31 agosto 2016

Ma come diamine si fa ad essere contrari alle Olimpiadi?

Nella situazione data ogni ragionamento contrario alle Olimpiadi davvero non sta in piedi, e cercheremo di dimostrarlo. Sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista delle opportunità, sia dal punto di vista politico. E non parliamo di una politica astratta e generica, parliamo proprio di questa (questa!) amministrazione. 

Come si fa ad avere paura di ruberie e malversazioni quando per la prima volta (a dar credito a chi amministra, ma probabilmente è vero) hai al governo della città persone onestissime e specchiate? Dove dovrebbe generarsi la corruzione? Essendoci persone oneste è chiaro che non ci saranno extracosti, non ci saranno anomalie, non ci saranno progetti ridicoli e disegnati appositamente per sottrarre risorse agli enti pubblici e trasferirle, in cambio di opere inutili, a famelici privati. La trasparenza e il fatto che la città ha un buon 70% di impianti già fatti (grazie alle Olimpiadi di 60 anni fa, giusto per dire quale è la straordinaria legacy di questi eventi, se ben gestiti) farà il resto. Occorre davvero avere grandi tare mentali per non accogliere a braccia aperte questa sfida e non giocarsela. Come fanno questi ragazzi, nati tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta, a non volersi giocare partite come questa? Chiunque di noi, appartenente a quella generazione, onesto e intelligente, non aspetterebbe altro. Ma sul serio ci vogliono far credere che un evento simile non si può fare spendendo il giusto e facendo le cose per bene? Ma per cortesia, è una sciocchezza inaccettabile... E' come dire che i giovani governanti italiani subito dopo la Guerra dovevano rinunciare ai miliardi americani del Piano Marshal perché altrimenti c'era il rischio di corruzione nel gestirli, puah... Montezemolo non è gradito? Comprensibile, ma lui è il comitato promotore e una volta ottenuti i Giochi non sarà più della partita come ha chiaramente dichiarato.

La città è allo stremo? È verissimo: ma siamo nel 2016, le Olimpiadi si svolgerebbero tra otto anni. Se ti preoccupi che la città è a pezzi per le Olimpiadi stai dando per scontato che in 8 anni (otto anni, cavolo!) non migliorerà niente. Questa è la prospettiva di medio periodo che ha questa amministrazione? E noi che pensavamo che dopo 8 anni di onestà si potessero generare rivoluzioni vere... Chi ha votato M5S dovrebbe dare per scontato che tra 8 anni la città sarà totalmente diversa rispetto ad oggi, dunque perfettamente in grado di ospitare perfino tre grandi eventi globali contemporaneamente. Come tutte le città evolute del pianeta.
È ovvio che la città ha bisogno di altro, è anche ovvio che quella non sia una priorità. Ma la città mica porta avanti solo le due o tre priorità emergenziali (trasporti, spazzatura, povertà, casa...). Una città che si definisce una grande metropoli occidentale evoluta porta avanti e cerca di risolvere i suoi grandi problemi annosi e contemporaneamente – ripetete con noi: contemporaneamente! - si applica su faccende collaterali, marginalmente meno importanti delle principali ma comunque cruciali per la sua leadership, il suo ruolo, il suo futuro e il benessere (lavorativo, morale, economico) dei suoi abitanti. Altrimenti a cosa serve lo stuolo di dipendenti pubblici più numeroso delle terre emerse? Ridete in faccia con fragore a chi vi ripete la frase “non è la priorità”. E' una idiozia irricevibile che qualcuno malconsiglia la Sindaca di proferire.

Dopo tante critiche su queste colonne a Paolo Berdini, attuale assessore all'urbanistica, siamo costretti oggi a considerarci precisamente sulle sue posizioni. Ieri a Agorà, in tv, Berdini ha detto una cosa molto semplice e molto di buon senso, per una volta scevra da sciocche ideologie di decenni fa. È una notizia perché è sostanzialmente la prima volta, in oltre due mesi, che chi è al governo della città fa affermazioni non ideologiche. Che sia l'inizio di un miglioramento? “Se le Olimpiadi sono pensate bene, io dico di sì”, ha spiegato Berdini. Certo, la Sindaca in campagna elettorale ha di fatto promesso un no al grande evento, ma perseverare su promesse sbagliate è molto meglio che rimangiarsi la parola in nome del bene comune e del benessere dei cittadini. E poi ci mancherebbe che l'amministrazione seguisse i voleri autolesionistici della piazza e dell'elettorato webete (in questa fase – speriamo che le cose cambino – forse il M5S ha il poco invidiabile primato dell'elettorato con il più basso quoziente intellettuale dell'occidente democratico: è naturale dunque che non si possa sempre fare cosa chiede la base se la base, come è evidente, è composta da decerebrati cronici. Questa è mera realpolitik a beneficio dei decerebrati stessi portati come tali a farsi del male da soli e bisognosi di tutela e sostegno come ogni ritardato mentale che si rispetti).
Come si fa a non essere d'accordo con Berdini? Come si fa a non capire che non esiste un sì o un no alle Olimpiadi? Cosa significa essere contrari alle Olimpiadi? Esiste un sì ad Olimpiadi pensate bene e un no secco ad Olimpiadi pensate male. Non ci può essere un preconcetto ideologico (a meno che non si fa parte degli webeti di cui sopra). “Se le Olimpiadi mi permettono di fare 4 serie linee di tram allora io dico sì”, aggiunge Berdini. E vogliamo vedere con quale faccia lo smentiranno.
Roma ha gli impianti già realizzati, solo da ristilizzare, ci sono poi tante infrastrutture già fatte tra Firenze, Napoli, Cagliari. Sarebbero le Olimpiadi dell'Italia, una faccenda inedita e affascinante. Magari con alcune discipline nelle vicine zone terremotate dell'Aquila e di Amatrice, che nel 2024 saranno entrambe completamente ricostruite. 
L'unico investimento sarebbe la sistemazione di una città dello sport da completare oggi ridotta a relitto. E poi tutti i soldi nei trasporti, che non sono spese “olimpiche” o per il “grande evento”, ma infrastrutture che poi restano cento anni e in quel periodo va considerato il loro ammortamento economico. Roma ha un enorme bisogno di una prospettiva (le Olimpiadi costano, dice, ma quanto vale avere un obbiettivo quando hai smarrito qualsiasi speranza? È una domanda che chiama in causa aspetti psicologici, attenzione), ha un enorme bisogno di una svolta di immagine (le Olimpiadi costano? Ma quanto valgono se ti fanno uscire dal novero dei posti da evitare e ti fanno tornare tra le destination del pianeta come accadde nel 1960?).

Dice, ma anche i paesi seri che le hanno organizzate hanno speso un sacco di soldi. Si arriva a fare esempi strampalati con costi algebrici di entrate e di uscite. Ma come diavolo si fa? Indubbiamente ci sono stati casi scandalosi (Atene, ad esempio o altri storici flop come quello canadese di tanti anni fa), ma davvero vogliamo misurare – senza arrivare a Barcellona – le Olimpiadi di Torino su quanto sono costate e su quanto hanno incassato? E il beneficio in termini di immagine (immagine che si traduce in flussi turistici, in investimenti, in posti di lavoro) che quella città continuare ad avere quanto vale? Trasformare una città grigia e insignificante in una destination turistica interessante per tutto il continente quanto vale? Dice: pure a Londra, che sono inglesi, hanno speso un botto e hanno ricavato meno del previsto. Ma che idiozie: Londra avrà pure speso, ma le Olimpiadi hanno consentito alla città di risolvere un problema enorme (simile alla nostra Città dello Sport di Tor Vergata) nel quadrante orientale della città dove il quartiere di Startford è passato dalla condizione di hic sunt leones allo status di posto civile con parchi, uffici, investimenti, stazioni ferroviarie internazionali. Quanto vale questa legacy? Chi la conteggia? La legacy capitolina di aver costruito il Muro Torto e Corso Italia (opere realizzate per Roma 1960) quanto vale? Come è conteggiato negli sciocchi computi delle entrate e delle uscite il fatto che queste infrastrutture continuino oggi, e continueranno per decenni ancora, a erogare il loro servizio 24 ore al giorno 365 giorni all'anno?

Il direttorio è contrario? La Casaleggio è contraria? Grillo è contrario? Ma Grillo, dopo la figura da cretino (oltre che, cosa peggiore, da menagramo) fatta su Expo, non dovrebbe tacere? Ve la ricordate quella frase, no? “Ma chi volete che vada in un posto che si chiama Rho”. La facile stupidità di un ricco annoiato (lui non ha bisogno di sviluppo economico, ha i miliardi e nessuna necessità di lavorare e avere opportunità per uscire dalla povertà e dal disagio) è stata ripagata con gli interessi da numeri inequivocabili. E anche per Expo c'è chi fa il conto della serva sui 10 milioni in più e i 10 milioni in meno, intanto l'Italia, per la prima volta nella storia, si è dotata di una città spendibile a livello globale che risponde al nome di Milano. Intanto la gente di Milano ha cambiato prospettiva, intanto a Milano ci sono persone migliori, finalmente aperte, che ragionano come cittadini del mondo e non come gretti italiani impauriti. Questo quanto vale? Chi ha fatto il conto dei benefici reali?

I ragazzi che oggi governano Roma hanno la possibilità di organizzare il primo grande evento italiano privo di sprechi, privo di corruzione, privo di ladrocini. E hanno pure qualche dubbio se raccogliere la sfida o meno? Semplicemente pazzesco! Politicamente sono obbligati (obbligati!) ad accettarla. Al contrario si auto confinerebbero a esponenti della vecchia politica, ammetterebbero di essere uguali a chi li ha preceduti, come ai tempi di Mario Monti quando le Olimpiadi vennero giustamente annullate per evitare di darle in mano ad Alemanno (e noi eravamo d'accordo sull'annullamento, all'epoca). Ma se nulla è cambiato cosa abbiamo votato a fare per un cambiamento radicale? Sarebbe una delusione fragorosa.

Immaginatevi una città che riesce a riutilizzare i suoi impianti, rinnovarli. Immaginate 150 impianti comunali, oggi in decadenza, restaurati grazie alle Olimpiadi e subito dopo restituiti alla città (con gestori seri, scelti previo bando). Immaginatevi le gare internazionali in periferia, nei campi del Comune, nelle piscine comunali, nei palazzetti pubblici. Una cosa che non si è mai vista. Le Olimpiadi al servizio della città, non la città al servizio delle Olimpiadi. Un progetto avvincente. Magari coinvolgendo nel recupero degli stessi i giovani studi di architettura della città, innescando un circolo virtuoso mai sperimentato prima capace di innescare processi creativi per i quali l'assessore alla cultura dovrebbe impuntarsi. Immaginatevi il villaggio olimpico come lo avevano pensato Giovanni Caudo e Ignazio Marino, a bonificare tutte le due sponde del fiume dalla Tangenziale in su, nel tratto compreso tra Flaminia e Salaria, dove oggi ci sono solo mignotte, discariche e centri massaggi cari a Bertolaso. Espropri, butti giù tutto e fai un enorme giardino con delle costruzioni contemporanee dove dopo sarà trasferita (il treno a servire tutto c'è già!) la città giudiziaria che oggi manda ai pazzi il quartiere Prati. Un risiko di spazi che riqualifica tutta la città a nord e rimette in gioco interi rioni al centro.


Chi ha paura di pensare in questo modo non è degno di amministrare Guidonia, altro che Roma. È già umiliante, per la storia di questa città che è stata per centinaia di anni la più importante città del pianeta (e che nel 2025 dovrà ospitare il Giubileo, evento che avrebbe ideale presupposto organizzativo, infrastrutturale e logistico nei Giochi; ammenoché Dibba e la Taverna non vogliano annullare anche quello!), che vi sia un dibattito, che vi sia un dubbio. Ci dovrebbe essere invece una intera nuova classe dirigente pronta a dire “vi facciamo vedere ora noi come si fa a far le cose per bene”.  

30 agosto 2016

Addio Rettighieri! La cazziata atroce del DG di Atac all'assessore Meleo

Lettera davvero micidiale quella che Marco Rettighieri, direttore generale di Atac, ha spedito quest'oggi, 30 agosto 2016, all'assessore ai trasporti di Roma Linda Meleo. 
Si tratta di fatto di una lettera di dimissioni. Durissima nei toni, sprezzante, aspra. Rettighieri l'ha mandata per conoscenza a talmente tante realtà esterne al Comune che non è stato difficile reperirla.



La lettera prende spunto dalle dichiarazioni di Virginia Raggi l'altro giorno alla Festa del Fatto alla Città dell'Altra Economia: "per la ripresa delle scuole i treni della Metro A saranno al 95%". Niente di più falso, spiega Rettighieri, vi abbiamo più volte spiegato che al massimo possiamo arrivare all'85% dei treni, e solo perché stiamo facendo i miracoli. "Non so da dove questo numero sia uscito e chi lo abbia potuto sostenere" chiede alla Meleo Rettighieri rimbrottando indirettamente la Sindaca e insistendo: "non comprendo che ultimatum la Sindaca abbia dato a me", aggiungendo tutta l'atmosfera amareggiata che questo atteggiamento starebbe portando in Atac. 

Poi Rettighieri viene ad una faccenda che, ieri sui social, ha tenuto particolarmente banco. Ma i 18 milioni indispensabili ad Atac per le manutenzioni e girati in extremis dopo Ferragosto dal Comune sono veri o sono fake? Ieri Stefàno e Meleo, rispondendo al senatore Esposito (già Assessore ai Trasporti con Marino), giuravano sulla veridicità di questo stanziamento. Meleo con una certa stizza ultimativa chiosava: "i soldi ci sono, deve pensarci Atac". In realtà Rettighieri nella lettera spiega che i soldi non ci sono, che - esattamente come sosteneva Esposito - nello stanziamento confezionato da Minenna, assessore al bilancio nonché verosindaco di Roma, ci sarebbe una polpetta avvelenata capace di rendere il denaro inservibile per l'azienda la quale comunque sta cercando di fare il possibile in attesa di chiarezza su questo.

Rettighieri poi non manca di dare l'ennesima - sacrosanta dal nostro punto di vista - stoccata ai sindacati quando fa presente all'assessore, destinatario della missiva, che il problema non sono le linee su ferro ma anche e soprattutto le linee su gomma, preda dei capricci dei sindacati.

La parte finale della lettera però è la più gustosa. Praticamente Rettighieri - facendo riferimento ad una richiesta di chiarimenti arrivata ieri dall'assessorato dopo lo spostamento di un responsabile sulla Roma Viterbo. Cosa è successo? Rettighieri ha rimosso un incompetente e la Meleo ha chiamato per raccomandarlo (come peraltro ha sempre fatto la politica in Atac?). Oppure Rettighieri ha rimosso un responsabile in gamba e dall'assessorato hanno chiesto il perché e se lo hanno chiesto lo hanno fatto per compiacerne il sindacato o sinceramente preoccupati per la qualità del servizio? 
L'accusa di ingerenze nell'azienda - fatta poi ad un partito come il Movimento 5 Stelle - è talmente grave da parte di Rettighieri che diventa dirompente e che sia vera (con figuraccia clamorosa della Meleo) e che sia falsa o per lo meno eccessiva (con evidente volontà di Rettighieri di mettere in cattiva luce, di fronte ai molti destinatari della missiva, l'assessora).

"Ovviamente è nel diritto di Codesta Amministrazione cambiare la Governance" chiude Rettighieri. Non c'è alcun dubbio che dopo questa lettera un cambiamento ci sarà. 
Rettighieri è stato un dirompente capo di Atac perché è stato il primo a dire con chiarezza e senza paure e infingimenti (in Italia in passato chi ha parlato chiaro sui sindacati è stato anche fatto secco senza tanti complimenti) dove stava il problema. Il primo ad aver raccontato la verità su quello che sono stati capaci di fare i sindacati interni (e il primo ad aver fatto il solco nel percorso tra Atac e la Procura per portare robaccia). Il Movimento 5 Stelle si è alleato (perché questa idiozia? Avrebbe vinto lo stesso!) con alcuni tra questi sindacati ed ha raggranellato una quantità immensa di voti dagli addetti di Atac e dai loro familiari che hanno votato Raggi a valanga. I patti segreti che offrivano la testa di Rettighieri in cambio di consenso non saranno veri, ma sono senz'altro verosimili. 
Delle due l'una: o il M5S riesce a nominare una governance ancora migliore di questa e modulata sulle medesime priorità. E ce lo auguriamo. Oppure l'azienda tornerà nella pozzanghera sindacal-politica in cui era, questa volta spintaci da chi per anni ha stigmatizzato certi comportamenti.

Certo è che Rettighieri, da grande uomo di stato quale è, poteva concludere la sua esperienza in maniera un po' più istituzionale piuttosto che cazziare a reti unificate una ragazza che sta provando a fare l'assessora nel marasma di Roma additandola come novella alfiera delle ingerenze della politica nelle aziende pubbliche. Per una telefonata poi.


PS. Nella giornata successiva alla scrittura di questo articolo è emerso che la fantomatica telefonata di Linda Meleo a Marco Rettighieri è stata fatta a sostegno delle posizioni di un responsabile di linea che era anche militante del Movimento 5 Stelle. Questo aspetto, onestamente, cambia tutto e il tono dell'articolo qui sopra, tendenzialmente volto a non affondare il colpo sulla Meleo, è da considerarsi superato. Tristezza profonda.

Rovista cassonetti e dà il ricavato al figlio sul passeggino. Il video più triste mai pubblicato

Forse uno dei video più terrificanti e tristi che abbiamo mai pubblicato in questi anni. Un uomo grufola nella monnezza di un cassonetto (per fortuna della carta), dopo un po' trova qualcosa, lo dà al suo figlioletto che intanto lo aspetta sul passeggino. 
Lo scenario sarebbe gravissimo e inaccettabile anche nell'estrema periferia, peccato che si svolga invece in pieno centro (cari amici non di Roma, sì: Roma ha ancora i cassonetti, quegli strani contenitori, quelle piccole discariche che Milano, Parigi o Madrid sconoscono da decenni) visto che siamo in Via Urbino.


Il fenomeno dei rovistatori non accenna a diminuire. Anche perché le merci trovate nei cassonetti (unite a quelle rubate in auto e appartamenti) hanno una eccellente valvola di sfogo nei mercatini del rubato che si tengono ogni giorno, impuniti, dovunque in città. Tra l'altro proprio in questi contesti sta sempre di più incrementandosi il fenomeno - già fertilissimo sotto la metropolitana - della strumentalizzazione dei bambini. 

Come funziona? Semplice: il papà vende spazzatura sul suo banchetto improvvisato, arrivano i controlli e per evitarsi la seccatura di una fuga (salvo poi tornare a vendere una volta allontanatasi la volante), il papà prende il bambino che lo accompagna, lo piazza sulle vicine altalene del parco giochi e aspetta che passi la buriana. Succede ogni santo giorno in quello che una volta era il Parco di Via Carlo Felice e che oggi è solo il palcoscenico di queste assurdità.

Qualsiasi persona normale, semplice, ordinaria, se si azzarda a fare solo un decimo di quanto questi signori fanno con i loro figli perde la patria potestà, subisce la immediata requisizione del pargolo e il suo affidamento a strutture apposite. E magari qualche procedimento giudiziario. Perché questi signori sono lasciati liberi di rovinare l'esistenza a bambini ancora innocenti? Come fanno a vivere in Italia ma a violarne ogni legge comprese quelle che difendono gli indifesi come i bambini? Come è possibile che ci siano persone che, senza pagarne la minima conseguenza, umiliano, maltrattano, strumentalizzano a fini peraltro illegali i propri bambini alla luce del sole, davanti ad altri cittadini e alle forze dell'ordine?

29 agosto 2016

Quando la pianteranno di giocare con l'economia della città?


Cosa c'è di più irrinunciabile e prezioso, in una grande metropoli occidentale evoluta, degli asset economici e degli elementi di sviluppo e crescita che consentono ad una città di poter dare opportunità ai suoi cittadini, di poterli far vivere con serenità e prospettiva, di poter combattere povertà, esclusione sociale e disoccupazione, di poter evitare che i propri figli scappino altrove e di poter provare ad essere attrattiva verso i cittadini di altre città e di altri paesi? 

Le città, insomma, sono complessi sistemi sociali, architettonici ed economici. Se dal punto di vista sociale la visione di chi amministra ancora non esiste, se dal punto di vista architettonico c'è da mettersi le mani nei capelli, la cosa che sorprende e allarma è l'approccio dal punto di vista economico della nuova amministrazione che da oggi, 29 agosto (le elezioni si sono svolte a maggio, ma fin da febbraio l'attuale classe dirigente era sicura al 100% di vincere), non ha più alcuna giustificazione nell'essere "appena arrivata". I Cinque Stelle al governo non solo non sembrano avere nessuna ansia, nessuna angoscia, nessuna cura nel favorire lo sviluppo e la crescita economica della città, non solo non sembrano avere nessuna idea alternativa (non ti piace come è cresciuta la città fino ad oggi? Giusto, ma quindi quale è la nuova ricetta per crescere ancora? O dobbiamo declinare?), ma si sono resi protagonisti di scelte concrete (atti, decisioni e norme - per le fare stronzate sesquipedali non vale la cantilena del "siamo appena arrivati dateci tempo") che se non saranno corrette porteranno ad un ulteriore impoverimento della città, ad un'ulteriore crescita delle diseguaglianze, ad un'ulteriore emigrazione dei migliori, ad un innalzamento ulteriore del tasso di disoccupazione.

L'amministrazione di Virginia Raggi non sembra minimamente preoccupata di rendere più povera la città con le sue scelte o comunque non sembra avere nessuna ansia per renderla più ricca, più serena, più aperta e fertile di opportunità, specialmente per gli ultimi. 

Quando parliamo degli ultimi parliamo degli operai che costruiscono le nuove metropolitane e di coloro che le utilizzeranno per andare a lavoro una volta completate; gli ultimi sono le migliaia di carpentieri che edificheranno lo Stadio della Roma (progetto tenuto vergognosamente in ostaggio dall'amministrazione) e i commessi che lavoreranno nei negozi di cui sarà circondato; gli ultimi sono i tanti ragazzi delle periferie che con le Olimpiadi e solo con le Olimpiadi (ovvero con il miliardo e sette che il Comitato Olimpico Internazionale girerà alla città vincitrice per il 2024) potranno sperare di vedere restaurato il centro sportivo comunale vicino casa. 

Una città che guarda alla crescita economica e che vive come una ossessione la creazione di opportunità non è una città "di destra" come una parte della webete base del Movimento 5 Stelle (abbiamo imparato quanti imbucati della peggiore sinistra sono riusciti ad infilarsi tra le fila grilline) potrebbe pensare, al contrario è una città che punta al riscatto finalmente possibile delle persone più ai margini e in difficoltà. In questa visione c'è tutto l'ipocrita paradosso italiano (il M5S non ha inventato nulla, ha solo eretto a esempio virtuoso il pensiero dell'italiano medio, ovvero l'esempio più retrivo di cittadinanza occidentale).

Entrando nello specifico, sempre tenuto presente il quadro di cui sopra, non possiamo esimerci dal parlare di nuovo (lo abbiamo fatto qui, con durezza) della Fiera di Roma.
Cosa è successo per tornarci su?
E' successo che il presidente del Consiglio Comunale e il Sindaco della città si sono recati giusto ieri alla nuova Fiera in occasione di un mega convegno di medici (uno di quei super eventi internazionali che sono la norma in tutte le grandi città occidentali e invece qui vengono vissuti con sorpresa e subbuglio, in maniera iper provinciale) e hanno consegnato alle agenzie e ai loro profili Facebook una serie di dichiarazioni del tutto sorprendenti sulla infrastruttura fieristica di Via Portuense. Vediamole:

- abbiamo fiducia nel nuovo management

- la fiera sta vivendo una vera rinascita

- la fiera è una Ferrari ferma in garage

- i nuovi vertici devono mantenere alto lo standard

- la fiera deve iniziare a correre per dare alla capitale il respiro internazionale che merita e competere nel settore fieristico con le maggiori capitali italiane (Milano) ed europee

Sembrano dichiarazioni di amministratori consapevoli e responsabili, gente che insomma sa alla perfezione quanto sia cruciale per una città collocata come Roma al centro del Mediterraneo avere un turismo congressuale qualificato ed un quartiere fieristico (ferma restando la centralità globale di Milano) peculiare e vivace. Magari migliore di quello attuale rispetto al quale (visti anche i commenti allucinati dei congressisti di questi giorni) ci sarebbe poco da esultare e parlare di rinascite.


Dunque come è possibile che gli atti e le dichiarazioni fino a ieri fossero state così diverse? La città è reduce (malconcia) infatti da una serie di prese di posizioni semplicemente forsennate adottate dall'assessore all'urbanistica Paolo Berdini e plaudite sia da Raggi che da De Vito, ma soprattutto da tutta la base. I tanti webeti osannanti quando Berdini dichiarò che l'ente fieristico romano era stato gestito male e dunque poteva anche fallire, come avranno preso il nuovo afflato di Raggi&De Vito evidentemente colpiti da un grande evento internazionale (magari non ne hanno mai frequentati in vita loro prima di buttarsi in politica)? Ma aspettiamo a ripercorrere le idiozie galattiche di Berdini restando a De Vito, un ragazzo in gamba ma ancora lungi dall'avere le idee chiare e lucide.
Lo stesso Marcello De Vito che ieri spiegava come la fiera poteva essere il grimaldello che ci permetteva di competere nel mondo e di correre come una Ferrari è quello che il 16 agosto (solo dodici giorni prima) raccontava sempre su Facebook che la fiera è una autentica "follia veltroniana". Testuale. 

Allora, De Vito, delle due l'una: o la fiera è una follia (e deve giustamente fallire come dice Berdini) oppure, se ben gestita, è una opportunità: non puoi dichiarare in maniera diametralmente opposta sullo stesso argomento. Perché altrimenti significa che spari sciocchezze solo per fare sensazione e politica di serie b, come hanno sempre fatto i politici prima di te. Dove sta dunque il nuovo? Finirà che le persone rivaluteranno il vecchio, stai molto attento...
Ad ogni modo gli webeti che esultavano sotto la dichiarazione della "follia veltroniana" sono gli stessi che esultano sotto la dichiarazione della "Ferrari". Loro sono gli unici ad essere coerenti: fanno sempre la claque senza mai accendere il cervello.

Ma torniamo a Berdini e capiamo se può esistere una compatibilità tra le sue dichiarazioni e quelle rilasciate ieri da Presidente e Sindaco.

Berdini qualche settimana fa ha approvato, per pure questioni ideologiche e per biechi motivi politici d serie C (fare un dispetto alla Giunta precedente, sulla pelle dei romani), una delibera che rischia seriamete di pregiudicare per sempre il prosieguo delle attività della Fiera ipotecando anche la riqualificazione immobiliare - resa oggi antieconomica - del recinto sulla Colombo della ex Fiera. Una pazzia su tutti i livelli che però l'assessore ha giustificato con il fatto che la fiera è sempre stata mal gestita, è stata costruita su terreni paludosi e sta sprofondando sotto terra (servirebbe una Jeep più che una Ferrari, comunque sempre gruppo Fiat niente paura) e dunque può tranquillamente fallire e non è giusto salvarla con provvedimenti immobiliari che le permettano di avere artatamente ossigeno finanziario. 
Un de profundis mai smentito, anzi come abbiamo visto il 16 agosto rilanciato, dagli stessi protagonisti di ieri. Ma non basta: cercando su YouTube non sono poche le performance di Berdini sulla nuova Fiera, sempre con il solito tono di superiorità, di scherno, sempre con la solita narrazione atta a ammaliare gli ignoranti. "L'unica cosa che ci fanno è un salone nautico" spiega Berdini in un filmato, "ma i miei amici costruttori (notare, "i miei amici", testuale, ndr) che vogliono comprare una imbarcazione vanno al Salone di Genova, mica vengono a Roma. Lo sanno tutti". 

Secondo Berdini, insomma, nel suo stile più superficiale di un Mago Forrest che declama l'Inferno della Divina Commedia di Dante, la città di Roma "non è mai stata una città industriale e dunque non ha senso che abbia un quartiere fieristico perché non ha nulla da mostrarvi dentro". 

Avere dei rappresentanti autorevoli e titolati della stessa forza di governo della principale città del paese che la pensano in maniera così diametralmente opposta su un tema così importante è un danno enorme per la città, per l'immagine che dà all'esterno, per gli investimenti che respinge. Non è accettabile prendersi gioco dell'economia della città perché, come abbiamo cercato di spiegare, questo significa prendersi gioco delle persone più in difficoltà, degli ultimi, degli emarginati (quelli veri, non chi occupa immobili per far politica e gestire il potere) che solo con una economia florida possono riscattarsi. 

28 agosto 2016

La "signora coraggiosa" che combatte contro le discariche abusive è in realtà di Casa Pound

In tempi di cataclismi naturali l'attenzione dei media e dei social media dovrebbe essere quasi del tutto monopolizzata da fatti atroci e luttuosi. E invece ciononostante qualcosa sfugge e partono flame virali di tutto interesse. Da analizzare.

L'ultimo riguarda un video estrapolato da una diretta Facebook. Nel video, molto ben realizzato, una signora tra i 40 e i 50 se la prende con grande - e giusta! - durezza e determinazione verso due individui (stranieri in tutta evidenza) che stanno sversando abusivamente (o preparando dei giacigli con delle reti da letto recuperate chissà dove) in un'area verde sebbene semi abbandonata (uno di quei parchi alla romana).
La diretta è appassionante e avvincente. In primis per il coraggio che, da sola, la signora mostra di avere. Su questo nulla quaestio. Il filmato inizia con la protagonista che urla rammaricata cose tipo: "tu guarda se deve essere una semplice cittadina a farvi riprendere questi rifiuti". E intanto la voce ferma obbliga i due immigrati a ricaricarsi sulla macchina reti e buste che avevano sversate.

Migliaia di persone hanno condiviso il filmato esultando (questo dimostra a che punto è la sopportazione popolare per certe azioni). Tutti hanno inneggiato al coraggio, tutti hanno inneggiato al senso civico, tutti hanno detto che ci vorrebbero 100 o 1000 persone come questa. Tutti hanno però evitato di approfondire un attimo.


La "comune cittadina", infatti, comune non è poi tanto. Si tratta di Tania Pasquali ovvero di una militante di Casa Pound, addirittura recentissimamente candidata per Casa Pound nel VI Municipio. Fino a stanotte - ovvero quando ha innalzato il livello di privacy della sua pagina Facebook - la sua time line era una teoria di prese di posizione più o meno razziste e di foto del Duce.


Dunque la sfuriata contro i due immigrati cosa era? Propaganda? Razzismo? Sarebbe stata fatta pari pari di fronte a "operatori" italiani? O siamo di fronte ad un reale e disinteressato afflato di senso civico? D'altronde nel video la Pasquali parla di "rispetto della città", musica per le nostre orecchie in teoria. Ecco perché ci piacerebbe sapere il suo parere sul comportamento del movimento politico di cui fa parte. Casa Pound, infatti, insiste a incartare la capitale (non spiazzi abbandonati fuori dal Raccordo, ma mura storiche, monumenti, scuole, aree iper centrali, zone pedonali, palazzi pubblici) con continue e ricorsive campagne di affissioni abusive. 
Le affissioni abusive - solo a Roma considerate qualcosa di simile ad un male necessario o un problema secondario - sono in realtà fumo negli occhi in qualsiasi città civile occidentale. Qualsiasi città "rispettata" dai propri cittadini e abitanti, come direbbe Tania. Aumentano il degrado e dunque l'insicurezza, sottraggono tantissime risorse alle società di nettezza urbana costrette a rimuoverle (sono i soldi della nostra tariffa rifiuti: ecco perché ogni manifesto abusivo è denaro direttamente rubato ai cittadini), danneggiano palazzi e monumenti, coprono pubblicità ufficiali magari con fatica affisse da chi ha comprato regolarmente gli spazi, distraggono gli automobilisti. Inoltre quando i manifesti cadono a terra, in caso di pioggia o di umidità, generano una poltiglia scivolosa e potenzialmente letale per bici e scooter. 

Immaginatevi ora chiunque di voi aprire uno smartphone a Piazza Vittorio o sul Muro Torto e fare la stessa scena che ha fatto Tania obbligando gli energumeni di Casa Pound intenti ad affiggere di rimuovere le affisioni, di pulire i muri storici, i monumenti, le scuole, gli arredi urbani e di andarsene. Urlandogli contro le peggio cose. Chiedendo loro di "rispettare la città". Quali sarebbero le vostre conseguenze è chiarissimo senza bisogno di scriverlo. 

Peraltro Casa Pound umilia Roma per questioni di potere, di marketing territoriale d'accatto, di posizionamento, di ruolo, di patetica visibilità. Mica per bisogno e per sopravvivenza. 

La mancanza di rispetto, la prepotenza, l'aggressività e l'assurdo degrado che la presenza di Casa Pound in città provoca a causa delle affissioni abusive, a causa del considerare la città come il proprio tinello dove fare il proprio comodo in spregio di tutto, impedisce a qualsiasi componente di quel movimento politico di parlare di "rispetto di Roma" senza cadere nel ridicolo. Con la signora Tania però - forse perché il suo atto di per sé era assai positivo e condivisibile - ci siete cascati tutti...

La ciclabile Ponte Milvio Castel Giubileo sta scomparendo. 19 foto lo dimostrano



















Non è solo una faccenda di degrado, di mancata manutenzione, di scempio, insulto e umiliazione verso i ciclisti. Non è solo una faccenda di abbandono e di mancate promesse (tutta una campagna elettorale modulata sulla ciclabilità e poi dopo due mesi manco togliere le erbacce). E' proprio un problema strutturale. Cioè le ciclabili, lasciate prive di alcun intervento, vengono manciate dalla natura. Non soltanto ai lati, con gli arbusti e i canneti, ma proprio da sotto. Le erbe infestanti fanno esplodere le pavimentazioni e a breve ciclabili come queste - peraltro nuove o quasi - rischiano di non esserci più se non si interverrà in maniera seria. 

27 agosto 2016

I romani posteggiano male perché non hanno scelta. Nulla di più falso

I nostri lettori questo gioco lo conoscono perché lo facciamo ad ogni agosto (in realtà su questa strada il gioco funziona tutto l'anno). E' un gioco che ad agosto è però più evidente e che dimostra un concetto molto chiaro e molto lucido che però molti nostri concittadini faticano ad accettare: i romani non posteggiano fuori posto per necessità, ma lo fanno esclusivamente per inciviltà. Di più: lo fanno per egoismo, menefreghismo, mancanza di rispetto dei proprio simili e infine lo fanno perché tanto nessuno li sanziona. Ecco perché lo fanno, non perché è necessario.

Questo filmato su Viale Aventino dice tutto sull'atteggiamento dei cittadini che vivono, ma essenzialmente che "usano" ogni giorno la capitale. Si mette in pericolo la circolazione per non pagare un euro di parcheggio, si creano pericoli potenziali per bici, pedoni, auto in transito e moto per non posteggiare pochi centrimetri più in là dove c'è un posto libero, anzi decine e decine di posti liberi.

Fila informe di auto in divieto e fila unica di posteggi liberi: questi sono i video che dovete mostrare a chi vi dice che a Roma la gente posteggia male perché purtroppo non c'è alternativa. 
Come si risolve? Riducendo le dimensioni delle carreggiate (con ciclabili leggere qui su Viale Aventino fattibilissime o preferenziali), modificando le sanzioni per il divieto di sosta (ad oggi non determina la perdita di punti ed è davvero assurdo), incrementando, e di brutto, il sistema di street control ovvero auto della Polizia Locale dotate di telecamere sul tettuccio per fare tante tante multe a strascico. Questo per dire che il problema si può risolvere non solo a costo zero, ma anche incassando denaro. E' importante non solo per faccende di sicurezza e viabilità, ma è importante anche e soprattutto per una faccenda di civiltà. 

Chi si comporta male con l'auto infatti poi tende a farlo per tutte le altre cose della vita, chi capisce che bisogna avere rispetto del prossimo e delle leggi fin da come si posteggia l'auto, poi probabilmente si porta con se questa sensazione ed è meno portato a comportarsi da buzzurro in altri campi. Pensateci quando vi viene da dire "ma che fastidio te dà?"...

Ad ogni modo questa priorità di gravità non ci vede concordi con le forze dell'ordine. Perché diciamo questo? Guardate il video fino all'ultimo, sentite dei colpetti ripetuti di clacson? Sapete di che si tratta? Di una volante dei Carabinieri che, visto che stavamo filmando su Viale Aventino, si è insospettita. Fermo, controllo, identificazione. D'altro canto - e lo diciamo senza ironia - chi filma una strada col telefonino può essere un pericolo in tempi di allerta terroristica, dozzine di auto in sosta selvaggia sotto la FAO invece cosa volete che siano...

26 agosto 2016

La presa per i fondelli della nomina del direttore di Ama spiegata bene

E anche la nomina del nuovo direttore generale di Ama è passata, per i nostri quotidiani locali in prolungata pausa estiva (ormai continuata da anni se non da decenni), sotto il più assoluto silenzio. E' stata data la notizia, ma non è stata aggiunta nessuna critica, nessuna riflessione, nessuna opinione fatte salve minime eccezioni. Come se quello che è successo fosse normale, lineare, logico. Come se le scelte fatte - probabilmente purtroppo non dal sindaco ma da altre entità sicuramente non votate e scelte dai cittadini romani - non rappresentassero una presa per i fondelli.

Facciamo alcune premesse: siamo speranzosi che Solidoro (il nuovo presidente) e Bina (il nuovo, appunto, direttore generale) riescano a mettere in sesto Ama. D'altro canto la cura della Paola Muraro - a meno che, come è possibile, non si trasformerà in un fuoco di paglia - pare aver in pare funzionato e la città in agosto è stata pulita. Altra premessa è sulla filiera della scelta. Ovvio che preferiamo dei concorsi trasparenti, ma altrettanto ovvio ed evidente che il merito e la trasparenza il Movimento 5 Stelle preferisca tassativamente lasciarla su carta: quando poi si va a scegliere davvero chi incaricare decide Davide Casaleggio, decide Stefano Vignaroli, insomma decidono poche persone: solitamente non elette dalla gente. Ebbene vi vogliamo dire, sempre in premessa, che a noi questo tange poco. Non ci scandalizziamo per questo, a patto ovviamente che le persone poi selezionate abbiano un curriculum come si deve (su questo ci sono alcuni dubbi su Bina) e siano poi efficaci e capaci (e questo lo vedremo). Dunque non è questo il focus dei nostri appunti. Tra l'altro siamo molto soddisfatti che Ama sia sta data in mano a personaggi distantissimi da Roma, provenienti da lontano, non romani. E speriamo - consentiteci la parentesi - che l'amministrazione faccia lo stesso con il Corpo della Polizia Municipale e che i patti elettorali con quei sindacati non vengano rispettati e che dunque il nuovo comandante generale sia un esterno: è cosa davvero fondamentale.

Torniamo ad Ama. Ed alla presa per i fondelli. Dunque se Solidoro e Bina - per lo meno ad oggi - ci stanno tutto sommato bene, che cosa abbiamo mai da lamentarci? In questo caso, perdonatecelo, abbiamo da lamentarci del modo, della forma, della modalità. Non si può, a nostro modesto avviso, arrivare a questo punto di presa per il chiulo dei propri concittadini trattandoli dunque come sudditi decerebrati. Alla stampa romana tutto è sembrato normale, ma vi siete resi conto di cosa è successo sul direttore generale di Ama? 

Sono andati a scegliere un signore amico di Casaleggio, e fin qui va bene. Questo lavorava a Voghera. Lo hanno fatto dimettere. Lo hanno deportato a Roma. Lo hanno messo a capo di una organizzazione tra le più complesse e marce d'Italia, che necessità di settimane e settimane di full immersion solo per capire la punta dell'iceberg e poi hanno sbandierato ai quattro venti che la nomina sarebbe durata... QUATTRO MESI. Quattro mesi perché poi si deve fare un bando e scegliere il direttore generale "definitivo. 
No, dico, ma chi vogliamo prendere in giro?


Sentite cosa scrivono le agenzie relativamente al giorno dell'insediamento. “Avrò quindi poco tempo ma anche poco tempo da perdere - ha chiarito su questo aspetto - Poi parteciperò al bando comunale che però sarà aperto. Non mi aspetto un rapporto privilegiato o un trattamento di favore in quell’occasione. Sarò scelto se risulterò il migliore”.
Avete mai ascoltato una "excusatio non petita" più patetica di questa voialtri?

Insomma noi dovremmo credere che un dirigente lasci un incarico fisso, pluriennale, pagato benissimo, in un posto tranquillo e pacioso, per svolgere un incarico provvisorio di 4 mesi (ben più oneroso), per poi partecipare ad un bando pubblico dal quale potrebbe essere escluso? Sembra un'emerita buffonata solo a noi? 
Dice, ma questo discorso lo puoi fare solo a concorso avvenuto eventualmente. Vero, verissimo. Ma facciamo finta che altri candidati si presenteranno al concorso (voi vi presentereste ad un concorso in cui uno dei concorrenti ha 4 mesi di vantaggio su di voi e conosce la macchina dall'interno? Andiamo, è chiaro che Bina sarà l'unico candidato o sarà circondato esclusivamente da candidati fantoccio) e dunque ipotizziamo che ci sia un concorso vero e non si faccia come con Solidoro scelto da una folta rosa di un solo CV. E ipotizziamo che questo concorso arrivi qualcuno più qualificato di Bina e lo stravinca oggettivamente. Ma allora che senso avrebbe avuto scomodare questo poveraccio per tre mesi? Non si poteva provvedere ad un interim come peraltro si è fatto proprio nei Vigili Urbani dove, appunto, in attesa di un concorso si è affidato il comando al vice dell'ex comandante generale? 

Insomma delle due l'una. O Bina è un amministratore forte (e dio sa quanto ce n'è assoluto bisogno vista la condizione dell'azienda e le pressioni - perfino criminali - cui è sottoposta) e stravincerà il concorso, e allora non si capisce per quale motivo non assegnargli fin da subito un incarico lungo e un orizzonte operativo sereno di anni; oppure Bina è un amministratore debole e dunque perderà il concorso e allora non si capisce perché mettergli in mano l'azienda - seppur per soli 4 mesi - rischiando di peggiorarne ancora le condizioni e di riaprire i portoni a mafie capitali e pressioni indebite. Qualcuno riesce a spiegarci la strategia? Qualcuno dell'opposizione in Campidoglio ci ha fatto un ragionamento (sempre tanti saluti alla signora Franceschini eh...)?

Già ci siamo sempre infervorati quando abbiamo visto i politici tradizionali prenderci per il bavero, ma quando lo fanno questi "cittadini" che hanno trasparenza e onestà da prerequisiti (quali dovrebbero essere) a vessilli politici, beh, francamente...

Detto ciò tifiamo con tutta sincerità per Bina e per Solidoro. Se davvero ci accorgeremo che vorranno mettere in sesto Ama (e non far continuare anche qui a comandare la malavita dei sindacati e dei pessimi dipendenti fannulloni) saremo dalla loro parte e valorizzeremo ogni loro mossa in segno di discontinuità e di buona gestione. Il problema non sono loro due (che anzi speriamo restino a lungo, soprattutto Bina dopo i finti "quattro mesi"), ma l'inutile, arzigogolato e controproducente sistema di sotterfugi, inganni e raggiri che il partito che li ha portati a Roma è stato capace di edificare in poche settimane di governo.

25 agosto 2016

All'Eur resterà Beirut. Il patto Raggi-Caltagirone annulla la riqualificazione

C'è un motivo per cui le assurde polemiche di questi giorni che campeggiano addirittura sulle cronache nazionali dei principali quotidiani del paese non vengono prontamente smentite e facilmente demolite dai vertici del Movimento 5 Stelle: fanno comodo!
Eppure sarebbe semplicissimo. Si parla di stipendi, solo di stipendi, nient'altro che di stipendi. Ma quanto ci vuole a spiegare all'opinione pubblica, in maniera chiara, che spendere 6 milioni di euro di paghe in un comune che ha 6 miliardi di euro di budget\anno è lo 0,1% dell'ammontare? Quanto ci vuole a spiegare che i professionisti seri e onesti si pagano e proprio questa è una garanzia (sebbene non al 100%) di incorruttibilità? Quanto ci vuole a far capire che se si fa ripartire (specie economicamente) una città come Roma stipendi di quella entità vengono ripagati in venti minuti netti? Quanto ci vuole a spiegare a giornali con la bava alla bocca e a militanti incontinenti (sorelle di Presidenti di Consiglio Comunale incluse) che è assolutamente normale, in un Comune marcio e colluso, cercare di circondarsi di persone amiche, vicine, con le quali si è scambiato in passato già un pezzo di vita (a patto che siano in gamba, ovvio)?
Torri di Ligini appena costruite

Non ci vorrebbe niente, ma non lo si fa. Non lo fanno i rappresentanti del M5S romano (Frongia, Raggi... a proposito l'avete vista ultimamente? Esiste? E' viva e lotta assieme a noi? Vi ricordate l'ultima sua dichiarazione importante sulla città?) e men che meno lo fanno i rappresentanti del M5S nazionale. Perché così la stampa continua nella sua opera di distrazione di massa, parlando del nulla, e si può continuare a fare il proprio porco comodo con gli affari, le relazioni, i rapporti utilissimi a costruire il consenso e a ipotecare la vittoria alle prossime elezioni politiche. Questa la strategia.

Ovviamente senza accordarsi con i poteri forti, o per lo meno con una parte di questi, le elezioni non si vincono manco per miracolo. E a Roma i poteri forti sono tanti e ramificati, magari meno potenti di un tempo, ma perché inimicarseli inutilmente? 
Il cantiere delle Torri quando era appena partito, coperto dall'installazione di Matteo Cibic

Ecco allora che qualcuno parla insistentemente, ormai da mesi, tra i tanti altri imbarazzanti o inconfessabili accordi elettorali (vogliamo parlare di quello coi sindacati - alcuni sindacati - delle municipalizzate che ha già fruttato la fine dell'era Frattini in Ama? Da sotterrarsi...), di un patto d'acciaio tra Virginia Raggi e Francesco Gaetano Caltagirone.

Tu, Virginia, appronti le decisioni che mi stanno a cuore; Tu, Virginia, mi fai tornare centrale non tanto nel business (ormai Calta fa affari all'estero soprattutto, mica in questo paese del menga dove è diventato impossibile lavorare) quanto nel potere e nelle decisioni e io, Franco, faccio in modo di non ostacolarti e se lo faccio lo faccio solo superficialmente, solo in apparenza. "Non affondate sulla Sindaca" avrebbe sussurrato ai suoi redattori "date solo qualche colpettino". E infatti la strategia editoriale del Messaggero questa appare essere.

Ora la ricostruzione di complotti e sotterfugi non è propriamente la nostra specialità e dunque, figuratevi, speriamo di essere smentiti, tuttavia un elemento conferma questa ricostruzione che altrimenti si potrebbe considerare giustamente fantasiosa: parliamo delle Torri dell'Eur. Sintetizziamo cosa è successo negli ultimi 55 anni.

Le torri vengono costruite negli anni Sessanta, firmate da grandi architetti dell'epoca: si deve fare il centro direzionale dell'Eur, una roba che nessun paese occidentale ancora aveva.

Le torri vengono destinate al Ministero delle Finanze.

Le torri negli anni 2000 vengono abbandonate e parte un progetto di trasformazione in spazi residenziali in capo ad una società mista e in virtù di un non felicissimo progetto di Renzo Piano che prevede l'abbattimento delle torri. In cambio i costruttori avrebbero girato 24 milioni di oneri per "pagare" il cambio di destinazione d'uso da uffici a residenze.

Il progetto non parte mai, le torri vengono spogliate del loro rivestimento durante gli anni di Alemanno ma poi tutto si arena anche perché nel 2008/2009 inizia una crisi economica micidiale dentro la quale siamo ancora. Una crisi che sconsigliava, specie in una città peracottara come Roma, di costruire case di lusso (come invece negli stessi anni si è fatto, eccome, a Milano).

Durante gli anni della Giunta Marino, l'assessore Giovanni Caudo trova la quadra. Le torri rimarranno al loro posto, non verranno più demolite, non verranno più trasformate in case ma resteranno uffici e diventeranno il grande quartier generale romano di TIM (Telecom Italia) che così potrà abbandonare altri uffici che ha in affitto mettendo tra l'altro in gioco altri spazi nella città in un risiko sano e a beneficio di tutti, inclusi i risparmi dell'azienda telefonica

I rendering della riqualificazione annullata

Per questa operazione, una delle tante operazioni brillantissime dell'assessore Caudo (basti pensare che il privato fu obbligato a fare un concorso d'architettura che vide vincitore un giovane studio milanese con un progetto di dignitosissimo livello), ovviamente gli oneri - i famosi 24 milioni - non erano più dovuti perché non c'era più alcun cambio di destinazione d'uso. Torri di uffici erano, torri di uffici tornavano: semplicemente venivano restaurate e riqualificate. 

Nel frattempo cambiano i vertici di Telecom. Va via Patuano, che tanto aveva voluto questa operazione immobiliare, arriva Cattaneo che questa operazione aveva sempre osteggiato. Cattaneo è un "uomo di Caltagirone" potrebbe dire qualcuno. Ha presieduto la Domus, del gruppo Vianini, ed è stato nel CdA di Cementir. Noi - tra Terna, Fiera Milano e quant'altro - non lo consideriamo tale, lo consideriamo invece un bravo imprenditore con due wallere tante il quale, tuttavia, di certo non è estraneo al Calta e di certo gli deve - come succede quando si lavora senza che questo rappresenti il benché minimo illecito - qualche favore. 

Cattaneo, senza che il Comune lo ostacolasse minimamente, prova immediatamente a smontare il progetto. Non ci riesce perché ci sono delle grossissime penali da pagare. Ad un certo punto parte un'inchiesta, chissà innescata da chi, che vede indagato - come atto dovuto - anche lo stesso Giovanni Caudo e che verte su quella differenza (facilissimamente spiegabile) tra 24 milioni di oneri di urbanizzazione dovuti dal primo progetto e 1 milione di contributo obbligatorio dovuto dal progetto nuovo. Come abbiamo detto il progetto nuovo è una semplice riqualificazione che non necessita neppure di chissà quale permesso e passaggio burocratico e che dunque non genera oneri per cui è normale che gli oneri non ci siano.

Questo fatto, che il Comune avrebbe dovuto ignorare o dal quale si sarebbe dovuto difendere, porta invece l'amministrazione a revocare il permesso per costruire. Come se per lo scandalo Metro C, invece di mettere al gabbio i responsabili, si fosse considerato che doveva farne le spese l'infrastruttura stessa, revocando il diritto a costruirla. Con un atto che, pare, è datato 29 luglio firmato non si sa da chi perché nulla si trova nell'Albo Pretorio benché organi di stampa riportino il 29 luglio come data di promulgazione. Praticamente il Comune si è autodanneggiato per favorire le scelte di una società privata, Telecom, che nel frattempo aveva cambiato idea rispetto ad un impegno che si era presa? Questa l'ipotesi. Un impegno, peraltro, preso con la CDP, dunque un ente di fatto pubblico. La parte pubblica è stata così danneggiata due volte, anzi tre perché il permanere ora della Beirut dell'Eur danneggerà fortemente anche la inauguranda Nuvola di Fuksas che stava per trovare acquirenti per l'albergo proprio nella prospettiva di un nuovo grande centro direzionale al suo fianco. Nuovo centro direzionale che non ci sarà. Stessi danni indiretti li subirà anche l'Acquario, altro progetto quasi terminato che la città attenda da anni e che ora si troverà ad inaugurare, se mai lo farà, in un contesto di degrado. Roba da chiedere i danni.

La domanda è: il Comune è stato obbligato a revocare il permesso per costruire (ricordiamo: già sospeso all'epoca di Tronca)? L'inchiesta, seppur risibile e a nostro parere presto archiviata per lo meno per la parte relativa agli oneri, lo ha obbligato a farlo? O è stata una precisa scelta politica? O lo ha fatto per offrire una scappatoia che altrimenti Telecom non avrebbe mai avuto? Ma in ogni caso perché nessuno parla? Perché non c'è una parola di Paolo Berdini, assessore all'urbanistica, su questa faccenda che è cruciale per l'Eur e per tutta la città? Perché - in ottemperanza alla trasparenza che è uno dei cardini di questa amministrazione pentastellata -  l'assessore all'urbanistica non ci illustra cosa è successo e cosa succederà? Forse Berdini, come tutti i comunisti che si rispettino, sta passando una trentina di giorni in relax agostano a Porto Ercole, a Capalbio, ad Ansedonia, a Sperlonga, a San Felice Circeo, a Ponza o a Sabaudia? Perché non ci viene spiegato ora che si farà e come si risolverà questo relitto urbano che pregiudica lo sviluppo di tutto il quartiere rischiando di mandare in fumo tutto un progetto convegnistico sul quale si è enormemente investito? Si vuole far fare al Centro Congressi la stessa fine che si è fatta fare alla Fiera di Roma per caso? Perché il Municipio non apre bocca? Perché in Municipio non apre bocca manco l'opposizione? Chi ha firmato la revoca del permesso a costruire alzando una palla che la nuova Telecom di Cattaneo (marito di quella Sabrina Ferilli sorprendente sponsor della Sindaca in campagna elettorale) ha prontamente schiacciato? E cosa c'entra Caltagirone in tutto questo e il suo presunto "patto" con Virginia Raggi?

C'entra eccome e questa revoca sarebbe uno dei primissimi punti dell'accordo tra i due di cui si favoleggia in città. Caltagirone vedeva di cattivissimo occhio questa operazione (esattamente come vede di cattivissimo occhio l'operazione del Nuovo Stadio della Roma, che infatti l'attuale Giunta sta cercando in tutti i modi di ostacolare) non tanto perché lo danneggia economicamente - beh, certo, ci sarebbero tanti uffici caltagironiani sfitti in zona Tor Marancia e Telecom potrebbe andare lì in affitto invece di costruirsi una sede sua - quanto perché è nata senza il suo consenso, senza che nessuno lo avvisasse, senza che venisse coinvolto, senza che gli venisse chiesto un parere. Caltagirone è l'uomo più ricco d'Italia e uno dei più ricchi d'Europa, non è che ha bisogno di guadagnare denaro o di fare qualche palazzina in più, è caricaturale immaginarselo così come un vecchio palazzinaro: è un uomo di finanza, ormai internazionale. Caltagirone è interessato al fascino del potere, vuole che le decisioni passino per lui, vuole dire la sua, magari cambiare il corso di qualche cosa. Potere per il potere, senza grandi secondi fini. E come biasimarlo? Tutti gli assessori all'urbanistica che Roma aveva avuto, infatti, non solo non lo biasimavano ma lo assecondavano. Fossero di destra, di centro o di sinistra. Con Marino le cose sono cambiate in maniera radicale e Giovanni Caudo ha iniziato a trattare Francesco Gaetano Caltagirone come un normalissimo imprenditore. Come tutti gli altri. Apriti cielo: è venuto giù il mondo. Caudo, il più bravo, capace, lucido e onesto assessore che la città abbia mai avuto, è stato passato al tritacarne e chissà quante ancora ne dovrà passare.

In un post e in un'intervista al Corriere della Sera di diversi mesi fa, Caudo aveva incredibilmente anticipato tutto proprio nel momento in cui il management di Telecom cambiava, la scorsa primavera. "Questo progetto ha dato fastidio a chi pensava di poter essere intermediario di ogni cosa che di importante avveniva in città". Più chiaro di così. Caudo non si è piegato a certe "consuetudini" e ne ha pagato amare conseguenze e amare conseguenze ne paga la città, la sua economia, il quartiere dell'Eur. Nel silenzio più assordante dei media, dell'amministrazione e dell'opposizione ovviamente muta come un pesce as usual (salutatece la moglie di Franceschini, please).

Poi chiaramente (qui non siamo ne la magistratura ne tanto meno dei giornalisti d'inchiesta ma solo un blog che pubblica idee, spunti e suggestioni) la storia può essere diversa. Può essere che nelle intercettazioni sulla vicenda ci sia davvero del marcio, può essere che Berdini avesse tanto voluto fare questo progetto (ma allora perché i suoi lacché esultano su Facebook?) ma che sia stato costretto dai fatti a retrocedere in autotutela, può darsi che Flavio Cattaneo si muova non tanto per compiacere Caltagirone ma per ottimizzare al massimo i risparmi di Telecom e salvarne il bilancio con i tagli che il suo azionista gli chiede di apportare. Tutto può essere, ma la faccenda merita attenzione e occhi aperti sui prossimi step. Occhi aperti che carta stampata e opposizione politica a chi governa non contribuiscono a farci tenere. 

Di certo dopo la ex Fiera di Roma la città continua la sua emorragia di progetti, di cantieri, di trasformazioni, di riqualificazioni, di investimenti. Ora per Berdini non resta che ostacolare con efficacia risolutiva il progetto dello Stadio, di far definitivamente annullare le Olimpiadi e di azzerare il progetto della Città della Scienza. E magari di stoppare Metro C e Campidoglio 2. Roma avrà così perfino meno progetti urbanistici di Pomezia, di Marino, di Guidonia. Intanto, chissà come mai, tutte le altre capitali occidentali vanno esattamente nella direzione opposta. 
Il problema non sono le decine di migliaia di posti di lavori che la città sta perdendo in questi mesi a causa di scelte politiche forsennate, il problema sono le centinaia di migliaia di posti di lavoro cui la città sta rinunciando in futuro. Roma sta lanciando un messaggio chiaro a tutti i capitali internazionali: state alla larga, non venite, andate ad investire altrove perché qui non c'è spazio per chi vuole scommettere denaro sula città, qui dobbiamo fare in modo che quanto più patrimonio possibile resti abbandonato, così ci sono più opportunità per okkupare, usurpare, soddisfare gli appetiti dei furbi. E' il sigillo sull'olocausto economico di una capitale occidentale, una cosa che non s'è mai vista nella storia della contemporaneità. E le colpe sono della mentalità di tutti noi ancor più che della politica.
Una capitale del G8 che si avvia ad una rilevanza economica inferiore di quella di Sofia, di Bucarest, di Atene, di Trana, di Zagabria, di Bratislava. La studieranno sui libri di storia i nostri nipoti questa deriva, a patto che, emigrati all'estero e fuggiti da una città impoverita, avranno la chance e le sufficienti risorse economiche per potersi iscrivere a scuola.