31 agosto 2014

Ancora foto dall'area di Via Palmiro Togliatti. Un degrado quasi cinematografico, nel senso che la zona sempra un set dell'orrore








Vi seguo da un po' di tempo e vi faccio i miei complimenti per l'ottimo lavoro che svolgete.
Vi invio qualche foto scattata l'altro pomeriggio a Via Palmiro Togliatti, uno dei posti più incantevoli di Roma. Si, ma negli anni Cinquanta e Sessanta quando i cittadini dei dintorni, in particolare da Centocelle e Torpignattara, andavano lì a fare picnic e scampagnate.
Oggi la realtà è ben diversa grazie soprattutto a sfasciacarrozze e vari insediamenti di nomadi nei dintorni (entrambi ancora presenti, nonostante anni di chiacchere dei politici). E' proprio vero che ormai la città è giungla, in tutti i sensi! Chiaramente c'era tantissimo altro da documentare, ma già solo queste poche foto rendono bene l'idea.
Walter

Arriverà presto la prima pioggia autunnale. E la città si paralizzerà. Noi lo sappiamo già e ve lo dimostriamo qui

Seguono un paio di email selezionate tra le tante che in questi giorni ci state scrivendo sulle condizioni delle caditoie. E' assolutamente ovvio, infatti, che caditoie da terzo mondo, non manutenute, abbandonate, vittime del menefreghismo e dell'incapacità di chi dovrebbe occuparsene, saranno inutili all'arrivo delle piogge autunnali. Ricordatevi di queste riflessioni quando giornali e tg vi parleranno di "bomba d'acqua". Inutile inventarsi nuove terminologie metereologiche: non esiste nessuna bomba d'acqua, esiste piuttosto una bolla di fancazzismo che fa paura.







Buona sera,
 
TITOLO: Ma perché Roma si allaga alle prime piogge? 

Domanda: Ma i 3.1 milioni di Euro stanziati dall’Amministrazione Capitolini per il piano straordinario caditoie sono stati spesi bene?
Risposta: Le caditoie contraddistinte da un numero a vernice sono state ispezionate, pulite, fotografate e georeferenziate.

Domanda: Ma successivamente l’Ama ha provveduto a spazzare con frequenze periodiche sopra i  il tombini in ghisa ?
Risposta: Ecco una documentazione fotografica di alcune caditoie pulite in occasione del “ Piano straordinario caditoie da 3.1 milioni di Euro” , voluto dal Sindaco di Roma 
Piero

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Salve amici di RFS.
Mi ritrovo a scrivervi una seconda volta dall'Infernale Lido di Ostia, perché voglio fare una scommessa e vorrei avervi come testimoni. Ieri sabato 30 agosto scommetto che la prima pioggia autunnale allagherà le strade di Ostia e il Sindaco Marino si appellerà a imprevisti e catastrofici nubifragi! Ecco in che condizioni sono i tombini di Via delle Sirene.
Un saluto e voi.
Daniele

30 agosto 2014

Il nostro video sui Fori Imperiali infestati di ladre minorenni sui telegiornali di ieri. Continuiamo a raccontare una città divorata dal degrado


Non possiamo fare altro: provare a raccontare ogni giorno, con prove documentate (foto, video, testimonianze dall'interno), la situazione di assoluto degrado e di perdita di controllo totale in cui versa la capitale d'Italia. Infatti solo riconoscendo le cose che stanno succedendo come "gravi problemi" (gravi problemi!!!) allora si potrà pensare a come risolverli. Eh già perché fino ad oggi molte persone si sono prodigate a dire che ciò di cui parliamo non è un problema o che, come ti sbagli, il problema è "benaltro". Continuando a documentare, continuando a produrre materiale interessante per testate giornalistiche italiane e internazionali, lavoriamo grazie al vostro contributo (anche il video ripreso dai TG è frutto del lavoro di un nostro anonimo ed eroico lettore) per porre il problema. Per costruire una narrazione attorno alla città di Roma che, evidenziando una situazione allucinante, contribuisca un giorno a risolverla. 

Multe a strascico per gli incivili in doppia fila. Genova parte tra qualche giorno, noi cosa aspettiamo?


Mentre ormai praticamente tutte le città italiane, dall'estremo nord all'estremo sud, si avviano ad avere un sistema di rilevazione meccanica delle soste illegali, a Roma, tutt'al più si "sperimenta". Tra un po' arriveremo a sperimentare anche il fatto che con il rosso ci si debba fermare e con il verde passare. A Roma di street control si parla da gennaio per lo meno, il problema è che se ne parla, appunto, mentre altrove si fa. La promessa di attivare il sistema a settembre sarà confermata dal Comandante Raffaele Clemente della Polizia Municipale? Ce lo auguriamo sinceramente perché questo è uno dei provvedimenti che, al contempo, potrebbe portare denari freschi nelle casse dell'amministrazione (denari da investire nella mobilità soprattutto per ciclabili, preferenziali e aree pedonali) e potrebbe seriamente cambiare le oscene abitudini di un popolo. Muoviamoci, averlo annunciato e poi non farlo - settembre è dopodomani - non farà che ringalluzzire i prepotenti. Non sarà che una nuova umiliazione per le persone che si comportano per bene. 

29 agosto 2014

L'Estate Romana al Celio non si tiene più, ma la centralina elettrica abbandonata di fronte al Colosseo rimane lì da anni



Avete visto bene. Una centralina elettrica abbandonata, scritta, scarabocchiata, vandalizzata proprio di fronte al Colosseo e all'Arco di Costantino. Se vieni da San Gregorio e stai passeggiando a piedi i monumenti manco li vedi perché sono nascosti dietro a questa mole assurda. Era la centralina elettrica di servizio alla manifestazione All'Ombra del Colosseo che fino allo scorso anno si teneva qui e che ha ricevuto il niet di uffici e soprintendenze. Questo residuato bellico, tuttavia, il niet evidentemente non l'ha ricevuto e continua a rendere orribile la zona turisticamente più importante della città; e continua a simboleggiare sciatteria e abbandono; e continua a rendere disagevole il percorso pedonale e il marciapiede giusto di fronte al Colosseo. Questo è l'arredo urbano che si merita questa zona? Chi deve occuparsene? Acea forse? E allora stiamo freschi, come si dice. Speriamo che questo articolo contribuisca a far tornare in auge la questione, forse basterebbe un piccolo articolo su un quotidiano della stampa cittadina per far intervenire chi di dovere e risolvere una faccenda che si trascina da almeno un anno.

Video. Una banda di ladruncole si è letteralmente impadronita dei ForiImperiali. Immaginatevi la stessa scena agli Champs di Parigi o RegentStreet a Londra. Inimmaginabile


Guardate che roba. Guardate che ambiente che è i Fori Imperiali. Chiunque è libero di improvvisare quel che vuole. Ci sono gli abusivi, c'è il tipo che vende le bottigliette d'acqua e ci sono un gruppetto di ladre pronte a sfilare portafogli dalle borse e dalle tasche dei turisti che hanno la sventura di rilassarsi un istante nella città più atroce d'occidente. Camuffate da giovani turiste, con le note mappe della città usate per coprire le borse dei malcapitati dopo aver chiesto una indicazione. Si sono impadronite dei Fori Imperiali a tal punto che sono diventate sfrontatissime. Un tempo, di fronte alle nostre telecamere, imprecavano e si nascondevano. Adesso solo alcune di loro lo fanno, altre, consapevoli della loro totale impunità, ballano e imbastiscono spogliarelli. Uno scenario che definire umiliante è dire poco. Ci auguriamo che i turisti la smettano di venire a farsi derubare qui, gli stessi turisti che al mattino, in albergo, hanno pagato qualcosa come 7 euro a persona di city tax. L'associazione degli albergatori dovrebbe circondare la Questura e esigere il rispetto delle leggi in città, altroché...

28 agosto 2014

Le ciclabili leggere possono cambiar faccia alla mobilità urbana di Roma. Passa un Ordine del Giorno del Movimento 5 Stelle che impegna il Sindaco a realizzarle


Qui i documenti ufficiali risalenti ad oltre un mesetto fa. Noi di "ciclabili leggere" parliamo almeno dal 2010. E lo testimonia questo articolo che con tutto il cuore invitiamo tutti a leggere e che spiega per filo e per segno il motivo per cui queste semplici infrastrutture potrebbero rivoluzionare Roma, da una parte rendendola ciclabile e dall'altra stroncando decisamente l'inaudita abitudine alla sosta in doppia fila.
Ora c'è anche un documento passato in consiglio per cui il Sindaco, che è stato eletto proprio sulla scorta di una "promessa ciclabile" alla città, può muoversi ancor più speditamente per iniziare quanto meno a sperimentare in alcune strade questa soluzione economica, efficace, europea, già esistente in tantissime città in Italia e all'estero. Lo farà o la promessa ciclabile che gli ha portato così tanti voti (anche grazie al nostro impegno per la sua candidatura contro quella, impresentabile, di Alemanno) rimarrà totalmente non mantenuta?

Video. Qualcosa come dodici ladre (12!!!) appostate in attesa di colpire sulla banchina della metro Colosseo


Sono tutte apparecchiate allo stesso modo: giovani, tutte donne, alcune travestite da turiste (in alcuni casi con tanto di mappa della città in mano, per rassicurare i turisti che poi vengono rapinati), quasi tutte minorenni, molte incinte e tutte con il borsone ampio che nasconde le mani all'opera. Ogni volta che passa un treno loro tentano il colpo che quasi sempre riesce. Le tecniche sono state spiegate da noi, ci sono mille video su YouTube, ne ha parlato la stampa. Solo le forze dell'ordine continuano a sostenere di avere "le mani legate". Solo le forze dell'ordine continuano a sottolineare che le ladruncole hanno più potere di loro. La task force promessa dal Ministro Angelino Alfano? Serve a pizzicare questa gente e a riconsegnarla ai genitori (quando minorenne), ovvero alle stesse persone che indicano loro di andare a rubare. Lo stato si fa prendere per il fondoschiena da questi quattro straccioni, con conseguenze inimmaginabili. 

27 agosto 2014

Vi ricordate la bancarella di Via Sistina per la quale sono state cancellate le strisce pedonali? Ecco come si presenta quando è chiusa





Sicuramente non vi siete dimenticati l'incresciosa bancarella - pare autorizzata come banco di fiori di servizio al Teatro Sistina negli Anni Cinquanta, peccato che siamo negli Anni Dieci inoltrati del secolo successivo - con le strisce pedonali disegnate tutto intorno (fino quasi a scomparire) per non disturbare. Ebbene non potendo credere ai nostri occhi anche rispetto alle foto che avevamo pubblicato qui in uno dei più letti articoli della scorsa settimana e che vi invitiamo assolutamente a riguardare, siamo andati a osservare dal vivo, lì al fatale incrocio tra Via Sistina e Via Zucchelli. Sarà stato il giorno, sarà stato l'orario, abbiamo tuttavia trovato la prestigiosa bancarella chiusa. Ed ecco come appare l'eccellente punto vendita di valigie e cappelli in quella che dovrebbe\potrebbe essere la strada più elegante del centro storico. Via Sistina, col suo teatro, col suo declivio che arriva a Trinità de' Monti, con i suoi grandi hotel internazionali famosi in tutto il mondo. Ecco quale è la risposta del commercio ambulante romano. Decidete voi se questo è adeguato, è corretto, è logico, è giusto nei confronti di tutti gli altri commercianti che pagano tasse, affitti, mutui, condomini. Decidete voi e fateci sapere. E magari fatelo sapere anche al Comune, al Municipio, all'Assessorato al Commercio e alla Polizia Municipale e ai Vigili del Fuoco che ci devon spiegare come può esistere una cosa del genere. 

A Roma si parcheggia male perché mancano i posti? Assolutamente falso, questi due video lo dimostrano chiaramente


A Roma si posteggia male per altri motivi: perché non si viene sanzionati nel parcheggiare male e perché c'è un arredo urbano che consente una tipologia di sosta assurda, pericolosa, inesistente da altre parti del mondo. Questi sono i motivi, non altri. Non esistono motivi di "necessità" di alcun tipo. E' una retorica che questi video smontano. E non ci venite a dire che "quando però i posti son tutti pieni chi è parcheggiato male magari è lì davvero perché non ha trovato posto". Sì, può essere vero. Ma quella persona è partita per quella zona sapendo che se trovava posto magari si posteggiava regolarmente, ma tanto anche se non lo trovava poteva fermarsi in divieto senza alcuna conseguenza. E allora quella persona alla fine ha deciso di utilizzare l'auto privata. Se quella persona avesse avuto la sicurezza matematica di non potersi fermare in divieto avrebbe rischiato di prendere l'auto con la quasi totale certezza di dover girare alla ricerca di un posteggio per 40 minuti e poi doversene tornare al punto di partenza? E allora ribadiamo con chiarezza: si parcheggia così solo ed esclusivamente perché non si fanno multe e perché l'arredo di strade disegnate da folli, collusi e conniventi lo consente. Punto e basta su questo argomento.

Come risolvere? Secondo noi la strada è semplice: inserire il divieto di sosta - un autentico reato stradale che provoca enormi disagi, incidentalità e dunque morti e feriti - tra le infrazioni che portano alla decurtazione dei punti patente. La riforma del Codice della Strada è in discussione nelle Commissioni Parlamentari in questi giorni, ebbene si rendano conto della svolta che potrebbe rappresentare far pesare il divieto di sosta per quanto pesa. Ad oggi se uno telefona in macchina rischia di giocarsi la patente, se uno invece posteggia come un criminale rischia al massimo 40 euro di multa. E' una follia autentica da sanare quanto prima.

26 agosto 2014

"E fattela 'na risata". Ecco perché chi vi dice, vi sussurra, vi urla questa frase è un cretino


Avremo voluto scrivere noi quelle 10-15mila battute per spiegare il motivo per cui una affermazione del genere rappresenta tutto lo sbagliato dell'approccio italiano - ma sopratutto romano - alla vita, ai problemi, al prossimo, al bene comune, alla qualità. Tuttavia non lo facciamo perché lo ha già fatto qualcuno prima di noi e cento volte meglio di noi. Il bravo e sensibile giornalista de Il Messaggero Mauro Evangelisti, in un articolo uscito nel 2013. Lo ripubblichiamo affinché non si dica che noi non vi avevamo avvertito. Un altro piccolo tassello nel mosaico dell'educazione sentimentale che, presuntuosamente, cerchiamo di trasmettere ai nostri lettori.

***

Devi uscire dal parcheggio per andare a lavorare ma il Suv rigorosamente paracadutato in doppia fila, magari pure se vicino c'è un'area libera («ma mio Dio, saranno almeno cinquecento metri...»), te lo impedisce? Eccolo arrivare, bel bello, dopo mezz'ora, il proprietario del Suv che si sorprende che tu sia arrabbiato e risponde serafico: «Ma fattela 'na risata». Provi a usare i mezzi pubblici, ma con tempestività scientifica i treni della B si bloccano di nuovo e se provi a chiedere lumi a un operatore becchi proprio quello che alza le spalle e aggiunge: «Ma fattela 'na risata».

Ecco, quando si parla di romanità, di quanto sia bella Roma e quanto siano simpatici i romani, quando si alimenta un certo stanco e giustificazionista luogocomunismo, forse bisognerebbe partire da questa frase malefica: «Fattela 'na risata». Molto romana. Chi l'ha coniata era in assoluta buona fede: voleva contrastare l'acidità e il nervosismo dilagante nella metropoli sempre più alle corde, voleva dirci che in fondo un sorriso può aiutarci a superare le incomprensioni.

Una filosofia non solo romana, ma quasi latina, cantando e ridendo si dimenticano i guai. Solo che poi negli anni è divenuta un inno alla superficialità, all'insensibilità, ai sempre più carenti desiderio e orgoglio di fare le cose per bene. E allora forse dovremmo cominciare a rispondere di fronte all'indolenza, alla prepotenza e alla supponenza quotidiane: «Sai che c'è? Non c'è proprio niente da ridere».
Mauro Evangelisti (pubblicato qui)

Impietosi confronti. Purtroppo sono stato in vacanza in Costa Azzurra, a Nizza, a soli 25 km dall’Italia. Perché purtroppo?








Ero rassegnato alla abissale differenza in tema di legalità, pulizia, decoro urbano in paesi e città abbastanza lontani dai nostri confini; mai mi sarei aspettato però che, appena varcate le frontiere (ora solo virtuali), già dal cartello ‘FRANCE’ sull’autostrada si respirasse tutta altra aria.
Tralascio le differenze sulla carreggiata, sulle gallerie e sul paesaggio ai lati dell’autostrada e vado al sodo, cioè cosa ho trovato nella città.
Tralascio anche qui l’abissale differenza all’interno dell’abitato, (strade, parchi, affissioni, parcheggi  e altro) e mi concentro sulla spiaggia e sul lungomare di Nizza. Allego alcune foto, che rendono solo lontanamente un mondo agli antipodi di quello nostrano.
Tanto per iniziare si può arrivare in spiaggia comodamente a piedi su strade pedonali, o con efficientissimi e pulitissimi mezzi pubblici, oppure attraverso un bike-sharing impeccabile; se poi si volesse arrivare in spiaggia in auto, una volta trovato posto e pagato la sosta (e guai a non farlo, immediate ganasce alle ruote), la prima sorpresa: nessun tizio osa avvicinarsi esigendo il pagamento del parcheggio, letteralmente impensabile fuori dall’Italia.
8 km di spiaggia e lungomare, la mitica Promenade des Anglais,  sono un concentrato di bellezza, ordine, pulizia, rispetto delle regole e degli altri.
Sul lungomare, ampio ed imponente, ci sono bei cestini ogni 5 metri, svuotati ogni ora, panchine (rigorosamente con il bracciolo centrale antidecupito) e file di sedie impeccabili e con nessuna stecca rotta a disposizione libera della gente; pista ciclabile protetta  e stalli del bike-sharing ogni 100 metri. Per il resto: accattoni: zero; banchi di ambulanti: zero; venditori illegali (non scrivo vù cumprà se no la solita anima bella protesta): zero; affissioni di manifesti: zero; scritte con bombolette od altro: zero; cartelloni scadenti o gestiti da ditte improbabili: zero.
Passiamo alla spiaggia. Enormi spazi di spiaggia libera comunale intervallati da brevi concessioni a stabilimenti, che in ogni caso avevano l’accesso al mare libero da impedimenti: nessun botteghino di ingresso, tanto per capirsi.
Sulle porzioni di spiaggia comunale docce, bagni e spogliatoi liberi a disposizione dei bagnanti, nonché servizio di bagnini su altane, e numerosi posti di pronto soccorso. Anche qui cestini lindi e pinti e svuotati ogni ora. Superfluo aggiungere che in 8 km di spiaggia non ho incontrato 1 che sia 1 venditore illegale (ex vù cumprà), nonché grattacheccari e coccari vari: nulla, solo i bagnanti, il sole e il mare.
Una menzione particolare per quest’ultimo: nonostante che Nizza, d’estate, serva una popolazione di circa 1 milione di persone tra residenti e turisti, ebbene l’acqua era cristallina, pulitissima e di un azzurro intenso. Come ci riescono? Intanto perché sono civili e non buttano niente a mare, e poi per un servizio di depurazione delle acque da urlo. Una chicca: ogni tanto passava uno scafo comunale con degli immensi retoni a prua  a pulire la superficie dell’acqua da alghe o altra impudicizia, come fosse un grande retino da piscina. Non sapevo se ridere o piangere.
Naturalmente servizio continuo di vigilanza da parte della polizia, armati di tutto punto. Nizza: soli 25 km dall’Italia, ma è come se ce ne fossero 25.000.
Stefano

25 agosto 2014

La trasformazione urbana degli uffici Bnl grazie alla nuova sede. In particolare quelli della Domus Aventino a Piazza Albania. Con una proposta\idea


Belle le operazioni immobiliari che sta facendo la Bnl su Roma. Per fortuna un'altra azienda italiana è stata tolta dalle mani italiane e romane ed è finita agli stranieri e per questa storica banca finire in mani francesi è stata una salvezza, ovviamente. Niente più raccomandati, niente più ingerenze della politica che avevano massacrato l'istituto, meno margini di manovra e appigli per i terrificanti sindacati di casa nostra. La banca è risorsa ed oggi è un'azienda sana. Tanto sana da ripensare anche ai suoi spazi e fare, come si fa in tutto l'occidente evoluto, un processo di riqualificazione e razionializzazione degli uffici: basta sedi sparse in mezza Roma anti economiche, costose da mantenere e difficili da gestire e ben venga un grande headquarter centralizzato da realizzare a fianco della nuova Stazione Tiburtina per la firma di un buono studio di architetti (i 5+1AA) e con l'obbiettivo di lasciare tutte le sedi raggruppando tutto qui.
E nelle sedi che si stanno via via liberando cosa si fa? Progetti di trasformazione urbana, possibilmente di qualità. Sta succedendo ad esempio nella pregiatissima (nonostante il degrado soverchiante tutt'intorno) area di Piazza Albania dove tre grandi palazzi ex Bnl sono ora trasformati dalla BNP Paribas Real Estate in residenze di grande cura e finitura (Domus Aventino il nome dello sviluppo immobiliare) grazie alle cure architettoniche di Giorgio Maria Tamburini, lo stesso architetto che assieme a Luca Zevi ha progettato il Museo della Shoah che dovrebbe sorgere a Villa Torlonia.
Molto bene, insomma. Ci chiediamo solo una cosa - la stessa domanda vale anche per il development immobiliare di cui abbiamo parlato qui la settimana scorsa - ovvero: dove vanno a finire i soldi degli oneri concessori di questo sviluppo? E soprattutto: quanti sono questi soldi? A quanto ammontano? Sono frutto di quale trattativa? Come verranno impiegati? Una società immobiliare, infatti, per ottenere dal Comune il cambio di destinazione d'uso di un'area o di un lotto (in questo caso da uffici a residenze) deve dare qualcosa - tanto, ci auguriamo! - in cambio per "il disturbo". E il disturbo non è cosa da poco. Trasformare tre grandi palazzi in residenze da uffici che erano ha un grande impatto, non trascurabile. Il comune deve portare lì servizi (lasciamo stare che poi non funzionano, ma la teoria è questa) come la nettezza urbana o anche banalmente la sicurezza. Ci sarà poi richiesta di servizi postali, ci sarà maggior pressione sulla sosta e ci sarà più usura delle strade e così via per mille altri aspetti. Ecco perché si pagano gli "oneri concessori". Solo che sarebbe interessante sapere questi oneri dove vadano a finire, sarebbe da capire se vanno nella spesa corrente squallida o se vengono reinvestiti sul territorio circostante alla trasformazione urbana in questione.

COSA HA LA CITTÀ IN CAMBIO?
E sarebbe assai bello - ecco la proposta! - che a fianco del cartello di cantiere vi fosse un altro cartello dove si dettagli per filo e per segno quanti sono e come vengono impiegati gli oneri. Quando i cittadini potranno leggere che grazie a questo sviluppo la città guadagna, facciamo un esempio, 3 milioni di euro. E che questi 3 milioni di euro verranno impiegati - continuiamo a sognare - nel 2015 per riqualificare e trasformare in un posto civile (oggi è raccapricciante) tutta l'area di Piazza Albania, allora scommettiamo che i fantomatici protagonisti del "no-a-tutto" cesseranno le loro attività strumentali e stupide?

COME SI CALCOLANO GLI ONERI?
Tra l'altro, grazie a norme finalmente chiare e trasparenti (che però non è detto che vengano applicate, attenzione) calcolare gli oneri straordinari di concessione è facile e inappellabile. Lo dice il piano regolatore: 66% dei guadagni che provengono allo sviluppatore dal cambio di destinazione. Insomma se compri un terreno agricolo a un milione di euro e poi ottieni la possibilità di costruire case, uffici e negozi e questo ti comporta un guadagno di 51 miloni di euro, sulla plusvalenza, ovvero 50 milioni, devi dare il 66% alla collettività. Che fanno oltre 33 milioni. E se proprio mi dimostri che stai facendo architetture di alta qualità allora questi 33 milioni (il 66% appunto) possono scendere fino a 30 milioni (60%). Avete capito ora perché conviene trasformarla questa città? E di corsa anche? Avete capito ora quanto ci danneggiano Verdi, associazioni, Italie Vostre e le mille altre realtà che sanno dire soltanto "no" invece di dire, come si fa in tutto il mondo "si, però"? Avete capito quanto danno subiamo dalla mentalità gretta della "speculazione edilizia", della "colata di cemento", della "cattedrale nel deserto", della "opera faraonica"? Se non l'avete capito capitelo.

Analisi foto per foto di una vacanza in Portogallo. Il confronto davvero umiliante tra Roma e Porto&Lisbona

Aver passato una ventina di giorni in Portogallo per un viaggio estivo è stato particolarmente piacevole. Pochissimi gli elementi negativi (forse uno solo: la non impeccabile organizzazione interna dell'Aeroporto di Lisbona, ma si tratta davvero di un'inezia, un pelo nell'uovo) e tanti quelli positivi. La pulizia delle strade, le aree verdi impeccabili, i servizi di qualità, la gentilezza estrema di tutti, gli zero rischi di sicurezza, il non essere mai -mai!- molestati da nessuno in quanto turisti, l'onestà dei prezzi dei taxi, la perfezione del trasporto pubblico su ferro e su gomma consentono a chiunque di fruire senza stress le bellezze delle città. Ovviamente questa piacevolezza è in parte oscurata da un continuo sentimento di vergogna nel ricordarsi di essere italiani. E soprattutto romani. Eppure il Portogallo ha crisi come noi, ha disoccupazione come e più di noi, ha debito pubblico come noi eppure tutto appare rispettoso, dignitoso, alle volte addirittura perfetto e impeccabile. E il confronto non è neppure pensabile. Perché? Avete una risposta? Ma vediamo foto per foto...

Sul lungofiume di Porto non si lesinano occupazioni di suolo pubblico e tavolini, ma tutti i chioschi sono di qualità eccelsa e di design
Idem come sopra
Questo è il centro di Porto: pulizia, aree pedonali, niente graffiti, niente affissioni abusive, niente adesivi e un cartellone pubblicitario di modello europeo, quello che i consiglieri comunali romani vogliono cercare di stroncare perché poi "arrivano le multinazionali a gestire la nostra cartellonistica". E magari!
In tutti i parchi del Portogallo. Tutti sorprendentemente bellissimi, curatissimi. Perfetti davvero.
Una delle tante riqualificazioni e trasformazioni urbanistiche di Lisbona. Qui siamo adiacenti a Praça del Commercio. I grandi terrapieni erbosi sono utilizzati come una spiaggia.
Un treno regionale della linea che va da Porto a Guimaraes. Semplicemente perfetto, sicuro, pulito. Impeccabile quanto a orari e quanto a servizio. E' stato possibile cenare fuori a Guimaraes (un'ora da Porto) e poi tornare comodamente in treno dopocena. Pensate a fare la stessa cosa per un turista in Italia, chessò, tra Roma e Perugia; tra Roma e Viterbo; ma manco tra Roma e Firenze...
L'aeroporto di Porto ha vinto numerosissimi premi come miglior aeroporto d'Europa negli ultimi anni. E' un gioiello. Questa è la metropolitana che arriva direttamente dentro all'aerostazione.
I sotterranei, in piena notte, di una stazione secondaria della rete ferroviaria di Porto. Non la stazione centrale, insomma, ma una delle altre. Come per noi Tiburtina o Ostiense. Solo che qui è tutto, semplicemente, impeccabile. Davvero.
La solita stazione, al di sopra. Pulitissima e, soprattutto, assai sorvegliata.
Sempre la città di Porto: la sera, sotto la metro, degli addetti detergono con un tubo e con un getto d'acqua a pressione i binari per togliere sporcizia e scongiurare cattivi odori...
Anche il resto della stazione, non solo i binari ovviamente, è perfetta. In ogni stazione si può mangiare in terra. Mai visto un grammo di sporcizia in metro in giorni e giorni
A Lisbona ogni bus ha il gps e ogni fermata ti dice chiaro e tondo quanto dovrai aspettare per il tuo autobus. Se è poco è buon segno, se è tanto ti organizzi. Questi pannelli non sono l'eccezione montata su qualche fermata giusto per far scena, sono la norma: qui infatti siamo in periferia, come si può vedere, sotto al famoso ponte sul Tago.
Una delle stazioni ferroviarie di Lisbona. Qui il progetto dei tornelli per far entrare in zona-binari solo chi davvero deve viaggiare già esiste, non c'è bisogno di arrivare a regalare la stazione ai ladri per muoversi. Ma non bastano i tornelli che, infatti, come si vede, sono sorvegliati dagli onnipresenti omini in fratino giallo fluorescente.
Metropolitana di Lisbona: si passa il titolo di viaggio in entrata e lo si fa anche in uscita. Sempre.
A Porto ogni stazione del metrò leggero è sorvegliata da un addetto che non sorveglia soltanto, ma aiuta cittadini e turisti a fare il biglietto. Qui l'aiutante è pagato dalla città e fa il suo dovere nell'interesse pubblico, non arriva dai campi nomadi e fa il suo mestiere per rubare o per ricevere mance. La sensazione è totalmente diversa. 
Metro di Porto, mezzanotte. Una mamma con una bambina piccola arrivano, gli si para innanzi un cristone con divisa gialla fluorescente che chiede "come posso aiutarvi". La stazione della metro è presidiata da lui, non da furfanti e criminali come da noi. E se qualche furfante vuole fare diversamente è con lui che se la deve vedere.
Stazione secondaria della ferrovia urbana di Porto, una stazione che potremmo immaginare come Roma Tuscolana, c'è l'info point turistico presidiato, attivo, aperto e utilizzato dalle persone. Commovente.
Ancora Porto, ancora metropolitana: ogni biglietteria è presidiata da un addetto della città che aiuta i turisti e fa si che non si creino grandi file. Altro che portoghesi, qui tutti fanno il biglietto e tutti lo vidimano anche sul bus salendo solo davanti e passando il titolo di viaggio davanti al controllore che, seppur non a livelli londinesi, controlla che tutti paghino.
Esterni di una importante stazione della metro di Porto. La qualità dell'offerta gastronomica. Niente bancarelle o camion bar, ma esercizi di design e di qualità, decorosi e senza nulla che non sia elegantissimo. E - foto sotto - street food di qualità con apette (italiane e allestite in Italia) che servono panini di eccellenza.
Qui invece un po' di street food a Lisbona, sul lungo fiume in pieno centro. Tutto, semplicemente, bello. Cocomerari e camion-bar osceni non se ne sono visti.
La caratteristica dei parchi di Lisbona (leggetevi poi questo nostro articolo) è di avere dei chioschi bellissimi, curatissimi, con aree esterne e tavolini eleganti a dir poco. Questo in ogni parco, ma anche in ogni piazza alberata. Una piacevolezza estrema che ha poi conseguenze positiva su tutta l'area verde che risulta così curata dall'esercente del bar.
Lisbona, mercato della Ribeira. Incredibile quello che è stato fatto qui. Molto simile a ciò che è avvenuto al Mercato Centrale di Firenze (leggete, leggete). Una parte del grande mercato è stato lasciato come mercato rionale, un'altra parte è diventata un gastromercato di altissima qualità, con punti vendita di grandi gastronomie della città e catene di street food d'alto livello e con dei box (quei cinque in fondo) che sono in realtà dei veri e propri ristoranti assegnati a chef portoghesi di alto livello. Risultato: sempre pieno dalla mattina alla sera, anzi alla notte. E gli esercenti del mercato, a differenza di quelli romani, invece di lamentarsi hanno ri iniziato a sorridere ovviamente.
Altro mercato rionale, ma siamo a Porto, nel sobborgo di Matosinhos. Questo è uno dei deliziosi bar dentro al mercato. 
E questo è il box, sempre nel mercato di Matosinhos, dei ragazzi di Comida da Rua. Vi ricordate? Quelli che hanno l'apetta fuori alla fermata della metro. Questo è il loro quartiere generale.
Ve li ricordate? Gli spazzini! Quanto tempo è che non li vedete? Qui, di notte, si danno da fare come non mai. E, infatti, le strade sono pulite. Ma pulite, pulite! Ribadiamo la domanda: ve li ricordate???
Inutile dire che a Lisbona la differenziata spinta con bidoncini (modello Milano, o Madrid) in tutta la città è semplicemente la norma. Non esistono, per intenderci, i cassonetti in strada. E quindi non esistono i maledetti che vanno a ravanarci dentro, non esistono i mercatini del rubato e della monnezza e tutta via con quella specifica filiera del degrado che loro, non noi, sono riusciti a non innescare e che qui a Roma spopola quotidianamente sfigurando la città.
A Porto invece la situazione è un po' diversa: solo cassonetti interrati. Questa è un'area della città, ad esempio, che sta facendo molta fatica a causa della crisi economica. Quasi tutti i negozi hanno chiusi, qualcuno sta riaprendo con progetti nuovi e giovani, sono comparsi i graffiti. Ma il pubblico, l'organizzazione dei servizi a rete è percepibile.
Non si posteggia in strada, si posteggia sottoterra come è ovvio che sia, come è in tutta Europa e come è anche in tutto il Portogallo. Questa è Lisbona dove moltissime piazze sono state trasformate grazie ai parcheggi interrati. Anche, ovviamente, in pieno centro. Da noi la chiamano speculazione edilizia, in tutto il resto dell'Europa è una soluzione immancabile - se non si vuole sprofondare nel degrado in stile romano - che tutti hanno adottato. 
Come dicono a Roma: "nun ze ponno fa i parcheggi perché poi sopra nun ce nascheno più gli arberi". Se, se...
Parcheggi sotterranei e zone pedonali o verdi sopra. Roma è l'unica città d'occidente che regala percentuali bulgare del suo suolo pubblico alla sosta delle lamiere. Il degrado è conseguenza di questo: una città piena di macchine non puoi pulirla, una città piena di macchine non puoi riqualificarla, non riesci a riasfaltare, non puoi disegnare la segnaletica (lo raccontiamo tutti i giorni sul nostro blog e sulla pagina Facebook), il territorio trasformato in parking a cielo aperto è preda dei parcheggiatori, dei ladri e di tutta una filiera da Economia del Degrado che dovunque hanno sconfitto.
La norma in Portogallo: quando c'è un attraversamento l'asfalto si trasforma in sanpietrino. Così cambia il rumore alla guida e si è portati a rallentare, ma soprattutto perché così puoi fare la segnaletica in sanpietrini bianchi. Ed è indelebile a vita.
Idea da Guimaraes. I paletti anti sosta selvaggia che, se colpiti, non vengono abbattuti ma si piegano e poi tornano su. Sarebbe perfetto a Roma dove, quando si paletta finalmente una strada (ricordate Via Monte della Farina?) i soliti noti buttano giù i paletti contando sul fatto che il Comune o il Municipio non avranno mai i soldi per ripristinarli.
In città l'asfalto è semplicemente perfetto. Non esistono buche. 
L'arredo urbano favorisce il rispetto delle regole. Quel bello spartitraffico alberato poteva trasformarsi in parcheggio abusivo - come avviene in questi spartitraffico a Roma -, ma sono stati apposti dei paletti.
Ottimi arredi (paletti, pilomat...) anche nell'Alfama, il quartiere più difficile del centro di Lisbona. Grazie ai fondi europei (gli stessi che noi rimandiamo indietro a decine di miliardi all'anno), si è riqualificato tutto e l'area è piacevolissima da passeggiare.
L'estero di una delle stazioni ferroviarie principali di Lisbona. La strada per andare, la strada per venire, l'impossibilità di fermarsi. Pensate a Via Marsala e a Via Giolitti.

Questo è un viale enorme di una zona residenziale fuori dal centro di Lisbona. Un viale di dimensioni generosissime come una nostra consolare. Tipo Via Tuscolana. Ecco pensate a Via Tuscolana. Dunque qui la scelta è stata di fare un enorme marciapied (con tanti bei tavolini all'aperto: orrore a Roma)e, una funziona pista ciclabile, una striscia di parcheggi e, solo dopo, lontana dai tavolini, una striscia di asfalto per il passaggio delle auto a doppio senso. Poi ancora un altro marciapiede protetto da paletti. Arredi urbani perfetti che cambiano faccia alle strade, modificano le pessime abitudini dei cittadini (se un posto si passeggia volentieri non ci vai più in auto, ma a piedi), stimolano i consumi e il fiorire del commercio. Lo fanno in tutto il mondo occidentale. Dovunque fuorché da noi e non si capisce il perché!?