Stadio della Roma: Raggi trasforma un eccellente progetto in pura speculazione edilizia

25 febbraio 2017
Innanzitutto ci preme sottolineare in premessa un fatto che non troverà spazio sui giornali di oggi visto che comprensibilmente la notiziona del raggiunto accordo sullo stadio della Roma monopolizzerà gli spazi: ieri un gruppo afferente ai soliti prepotenti furbetti che passano la propria esistenza ad occupare immobili pubblici ha di nuovo rubato alla città lo spazio del Rialto, un palazzo di proprietà comunale stupendo al Ghetto. Erano stati sgomberati qualche giorno fa, erano stati apposti i sigilli, questi hanno violato i sigilli, sono entrati di nuovo. In uno spazio che è di tutti. Il Comune cosa ha fatto? invece di mandarli via con l'esercito gli ha risposto che tutto sommato potevano rimanere lì, che se ne sarebbe parlato lunedì, che si troverà un accordo e che nel frattempo potevano riprendere le attività che abusivamente si svolgevano al Rialto da mesi. Abbiamo più volte chiesto alle associazioni che occupano il Rialto come mai loro ritengono di dover essere esentate dalla ricerca di un normalissimo spazio con pagamento di affitto, utenze e bollette come fanno decine di altre associazioni non profit come loro: risposte zero. Abbiamo pensato ai tanti imprenditori romani, magari ragazzi, magari giovani. Magari giovani come quelli che hanno preso in gestione e tentato di rilanciare il Quirinetta all'insegna della buona musica e che sono stati sgomberati per cavilli burocratici: se loro osassero violare i sigilli finirebbero nei guai fino al collo, la loro società andrebbe a ramengo e le loro fedine penali macchiate per sempre; se lo fanno i componenti della mafietta romana delle occupazioni e dei movimenti il Comune gli dice "parliamone, troviamo una soluzione insieme". Una città confortevole per gli illegali, i raccomandati e i furbi e invivibile per le persone oneste che rischiano in proprio e intraprendono è il luogo più atroce che la civiltà possa creare. Quella città è Roma.

A ROMA RITORNA LA SPECULAZIONE
Ma detto questo, che era doveroso, bisogna anche segnalare che ieri l'accolita di improvvisati ma scaltrissimi fuorilegge che dobbiamo chiamare "amministrazione" non era solo in vena di regali alla camorretta dei Movimenti, ma anche alla cricca dei costruttori e dei palazzinari. Ieri, infatti, l'amministrazione Raggi ha deciso - ovviamente con il consenso della società e dei costruttori - di trasformare il progetto di Tor di Valle, ottima pianificazione immobiliare che comprendeva anche lo Stadio della Roma, nella solita squallida operazione speculativa alla romana. Una nuova Bufalotta, una nuova Ponte di Nona. Si ritorna nei ranghi e nelle tradizioni locali. Si continua a sviluppare Roma esattamente come si è sempre fatto. 

Quello che è capitato è molto grave in primo luogo per la ennesima e tradizionale solfa (ma con i grillini non doveva cambiare tutto?) solo italiana - ma soprattutto romana - secondo cui non è mai garantita alcuna continuità amministrativa ad ogni cambio di giunta. Se un progetto viene approvato ufficialmente può essere tranquillamente stravolto da chi viene dopo. E visto che per realizzare i progetti in Italia ci vogliono tempi maggiori di quelli di una consiliatura ne deriva che ogni (ogni!) progetto corre l'enorme rischio se non la matematica certezza di essere ucciso nella culla o proprio abortito ancor prima di nascere. E' il motivo per cui non esistono ne esisteranno mai investimenti internazionali nella nostra città. Questo atteggiamento ci rende poveri, marginali, provinciali, derisi, atrocemente degradati. Questo atteggiamento c'è sempre stato e continua ad esserci dopo la Rivoluzione Grillina. Se a Milano avessero adottato lo stesso riprovevole stile di governo che è aduso a Roma, semplicemente la Milano che oggi vediamo non ci sarebbe stata. E invece si è passati da Albertini a Moratti a Pisapia a Sala sempre in continuità: si modificano le linee guida alte ma se c'è un progetto, se c'è qualcuno che ci ha lavorato, se c'è qualcuno che ci ha investito (fosse anche solo del tempo), tutto questo si rispetta e si va avanti. A Roma non è così: Torri dell'Eur, Ex Fiera, Parking di Via Giulia, Olimpiadi, Ex Mercati Generali. Enormi investimenti privati sotto scacco dei cambi di Giunta: saranno gli ultimi, a investire non verrà più nessuno per la felicità di chi specula su popolazioni sempre più povere, sempre più ignoranti, sempre più disperate. Se sei disperato voti i populisti, se sei in difficoltà voti i fascisti, se sei nei guai e non trovi lavoro non pensi e voti chi urla di più, se non ci sono investimenti di qualità prospera la camorra locale. E' una strategia peculiare e ci state cascando tutti quanti. Tra l'altro non è neppure una strategia nuova: è il metodo per antonomasia in Italia da 50 anni, Grillo è semplicemente in perfetta continuità. Funzionale al sistema che finge di combattere.

Ma oltre alle questioni di forma, comunque cruciali, eccoci a quelle di sostanza. Ed eccoci a parlare dello Stadio della Roma così come è stato ripensato dalla Raggi. Il primo elemento di sostanza è che il progetto dello stadio come lo avevano pensato Ignazio Marino e il suo assessore all'urbanistica Giovanni Caudo non c'è più. E non per questioni di rischio idrogeologico ("mai a Tor di Valle, lì lo stadio affonda" spiegava il comico di Genova un giorno e mezzo fa), e non per questioni di Soprintendenze e tettoie da conservare. No: tutto questo è stato completamente e totalmente ignorato nell'accordo tra l'amministrazione e l'AS Roma. 

CI GUADAGNANO TUTTI. CI PERDONO SOLO I CITTADINI
L'accordo è stato trovato ed è incredibilmente vantaggioso per tutti gli attori in gioco: la Roma avrà il suo stadio che rafforzerà la società (e così abbiamo disinnescato il rischio di perdere mezzo milione di voti, era l'enorme preoccupazione di Grillo), l'amministrazione grillina porta lo scalpo del taglio delle torri (tra l'altro era la parte più avvincente del progetto: il resto sono palazzotti di uffici  stile Euroma2 e un villaggio commerciale modello outlet di Valmontone, ma quello va bene...) visto che il suo elettorato vive solo di simboli e di semplificazioni; il costruttore infine esulta perché può realizzare un quartiere di uffici e commerci in deroga al Piano Regolatore praticamente a gratis laddove invece prima era stato spremuto come un limone dalla giunta precedente. Parnasi ha insomma oggi la possibilità di riscrivere la delibera e la convenzione interloquendo con una controparte debolissima, ideologica e incapace e non con un personaggio come Giovanni Caudo che aveva trasformato l'iniziale proposta di sviluppo di Tor Di Valle nel più vantaggioso progetto immobiliare (vantaggioso per la parte pubblica, beninteso) mai immaginato a Roma e forse in tutta Italia. E' la condizione ideale per qualunque immobiliarista che voglia massimizzare il proprio profitto impippandosene della collettività.
Parnasi ha oggi la possibilità di realizzare un vasto quartiere di centri direzionali e aree commerciali come si è sempre fatto a Roma: niente investimenti pubblici (almeno 100 i milioni risparmiati qui), niente contribuzione al bene comune, niente investimenti reali sui trasporti: un'altra Bufalotta, con lo Stadio al posto di Ikea e il Roma Village al posto di Leroy Marlin. E senza neppure la complessità costruttiva (gli ingegneri costano e per il nuovo progetto voluto da Raggi saranno sufficienti i geometri) di realizzare delle torri ardite e interfacciarsi con uno studio d'architettura internazionale. L'investimento complessivo, e dunque la ricaduta sulla città, passa da 1,6 miliardi di euro a 700 milioni. La città, in nome dell'ideologia di quatto esaltati completamente buoni a nulla, ha dilapidato quasi un miliardo di euro, polverizzato posti di lavoro, cancellato opportunità. Ce n'è per parlare di danno erariale e auguriamoci che se ne parli. Ma non basta.

"Non ci saranno le torri. Si faranno edifici bassi integrati nel panorama" ha esultato la Raggi. Forse qualcuno dovrebbe spiegarle che distribuire le cubature in altezza permette di consumare meno suolo rispetto a spalmarle in larghezza. E' la regola in tutto il mondo. E poi di quale "panorama" parliamo? Raggi è mai stata a Tor di Valle? L'unico skyline è quello delle palazzine iperabusive abbarbicate sul costone della collina della Magliana: una foto di Kisinau del 1973 in confronto a quella immondizia urbanistica è Cortina d'Ampezzo. Quale panorama bisogna preservare in una città cresciuta in maniera vomitevole dove qualche landmark in altezza non può far altro che migliorare lo scenario? Occorrerà un giorno che qualche ateneo americano effettui uno studio per misurare inequivocabilmente la fobia per i grattacieli (una roba tutta italiana, e ancor più romana e solo un po' parigina) con il livello di idiozia e di malfunzionamento neuronale delle persone. Ne scopriremmo delle belle...

ORA LO STADIO LO PAGANO I CITTADINI
Ma torniamo a noi. Perché la cosa che forse non è chiara è la seguente: se diminuisci le cubature (santo iddio, esiste qualche altro paese evoluto nel quale si giudicano i progetti non in base alla loro qualità ma in base alle "cubature"; ci indicate dove?), se diminuisci le cubature, dicevamo, diminuisci anche le opere pubbliche. La città ci perde di netto. Punto. Non c'è discussione su questo. Ma non ci perde una sola volta, perché essendo il progetto un progetto architettonicamente interessante e sfidante, ci perde due volte: ci perde un landmark e uno straccio di skyline e ci perde in opere pubbliche. Il danno oltre che la beffa. Ma in realtà quello che si prefigura è qualcosa ancora di peggio: la città ci perde tre volte. Perde le opere pubbliche, perde un quartiere moderno che ancora non ha, perde infine perché le opere pubbliche perdute di cui sopra dovranno comunque essere fatte e verranno fatte coi soldi del Comune. Mettendo le mani nelle tasche dei cittadini, tagliando ulteriori servizi, facendo ulteriore debito, alzando ulteriormente le aliquote.

Il concetto è molto semplice e andrebbe inculcato bene alla stuole di decerebrati che festeggia l'accordo raggiunto: prima l'operazione urbanistica la pagavano tutta i privati, oggi la pagheranno in parte i cittadini. O con nuovo debito pubblico o con tagli da altre parti. E' uno scempio per cui in qualsiasi altra città occidentale l'amministrazione verrebbe inchiodata alle proprie responsabilità. Chissà cosa ne penserà il tifo laziale che con il nuovo accordo si ritrova a pagare di tasca propria lo stadio che farà grande la compagine rivale...

LA FACCENDA DELLA DELIBERA
La cosa straordinaria è che l'intellighenzia grillina ora dovrebbe riuscire ad avere la faccia (e il fondoschiena parato dal punto di vista giudiziario) di votare una nuova delibera di "interesse pubblico" su un'opera che sarà solo una mera speculazione edilizia (adesso sì!) e che non avrà alcun interesse pubblico. Ovviamente l'interesse pubblico del progetto precedente non era la presenza dello stadio e degli uffici tutto intorno o dell'outlet dove si vendono le maglie della maggica, ma la mole di opere pubbliche a vantaggio di tutti che l'operazione garantiva. Una montagna di realizzazioni che, in qualche modo, consentivano di andare in deroga al Piano Regolatore, consentivano di accettare forzature. Queste opere pubbliche non ci saranno più, ce ne saranno forse la metà, forse molto meno della metà. Già si parla di opere da fare "successivamente". Ecco come ritorna il lessico degli sviluppi immobiliari "alla romana". Prima aprimo, famo vendemo, affittamo e poi le opere pubbliche. In tempi diversi. Sappiamo tutti come finisce e le casistiche sono dozzine. La delibera di Caudo ovviamente impediva la messa in funzione dello stadio se prima non si fossero terminate le opere. Come si fa a votare l'interesse pubblico su un pateracchio simile? I furbi proveranno a effettuare solo modifiche su questa attuale delibera invece di farne una da capo? Sarebbe uno sport estremo. Probabilmente bisognerà ricominciare tutto da capo, foglio bianco, buttati 3 anni al vento e si riparte: il prossimo sindaco (se le inchieste su Raggi andranno avanti ci sarà molto presto peraltro) si ritroverà nella stessa identica situazione. E magari rimetterà le torri al suo posto. Ci auguriamo con forza che le opposizioni blocchino qualsiasi tentativo di infilare questa immondizia amministrazione nella delibera di Caudo e Marino inquinandola, ma non mancano prese di posizione dei partiti di opposizione che esultano assieme al M5S: come detto vincono tutti quanti, politica inclusa, a perderci sono solo i cittadini, specialmente i cittadini del quartiere che ospiterà l'opera. Come dite, il PD? Ma ovviamente silenzio di tomba...

L'ADDIO ALLE OPERE PUBBLICHE
Nel frattempo si progetterà uno stadio senza opere pubbliche a supporto. O, peggio, con opere pubbliche non più pagate dai privati, ma pagate dal Comune e dal Comune manutenute (si fa per dire, non ci sono i soldi neppure per pagare le buche e qui si rinuncia a centinaia e centinaia di milioni per poter dire "ho tagliato le torri"). Uscendo alla riunione con la Roma, Raggi non ha detto "riduciamo le cubature ma si faranno tutte le opere pubbliche", in quel caso avrebbe tagliato la testa al toro. Ha detto "tagliamo le cubature e si farà la sistemazione della Via del Mare e la nuova stazione di Tor di Valle". Neppure più rifacimento, si parla di "adeguamento" e di "sistemazione". Ma per questo bisognerà aspettare gli esecutivi e solo a quel punto si potrà fare uno schema inoppugnabile su cosa la città sta perdendo. Un quadro che auguriamoci la nuova conferenza dei servizi possa e debba bocciare: un piano così come si delinea è un danno per la città su tutti i piani.

Inutile precisare che una nuova stazione non serve a nulla se non la si usa per farci passare treni puliti, moderni, frequenti e sicuri, possiamo notare che il progetto di Caudo e Marino era raggiungibile da 6 punti: tre attracchi fluviali, la ferrovia Roma-Fiumicino, l'autostrada Roma-Fiumicino, la ferrovia Roma-Lido, le riunificate Via del Mare e Via Ostiense e infine il prolungamento della Metro B; il nuovo stadio della Raggi sarà invece raggiungibile da soli 2 punti: la ferrovia Roma-Lido (una infrastruttura alla canna del gas) e la riunificata Via del Mare\Ostiense. La delibera di Caudo e Marino obbligava (cribbio: obbligava!) il proponente a dimostrare che il 50% dei flussi sarebbero giunti nell'area di Tor di Valle con mezzi pubblici, la nuova delibera non potrà farlo e ci regalerà ingorghi di proporzioni inenarrabili e tutti aosssadio cooo sguderone e l'infradito a chiccooo. Che verranno ulteriormente acuiti dal fatto che il progetto del Ponte dei Congressi è stato sonoramente bocciato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici visto che gli uomini di Berdini (che allora era assessore) non sono stati all'altezza evidentemente di produrre un progetto acconcio. Dunque anche lì tutto fermo e tutto bloccato come da specialità della casa. 

Un altro numero chiave che andrà seguito è il 35%. Il vecchio progetto, a partire da 1,6 miliardi di investimenti garantiva il 35% in opere pubbliche. Una cifra monstre (forse a questo si riferiva la sindaca parlando di progetto "monstre"?) che a Roma non si era mai vista (si viaggia ben sotto al 10%). Il nuovo progetto che percentuale di opere pubbliche garantirà sull'investimento complessivo? E' un dato indicativo - contano poi i valori assoluti - ma importante. Anche se sarà comunque complicatissimo far capire ai cittadini che prima le opere necessarie a far funzionare il nuovo quartiere le pagavano i privati, oggi le pagano loro con le loro tasse.

Andiamo avanti. La sistemazione del Fosso di Vallerano è l'unica cosa che la sindaca ha specificato con chiarezza che rimarrà, ma d'altronde l'Autorità di Bacino aveva obbligato. Quello che non ha preoccupato minimamente Comune e proponenti invece è il famoso rischio esondazione dell'area dello stadio e la storia della tettoia: se il vincolo della Soprintendenza andrà avanti? Come si fa? Come mai decine e decine di consiglieri e tifosi grillini che fino a ieri sottolineavano sui social ogni 10 minuti che li lo stadio non si poteva fare per questioni idrogeologiche oggi esultano all'accordo trovato? Guardate amici che lo stadio non si è spostato di un centimetro eh! Sta sempre lì, in zona esondabile e al posto di una tettoia-opera d'arte censita nel piano delle qualità e quasi-vincolata, tutte belle parole di cui vi siete riempiti la bocca per settimane. Dimenticate? 

UNA CITTA' DA CUI FUGGIRE
Ma se per gli infojati grillini si può provare solo pena, nei confronti della città non può che crescere una grandissima preoccupazione. E non solo per la perdita di opportunità, di crescita economica (certificata da La Sapienza), di migliaia di posti di lavoro. Roma in definitiva si conferma agli occhi del mondo come luogo da cui stare alla larga quando si parla di investimenti, sviluppo, trasformazione. Roma è oggi l'unica città al mondo dove una sindaca può dire di tre edifici firmati Daniel Libeskind che "disturbano il panorama". Un panorama da favela, peraltro. Ci vogliono affezionati al nostro degrado, affezionati alla nostra speculazione, affezionati alla nostra sciatteria. Noi non lo saremo mai e spiegheremo a più persone possibile, ogni giorno, che esserlo è un insulto a questa città che è stata per millenni il luogo della grandiosità, della sfida architettonica, della esaltazione delle grandi opere pubbliche e private: palazzi, piazze, tempi, mercati, circhi, stadi, teatri. Tutto enorme, tutto gigantesco, tutto coraggioso. Tutto ancora lì a rimarcare la profonda pochezza e inadeguatezza di chi vuole "edifici bassi" probabilmente solo per renderli coerenti con la propria lungimiranza, con la propria cultura, con la propria apertura mentale e con la propria visione e struttura intellettuale.  

Su queste pagine i lettori troveranno sempre, e sempre di più, una riflessione impegnata a smontare e disarticolare queste idiozie. Siamo convinti che ve ne sia un grandissimo bisogno e in questo senso chiediamo il vostro aiuto in termini di divulgazione e di contributo intellettuale. In questi anni abbiamo tolto il prosciutto dagli occhi di alcune decine di migliaia di persone, ma evidentemente non basta: una amministrazione di irresponsabili, plagiati e esaltati ha lavorato per mesi e mesi con l'unico obbiettivo di ridurre gli investimenti sul territorio che amministra. E la gente esulta. E' una situazione surreale che va raccontata, che va spiegata persona a persona, cervello a cervello. Qualora ve ne siano di superstiti.

Vi do case popolari ma voi state buoni. Svelato il patto segreto di Alemanno coi movimenti

24 febbraio 2017
“Considerato che…
Il sindaco di Roma e l’Assessore alla Casa, al fine di scongiurare il rischio che le tensioni sociali esistenti attorno al problema abitativo possano degenerare in veri e propri problemi di ordine pubblico… ha definito un programma di alloggi da realizzare e rendere disponibili…
…che la situazione di Via Cesare De Lollis per n. 85 nuclei familiari è stata risolta con l’assegnazione di alloggi popolari;
Che altri 4 nuclei familiari provenienti da Via Bruno Pellizzi sono stati recentemente inseriti negli alloggi ERP destinati ad anziani in località Lunghezzina.
Che si ritiene utile far fronte alla situazione di emergenza… attraverso l’assegnazione delle seguenti abitazioni ERP: “accordo di programma CAM (20 alloggi), ATER Via Tagliacozzo (10 alloggi), ATER in località Casal Monastero (40 alloggi)…”



A prima vista, questo enunciato burocratico potrebbe dirvi poco. In realtà, si tratta della parte centrale e più esplicita di un documento scandaloso e finora riservatissimo, cioè dell’accordo a suo tempo stipulato tra la Giunta Alemanno e la parte più estrema e violenta del cosiddetto “movimento di lotta per la casa”.
Il “protocollo d’intesa”, datato 24 luglio 2012 e che porta la firma dell’allora Direttore del Dipartimento Politiche Abitative Maurizio Bianchini e dei leader dei “movimenti” Luca Fagiano e Paolo Di Vetta, in sintesi si presenta come un patto inquietante con cui il Comune di Roma, in deroga a qualsiasi norma, si impegna ad assegnare un tot di case popolari a una lista di persone segnalata dai “movimenti” i quali, in cambio, gli promettono di “fare i bravi” liberando alcuni palazzi occupati.
Il documento è autentico (vengono riportati firme, timbri e numeri di protocollo). Eppure è così esageratamente osceno che si fatica a ritenerlo vero… E' emerso nell'ambito di un ricorso al TAR vinto da un occupante cui è stata data ragione perché la sua presenza in una casa popolare in realtà ottemperava il protocollo. Saputo dell'esistenza di un protocollo è stato semplice chiederne copia e scoprire l'esistenza di un patto indecente.
In sintesi, spieghiamo il meccanismo
Per poter ottenere una casa popolare (ERP), in teoria occorre presentare domanda e attendere pazientemente il proprio inserimento in graduatoria. In base al punteggio ottenuto, ad ognuno viene poi attribuita una “posizione”, che varia a seconda della propria documentata condizione di disagio. In genere, i pochi fortunati che riescono ad ottenere casa sono costretti a tempi di attesa infiniti (a volte di decenni).
Il patto siglato tra Alemanno e i movimenti prevedeva, per le famiglie di occupanti da loro segnalate, la possibilità di ottenere immediatamente (“con urgenza”) gli alloggi senza fare domanda e bypassando del tutto questa antipatica e obbligatoria trafila…
Case regalate ai movimenti quindi, in cambio di una promessa “pace sociale” - e dunque dietro un ricatto bello e buono - e del rilascio di alcuni immobili occupati abusivamente da anni.
Nel testo si citano 89 nuclei familiari ai quali questo regalo era già stato concesso (a 4 di loro, con l’assegnazione di alcuni appartamenti ufficialmente “destinati ad anziani”!) ed altri 37 ai quali si prevedeva di regale altri alloggi nel giro di pochi mesi. Si tratta di persone che, in nome di questo patto, si è consentito che passassero davanti a tutti coloro che umilmente aspettavano il  loro turno.
In un passaggio, viene citato un palazzo “in zona Casal Monastero”, che in passato è  stato oggetto di varie inchieste giornalistiche (da La7 al Corriere). Ci si chiedeva: “perché il Comune lascia vuoti decine di appartamenti, nonostante ci siano migliaia di persone in graduatoria e che da anni attendono una casa popolare”?
Oggi sappiamo perché: quelle case erano state promesse agli amici di Fagiano e di Di Vetta, con buona pace di chi attendeva il proprio turno il lista d’attesa.
Nello stipulare il loro “patto molotov-ribbentrop” de noantri, Alemanno e i kompagni  non avevano però fatto i conti con il nuovo direttore del dipartimento politiche abitative.
Succede infatti che il successore di Bianchini, Aldo Barletta - che iddio lo salvi e lo tuteli perché è rimasto l'unico argine allo strapotere di movimenti che non sono altro che la vera mafia romana - decida di impedire la messa in opera dell’accordo, rifiutandosi di autorizzare l’indebita assegnazione alle famiglie segnalate dai movimenti.
Oggi quelle case risultano ancora vuote e ciò, se da un lato è conferma l’onestà di Barletta (che non si è piegato al diktat), dall’altro rappresenta un’ammissione di debolezza del Comune, che è incapace di assegnare quegli appartamenti a chi ne ha realmente (realmente!) diritto cioè alle persone in graduatoria.
Questa vicenda schifosa è solo la punta di un iceberg di illegalità e di favoritismi che per anni sono stati perpetrati a danno della città e soprattutto della sua parte più fragile e bisognosa. Dietro il paravento dell’”emergenza” si continuano a nascondere gli interessi di un esercito di prepotenti, di parassiti e di veri e propri banditi, che ancora conserva il potere di tenere in ostaggio la capitale d'Italia, impedendole di normalizzare secondo diritto e giustizia i suoi gravi ma assolutamente risolvibili problemi sociali.

La latitanza politica della nuova giunta, ha ora permesso ai businessman dell’emergenza di riprendere fiato, dopo aver visto le streghe sotto la consiliatura di Marino…
Alla magistratura il compito di valutare eventuali profili di illegalità formale.
A chi legge è invece concessa la facoltà di giudicare moralmente questi personaggi, che si sono resi protagonisti di questo scientifico e inconfessabile sistema di prepotenza e di ingiustizia.

La Rustica Uir. La stazione ferroviaria più strategica di Roma è abbandonata

23 febbraio 2017
Entrata in funzione nel 2005, con circa 22.000 mq di area parcheggio, illuminata a giorno da centinaia di lampioni, servita da 1 treno ogni 15 -20 minuti per il centro di Roma (Tiburtina) e Tivoli - mete raggiungibili entrambe in meno di 20 minuti! - posta a 500 metri dall’uscita 15 del Grande Raccordo Anulare e malgrado ciò snobbata e completamente, amaramente, desolatamente e inspiegabilmente abbandonata.
Potrebbe essere uno degli snodi di scambio più importanti della città, una roba al pari di Anagnina, con oltre 600 posti auto disponibili e gratuiti a 500 metri dall’uscita del GRA, a meno di 1km dall’uscita dell’A24, collegata a pochi metri dal parcheggio dalla fermata del 447 con le limitrofe zone di Tor Sapienza, la Rustica e Tor Cervara fino alla metro Rebibbia; in uno dei tratti del GRA più congestionati di Roma. Eppure chiusa, sbarrata da enormi barriere jersey di cemento a impedirne l’acceso
















Non si riesce a trovare una sola unica motivazione per cui una risorsa così importante, cosi strategica possa essere lasciata abbandonata e nell’incuria più totale tanto da diventare supermercato a costo zero di materiale per il vicino campo nomadi e zona franca per losche figure che utilizzano gli spazi chiusi per intrattenere le loro attività di dubbia correttezza e legalità.
Tale condizione è completamente ingiustificata poiché la stazione di per se è perfettamente funzionante, dotata di ascensore per i disabili, cartellonistica, illuminazione ecc., si trova proprio di fronte a un grande comando della Guardia di Finanza, 20 metri dall’ipermercato “Metro” e dagli uffici dell’Agenzia delle Entrate, in una zona che senza subire alcun clamoroso intervento strutturale, potrebbe accogliere migliaia di pendolari e decongestionare il quadrante autostradale e stradale di Roma est.
In qualsiasi città europea questo sarebbe un polo logistico, di business, pieno di attività commerciali e percorso da tantissimi impiegati, colletti bianchi, lavoratori intenti o a venire qui a lavorare oppure a lasciare qui la loro vettura privata per proseguire su ferro fino al cuore della città. Non serve essere un fine urbanista, un ingegnere dei trasporti o un genio per capirlo.
Ma d’altro canto a Roma ci sono situazioni ancora peggiore. Con la fame di trasporto che c’è e con le enormi lande desolate di quartieri dormitorio completamente privi di mezzi su ferro e dunque tagliati fuori dalla vita sociale della città (salvo per chi è disposto a passare ore e ore al giorno in auto), la Capitale d’Italia si permette il lusso di chiudere e di lasciare in completo abbandono fior di stazioni ferroviarie nel cuore della città: Roma Casilina, Roma Val D’Ala e infine Vigna Clara, stazione pronta ma bloccata da un ennesimo idiota ricorso al TAR intentato da alcuni residenti inqualificabili preoccupati del… rumore dei treni. Mezza città bloccata per colpa loro e l’amministrazione zitta. Come su tutto il resto. 

Via Teano. Uno spaventoso pezzo di Roma abbandonata dentro Roma

22 febbraio 2017












Scrivo per segnalare una situazione che sta giungendo seriamente al limite. Un limite già ben delineato dal degrado diffuso nella città ma che nel V Municipio assume dei contorni agghiaccianti, L'area verde non attrezzata che risulta privata, delimitata da via Teano, via Prenestina, via Telese e via Maddaloni (in riferimento con la Ortofotografia qui sotto).

Ho eseguito, in data 17/01/2017, dopo continue chiamate a Polizia Municipale, Polizia, Carabinieri e Vigili del Fuoco, un Esposto al Comando della Polizia Municipale ed al Presidente del V Municipio per la situazione in cui versa l'area e che risulta meglio descritta nella copia dell'esposto stesso che Vi trasmetto in allegato.

Spero che possiate render nota la situazione tramite il vostro blog, perché sono mesi che siamo letteralmente imprigionati da rumori, fumi derivanti dai roghi di rifiuti giornalieri e quant'altro disagio e pericolo porti vivere a ridosso di un campo rom.



Nel file pdf dell'esposto ho "censurato" i miei dati, pertanto siete liberi di rendere noto, qualora vogliate o lo riteniate opportuno, l'esposto stesso.

Purtroppo lo stesso esposto non ha sortito alcun effetto e l'area, dal momento dell'esposto fino ad oggi, è stata ulteriormente riempita di rifiuti.
Mario

*E' la solita storia. Pezzi di città abbandonati, esattamente guardacaso come a Tor di Valle. Per burocrazia, per follia progettuale, per ideologia (no alle golade de cemendo, sì a terreni privati che così restano nel più totale abbandono, pericolosi, spaventosi). E così la città cresce a macchia di leopardo, si edifica solo sui terreni dei più potenti, dei più ammanicati. E tra un quartiere e l'altro, tra un gruppo e l'altro di case, ingestibili brownfields che si riempiono di discariche abusive, roghi tossici, campi illegali, autentici villaggi. In questo punto qualche mese fa si è consumato uno stupro gravissimo. In attesa del prossimo delitto in nome di una mentalità malata che considera "area verde" ciò che è solo squallido abbandono. E' una cosa che succede soltanto a Roma. Non ci sono paragoni in nessuna altra città occidentale. Ma nel V Municipio i problemi sono altri: bisogna pensare a come ricompensare l'appoggio elettorale della mafia dei movimenti e dei centri sociali, lavorando pancia a terra per dar loro pezzi di città pubblica in risarcimento. Come ad esempio il Cinema Aquila...
-RFS

Cosa altro deve fare prima di dimettersi l'imbarazzante consigliere Angelo Diario?

21 febbraio 2017

Nella settimana tragica in cui Michele, un giovane grafico 30enne si è tolto la vita per assenza di prospettive lavorative e futuro, lasciano interdetti le parole del kompagno Consigliere Comunale Angelo Diario del M5S.
Fuori da ogni regola del Codice degli Appalti, fuori dal buon senso in primis e poi fuori dal vivere civile e dal corretto utilizzo della propria funzione pubblica, Angelo Diario ha richiesto con quello che può apparire a prima vista un banale post su Facebook, il lavoro volontario e gratuito di un grafico per realizzare dei pittogrammi da associare alle discipline sportive praticate negli impianti di Roma Capitale. Il post è stato poi farcito da una polemica ridicola contro il precedente Sindaco Marino, “reo” di aver pagato il lavoro di una agenzia grafico ben 20'000 euro (praticamente nulla rispetto alle tariffe del settore) per realizzare un precedente logo di Roma Capitale. Se si analizza il post del kompagno Consigliere Angelo Diario, l'abominio che emerge è basato su queste gravissime considerazioni:

1)      la schiavitù è stata abolita.
2)      il lavoro, qualunque esso sia, si paga sempre.
3)      Roma Capitale non può meritare che un tizio con 500 voti messo così come poi leggeremo a fare il Presidente di una Commissione, raccatti figure professionali con un post su Fb tra gli amici degli amici.
4)      Non si può pensare di amministrare Roma Capitale come se si gestisse la squadretta della parrocchia, chiedendo regalie e favori agli amici degli amici.
5)      Negli impianti sportivi di Roma Capitale ad occhio e croce vengono praticate una cinquantina di discipline sportive, 50 pittogrammi “gratis et amor dei” non sono pochi...

Dopo il post si scatena la bufera sui social e siti di informazione rilanciano, i grafici di tutta Italia imbufaliti tempestano i profili del kompagno Consigliere Angelo Diario che dopo poche ore pubblica delle prime scuse che sanno molto di arrampicata sugli specchi, “in ufficio si parlava, il marito grafico, non ho saputo trasmettere lo spirito...” ma se andiamo a ben leggere la situazione assume carattere ridicolo, diventa teatrino ed addirittura a nostro modo di vedere assume aspetti inquietanti per un esponente del Movimento dell'onestà.... ma 50 pittogrammi li farebbe davvero il marito della donna (dipendente, consulente, collaboratrice pagata, volontaria...) citata nelle ridicole scuse pubblicate in piena bufera scatenata sui social dopo il vergognoso post? Chi è questa donna?

Pubblicare nome e cognome suo e del marito a questo punto sono il minimo che il kompagno Consigliere Angelo Diario dovrebbe fare, ad onore della trasparenza e per evitare che qualche paladino dell'antionestà inizi a pensare visti i precedenti poco simpatici ”tuo marito fa il lavoro gratis ed a te ti triplico lo stipendio...”.

Queste prime scuse che sanno molto di bambino dell'asilo beccato dalla maestra a prendere la cioccolata di nascosto naturalmente fanno ulteriormente peggiorare la situazione sui social ed arrivati a sabato notte, il kompagno Consigliere Angelo Diario taglia la testa al toro, elimina il post!
Ma Beppe Grillo non diceva che internet non dimentica? Il gesto qualifica il personaggio per quello che è, un miracolato che con 500 voti ricopre un'importante e decisiva carica pubblica, che senza aver mai gestito un impianto sportivo comunale, senza aver mai gestito una mal ridotta palestra scolastica municipale, senza aver mai dovuto affrontare nel concreto i problemi di presidi, bidelli, istruttori pontifica su regolamenti, norme, burocratizzando lo sport, svilendo la passione. Non si parla mai di sviluppo, lavoro o prospettive, solo di regolamentazione, cavilli, procedure, carte, incartamenti.

Domenica mattina i grafici di tutta Italia, ormai agguerriti, si accorgono che il prode kompagno Consigliere Angelo Diario ha eliminato il post incriminato ed allora decidono di invadere i suoi profili social chiedendogli conto del gesto, tagliare è un po' scappare?
Ad ora di pranzo, evidentemente consigliato dall'alto, dopo montagne di insulti ed improperi, il kompagno Consigliere Angelo Diario fa un nuovo post di scuse bislacche, confuse, parla di errore comunicativo, in tanti commentano sui social e chiedono a gran voce di vergognarsi e di dimettersi anche e soprattutto in rispetto di Michele.

 




L'unica a difendere il kompagno Consigliere Angelo Diario è tale Giunia Dany, dipendente comunale applicata alla Commissione Sport che insulta direttamente i cittadini che hanno osato esternare lo schifo che provano per il post dell'esponente M5S. Licenziarla in tronco e mandarla a cercare lavoro sarebbe quello che accadrebbe in un paese civile...

 

Ma chi è il kompagno Consigliere Angelo Diario?
Nei numerosi resoconti dal “Municipio delle Vergogne”, il suo nome è spesso venuto fuori e per chi volesse approfondire qui trova tuttala storia. In sintesi è un dipendente al Ministero delle Finanze, tuttora presidente della ASD Fulmini e Saette associazione di podisti che gestisce con la moglie, ricercatrice alla Sapienza, a fargli da vicepresidente e spicca come atleta di punta direttamente dall'Ex Lavanderia drakula Maggi, assessore okkuparolo del M5S al Municipio XIV (l’ultimo suo post Facebook parla dei “danni della legalità” a Roma. Alla faccia del partito degli onesti). Oggi con poco più di 500 voti raccimolati in tutta Roma, qualche podista, qualche collega del ministero, i condomini, qualche famigliare, si ritrova Presidente della Commissione Sport di Roma Capitale, senza alcuna precedente esperienza amministrativa, anzi alcuni tentativi con proposte “singolari” che misurano lo spessore erano stati fatti, sono infatti lontani ma così vicini i tempi in cui in compagnia dell'amico Andrea Severini in Raggi organizzava il dimenticabilissimo Monte Mario Bike Tour, gite in bici tra attivisti grillini della prima ora del tutto paragonabili alla Coppa Cobran di fantozziana memoria. Insieme provarono pure a fare il pane sociale in un forno abbandonato al Santa Maria della Pietà con il risultato che la Asl recintò immediatamente il locale. E come dimenticare l'iniziativa per orti condivisi (sempre insieme ad Andrea Severini in Raggi con il supporto del formidabile Alfredino Campagna) “We Zapp!” che nonostante la bandiera di Cuba sullo foto di sfondo di un articolo finito addirittura sul giornale naufragò tra le scartoffie municipali?

 

Almeno la birra artigianale fatta in casa e promossa negli stand abusivi all'Ex Lavanderia gli riesce bene. Lui che per riqualificare l'area del Santa Maria della Pietà ha sempre la soluzione giusta, purché non finisca nelle luride (testuale) manacce dei privati... improvvisamente Donna Virginia diventa Sindaco e tre commissioni vengono date ai fedelissimi provenienti dal Municipio XIV, Marco “me lo magno” Terranova viene ripescato e poltronato con 422 voti e la maturità scientifica alla fondamentale Commissione Bilancio, Donatella Iorio archietetta che non esercitava più la professone per sua stessa dichiarazione ma insegnante viene messa alla presidenza della Commissione Urbanistica a tenere a bada con pessimi risultati Berdini, il Kompagno Consigliere Angelo Diario andrà alla Presidenza della Commissione Sport con i risultati sopra esposti.

 

Essere pezzenti è il futuro, elemosinare il lavoro sarà il domani, oggi tocca ai grafici, domani a chi?
Intanto se qualcuno a seguito di avviso pubblico per 2'000 euro IVA ed imposte incluse vuole organizzare la festa finale del Carnevale al Municipio XIV, promuovere l'evento, pagare la Siae, le imposte per le affissioni, la tassa per l'occupazione del suolo pubblico, la tipografia, e magari fare pure qualcosa è un benefattore oppure trova artisti, giocolieri, musicanti, trampolieri a gratissss...

 

Non contento di aver passato una settimana d’inferno (ma forse a lui non importa alcunché), il buon Diario ha continuato e dopo il pronunciamento della Soprintendenza sulla ormai celebre tettoia di Tor di Valle cosa ti ha fatto? Ma semplice: se n’è uscito con un tweet ridicolo rilanciato poi con orgoglio su Facebook e altrove. Anche qui autentico diluvio di polemiche e insulti tanto che - sempre nottetempo come fanno solo le persone coraggiose e affatto vigliacche - il post è stato rimosso.

Quale sarà la prossima?
Paolo

Lo sciopero selvaggio dei taxi è ancor più inquietante di quanto sembri

20 febbraio 2017
Perché in questi giorni in tutta Italia, ma essenzialmente e soprattutto a Roma e a Milano, i tassisti stanno protestando in maniera selvaggia dimostrando ancora una volta da una parte di vivere protetti da chissà quali poteri forti politici e dall'altra di non meritare una licenza di pubblico servizio?

Ma perché i tassisti protestano in maniera così animata. Perché sono convinti che alcuni accorgimenti contenuti nel decreto Milleproroghe, in via di approvazione in Parlamento, siano un vantaggio per Uber. Si tratta in realtà di una sacrosanta proposta di Linda Lanzillotta di togliere una clausola ad una vecchie norma di una decina d'anni fa che - su pressione di Alemanno e di Gasparri, sempre loro eh - obbligava gli NCC (Noleggio Con Conducente) a tornare al loro garage ogni volta prima di ripartire con la corsa successiva. Un procedimento ridicolo, macchinoso e pure anticostituzionale e anticoncorrenziale cui infatti nessun Governo ebbe il coraggio di far seguire da decreti attuativi. LA norma tuttavia c'era e veniva strumentalizzata dai tanti avvocati senza scrupoli dei tassinari che, sommergendo i noleggiatori di denunce, ogni tanto ottenevano qualche condanna. Condanna che significava la perdita della licenza e dunque del lavoro da parte del decapitato. Il tutto in nome di una legge ingiusta e incostituzionale che ora giustamente l'amministrazione statale vuole abrogare. 

Oltre che incostituzionale quella legge era assurda perché pensata esclusivamente per i problemi, tutti locali e non presenti in altre città d'Italia, della situazione romana. A Roma il numero delle licenze di taxi è bassissimo (lo si tiene basso in modo che chi ha la licenza ha un titolo che vale molto, come nel protezionismo fascista o nel corporativismo medievale), ancor più artatamente basso è il numero delle licenze NCC: poche centinaia. Sebbene il mercato richieda in maniera spasmodica questa tipologia di servizio. Per non inimicarsi i tassinari, capaci di spostare pacchetti di voti come fa la criminalità organizzata quando decidere di sostenere quella o questa compagine politica, le amministrazioni comunali non hanno mai adeguato l'offerta di licenze alle richieste del mercato. Benché così facendo il Comune di Roma, in crisi finanziaria cronica, avrebbe potuto incamerare milioni di euro. 

Ne è conseguito che il mercato si è in qualche maniera autoregolamentato e le licenze che il Comune di Roma non rilasciava sono state rilasciate dai comuni circostanti dell'hinterland giù giù fino al basso Lazio o l'alta Campania. Un caos che è nato però come risposte alle mancanze del Comune di Roma. Per punire questi noleggiatori che lavorano a Roma pur avendo la licenza di altri comuni (ma lo fanno per il semplice fatto che a Roma c'è un mercato cui nessuno intendeva dare risposta pur di mantenere privilegio a chi nel mercato c'era già entrato) Gianni Alemanno si inventò una norma che li obbligava alla fine di ogni turno a tornare nel garage di partenza. Ma se questa norma aveva un senso corporativo e squallido a Roma, mancava completamente di senso in altri contesti italiani dove il problema della scarsità di licenze e delle licenze "burine" non esiste. Oggi giustamente questa cagata si cerca di eliminarla...

Il problema, rispetto a tutto questo se lo caliamo nel contesto romano, è che i tassisti (sovente i peggiori) teleguidano una parte della politica romana. Proprio teleguidano ("noi chiediamo, loro fanno") e questo è inquietante. Visto che i teleguidati sono di ogni colore politico, ma visto anche che i Cinque Stelle sono teleguidati al 100%, la cosa si fa imbarazzante visto che ora i Cinque Stelle sono al governo della città. Ecco perché a fronte di uno sciopero selvaggio criminale e violento, nessun rappresentante del Comune si è sognato neppure lontanamente di difendere la città, i turisti, la sua immagine e i tanti tassisti seri che vorrebbero tornare a lavoro ma che non possono farlo, come vedremo a causa di ronde e intimidazioni. 

Riavvolgiamo il nastro agli anni della Giunta Marino. Le opposizioni a Cinque Stelle proposero una mozione assurda che venne ben presto trasformata in una delibera del Comune (a riprova che quando bisogna tutelare le lobbies che portano voti, clientele e consenso si è sempre tutti d'accordo, Cinque Stelle inclusi) che poi ovviamente il TAR annullò senza colpo ferire. Peccato che la cosa portò milioni e milioni di danno erariale all'amministrazione. 

Ma oggi, con i Cinque Stelle appunto al governo, la situazione è ancora più complicata e assurda. Uno dei leader maximi della protesta è tale Pasquale Merlo; ieri è apparso  un articolo sul Messaggero dove lo stesso soggetto dice che non stanno scioperando selvaggiamente ma che invece sono "in agitazione".
In realtà  si tratta di uno sciopero forzato da alcuni facinorosi che stanno facendo delle ronde, con tanto di intimidazioni e minacce contro i crumiri. Il video qui è stato trovato nella pagina di Merlo e fa capire chiaramente di cosa stiamo parlando. 

All'elezione della Sindaca Raggi, Pasquale Merlo postava così. Sottolineando che ci sarebbero stati problemi per i "buri" ossia gli ncc con Autorizzazione non del Comune di Roma. In questo post dove Merlo spiega il sistema che lega i ras dei tassinari alla politica e ai sindacati: "noi chiediamo, loro rispondono". In questo video si spiega che i SoffoKati (il gruppo di tassisti oltranzisti) e il M5S sono in realtà "una cosa sola". E in quest'altro post c'è di mezzo pure Luigi Di Mario. Con ogni probabilità poco dopo l'uscita di questo articolo tutti i link saranno disattivati, ma intanto ci proviamo.
SoffoKati è un gruppo di tassisti oltranzisti, una sorta di autonomi pentastellati dei tassinari, hanno a quanto dicono loro stessi partecipato anche agli scontri violenti di Parigi contro Uber di qualche tempo fa. Il gruppo SoffoKati su Facebook è segreto ma basta consultare chi sono i membri, pur non potendo leggere i contenuti, per capire quale sono gli orientamenti politici. Da qui le domande a Linda Meleo, Enrico Stefano, Virginia Raggi:

- cosa pensate della violenza che alcuni tassisti stanno inferendo alla città ormai da giorni?

- che rapporto avete col gruppo dei SoffoKati?

- che rapporto avere con Pasquale Merlo?

- cosa state facendo per risolvere il problema? Quali azioni avete messo in piedi per ripristinare il servizio pubblico?

- cosa pensare dei farabutti che obbligano i colleghi a scioperare?

- pensate che lo sciopero (sebbene selvaggio) sia un diritto o un dovere da imporre con la violenza?

ShareThis