31 ottobre 2018

Oltre ogni ridicolo. La borsa di Hermès era tarocca. E Raggi se ne vanta pure!

La faccenda del sindaco Virginia Raggi e delle "borsette da 1000 euro" è così emblematica pur nella sua marginalità (della serie "i problemi sono altri" e qui è vero!) che forse merita un piccolo approfondimento anche se poi piccolo non è perché abbiamo scritto l'ennesimo papiro.

Premessa: c'è una considerevole manifestazione contraria al Sindaco nella piazza del Campidoglio. Dopo poche ore dalla fine della manifestazione il Sindaco invece di ringraziare i cittadini che hanno dedicato il loro sabato mattina a questo impegno civico e invece di assicurarli che ascolterà le loro istanze, risponde prendendoli per i deretano, canzonandoli, infamandoli uno a uno. All'interno della serie di insulti ce n'è uno in particolare, detto con tono mafioso e minaccioso all'insegna di "li ho scovati", "li abbiamo scoperti", erano "riconoscibili": "ci sono signore con borsette da 1000 euro e barboncini". Al di là del tono ridicolo e surreale (immaginatevi la sindaca di Parigi o il sindaco di Londra rispondere con queste argomentazioni ad una manifestazione), non passano molti minuti che escono le immagini (di cui già si parlò mesi fa) di Raggi che scende dalla sua auto di servizio con una celebre borsetta di Hermès che di euro ne costa 4, 5 o addirittura fino a 10mila a seconda della tipologia di pelle con cui è fatta.

Ovviamente i social si scatenano, le prese in giro si sprecano, i giornali riportano la curiosa notizia e qualche esponente dell'opposizione la cavalca. Del resto si prestava molto giornalisticamente non tanto perché una sindaca (tra l'altro Raggi guadagna 10mila euro al mese, grossomodo come Donald Trump alla Casa Bianca) non possa ostentare un oggetto costoso, quanto per la ridicola accusa che aveva rivolto alle signore in piazza.

Poteva finire lì se non si fosse trascurato (e magari fosse la prima volta) il genio del marito della sindaca. Andrea Severini in Raggi, come lo chiamavamo qualche mese fa, che come un grillo parlante senza la minima capacità comunicativa e senza un briciolo di strategia salta per farsi notare come ogni santo giorno. Cosa fa Severini in questo video post sul suo profilo Facebook che veleggia verso le 2000 condivisioni? 

Parla un po' male della stampa, sproloquia a destra e a manca con la consueta bava alla bocca malcelata e poi tira fuori la borsetta incriminata nel frattempo trafugata dall'armadio della moglie che - udite udite - alle 21.30 ancora non è rincasata a causa del lavoro (!) e, colpo di scena, fa scoprire a tutti che non è affatto griffata Hermès. 
La borsa infatti si rivela da vicino e ad una superficiale analisi essere una mediocre imitazione della celeberrima Kelly del noto brand transalpino dedicata alla mitica attrice americana poi Principessa di Monaco Grace Kelly. Insomma mentre Severini grida alla fake news, in realtà ci rivela semplicemente che il sindaco di Roma ha nel suo armato delle fake bag. Delle borse tarocche. Ce lo vedete che corre nel guardaroba fiero di poter dimostrare al mondo che la moglie possiede probabilmente dei falsi la cui detenzione in tal caso configurerebbe reato a norma del Codice Penale? Mah... Ora si capisce l'insana passione di questa amministrazione per le mafiette dei bancarellari!


Ma non contento di essere coperto di ridicolo andando a rivangare una faccenda che doveva finire così com'era iniziata, Severini ci rivela anche alcuni altri particolari che potete seguire nel suo video. Il primo è il nome del pellettiere (ehm) che avrebbe firmato questo tarocco, incurante di stare per sputtanare alla grande una persona o una azienda il buon Severini tira fuori l'etichetta che riporta il nome di Maurizio Righini. Nel filmato Severini lo definisce un grande artigiano che fa bellissime borse e molti esponenti del Movimento 5 Stelle, con almeno altrettanta bava alla bocca di Severini, riportano queste parole in post Facebook e lanci di agenzia che si stanno susseguendo. Un grande artigiano. L'unico grande artigiano romano a non avere un sito web, l'unico grande artigiano a non avere un profilo su Instagram o Facebook, l'unico grande artigiano che imita le grandi borse invece di realizzare suoi progetti. L'unico grande artigiano, infine, che produce oggetti di pelletteria "bellissimi" ma che poi nonostante il costo che questi oggetti solitamente hanno li vende a 100 euro. Questa è la cifra a cui la sindaca avrebbe acquistato questo fake. 



Solo un grillino seguace di Severini può credere che una "grandissima" borsa artigianale di pelle naturale realizzata da un "grande artigiano romano" (ipse dixit) in quel di Piazza di Spagna possa essere venduta a 100 euro. Ma tant'è. A Roma Hermès sta a Via Bocca di Leone, a poche decine di metri da Piazza di Spagna 35 dove in effetti esiste un palazzo (ovviamente stamattina ricoperto di monnezza e finacheggiato da orripilanti cestini della spazzatura dall'eccellente design...) dove c'è non certo un negozio (mentre Severini invita tutti ad andare a sincerarsi delle "bellissime" borse) ma quanto meno effettivamente un citofono intestato a misterioso artigiano privo di sito, privo di qualsiasi referenza su Google, privo di profili social. Considerando i prezzi a buon mercato non avrà bisogno di promuoversi come fanno tutti. Ad ogni modo vista la breve distanza consigliamo ai dipendenti di Hermès di andare a verificare: pare che ci sia qualcuno che dietro l'angolo vende imitazioni e repliche delle loro borse a prezzi stracciati facendo  quella che potrebbe ben definirsi concorrenza sleale. Queste società fanno muovere gli avvocati per molto meno tra l'altro...

Resta, a conclusione, l'ennesimo esempio di poraccitudine. Una sindaca che insulta chi ha (ammesso e non concesso che quella piazza ci fossero state davvero queste fantomatiche signore imbellettate) una borsa originale e si vanta di averne una taroccata. E ridicolo è il susseguirsi dei mille post e commenti social dei grillini per un istante ringalluzziti dopo giorni e giorni di umiliazioni e forzato silenzio: "la sindaca in realtà aveva una borsa artigianaleeeh, sosteneva gli artigiani italianiiih". Ma non diciamo idiozie. Tutti sanno che l'alta pelletteria di Hermés e comunque di moltissimi brand del lusso francese è realizzata in Toscana così come tutti sanno che la maggior parte delle borse tarocche  è realizzata all'estero, spesso da schiavi e da bambini tenuti sotto giogo. Perché questo è l'unica maniera per far costare all'utente finale 100 euro un accessorio di pelle. Beninteso, di certo non sarà il caso del famosissssimo artigiano in questione, che avrà altre strategie, senz'altro legali, per vendere a due lire oggetti simili (forse hanno liberalizzato la licenza e tutti possono replicare liberamente le Kelly? O forse stiamo parlando di una borsa semplicemente inspired ad un celebre originale?), ma far passare - da parte del marito del primo cittadino - il concetto secondo il quale un oggetto realizzato da un grande artigiano deve costare 100 euro è semplicemente malattia mentale grave. Per queste cose ci sono gli psicoterapeuti e delle cure specifiche, non si va a ostentare il proprio disagio psichico con un video su Facebook a nostro modestissimo parere...

A livello concettuale, poi, ostentare un oggetto famoso e costoso è radicalchicchismo della stessa caratura indipendentemente dall'autenticità o meno dell'oggetto stesso. Il punto è l'immagine che si vuole dare di se, con la differenza che la sindaca con la borsa Hermès (poco importa se di contrabbando) è un personaggio pubblico mentre l'eventuale manifestante con la "borsa da 1000 euro" è un privatissimo cittadino. Ecco perché qualsiasi annotazione sul valore reale dell'oggetto non conta, perché conta soltanto il valore di aura, di immagine e non quanto lo si è realmente pagato. Potrebbe essere stato anche un regalo, sia per la sindaca sia per la signora arrabbiata in Piazza del Campidoglio. Oppure potrebbe anche essere che le signore borsettate in piazza avessero a loro volta borse inspirate a grandi brand, ma del valore di poche decine di euro. Sta di fatto che a "gettare discredito" sulla Raggi (per parlare come parla Severini), non sono stati i giornali (che semmai le attribuivano il possesso di un oggetto ricercato), bensì il marito stesso, che ha svelato come la sindaca della più importante capitale italiana va in giro con borse tarocche da cento euro in presumibile pelle sintetica.

Il punto della sindaca, quando fece accenno alle borse da 1000 euro, era attaccare i "radical chic". Se l'opzione tuttavia è tra un sindaco radical chic e un sindaco sfigato e poraccio però noi abbiamo già scelto. Il problema è cosa scegliete voi....

P.S. La Sindaca si impegni a comprare accessori originali e a far girare l'economia immettendo nel sistema produttivo almeno una parte delle decine di migliaia di euro che incassa ogni mese pur non facendo nulla a beneficio della città (anzi!), magari potrebbe contrastare il crollo dell'economia (evidente da ieri anche nei numeri Istat) che il suo governo a livello nazionale sta provocando!

29 ottobre 2018

Distruggono quel che resta di Roma: trasloco-incubo per stazione bus da Tiburtina ad Anagnina

Con la delibera 189 del 16 ottobre 2018 la Giunta Capitolina presieduta da Virginia Raggi ha deciso di spostare l'autostazione nazionale e internazionale di Roma dall'area della Tiburtina dove è da quasi 20 anni all'area dell'Anagnina. La stazione dei bus si sposta dall'hub trasportistico più grande e in sviluppo della città dopo Termini verso una zona immersa nel nulla ai margini del centro abitato.
Qui di seguito argomenteremo secondo noi perché si tratta di un'idiozia bella e buona che peggiorerà ulteriormente (ma è possibile peggiorare?) la qualità della vita dei romani. Lo facciamo perché tra scuole chiuse per pioggerella, cittadini delusi insultati come mafiosi, scale mobili impazzite e minorenni in overdose in bidonville abbandonate del centro città, la cosa rischiava di passare sotto silenzio.

Come mai si sposta l'autostazione?

Si sposta perché la zona dove attualmente è - in ossequio a qualche burocrazia alimentata dal Commissario Tronca qualche anno fa - è stata reputata non a norma per svolgere quel ruolo e perché i gestori sono in qualche maniera da svariati mesi "abusivi", cioè da una parte la loro concessione non si può più prorogare, dall'altra non collaborano per un sereno subentro di altri gestori, o almeno così sostiene il Comune (i gestori dicono l'esatto contrario).

Ma perché parliamo di concessione?

Parliamo di concessione perché vent'anni fa, quando Roma sperimentava una gestione di se stessa di stampo europeo e non sovietico o cubano, la collaborazione tra pubblico e privato era la norma. L'attuale autostazione, ad esempio, era frutto di una pianificazione pubblica, ma di una realizzazione privata senza che il pubblico spendesse una lira. Insomma la Tibus (così si chiama l'autostazione) se la sono costruita le stesse ditte che la usano, la manutengono loro, la gestiscono loro e pagano (fino almeno alla scadenza della concessione) un canone al Comune che dunque invece di spendere, ha un servizio e in più incassa (sebbene troppo poco e troppo basso). Al netto della burocrazia insomma (e di un contesto squallido oltre che di una estetica che non raggiunge simili vette di sciatteria neppure in qualche remota autogari dell'est europeo) l'operazione era una operazione virtuosa.
Il progetto della nuova autostazione

Cosa vuole fare ora il Comune?

Il Comune vuole spostare l'autostazione, la vuole mettere su un terreno comunale, la vuole gestire in prima persona (brividi!) e vuole spendere di tasca propria (nostra!) dei soldi per realizzarla. Con la differenza che un tempo l'autostazione era stata realizzata da privati e progettata da un architetto (il plastico si fece anche fior di mostre di architettura) con una logica e un'idea, mentre oggi ci si rivolge agli ingegneri di casa per realizzare un piazzale di sosta in fretta e in furia spendendo 600mila euro (il costo di un appartamento in centro; ma che autostazione si fa con 600mila euro?!? L'attuale gestore aveva proposto un project financing da 6 milioni...) e dunque condannandosi a salutare l'arrivo di ospiti e turisti in un ambiente mediocre, squallido, sciatto, senza qualità, senza suggestione. Una città come Roma, insomma, dovrebbe - se vuole realizzare una nuova stazione degli autobus nazionali e internazionali - affidarne il progetto ad un importante studio di architettura e proporre ai fruitori un ambiente al massimo delle potenzialità estetiche e funzionali. Questo ti aspetti da una capitale europea ambiziosa. E invece siamo alla progettazione, per togliersi d'impaccio dal pasticcio della Tiburtina, di uno spiazzo di catrame con una ventina di stalli, realizzato in economia, come fossimo in tempo di guerra. Questo sarà il primo impatto dei 7\8 milioni di passeggeri l'anno che arriveranno qui da tutto il mondo e da tutta Italia.

Ma il problema non è solo la progettualità
Il problema non è solo l'estetica, non solo la totale mancanza di visione, non è solo la sciatteria amministrativa che blocca tutto salvo i progetti dozzinali che sarebbero indegni di una insignificante cittadina di provincia. Il problema principale è la localizzazione che si è scelta per sostituire la attuale Tibus. Per decenni si è saputo che da lì Tibus doveva prima o dopo sloggiare, ma si è sempre detto che la destinazione definitiva sarebbe stata a Pietralata, esattamente dalla parte opposta del ponte della Stazione Tiburtina rispetto all'attuale location. Niente di tutto questo, la decisione in fretta e furia presa per farla pagare all'odioso privato che gestisce l'attuale autostazione è stata la seguente: i bus nazionali e internazionali provenienti o in partenza da Roma utilizzeranno un pezzo del nodo Anagnina. Si toglierà un pezzetto di parcheggio per bus a lunga sosta e si realizzerà lì questo capolavoro dell'architettura urbana romana che rimarrà senz'altro nella storia delle top 5 autostazioni più fighe del pianeta.

Problemi viabilistici a palla
Certo la sciatteria - cui i romani si sono peraltro completamente assuefatti tanto da non rappresentare neanche più un problema: si nasce, cresce e soprattutto muore nel più totale cattivo gusto - non è l'unica issue che va approfondita a dire la verità. Quando si parla di trasporti - tantopiù di trasporti su gomma - la cosa principale è la viabilità. E questo progetto avrà un impatto devastante sulla viabilità, sulla fruibilità e sul senso stesso di una autostazione di bus.
Dobbiamo sapere in primis che relativamente agli arrivi e alle partenze, l'autostazione Tibus ha veicoli che provengono e che vanno per il 20% verso nord e per il restante 80% verso sud est. I primi partendo dalla Tiburtina possono agilmente prendere la Tangenziale Est e poi la Salaria, tutti collegamenti veloci a 4 corsie. I secondi possono beneficiare della penetrazione urbana dell'autostrada A24\A25. Ad Anagnina non ci sarà nulla di tutto questo, nessuna autostrada o superstrada in penetrazione urbana, l'unica alternativa per partire e per arrivare sarà il micidiale Raccordo. Immaginatevi il Flixbus che viene da Perugia, arriverà al Raccordo e a quel punto dovrà farsi esattamente metà Grande Raccordo Anulare con una probabilità altissima (in alcune ore della giornata con la assoluta certezza) di incappare in un ingorgo o in traffico congestionato. I tempi di percorrenza salteranno per tutti, la possibilità di arrivare in orario sarà remota perché tutte le linee saranno forzate a passare sull'arteria più intasata della città contribuendo peraltro al suo ulteriore intasamento.
No, non è la Bielorussia nel 1976, è il centro di Roma nel 2018. Vabbè...

Stessa cosa per le tante linee provenienti da sud. Anche loro oggi evitano totalmente il Raccordo. Come? Semplice: prima della barriera Roma Sud si innestano sulla bretella, ne fanno un pezzetto e poi entrano in città con la Roma-L'Aquila che si attesta al Verano, a pochi metri dall'autostazione. Un bus proveniente invece dalla Puglia, dal Molise o dall'Abruzzo quando l'autostazione sarà trasferita dovrà passare un guaio facendosi obbligatoriamente un tratto di Raccordo Anulare e la diramazione sud della Autostrada del Sole. Ci saranno dei momenti della giornata in cui le linee partiranno da Anagnina e si bloccheranno per delle ore prima di potersi instradare su qualsiasi autostrada. I dati sulla congestione del Raccordo parlano chiarissimo e questa decisione provocherà un aumento dei tempi di percorrenza spaventoso.

E cosa dire dell'afflusso e deflusso dei passeggeri?
A Tiburtina le opzioni trasportistiche sono invece svariate. C'è la Metro B e la B1 e sei a metà della linea, agilmente raggiungibile dall'Eur come da Conca D'Oro. C'è la Stazione Tiburtina FS con moltissimi treni regionali e nazionali, con il collegamento diretto con Fiumicino e un domani con l'anello ferroviario. Presto ci sarà un tram che collegherà velocemente con Termini con una fermata praticamente dentro ad un terminal bus che però quando arriverà il tram non ci sarà più! Ad Anagnina nulla di tutto ciò: solo la Metro A, totalmente congestionata per buona parte della giornata. Per andare a prendere il bus e per tornare in città una volta arrivati, molti passeggeri vedranno peggiorare enormemente la propria qualità della vita peggiorandola anche agli abituali pendolari che avranno milioni di persone in più all'anno con cui combattere. E se anche fosse vero - questi sono i calcoli del Comune - che l'impatto sulla Linea A nelle ore di punta sarebbe di poco superiore all'1%, è altrettanto vero che parliamo di treni dove non entra uno spillo. E dunque immaginatevi anche l'1% dei passeggerei in più, magari con ingombranti bagagli, che prendono il la metro per raggiungere l'autostazione di Anagnina, immaginatevi quanti dovranno rinunciare, immaginatevi quanti treni dovranno attendere nelle ore di punta prima di trovare uno spazietto per salire. Disagi e scomodità. E poi si arriva nell'autostazione più brutta del mondo per prendere un bus che si bloccherà sul Raccordo. un autentico incubo. Senza contare poi che gli utenti degli autobus - specie quelli diretti a sud (l'80%) - sono studenti e gli studenti per questioni di dislocazione universitaria sono tipicamente residenti nell'aria circostante alla Stazione Tiburtina, a San Lorenzo, a Piazza Bologna. Persone che hanno scelto di abitare lì per stare poco distanti dal terminal dei pullman che ogni tanto deve portarli "giù" vedranno la loro vita cambiare in peggio. Nessuna considerazione è stata prestata alla presenza di ospedali, cimiteri e università, insomma, tutti vicini all'attuale stazione e tutti destinazione di molti passeggeri. Essere forzati ad Anagnina obbligherà molti di loro a passare alla macchina privata. In zona poi (lo fa notare anche una petizione che invitiamo a firmare) grazie agli 8 milioni di passeggeri l'anno è nata anche una economia che verrà abbattuta, ma non per generarne un'altra perché nessuna economia si potrà generare in un remoto parcheggio di Anagnina in mezzo al nulla che più nulla non si può. Non infieriamo poi sulla disponibilità di taxi: a Tiburtina era facile, l'afflusso dei taxi è continuo anche grazie alla stazione dei treni e la zona è coperta da tutti i servizi di car sharing che molti utilizzano per arrivare alla stazione e per partire dalla stessa una volta giunti in autobus. Immaginatevi voi cosa significherà trovare un taxi a Anagnina la sera, ovviamente l'area è clamorosamente fuori dai perimetri del car sharing e qualora vi fosse fatta rientrare sarebbe assai più distante da tutte le destinazioni più comuni: in molti pagheranno più di auto per arrivare alla stazione che di biglietto del bus.
Vecchi sketch progettuali dell'autostazione. Oggi ha circa 8 milioni di passeggeri e impiega 70 persone

E al posto dell'attuale stazione degli autobus?
Dice, vabeh però guarda che tolgono l'autostazione ma in quel lotto di terra di nessuno, di centri commerciali marcilenti, di parcheggi in preda all'abusivismo, di aree abbandonate nascerà un nuovo quartiere all'avanguardia per connettere la Città del Sole già costruita e la Stazione Tiburtina, una specie di City Life o di Porta Nuova a Milano eh con palazzi scintillanti e grandi nomi dell'architettura. Insomma qualche disagio per tutti, ma finalmente un nuovo quartiere contemporaneo a Roma in una zona super strategica con la ex Tangenziale Est trasformata in giardino lineare.
Se, come no... Nulla di tutto questo. Il progetto per quel lotto, una volta che l'autostazione non ci sarà più, è un parcheggio. Così come per quanto riguarda la ex Tangenziale post abbattimento della sopraelevata. Parcheggetti ignobili ovunque, senza la minima visione, senza la minima progettualità, senza il minimo riferimento alle buone pratiche internazionali. Disegnano oggi la città del 2030 ma la disegnano orripilante e lontana da qualsiasi standard di civiltà. Sappiamo già che oggi stiamo male e che domani staremo parecchio peggio.
Mappoi non come pensate voi un parcheggio interrato con sopra uno strepitoso giardino pagato grazie ai proventi del parcheggio stesso (tipo Piazza Cavour insomma), no: un parcheggio a raso! E punto. Una roba di una tristezza profondissima, ma per chi è interessato a quest'altro allucinante progetto di Risorse per Roma (chiamare "risorse" una società che progetta disastri...) il link è questo, ne abbiamo diffusamente parlato prima dell'estate. All'epoca, dopo aver studiato quel progetto raccapricciante, pensavamo si fosse toccato il fondo. Oggi abbia appreso che si sta ancora scavando, e scavando, e scavando...

28 ottobre 2018

L'atroce post di Raggi contro la manifestazione del Campidoglio analizzato riga per riga

Siamo stanti molto critici verso la manifestazione di ieri in Campidoglio. Un progetto sbagliato, organizzato in modo irresponsabile e superficiale. Il perché lo abbiamo spiegato qui. Questo tuttavia non ci impedisce (anzi ci permette di farlo con maggiore distacco) di analizzare l'inquietante nota pubblicata su Facebook con cui la sindaca Virginia Raggi ha reagito alla manifestazione dimostrando tutta la sua debolezza, tutta la sua inadeguatezza e anche tutta la sua instabilità mentale oltre che tutti i suoi enormi, immensi, incommensurabili limiti intellettuali. Qui sotto c'è il post analizzato pezzo per pezzo, un post che - attenzione -  sta avendo un hype notevolissimo con decine di migliaia di condivisioni sulla rete. A riprova che questa che a noi gente normale sembra autentica immondizia, come dimostreremo, per i componenti di una autentica setta è balsamo per le orecchie. Sembra un fake, però è la verità: lo ha scritto sul serio...


C'erano Lorenzin, Calenda e tutta la “vecchia” guardia del Pd. Mancava soltanto il conte Gentiloni che però, da Firenze, non ha fatto mancare un tweet di partecipazione.
Sciocco attacco ai nomi più rispettati e apprezzati del passato governo. Ormai anche i grillini più plagiati e lobotomizzati (okkay, bastava limitarsi a dire "grillini") hanno capito che il passato governo avrà avuto tanti difetti ma Lorenzin e Calenda sono di certo meglio di Toninelli, Fontana e Di Maio che stanno portando il paese al suicidio irreversibile. Ironia totalmente fuoriluogo, da bar, sui presunti titoli nobiliari di Paolo Gentiloni. Come fosse una colpa provenire da una antica nobile famiglia marchigiana. Populismo d'accatto così, come start. Ma andiamo avanti.

Dalle immagini li ho riconosciuti subito. Non era difficile. Erano gli stessi volti provati e stanchi, le stesse chiome bianche della precedente disastrosa manifestazione di rilancio del Pd in piazza del Popolo.
La manifestazione del Pd non è stata disastrosa. Niente di ché, per carità, ma non certo una cosa disastrosa. Disastrosa è stata semmai la manifestazione dei Cinque Stelle al Circo Massimo, un flop clamoroso che è passato poco sulla stampa perché ormai la stampa e la tv sono tutte di regime e hanno il terrore di dire la verità. Assurdo utilizzare termininologie e approcci mafiosi come "ho riconosciuto i volti". Della serie "so dove abiti...". Lo staff di Casalino dovrebbe conformare l'aggressività delle parole alle persone per cui scrive il ghostwriting, Virginia Raggi non è Paolo Ferrara, è semplicemente patetico farle dire cose che non direbbe mai. Errori di comunicazione da principianti. Principianti tutti pagati 10mila euro al mese da noi però...

Gli stessi volti che non abbiamo mai visto in periferia. Gli stessi volti bastonati di chi è scomparso alle ultime elezioni. Ho visto vecchi politici che rivogliono la poltrona e rappresentano soltanto se stessi: il partito con uno zoccolo duro al centro di Roma e ormai scomparso nel resto della città.
Dopo "volti provati e stanchi" qui abbiamo i "volti bastonati". Attacchi continui e discriminazioni sull'aspetto fisico e sull'età dei manifestanti. Un linguaggio di  una violenza vergognosa, indegna di un primo cittadino che per suo stesso ruolo dovrebbe ascoltare le proteste e rispondere seriamente, non aggredire con un frasario coatto. Mettere centro di Roma contro resto della città non ha senso, tutta Roma ormai è una sconfinata favela, una prateria di bidonville e degrado. Centro e periferia. Il 5 Stelle non è in difficoltà solo in centro, recentemente ha perso nel III Municipio e alla Garbatella, altro che centro.
E poi chi sarebbero i vecchi politici? Forse Carlo Calenda? La nuova ossessione è lui. Lo dimostra anche il calmissimo (poraccio, mammamia) post del marito della Sindaca. Carlo Calenda sarebbe un politico vecchio? Sta sulla scena politica da un paio d'anni? Se lui è vecchio tutti i Cinque Stelle sono da rottamare

Hanno nascosto le bandiere di partito, forse perché ormai gli stessi sostenitori del Pd hanno un certo imbarazzo a dire che sono del Pd. Quindi con il loro giornale volevano far credere che in piazza fosse scesa la società civile. Invece, hanno provato semplicemente a strumentalizzare i cittadini per fini partitici.
Il loro giornale, quale? Altro ammiccamento, altro frasario da cosca. Uno stile inquietante per una persona che dovrebbe rappresentare una istituzione. Un pizzico di Pd c'era, ma non tanto. Se ci fosse stato davvero, la gente in piazza sarebbe stata molta di meno, questo lo capisce un bambino. Attribuire al Pd tutta quella folla è un altro errore marchiano di questi cialtroni della politica: il Pd non porterebbe mai tutta quella gente, piuttosto era pieno di gente che ha votato Raggi e si scusava di averlo fatto. Hanno assegnato al Pd una piccola vittoria che non ha neppure ottenuto: geni!

Anche stavolta li abbiamo scoperti. Quelli del Pd erano riconoscibilissimi: signore con borse firmate da mille euro indossate come fossero magliette di Che Guevara e – accessorio immancabile – i barboncini a guinzaglio (ovviamente con pedigree).
Passaggio che fa capire il grave disagio mentale in cui si trova la sindaca o, meglio, chi le scrive i testi. Senza entrare nel merito della gravità di queste affermazioni che servono solo a rafforzare il fronte a lei contrario (se attacchi in maniera scomposta chi ti contesta lo fortifichi, se avesse convocato le 6 signore della manifestazione coinvolgendole e parlando loro avrebbe spento la protesta in un battibaleno), non si capisce come possa un uomo politico italiano parlar male degli accessori di moda costosi: si tratta di tutto made in Italy e il paese campa ormai praticamente solo grazie a queste manifatture. Perché denigrarle e trasformarle in un simboolo del male? Oltretutto è falso, la piazza a noi non piaceva e non è piaciuta, ma è del tutto evidente che fosse molto mista. C'era la signora col barboncino (ma poi che male c'è?) e c'era il poveraccio in tuta. E ci sarà stato pure qualcuno con qualche borsa costosa, ma mai costosa quanto la Birkin di Hermes della Sindaca, che non si trova a 1000 euro manco di terza mano. Ma del resto lei, che guadagna 10mila euro al mese (più del Primo Ministro) è in empatia con i poveracci sì come no...

I più audaci hanno osato una maglietta “No cordoli” che evidentemente li schiera a favore dei suv in doppia fila e contro le corsie preferenziali per i mezzi pubblici. La società civile siamo noi, altro che quelli dello stop alle preferenziali!
Qui la sindaca schiaccia una palla che le organizzatrici le hanno alzato come abbiamo scritto ieri a caldo. Ma cosa ci voleva a dare un minimo di programma alla manifestazione in modo da escludere infiltrazioni di questo tipo? Complimenti alla strategia - anch'essa suicida - di chi ha organizzato  una manifestazione volutamente qualunquista e populista. Non si abbattono i grillini con un atteggiamento grillino.

I cittadini vanno sempre ascoltati ed io li ascolto: ieri, ero a Ostia, in periferia, ad un incontro pubblico dove abbiamo parlato del problema della rete fognaria che i “capaci” di prima avevano fatto male e che provoca le voragini che noi stiamo rimettendo a posto.Oggi un partito ha espresso impazienza: vuole tornare al passato. Ebbene noi stiamo portando avanti un cambiamento, epocale per questa città, tra mille ostacoli. Abbiamo ereditato macerie e stiamo costruendo su queste.
Al di là dell'accenno alle fogne, che si confanno al personaggio, parlare di macerie può essere vero in parte, ma è falso l'accenno ad una ricostruzione. In realtà una ricostruzione l'aveva ipotizzata e iniziata Marino e Raggi ha spazzato via tutto, facendo perdere non solo tantissime opportunità economiche e di sviluppo alla città, ma anche la speranza. L'atmosfera di declino e depressione che si respira non ha eguali probabilmente al mondo. 

Il Pd è in cerca di un riscatto politico che tarda a venire e mai verrà; ha provato a camuffarsi e a dire "basta". La mia risposta al Pd è ferma: avanti a testa alta. Non mi lascio incantare dalle sirene degli orfani di "mafia Capitale", da chi vuole il ritorno di Buzzi e Carminati; da chi vuole privatizzare le nostre aziende pubbliche come l’Atac; dai radical chic; dagli pseudo intellettuali che non hanno mai preso un autobus in vita loro o fatto la spesa al mercato.
Passaggi gravissimi e di una banalità infantile. L'accenno ai radical chic. Gli intellettuali visti come protagonisti negativi e non positivi della città: chi ha studiato e approfondito è il cattivo. Chi è istruito è pericoloso perché mai e poi mai si farà intortare da un partito populista. La retorica della spesa al mercato negli anni di Amazon Prime proprio da parte di un partito che ha propugnato il totale passaggio ad una estrema digital economy su tutto. Davvero la malattia mentale più marcilenta fatta invettiva. Accusare i manifestanti di essere nostalgici di Mafia Capitale è semplicemente vergognoso. O la sindaca non pensa queste cose (come fa a pensarle?) e qualcuno senza scrupoli gliele ha scritte e l'ha obbligata a pubblicarle, o davvero le pensa e allora bisognerebbe modulare in maniera diversa il dosaggio degli psicofarmaci.
E poi leggete lo slogan "a testa alta", non manca mai questo atteggiamento fascistoide. Fa il paio, anche se le due cose si contraddicono, con "a pancia  a terra". Loro lavorano costantemente "a testa alta" e "a pancia a terra". Non si sa come fanno, saranno lucertole...

Io ho dichiarato guerra ai clan Spada e Casamonica, ho messo fine a quel saccheggio che hanno fatto di Roma. Noi abbiamo aperto asili e scuole; abbiamo stanziato 137 milioni per lavori pubblici necessari a rilanciare città ed economia; abbiamo aperto cantieri ovunque; acquistato 600 autobus nuovi che dal 2019 saranno a disposizione dei romani; abbiamo esteso la raccolta differenziata “porta a porta” a 150mila cittadini in meno di otto mesi (loro amministrano da decenni città più piccole dove neanche sanno cosa sia il “porta a porta”) e la stiamo avviando in oltre 85 mila negozi e ristoranti; abbiamo aperto piste ciclabili; abbiamo realizzato corsie preferenziali per i mezzi pubblici; abbiamo dato fondi ai Municipi per rifare le strade; abbiamo approvato i bilanci senza fare debiti; abbiamo ripagato parte dei debiti di chi ci fa ora la morale; abbiamo sgomberato gli scrocconi dalle case di nostra proprietà; abbiamo sgomberato esponenti del clan Spada dalle case dei cittadini e le abbiamo riassegnate a chi ne aveva diritto; abbiamo rilanciato la cultura superando gli steccati dei circoli chiusi; abbiamo promosso il car sharing cittadino. Ci stiamo impegnando anima e corpo.
Alla fine del discorso si assiepa la nebbia fittissima di questa raffica di bugie. Ormai lo hanno capito tutti: solo e soltanto menzogne. Non c'è una cosa di queste che sia vera e reale. La sharing economy è morta, perfino la società di bici è dovuta scappare; i Casamonica hanno un processo e il Comune si è "dimenticato" di costituirsi parte civile; in alcuni quartieri si è dovuto annullare il porta a porta per manifesta incapacità di Ama (la quale non riesce ad approvare i bilanci e forse il 1 novembre andrà a portare i libri in tribunale, altro che bilanci approvati). Ovviamente la storia dei 600 autobus nel 2019 è una fandonia (ne hanno ordinati poco più di 200 ma la gara è mezza bloccata perché la società che li deve costruire è in fallimento, le altre gare sono andate deserte!) così come i soldi per i lavori pubblici: sono finti, ma anche se fossero veri pensare che 137 milioni possano rilanciare l'economia di una città come Roma è semplicemente demenziale. 137 milioni (su quanti anni poi?) forse rilanciano l'economia di Gaeta, di Rieti, di Palestrina non di Roma. C'è anche un accenno alla cultura e al "superamento degli steccati": la sindaca si riferisce al progetto del Macro Asilo, la più vergognosa operazione di museo di regime che si sia mai vista in Italia. Squallido tentativo di portare dentro ad una istituzione culturale di dettami della filosofia criminale di Casaleggio di Rousseau: fascismo dei tempi contemporanei.

I romani mi hanno chiesto un cambiamento profondo e con la mia squadra lo stiamo attuando. Raccogliamo le critiche per migliorare ancora di più. Questo è il primo obiettivo di un sindaco.Roma è la mia città, ci sono nata e ci vivo. Io ci tengo a Roma e la difendo.

"Raccogliamo le critiche per migliorare". Sarebbe bastato questo tweet. E basta. Invece qualcuno ha deciso che bisognava sproloquiare coprendo ulteriormente di ridicolo una città stremata e alla canna del gas. Proprio come la sua prima cittadina. 

26 ottobre 2018

Bloccato lo Stadio, ecco come si è ridotta Tor di Valle. Foto assurde























Tre torri firmate da un grande nome dell'architettura internazionale. Un giardino videosorvegliato. Gli imbarcaderi per arrivare in battello. Finalmente uffici di qualità che avrebbero interrotto l'esodo delle multinazionali dalla città. Soldi privati per ponti, bonifiche, riqualificazione idrogeologica, metropolitane, treni. Tutto questo secondo molti era speculazione, era colata di cemento, era violenza contro la "natura" in una narrazione falsa secondo cui l'ansa fluviale di Tor di Valle (di questo stiamo parlando) era raccontata come un paradiso naturale. 
Si tratta in realtà di una sconfinata e ingestibile discarica abusiva piena di situazioni al limite, da un giorno all'altro arriverà la notizia anche qui di un nuovo caso Desirée (pieno di prostituzione da far paura), con casolari un tempo agricoli oggi occupati da sbandati e criminali.

Questa mentalità secondo cui tutto è speculazione, tutto è da bloccare, nessun cambiamento è da salutare con gioia e aspettativa ha permesso alla peggior sindaca di sempre di veleggiare sull'entusiasmo popolare nel bloccare tutto, nel modificare il progetto, nel trasformare il più bel piano di sviluppo urbanistico d'Italia in una volgare speculazione edilizia. Di più: il Comune ci ha messo sopra dei supervisor che si sono poi rivelati disonesti e imbroglioni. E tutto si è trasformato nel pantano in cui siamo ridotti oggi.

Ci sarebbero stati i cantieri adesso, se non avessero fermato Marino. Ci sarebbero stati i cantieri e migliaia di operai specializzati, geometri, ingegneri, carpentieri. Invece guardate cosa c'è. Però ora nessuno protesta, nessuno grida allo scandalo, neppure la Soprindentenza, quella delle tribune dell'ippodromo da proteggere.

Foto di Giulia Carpignoli

23 ottobre 2018

Video. Piazza Albania. Appartamenti da milioni di euro in mezzo ad una favela

In quell'edificio che vedete protagonista di questo veloce filmato c'è l'unico serio sviluppo immobiliare del centro di Roma. Grossi capitali francesi della Banque National de Paris hanno trasformato e stanno trasformando degli ex uffici della BNL in appartamenti di gran qualità dotati di tutti i servizi. Come avviene in questi casi in tutto il mondo, il development ha anche un nome: Domus Aventino. E dei prezzi coerenti con la qualità del progetto, ovvero molto alti. Ma veramente molto molto alti nel senso che nell'edificio in costruzione (in quello finito quasi tutto è andato già venduto) gli attici da 185 mq vanno via a cifra superiori ai 2,2 milioni di euro. Significa 12mila euro al metro quadro. Amen.


Siamo ben felici che anche a Roma come in tutte le capitali occidentali ci siano sviluppi immobiliari di gran qualità capaci di attrarre investitori e una clientela di altissimo livello in centro storico. Quello che non ci fa felice è il contesto. Guardate cosa c'è sotto e davanti questi appartamenti milionari. Uno dei più osceni distributori di benzina della città, allestito in maniera inaccettabile con bandiere, stendardi, colori improbabili da sagra. Questo è il panorama che dovrebbero godersi le persone che comprano appartamenti a carissimo prezzo qui. 


In tutto il mondo gli sviluppi immobiliari vengono sfruttati per migliorare piazze e strade, qui abbiamo Piazza Albania che è rimasta la fetecchia di prima nonostante il grandissimo e lungo cantiere: niente pedonalità, niente verde, niente cambio della viabilità, niente contrasto alle mille auto in sosta abusiva. Niente di niente. E due orribili distributori di benzina in mezzo ad uno spiazzo buttato lì senza una logica, con strade non pensate, con carreggiate enormi e inutili, con zero percorsi per i pedoni e per le bici. Ma come è possibile che a quella trasformazione urbana non sia seguito un progetto di riqualificazione radicale della piazza?

20 ottobre 2018

6 motivi per cui Virginia Raggi NON si deve dimettere anche se condannata

Il processo Marra procede con velocità e come tutti sappiamo il 10 novembre ci sarà la sentenza. Secondo i diktat per Movimento 5 Stelle, in caso di condanna il sindaco dovrebbe dimettersi all'istante e Virginia Raggi in alcune dichiarazioni pubbliche sembra aver confermato questa impostazione che è stata ribadita anche da altri autorevoli componenti del suo partito come Roberta Lombardi: se la sindaca verrà condannata se ne deve andare.
In primo luogo speriamo che la sindaca venga assolta. Non perché ci stia particolarmente simpatica Virginia Raggi - che è stato un sindaco nefasto (forse il peggiore in assoluto) le conseguenze delle cui scelte pagheremo per quarant'anni - ma perché sarebbe opportuno che Raggi caschi per i suoi demeriti politico-amministrativi e per le sue scelte forsennate, non per le sue risibili vicende giudiziarie. A dispetto delle nostre speranze, tuttavia, le possibilità di una condanna sono elevatissime. In questo caso ci auguriamo che si possa fare qualcosa in alternativo di una immediata dimissione. Speriamo che la sindaca resista, che i consiglieri si coalizzino per rimanere e sostenerla ancora nonostante la violazione delle ridicole norme del ridicolo partito casaleggino. Assurdo e ridicolo infatti che un cittadino, eletto da centinaia di migliaia di persone, debba perdere i propri diritti politici per una condanna in primo grado quando i gradi di giudizio in Italia sono tre. 
Ma vediamo i motivi per cui non ci farebbero esultare le dimissioni di Virginia Raggi a metà novembre. Procediamo per punti per venire in contro alle capacità medie di concentrazione dei nostri concittadini...


1. ENTITÀ DEL REATO
Il reato di cui è accusata Virginia Raggi è grave, ma non gravissimo. Ha detto una bugia rendendo delle dichiarazioni in aula giudiziaria. Una bugia, punto. È dunque accusata per falso. Ci piacerebbe che si parlasse delle mille dannosissime bugie che Virginia Raggi e i suoi hanno detto in questi anni per portare avanti delle scelte populiste e dannosissime, non della piccola menzognetta che ha detto per proteggere Marra. Il reato è robetta, è nulla rispetto agli autentici crimini politici che questa giunta ha perpetrato e continua purtroppo a perpetrare. Cadere per un reatuccio rischia di far scomparire i ragionamenti su tutto il resto e farà passare alla storia una giunta caduta per mano giudiziaria e non per demeriti politici che sono immensi. Alimentando peraltro il vittimismo grillino.

2. ASSENZA DI ALTERNATIVE
Una caduta della giunta è poi fuori luogo in questo momento perché non esistono alternative credibili (Carlo Calenda, dove caxxo sei?). In questi anni l'opposizione non ha fatto nulla, la destra non ha apparecchiato piattaforme programmatiche, la Lega pensa solo al consenso da quattro soldi e non al progetto e la classe dirigente è totalmente inesistente. La società civile non ha fatto nulla di nulla e l'unica cosa che è uscita fuori è la manifestazione raffazzonata del prossimo 27 ottobre all'insegna di un populismo quasi peggiore di quello pentecatto. Qui ne abbiamo parlato

3. VANTAGGIO PER SALVINI E MELONI
Non ci vuole un analista politico del New York Times per capire che una caduta della giunta in questo preciso momento finirebbe per avvantaggiare enormemente la compagine salviniana che a Roma potrebbe prendersi tutto e  fondersi con quella meloniana. Esiste qualcuno convinto che queste persone potrebbero essere migliori dei pessimi grillini? Tornerebbe la Roma di Alemanno, ve la ricordate? Una città degli anni Dieci del Duemila amministrata con la mentalità degli anni Sessanta del Novecento. Tra l'altro senza alcun nome e alcun leader se non la Meloni stessa, sempre di più immersa nella sua stucchevole retorica ciarlatana. Una ex giovane promessa della politica ridottasi a parlare di cous cous e maiale nelle mense delle scuole. Un abisso rispetto ai sindaci delle altre grandi città occidentali: pensate a Anne Hidalgo o a Sadiq Khan... 

4. VANTAGGIO PER M5S O OPZIONE BERGAMO
Ma un esito siffatto della mediocre esperienza Raggi lascerebbe spazi anche al Movimento 5 Stelle. Un conto cadere per demeriti politici, un conto cadere per una risibile faccenda giudiziaria. A molti pentecatti resterà l'amaro in bocca: "se ci avessero fatto governare 5 anni, avremmo fatto bene", penseranno in molti. Pronti così a ridare di nuovo fiducia ad un'opzione casaleggina. Insomma l'esperienza non si potrebbe dire realmente chiusa e conclusa e si rimarrebbe aperti a ipotetiche e suggestive ulteriori opzioni pentastellate in purezza (il ritorno di Alessandro Di Battista, tanto per dire) e opzioni pentastellate misto-civiche (il discutibilissimo e mellifluo vicesindaco Luca Bergamo è lì pronto a prendersi tutto l'ex consenso pentastellato mescolandoci la immondizia politica che a Roma ruota attorno ai centri sociali, agli okkupatori di professione, ai "movimenti" banditeschi che da anni condizionano la vita civile di una città trasformandola in vita incivile). 

5. STOP AI POCHI PROGETTO AVVIATI
Inutile dire che uno stop brusco esattamente a metà strada della giunta finirebbe per mandare a gambe all'aria anche i seppur pochi progetti avviati. Si tratta prettamente di progetti riguardanti la mobilità, dove l'unico soggetto del partito di Casaleggio dotato di qualche capacità e sopratutto visione amministrativa - Enrico Stefàno - ha fortemente contribuito a mettere in cantiere piste ciclabili, pedonalizzazioni, allargamento della ztl, riforme dei pullman turistici, ampie riqualificazioni, nuove tramvie, ripensamento delle politiche della sosta. Si tratta di poco, molto poco rispetto alle necessità, ma anche questo poco potrebbe fermarsi definitivamente proprio ora (vedi le nuove corsie preferenziali) qualche briciolina di risultato sta atterrando sul territorio.

6. ASSENZA DI UN ASSETTO NORMATIVO PER RISPONDERE ALLA SITUAZIONE
Ultimo ma non ultimo. Che facciamo cadere a fare una giunta se ancora non abbiamo riformato la governance della città che è il vero problema alla base della situazione riprovevole in cui ci troviamo? Roma deve diventare un distretto federale, il suo sindaco deve essere scelto in maniera diversa da oggi, deve essere una sorta di ministro nominato dal Governo, deve avere dei poteri totalmente diversi da oggi, deve acquisire deleghe che oggi sono assurdamente in capo alla Regione Lazio. Per arrivare a questo risultato occorrono 12 anni di commissariamento (qui abbiamo spiegato per filo e per segno) che oggi sono impossibili perché non previsti dalla norma, anni durante i quali il nuovo assetto di governo della città deve essere discusso e approvato. Nel frattempo commissariamento duro con un commissario con due attributi così e una squadra di sottocomissari con due attributi ciascuno ancora più grossi, ma questo non è all'ordine del giorno e nessuno è interessato a effettuare una forzatura simile. 
Probabilmente ci vorrebbe una legge speciale, ci vorrebbe una riforma della costituzione condivisa da tutte le forze politiche per cambiare le fattezze all'Ente Roma Capitale. Un afflato riformista che oggi non esiste. Dunque si finirebbe per avere qualche mesetto di commissariamento debole per poi andare a elezioni a primavera, alla prima finestra utile. 

E si ricomincerebbe da capo: un sindaco improbabile come quello che abbiamo ora, assessori imbarazzanti, un consiglio comunale fatto da consiglieri inquietanti e collusi, una classe dirigente raccapricciante sia a livello politico che a livello tecnico, una burocrazia impossibile da affrontare, problemi che dovunque hanno risolto che qui sembrano insormontabili per decenni e le solite lobbies arraffone ad avvantaggiarsi del caos. Non ha alcun senso, dunque, che questa amministrazione cada. Che arrivi fino a scadenza naturale. A quel punto verrà giudicata e, se ci sarà una alternativa che ora non esiste (Carlo Calenda dove caxxo sei un'altra volta!?), verrà sostituita.

18 ottobre 2018

Milano nel 2008 e nel 2018. 9 confronti fotografici semplicemente sbalorditivi

Non si fa che parlare di Milano. Talvolta - anche da parte nostra - sembra che il confronto col capoluogo lombardo venga fatto a sproposito. In maniera puramente strumentale. Eccessiva. La realtà è un'altra. La realtà è che la capitale del nord probabilmente si merita tutte le attenzioni che ha soprattutto per come è riuscita a modificare se stessa. Diciamolo: 10 o 15 anni fa Milano era una città triste, senza un grande ruolo globale a parte qualcosa su design e moda, sostanzialmente bruttina. Non solo oggi è una città gradevole, entusiasmante e a tratti molto bella, ma ha delle progettualità di sviluppo nei prossimi ulteriori 15 anni davvero affascinanti. Insomma può ulteriormente migliorare e anche molto. Non potendo prevedere il futuro però quello che ci resta è un confronto con il passato oggi reso possibile da una particolare funzione del servizio di Google Street View. Da qualche tempo è possibile andare indietro nel tempo e, dato un particolare luogo della città, osservare come è evoluto nell'ultimo decennio ovvero da quando le telecamerine di Google girano sulle attrezzatissime Google Car. Paolo Robustelli della Cuna è la persona a cui dobbiamo questo interessante progetto fotografico. Ed è la sua voce, o meglio il suo scritto, che descrive punto per punto (ma l'analisi potrebbe espandersi su 100 altri luoghi) quello che è avvenuto a Milano in questi anni. La riflessione su una pagina come la nostra è: provate a fare lo stesso su Roma. Non solo non troverete nuovi edifici, nuove architetture, spazi abbandonati tramutati in aree piacevoli, nuovo arredo urbano, ma in praticamente ogni punto significativo troverete una situazione che è radicalmente peggiorata. Un caso più unico che raro a livello globale. 
1-La Cattolica/(Sant'Ambrogio)-1km dal Duomo. Finalmente completato credo per Expo dopo un cantiere infinito per il parcheggio sotterraneo.

2-Il Portello-4km dal Duomo. Ex area industriale Alfa Romeo, poi riconvertita a Fiera Milano City, nella parte più a Nord è stato creato un graziosissimo parco con una collina elicoidale, nuovo residenziale, quindi una grande piazza pedonale sopraelevata con le sedi di alcune società come il Milan, collegati da un lungo ponte pedonale sospeso.


3-La Darsena/(Navigli)-2km dal Duomo. Una cantiere-piaga aperta per almeno un decennio, risistemata velocemente per Expo, ricreata la Darsena, diversi percorsi pedonali tutt'intorno, peccato per i palazzi alle spalle che son sempre quelli, non certo dei gioielli.




4-L'isola-2km dal Duomo. Parte del progetto Porta Nuova/Garibaldi di Hines/Coima. Area popolare, ex luogo della "mala", era un luogo/non luogo, immobile da decenni. Qui sorto il Bosco Verticale (Boeri), la sede Google, la casa della memoria, razionalizzate le strade e i parcheggi, fermata metro M5; rimangono alcuni vecchi palazzi terribili, una sede Unipol in costruzione da anni, detta il Rasoio, abbastanza contestabile, ma si suppone che il rinnovamento continui. Sul confine fra Isola e Garibaldi aprirà a fine ottobre 2018 un parco di medie dimensioni, la Biblioteca degli alberi.


5-Le Varesine-2km dal Duomo. Parte del progetto Porta Nuova/Garibaldi. Area dimenticata e da dimenticare fin dagli anni '50, quando la storica stazione ferroviaria fu dismessa e arretrata all'odierna Porta Garibaldi, in parte utilizzata per un Luna Park fino agli anni '70. Poi il buio totale. Ora grattacielo Diamantone, torri Solea, Aria, Solaria, sede Samsung, villette residenziali. In fase di completamento il verde in via della Liberazione e diverse piste ciclabili. La piazza sopraelevata Alvar Aalto è collegata a Garibaldi da un ponte pedonale su via Melchiorre Gioia.



6-La Fiera-3km dal Duomo. Il recupero della ex Fiera di Milano, la vecchia "Campionaria", semiabbandonata da circa 30 anni, è partito bene, ha avuto una fase di pausa poi un'accelerata negli ultimi 4 anni. Al di là del giudizio estetico sui nuovi Curvo, Storto, Dritto, residenze per vip, gradevole la risistemazione di piazza Giulio Cesare e la restituzione di ampie aree cementificate a verde pubblico.

7-Via Paolo Sarpi/(Chinatown)-2km dal Duomo. Cica 10 anni fasi narra che il Comune cercò di colpire i traffici dei Cinesi in questa lunga e popolare via di Milano chiudendola al traffico. Il risultato è stato una via che diventa sempre più piacevole percorrere, le cui vecchie case sono in costante rinnovamento.

8-Via Soperga/(Loreto)-4km dal Duomo. Un piccolo esempio di come con poco si sia cambiato aspetto e decoro a un piccolo insignificante slargo.





9-Corso Como/Piazza Gae Aulenti/(Garibaldi)-2km dal Duomo. Parte del progetto Porta Nuova/Garibaldi. Corso Como, direttamente dalla Milano da bere degli anni '80, ripavimentato in maniera oscena (è ancora così)circa 20 anni fa, si apriva sul nulla assoluto di fronte alla stazione Garibaldi. Un'ampia area di deserti/parcheggi/strade agghiaccianti, orfana del semifallito piano urbanistico "quartiere direzionale" degli anni 50/60. Le torri occupate da Unicredit (Pelli) sono affascinanti, la piazza sopraelevata altrettanto, uno dei luoghi attualmente più fotografati di Milano. Ancora in divenire, a breve inizierà la costruzione della torre Unipol, diversi palazzi stile anni 70/80 recladdati (un bell'esempio le ex torri FS, Massimo Roj), molto rimane da rifare soprattutto la stazione Garibaldi, ancora un'incognita il vicino cavalcavia Bussa. Da poco completata la sede della fondazione Feltrinelli/Microsoft (Herzog & de Meuron), ideale ricostruzione delle mura spagnole di porta Volta, e credo a breve un'area verde retrostante.