Attrattive turistiche che il mondo ci invidia. Le ciclabili-jungla. Solo nella città del sindaco ciclista cose simili...

27 giugno 2014

Il tratto tra Labaro e l'Olimpica. No comment...

Pigneto (e non solo). Pessime notizie dalle sistemazioni superficiali delle nuove stazioni della Metro C. All'esterno saranno stazioni assolutamente alla romana



Marciapiedi larghi un metro per poter far spazio a quante più maghine possibile. Stazioni senza respiro, senza aria, senza luce, assediate dalle lamiere (e magari dalle bancarelle). Guardate i marciapiedi che si stanno ultimando attorno alla stazione Pigneto della Metro C: saranno larghi massimo un metro o un metro e mezzo. Il resto è spazio sottratto alla pedonalità e regalato alle maghine che così potranno cingere la stazione come accade in tante altre stazioni della metropolitana, quasi invisibili a causa della sosta selvaggia. Una pessima notizia insomma: anni e anni di cantiere non porteranno sistemazioni degne, non porteranno qualità urbana, non sottrarranno spazio alle auto restituendolo alle persone. Eppure qui ci sarà una metropolitana...

L'ordinaria amministrazione a Via Veneto. La strada più iconica della capitale d'Italia ridotta a parking abusivo su ogni mq di marciapiede. Ogni giorno, ogni ora

26 giugno 2014






L'incredibile stato di Piazza Vittorio in 30 foto. Ricordiamoci sempre che Veltroni aveva tolto le bancarelle, Alemanno ovviamente le ha fatte tornare. Marino le ha lasciate lì e aumentate






























Una delle più belle, simboliche, iconiche, potenzialmente sfavillanti piazze della capitale d'Italia ridotta ad uno slum centro-africano che sarebbe un caso da telegiornale in qualsiasi capitale europea. Per i romani, che voi ci crediate o no, tutto questo è assolutamente normale. Non ci trovano nulla di strano. Noi siamo nati per provare ad aprire qualche occhio, a far esclamare a qualcuno: "ehi, oh, ma questi c'hanno ragione, tutto ciò è una schifezza che non ho mai visto in nessuna altra città che ho visitato nella mia vita!". Ebbene, svegliatevi!

"Il degrado porta solo malavita". Tutta la grande bruttezza di Roma l'altro ieri alla trasmissione L'Aria Che Tira Stasera su La7

25 giugno 2014

E' arrivata l'estate più triste, morta, povera e miserabile che la città abbia mai vissuto negli ultimi decenni. La storia del Torrione Prenestino


Gli organizzatori del Festival delle Culture Indipendenti "Pigneto Spazio Aperto" comunicano che questa estate la terza edizione della manifestazione non avrà luogo, in quanto il Municipio V ed il Comune di Roma hanno deciso di escludere il Parco del Torrione Prenestino dai luoghi preposti ad accogliere le manifestazioni dell'Estate Romana. Tale decisione è stata presa senza che gli organizzatori, ma soprattutto i cittadini frequentatori del parco, fossero coinvolti in una trasparente e costruttiva discussione sulle sorti dello stesso.

Pigneto Spazio Aperto è nato nell'estate 2012 dalla volontà di tre circoli Arci, attivi sul territorio, di dar vita ad una manifestazione capace di creare un'alternativa sociale e culturale in opposizione alla deriva di “movida” commerciale ed alla microcriminalità diffusa che, sempre più negli ultimi anni, segnano la vita del nostro quartiere.

A tal fine era stata individuata come sede naturale del Festival il Parco del Torrione Prenestino: spazio verde dalle grandi potenzialità, vicino al cuore pulsante della vita del Pigneto, ma inutilizzato e sconosciuto, in quanto all'epoca, nonostante una recente ristrutturazione, versava in stato di totale degrado ed abbandono. Sin dalla prima edizione il Festival è riuscito nel suo obiettivo di restituire il parco ai cittadini: è diventato uno spazio vivo, un luogo di incontro, di aggregazione e di reale integrazione delle molteplici anime che convivono nel nostro territorio, da quella storica e popolare a quella multietnica, a quella giovane e creativa.

Tutte le attività, gli spazi e le proposte che hanno convissuto in Pigneto Spazio Aperto, in un clima di positivo scambio culturale, sono state scelte e portate avanti secondo forti principi di consapevolezza, consumo critico ed educazione culturale, questo ha dato un'impronta fortemente indipendente al Festival, di cui andiamo fieri. Anche grazie allo sforzo di mantenere il più possibile libero e gratuito l'accesso a tutte le aree del parco, si è riusciti a creare un forte polo di socializzazione trasversale ed alternativa all'appiattimento culturale offerto dall'isola pedonale del Pigneto.

In sole due settimane sono state raccolte più di duemila firme a sostegno del Festival, a testimoniare l'affezione per quello che è stato nelle ultime estati l'evento culturale più importante all’interno del Municipio V, salutato anche dalla stampa come una delle più importanti novità dell'Estate Romana per la qualità della proposta socio-culturale. Infine, come constatato dalle istituzioni preposte, il parco è stato riconsegnato alla fine di entrambe le edizioni in condizioni ben migliori rispetto a quelle in cui si trovava al momento dell'affidamento.

Purtroppo ad oggi il parco versa nuovamente in uno stato di abbandono totale: non viene effettuata alcuna pulizia (se non come misura di emergenza a fronte delle proteste degli abitanti di prossimità) né vengono chiusi gli accessi durante la notte: questa situazione tende a peggiorare di giorno in giorno, tanto che alcuni cittadini si stanno auto organizzando per restituire all'area una minima vivibilità, supplendo ai doveri delle istituzioni. Molti abitanti del quartiere alla notizia della cancellazione del Festival, non comprendendo le motivazioni della scelta del Municipio, ci contattano increduli chiedendo di promuovere una protesta contro la decisione miope di preferire il silenzio ed il degrado alla socialità ed alla cultura.

Speriamo dunque che, attraverso un sano dialogo con le istituzioni, si possa pensare alla realizzazione della terza edizione il prossimo anno. Noi continueremo in ogni caso ad impegnarci con il nostro lavoro quotidiano a fornire luoghi di espressione artistica e culturale, a coinvolgere i cittadini nella riappropriazione di spazi urbani e ad incentivare nuove forme socialità. Ma per questa estate... non resta che l'asfalto al Pigneto.


Fin qui il comunicato degli organizzatori. Aggiungiamo noi che quest'anno, in compenso, c'è Pigneto Spaccio Aperto, ovvero la rappresentazione dell'unico intero quartiere dell'Europa occidentale regalato alla malavita ed alla mafia del narcotraffico perché tanto "nu je potemo fa gnente". Dopo la decisione di negare il Torrione agli eventi estivi il Municipio V, una accolita di geni, di moderni Isaac Newton, ha deliberato la chiusura (la chiusura) del parco causa degrado e incapacità e impossibilità di far fronte al problema. Il Parco del Torrione, inaugurato pochissimi anni fa, è oggi chiuso per manifesta incapacità a manutenerlo. Siamo facili profeti nel dire che sarà la prima di una serie di chiusure-per-degrado dei parchi pubblici a Roma. Un lunghissimo e atroce medioevo ci attende se non si imprimerà un cambiamento radicale. Radicale. 

Se Ignazio Marino e Guido Improta toccano il fondo sulla mobilità. La clamorosa presa per i fondelli del bike-sharing elettrico a pedalata assistita

24 giugno 2014
Premessa: qualche giorno fa uno dei blog del nostro network, Bike-Sharing Roma, è stato intervistato niente meno che dalla agenzia Bloomberg (forse la più importante in America e non solo) riguardo alla situazione disastrosa del bike-sharing a Roma. Uno scempio che dura da anni, che si è compiuto con Alemanno e che Marino ha suggellato.

Scosso dalla cattiva stampa internazionale e dall'enorme visibilità dell'articolo (eccolo), Ignazio Marino si è svegliato dall'abituale torpore e ha deciso di reagire. Come? Finalmente dando velocità all'approvazione del Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari ed alle successive gare per l'assegnazione della cartellonistica in città dalla quale potrebbero scaturire (come accade da Parigi a Milano) le risorse per far partire un bike-sharing serio? Niente di più lontano. Ha cercato di metterci una pezza nel peggior modo possibile. Ha inventato di sana pianta un bike-sharing a pedalata assistita da 6 stazioni. Avete letto bene: sei stazioni!

L'articolo di Bloomberg diceva: "Roma dimostra al mondo come non si gestisce un piano di bike-sharing". E, per tutta reazione al durissimo articolo, il Comune di Roma continua a dimostrare al mondo esattamente questo. Come non si gestisce un bike-sharing. La risposta è appunto una mini bike-sharing a pedalata assistita da sei stazioni. Potete leggere qui la rassegna stampa relativa. Una mostruosità assoluta, senza alcun paragone da nessuna altra parte al mondo, che dovrebbe essere pronta a novembre. Un ulteriore e ridicolo servizio "sperimentale" in un settore dove non c'è nulla da sperimentare, e dopo anni e anni di sperimentazione. Sei stazioni che, se domani finalmente si dovesse compiere la gara per un bike-sharing vero, dovrebbero tra l'altro essere smantellate. Una follia che serve al sindaco esclusivamente per tagliare a novembre un nastro in tema di biciclette. Il peggiore atteggiamento possibile per una amministrazione che continua a peggiorare la sua posizione specie sui temi per i quali ha preso i voli: sostenibilità, ambiente, mobilità contemporanea. Una vergogna, una truffa agli elettori. 

La speranza per tutti coloro che hanno a cuore - un giorno, chissà quando - lo sviluppo di un reale bike-sharing a Roma è che questa autentica porcheria vada deserta, che nessuno manifesti attenzione per questa proposta che il Comune punta ad approvare dopodomani nel CdA di Roma Mobilità. Di certo non parteciperanno, riteniamo, le ditte serie che in tutto il mondo gestiscono i grandi schemi di bike-sharing cittadini. Le realtà di qualità fuggono via in un contesto del genere privo di progettualità, visione, lungimiranza, lucidità.

E' del tutto evidente che nessuno utilizzerà queste bici, che andranno in malora come le precedenti, che il servizio non sposterà di un millimetro le problematiche del traffico e della mobilità a Roma (a Parigi un ottimo bike-sharing ha convinto ad usarlo il 10% della popolazione, con risultati clamorosi sulla mobilità, sull'affollamento dei mezzi pubblici). Una presa per i fondelli di cui l'amministrazione dovrebbe vergognarsi.

Come dovrebbe vergognarsi chi sta alimentando i temporeggiamenti sul Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari. Qualsiasi bike-sharing che si rispetti, infatti, non può che essere legato alla grande riforma dei cartelloni pubblicitari. Riforma che Ignazio Marino ha promesso ("dovrò andare in giro con la scorta" ha detto facendo giusto riferimento al livello di mafia e camorra che c'è un questo settore e che va appunto debellata), ma che non si sta compiendo. Solo all'interno di un ottimo Prip ci sarà spazio per dedicare una parte della superficie pubblicitaria che la città mette a disposizione per il bike-sharing. Il Prip appare in dirittura d'arrivo e al contempo la Giunta, per reagire in maniera folle e nevrastenica ad articoli sulla stampa internazionale, mescola le carte pasticciando tutto il settore. 

Ricordiamo che all'interno del Prip ed alle indispensabili gare che assegneranno solo ad operatori meritevoli e di qualità la gestione degli spazi pubblicitari di Roma, si può - riservando il 6% della superficie - arrivare ad ottenere un serio schema di bike-sharing da 330 stazioni. Più grande dello schema di Milano. Avete letto bene: solo con il 6% dei mq che la città metterà a bando. Con 330 stazioni cambiamo faccia alla mobilità della città, connettiamo bike e car-sharing, rendiamo modulare lo spostamento tra mezzi pubblici di superficie - metro - car sharing (specie ora grazie ai flussi liberi di Car2Go e Enjoy) e biciclette. Una rivoluzione che va seguita, alimentata, sulla quale occorre concentrarsi con tutti gli sforzi. Non fare cagnara e casino come stanno facendo il Sindaco e l'assessore Improta con questo assurdo provvedimento del bike-sharing a pedalata assistita. Perché è evidente che per avere subito e di corsa queste 6 stazioni si rischia di mettere i bastoni tra le ruote alle 330 stazioni potenziali di domani. E di certo - se quello era l'obbiettivo - non si tiene a bada la stampa internazionale che dopo il montaggio delle 6 ridicole stazioni telefonerà di nuovo a noialtri e verrà resa edotta sullo scempio in atto. Dunque cui prodest?

La speranza è che la cosa si blocchi (è anche uno spreco, roba da Corte dei conti), la speranza è che qualcuno impugni questa schifezza, la speranza è che nessuno partecipi alla fornitura che il Comune richiederà con il solo e ridicolo scopo di avere qualche stazione di bike-sharing falsamente funzionante in centro giusto per non farsi vedere in abbandono dai giornalisti stranieri a spasso tra Piazza Barberini e Pantheon. Una amministrazione immatura e puerile che ci fa vergognare oggi ancora di più: fermateli!


La bancarella è messa così male da mettere a rischio chi traversa sulle strisce? "Inutile combattere contro questi qua, attraversi altrove", dicono i vigili...

Lavoro vicino Piazza Risorgimento e mi capita spesso di uscire dall'ufficio percorrendo via di Porta Angelica. La strada è ormai proprietà privata di ambulanti e furgoncini (autorizzati…) e tra questi ce n'è uno che vende borse e pelletteria, collocato proprio all'angolo tra via di Porta Angelica e via di Borgo Angelico (addirittura è su Google Maps: vedi foto)

Come potete vedere, il furgoncino è collocato in curva, adiacente all'intersezione, ed in un punto di attraversamento pedonale (ci sono anche le strisce, sebbene non ricalchino la segnaletica orizzontale dal 1929).
Ebbene, la posizione del furgoncino ostacola la visuale delle macchine che transitano da Via di Porta Angelica per svoltare a Via di Borgo Angelico, e mi è capitato già tre volte di rischiare di essere investito. Le automobili in transito, infatti, non immaginano di trovarsi dei passanti appena imboccata la curva (ne potrebbero vederli, visto che c'è un furgone davanti): se l'autista è attento, "inchioda" in tempo e il pedone si salva; altrimenti resta solo da affidarsi alla madonna votiva che è collocata alle spalle.
L'ultima volta un'automobile mi ha quasi preso in pieno, e sia io che il povero autista eravamo scioccati (la macchina ha lasciato anche una strisciata di gomme, segno di una frenata d'emergenza): furibondo sono andato dai Vigili Urbani che erano fermi a Piazza Risorgimento per denunciare la situazione, e le risposte che ho ricevuto sono state incredibili.
"Lei ha ragione, ma è inutile combattere contro questi qua".
"E' una vita che proviamo a fare qualcosa, ma non c'è niente da fare".
"Se proprio insiste, venga in caserma e faccia un'esposto formale, noi non possiamo fare niente".

Ho anche segnalato che il Codice della Strada (che dovrebbero conoscere!) prevede delle distanze minime obbligatorie e inderogabili dagli attraversamenti (ad esempio, l'art. 53 del Regolamento vieta la collocazione di impianti pubblicitari nelle intersezioni), e che quindi un'autorizzazione di un furgoncino in quella posizione è certamente illegittima e annullabile d'ufficio. Insomma, i mezzi normativi per sanzionare il soggetto ci sono, e se non sono sufficienti per annullare la concessione sicuramente sono sufficienti per far arretrare l'autoveicolo di qualche metro, per mettere in salvaguardia l'attraversamento pedonale.
Ebbene, sapete che mi hanno risposto?
"Non può arretrare perché lì ci sono i posti riservati all'ambasciatore. La prossima volta attraversi dall'altro lato che è più sicuro".

Quando un turista o peggio un bambino verrà investito su quell'attraversamento e piangeremo un morto, io voglio avere la coscienza pulita per aver fatto tutto il possibile: per questo, mi vedo costretto a portare la denuncia sul blog, essendo stato vano il mio tentativo formale.

Vengo da Milano, dove le forze dell'ordine fanno bene il proprio lavoro, e mi assumo la responsabilità di quello che dico: ciò che succede a Roma è colpa solo ed esclusivamente di un manipolo di poliziotti, Vigili Urbani etc. che non fanno altro che assistere inermi allo sfacelo della vostra città, gettandola in mano agli abusivi ed agli illegali, senza un briciolo di amor proprio, omettendo i doveri che il loro ufficio impone (tanto, lo stipendio glielo date comunque).
Fortunatamente la mia presenza qui è solo temporanea, e spero di tornare quanto prima nella civiltà. Cordiali saluti, voglio restare anonimo, grazie.

C'è qualcosa di peggio, in uno stato di diritto, di avere forze dell'ordine che non ti tutelano, che non credono al loro lavoro, che non hanno voglia di fare un tubo? E la Stazione Termini muore

23 giugno 2014
Caro  Roma fa Schido,
giorni fa mia moglie è andata alla stazione Termini a prendere un treno con mio figlio di 4 anni.
Al binario 18 c'era un barbone, sporco, col suo corredo di buste e rifiuti: appena gli siamo passati davanti come centinaia di altri viaggiatori ci si è alzato improvvisamente, gridando contro di noi forte "Ahhhhaahahh!", agitandosi minaccioso e aggressivo, e ci aizzava contro pure il suo cane. Mia moglie è rimasta terrorizzata, mio figlio ha
iniziato a gridare e piangere di paura, prima di fuggire.

Per fortuna alcuni coraggiosi e civili viaggiatori si sono messi fisicamente tra loro e il soggetto pericoloso.

Mia moglie terrorizzata con mio figlio sotto choc ha riferito i fatti a due tizi vestiti da poliziotti: riferire i fatti dal punto di vista penale si chiama "Esposto" ed è un formale atto legale che impone ai gloriosi "pubblici ufficiali" dei precisi doveri; se poi si tratta di questioni di sicurezza/emergenza (solo per queste) i "pubblici ufficiali" hanno l'obbligo di intervenire immediatamente altrimenti compiono il reato di Omissione di atti d'ufficio.  Sai qual'è stato l'intervento dei "pubblici ufficiali" ? Le parole "... ah si, quello al binario 18 lo conosciamo... sta sempre lì"(!).
In altre parole questi gloriosi "poliziotti" non solo si sono rifiutati di intervenire, ma per loro il fatto che un problema di sicurezza sia cronico implica che allora non è necessario intervenire.  Pensano al contrario.  E' il tipico ragionamento errato ma comunissimo secondo cui se una cosa è frequente non è grave; ma uno che sta lavorando questi  errori non può farli, è stato formato ed è pagato per comportarsi da professionista e non da "uomo della strada".

Ma quando si tratta di poliziotti, carabinieri o vigili il mondo italiano funziona al contrario: "è frequente ? allora non intervengo" o peggio si nascondono nell'anonimato, all'interno del proprio corpo ed evocano un "gruppo" dicendo "Noi non interveniamo", pura e folle burocrazia, è il loro modo più frequente di rispondere (quando rispondono perché in genere sono rinchiusi negli uffici o nelle auto). Non è solo pericoloso menefreghismo ma il palese comportamento "vedo ma non intervengo" conferisce al balordo di turno una inequivocabile autorizzazione a far quello che vuole, a sentirsi inpunibile.

Il primo dovere degli agenti delle forze dell'ordine è controllare il territorio: ora secondo voi chi controlla il territorio del binario 18 della stazione Termini? C'è sicurezza in quella stazione? Per i giornalisti, anch'essi colpiti dalla malattia. "Cane morde uomo tutti i giorni = non è importante. Uomo morde cane = notizia!!!". Il fatto che una stazione e un'intera città come Roma siano tutti i giorni controllate da ogni genere di sporca marmaglia (barboni, venditori, zingari, maleducati e cafoni), e che le forze dell'ordine all'unisono omettano di controllare il territorio, non è importante.
Anche il loro cervello si accende solo dopo che scorre già il sangue: a Termini e in troppe città italiane milioni di cittadini sono costretti tutti i giorni all'insicurezza, ma i giornalisti la valutano contando il numero degli omicidi oppure - nonostante gli scandali e gli arresti quotidiani circa gli appartenenti alle forze dell'ordine o alla pubblica amministrazione - prestando cieca fiducia ai comunicati della questura o della caserma di turno.  L'ingenua fiducia dei media ma anche dei cittadini nelle istituzioni italiane supera quella dei bambini che credono alla Befana; tutte le istituzioni sono corrotte e inaffidabili.

Tornando a Termini, mia moglie, stupita e spiazzata da quelle risposte menefreghiste, ha detto ai sudatissimi poliziotti: " ... ma ci sono le telecamere.  dalle telecamere si vede che ci stava aggredendo !" e gli indefessi agenti hanno risposto  " a signo', mica potemo sta' tutto er giorno davanti alle telecamere!" : ecco come controllano il territorio  poliziotti, vigili e carabinieri. Controllarle "tutto er giorno" è il loro lavoro ma non lo fanno.
E poi gli hanno detto: "Se vuole faccia una denuncia" cioè invece di fare il loro lavoro, che gli avrebbe richiesto due minuti, hanno fatto il consueto "scaricabarile" all'italiana: gli agenti italiani invece di lavorare, invece di controllare il territorio senza consegnarlo a barboni e zingari, scaricano la fatica sul cittadino.  Secondo loro una persona aggredita dovrebbe perdere qualche giorno tra caserma, avvocati, atti scritti, solo perché loro non vogliono lavorare. Ma soprattutto la denuncia era già stata fatta: anche a voce ha una piena validità.
Proprio il sito della efficientissima Polizia di Stato recita circa la Querela scrive "Come può essere presentata? In forma orale, in questo caso il pubblico ufficiale scriverà un verbale" ma quei poliziotti non hanno fatto alcun verbale, non hanno fatto quello che dicono di fare, non hanno fatto il lavoro per il quale sono pagati.
E l'aggressione è un reato che richiede l'intervento d'ufficio immediato.  Mele marce

Metto i lettori in guardia dal replicare come al solito "... esistono anche carabinieri che lavorano" perché è una scemenza, quando si indossa una divisa, si appartiene alle forze dell'ordine e se si è in servizio pubblico si deve lavorare sempre, devono lavorare tutti. Un panettiere serve sempre il pane, non fa eccezioni né risponde "Faccia una denuncia". E chi sbaglia o omette infanga tutti i colleghi e il singolo comparto delle forze dell'ordine.
Se un militare in Afghanistan commette una mancanza contro i civili, infanga anche formalmente tutte le forze armate e l'Italia intera perché indossa una divisa.

Oltre 40 foto per farvi rendere conto delle condizioni in cui è il Parco di Colle Oppio. Se fosse in qualsiasi altra città del mondo sarebbe un gioiello tutelatissimo











































Ecco come si presentano due bellissime fontane, Fontana delle Anfore e le Fontane Gemelle, il Grande Ninfeo con decorazioni in tufo realizzate tra il 1928 ed il 1932 da A. Giorgiutti situate nel bellissimo parco di Colle Oppio  affacciate su Via Labicana.
Siamo a 100 metri dal Colosseo ed in questo bellissimo parco, meta indiscussa di turisti da ogni parte del Mondo, noi romani cerchiamo pace e tranquillità per far giocare i nostri bambini , leggere un libro o un giornale lontano dal caos e dai rumori.
Purtroppo l’inciviltà di etnie tribali di immigrati, clandestini, rifugiati o senza tetto, trovano rifugio giorno e notte e bivaccano indisturbati in questi bellissimi luoghi. Non mi dilungo a spiegare perché le istituzioni non intervengono drasticamente per arginare questo grave problema dei clandestini, è noto a tutti a prescindere dall’ideologia politica, ma non capisco il perché il Comune di Roma non provvede con manutenzione ordinaria ad effettuare bonifica e pulizia di questi splendidi luoghi con cadenza giornaliera o bisettimanale. E perche non provvedono a pulire l’interno delle fontane ripristinando il flusso delle acque tale da rendere questi luoghi più suggestivi.
Non aggiungo altri commenti lascio a Voi ogni inutile commento....
Pierino

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