Perché i nuovi cestini Ama sono un progetto sbagliato. E il confronto con Parigi

17 dicembre 2020


Non occorrono neanche la "sperimentazione" (citando il presidente della Commissione Ambiente Diaco) o il "test" (citando la sindaca Raggi). Che il discutibile prototipo di cestino romano sia sbagliato in partenza è lapalissiano. Non serve disseminare Piazza della Rotonda - per gli amici Piazza del Pantheon - di urnette di metallo per comprendere che il modello decisamente  non è quello che serve a Roma per sostituire (dopo anni) le orribili bustine svolazzanti gioia dei gabbiani e dolore dei cittadini e dei turisti quando c'erano e quando torneranno.

Ma perché non va bene questo pesante oggetto di metallo che punta a sostituire i terrificanti cestini a forma di finta colonna romana e a superare le buste svolazzanti resesi necessarie in tempi di anti terrorismo? Innanzitutto c'è un problema progettuale. Perché visto che ci si è impiegato anni (altre città hanno risolto il problema verso il 2015...) non si è colta l'occasione di mobilitare idee e creatività facendo un concorso internazionale oppure rivolto ai giovani progettisti della città? Non è dato sapersi. Il progetto sarebbe stato redatto dall'architetto Marco Tamino al quale sarebbe stato assegnato un affidamento diretto. Ama può fare affidamenti diretti di massimo 40mila euro, altrimenti deve fare gara. Ebbene quale è stata la cifra garantita a Tamino? 39.500 euro.

Ma al di là delle imbarazzanti procedure tipiche grilline che sono un classico pesce in faccia alla meritocrazia, il prodotto finale è  sbagliato. 

Un cestino di questo tipo, previsto per i centri storici, dovrebbe avere alcune caratteristiche che possiamo elencare.
1. ESSERE ANCORATO A TERRA MEDIANTE VITI E BULLONI. E invece il nostro catafalco a forma di portaombrelli è solo appoggiato a quanto pare. Ne deriva che se qualche organizzazione interessata al metallo volesse passare col proprio furgone sgangherato e rubarne qualcuno può accomodarsi; significa inoltre che chiunque può decidere di spostarli. Per non dire di quanti si divertiranno ad atterrarli o a farli rotolare
2. ESSERE ANTI_VANDALISMO. Significa avere un numero il più possibile basso di superfici vandalizzabili, soggette ad affissioni abusive, a adesivi, a scarabocchi con marker, bombolette e pennarelli. Ebbene questo nostro anforetto ha una superficie enorme per questo e in un attimo diventerà la lavagna preferita per ogni genere di schifezza contribuendo a imbruttire il centro storico ancor più delle bustacce volanti che sostituisce. Difficoltà di manutenzione e di pulizia notevoli.

3. PERMETTERE LA VISIBILITA' DELL'INTERNO. Questo cestino la permette, ma non abbastanza ancorché la Questura pare sia soddisfatta. Si poteva fare molto meglio per permettere a colpo d'occhio e a distanza di ispezionare cosa c'è all'interno. E invece si è optato per queste grandi losanghe di acciaio che coprono ben più del 50% della visibilità sul sacchetto interno.
4. ESSERE ESTETICAMENTE NEUTRI. E invece siamo in presenza di un'anfora. Un'anfora, rendiamoci conto. Invece di fare una cosa pulita, una cosa il più trasparente possibile, una cosa che sparisca, non venga ricordata e non distragga l'occhio dovendo essere collocata nel centro storico più bello del mondo, loro cosa ti fanno? Un'anfora! Una simbologia completamente cannata: le anfore hanno fatto grande Roma (ce n'è una enorme discarica ancora in città, chiamata poi Monte Testaccio) perché servivano per trasportare materie nobili e frutto dell'ingegno e dell'altissimo artigianato come l'olio o il vino. Oggi a Roma servono per metterci dentro a monnezza. Siamo agli stessi livelli appunto se non peggio - a riprova che passano i decenni ma non si migliora mai - dell'agghiacciante cestino in ghisa a forma di colonnotto romano, come se la spazzatura fosse un'architrave architettonica.
5. ESSERE FACILMENTE E VELOCEMENTE UTILIZZABILI DAGLI OPERATORI. E invece il nostro trabiccolo ha il solito sportello apri e chiudi che si può rompere (quanti cestini del vecchio modello in ghisa a forma di colonna abbiamo visto senza un pezzo? Troppi) e che oltretutto rallenta e di molto le operazioni di sostituzione del sacchetto








Ma come hanno risolto il problema in altre città? 
A Parigi la faccenda è stata affrontata nel 2013 e già nel 2015 hanno iniziato a installare i nuovi cestini. Si sono rivolti al gigante dell'arredo urbano SERI il quale ha chiamato come fornitore per questo progetto Jean Michel Wilmotte. Pieno rispetto per Marco Tamino, ma quella di Wilmotte è una delle agenzie di design, architettura e urbanistica più importanti di Francia e d'Europa. Il risultato ha vinto premi in giro ed è tutt'oggi utilizzato con buoni risultati a Parigi. Dei 5 punti che abbiamo elencato li assolve tutti e cinque: è facilissimo da utilizzare perché non va aperto e chiuso nulla e i movimenti per l'operatore sono limitatissimi; è elegante ma esteticamente non impatta, scompare, quasi trasparente pur essendo molto molto robusto anche perché è ancorato a terra; la visibilità all'interno è massima ed è praticamente impossibile vandalizzarlo, scriverci sopra, affiggerci cartacce o i soliti adesivi. 

Che fare dunque? Semplice. Dichiarare la sperimentazione fallita, andare dall'azienda SERI e acquistare i cestini che occorrono, uguali al modello di Parigi. Semplice.

20 commenti | dì la tua:

Anonimo ha detto...

Mi dispiace ma a me questi cestini piacciono, sono eleganti e ricordano le anfore romane. Quelli di Parigi sono veramente tristi.
Non condivido questo post.

Anonimo ha detto...

Oscene anfore portaombrelli, giusta definizione. Piove sul bagnato. Non solo a Parigi, in tutta Europa ne ho visti di migliori. Devono essere invisibili questo è appunto uno dei valori come espresso nel pezzo- ORRORE.

Anonimo ha detto...

ma sticazzi der cestino. tanto buttamio tutto pe tera e poi ce pensa a natura a fare il suo corso. e poi er centro de Pariggi è grande quanto er parcheggio daa coop de prenestina. qua a roma se fa cosí da sempre e nun è mai morto nisuno.

Anonimo ha detto...

A me piacciono questi cestini ricordano le antiche anfore romane.
Bel lavoro sindaca, oggi è un grande giorno!

Anonimo ha detto...

Qualunque cestino può essere divelto, imbrattato, danneggiato, sottratto, soprattutto se non ci sono controlli costanti, anche notturni.
Possono piacere o non piacere, ma anche quelli che giudicate "migliori" hanno lo stesso problema, come qualunque arredo urbano.
Polemica, al solito, strumentale

Anonimo ha detto...

A parti inverse avrebbe scritto che il comune di Parigi, per soli 39.500 euro, aveva realizzato dei cestini di pregio, non come quei quattro pezzi d'alluminio begiolini inchiodati a terra.

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Assomigliano un po' a quelli che ci sono in Piazza Duomo e Corso Vittorio Emanuele a Milano, ma questi sono un po' piu' piccoli. La vera oscenita' comunque e' non ancorarli al suolo, a Milano sono imbullonati

Anonimo ha detto...

giusto

Anonimo ha detto...

una gabbia di tortura medievale, di quelle che si appendevano fuori dalle mura col condannato dentro

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Ma se so brutte sono pessimi che gusti orrendi che avete guardate meglio assomigliano di più alle ceneri dei morti non dell’ anfore ,
Che amico della raggi un nemico di Roma

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