Abbiamo inseguito le ladre-bambine da Termini a Largo Argentina. Ilvideo

26 marzo 2017

Banchina di Termini, non faccio in tempo a dire "stranamente non c'è nessuna borseggiatrice" che arriva il treno e ne scendono ben quattro. Le solite viste e riviste: avranno 11 anni. Vengono prontamente fermate dalle guardie giurate (ottimo lavoro) che gli chiedono il biglietto. Ne esce fuori solo uno che è anche scaduto. Insomma su 4 un biglietto e per giunta scaduto, quindi questa famosa leggenda che viaggiano tutte con il biglietto giornaliero, che costerebbe 7 euro, non è che sia proprio rispondente al vero a quanto pare. E questa è una cosa.

Purtroppo nonostante siano state prontamente fermate poi inizia una sorta di atteggiamento un po' morbido delle guardie. Sarà che sono bambine ma si ride e si scherza fino a quando le bambine desistono nel rimanere, dopo qualche blando tentativo di dileguarsi, e si decidono finalmente ad uscire. C'è poco da essere duri: in tutto il mondo le forze di vigilanza fanno paura e incutono sano timore, qui invece... italiano brava gente...




Vengono accompagnate fuori e qui inizia il video. Escono da via Giolitti e decidono di far piangere qualcuno sul 64. Si mettono davanti alle porte centrali e prima della partenza non fanno altre che sputare. Vabbè. Il 64 parte e appena si riempie un po' tentano un borseggio ad una turista 60enne straniera subito avvertita da un passeggero. La turista non sembra rendersi conto di nulla e borseggio quindi fortunatamente sventato. Dopo questo tentativo alla fermata successiva scendono e risalgono dalla porta posteriore. Io faccio lo stesso e quindi vengo scoperto. Incominciano ad apostrofarmi con parole di una lingua che non conosco. Immagino che ormai scoperte scendano alla fermata successiva (Largo di Torre Argentina) e così è. Tre si allontanano e una rimane sotto le porte a controllare me ed assicurarsi che non scenda, sono vere e proprio tecniche studiate a tavolino. Un secondo prima della chiusura faccio un salto giù dal bus e riesco a scendere. Riprendo quindi il video. A loro volta mi riprendono, forse per far girare il video nel loro accampamento per poi riconoscermi e pestarmi a sangue la prossima volta (è successo domenica ad una ragazza colombiana).

Così passano le giornate nella Capitale d'Italia queste bambine di 11 anni che dovrebbero studiare la mattina e magari divertirsi in altro modo il pomeriggio.

Gianni Alemanno incarta abusivamente Roma per pubblicizzare la sua manifestazione di oggi

25 marzo 2017
Un attacchino abusivo con il berretto in testa, la faccia da poco di buono e l'apetta Piaggio spernacchiante che incarta la città di affissioni illegali, coprendo pubblicità regolarmente pagate, oscurando inserzioni di spazi culturali, musei, mostre. Sovrapponendo a messaggi leciti e utili per i cittadini a slogan politici vecchi di cent'anni, ridicoli, patetici, inutili.

Una scena da Anni Cinquanta che a Roma e solo a Roma (nulla del genere nell'occidente evoluto, ma in realtà anche nel resto d'Italia) è costante abitudine urbana tanto che nessuno ci fa caso.


Le conseguenze di tutto questo sono gravi non solo dal punto di vista del degrado  urbano ma anche dal lato economico. La pubblicità esterna è una risorsa fondamentale in tutte le città occidentali, una fonte di crescita e sviluppo. A Roma tutto questo non è possibile perché il settore è sotto scacco degli abusivi e dei cartellonari: questo significa zero servizi, zero introiti, zero toilette pubbliche, zero bike-sharing. Nulla di nulla per quanto riguarda tutti i benefit pubblici di cui beneficiano normalmente tutti i cittadini delle altre città simili alla nostra. 

Ma ai romani tutto questo non interessa, si sono abituati e per loro va bene così tutto sommato. 

A questo giro, in occasione delle manifestazioni previste per oggi, tutto questo assume contorni grotteschi se è vero come testimonia il nostro video che l'attacchino di cui sopra aveva come mandante diretto un ex sindaco. Un individuo che ha governato (per così dire) la città per 5 anni e che ha vissuto sulla propria pelle i danni che questo modo di gestire Roma porta a chi la vive e anche a chi la amministra. Allora squallore totale di questo scenario si aggiunge la censura, pur di dare visibilità ai manifesti abusivi, di inserzioni regolarmente pagate che pubblicizzavano mostre e importanti eventi culturali, nella fattispecie una manifestazione all'Ara Pacis promossa da Zetema.

Semmai Zetema (o l'Ufficio Affissioni, sia mai si svegliasse) volesse rivalersi su chi l'ha danneggiata, qui trovate la targa della ridicola apetta Piaggio che ieri, indisturbata in una città blindata, era di servizio abusivo al soldo di un ex primo cittadino e in generale del "Polo Sovranista" fondato da Alemanno e Storace. Se non ci fosse da piangere ci sarebbe da sganasciarsi dalle risate. 

I taxi scioperano per il diritto di continuare a evadere. Servizio de Le Iene spiega tutto

23 marzo 2017

Durante l'ennesima giornata di scioperi del servizio (pubblico!) dei taxi è molto utile prendere spunto dai disagi per approfondire, capire, entrare dentro al problema.
La vulgata - in cui sta cadendo anche il Governo, ma d'altronde la capacità di questa categoria di spostare voti e clientele politiche è emblematica - vuole i poveri tassisti sotto attacco delle "multinazionali" colpevoli di opporre concorrenza sleale e evasione fiscale. 

Nulla di più assurdo. Uber e le altre "piattaforme tecnologiche" rispetto alle quali i tassisti sono terrorizzati portano più lavoro, non meno lavoro, al settore. Dunque non c'è rischio di lavorare meno, anzi più sono presenti piattaforme tecnologiche (Uber, car sharing) meno la gente si serve della loro vettura privata e più diventerà anche cliente dei taxi.

Ma l'obbiettivo dei taxi non è lavorare di più, l'obbiettivo dei taxi è continuare ad evadere. Continuare ciò a garantirsi due cose: la prima è il valore della licenza - una cosa completamente illegale: prendi una licenza a costo zero dal Comune e la trasformi in un patrimonio in virtù del monopolio in cui operi -, la seconda è una provvista di incassi al nero spaventosa che ogni anno doppia il dichiarato. Ovviamente ci sono anche dei tassisti onesti, ma il racconto impeccabile che Le Iene hanno fatto sul settore spiega in maniera clamorosamente chiara quale è la partita in gioco.

Le "piattaforme tecnologiche", infatti, rendono tracciabile al millimetro un lavoro che oggi è oscuro e aleatorio e che permette ai titolari delle licenze di dichiarare quanto vogliono. La retorica del tassinaro che guadagna 1200 euro al mese è cancellata dal costo delle licenze: nessuno si comprerebbe un lavoro sborsando fino a 200mila euro per poi guadagnare, faticando anche sodo, 1200 o anche 1500 euro al mese. 

La verità è altrove e Le Iene la spiegano alla perfezione. Chiediamo ai lettori di prendersi 20 minuti per vedere il filmato. Chiediamo ai tanti tassisti che ci seguono (molti anche amici e utili sentinelle sul territorio per chi come noi pubblica segnalazioni) di smentire quanto detto. Ci riusciranno? 

Intanto evviva Uber (qui le modalità per iscriversi con lo sconto-Romafaschifo per non pagare le prime corse) e evviva tutte le altre piattaforme che interpretano il futuro della mobilità in maniera innovativa, tracciabile e tecnologica combattendo contro le lobbies medievali che non sono soltanto monopolio, ma anche immenso grumo di evasione fiscale: ovvero di furto a tutti noi. Con in beneplacito del quasi-ricostituito Partito Nazionale Fascista, ovvero la compagine politica di maggioranza nel paese, ovviamente dalla parte delle peggiori corporazioni. Tutto e il contrario di tutto purché porti voti e porti consenso.

La farsa del parcheggio Atac alla metro Jonio: autorimessa gratuita per furbi

22 marzo 2017

Il filmato sotto rappresenta la situazione del parcheggio della metropolitana Jonio gestito da Atac alle ore 23.50. Il parcheggio chiuderà alle ore 00.15 per poi riaprire alle 5.15. Per usufruire del parcheggio basta essere dotati del contrassegno cartaceo che rilascia ATAC quando si paga l'abbonamento annuale o mensile (http://www.atac.roma.it/function/pg_page.asp?act=1&r=820). 

Fondamentale è sapere che questo contrassegno non è associato a nessuna targa automobilistica e probabilmente neanche all'abbonamento. Praticamente è un pezzo di carta e nulla più. In parole povere una volta ottenuto lo si può dare a parenti e amici e al momento del controllo nessuno potrà sapere, neppure volendo approfondire (e nessuno vuole approfondire!) se effettivamente chi ha parcheggiato è andato o meno a prendere la metro. Basta esporlo sull'auto e si è in regola.


Cosa comporta questo? Comporta che magari uno studente di scuola media che abita vicino Jonio ed è titolare di un abbonamento annuale consegna il suo bel contrassegno al paparino, che l'abbonamento non lo possiede e non prende la metro dal 1998, il quale lo usa per avere la sua bella autorimessa privata.

Ecco spiegate le decine di macchine parcheggiate a quell'ora. Per non parlare della ormai fissa presenza di diversi van NCC che hanno scambiato questo bene di proprietà Atac realizzato a vantaggio dei pendolari come rimessa privata gratuita.


Il parcheggio è già dotato della predisposizione per montare le sbarre (si potrebbero montare in due giorni) e consentire l'accesso solo in maniera automatizzata come per esempio succede a Laurentina. In questo modo per accedere al parcheggio bisognerebbe passare fisicamente l'abbonamento annuale ai lettori. Va da se che per il paparino che deve entrare ed uscire dal parcheggio sarebbe molto più difficile perché dovrebbe portarsi dietro il figlio, o quantomeno il suo abbonamento. Sia in entrata che in uscita.
In poche parole basta montare le sbarre e per un buon 90% il problema si risolve. Certo poi qualcuno che ne approfitta rimarrà, ma sarà una minima fisiologica parte.


Enrico Stefàno, a seguito di una Commissione di qualche giorno fa, dice "andremo ad impedire questa pratica prevedendo una chiusura e/o tariffazione notturna dello stesso". La cosa non ha senso. In primis il parcheggio già viene chiuso la notte (00.15 da domenica a giovedì e alle 02.15 da venerdì a sabato).
Per quanto riguarda la "tariffazione notturna" non si capisce in che modo e con quale criterio possa essere attuata. E se io sono un pendolare abbonato che lavora la notte? Non posso usare il parcheggio come tutti gli altri parcheggiando a mezzanotte e riprendendo la macchina alle otto di mattina? Basta questo per dimostrare che questa tariffazione è semplicemente inattuabile. 

Atac si sbrighi solamente ad automatizzare il parcheggio visto che la stazione è aperta da due anni e non è stata ancora in grado di farlo senza inventarsi soluzioni mirabolanti...

Via Teano\Via Telese. Sequestrano l'area, ma il campo abusivo cresce ancora

21 marzo 2017
























Si fa un gran parlare del nuovo campo ufficiale previsto a Roma nord, ma si trascura troppo la presenza di decine e decine di campi abusivi che stanno riempiendo ogni spazio possibile in città. E' un'altra conseguenza di una città abbandonata, condannata a non svilupparsi, con enormi aree lasciate alla sciatteria al proprio interno. Una città che in virtù della retorica della "colata di cemento" preferisce lasciare brani di urbanità vuoti, perfetti per chi vuole occuparli illecitamente. Una città che ha fatto passare la voglia a proprietari e investitori di sviluppare e che quindi ha generato enormi spazi privati ma lasciati a se stessi. Non accade da nessuna altra parte del mondo. Ecco la lettera.

Scrivo per fornire alcuni aggiornamenti riguardo una situazione, di cui vi ho già informato in precedenza, che sta giungendo sempre più al limite, nonostante le autorità abbiano operato il sequestro dell'area e l'apposizione di sigilli che non hanno impedito la reiterazione dei vari reati ivi commessi e che stanno compromettendo la vita nel quartiere arrecando disagi e pericoli agli abitanti dei fabbricati limitrofi all'area in oggetto.

In data 17/01/2017 ho consegnato, al protocollo degli uffici competenti del V Municipio, un esposto riguardante le varie problematiche derivanti dalla occupazione abusiva di un'area verde dismessa e non attrezzata delimitata dalle vie: Prenestina, Teano, Maddaloni e Telese. Gli occupanti hanno edificato baracche e trasportano all'interno dell'area rifiuti di ogni natura producendo sistematicamente dei roghi degli stessi. 

In data 16/03/2017 la Polizia Locale ha effettuato l'apposizione dei sigilli sugli accessi abusivi all'area, apponendo anche un cartello riguardo il sequestro della stessa, nonostante tutto nei pochissimi giorni successivi all'apposizione dei sigilli, l'attività di discarica è proseguita e si sono aggiunte altre baracche a quelle già costruite.

Ho pertanto redatto un nuovo esposto (che troverete in allegato), dato che la situazione sembra paradossalmente aggravarsi di giorno in giorno.

In questo periodo io ed altri residenti abbiamo avuto modo di confrontarci con la PA riguardo la questione ed è apparso chiaro che questa è largamente sottovalutata, anche se il giorno 8 marzo scorso è stata pubblicata da alcuni quotidiani questa notizia.


Sulla base di una condanna per il reato di stupro da parte di un occupante abusivo (un reato avvenuto nella stessa area nel primo periodo di occupazione durante l'estate 2016),  la giudice ha ordinato lo sgombero, nonostante tutto non si è proceduto con quanto ordinato, ovvero con l'abbattimento delle baracche e la bonifica dell'area, ma con il sequestro e l'apposizione di sigilli che non hanno assolutamente impedito che si trasportino all'interno rifiuti, oltre alla costruzione di nuove baracche.

Ci tengo a sottolineare che si comprende perfettamente che il degrado nasce da una situazione di marginalità e di esclusione sociale, la mancata inclusione di queste persone all'interno della società ed il mancato intervento dei servizi sociali non fanno che favorire situazioni del genere, nell'area ci sono anche bambini ed alcuni anche molto piccoli ed il fatto che non sia garantito che ogni bambino possa vivere in condizioni sanitari accettabili è del tutto ingiusto. Questa situazione non fa altro che generare degrado sia per i residenti sia per le persone che occupano l'area, eliminando la dignità di tutti.

I miei esposti, così come quelli di molti residenti della zona, sono necessari per far luce su una situazione che deve essere curata prima del collasso sociale che si sta prefigurando, prima che sopravvengano politiche "di pancia" promosse da gentaglia che è solita agitare un manganello cavalcando discorsi di natura razziale che nemmeno sfiorano le reali esigenze sociali che vi sono dietro questa situazione. Quello che si vorrebbe chiedere è che sia presa in considerazione la dignità di tutti, nessuno escluso.
Mario

La storia incredibile del Parco della Resistenza. La villa che viene pulita una volta l'anno

20 marzo 2017







Tra le mille altre follie, a Roma abbiamo anche l'unico caso occidentale di grande parco pubblico che viene pulito e manutenuto seriamente solo una volta all'anno. La dannazione sta nel nome: il parco si chiama "della Resistenza dell'8 settembre" e viene sistemato solo l'8 settembre, di ogni anno, in occasione delle celebrazioni. Per il resto le condizioni sono quelle che vedete nelle foto, nel filmato, e pure peggio di così. Ogni albero è ricovero di sbandati, perdigiorno, ubriaconi. La spazzatura invade i vialetti, la frequentazione non esiste più salvo qualche sparuto cittadino che viene a correre e qualcuno a far cagare i cani. Fine. Zero turisti, zero bambini nell'area giochi, zero nonni coi nipotini o mamme col passeggino. E' tutto infrequentabile e fetente. Ormai le inquietanti persone che hanno requisito questa splendida area verde tra Porta San Paolo e Piazza Albania hanno costruito nel parco le loro casupole in cartone:  una autentica favela.
E pensare che l'area è strategica: serve tanti residenti, è sulle assi turistiche che collegano Testaccio ad Aventino ed è di fronte ai tanti nuovi appartamenti che si stanno realizzando nell'ex complesso di BNL. I nuovi residenti dell'area - dopo aver comperato le loro case di lusso - avranno una amara sorpresa: il verde sotto casa loro risulterà inservibile e abbatterà il valore delle loro case. 


E pensare che basterebbe davvero pochissimo. Come risolvere queste faccende lo abbiamo specificato mille volte, ma lo ripetiamo. Occorre innescare un conflitto di interessi sano tra chi ha interesse a stare nel degrado e a utilizzare in maniera anomala spazi pubblici e chi invece grazie alla perfetta manutenzione di questi spazi fa business. In parco e grande e c'è potenzialità per installarci almeno due chioschi: bar, piccoli ristoranti, street food, sale da te. Una per la verità già esiste, anche se ha l'ingresso da fuori, ma non ha alcun obbligo di manutenzione: può occupare un pezzetto di parco semplicemente pagando un irrisorio affitto. 

Quel che si dovrebbe fare invece è concedere delle piccole porzioni di spazio a giovani, capaci e seri imprenditori. I quali, dopo aver vinto un bando, avranno l'obbligo se vogliono continuare a svolgere la loro attività a pulire, manutenere, segnalare anomalie, aprire e chiudere il parco alle ore prestabilite. E avranno tutto l'interesse per farlo: più il parco sarà sicuro, impeccabile e pulito e maggiore sarà il loro business all'interno. Il Servizio Giardino dovrebbe a quel punto limitarsi soltanto a controllare che tutto vada per il meglio, raccogliere le eventuali lamentele dei cittadini e seguire la manutenzione straordinaria e le grandi potature. Fine. 

Così vincono tutti: i cittadini hanno aree verdi controllate e pulite, si creano nuovi posti di lavoro, i turisti hanno servizi all'altezza di una capitale europea, il Comune incassa soldi dell'affitto e si libera dalla necessità di manutenere un suo bene trasformando un problema in un'opportunità. Ma tutto questo non si farà mai, a maggior ragione con questa amministarzione: nei problemi sguazzano i pescecani e le mafie che portano voti con le orecchie, nelle opportunità emergono solo le persone di qualità e per bene. 

Decine di favelas e roghi tossici lungo il Tevere a Ostiense. Mappa e video strazianti

19 marzo 2017
Ieri andando in moto sul Lungotevere San Paolo mi sono fermato avendo visto alzarsi del fumo dalla vegetazione.


Ho così potuto scoprire l'ennesimo accampamento che insiste in questo quadrante di Roma martoriato dal degrado. Situazione dovuta dall'insistere nella zona di innumerevoli accampamenti di Rom Sinti Camminanti nonché immigrati Bulgari Serbi e Romeni, situazione che sta però aggravandosi sempre di più e vede il nascere continuo di nuovi accampamenti.
Da questi accampamenti con cadenza regolare si alzano nubi di fumo acre e sempre qui avviene spesso lo scarico illegale di rifiuti con sversamento degli stessi nel fiume Tevere.
La situazione è già nota alle forze dell'ordine che però continuano a nicchiare sulla situazione e si rifiutano di intervenire.
Allego una mappa in cui indico le criticità da me individuate che insistono in questo tratto del fiume Tevere dal Ponte di Ferro a ponte Marconi.
Vi mostro anche un video dell'incendio dell'estate scorsa che può aiutare a capire la dimesione che il problema sta assumendo.
Mattia


*Caro Mattia, 
il quartiere si sta trasformando in una sconfinata bidonville fetente e velenosa. Ma gli amministratori locali non se ne sono neppure accorti perché sono tutti impegnati a bloccare la trasformazione urbana degli abbandonati Ex Mercati Generali che, come è accaduto in tutto il pianeta (si pensi a Les Halles di Parigi) erano pronti - tutto il provvedimento è ultimato e manca solo una firma - per diventare uno spazio sociale, commerciale e pubblico che con 400milioni di investimento si andrebbe a sostituire all'abbandono e al degrado tirandosi dietro tutta la ripresa economica del territorio. La inquietante setta a Cinque Stelle è riuscita perfino a far saltare il presidente del Municipio su questa storia. Ma su roghi tossici, villaggi abusivi e illegalità di ogni sorta neppure una parola...
-RFS

La sindaca che scrocca i pranzi. Ecco come è andata veramente

17 marzo 2017
Prima un trafiletto su Oggi, che in qualche modo è uno scoop. Poi le solite accuse della pletora informe degli squadristi da tastiera pronti a insultare e infangare chiunque osi toccare i beniamini della setta. Di seguito la precisazione di Oggi che fa nomi e cognomi dei protagonisti e rilancia contrastando chi parla di bufala. E ancora la Sindaca che con un post su Facebook dice la sua come d'abitudine: o mentendo o prendendo totalmente fischi per fiaschi e con ogni probabilità confondendo un locale con un altro.

E infine, deflagrante, la dichiarazione definitiva del cuoco che stufo di essere messo in mezzo spiega come sono andati i fatti. Cosa è successo? Virginia Raggi è andata a mangiare in un famoso ristorante della capitale, il cuoco a fine servizio è sceso in sala per salutarla e ringraziarla di essere stata "ospite" della casa e la sindaca ha pensato che "ospite" volesse dire "pranzo offerto". Ha pigliato e se n'è andata via lasciando tutti un po' di stucco. Un episodio da poco per il ristoratore, che infatti minimizza pur confermando sulla sua pagina Facebook, ma onestamente un episodio grave o quanto meno l'ennesima pessima figura per quanto riguarda la Sindaca Raggi che ne esce malino. Se non malissimo.

La sindaca dovrebbe sapere - anche se odia i privati e gli imprenditori e briga ogni giorno per ostacolarli - che in Italia esiste una grande industria che si chiama industria dell'ospitalità, hospitality in inglese. Alberghi, resort, campeggi, ristoranti, bar, terme e quant'altro. Quando si frequentano queste strutture si è "ospiti" della struttura stessa ma il fatto di esserlo non dispensa dal pagare la tariffa prevista. Ammenoché, per vari motivi, qualcuno non ci specifichi con chiarezza che il soggiorno o la consumazione sono "offerte". Anche in questo caso è buon costume insistere e, se proprio il padrone di casa ci vuole ospiti-non-paganti, allora lasciare almeno una lauta mancia. Questo non è assolutamente successo alla sindaca che, a quanto si apprende, se n'è andata avendo semplicemente sentito la parola "ospite" aleggiare nell'aria. Le sarebbe bastato chiedere il conto e avrebbe capito che il pranzo andava comunque pagato nonostante la sua qualifica di "ospite". Ma ipotizziamo per assurdo (visto che lui stesso ci dice che così non è) che il ristoratore avesse davvero voluto offrire il pranzo alla Sindaca, quest'ultima avrebbe dovuto accettare così senza batter ciglio? O avrebbe magari dovuto insistere per pagare, o avrebbe magari dovuto spiegare che non poteva assolutamente accettare, per il suo ruolo, nessun favoritismo specie se economico? Rispondete voi. 
Ma prima di rispondere ripensate alla canizza indegna che, basandosi sul nulla, l'attuale sindaca imbastì contro Ignazio Marino, reo di aver fatto qualche cena di lavoro e di aver ordinato qualche bottiglia di vino regolarmente saldata seppur con la carta di credito del Comune. Forse la sindaca ha pensato che i risparmi per l'amministrazione (gravata dal triplicato stipendio di Romeo ad esempio) potessero essere scaricati direttamente sugli imprenditori di qualità che barcamenandosi tra una burocrazia allucinante, controlli corrotti e una amministrazione nemica invece che amica tentano di stare a galla offrendo un servizio a romani e turisti. 

E pensare che dopo l'uscita della notizia da parte di Oggi (la notizia esce perché lo chef la racconta ingenuamente durante una serata a Milano, incurante di avere davanti il direttore di Oggi) la Raggi se la sarebbe potuta cavare con un "avete ragione, ho fatto una scemenza, avevo capito male, la prossima volta vado, pago tutto e lascio lauta mancia e scusatemi tutti". E invece no, la solita masnada di camerati inviperiti, il solito post in cui si dicono bugie su bugie. Neppure in grado di gestire una piccola gaffe senza coprirsi di ridicolo.

L'unica consolazione è che i gusti enogastronomici sono in netto miglioramento, l'ultima volta avevamo lasciato la prima cittadina in una poco interessante locanda in Via dei Mille, dove si intrattenne fino a pomeriggio pur di umiliare Giovanni Malagò, capo del CONI, che la aspettava in Campidoglio per parlare di Olimpiadi e che dopo un po' di attesa dovette andarsene. Per fortuna siamo passati da luoghi anonimi a Benito al Ghetto, che almeno è un ristorante di un certo lignaggio. Andateci a provarlo, vale la pena. Sarete trattati come grandi ospiti di riguardo, anche se il contro lo dovrete pagare eccome.

Solo fuffa. Tutto sulla grande occasione mancata dei mercati rionali

Quella dei mercati rionali romani è la sfida più affascinante che una amministrazione può trovarsi innanzi in questo contesto. C'è il tema della buona educazione, dell'artigiano, dell'agricoltura nella città che è o dice di essere il primo comune agricolo d'Europa. C'è la questione della salute dei cittadini, delle aree di aggregazione, del riequilibrio del commercio nel cuore della città rispetto agli acquisti nei grandi centri della GDO fuori città. C'è un generale la faccenda annosa del commercio ambulante, oggi più che mai attuale.

Anche questo tema, cruciale per lo sviluppo, il benessere, l'economia, il turismo (perché c'è anche questo) è stato affrontato nella maniera più cialtroneggiante possibile, soprattutto senza costrutto, senza visione prospettica, senza alcuna lungimiranza, con una banalità da far cascare le braccia.

Il tutto ovviamente presentato - ieri in conferenza stampa - come grande lavoro di gruppo, come sfiancante impegno amministrativo, come rivoluzione civile. In realtà, purtroppo, fuffa. Tanto i cittadini ci credono e tanto i giornali (nessuno escluso) riportano tutto quanto in maniera acritica. Magari aggiungendo qua e là qualche "svolta" o qualche "rivoluzione". La rivoluzione, come accade molto spesso in questi mesi, è in peggioramento.

Al di là del provincialismo più bieco ("facciamo come Barcellona") o della retorica dei posti di lavoro per i giovani e del "trasformiamo qualche box in centro informativo o in sportello pubblico" (!?) nessun documento del famigerato piano di rilancio dei mercati è stato divulgato ufficialmente. Si è anticipato qualche elemento, peraltro patrimonio anche delle passate amministrazioni: aumentare gli orari di apertura, consentire ai banchi di fare somministrazione, gestire i banchi vuoti. Linee guida generiche a dir poco. Cose che si dicono da 10 anni mentre da un'amministrazione così dirompente ci si aspetterebbe innovazione spinta. Ad occuparsi della partita Leonardo Costanzo, braccio destro dell'assessore Meloni, persona onesta e lontana dalle ridicole ideologie pentastellate ma privo di competenza specifica sul tema (e se non hai competenza ti fai governare dalle associazioni di categoria) e di visione complessiva. Il tutto ovviamente all'insegna della arcinota ipocrisia comunale tipica della macchina amministrativa capitolina. Un esempio? Ti dico che ora lavoro per farti fare somministrazione ma intanto il regolamento cittadino sulle canne fumarie (risalente al 1932) vieta le cappe a carboni attivi che sono lo strumento indispensabile che ti consentirebbe di farlo. Ed è giusto per dirne una. E quindi giù a presentare nuovi progetti che però non hanno alcun senso se non accompagnati da una organica e amplissima riforma della burocrazia circostante e degli anchilosati regolamenti sovente risalenti all'inizio dello scorso secolo.
Altra ipocrisia? Quella dei soldi. Per risistemare lo scandalo dei mercati romani (70 aree di cui una schiacciante maggioranza non a norma) servirebbero secondo alcuni studi effettuati anni fa tra i 100 e i 150 milioni almeno. Il comune ne stanzia 4 (quattro) per 15 aree. Fate voi le divisioni e capite che i soldi destinati non potranno avere nessuna efficacia, se non quella sull'aumento senza dall'altra parte nessun beneficio del debito comunale che andranno a pagare i nostri figli.
Ma poi come fa l'amministrazione a fare progetti in strutture commerciali che non sono a norma e che non potranno esserlo con interventi da pochi spiccioli? Aumentare l'orario? Concedere la somministrazione? E se qualcuno si fa male nei nostri mercati favelas? E se qualcuno si intossica? I mercati richiedono milioni e milioni di investimenti e anche di avere il coraggio di attivare finanza di progetto (come per il Mercato Testaccio ad esempio, che infatti è un caso di successo), solo che di questo nel mitico piano non si parla. Anzi guai agli investimenti dei privati, meglio investire 4 milioni di soldi pubblici.

Ma entriamo nel concreto. Perché pensiamo che il progetto pentastellato sui mercati non sia efficace? Perché pensiamo che non abbia visione d'insieme? Perché pensiamo che sia l'ennesimo spreco e l'ennesima occasione sprecata?

Innanzitutto perché consideriamo le centinaia di banchi vuoti oggi nei mercati rionali come una opportunità oltre che come un problema. Vanno viste come moneta di scambio, lo sono, possono esserlo. Moneta di scambio per chi? Ma naturalmente per riequilibrare il mondo allucinante dell'ambulantato romano. I box vuoti nei mercati rionali (assieme alle licenze taxi, alla realizzazione di chioschi fissi sia dentro che fuori le aree verdi) sono la merce di scambio ideale per convincere\obbligare gli ambulanti - anche sfruttando la normativa Bolkestein - ad abbandonare piazze, aree storiche e marciapiedi. Non capire questo significa o non aver compreso la necessità assoluta di mettere insieme due problemi per fare una soluzione (l'unico modo per salvare la città in maniera virtuosa) oppure non avere la volontà politica, neppure di medio periodo, di ridurre le bancarelle in giro per la città. In ogni caso è un danno enorme che pagheremo per decenni, che pregiudicherà la risoluzione di problemi annosi. 

Come se non bastasse la partita prevede, come piace ai 5 Stele, spesa pubblica. 4 milioni sono pochi ma sono 4 milioni. Non si capisce perché debbano andare su aree che sono commerciali e che dunque, se ben gestite, possono generare risorse e economie per essere poi reinvestite. E' giusto che un banco di mercato paghi 100 euro al mese di affitto e poi benefici pure di interventi e investimenti pubblici pagati da tutti mentre sulla stessa strada, magari di fianco, magari di fronte, magari con le stessa metratura un negozio paga di affitto almeno 10 volte tanto? Nessuno pensa che un banco di mercato debba costare come un negozio normale su strada, ma neppure dieci volte meno santo iddio, e con i piccoli aumenti che si possono applicare si devono ricavare organicamente le risorse per la riqualificazione dei mercati senza dover far ricorso a denari pubblici sottratti da altre partite. 

Il modello è il solito che sta dietro al surreale bando per il Farmer's Market di Circo Massimo, pubblicato qualche giorno fa. Un progetto che obbliga il gestore a pagare una certa cifra, bassissima, al Comune; che impedisce rialzi (dunque se qualcuno vuole offrire di più dando più denari al Comune non può farlo); che ha criteri blandi e banali sulla qualità e che intima - manco fossimo a Cuba o in Corea del Nord - il gestore che dovesse fare degli utili a girarli all'amministrazione. 

Con questa mentalità vetero sovietica non solo non si riqualificano i mercati, ma si affossa ulteriormente - semmai fosse possibile - la città, i suoi cittadini, i residui talenti che sono rimasti e ogni rimanente speranza di un futuro fatto di dignità, evoluzione e qualità.

ShareThis