30 gennaio 2018

Sul perché Villa Pamphili è una mesta metafora di Roma tutta

Qui teorizziamo (sebbene si possa fare con mille altre luoghi) che Villa Pamphili sia una metafora di Roma tutta. Bella, stupenda, unica, ricca, piena di opportunità, facilmente trasformabile in una miniera economica e di posti di lavoro ma largamente abbandonata, sciatta, tenuta per miracolo sopra il filo della decenza e della dignità di poco più di un millimetro. Potrebbe essere il luogo più bello del mondo, è invece un posto negletto, inutile, che rinuncia ad essere protagonista. 

Proprio come Roma. Roma che chiede soldi al governo, Roma che pietisce senza vergogna soldi ai propri cittadini imponendo le tasse più alte d'Italia in cambio dei servizi peggiori d'Italia. Roma che batte rigori a porta vuota e sceglie per idiozia, interesse losco e ideologia di sbagliarli continuamente facendone pagare il prezzo ai residenti.

Villa Pamphili è un luogo unico. Ormai dentro la città, confinante con quartieri eleganti e affluenti, è il parco urbano per eccellenza. Di dimensioni ragguardevoli era un tempo campagna e dunque vanta tantissimi edifici al suo interno. Casali, vaccareccie, poderi e costruzioni anche di rilevante valore storico architettonico. A dispetto del concetto tutto romano (e dannatamente diffuso in città) per il quale fare attività economiche in aree verdi è un peccato di cui confessarsi in chiesa, la villa potrebbe trasformarsi in uno scrigno di proposte: bar, ristoranti, sale da the indimenticabili, ma anche coworking e piccoli incubatori, spazi dedicati alla produzione e alla vendita di artigianato contemporaneo, aree, addirittura, dedicate ad una peculiare ospitalità con progetti specifici di hotellerie integrata nell'ambiente. Un motivo vero per prolungare la propria esperienza a Roma, per fare attività che rimangono nei ricordi in maniera indelebile e per aumentare le patetiche 2,3 notti che i turisti passano oggi in media in città.

Stiamo parlando dunque di grosse potenzialità economiche, grosse chance di sviluppo, enormi possibilità di generare decine e probabilmente centinaia di posti di lavori diretti e migliaia indiretti. E investimenti, anche internazionali. Praticamente senza costruire di più di quel che già c'è e che sta marcendo. Eppure nada.

E invece nulla. Tutto è abbandonato in maniera ignobile, reti arancioni, muri cadenti, ruderi laddove ci potrebbe essere sviluppo. Ville, tenute, casaletti. Tutto chiuso e marcio. In tutta la villa, gigantesca, c'è un solo bar. Dal Casale di Giovi a quello dei Cedrati tutti i progetti sono fermi, i bandi sono stati bloccati, chi ha investito per realizzare progetti è stato bloccato poco dopo l'apertura e altri non sono stati neppure fatti partire. All'abusivo col pony e il carretto (che fa tanto villa romana anni ottanta) nessuno dice niente, per chi arriva ad investire milioni e a creare posti di lavoro regolari e sani c'è un accanimento burocratico feroce e gli attacchi continui dei micidiali gruppi di cittadini che hanno costituito associazioni in "difesa" della villa ad altissimo tasso di ridicolaggine.

Villa Pamphili non ha manco un logo, non ha una seria segnaletica, non ha una comunicazione integrata perché Villa Pamphili, come Roma, se ne fotte della comunicazione e non la considera quello che in realtà è: una cosa importantissima ed un elemento di rispetto del prossimo.

Villa Pamphili è come Roma. Potrebbe essere e non è. Potrebbe facilissimamente essere e decide scientemente di no. Quello che si sarebbe potuto ottenere lavorando, lo si aspetta sottoforma di assistenza finché arriva. Quando smette di arrivare si inizia a declinare, a deprimersi, a peggiorare. Tanto che importa...

29 gennaio 2018

Lo schifo dei bandoni elettorali è uno scempio solo romano? Parliamone per non dimenticare

Non ce la facciamo a rassegnarci e per cui ne parliamo, ne parliamo, ne parliamo. Ne parliamo ogni anno. Perché lo sappiamo alla perfezione che la presenza degli ignobili bandoni elettorali è disposta dalla legge nazionale (una ridicola, antiquata, non si sa perché mai cambiata legge nazionale), ma comunque non ci rassegniamo. 
Non ci rassegniamo anche perché sappiamo perfettamente che, sebbene in tutta Italia vi siano in ragione della popolazione cittadina questi supporto per manifesti che molti neppure stampano più (PD, M5S...) e sicuramente che nessuno guarda, lo scenario che potete apprezzare in queste foto e godere in questi giorni in tutta la città esiste solo a Roma.
Un conto è, infatti, avere per imposizione statale l'onere di dover piazzare tot bandoni (vanno in rapporto alla popolazione residente), un altro conto è la qualità di questi bandoni. A Roma la parola "qualità" non è di moda e per questo motivo le cose fatte alla carlona non risultano strane, non saltano all'occhio. Così come non saltano all'occhio questi mostri di lamiera arruzzonita, pericolosissimi lungo le strade (ma finché non ci muore ammazzato qualcuno non ci si pensa), orribili, perfetti per generare ulteriore degrado e insicurezza. 
Per montarli hanno anche quest'anno spaccato marciapiedi su marciapiedi. Lo hanno fatto anche con marciapiedi che erano stati da poco riqualificati. Senza pietà alcuna. Eppure questo sistema potrà senz'altro avere delle alternative. La faccenda è sfiorata anche dal Prip, il piano regolatore degli impianti pubblicitari, che nelle more dei regolamenti fissa anche la presenza di questi mostri. Mostri che possono essere cambiati, modificati, riqualificati (in attesa che una legge nazionale li elimini, come sarebbe logico) solo in presenza di risorse. Risorse che potrebbero arrivare proprio dall'applicazione del Prip che è stato approvato da mesi (dopo essere stato artatamente ritardato di un anno a causa dei magheggi della Commissione Commercio) ma che giace inattuato, senza bandi, senza concorrenza, senza che nessuno ci creda davvero. 
Le conseguenze sono tante e terribili, queste sono alcune.

Per esorcizzare tutto questo vogliamo allargare lo sguardo alle altre città italiane e chiediamo a voi, nostri lettori che non abitate a Roma: com'è da voi? Ci mandate qualche foto? Ci dite come hanno risolto? Ci spiegate perché dopo 20 mesi di governo rivoluzionario dei ragazzi meravigliosi anche questo problema è stato ignorato? Ah no, qui non potete aiutarci...






25 gennaio 2018

Tutto il video. Si fa tranquillamente il bagno nuda nella fontana di Bernini a Piazza Navona



A Roma questo gennaio sembra aprile, ma che questo giustifichi addirittura di trasformare Piazza Navona in zona balneabile magari no. Eppure è andata proprio così. Una tizia un po' spostata proveniente da Siena e a Roma come senzatetto ha optato per spogliarsi e prodursi in performance e abluzioni proprio dentro la fontana dei Fiumi di Gian Lorenzo Bernini. Quale privilegio poter baciare addirittura i tritoni immaginati dal grande scultore...
Riusciamo a pubblicare tutto il video della azione performativa che dimostra come in minuti e minuti nessuno ha pensato di intervenire. Che dimostra come sono tutelati i nostri beni culturali da parte delle nostre attente forze dell'ordine. A quanto pare nessuno ha osato farle notare nulla per un sacco di tempo: oltre tre minuti. Ma d'altro canto siamo a Roma e a Roma si può...
Ecco il link diretto al video nel caso non si carichi qui sotto.

23 gennaio 2018

Video clamoroso. Ecco perché la città è piena di rifiuti ingombranti

Ma perché si parla di "video clamoroso"? Del resto queste cose Roma fa Schifo le ha sempre dette, scritte, chiarite, spiegate e raccontate da anni. Forse da un decennio. Certo, è vero, abbiamo sempre illustrato come il network dei traslocatori potesse essere il responsabile primario dello schifo che vediamo attorno ai nostri cassonetti ogni mattina, ma erano solo nostre intuizioni. Erano deduzioni logiche che valgono per quello che valgono: per i nostri lettori, che si fidano di noi, valgono molto, per i nostri detrattori sono scempiaggini da prendere per i fondelli e basta.

Pensate a quante volte quel pezzo di città che si riconosce attorno all'atteggiamento post-coatto e neo-menefreghista e incivile di Zerocalcare e del suo mood, ci ha preso in giro. Noi eravamo quelli che staccavano gli adesivi dalle saracinesche, gente da derubricare, da canzonare, da ridicolizzare. Gente, ci hanno detto mille volte, che parla di degrado urbano per nascondere "i problemi veri". Gente che pensa alle scritte sui muri e agli adesivi sui cassonetti ma che sotto sotto è "pagata" da chi costruisce la Metro C. Questo sono arrivati a teorizzare gli alfieri delle mentalità che ha reso Roma l'unica città europea da cui tutti vogliono fuggire.

Peccato che se ti fermi un attimo, esci dalla tua idiozia, superi le tue ideologie da liceale (a 35 anni!), scopri che il degrado CREA molto di sovente quei problemi veri. Gli adesivi dei traslocatori, miliardi di metastasi cancerose cui Roma ha deciso di abituarsi e contro le quali a politica e la magistratura hanno optato di non far nulla, generano il tumore che vedete in questo video.


Un furgone con tanto di pubblicità e numeri di telefono sulle fiancate si affianca al solito grappolo di cassonetti. Tira fuori un po' di materiale (speriamo carta) e lo infila nel cassonetto della carta. Già qui non ci siamo: si tratta di operatori, di traslocatori, non sono privati, dovrebbero far parte di un albo e avere comportamenti tracciabili, non devono occupare i cassonetti a disposizione delle utenze perivate, sennò per forza i cassonetti si riempiono in maniera anomala e debordano. Altro che emergenza monnezza, questa è una emergenza legalità. Chi svuota gli appartamenti per professione deve poi andare in discarica a smaltire come si deve, non deve trasformare in discarica i cassonetti stradali fatti per le piccole utenze domestiche, non per i grandi ingombri.

Ma andiamo avanti. Dopo aver svuotato la carta, mentre una persona li riprende dalla finestra, mentre passano auto, mentre camminano persone sul marciapiede (e dunque si presume che non siano le 4 del mattino), lo scorso 21 gennaio in Viale San Giovanni Bosco il furgone inizia a sversare perfino materassi e reti. E' un trasloco in piena regola. O meglio è un appartamento svuotato, uno dei tanti appartamenti che i romani si fanno svuotare chiamando le "società" che vengono trovate telefonando a numeri trovati sugli adesivi che incartano la città, che ricoprono ogni cassonetto, ogni palo della pubblica amministrazione, ogni armadio urbano delle linee telefoniche. Sono dovunque: non ci fate caso perché ci siete abituati. 

Poi il colpo di scena. Mentre dai palazzi di fronte si filma, una persona interviene. Non si sente bene l'audio vista la lontananza, ma si percepisce che una signora comincia a baccagliare contro il furgone e i suoi guidatori. C'è frastuono e la gente si affaccia ai terrazzi e alle finestre. Dopo qualche minuto i simpatici traslocatori decidono che sono troppo in vista, si rendono conto di avere sulle fiancate nome della società e numeri di telefono. E iniziano a ricaricare la merce nelle cabina andando poi via. 

Cosa si può fare contro questa vergogna tutta romana? Ci sono rimedi? Certo che ci sono. Il primo è il blocco delle utenze per questi adesivi, senza considerare che proprio grazie al numero di telefono, nel caso di apertura di un fasciscolo, un semplice finto appuntamento da parte degli inquirenti potrebbe facilmente incastrare gli abusivi. Le indagini, insomma, sarebbero semplicissime e la condanna assicurata. Però, da decenni, non si fa nulla. L'unica cosa che si fa, chiedetelo ai tanti Zericalcari e emuli sparsi in città, è prendere per i fondelli ad esempio noi che consideriamo questo un problema enorme (si sa che per questa gente i problemi sono sempre altri) o attaccare Retake che osa considerare importante staccare queste porcherie dai muri. Al Pigneto alcuni civilissimi negozianti, accecati dalla loro ideologia (o amici di qualche traslocatore criminale, decidete voi) intimarono qualche mese fa: pulite dappertutto ma non toccate il muro vicino al nostro negozio. Questo è Roma. In tutto questo c'è l'assessorato competente, che risponde al nome di Sora Pinuccia Montanari. Una signora che perde il suo tempo a fare le battute sulla Maria Elena Boschi, sulla Banca Etruria (?), sul Piddì e sulle "precedenti amministrazioni". Una rappresentante politica che ha speso ore e ore delle settimane scorse a parlare di... Spelacchio (se non ci credete andate sulla sua pagina Facebook) invece di affrontare un problema clamoroso come la filiera furfantesca che parte dagli adesivi e arriva fino agli sversamenti abusivi, alle discariche illegali, alle ciclabili e alle aree marginali ricoperte di rifiuti, alla trasformazione delle riserve naturali in cumuli di immondizia. Ah no, ma non si dice immondizia, si dice "materiali post consumo"...

La nostra soluzione è dunque sempre la solita: lotta alle affissioni abusive (i numeri vanno bloccati, ma non solo, va messo un risponditore automatico dopo il sequestro: "caro cittadino stai chiamando il numero di un traslocatore illegale trovato in giro? Guarda che è reato? Guarda che queste persone trasformano la città in discarica, non sversano regolarmente, prendono i tuoi soldi per smaltire in discarica ma poi smaltiscono nella Riserva della Marcigliana" e così via a sensibilizzare chi sbaglia), videosorveglianza, eliminazione dei cassonetti (col porta a porta). Questo se si vuole risolvere davvero e se si vuole sgominare non solo il degrado, ma le autentiche filiere criminali che il degrado comporta e ingenera.

20 gennaio 2018

Vogliono prolungare la ZTL dalle 18 alle 20 (E fanno bene!)

Esausti da 20 mesi di stroncature, stiamo andando come rabdomanti a trovare qualche argomento parzialmente positivo per inanellare qualche post in chiave ottimistica sull'amministrazione. Tuttavia l'amministrazione è e resta largamente disastrosa a dir poco e dunque la ricerca è abbastanza vana.
Un piccolo provvedimento tuttavia ci dà l'abbrivio per un altro contenuto in chiave rosea dopo quelli sulle bancarelle a Via Tuscolana e sull'ex Cinema Metropolitan: parliamo della ZTL.

Dopo anni di assurda immobilità su questo strumento fondamentale per disincentivare l'utilizzo del mezzo privato e salvaguardare le aree di pregio della città, eccoci a qualche sommovimento che ci fa ben sperare. Enrico Stefàno, capo della Commissione Mobilità e a tutt'oggi unico pentastellato che dimostra di aver capito quale è la corretta rotta da seguire e quali sono le reali priorità cittadine, ha proposto di innalzare l'orario di chiusura della ZTL prima alle 19 (oggi la ZTL apre a cani, ma soprattutto a porci a partire dalle 18, consentendo la trasformazione del centro di Roma nel centro del Cairo o di Kinshasa) e poi, un anno dopo, alle 20.

Sarebbe un buon provvedimento che incentiverebbe molte persone che oggi usano il centro come scorciatoia per tornare a casa dopo il lavoro a servirsi del mezzo pubblico o a utilizzare altre strade (strade magari meno allettanti e rapide e dunque, anche qui, incentivanti verso il mezzo pubblico). Il provvedimento, inoltre, può essere utile a far cambiare abitudini ai tanti lavoratori del mondo del commercio (commessi, addetti, turnisti) che finiscono il lavoro attorno alle ore 18 e, parcheggiando sul Lungotevere, utilizzavano le arterie centrali per tornare a casa: oggi tutta questa gente (andate alle 18 al varco ztl di Corso Vittorio o a quello di Via Nazionale) aspetta lo scoccare delle sei di pomeriggio per congestionare le strade, domani di certo non avrebbe alcun motivazione nell'attendere ben due ore prima di transitare: si cambia strada o si decide finalmente di non venire a lavoro col mezzo privato. Ricordiamoci che quasi i tre quarti dei lavoratori romani si recano al mattino in un posto di lavoro che dista meno di 5 km da casa. E ricordiamoci che su quella distanza il mezzo di gran lunga più competitivo è la bicicletta: fa risparmiare, contribuisce alla forma fisica (restituendo risorse al sistema sanitario regionale), non deve sottostare a nessun orario. Qui non si vuol dire che tutti debbano essere obbligati ad andare in bicicletta, soltanto affermare che le alternative ci sono e sono le più impensate. Concetto utile per smontare la leggenda tutta romana del “dovemo usà a maghina perché semo obbligati”.

Importante e fondamentale, inoltre, e questo provvedimento va in quella direzione, rendere il più omogenei possibile gli orari delle varie ZTL (Centrale, Testaccio, Tridentino, Trastevere...) che puntellano la città. Oltre a unirle geograficamente, sarebbe appunto molto opportuno renderne gli orari omogenei perché difformità di orario provocano l'immediato fenomeno di trasformare, a seconda dei momenti della giornata, una ZTL il parcheggio dell'altra. Altra riforma importante (oltre, ribadiamolo, all'allargamento della ZTL che oggi è clamorosamente piccola rispetto alle esigenze e) sarebbe gestire gli spazi circostanti alla ZTL che giocoforza diventano parcheggi di scambio (si pensi al povero Rione Esquilino, come se non avesse mille altri problemi). Come si fa a risolvere? Beh, molto ma molto semplice: come risolvono a Firenze, a Milano e via così. Con le strisce gialle. Cosa sono le strisce gialle? Facile: strisce dove possono posteggiare, con determinati limiti, solo residenti e car sharing. Quindi tu che abiti fuori dal Raccordo se vuoi venire a prendere la metro non ti avvicini fino a Manzoni perché tanto “un buco lo trovi” e poi salti in metro, perché in quella zona troverai tutte strisce gialle, per te vietate. E così cambierai comportamento, andrai a parcheggiare ad Anagnina o all'Arco di Travertino e eviterai, ecco il grande risultato, di intasare il cuore della città. Ecco a cosa servono le politiche della sosta. Politiche della sosta che riguardano poi anche le strisce blu: sono mesi che si parla di alzarle e togliere gli abbonamenti che sono un terribile controsenso, però ancora non si fa nulla.

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Ecco perché, pur nell'ambito di una visione corretta, il provvedimento appare decisamente omeopatico. Speriamo in un coraggio ulteriore in futuro. Coraggio che non potrà scaricare a terra tutta la propria energia se la maggior parte degli eletti pentastellati non inizieranno a seguire le idee dei pochi loro colleghi capaci di esplicitare una visione vera.  Per oggi l'unica visione che realmente emerge è quella di una amministrazione post-alemanniana che posticipa le domenico ecologiche per consentire ai romani di andare a fare i regali di Natale in macchina e che le modifica (come succederà domani) per consentire ai tifosi di andare allo stadio. Tutto profondamente ridicolo e patetico. 

17 gennaio 2018

Finalmente si sblocca il progetto del Metropolitan (ma il I Municipio non rinuncia a dire scemenze)

Spesso siamo molto concentrati a criticare l'amministrazione comunale centrale che perdiamo di vista l'attività dei municipi. E quando andiamo ad approfondire c'è onestamente da mettersi le mani dai capelli, sia per quanto riguarda quel che resta dei municipi a 5 stelle, sia per i due municipi governati dal PD.

Mentre continua a sparare idiozie intergalattiche e assai pericolose sulle sorti della ex rimessa Atac di Piazza Bainsizza, il Primo Municipio di Sabrina Alfonsi ha ritenuto di tornare sul tema dell'Cinema Metropolitan, corpaccione da anni abbandonato proprio all'inizio di Via del Corso verso Piazza del Popolo. Occorre tuttavia dire, a parziale "discolpa" dell'ente, che il Primo Municipio è stato coerentissimo con se stesso: le cretinate sul conto di questo progetto le diceva durante la Giunta Marino e le continua, pari pari, a dire oggi. Non ha cambiato posizione per convenienze politiche insomma, semplicemente persevera nello spararle grosse.

Di cosa stiamo parlando? Di un cinema che, come purtroppo tutti i cinema (lo dicono i dati di frequentazione e le buone pratiche di altre città, anche italiane), per sopravvivere deve trasformarsi perché non regge più economicamente com'è ora. La storia l'abbiamo già ampiamente raccontata qui. La novità è che ora l'amministrazione, dopo comodi 20 mesi dalla vittoria elettorale, si accingerebbe complice il buon lavoro di Adriano Meloni l'arrivo di Luca Montuori al posto della sciagura Berdini, a risolvere lo stallo. La delibera starebbe per passare in Giunta e un pezzo di città potrebbe uscire dalle secche dell'immobilismo e della depressione. 

Per il Municipio Primo è un affronto. Leggete il comunicato stampa che hanno diffuso gli uffici della Alfonsi: 

METROPOLITAN, MUNICIPIO I: NON C'È BISOGNO DI UN NUOVO MEGASTORE IN PIENO CENTRO (OMNIROMA) Roma, 16 GEN - "Siamo convinti che non ci sia bisogno di un nuovo megastore in pieno centro". Lo dichiara in una nota Sabrina Alfonsi, la Presidente del Municipio Roma I Centro. "L'operazione per la riconversione dell'ex Cinema Metropolitan di Via del Corso in spazio commerciale parte da lontano, ai tempi di Alemanno, ed ora - con la Giunta Raggi - ritorna attuale - aggiunge - Contro questa ipotesi il Primo Municipio si è già espresso chiaramente e in tempi non sospetti, già nel 2015, quando con una specifica mozione il Consiglio municipale chiese il ritiro della proposta di delibera e il riconoscimento del valore storico e artistico dell'edificio. Ma evidentemente in Campidoglio non la pensano così, se hanno deciso di rispolverare il progetto. E non basta nemmeno il fatto che gli oneri urbanistici verrebbero destinati in parte per la riqualificazione dell'ex Cinema Airone, una foglia di fico che non basta a coprire una operazione che rischia di essere puramente speculativa"."Abbiamo già una concentrazione altissima di attività commerciali - aggiunge la Consigliera Daniela Spinaci, Vice Presidente della Commissione municipale Lavori Pubblici - Non vogliamo che il Tridente Mediceo venga ulteriormente congestionato a causa di un nuovo attrattore di traffico. E soprattutto vorremmo che il Municipio venisse coinvolto nel processo decisionale, e non solo essere chiamati a votare inutilmente una delibera quando ormai non c'è più possibilità alcuna di incidere positivamente nella decisione".

Sappiamo che avete più disgusto di noi nel leggere queste considerazioni, ma bisogna soffrire assieme. La retorica e il terrorismo del megastore non manca mai del resto. Il cinema viene ridotto di molto, resta comunque una sala da 100 posti, il resto spazi commerciali. Grazie a questi l'area smetterà di essere abbandonata e offrirà 60 posti di lavoro (erano 5!). La delibera venne compilata a regola d'arte nel 2015 da Caudo e da Marta Leonori e prevede una generazione di quasi 7 milioni di oneri concessori a vantaggio del Comune. Ci guadagnano tutti: nuovi posti di lavoro, riqualificazione di un pezzo di via del Corso oggi usato dai barboni come ricovero, un sacco di soldi che entrano nelle casse del Comune. Una operazione civile, europea, semplicemente "normale". Come i lettori di Roma fa Schifo sanno alla perfezione, una delle cause della depressione e del declino della nostra città è il fatto che la gente consideri "speculative" le operazioni "normali". E questo è l'ennesimo caso. "Una nuova attività commerciale attrae traffico" secondo il Primo Municipio che invece di far stupidi allarmismi dovrebbe rinforzare le Ztl, curare l'arredo urbano in funzione anti sosta selvaggia e gestire in maniera ottimale il carico e scarico merce. Al contrario ci si rassegna al fatto che la gente vada in auto a Via del Corso, cosa peraltro impossibile. Davvero profondamente ridicolo. Amministratori come questi, che parlano alla pancia dei cittadini sfruttando la loro ignoranza rischiando di far perdere all'erario milioni e milioni di euro, dovrebbero essere attenzionati dalla Corte dei Conti e, sperabilmente, condannati a pagare loro ciò che con estrema leggerezza puntano a far perdere all'amministrazione pubblica. Chicca finale? Il Metropolitan GIA' ERA un megastore, come lo chiamano stupidamente i nostri amministratori. Nacque proprio così all'inizio del secolo scorso salvo poi trasformarsi in cinema. Quindi si ritorna alla funzione di partenza. Speriamo davvero che il calvario degli investitori - bloccati da anni senza alcun motivo, vessati, sfiancati e testimoni (anche verso i colleghi stranieri, che si guardano bene di venire ad investire qui proprio a causa di queste assurdità) di una città dove è impossibile lavorare - possa finire, speriamo che i cantieri partano, che gli operai vengano assunti, che i commessi firmino i loro contratti e escano dalla disoccupazione di cui nulla importa a Alfonsi e soci e speriamo infine che i 7 milioni di oneri che affluiranno nelle miserabili casse del Comune vengano ben spesi.

E qui mettiamo l'ultima nota: l'unica cosa velatamente positiva che trasparirebbe dal comunicato del Primo Municipio riguarda una parte della allocazione degli oneri, quelli che andranno a restaurare lo splendido Cinema Airone, all'Appio Latino, oggi abbandonato e di proprietà del Comune. L'unica novità discutibile, loro la considerano invece l'unica cosa accettabile (sebbene "foglia di fico"): ragionano esattamente al contrario. Cosa è successo dunque? E' successo che nello schema precedente e con la precedente amministrazione le risorse erano allocate su alcune partite: Fori, Villa Borghese, la riqualificazione della povera Villa Aldobrandini. Giustamente tutto in centro, essendo l'operazione nel centro. Oggi si viene a sapere che gli oneri verranno spesi diversamente: in particolare per restaurare un altro cinema, l'Airone appunto. Sorvolando sul poco buon gusto dell'assessore Luca Montuori che sposta dei denari da una partita all'altra quando "l'altra" un edificio progettato da suo papà architetto, ma sorvoliamo perché comunque la qualità del manufatto è elevatissima ed è giusto riqualificarlo. Già, ma per farci cosa? In anni in cui i visitatori dei cinema crollano cosa fa il Comune invece di investire sulla cultura del linguaggio cinematografico, sulle scuole, sugli incentivi economici per i giovani per invogliarli a frequentare? Si apre sale tutte sue per far concorrenza agli operatori privati? Fa il bis della ridicola operazione del Cinema Aquila, a tutt'oggi chiuso nelle more di bandi impugnati e fior di ricorsi (al Pigneto han fatto prima i privati a riaprire perfino l'Avorio, mentre l'Aquila versa in abbandono). Ma poi nella convenzione pare che il cinema interno al Metropolitan (la famosa sala da 100 posti che verrà ricavata assieme ai negozi nell'attuale spazio abbandonato) sarà nelle disponibilità del Comune per ben 4 mesi l'anno. Dunque il Comune già acquisisce di fatto un nuovo cinema, che sommato all'Airone faranno due: ma siamo sicuri che il mestiere del Comune sia quello di fare l'impresario di sale cinematografiche? Ma siamo forse a Cuba o in Corea del Nord? Non si potrebbe lasciar fare questo mestiere ai privati?

Insomma una operazione che ci fa dire "bene ma non benissimo". Bene che il progetto sia stato sbloccato e che un cinema chiuso dal 2010 possa trasformarsi da problema a opportunità, ma qualche dubbio sul come queste opportunità si stanno cogliendo.


P.S.: non dimentichiamoci di chi - nome: Michela, cognome: Di Biase, oggi ricandidatissima con Zingaretti e come ti sbagli - ha contribuito a far sì che il progetto restasse al palo durante la Giunta Marino. La Giunta infatti aveva predisposto tutto per risolvere questa questione tre anni fa. Altri tre anni perduti a causa di ignoranza, ideologie e mentalità bacate...

15 gennaio 2018

Oggi la Tuscolana finalmente senza bancarelle in mezzo ai marciapiedi. Piccola importante svolta

Roma fa Schifo che parla bene di Andrea Coia? Roma fa Schifo che elogia l'uomo che ha restituito Piazza Navona al racket degli ambulanti, l'uomo che sta facendo le carte false per ritardare la riforma dei cartelloni? Ebbene sì. Come i nostri lettori più attenti sanno alla perfezione qui siamo nell'unico luogo di dibattito della città dove si vive distanti da atteggiamenti da setta fondamentalista, da credo religioso, da spirito di parte.

E se Coia (e il suo partito) fa qualcosa di buono, noi diciamo bravo perfino a lui.

Oggi è una giornata importante, un precedente significativo. Per la prima volta dopo le grandi manovre di Marino e Leonori che, non dimentichiamolo mai, liberarono tutta l'area centrale e archeologica da urtisti e camion bar spostandoli in luoghi più appropriati, si attua un grande spostamento di ambulanti. Oggi la Tuscolana (purtroppo solo la parte dal Quadraro in giù, quella più periferica) viene liberata dalle bancarelle. Ebbene sì...



Il Municipio retto da Monica Lozzi col supporto della Commissione Commercio del Comune retta appunto da Andrea Coia e poi con l'operatività del Dipartimento Attività Produttive sovrainteso da Adriano Meloni hanno lavorato per svariati mesi fino a raggiungere oggi l'obbiettivo. Un obbiettivo che ci auguriamo sia un precedente per tutte le strade commerciali della città e che non si fermi solo a Via Tuscolana. In attesa dell'applicazione della Direttiva Bolkestein e della conseguenze diminuzione delle concessioni, le attuali concessioni atterrate anche venti o trenta'anni fa sulla Tuscolana per motivi imperscrutabili, vengono finalmente ricollocate in un luogo adeguato, per la precisione in uno spartitraffico pedonale a Subaugusta, vicino al capolinea dei bus Atac e alla fermata della metro.


L'impatto positivo è clamoroso (e onestamente è ben spiegato in video da Lozzi e Coia). Si liberano i marciapiedi, si tolgono i micidiali furgoni in doppia fila, si dà respiro ai negozianti che così non avranno più la loro vetrina e la loro insegna coperta da una micidiale bancarella di pijamas, mutande, pentolame o panciere. Il principio è chiaro e deve essere la guida anche per altre iniziative, speriamo prossime: le bancarelle devono stare nei mercati. Se stanno su suolo pubblico e non nei mercati, vanno accorpate. Se sono già accorpate, vanno spostate in aree dove non danno fastidio agli altri commerci, ai monumenti, alle aree di pregio. Qualcosa di simile si sta facendo anche a Ponte Milvio in queste settimane e auguriamoci che tutti i Municipi seguano l'esempio del VII e si muovano. In particolare il Primo e il Secondo, devastati da un inquinamento commerciale surreale e inammissibile.




Da non trascurare poi l'aspetto trasportistico di un provvedimento che Coia aveva già proposto, quando era consigliere proprio nel VII Municipio, già durante la passata consiliatura. Visto che doppia fila chiama doppia fila (spesso "grazie" ad un furgon-bancarellaro in mezzo alla strada seguono altre macchine malamente parcheggiate che ne sfrutta il "cono d'ombra"), ci sarà probabilmente già da oggi meno sosta selvaggia sulla Tuscolana - passaggio di street control sempre bene accetto eh! - e poi questa novità renderà più agevole (anzi renderà semplicemente fattibile, prima non lo era) la realizzazione della prevista corsia ciclabile lungo questo tratto di Tuscolana. Non dimentichiamoci che altre bancarelle, purtroppo non ancora delocalizzate come queste, stanno ostacolando la realizzazione di veri e propri assi trasportistici fondamentali per la città. Un esempio? L'orripilante banco a Piazza Esedra angolo Via Delle Terme di Diocleziano...

Naturalmente gli ambulanti stanno resistendo, insultando, lagnandosi, sbraitando come sono soliti fare, con tanto di patetici manifesti all'insegna del benaltrismo ("ahooo, i probbblemi so arrrrtri") e della mistificazione dei problemi (il problem non è "l'abusivismo", il problema sono proprio le autorizzazioni, date in maniera assurda, negli anni Ottanta, aumma aumma). 
Ci auguriamo che Comune e Municipio non solo non mollino sulla Tuscolana, ma che procedano a soluzioni similari dovunque in città. Le grandi arterie commerciali, più o meno storiche e più o meno pregiate, devono essere liberate dalle bancarelle in maniera radicale. Gli stalli devono essere aggregati in cluster e spostati in aree apposite, meno esteticamente impattanti, decentrate. Chi proprio vuole comprare una mutanda sintetica, un calzino, una pentola o una trapunta bancarella-style se la può senza meno andare a cercare qualche metro più in là senza fermarsi lungo i marciapiedi bloccando il traffico, perfino quello pedonale.

Inutile dire, in chiusura, che gli auspici di questo blog, cheppure saluta come positiva la novità descritta, vanno nella direzione di una risoluzione dei problemi, e non di un loro spostamento di qua e di là. Le licenze degli ambulanti vanno soppresse (e questi ultimi indennizzati, se ne hanno diritto, in qualche modo: posti nei mercati, licenze taxi...) e questa dovrebbe essere la strada maestra. Ecco perché non si può che essere favorevoli alla Direttiva Bolkestein.

13 gennaio 2018

Il golpe continua. Le imbarazzanti motivazioni che hanno portato alla condanna di Ignazio Marino


Ci sarà tempo, modo e maniera per commentare le motivazioni, che usciranno successivamente, ma la cosa certa è che la sentenza d'appello sull'inesistente "caso scontrini" attribuito a Ignazio Marino è davvero anomala.

Secondo i giudici, e in particolare secondo il procuratore Vincenzo Saveriano su cui vi invitiamo a guglare perché guglare cum grano salis è sempre utile, Marino avrebbe offerto a "amici e parenti" praticamente tutte le cene pagate con la carta di credito comunale. Tutte meno un paio. Secondo i magistrati del Tribunale di secondo grado, Marino avrebbe compiuto durante il suo mandato esclusivamente malversazioni e scorrettezze.

Come abbiamo analizzato quando si trattò di spulciarci tutte le sue ricevute che egli stesso pubblicò online, il sindaco dormiva in alberghi tre stelle per far risparmiare il Comune, girava in seconda classe sui treni per i viaggi di lavoro, affrontava tantissime trasferte per promuovere Roma, perfino negli Stati Uniti, totalmente a sue spese, mapperò, secondo i giudici di appello, marciava sulle cene al ristorante e sulle bottiglie di vino. 

Le motivazioni complete, come detto, saranno disponibili tra un po'. Per il momento sono trapelati i motivi principali che hanno portato alla condanna: il primo riguarda la tempistica delle cene. "Si sono svolte in molti casi in giorni festivi e prefestivi, dunque erano cene personali" hanno sentenziato i giudici. Se davvero questa fosse la motivazione principale della condanna sarebbe davvero caricaturale. Un sindaco non ha orari di lavoro di un impiegato del catasto, un sindaco non solo lavora dalle 5 e mezza del mattino alla mezzanotte ("spesso mi addormentavo vestito sul divano di casa ancora studiando carte, dossier e soluzioni" racconta nel documentario su di lui "Golpe Capitale" per la regia di Francesco Cordio presentato ieri nella sede della Stampa Estera), ma lavora anche il sabato e la domenica. Come fa qualsiasi persona con incarichi di responsabilità, anche con molte meno responsabilità di un sindaco. Forse i magistrati si sono abituati troppo all'attuale giunta dove ci sono assessori che lavorano 2 giorni a settimana e si narra che anche il primo cittadino non si sprechi poi granché...

L'altra motivazione riguarderebbe la presenza della moglie. Alcuni osti (questi sono i testimoni, gli osti dei ristoranti del centro!) avrebbero riconosciuto la moglie di Marino dicendo che era a cena con lui. Prove totalmente inconsistenti e considerate giustamente tali dal primo grado di giudizio. Gli inquirenti, infatti, si presentarono dai ristoratori con un bouquet di foto-tessere con immagini posate risalenti perfino a 15 anni prima rispetto alla data della cena. Un ristoratore vede centinaia di persone a settimana e a distanza di anni avrebbe dovuto riconoscere o non riconoscere una donna sulla cinquantina basandosi su una foto di quando di anni ne aveva 35. La questione è totalmente ridicola come è totalmente ridicolo pensare che il sindaco potesse andarsene a cena con la moglie, seduto nel bel mezzo del cuore di Roma, a tre passi dal Campidoglio, pagando poi la cena coi soldi dei cittadini. Se uno vuole approfittarsene, ha strade assai più discrete per farlo.

I contorni inquietanti della sentenza - che sarà facilmente ribaltata in Cassazione - sono così surreali da risultare risibili. Tuttavia non è risibile il contesto. Si tratta infatti di una sentenza che ci riporta agli anni bui del Porto Delle Nebbie (storico soprannome del Tribunale di Piazzale Clodio) e del malcostume delle sentenze politiche a orologeria. Non c'è dubbio infatti che in questo momento una sentenza come questa rinforza il Movimento 5 Stelle (che senza alcuna vergogna cavalco la, ricordiamolo, inesistente questione degli scontrini) e affossa temporaneamente l'immagine dell'ex sindaco proprio in un momento in cui, anche a causa dei conclamati disastri dell'attuale Giunta, molte migliaia erano i romani che ne sentivano sempre più la mancanza. Dopo il golpe del PD di ottobre 2015 e dopo i 27 mesi di vergogna in cui il sindaco veniva continuamente attaccato dalla stampa e dal suo stesso partito colpevole solo finalmente di voler cambiare le cose in questa diroccata città, questo episodio è parte integrante di una vicenda inquietante della storia italiana.


Tristissimo poi vedere sui soliti meschini profili pentecatti questa grafica. Meschina perché non scrissero di certo "avevamo torto" quando Marino venne motivatamente assolto in primo grado e non scriveranno di certo "avevamo torto" quando Marino verrà definitivamente prosciolto in Corte di Cassazione. La sensazione è tuttavia che, sul lungo periodo, questa storia non farà altro che rafforzare l'immagine e la figura di un uomo politico che potrebbe a quel punto, chissà, ancora dire qualcosa in una città che si sta accorgendo, eccome, di aver bisogno di figure di tutt'altro standing rispetto alle attuali e alle passate.

10 gennaio 2018

Funivia sì, ma dove serve davvero. Un'idea per Monte Mario. Che ne pensate?









Premettendo che questa è un'iniziativa presentata "da cittadino" e senza alcun legame con eventuali partiti o gruppi politici, ricollegandomi al vostro post del 9 maggio scorso sulle cabinovie urbane, volevo segnalarvi la mia idea di realizzare un impianto a fune (cabinovia)  con andamento “triangolare”, che possa collegare Piazzale Clodio –  Piazzale Medaglie d'Oro - lo Zodiaco – e il Ponte della Musica.
Sebbene molto criticati e sbeffeggiati sui social da molti cittadini (richiami alle piste da sci, agli skipass etc.), questi tipi di impianti si stanno diffondendo in moltissime città europee e se intelligentemente studiati possono davvero rappresentare dei mezzi di trasporto sostenibili, purché effettivamente non siano sopravvalutati rispetto alle loro effettive capacità di carico. Ovvero una cabinovia molto difficilmente può essere considerata come alternativa ad un mezzo pesante quale la Metropolitana, perché non potrà mai raggiungere la sua capacità di trasporto orario di persone. Quando invece si vogliono usare le cabinovie per brevi collegamenti, magari con del dislivello, e per collegare un quartiere o una limitata zona della città ad altre maggiormente servite, allora queste costituiscono una soluzione molto valida ampiamente sperimentata e collaudata altrove.
La proposta che sottopongo nasce dalle seguenti valutazioni:
  • Il settore della Balduina (Municipio 14), ed il Parco di Monte Mario, sebbene vicinissimi in linea d’aria al quartiere Prati (Municipio 1) e al Foro Italico e al Flaminio (Municipio 2) sono divisi dal notevole dislivello di oltre 100 metri per via della particolare orografia del settore; inoltre il settore a monte è tagliato fuori dall’importante capolinea Bus di Piazzale Clodio e dal previsto sviluppo della rete della metropolitana (Piazzale Clodio è un futuro capolinea – previsto nel tracciato della Metro C) e della rete tranviaria (è prevista la realizzazione di un Tram che superato il Ponte della Musica giri verso Viale Angelico).
  • Per chi vuole muoversi usando il trasporto pubblico dalla Balduina, oggi, l’unico modo di collegarsi alla zona Prati e al Flaminio, è prendere uno dei bus che seguono la direttrice di Viale delle Medaglie d’oro- via Balduina, e poi cambiare mezzo, impiegando (almeno) 40-50 minuti per coprire una distanza che, in linea d’aria, risulta solo di poche centinaia di metri.Questo costringe la maggior parte degli utenti che lavorano in Prati, o al Flaminio, o chi magari si deve recare verso il Foro Italico o al Flaminio per seguire delle manifestazioni sportive e culturali, ad usare principalmente i mezzi privati.
  • La Riserva Naturale di Monte Mario, oggi abbastanza degradata e assolutamente poco valorizzata, non è affatto sfruttata turisticamente, in primis perché poco raggiungibile con i mezzi pubblici, ma anche perché poco fruibile, mentre potrebbe costituire una forte attrattiva turistica per via dei panorami oltre che per lo svago dei cittadini. E' sede inoltre dello storico osservatorio astronomico eretto in corrispondenza del "Meridiano di Monte Mario", per cui il parco potrebbe essere valorizzato anche su questi aspetti seguendo l'esempio del Greenweech Park di Londra (dove guarda caso in corrispondenza del Meridiano c'è uno storico osservatorio astronomico).
La soluzione proposta prevede quindi la realizzazione di un impianto a fune e cabine, ovvero una telecabina, o cabinovia, o ovovia che segua la direttrice “Piazzale Clodio – Piazzale Medaglie d’oro (Belsito) – Monte Mario (Zodiaco) – Ponte della Musica”. 
L’opera avrebbe una duplice funzione perché oltre a servire la cittadinanza locale che potrebbe recarsi a piedi o in bicicletta in zona Prati o verso il polo sportivo-culturale del Flaminio e del Foro Italico (stadio Olimpico, Stadio del Tennis, Stadio del Nuoto, Ponte della Musica, MAAXI, Auditorium), potrebbe richiamare anche molti turisti per via del panorama più alto della Capitale, oltre che permettere una maggiore fruizione della Riserva di Monte Mario a cittadini e turisti stessi.
Inoltre chi deve recarsi ogni mattina alla scuola Giacomo Leopardi (collocata alla stessa quota dello Zodiaco), per mezzo della realizzazione di un semplice passaggio pedonale, potrebbe salire con la cabinovia, evitando così il quotidiano intasamento di via trionfale in entrata ed uscita da scuola.
Dato che in molti lo chiedono, nella proposta non sono attualmente previsti "parcheggi di scambio" e comunque tecnicamente, qualora si ritenessero utili, non sarebbe impossibile realizzarli. Cerco di spiegare il motivo di questa scelta: 
  • Il flusso nelle ore di punta sarebbe prevalentemente dalla Balduina verso Clodio o verso il Flaminio. Quindi l'utilità di un eventuale parcheggio di scambio sarebbe prevalentemente nel settore di Piazzale delle Medaglie d'oro. Essendo però questo impianto pensato prevalentemente per connettere il quartiere a monte con quelli a valle e ai suoi mezzi di trasporto, e non per essere utilizzato come luogo in cui, gente proveniente da più lontano con la macchina la lasci per proseguire con i mezzi, almeno fino a quando non verrà realizzata la fermata Metro C Clodio, ho ritenuto più consono (anche per via dell'assetto della viabilità locale), favorire l'avvicinamento all'impianto da parte degli abitanti della balduina a piedi attraverso la meccanizzazione di alcune scalee presenti nel quartiere(realizzazione di scale mobili) e attraverso una navetta circolare ad alta frequenza (entrambe queste soluzioni a servizio della Cabinovia sono state inserite nel sito del Piano Urbano Mobilità Sostenibile nel settore dedicato alle proposte dei cittadini).
  • Il flusso verso monte sarebbe prevalentemente al ritorno dal lavoro, e per uso turistico-ricreativo da parte di chi vuole salire a Monte Mario. Per quest'ultima categoria di utenti (quindi nelle stazioni a valle) non avrebbe senso realizzare parcheggi di scambio visto che i turisti raggiungerebbero la partenza della cabinovia o con i mezzi pubblci, o a piedi o con pullman turistici (che non avrebbero problemi a parcheggiare temporanemente a Piazzale Clodio o in Via dei Gladiatori). 
Sulla pagina facebook https://www.facebook.com/CabinoviaMonteMario/  dedicata alla proposta si possono leggere tutti i dettagli più nello specifico mentre di seguito riporto alcuni  punti di forza.

Punti di forza del progetto:
• Opera innovativa di mobilità sostenibile e integrata nel sistema trasporti (si prenderebbe con il biglietto dell'autobus o con l'abbonamento)
• Rapidità di realizzazione dell’impianto (meno di 12 mesi dal permesso a costruire)
• Impatto ambientale quasi nullo (necessaria una striscia di 12 metri libera da alberi lungo il tracciato)
• Costi di realizzazione molto contenuti (stimati da ditte specializzate in 15-20 milioni di €)
• Aumento popolazione del quartiere Balduina che usufruirebbe di mezzi pubblici e che userebbe la bicicletta (oggi difficile pe via del forte dislivello)
• Decongestione delle linee Bus della direttrice di viale Medaglie d’oro per ridistribuzione degli utenti
• Minore impatto del traffico, quindi dei gas di scarico e del rumore sulla Riserva Naturale, per via della diminuzione di macchine lungo la via “panoramica” e la via Trionfale
• Possibilità di utilizzo dell’impianto da parte degli utenti della Scuola G.Leopardi per recarsi a scuola evitando la congestione quotidiana che si sviluppa su via trionfale in entrata e uscita da scuola
• Aumento flusso turistico verso la Riserva di Monte Mario e i punti panoramici
• Aumento flusso turistico verso Balduina e ripresa economia locale del quartiere
• Realizzazione di un “triangolo ciclabile pedonale” Balduina-Prati-Flaminio e Foro Italico
• Diminuzione congestione nel settore in occasione di eventi ludico-sportivi presso il Foro Italico
• Diminuzione emissioni CO2 e contributo importante nel raggiungimento degli obbiettivi comunitari cittadini

L'idea è attualmente riportata nel sito del Piano Urbano Mobilità Sostenibile (PUMS) e chi la ritenesse valida può ricercarla sul sito www.pumsroma.it e dopo essersi registrato esprimere il suo voto. Allego alcune immagini rappresentative scaricabili dal link. Grazie per la diffusione dell'idea.
Francesco La Vigna

8 gennaio 2018

Roma lercia perché Malagrotta chiusa senza pianificazione? Smontare l'ennesima bugia pentecatta

La crassa idiozia, la malata ideologia, la marcia malafede e la totale insipienza pentecatta sui rifiuti non sa più quali pesci pigliare. Molte cose si possono nascondere ai lobotomizzati elettori a cinque stelle, ma la monnezza sotto casa che neppure ti fa aprire il portone del palazzo è duro farla scomparire con l'arma più utilizzata e congeniale alla coalizione di governo capitolino: la bugia. E visto che ripetere "non c'è nessuna emergenza" quando la città è in piena emergenza non sta portando frutti neppure nei suggestionabilissi cervellini dei loro elettori, i pentecatti hanno cambiato strategia. La strategia della giornata è "siamo messi così per colpa non solo della Regione, ma soprattutto per colpa del PD che ha chiuso Malagrotta". Insomma la chiusura di Malagrotta, mostro in infrazione europea, di cui si parlava da decenni e decenni, è diventato non un vanto dell'epoca di Ignazio Marino (uno dei tanti sfrontati gesti di coraggio o, se preferite, di imprudente sfrontatezza politica) bensì addirittura una colpa.
Ovviamente le bugie hanno le gambe cortissime, ma non vogliamo essere noi a smontarle. Lasciamo il compito, come sovente facciamo quando si parla di tematiche ambientali, a Estella Marino, esperta, professionale, professionista di rara onestà intellettuale e assessora ai rifiuti negli anni in cui si chiudeva Malagrotta e in cui tutti noi avevamo sperato che questa città potesse avere ancora l'ultima occasione per diventare normale. 



Come ho già detto altre volte (anche quando ero in una posizione di governo) la questione è troppo complessa per complicarla ulteriormente con strumentalizzazioni politiche, esattamente quello che stanno facendo i Cinque Stelle scegliendo non in base a cosa serve realmente ma in base all'effetto che fa. Se accetto un aiuto da una Regione di un altro colore politico, o da un Sindaco che è stato cacciato dal movimento... Sulle cause dell'emergenza basta leggere i tanti articoli di giornali di oggi, sono sempre le stesse però nel Natale 2015, periodo Tronca, non ci fu questa situazione perché si era già in una fase di miglioramento, che in un anno e mezzo la giunta grillina non è riuscita a consolidare di striscio, annullando tutto quello che avevamo iniziato a mettere in campo (per progettare e realizzare gli impianti ci vogliono mesi, se butti a mare percorsi già avviati, ricominci da capo), paralizzando l'Ama con incessanti cambi di vertice, proponendo delle generiche dichiarazioni di intenti senza spiegare come si realizzano le cose, in pratica il nulla. Dannoso.
Ora provo, per l'ennesima volta, spero sia l'ultima, a smontare le fandonie con cui stanno provando a difendersi i grillini scaricando sempre su "quelli di prima" (vedasi il delirante comunicato della .


1) "Facciamo chiarezza. Tutti sanno che dal 2013 - anno di chiusura della discarica di Malagrotta con il Pd che si dimentico' di pianificare una alternativa"

Allora, il problema sono i TMB, come dimostrato dal fatto che il supporto delle altre Regioni è richiesto per uso di TMB e in minima parte inceneritori (il rifiuto indifferenziato OBBLIGATORIAMENTE deve prima essere trattato nei TMB dai quali esce combustibile da rifiuto per i termovalorizzatori e scarti e fos che vanno in discarica). Quindi pure se per assurdo oggi fosse aperta la discarica di Malagrotta ci sarebbe l'emergenza lo stesso perché i rifiuti indifferenziati devono prima passare per i TMB e non possono andare direttamente in discarica. (Ciò nn toglie la necessità di individuare una discarica di servizio ma non è questo che produce l'emergenza). Quindi la chiusura della discarica di Malagrotta non c'entra nulla ed inoltre noi l'alternativa impiantistica con il progetto degli ecodistretti l'avevamo pianificata eccome, il primo impianto di compostaggio era già in fase avanzata di progettazione, peccato che loro abbiano bloccato tutto.


2)"Si tratta di un sistema fragile che stiamo rendendo forte e stabile con la richiesta di autorizzazioni per costruire impianti di compostaggio e di riciclo; con l'estensione della raccolta differenziata spinta a oltre 1 milione abitanti nel 2018. Quindi, ci auguriamo che l'Abruzzo dia il via libera alla richiesta di accogliere rifiuti in impianti di trattamento meccanico biologico".

La raccolta differenziata "spinta" cioè con il porta a porta a Roma copre già 1 milione di abitanti dal 2016. Peccato che dal 2016 ad oggi non sia stata estesa a nessuno, tranne qualche centinaio di utenze del Ghetto, e infatti il dato della raccolta differenziata è fermo al palo del 43% da oltre un anno mentre prima aumentava gradualmente.Sotto trovate tutto il comunicato dell'ass. Montanari, che è persona esperta e competente quindi sa bene di cosa parla e difficilmente può confondere l'impiantistica se non per mera strumentalizzazione politica.
ESTELLA MARINO 



5 gennaio 2018

La metropolitana inaugura il giorno del voto. Degno compimento della meschinità a 5 Stelle

Sulla vicenda delle metropolitane e in particolare della Metro C di Roma si compie l'ennesima meschina capriola politica del Movimento 5 Stelle. Un partito che si propone alla guida di uno dei più importanti paesi del mondo ma che ha le fattezze, le movenze e gli atteggiamenti di un bambino di 4 anni alla scuola materna.

Bugie, clamorose menzogne e piccole o grandi meschinità, beninteso, sono proprie di tutta la politica, non certo solo del movimento populista inventato da Beppe Grillo. Il problema del Movimento 5 Stelle è il livello assurdo di spregiudicatezza e di sistematico superamento della realtà. Un partito politico che sublima il suo essere post ideologico nella maniera più becera: per il potere si è ora pronti a qualsiasi cosa. In primis a smentire se stessi dopo un anno o dopo un minuto, tanto quello che si è dichiarato in gran pompa un anno o un minuto fa non era qualcosa di cui si era realmente convinti, bensì qualcosa che si era dichiarato a propria volta per pura convenienza del momento. Naturalmente il bene comune, la lungimiranza amministrativa e tutto quello dovrebbe essere necessario per lasciare ai nostri figli un mondo migliore rispetto a quello che viviamo oggi, passa drammaticamente in secondo piano. L'unico scopo è il potere fine a se stesso. L'unica modalità è un sentimento di riscatto che anima, con profonda cattiveria, un movimento fatto il larga parte da falliti. Da persone che nella vita non sono riuscite a combinare nulla e che attribuiscono la colpa di tutto questo non a loro stessi, come sarebbe corretto, ma agli altri, al sistema, alla "politica2. Il tutto con un mantello di avidità e aggressività che raramente si era vista prima tutta concentrata in un solo movimento politico. 

Il Movimento 5 Stelle sulla Metro C a Roma si è distinto per anni in campagne terroristiche al confine del ridicolo e oltre. Intendiamoci: il progetto della Metro C come mille volte abbiamo sottolineato qui è un pasticcio che la metà basta, l'auspicio è che la magistratura sbatta dentro e getti la chiave i tanti che senza dubbio si sono approfittati di caos amministrativo e sciatteria politica rubando (tanti) soldi pubblici. Detto ciò sulla infrastruttura in se non ci dovrebbero essere discussioni: la linea trasportisticamente serve a Roma come il pane, come servirebbero a seguire la linea D, la F, la G, la H e così via per quasi tutte le lettere dell'alfabeto.

E invece no. E invece andando indietro nel tempo non si trovano altro che battaglie ideologiche ignobili e raggelanti da parte del movimento pentastellato. Ovviamente solo terrorismo, terrorismo soltanto. Perché quando hai come target la parte più ignorante, impreparata e suggestionabile del paese, cosa c'è di meglio che mettergli paura? Basta quello: spaventali e ti crederanno, spaventali e penderanno dalle tue labbra. Così ci si comporta con i deboli. Nel mondo la chiamano circonvenzione d'incapaci, Casaleggio la chiama politica. Così ha sempre fatto Beppe Grillo e così continua a fare. Una strategia, già in parte sperimentata da Silvio Berlusconi (ma mai a questi livelli) imbattibile in un paese con un tasso vicino al 70% di analfabetismo funzionale. La gente non sa nulla, è profondamente ignorante, di più: è incapace di aggiornarsi e documentarsi, e allora crede a chi la spara più grossa e più suggestiva. Una meschinità senza confine. 

Leggete questa petizione che chiedeva lo stop della Metro C nel 2013. Proposta dai 4 consiglieri pentastellati allora in Campidoglio e dunque anche da Virginia Raggi. Solo bugie e terrorismo per suggestionare il popolino. Tutto falso. Come ha sempre fatto la vecchia politica, certo, ma perfino peggio. E con la profonda disonestà di presentarsi come quelli che vogliono far diversamente. Non c'è remissione e giustificazione per un comportamento così ripugnante da parte di questo partito. 
In quel periodo dunque il sacro blog era pieno di contenuti contrari alla Metro C e perfino intervistone a individui tipo Paolo Gelsomini

Insomma i grillini non volevano la metro (del resto non vogliono le grandi opere, no?) e semmai la volevano fermare a San Giovanni. 

Ma poi cosa è successo? Vinte le elezioni hanno davvero dato seguito alla loro impostazione con coerenza stoppandone la costruzione? Sono stati chiari, limpidi e lineari? Magari!
Da quando sono arrivati al potere in città, ovvero da 19 mesi, non sono riusciti a decidere nulla su cosa fare di questa infrastruttura. Non importa se qui si gioca il futuro della città e della vivibilità delle prossime generazioni, loro se ne fregano e, semplicemente, fanno la cosa più semplice: non decidere. Non si sa se si continuerà dopo Colosseo, non si sa come, non si sa se andrà avanti l'attuale compagine o se si farà un nuovo bando. Nel frattempo le indecisioni le paghiamo tutti quanti e le conseguenze sono gravi: il governo ha negato i finanziamenti perché non si è trovato al cospetto di progetti realmente cantierabili e San Giovanni è in ritardo di un anno. Significa meno investimenti, meno posti di lavoro, cantieri che creano disagi per una eternità, nei mesi in cui con grande velocità Milano sta costruendo la sua quinta linea. E stiamo parlando dell'unico grande investimento pubblico oggi in città eh, non di bazzecole. Una cosa che andrebbe trattata in guanti bianchi specie in un'area urbana dove investimenti non ce ne sono, ne pubblici, ne privati, ne stranieri. (Ma del resto stiamo parlando della stessa classe politica che considera un successo l'aver dimezzato gli investimenti esteri sull'area di Tor di Valle, l'averli annullati alla Ex Fiera, l'aver fermato gli investimenti privati alle Torri dell'Eur ecc...).

Proprio in questi giorni si apprende che la apertura assai tardiva della fermata San Giovanni, utile a connettere la C alla metro A, potrà essere strumentalizzata come mega spot elettorale il 4 marzo. Una inaugurazione a urne aperte la prima domenica di marzo. La metro era il nemico, ora nella più totale volgarità istituzionale (ma speriamo che grazie ad uno scoop di Repubblica il piano della sindaca di inaugurare durante le Politiche venga annullato), diventa uno strumento di propaganda. Prima ci facevi propaganda contro, oggi la usi per far propaganda a favore e per legittimare la tua efficacia a governare. Come si fa ad arrivare a queste contraddizioni clamorose?
Se avevi un elettorato sensibile alla lotta alle grandi opere perché oggi il tuo elettorato dovrebbe essere sensibile, e confermarti la fiducia, se inauguri una grande opera contro la quale hai lottato strenuamente per anni cercando di lavare il cervello a gente indifesa e ignorante? Perché dovresti usare a tuo favore una inaugurazione resa possibile solo da una forzatura di Ignazio Marino che tu hai combattuto con petizioni e esposti?

Succede nell'epoca della post-truth e nel paese col più alto tasso di analfabetismo funzionale. Succede se c'è un partito politico che, totalmente senza scrupoli, ha capito perfettamente le chiavi per strumentalizzare a suo favore questi problemi invece di puntare a risolverli. Come un parassita, come un virus, come tante metastasi di un tumore maligno alimentato dal bene più a buon mercato e più disponibile in Italia: l'ignoranza. Quella del Popolo dei Sacchetti...