800 sedi diverse per gli uffici comunali. L'ultima follia romana

12 settembre 2021


La polemica innescata dalla proposta di Carlo Calenda di destinare gli uffici comunali siti sul campidoglio a area museale, al di là delle reazioni corporative e spesso strumentali, nasconde un problema serio, che larga parte dei romani, compresi gli amministratori di questa città, ignora.

Il Comune di Roma impiega direttamente 24.000 persone fra uffici centrali e periferici, distribuiti su 800 sedi. Non è un errore di battitura, non è scappato uno zero. Avete letto bene: ottocento.

Una polverizzazione degli uffici che ha un costo economico incredibile che, in una realtà lavorativa dove i più comuni ausili tecnologici sono malvisti, causa rallentamenti, smarrimenti di documenti, irrintracciabilità delle risorse e difficoltà organizzative che si possono facilmente immaginare. Per sorvolare sulle spese per i fitti,  i taxi, corrieri e le auto di servizio che tutto ciò comporta.

Inutile dire che la quasi totalità di queste sedi sono totalmente inadatte ad ospitare uffici. Se le Asl competenti e i vari ispettorati dovessero smettere di chiudere entrambi gli occhi, verrebbe chiuso il 90% delle sedi a partire dal Campidoglio per  il mancato rispetto delle più elementari norme di sicurezza o di accesso.

Il progetto di un Campidoglio2, ovvero una sede unica moderna e facilmente raggiungibile dove raggruppare il grosso delle attività (come avvenuto a Bologna ad esempio), è una sorta di chimera che viene agitata da almeno trent'anni. Il progetto esiste, lo spazio pure, ma viene misteriosamente bloccato Insieme allo SDO è un mito romano di cui tutti si riempiono la bocca ma che nessuno prende sul serio.  

Chiunque dovesse vincere le elezioni dovrebbe a differenza dell'attuale inquilina cominciare ad alzare le chiappe dalla stanza del sindaco per visitare dipartimenti, assessoriati uffici di scopo e municipi per rendersi conto delle condizioni in cui versa la macchina amministrativa. Magari il perché la città va a rotoli potrebbe apparirgli più chiaro. Certo non sarà facile: la più parte di queste sedi sono in affitto, e i percettori di questi affitti non sarebbero contenti di dovervi rinunziare qualora il Comune dovesse finalmente organizzarsi in maniera efficiente. Anche perché si tratta di uffici ed edifici che solo un ente incommentabile come il Comune di Roma potrebbe affittare ma che non potrebbero interessare nessun'altra azienda. Ora avete capito cosa blocca la realizzazione di un Campidoglio2...?

L'immagine fornisce giusto un'idea della dispersione degli uffici comunali.

4 commenti | dì la tua:

Anonimo ha detto...

Tutto giusto, poi voglio vedere quando il residente della Giustiniana, per fare la carta d'identita', dovra' fare 20 km. per andare alla circoscrizione di Via del Falco.
Gli uffici periferici sono stati creati per alleviare il percorso agli anziani e ai disabili che necessitano di documenti comunali.
Se non prendiamo in esame l'enorme estensione territoriale di questo dannato comune ma ci limitiamo solo a critiche spot non ne usciremo mai.

Il Dottor Divago ha detto...

Il 99 percento delle sedi non è aperta al pubblico.

Gabriele dell'Oglio ha detto...

@Anonimo...

Roma ha 19 municipi...

facciamo che per gli uffici con grande affluenza di pubblico servano mediamente 3 sedi decentrate per ciascun municipio... 19 x 3 = 57... + altre 23 sedi varie... fanno 80...
Ovvero un decimo del numero attuale.

Edoardo de Caro ha detto...

Magari se pensassi pure prima di parlare.
È chiaro che i servizi rivolti al pubblico devono essere capillari. Ma non tutti quei puntini blu sono “servizi rivolti al pubblico”. Molti sono uffici amministrativi che col pubblico hanno ZERO contatti.

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