abusive che invece massacrano tutti gli altri tratti. In questo lato di Piazza Vittorio sembra che l'inciviltà diffusa, la sciatteria, il pressappochismo romano, l'atmosfera di declino lugubre che accomuna la città, la vittoria su tutta la linea dei vigliacchi e dei prepotenti che imbratta, affiggono, scarabocchiano non è scontata e non c'è ombra di una bancarella che vende panciere, pijami o mutandoni a 3€ le cinque paia. Sembra che non ci sia neppure, per un istante, la loro puzza. 

Cosa succede in questo tratto di portici? Semplice: qui la vigilanza è demandata a privati. Qui i privati non accettano le bancarelle. Qui i privati si occupano di pulire. 

Succede così in tantissime città del mondo, non è una anomalia di questo piccolo mozzico di Roma. A Londra il Comune (il palazzo dove ha sede il Comune!) è inserito in un'area privata, sviluppata da privati, gestita da privati. Impensabile. Si chiama More London ed è un development immobiliare gigantesco: illuminazione, pulizia, sicurezza, videosorveglianza tutta in capo ai privati. Il comune non spende nulla, ma gli spazi sono tutti pubblici, fruibili, aperti. E aperti davvero perché privi di insicurezza, pericoli, degrado, sporcizia. Dunque tutti possono davvero (davvero!) frequentarli. Succede anche a Milano, pensate ai nuovi quartieri (fare quartieri nuovi dovrebbe portare anche a questo genere di ottimizzazioni gestionali) di Porta Nuova: chi pulisce secondo voi Piazza Gae Aulenti? L'Amsa (l'Ama milanese)? No davvero. Ci pensa il "condominio" che gestisce i palazzi e tra l'altro ha tutto l'interesse per tenere tutto lindo e pinto a ogni ora del giorno e della sera. Provate a cercare una cartaccia sotto le torri di Porta Nuova se ci riuscite. A Roma questo piccolo esempio a Piazza Vittorio, andateci e saggiate la differenza con tutto il resto della piazza.

E' un piccolo esempio di cooperazione tra pubblico e privato. Si rilascia una concessione (in quel caso la ricostruzione del palazzo diroccato sul versante sud della grande piazza) e in cambio si siglano degli accordi e delle convezioni. Come quella che impegna il concessionario a tener pulito, a illuminare, a videosorvegliare. Il concessionario lo fa sia perché è obbligato da una firma, ma anche perché è suo preciso interesse farlo visto che così aumenta il valore del suo immobile, così (in questo caso sono uffici) i suoi dipendenti lavorano meglio e sono più produttivi e così ne ha un beneficio di immagine. 

Modalità da ripetere mille volte dovunque. Non appena l'amministrazione deciderà che i privati non sono "luridi", ma sono dei soggetti di cui servirsi e con cui accordarsi per migliorare gli spazi pubblici e comuni. 

Era sciopero ma la ZTL è rimasta chiusa. Giusto così, giornata storica!

16 novembre 2016
Una delle nostre battaglie storiche ieri, come per qualche miracolo silenzioso e improvviso, si è trasformata in realtà applicata e operativa alla città. Eppure oggi siamo ancora tutti vivi segno che la cosa si sarebbe potuta attuare anche prima senza chissà qualche tragica conseguenza.

Per la prima volta da che ci ricordiamo, a fronte di uno sciopero più o meno reale dell'Atac, non si è optato per aprire i varchi della ZTL. Per la prima volta l'amministrazione comunale ha deciso che sacrificare la zona a traffico limitato del centro storico era una cosa senza senso. Per la prima volta chi sovrintende alle politiche della mobilità di Roma - vale a dire Enrico Stefàno e Linda Meleo - ha scelto di non fare-come-si-è-sempre-fatto e si è posto il problema.

E se ti poni il problema magari scopri che come-si-è-sempre-fatto è una scemenza priva del benché minimo senso. "Cosa ti faccio entrare a fare in auto in centro storico durante lo sciopero se poi per andare da Piazza della Repubblica a Piazza Venezia ci impieghi mezz'ora ovvero di più di quanto ci metteresti a piedi e facendolo mi blocchi taxi, car sharing e quei pochi bus che passano?" spiega il presidente della Commissione Mobilità Enrico Stefàno nella sua ultima diretta su Facebook. E ha proprio ragione. 

Se la ZTL è una risorsa durante i giorni "normali" lo è ancora di più nei giorni di maggiore pressione. Assurdo trasformarla in un tappeto di lamiere utile soltanto ad attirare auto, magari facendo venir voglia di mettersi in macchina anche a chi magari non lo farebbe. Inoltre dentro la ZTL non c'è una offerta di posti auto: che senso ha aprire la zona riservata se poi si sa perfettamente che ogni auto entrata è automaticamente un'auto posteggiata in divieto di sosta, in zone pericolose, d'intralcio al resto del traffico? E' insomma del tutto evidente che la scelta di aprire la ZTL ad ogni lieve cenno di sciopero era una scelta decisamente infelice che si è corretta.

Ma ieri si è fatto addirittura di più. Oltre alla ZLT chiusa si è attenuata anche la storica pietas dei vigili urbani che già solitamente non multano considerando la sosta selvaggia una specie di male necessario e ineluttabile, e che quasi sempre durante gli scioperi chiudono non due ma duecento occhi. Pure qui ieri qualcosa è cambiato e le tante persone che sentendosi legittimate dallo sciopero hanno deciso di posteggiare fuori posto sono state finalmente castigate. Bene, bene, bene...

In mezzo a mille cose che vanno avanti uguale a prima o addirittura molto peggio di prima (pensiamo a cosa sta succedendo su cartelloni, bancarelle e quant'altro), per lo meno nel comparto della mobilità si cerca di muoversi in maniera diversa e non di rado si azzeccano mosse interessanti.

Speriamo ora che Meleo e Stefàno - che hanno dimostrato rispetto per la ZTL e per il suo ruolo - si applichino ad accendere le telecamere della ZTL dei bus turistici, che stanno iniziando ad arrugginirsi, e che lavorino per modificare gli orari della ZTL centrale: per quanto riguarda la sera gli orari sono ancora quelli, assurdi, di Alemanno mentre è vergognoso che la ZTL resti aperta a cani e soprattutto a porci (visto poi come parcheggiano) il sabato e la domenica. Forse il nostro patrimonio storico, le nostre piazze, i nostri vicoli hanno meno bisogno di tutela e attenzione il sabato e la domenica? Speriamo inoltre che lavorino per allargare il perimetro, oggi troppo stretto, della ZTL, che vadano avanti sulla congestion charge (entra solo chi paga) contenuta nel PGTU vigente in città e che provvedano a sistemare lo scandalo delle entrate contromano nei varchi. Mentre voi leggete questo articolo, infatti, vi sono centinaia di cittadni che impunemente entrano in ZTL passando contro mano dai varchi, vanificando così i benefici della zona a traffico limitato, pigliando per idioti i residenti che pagano per poter star dentro, insultando i cittadini che sbagliando prendono la multa e mettendo a rischio della vita chi magari in quel momento sta regolarmente uscendo. Uno scandalo che dura da anni e che, per ora, nessuno ha voluto affrontare. Chissà che non sia la volta buona.


Quella di ieri per noi è stata una giornata storica perché ha significato un cambio netto di prospettiva, speriamo che non sia l'ultima e che si vada avanti con scelte distante dal triste andazzo degli ultimi decenni che ha portato  Roma ad essere la città-incubo che si ritrova ad essere oggi. 


Video. Rischiare la vita a Largo Argentina. Semafori totalmente spenti da giorni

15 novembre 2016
Nell'indifferenza generale oltre all'illuminazione di alcune strade (presto si farà la mappa delle poche zone rimaste illuminate), salta per giorni e giorni anche il servizio dei semafori. Forse la gestione degli incroci con luci rosse verdi e gialle, come accade in tutto il pianeta terra, inizia ad essere un lusso per questa città se è vero come è vero che uno degli incroci più importanti del centro storico, quello di Largo Argentina, è abbandonato a se stesso da giorni e giorni. Ormai siamo probabilmente a 6 giorni...

Dopo aver ricevuto tante segnalazioni, ieri, increduli, siamo andati a girare un video che potete "apprezzare" qui.

La situazione è fuori controllo. Tantissimi semafori spenti. Neppure con la luce gialla lampeggiante, no, proprio spenti. Ovviamente i pedoni hanno la peggio perché le auto non si sentono di fermarsi nonostante la presenza delle strisce pedonali. E se la situazione è complicatissima il giorno, è pericolosissima la notte. Guardate in questo video quanta gente rischia le penne semplicemente per attraversare la strada.

Ovviamente all'abbandono totale da parte dell'amministrazione e dei dipartimenti competenti (dietro a disagi di questo tipo c'è sempre qualcuno che non lavora o che lavora male), si unisce il menefreghismo della Polizia Municipale. E' mai possibile che una situazione simile non sia presidiata? Per scongiurare che un artista dipingesse un muro al Rione Borgo schierarono due volanti, per salvare la vita a decine e decine di cittadini e di turisti tutti se ne fregano all'insegna della più totale sciatteria. Ma non doveva cambiare tutto? Possibile che in 5 mesi non sia cambiata neppure una virgola?

Alleanza tra Roma fa Schifo e Scooterino. 5€ gratis sulla prima corsa. Ecco come

14 novembre 2016
Questo blog non sfrutta granché il suo enorme successo di pubblico e di critica per far soldi. Anzi troppo poco. Anzi meglio, nulla. Gli unici accordi di tipo, diciamo così, "commerciale" che facciamo sono quelli con le start up relative alla mobilità. 

Noi gli diamo visibilità, invitiamo i nostri lettori (che si fidano di noi, e fan bene!) a abbonarsi ed a provare questo servizio e in cambio otteniamo qualche credito per viaggiare gratis. Tutto lì. Non è molto ma ci serve soprattutto per divulgare in maniera più pratica le idee che teoricamente scriviamo da ormai un decennio. Tra queste, l'idea che la proprietà del mezzo di trasporto non è più così necessaria a Roma per un certo tipo di utenza.

Da questo nascono le nostre campagne per invitarvi ad utilizzare Uber (eccola, è ancora in corso: usatela) e Share&Go (eccola, questa è terminata). In entrambi i casi i numeri sono stati lusinghieri, con centinaia di nostri lettori che hanno scoperto un pezzettino di sharing economy. Ecco perché altre società ci chiamano per fare questo esperimento assieme. L'ultima è stata Scooterino e abbiamo aderito con grande gioia perché si tratta di una start up per una volta romana che ha avuto un'idea geniale e che merita di crescere (tra l'altro hanno appena adesso raccolto un nuovo round di finanziamento da 500mila euro): sostanzialmente un Bla Bla Car ma solo per condividere il "posto dietro" del motorino. Straordinario nelle città dove spesso il tempo è buono e dove si fa grande uso di scooter come Roma.
“Il nostro obiettivo è potenziare al massimo l’efficienza della mobilità condivisa in città” - spiegano Oliver Page e Francesco Rellini, co-founders della start-up romana - “per questo stiamo già raccogliendo adesioni di aspiranti scooteristi in altre città, prime fra tutte Genova, Milano, Firenze e Napoli, per dare vita alla più grande community di ridesharing su scooter in Italia”.

Si, ma sulla sicurezza? Come diavolo mi dovrei fidare di un tipo che mi porta dietro di lui in moto? “Riteniamo sia necessaria per  creare  una comunità solida e che ispiri fiducia” - ricordano i co-founders - “per questo motivo, prima di accettare uno scooterista nella nostra community ci sarà un incontro per convalidarne l’identità. In più è richiesto un minimo di 21 anni, una patente valida, un’assicurazione in regola, e uno scooter omologato per due e in buone condizioni”. Insomma dopo tanti mesi di operatività non è successo niente di male. 


Di Scooterino abbiamo già parlato qui, questa volta però c'è di nuovo Oliver Page in persona (una figura mitica tra gli startuppari romani, italiani e internazionali) che in video ci racconta questa convenzione e, appunto, la convenzione e le schermate qui sotto per capire come funziona. 


Ha aperto il parking sotto Via Giulia. Nuova grave occasione mancata per il Comune























Solo a Roma. Apre una grande infrastruttura capace di cambiare faccia ad intere parti di città e il contesto è talmente putrescente che chi l'ha costruita rinuncia perfino a fare un'inaugurazione, a comunicarlo alla città.
E' la sorte che, dopo mille polemiche ridicole, è toccata al parcheggio di Via Giulia. Infrastruttura realizzata laddove c'era un vecchio puzzolente centro Ama il parcheggio è inaugurato, perfettamente funzionante, nuovo, lindo, pulito e colorato. Ma non lo sa nessuno. Non lo sa nessuno perché al di là di poche indicazioni l'area circostante è rimasta quella che era prima, anzi peggio.

Si è concluso il cantiere del posteggio ma non si è andati avanti con il cantiere soprastante. Ci sono piani e piani di posti auto a disposizione ma dove si fermano le competenze del privato e dove iniziano quelle del pubblico non si è fatto nulla. Non è un problema di soldi. I soldi ci sono (perché ce li mette il privato), è semplicemente un problema di burocrazie e apparati che non intendono lavorare in maniera seria, che non danno risposte da mesi, che se ne impippano del bene comune. E così tra rimpalli e rinvii, tra l'assessorato alla mobilità che scarica sull'assessorato all'urbanistica si rimane fermi.





Per la sistemazione superficiale c'era un progetto standard della ditta. Poi c'è stata un'idea di edificare un palazzo (bellissimo il progetto del professor Cordeschi, ma a Roma un progetto di qualità lo chiamano speculazione edilizia, qui le immagini). Poi si è tornati indietro e si è deciso - assurdamente a nostro avviso - di fare un giardinetto. Per lo meno un giardinetto progettato da grandi architetti internazionali. La conferenza dei servizi è partita a novembre del 2015, si è conclusa a maggio del 2016. Da quel momento ogni giorno è buono per portare in Giunta l'atto e mettere la parola fine a questa storia (poi c'è da decidere la ditta che realizzerà materialmente il progetto, ma è una questione puramente tecnico operativa): peccato che nessuno faccia nulla e il parcheggio sia stato aperto con ancora totalmente un'area abbandonata sulla sua sommità. 

Ma c'è qualcosa di ancora peggiore che deriva dal mancato dialogo del pubblico col privato. Tutte le città occidentali si sviluppano grazie alla sinergia tra pianificazione pubblica e capitali e interessi privati. A Roma questa filiera non funziona e i danni economici per la città e per i suoi cittadini sono enormi. 

A Via Giulia cosa si potrebbe fare e cosa Linda Meleo non fa? Molto semplice: andare dal costruttore, congratularsi per la realizzazione dell'infrastruttura, chiedergli delle risorse aggiuntive rispetto agli oneri concessori previsti e offrirgli in cambio di queste la riqualificazione di Via Giulia stessa e di tutti i vicoli circostanti. L'area è massacrata dalla sosta selvaggia, noti ristoranti su Via Giulia rubano ogni giorno porzioni di città per farci parcheggiare illegalmente i propri clienti, Via Giulia è la più bella e importante strada del mondo, forse la prima strada moderna assieme a Via Toledo a Napoli e oggi - a differenza di Via Toledo che è tutta rigorosamente pedonale - è un volgarissimo parcheggio abusivo a cielo aperto. 
Forse non lo avete capito: ci sono centinaia di auto in struttura, in un nuovo autosilos aperto al pubblico a ore (se le cose funzioneranno c'è la disponibilità di non vendere i parcheggi ma di lasciare fino al 60% di parcheggi a rotazione, una svolta se ben sfruttata) e ciononostante abbiamo ancora sosta selvaggia infestante dovunque.
Bisogna intervenire con un serio arredo urbano, bisogna fare lo stesso nei vicoli adiacenti stuprati dalla sosta selvaggia. In alcuni casi la cosa è stata fatta sporadicamente e le stradine hanno cambiato aspetto come si vede nella foto qua sopra. 



E' molto probabile che la ditta sarebbe ben disposta a prendersi carico della realizzazione di un lavoro simile in contiguità con il parcheggio. Ne avrebbe sia benefici diretti (meno auto in sosta selvaggia significa più clienti per il parcheggio) che benefici indiretti perché per una volta si potrebbe dimostrare che dove arrivano i parcheggi interrati non c'è speculazione edilizia e colata di cemento come dicono i peggiori comitati di questa città, bensì riqualificazione. La società che ha scavato il parking di Via Giulia è la stessa che ha realizzato il parcheggio di Largo Vercelli di cui abbiamo parlato qualche tempo fa qui e qui. Noi siamo abbastanza certi che si farebbero coinvolgere volentieri in un progetto di riqualificazione e di arredo urbano volto a togliere totalmente la sosta da Via Giulia e dai vicoli adiacenti. Ci possiamo sbagliare, ma perché non provare? Perché non rispondere ai privati che vogliono investire e impegnarsi? E' mai possibile che sempre più società, associazioni, aziende spiegano che, semplicemente, al comune "nessuno risponde"? Quanti danni diretti e indiretti sta creando questo modo di non governare?

Perché bancarellari, cartellonari, ambulanti che depredano ogni giorno la città meritano ascolto, attenzioni e tutele, mentre imprenditori normali che rischiano in proprio, generano trasformazioni urbane e posti di lavoro e sono partner ideali per riqualificare la città non vengono neppure degnati di una risposta foss'anche negativa?
Qualcuno ci spiega la strategia?

Clamorosa novità Atac. Soli 7 euro per un abbonamento annuale. I dettagli dell'offerta

13 novembre 2016

Buonasera RomaFaSchifo,
vi scrivo per far presente un fatto veramente peculiare, che mi ha fatto molto riflettere sull’approccio che Atac ha al servizio che svolge.
Un paio di settimane fa mio fratello smarrisce il portafoglio. Convinti che gli fosse stato rubato facciamo denuncia di smarrimento di tutti i documenti e andiamo anche alla biglietteria Atac con lo scontrino dell’abbonamento che per fortuna avevamo fotocopiato per avere una nuova tessera. Questa ci viene rilasciata al costo di 7€.
Dopo due settimane un collega di mio fratello ritrova il portafoglio nella sua borsa, lo aveva probabilmente preso per sbaglio, e ce lo restituisce con tutto il contenuto. Mi viene in quel momento il dubbio: ma il vecchio abbonamento Atac funzionerà ancora? Convinto che cosi non possa essere, Atac avrà un’anagrafica delle tessere associate agli abbonamenti e la avrà sicuramente disattivata, faccio la prova al tornello della metro. Ebbene, la tessera apre senza problemi (preciso per evitare sapientini della prima ora: io ho l’abbonamento annuale e ho poi regolarmente passato quello per prendere la metro).
Ora, la questione è semplice: o Atac non ha nessun tipo di anagrafica/base dati dei suoi abbonamenti, oppure per qualche strano caso questa tessera non è ancora stata disattivata. Se la prima cosa fosse vera sarebbe scandalosa: vuol dire che l’azienda non sa quante tessere di abbonamento attive esistono in circolazione e a chi sono associate. Per di più è probabile che i tornelli non siano collegati a nessun tipo di rete e base dati, dunque Atac non può sapere quanta gente entra in un giorno nelle sue stazioni, dove esce (e a questo punto mi chiedo, ma a cosa serve timbrare in uscita se non per fare un’analisi sugli spostamenti?). In aggiunta, esiste un modo semplicissimo di farsi due tessere perfettamente funzionanti con la scusa del furto. Visto quello che è uscito fuori tempo fa con lo scandalo dei biglietti, che non è detto sia finito, purtroppo questa ipotesi appare molto probabile.
Sinceramente, se questa fosse la situazione, sarebbe abbastanza ridicolo che una società così grande e con un bacino così vasto di utenti non abbia neanche una base dati delle tessere attive. Spero di essere smentito.
Andrea


*Anche noi speriamo di sbagliare, ma intanto lo diciamo: per quanto ne sappiamo Atac non gestisce i big data che possono venire dalla bigliettazione. Poco importa che questi siano la base di ogni grande player del pubblico trasporto: Atac non se ne importa. Anche perché se tutto è opaco e oscuro e se i dati non sono precisi al millimetro c'è spazio per tutto, compreso per uno scandalo come quello dei biglietti falsi impensabile in qualsiasi altra città del pianeta. 
Non sappiamo quanta gente entra, quanta esce, quali orari bisogna rinforzare e quali si possono lasciare meno coperti, quali linee sono totalmente inutilizzate mentre altre sono sovraccariche, quali sono i grandi flussi di richiesta anche rispetto alle ore della giornata e ai giorni della settimana. Nulla. Zero dati. 
E magari così abbiamo anche un sacco di gente che viaggia con un abbonamento duplicato perché l'altro l'ha smarrito. O, chissà, perché ha deciso di fingere un furto per darlo ad un familiare. Tanto cosa importa!?
-RFS

L'incredibile suk di Piazzale Flaminio. Andateci: il video non rende l'idea

12 novembre 2016
Le Olimpiadi sono speculazione, la trasformazione urbana è roba dei poteri forti, gli investimenti internazionali sono cose da cacciare via, i privati sono tutti luridi (testuali parole). Già, tutti tranne alcuni. Tranne ad esempio i cartellonari fuorilegge o, ancor di più, gli ambulanti mutandari e bancarellari. Questi privati qui, quelli che distruggono la nostra città e la umiliano sul piano globale, sono invece da tutelare, offrono un servizio, bisogna perfino andare contro la legge per mantenerli in vita. Non importa se sono di fatto protagonisti di una organizzazione para criminale, non importa se evadono il fisco come decimila berlusconi messi assieme, non importa se sono la più clamorosa centrale europea del lavoro nero. Ce votano e li dobbiamo difendere. Come succedeva nella primissima Repubblica.
Eccola la Cinque Stelle Economy che si sta manifestando in città.

Per celebrarla andatevi a fare un bel giro a Villa Borghese che è sabato e fa bel tempo. E poi scendete dall'ingresso monumentale e per andare a prendere i mezzi pubblici transitate per il gigantesco suk che finalmente nel 2017 si poteva eliminare e che invece l'attuale amministrazione vuole tutelare. 

Andateci di persona perché questo video non rende assolutamente l'idea. Magari Andrea Coia e i suoi accoliti stanno facendo un ragionamento di prospettiva, pensano che un giorno questo suk come quelli del Marocco o del Medio Oriente potranno diventare attrattiva turistica giusto di fronte a Porta del Popolo. Dopo Cristina di Svezia (in onore della quale la porta venne aperta), la mutanda di pezza. Sintetica ovviamente.

Un milione e duecentomila euro buttati. Così il I Municipio "riqualifica" Via Garibaldi

11 novembre 2016
Il nostro continuo incalzare le tante idiozie inanellate dal governo a Cinque Stelle al Comune e nei territori dei Municipi non deve trarre in inganno: nessuno pensi che il PD sarebbe così meglio. Anzi. Al di là dell'eccezione-Marino e della felice circostanza della presenza di alcuni elementi di assoluta eccellenza nella precedente giunta, il Partito Democratico non avrebbe di certo garantito performance di governo migliori. 

Un esempio può facilmente venire dai territori che ad oggi sono amministrati dal PD in città. Parliamo del Secondo Municipio e anche e soprattutto del Primo dove Sabrina Alfonsi continua ad infilare decisioni quanto meno discutibili una dietro all'altra.


La novità di ieri, sbandierata su social e mail, è la partenza del cantiere di riqualificazione di Via Garibaldi. Non di tutta Via Garibaldi (parte giù da Trastevere e arriva al Gianicolo) ma solo della parte alta, quella coi tornanti, quella con il varco ztl. I lavori sono partiti ieri ed è stata divulgata una immagine planimetrica del progetto che onestamente ci fa gridare allo scandalo e che vogliamo compulsare assieme a voi.


A nostro modo di vedere si tratta dell'ennesimo progetto (il Muncipio Primo non è nuovo a questo approccio, anzi si muove sempre così) fatto e disegnato attorno al dio-maghina. La sensazione è che chi amministra il Centro Storico della città continuerà a progettare strade e piazze in funzione delle lamiere anche quando sarà consolidata l'invenzione del teletrasporto delle cose e delle persone. Incredibile. 

Quali difetti ha questo progetto che dilapida, per un pezzettino piccolo piccolo di strada, la bella cifra di 1 milione e 200mila euro che nel deserto finanziario della città di Roma valgono cento volte tanto? Analizziamo la planimetria e vediamo.
Si tratta di una strada stupenda, progettata da un grande architetto come la stessa presidente Sabrina Alfonsi spiega nel suo comunicato stampa. Quello che non spiega è come mai si sia deciso di perdere totalmente l'occasione di riqualificarla veramente. Nonostante il cospicuo budget. Sicuramente si rifaranno i percorsi pedonali che, con suggestive scalette, si arrampicano sul Gianicolo, ma per il resto nulla migliorerà sensibilmente. Certo arriveranno dei microscopici marciapiedi laddove non ce n'è. E' un passo importante, ma le carraggiate che ne derivano sono pensate e immaginate come autostrada per le auto. Guardate le dimensioni del progetto. Carreggiate larghe 10 metri (!!!), in alcuni punti 15 metri fino ad arrivare a 22 metri. A cosa servono visto che qui le carreggiate potevano, secondo il Codice della Strada, essere larghe banalmente 7 metri? Servono a giustificare la sosta selvaggia, sono le famose carreggiate "alla romana" fatte esclusivamente per questo motivo. E' divieto di sosta, ma sarà pieno di macchine: semplicemente perché c'è lo spazio. Evidentemente non bastava al Primo Muncipio il quoziente di ben 37 (trentasette!!!) posti auto che sono stati previsti in questo pezzettino ino ino di strada. Il solito garage a cielo aperto e grazie alle dimensioni delle carreggiate ai 37 posti auto si aggiungeranno altrettante auto in divieto di sosta. Una grandiosa riqualificazione, proprio nella direzione che era necessaria ovvero trasformare questo strepitoso contesto paesaggistico in un passeggiata. Niente da fare.

Ovviamente siamo in un contesto di manutenzione straordinaria, ergo bisognava obbligatoriamente fare una ciclabile (c'è una Legge Regionale in tal senso) a beneficio di chi, magari con la pieghevole, scende dall'alto in città con la bici salvo poi risalire coi mezzi.

Ma non finisce qui. Leggete riguardo ai materiali. Dove verranno rifatti i marciapiedi questo avverrà grazie a... l'asfalto! Colata di catrame. 1,2 milioni di euro e... catrame! In alcuni casi il catrame non sarà neppure nuovo, ma sarà utilizzato il bitume vecchio. Così c'è scritto sul progetto.

Naturlmente per consentire le "carreggiate alla romana", ovvero ingiustificatamente larghe, si sono fatti marciapiedi microscopici, dove non si può passeggiare, in alcuni casi addirittura totalmente interrotti da ceppaie e da tronchi di albero. Impraticabili per anziani, bambini, passeggini, carrozzine, non vedenti.

Gravissima la sistemazione del famoso, anzi famigerato, varco ZTL di Via Garibaldi. Come sappiamo si tratta di uno dei varchi che più spesso, nottetempo, viene violato con passaggi contromano. Il Primo Municipio però non è preoccupato di questo fenomeno gravissimo che mette a rischio chi regolarmente esce dalla ZTL facendogli trovare sistematicamente davanti chi entra in maniera abusiva per eludere le telecamere. Si sarebbe potuto risolvere semplicemente allungando le dimensioni dello spartitraffico, nulla di tutto ciò è previsto. Aspettiamo naturalmente il primo grave incidente frontale (se ne sfiorano a decine tutte le notti, come il Municipio sa perfettamente) per sapere il nome della persona che ha firmato questo grandioso progetto di "riqualificazione".
In compenso è stato lasciato sulla strada (ripetiamolo: una passeggiata di valore paesaggistico e architettonico unico al mondo) tutto il grande hub AMA dove, puzzolenti e marci, parcheggiano i mezzi.

Un'ennesima occasione perduta, non la prima per quanto riguarda il Municipio del centro storico, che uccide le speranze di reale riqualificazione di questo pezzo di Gianicolo e che dilapida i quattrini dei contribuenti. Il tutto in 300 giorni per sistemare poche centinaia di euro di strada: in altri paesi sono sufficienti per realizzare autostrade di centinaia di km. Una cosa grave, di cui ovviamente nessuno parla: sui giornali vengono riportati i quotidiani stampa e le veline. 

Solo favori alle lobbies! Ecco come stanno cercando di fermare la riforma dei cartelloni

10 novembre 2016
Ci siamo concentrati per giorni e giorni sulle bancarelle e su Piazza Navona. Nel primo caso siamo riusciti, come nostra specialità, ad alzare il casino e a non far passare sotto silenzio la zozzata che la Commissione Commercio stava orchestrando e portando in Aula, ovvero il tentativo - di per se ridicolo ma simbolicamente grave - di stoppare l'applicazione a Roma della direttiva Bolkestein. Nel secondo caso, per il terzo anno consecutivo, grazie alle nostre pressioni e non solo alle nostre, abbiamo acceso un faro sul tentativo di golpe per ripristinare la vergognosa Festa della Befana di Piazza Navona riassegnando le licenze ai vecchi titolari che avevano distrutto irrimediabilmente l'immagine della rassegna: il tentativo è miseramente fallito in Aula, anche grazie alla lucidità dell'assessore Adriano Meloni.

Adriano Meloni ora però deve applicare ulteriormente la sua lucidità e il suo sguardo internazionale (a differenza della feccia di gran parte del Consiglio Comunale l'assessore ha visto come gira il mondo e fino a l'altro ieri viveva a Milano) perché dopo gli ambulanti, la nuova lobby che la Commissione Commercio presieduta dall'ormai famigerato consigliere comunale a Cinque Stelle Coia ha deciso di difendere e tutelare in spregio ad ogni dignità ed ogni vergogna è quella dei micidiali cartellonari.

Le peggiori ditte, i più inquietanti azzeccagarbugli, gli arraffoni a tutti noti affollavano ieri gli spazi della commissione come riporta l'associazione VAS. Con l'unica voce contraria di Enrico Stefàno si è svolta una commissione surreale. Ed è la seconda commissione che, guarda caso, si svolge sul tema del Bike-Sharing, strettamente legata alla riforma del Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari. La riforma diminuisce di molto i cartelloni, li assegna con bandi di gara internazionali e giustamente - come succede dovunque a Parigi come a Milano - affida alla società che si occuperà di restituire alla città (a costo zero per l'amministrazione) un ampio schema di Bike Sharing un circuito in grado di ripagare questo impegno gravoso a livello economico. E' la norma in tutto il mondo, ma a Roma sta diventando uno psicodramma.

Già per la seconda volta Andrea Coia convoca una commissione guardacaso proprio sul tema del Bike Sharing. Hanno individuato quello come punto debole della riforma e sanno perfettamente che ciurlando nel manico e buttandola in caciara sul Bike-Sharing tutto può saltare in aria. La strategia delle locuste che conosciamo benissimo. Ed è incredibile notare come, a favore di questa strategia, ieri si sia presentato in commissione perfino Orlando Corsetti, ex presidente della stessa commissione nella scorsa consiliatura e grande nemico di una seria riqualificazione del settore. Ha presenziato ed è intervenuto anche lui, pur non facendo parte della Commissione Commercio in questa consiliatura. Ovviamene le posizioni del triomonnezza (suvvia, si scherza) composto da Coia, Bordoni e Corsetti sono state sempre le stesse.

Tutti mettono in dubbio il piano già approvato, tutti cercano di fare confusione e buttare fumo negli occhi, Coia è arrivato al punto da definire "pura follia" la gestione del Bike-Sharing da parte di un privato. E a chi vorrebbe farlo gestire? Tutti gli schemi di Bike-Sharing al mondo sono gestiti da privati. 

Si è ripetuto il plot visto in Aula Giulio Cesare qualche giorno fa. A riprova del fatto che il Movimento 5 Stelle dimostra di non toccare mai il fondo, ma di scavare sempre più giù. Se in Campidoglio Coia-Bordoni-Corsetti parlavano applauditi a scena aperta dalla peggior feccia bancarellara, in Commissione Commercio lo stesso trio blaterava cretinate irripetibili mentendo sapendo di mentire osannato dalla peggiore feccia cartellonara che godeva a sentire frasi tipo "non sappiamo se ancora questo servizio serve alla città" o ancor meglio frasi tipo "il Bike-Sharing non dovrebbe essere finanziato da privati ma da soldi pubblici" magari servendosi di qualche fantomatico "bando europeo", magari facendo come fatto a Napoli dove un microscopico schema di Bike-Sharing è stato aperto con soldi europei o ministeriali e poi è stato chiuso non appena il finanziamento è terminato. E qualcuno ha perfino cercato di convincere l'assessore Meloni che "a Milano le pubblicità che sostengono il Bike-Sharing sono solo in prossimità delle ciclostazioni". 

Le lobbies che hanno distrutto e divorato la città negli ultimi 40 anni e che con Ignazio Marino avevano iniziato il loro declino, hanno alzato la testa in maniera potente e insperato. Con un danno per la collettività senza precedenti. La riforma dei cartelloni vale decine di milioni in termini finanziari per la città e decine di milioni in termini di servizi e investimenti. Oltre che indotto, tasse, posti di lavoro, riqualificazioni, lotta al degrado. A Roma si cerca invece di stoppare tutto in nome di una finta lotta "alle multinazionali" che però sono gli unici soggetti che in tutto l'occidente si occupano di gestire il settore della pubblicità esterna.

In realtà di Bike-Sharing non interessa nulla a nessuno. L'unico interesse - lo schema è identico a quello delle bancarelle e dei balneari - è quello di bloccare il più possibile la situazione. Una volta approvato il Piano Regolatore le dittuncole romane hanno la possibilità di restare sul territorio fintanto che non si fanno i bandi, ecco perché c'è l'interesse a mettere in discussione tutto, a bloccare tutto, a coinvolgere di nuovo il Consiglio Comunale, a rallentare il processo. Più la cosa sta bloccata, più le dittuncole rimangono sul territorio a speculare in totale regime di monopolio.

Laddove a Roma su questioni così delicate si manifesta un circo inqualificabile che fa fuggire investitori e capitali sani, altre città governate dal Movimento 5 Stelle ragionano in maniera totalmente diversa. L'azienda francese Decaux (quella che gestisce i Bike-Sharing di Lione, Parigi, Bruxelles...) sta lavorando ad esempio benissimo con il Comune di Torino. Lì in 3 mesi l'amministrazione Appendino ha messo in piedi la digitalizzazione dell'arredo urbano, il free wi fi nelle strade tutto offerto gratuito a spese delle ditte pubblicitarie, small cells negli arredi urbani e app per cittadini e commercianti. Laddove a Roma il rivoltante Movimento 5 Stelle capitolino lotta contro i privati auspicando risorse pubbliche ove invece si potrebbe risparmiare e far spendere i privati limitandosi a pianificare, il Movimento 5 Stelle torinese collabora con aziende internazionali per il bene dei cittadini e per il bene delle casse della città attirando sul territorio cervelli, capitali, posti di lavoro qualificati. Un abisso.

Ma non c'è solo Decaux. Ci sono molte altre società che potrebbero partecipare al bando per gestire il Bike-Sharing a Roma. Ovviamente tutte multinazionali come la americana Clear Channel (che gestisce il servizio a Milano, a Verona, a Barcellona) o come la società che gestisce i mega bike sharing di Londra e di New York. Certo per quel lotto che assegna i migliori mq di cartelloni in cambio di un servizio di grande complessità non ci sarà mai spazio per le ditte-feccia della cartellopoli romana. Ecco perché, convincendo in un modo o nell'altro la brutta politica che si è infilata come una malattia da decenni in questa città e che non è cambiata dopo le ultime elezioni, stanno cercando di bloccare tutto quanto facendo confusione e attuando squallide strategie dilatorie.

La scelta però è della Giunta e dunque dell'assessore Adriano Meloni e della sindaca Virginia Raggi. A chi daranno retta? Ai cittadini che aspettano servizi o alle lobbies e ai poteri forti che non vogliono mollare ignobili privilegi?

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